{"id":30358,"date":"2017-04-29T12:02:04","date_gmt":"2017-04-29T10:02:04","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30358"},"modified":"2017-04-29T12:02:04","modified_gmt":"2017-04-29T10:02:04","slug":"resistenza-costituzione-e-identita-nazionale-una-storia-di-minoranze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30358","title":{"rendered":"Resistenza, Costituzione e identit\u00e0 nazionale: una storia di minoranze?"},"content":{"rendered":"<div id=\"info_related\"><\/div>\n<div class=\"imgleft\">di <strong>ROBERTO SCARPINATO<\/strong><\/div>\n<p>\u201cLa lezione della storia dimostra come le minoranze progressiste in Italia abbiano sempre avuto vita difficile. Condannate nel corso dei secoli al rogo, al carcere, all\u2019abiura, all\u2019esilio e, nel migliore dei casi, al silenzio e all\u2019irrilevanza sociale, hanno svolto un ruolo spesso determinante per l\u2019evoluzione del paese, ma solo grazie a temporanee crisi\u00a0 di potere delle maggioranze e a contingenti circostanze favorevoli\u201d. Cos\u00ec \u00e8 stato anche per la Resistenza, che ci ha lasciato una preziosissima eredit\u00e0, la Costituzione, oggi pi\u00f9 che mai sotto assedio.<\/p>\n<p><em>da <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/micromega-32015-ora-e-sempre-resistenza-dal-23-aprile-in-edicola-libreria-ebook-e-ipad\/\">MicroMega 3\/2015 &#8211; &#8220;Ora e sempre Resistenza&#8221; &#8211; Almanacco di storia<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La storia \u2018lunga\u2019 che costruisce l\u2019identit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 di un popolo non si forma nella sua storia breve ma nel corso della sua storia lunga, allo stesso modo in cui l\u2019identit\u00e0 di un individuo non si struttura negli ultimi anni della sua vita, ma si sedimenta nel corso della sua infanzia e della sua adolescenza, affondando segrete radici nella sua biografia transgenerazionale.<br \/>\nLa Resistenza e la Costituzione fanno parte, a mio parere, della storia breve del paese, di una parentesi apertasi nel XX secolo a causa di fattori eccezionali, cessati i quali la storia lunga e con essa la \u00abnormalit\u00e0 italiana\u00bb hanno ripreso lentamente il sopravvento.<\/p>\n<p>A proposito della storia lunga italiana, potremmo dire, in estrema sintesi, che siamo transitati bruscamente dalle culture padronali della premodernit\u00e0 tardo-feudale a quelle neo-padronali della postmodernit\u00e0, senza avere il tempo di un\u2019assimilazione a livello di massa delle culture della modernit\u00e0 poste a base della costruzione dello Stato liberaldemocratico di diritto (l\u2019illuminismo, il liberalismo, il socialismo riformista) rimaste sempre patrimonio di minoranze quali quelle protagoniste della Resistenza e artefici della Costituzione.<\/p>\n<p>Nel XIX secolo mentre in altri paesi europei il feudalesimo era ormai superato dalle rivoluzioni borghesi che avevano mandato in frantumi il vecchio ordine e le sue strutture culturali, in buona parte dell\u2019Italia era ancora una realt\u00e0 vivente.<br \/>\nIn Sicilia, per esempio, fu abolito ufficialmente solo nel 1812 ma rimase in vita sino alle soglie del XX secolo, come costituzione materiale, come sottostante ordinamento effettuale della realt\u00e0. Lo stesso pu\u00f2 dirsi per gran parte del Meridione e per gli enormi possedimenti dello Stato pontificio, uno dei pi\u00f9 corrotti e peggio amministrati del XIX secolo. I viaggiatori europei restavano incantati delle rovine romane e nello stesso tempo erano esterrefatti perch\u00e9 sembrava di essere proiettati dall\u2019Europa civile in pieno medioevo.<\/p>\n<p>In Piemonte sino al 1789 era ancora vigente la servit\u00f9 della gleba.