{"id":30300,"date":"2017-04-27T10:51:57","date_gmt":"2017-04-27T08:51:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30300"},"modified":"2017-04-27T10:51:57","modified_gmt":"2017-04-27T08:51:57","slug":"la-francia-seppellisce-la-speranza-di-unaltra-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30300","title":{"rendered":"La Francia seppellisce la speranza di un\u2019altra Europa"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p>Marine Le Pen pensava a un referendum sull\u2019euro, e queste elezioni presidenziali ne sono state una sorta di surrogato. Il fronte critico con l\u2019Europa ha preso circa il 45% (il 21,5 di Le Pen pi\u00f9 il 19,6 di Melenchon, pi\u00f9 qualcos\u2019altro dei sovranisti), gli altri una netta maggioranza. Il risultato finale, quello che si sapr\u00e0 tra due settimane, dopo il ballottaggio, appare a questo punto scontato: se pure tutti coloro che hanno votato il candidato di sinistra convergessero sulla leader del Front National \u2013 cosa improbabile \u2013 e si aggiungesse quel \u00a05% circa di altri partitini, la destra europeista resterebbe comunque in grande vantaggio. Un risultato a sorpresa tipo Brexit sembra al di l\u00e0 delle ipotesi plausibili.<\/p>\n<p>Tre dei candidati a questa prova elettorale provenivano dal Partito socialista francese. Hamon, il candidato ufficiale del partito; Macron (ex ministro dell\u2019Economia nel governo Valls) che ne \u00e8 uscito l\u2019anno scorso; e Melenchon che l\u2019ha abbandonato gi\u00e0 da molti anni. \u00a0Niente meglio di questo fatto illustra la deriva di quello che fu il partito della sinistra riformatrice e che oggi va ad aggiungersi alla lunga lista dei partiti socialisti che hanno imboccato la truffaldina \u201cterza via\u201d, la via del cedimento al liberismo <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/03\/17\/anche-lolanda-rottama-la-terza-via\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">che porta inevitabilmente al suicidio<\/a>, come questo risultato prova ancora una volta. Melenchon \u00e8 uscito quando \u00e8 apparso chiaro che il Psf aveva scelto quell\u2019orientamento; Macron \u2013 uomo di destra gi\u00e0 quando fu scelto come ministro \u2013 ha abbandonato la nave non per dissensi ideologici (come prova l\u2019immediato appoggio offertogli ora da Hollande), ma perch\u00e9 aveva capito che sarebbe miseramente naufragata. Hamon, che quando a sorpresa vinse le primarie fu definito \u201cradicale\u201d, \u00e8 un Bersani d\u2019oltralpe: i suoi propositi progressisti non poggiano su una analisi dell\u2019errore storico compiuto dalla ex sinistra quando ha aderito all\u2019idelogia di quelli che fino ad allora erano stati considerati avversari politici. Troppo tardi e troppo poco, hanno sentenziato gli elettori: il candidato del partito che nella scorsa tornata ha conquistato la presidenza della Repubblica ha ottenuto stavolta poco pi\u00f9 del 6%, 2.300.000 elettori su 33 milioni di votanti.<\/p>\n<p>Le cartine con cui <i>Repubblica<\/i> ha proposto un confronto visivo sulla conquista dei distretti elettorali cinque anni fa e oggi sono impressionanti: l\u2019arancio che segnala i collegi attribuiti ai socialisti nel 2012 \u00e8 completamente scomparso, le tre sparute macchie rosse nella cartina del 2017 sono di Melenchon. Non molto meglio \u00e8 andata ai gollisti di Fillon (blu), che tengono in soli 5 collegi: hanno ceduto quasi dappertutto al Front National (viola), che per\u00f2 ha dilagato anche in zone che prima erano arancio. Tutto il resto \u00e8 di Macron (rosa): la Francia ha votato quasi unanimemente a destra, dividendosi solo tra europeisti e sovranisti. In realt\u00e0 la sinistra-sinistra, grazie al successo di Melenchon a cui si possono sommare i voti di formazioni minori, sfiora un quarto dell\u2019elettorato, ma con il sistema maggioritario di collegio rischia, alle prossime legislative di giugno, di ottenere un bottino di deputati assai magro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/04\/Fr-Rep660.