<br \/>\nIn gran parte d\u2019Italia il rapporto padrone-suddito era la pietra angolare dei rapporti sociali. Tutta la ricchezza era concentrata in un ristretto numero di famiglie; al posto della cultura dei diritti esisteva quella dell\u2019elemosina e del favore, uno statuto della cittadinanza era semplicemente inconcepibile. Societ\u00e0 di servi, di padrini e padroni con piccole borghesie e corporazioni artigiane al loro servizio.<\/p>\n<p>Il perdurare nell\u2019inconscio collettivo di tale cultura transgenerazionale sedimentata nei secoli, \u00e8 testimoniato da alcune significative spie linguistiche. I detti siciliani \u00abbaciamo le mani\u00bb, \u00abvoscienza benedica\u00bb, i detti dell\u2019entroterra veneto \u00abcomandi\u00bb, \u00abservo vostro\u00bb, ancora largamente diffusi nei ceti popolari, costituiscono l\u2019eco di una millenaria storia di servi e padroni che giunge sino ai nostri giorni, attraversando come un sotterraneo fiume carsico il mutare delle forme dello Stato e dei modi di produzione.<\/p>\n<p>Per un popolo siffatto costituito in massima misura da contadini, condannati all\u2019ignoranza e alla superstizione (la percentuale di analfabeti nell\u2019Italia del 1860 si attestava intorno al 78 per cento raggiungendo nelle isole il 90 per cento), l\u2019unica alternativa possibile appariva quella tra il padrone cattivo e quello buono, immaginato di volta in volta nelle vesti ora del principe illuminato, ora del papa re, ora dell\u2019uomo della provvidenza, ora del duce.<\/p>\n<p>Lo Stato liberale postunitario, primo incipit di Stato moderno in Italia e fragile creatura artificiale di ristrette \u00e9lite prive, per un verso, di radicamento culturale popolare e, per altro verso, costrette a misurarsi con le soverchianti forze reazionarie interne alla stessa classe dirigente, si rivela solo una breve parentesi temporale, durata meno di un sessantennio, destinata a chiudersi quando il fascismo ripristina quella che da diversi secoli in Europa viene definita \u00abla mostruosa normalit\u00e0 italiana\u00bb.<\/p>\n<p>Il <strong>fascismo<\/strong><\/p>\n<p>Il fascismo, sostenuto e mantenuto al potere da tutte le principali componenti maggioritarie della classe dirigente nazionale (la monarchia, il Vaticano, gli agrari del Nord, i latifondisti del Sud, la grande industria, l\u2019Accademia culturale), declina sulla scena della modernit\u00e0 del Novecento l\u2019identit\u00e0 culturale ancora tardo-feudale di un ceto padronale che nella sua maggioranza non era riuscito a evolversi da classe dominante in classe dirigente, e che continuava a praticare lo stesso codice della violenza e della sopraffazione da sempre esercitato nei secoli precedenti da intere generazioni di piccoli e grandi Borgia e don Rodrigo: veri prototipi di una significativa componente della classe dominante il cui rapporto irrisolto con la violenza, costantemente utilizzata come strumento di condizionamento della contesa politica, continuer\u00e0 a segnare ininterrottamente la storia nazionale sino a epoca recente, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che nessuna storia nazionale \u00e8 segnata, come quella italiana, dalla serie impressionante di stragi e di omicidi politici che dal secondo dopoguerra giunge ininterrottamente sino alle stragi politico-mafiose del 1992 e del 1993.<\/p>\n<p>Per la tesi che andiamo a svolgere \u00e8 rilevante sottolineare che la violenza fascista non si abbatt\u00e9 solo sui partiti e sui movimenti di sinistra, ma anche sulle minoranze evolute della stessa classe dirigente, come testimonia l\u2019impressionante sequenza di omicidi e pestaggi di tanti esponenti del mondo liberale e di quello cattolico riformista. Per citare solo alcuni tra i tanti, basti ricordare don Giovanni Minzoni, parroco di Argenta (Ferrara), assassinato il 24 agosto 1923, i liberali Giovanni Amendola e Piero Gobetti picchiati selvaggiamente e deceduti per i postumi delle ferite il 20 aprile e il 16 settembre 1926. A Napoli nel gennaio 1926 viene assaltata la casa di Benedetto Croce, in lunigiana quella di Carlo Sforza, gi\u00e0 ministro degli Esteri dal 1920 al 1921, a Cagliari viene aggredito il repubblicano Emilio Lussu. Il 12 dicembre viene arrestato Ferruccio Parri, leader del Partito d\u2019Azione.<\/p>\n<p>La lezione della storia dimostra come le minoranze progressiste in Italia abbiano sempre avuto vita difficile. Condannate nel corso dei secoli al rogo, al carcere, all\u2019abiura, all\u2019esilio e, nel migliore dei casi, al silenzio e all\u2019irrilevanza sociale, hanno svolto un ruolo spesso determinante per l\u2019evoluzione del paese, ma solo grazie a temporanee crisi di potere delle maggioranze e a contingenti circostanze favorevoli, dovute per lo pi\u00f9 a fattori internazionali.<\/p>\n<p>A proposito del fascismo come declinazione della \u00abmostruosa normalit\u00e0 italiana\u00bb, non a caso Piero Gobetti lo defin\u00ec come l\u2019autobiografia di una nazione, in contrapposizione a Benedetto Croce il quale, invece, lo aveva liquidato come uno \u00absmarrimento\u00bb del popolo italiano da circoscrivere nella parentesi del Ventennio.<\/p>\n<p>Dal mio punto di vista, il dato saliente che va meditato per la tesi che vado svolgendo, non \u00e8 tanto il sostegno al fascismo di tutte le variegate componenti maggioritarie dei ceti dominanti, ma la spontanea adesione di massa anche degli strati popolari, perch\u00e9 qui, mi pare, risiede un\u2019ineludibile chiave di lettura per comprendere anche le dinamiche politico-istituzionali del tempo che stiamo vivendo.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 essere dimenticato che nelle elezioni politiche che si tennero nell\u2019aprile del 1924 il Partito fascista ebbe quattro milioni e mezzo di voti, pari al 65 per cento dell\u2019elettorato, mentre tutti i partiti non fascisti ottennero due milioni e mezzo di voti. Nonostante le elezioni si fossero svolte in un clima di intimidazione, gli storici concordano nel ritenere che l\u2019adesione di massa al fascismo fu in larga misura spontanea e prosegu\u00ec anche negli anni seguenti, iniziando a venir meno solo a seguito dell\u2019approvazione delle leggi di discriminazione razziale e del precipitare disastroso dell\u2019avventura bellica.<br \/>\nLa parte pi\u00f9 consistente di adesione popolare \u00e8 stata individuata nel mondo contadino e nella piccola borghesia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non desta meraviglia se si considera che il mondo contadino, condannato all\u2019ignoranza e alla superstizione, era da secoli plagiato dalla cultura oscurantista clericale, ostile allo Stato liberale, imperniata sull\u2019etica dell\u2019obbedienza al superiore (perinde ac cadaver secondo il motto dei gesuiti), sulla delega della gestione del proprio destino individuale e collettivo all\u2019autorit\u00e0. Autorit\u00e0 che, secondo la cosiddetta teoria discendente del potere, discendeva da Dio il quale ne investiva il papa, suo rappresentante in terra, che, a sua volta, ne investiva il sovrano, gestore del potere temporale.<br \/>\nIl sovrano dunque era l\u2019uomo della provvidenza, cos\u00ec come papa Pio XI defin\u00ec Mussolini alla cui definitiva affermazione contribu\u00ec in modo significativo ritirando l\u2019appoggio della Chiesa al Partito popolare italiano e al suo battagliero capo, don Sturzo, esponente del cattolicesimo democratico, costretto all\u2019esilio in Inghilterra per ventidue anni.