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-603\" src=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/04\/Fr-Rep660.gif\" alt=\"Fr-Rep660\" width=\"660\" height=\"213\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nella storia si verificano a volte eventi improbabili. La vittoria di Melenchon, a differenza di quella di Trump e della Brexit \u2013 per cui si erano manifestate condizioni che le rendevano possibili \u2013 sarebbe stato uno di questi. Se ci fosse stata, la via della riforma dell\u2019Europa sarebbe diventata praticabile. Era questo, giova ricordarlo, il \u201cPiano A\u201d del suo partito, mentre la rottura era solo il \u201cPiano B\u201d, da mettere in atto solo se e dopo che una trattativa per cambiare le regole e la politica dell\u2019Unione fosse fallita. E\u2019 bene ricordarlo a chi definisce \u201canti-europeiste\u201d queste posizioni, che sono invece contrarie solo a \u201cquesta\u201d Europa.<\/p>\n<p>Ma il miracolo non c\u2019\u00e8 stato, e la possibilit\u00e0 di una riforma dell\u2019Europa diventa se possibile ancor pi\u00f9 irrealistica. Questo probabilmente dar\u00e0 pi\u00f9 forza a una delle due tendenze che si confrontano nella sinistra (quella vera) europea, ossia quella che si pone come obiettivo strategico un\u2019uscita concordata dall\u2019euro, una volta verificato che non ci sono le condizioni per cambiare i Trattati. <a href=\"http:\/\/www.euro-planb.it\/index.php\/il-documento\/?lang=it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">E\u2019 la sinistra del \u201cPlan B\u201d<\/a>, a cui aderisce appunto Melenchon e rappresentata in Italia da Stefano Fassina di Sinistra italiana. Si \u00e8 gi\u00e0 incontrata quattro volte, <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/03\/10\/i-piani-degli-eurocrati-e-il-piano-b-delle-sinistre\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l\u2019ultima a Roma<\/a> poco prima del vertice europeo per i 50 anni dell\u2019Unione. L\u2019altra tendenza fa capo invece a Yanis Varoufakis (\u201c<a href=\"https:\/\/diem25.org\/home-it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Diem25<\/a>\u201d), esclude un\u2019uscita dall\u2019euro o dall\u2019Unione e propugna la disobbedienza alle regole europee. In Italia appare pi\u00f9 vicino a queste posizioni il segretario di Si, Nicola Fratoianni.<\/p>\n<p>La probabile vittoria di Macron, insomma, rafforza l\u2019attuale linea politica europea, e infatti tutti gli altri leader, Merkel in testa, si sono affrettati a congratularsi con il vincitore del primo turno. Ci\u00f2 significa che l\u2019Europa proseguir\u00e0 nella sua linea autodistruttiva, e che le (ex) sinistre che l\u2019appoggeranno si auto-distruggeranno ancora pi\u00f9 rapidamente. Ci sar\u00e0 una progressiva crescita dell\u2019instabilit\u00e0 politica, la cui prossima manifestazione saranno proprio le prossime elezionii italiane. Quanto a Macron, si pu\u00f2 arrischiare una scommessa: a meno di cambiamenti importanti, che oggi non sono alle viste, \u00e8 probabile che conquisti la presidenza francese, ma \u00e8 altrettanto probabile che non gli riuscir\u00e0 un secondo mandato.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI Marine Le Pen pensava a un referendum sull\u2019euro, e queste elezioni presidenziali ne sono state una sorta di surrogato. Il fronte critico con l\u2019Europa ha preso circa il 45% (il 21,5 di Le Pen pi\u00f9 il 19,6 di Melenchon, pi\u00f9 qualcos\u2019altro dei sovranisti), gli altri una netta maggioranza. 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