<\/p>\n<p>E ancora nel mondo inferiore dei \u00abvoscienza benedica\u00bb, dei \u00abservo vostro\u00bb, la secolare sudditanza psicologica nei confronti degli appartenenti ai mondi superiori era tale da consegnare spontaneamente a questi ultimi le chiavi del voto.<br \/>\nQuanto alla media e piccola borghesia \u2013 seconda componente dell\u2019adesione popolare al fascismo \u2013 basti ricordare il seguente illuminante passo degli Scritti corsari di Pasolini:<\/p>\n<p>Piccola borghesia e mondo contadino religioso erano fino a ieri un mondo unico. La piccola borghesia italiana era ancora sostanzialmente contadina e, dal canto loro, i contadini (come diceva Lenin) sono dei piccoli borghesi, almeno potenzialmente. La morale era unica; e cos\u00ec la retorica. Malgrado la grande variet\u00e0 delle \u00abculture\u00bb italiane [\u2026] sostanzialmente i \u00abvalori\u00bb del mondo piccolo-borghese e contadino coincidevano 1.<\/p>\n<p>Possiamo aggiungere che, a parte la componente di neo-borghesia italiana che usciva dai lombi del mondo contadino, vi era poi quella proveniente dai rami cadetti dell\u2019aristocrazia di cui condivideva l\u2019ethos padronale, e quella professionale, cresciuta all\u2019ombra e al servizio dell\u2019aristocrazia terriera, di cui scimmiottava i vizi e i vezzi.<br \/>\nI romanzi I vicer\u00e9 e L\u2019imperio di Federico De Roberto nonch\u00e9 Gli indifferenti di Moravia, lumeggiano il segreto ritratto di Dorian Gray di questa significativa componente della borghesia nazionale, impastata di una risalente cultura clerico-fascista che sfida i secoli e che nelle varie epoche storiche si declina in modi pi\u00f9 o meno appariscenti giungendo sino ai nostri giorni.<br \/>\nAncora alla fine degli anni Settanta, Leonardo Sciascia, tra i pi\u00f9 acuti indagatori dell\u2019identit\u00e0 nazionale, sottolineava come l\u2019eterno fascismo italiano rimanesse una componente prepolitica del genoma culturale italiano transgenerazionale:<\/p>\n<p>La mia sensibilit\u00e0 al fascismo continua a essere forte, lo riconosco ovunque e in ogni luogo, perfino quando riveste i panni dell\u2019antifascismo, e resto sensibile all\u2019eternamente possibile fascismo italiano. [\u2026] E le dir\u00f2 questa \u2013 per me terribile verit\u00e0: ancora oggi credo che una buona parte degli italiani (di destra, di sinistra, di centro) vivrebbe nel fascismo come dentro la propria pelle. Magari dentro un fascismo meno coreografico, con meno riti, con meno parole: ma fascismo. Un regime che non dia la preoccupazione di pensare, di valutare, di scegliere\u2026 2.<\/p>\n<p><strong>Quella minoranza illuminata che scrisse la Costituzione<\/strong><\/p>\n<p>Sulla base di tali premesse, si pone a questo punto una domanda a mio parere ineludibile. Come \u00e8 possibile che un popolo con tale storia alle spalle, abbia potuto esprimere e darsi una Costituzione, quale quella del 1948, che, per unanime riconoscimento internazionale, costituisce uno dei massimi vertici della cultura mondiale dello Stato democratico di diritto?<br \/>\nPosso riassumere la risposta che mi sono dato nei seguenti termini.<\/p>\n<p>La Costituzione del 1948 (cos\u00ec come era gi\u00e0 avvenuto con lo Stato liberale del 1860), non fu affatto espressione della maggioranza dell\u2019Italia reale nella sua duplice componente padronale e popolare, ma di alcune minoranze.<br \/>\nA seguito della sconfitta della seconda guerra mondiale e al crollo momentaneo della vecchia classe dirigente fascista, mentre il paese \u00e8 allo sbando, si apre nel dopoguerra uno spazio provvisorio \u2013 un \u00abaltrove\u00bb \u2013 che, sospendendo la \u00abnormalit\u00e0\u00bb italiana e risalenti rapporti di forza, assegna il timone del comando a ristrette \u00e9lite culturali: gli uomini della Resistenza tra i quali militano i migliori esponenti della cultura liberale, quelli del riformismo cattolico, del socialismo liberale, del Partito azionista, di un Partito comunista emancipatosi, dopo la svolta togliattiana di Salerno, dal radicalismo classista antisistema. Tutti costoro confluiscono nei quadri direttivi del Cln (Comitato di liberazione nazionale) che selezionano le candidature dei deputati della Costituente, le quali riceveranno poi una ratifica popolare nelle elezioni svoltesi a scrutinio di lista e a rappresentanza proporzionale. \u00c8, nella sostanza, un meccanismo di cooptazione elitaria in una fase in cui ancora i partiti di massa sono virtuali o allo stato embrionale. L\u2019alchimia della storia trasforma dunque un\u2019avanguardia culturale in maggioranza politica.<\/p>\n<p>La Commissione dei 75 incaricata di redigere il \u00abprecipitato\u00bb giuridico della Costituzione e il gruppo dei professori che la supportava sono una sorta di empireo culturale e di aristocrazia etica, figlia della Resistenza, distante anni luce dalla reale identit\u00e0 culturale delle masse del paese e della stessa maggioranza delle sue classi dirigenti.<br \/>\nI componenti della Commissione trasfondono nel testo costituzionale culture elitarie di avanguardia quali la rivisitazione del pensiero liberale operata da Gobetti sul versante politico e da Einaudi su quello economico, il socialismo liberale delineato da Carlo Rosselli, non prigioniero della nozione di classe ma aperto alla democrazia politica, la rivisitazione del pensiero comunista operata da Gramsci che mirava a promuovere i lavoratori del proletariato industriale a rango di nuova classe dirigente senza introdurre n\u00e9 la dittatura del proletariato n\u00e9 la dittatura leninista del partito sulla societ\u00e0, mediante il superamento dello storico conflitto tra gli intellettuali e il mondo della produzione.<\/p>\n<p>Per quel che riguardava i cattolici, vengono messe da parte le culture controriformistiche quali l\u2019antimodernismo di Pio X e il neotomismo dell\u2019enciclica di Leone XIII Aeterni pacis che avevano isolato la maggioranza dei cattolici dallo sviluppo del pensiero moderno, e prendono il sopravvento idee guida tratte dal cattolicesimo sociale di Luigi Sturzo, dall\u2019umanesimo cristiano di Jacques Maritain e dal personalismo di Emmanuel Mounier, veicolate queste ultime da alcuni docenti dell\u2019Universit\u00e0 cattolica chiamati a collaborare con i componenti della commissione.<br \/>\nUn ruolo importante nell\u2019elaborazione del testo costituzionale svolge il pensiero azionista, rappresentato da giganti come il giurista Piero Calamandrei, esponente di una corrente culturale talmente minoritaria nel paese da scomparire dalla scena politica dopo la chiusura della parentesi costituzionale.<\/p>\n<p>Il comune ethos resistenziale antifascista dei padri costituenti, tanti dei quali avevano militato tra i partigiani, costituisce la Grundnorm sottostante la Costituzione. Essi infatti pur discordi nelle ideologie, furono comunque concordi nel rifiuto del sistema fascista e nell\u2019introdurre nella Costituzione i valori diffusi e condivisi dell\u2019uguaglianza e della giustizia, guardando ai problemi dell\u2019organizzazione dello Stato con l\u2019animo di uomini dell\u2019opposizione, non ancora con l\u2019animo di uomini di potere, anche perch\u00e9 quello era un momento della storia in cui nessuno poteva prevedere chi nella successiva evoluzione politica avrebbe preso il potere.<\/p>\n<p>In effetti, dal mio punto di vista la Grundnorm in parola, pi\u00f9 che sottostante alla Costituzione, era soprastante, considerata la sua natura elitaria.<br \/>\nSe si pone a confronto l\u2019Italia disegnata dalla Costituzione con l\u2019Italietta reale arretrata e provinciale del tempo (il 20 per cento di analfabeti contro l\u20191 per cento per cento di Germania e Inghilterra, il 3 per cento degli Stati Uniti, il 4 per cento della Francia), con l\u2019Italia che sino a pochi anni prima aveva inneggiato in massa al Duce salvo poi scoprirsi afascista dopo il disastro bellico, si comprende come tra queste due entit\u00e0 vi fosse lo stesso abisso che esiste tra il dover essere e l\u2019essere. La nostra Costituzione super\u00f2 noi stessi e la nostra storia, fu un gettare il cuore oltre l\u2019ostacolo, indicando un modello da raggiungere: la costruzione di uno Stato democratico di diritto che superava le possibilit\u00e0 etiche delle culture autoctone delle classi dirigenti e delle masse. Questa \u00e8 la forza ma nello stesso tempo il peccato originale della Costituzione del 1948 e del suo ethos resistenziale: il peccato di non essere in alcune sue parti vitali e strategiche \u2013 a differenza delle Costituzioni statunitense e inglese \u2013 quella che gli inglesi chiamano la \u00ablegge della terra\u00bb, cio\u00e8 l\u2019espressione formale della sostanza culturale di un popolo.<\/p>\n<p>La forza della Costituzione degli Stati Uniti, primo modello di tutto il costituzionalismo scritto liberale moderno, si fondava proprio nella sua storicit\u00e0: nel suo corrispondere cio\u00e8 alle strutture reali del paese, nella sua capacit\u00e0 di ricomporre, dopo la rivoluzione, un sistema di poteri e di garanzie non troppo dissimile da quello che si era gi\u00e0 delineato, attraverso una lunga esperienza, nella vita del paese prima della rivoluzione. L\u2019esperienza britannica, a cui quella americana aveva attinto, era a sua volta tutta empirica, nata da un secolare sforzo per utilizzare, senza distruggerle, le strutture e le garanzie del pluralismo medievale, nel quadro del risorgente Stato accentrato e unitario. Il costituente italiano invece crea l\u2019organizzazione di un ordinato sistema di pubblici poteri e di libert\u00e0 politiche, operando sopra basi puramente razionali, in un paese che aveva veduto le sue istituzioni dapprima erose da un lento processo storico (ad esempio le autonomie comunali un tempo gloriose erano degradate a pure circoscrizioni amministrative gi\u00e0 prima del Risorgimento), poi brutalizzate dalla dittatura, infine annientate dalla sconfitta. Per questo motivo, i valori liberali incorporati nella raffinata ingegneria della divisione bilanciata dei poteri in quanto condivisi solo da minoranze e non riflettendo i sistemi normativi di fatto dei gruppi di potere dominanti, si rivelano in buona misura inidonei a calarsi nell\u2019esperienza e a svolgere una funzione di ordinamento effettivo della realt\u00e0 sociale.<\/p>\n<p><strong>La Costituzione sulla carta e nella realt\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 la Costituzione del 1948 non rispecchiava la costituzione materiale del paese e non era espressione (almeno in alcune sue parti fondamentali concernenti l\u2019organizzazione dello Stato 3) delle autentiche culture illiberali e antidemocratiche delle maggioranze, avr\u00e0 vita difficile nei decenni successivi. Chiusasi la parentesi costituzionale, con le elezioni del 1948 si ristabiliscono in buona misura i vecchi rapporti di forza, rinsaldati e rilegittimati dai nuovi equilibri geopolitici mondiali determinati dalla dottrina Truman che inaugura la lunga stagione della guerra fredda. Inizia cos\u00ec una sotterranea e strisciante restaurazione che si declina anche in una serie di tentativi, spesso riusciti, di devitalizzare, aggirare, svuotare la Costituzione riducendola a mero libro dei sogni. Il breve spazio di questo intervento non consente di inventariare le mille strategie seguite al riguardo. Dalle sentenze delle Cassazione che qualificarono le norme costituzionali come meramente programmatiche e non precettive (cio\u00e8 non vincolanti), alla pratica delle circolari ministeriali, pedissequamente seguite dai capi degli uffici e dai vertici amministrativi, che con atti di normazione secondaria ponevano nel nulla le leggi ordinarie e le stesse norme costituzionali, ai ritardi nell\u2019istituire il Consiglio superiore della magistratura e la Corte costituzionale, sino al trionfo della partitocrazia che, concentrando nei vertici dei partiti di maggioranza quasi tutte le leve dello Stato, comprometteva lo stesso sistema costituzionale di reciproci bilanciamenti e controlli tra i poteri.<\/p>\n<p>Nonostante tali limiti, la Costituzione del 1948 non \u00e8 rimasta solo un libro dei sogni e in alcune sue parti vitali si \u00e8 trasformata in diritto vivente, costituendo uno straordinario lievito di crescita per l\u2019intero paese. Tuttavia ci\u00f2 in larga misura non \u00e8 avvenuto per un fisiologico e indolore processo, ma anche grazie ad aspri conflitti sociali, talora sanguinosi e costati centinaia di vite umane, e grazie all\u2019esistenza di alcuni contingenti fattori macrosistemici che in passato hanno messo in sicurezza la Costituzione, sottraendola ai tentativi di snaturamento da parte delle maggioranze.<\/p>\n<p>Il primo fattore \u00e8 stato l\u2019equilibrio armato imposto dal bipolarismo internazionale. La guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica e la divisione geopolitica del mondo hanno imposto una camicia di forza alla storia italiana, imbottigliando la dialettica politica della Prima repubblica entro una ristretta banda di oscillazione. I comunisti non potevano andare al potere, ma, di converso, neanche era possibile in Italia realizzare un colpo di Stato come quello dei colonnelli in Grecia. Il sovversivismo della componente pi\u00f9 reazionaria della classe dirigente (come lo aveva definito Gramsci) \u2013 che si nutriva dell\u2019alibi dell\u2019anticomunismo \u2013 non potendo erompere liberamente \u00e8 cos\u00ec costretto a implodere in progetti di colpi di Stato poi obbligati a rientrare, in omicidi politici chirurgici, nella guerra civile a bassa intensit\u00e0 della strategia della tensione, spesso coperta da apparati dello Stato (vedasi, ad esempio, il caso esemplare della strage di Portella della Ginestra, che inaugura la strategia della tensione il 1\u00b0 maggio 1947 e le sentenze definitive di condanna di esponenti dei servizi segreti per avere depistato le indagini sulla strage di Bologna, nonch\u00e9 gli altri episodi di depistaggi accertati in sede giudiziaria).<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019altissimo prezzo di sangue, la Costituzione si \u00e8 salvata dal pericolo di colpi di Stato restauratori perch\u00e9 una soluzione autoritaria avrebbe potuto scatenare un conflitto internazionale tra le due superpotenze. Il tentativo di svuotamento della Costituzione prender\u00e0 allora la strada della piduizzazione dello Stato, cio\u00e8 della privatizzazione dei processi decisionali all\u2019interno dei circoli dei grandi \u00abdecisori\u00bb, trasversalmente appartenenti ai poteri forti del paese.<\/p>\n<p>Il secondo fattore che ha messo in sicurezza la Costituzione e l\u2019ha preservata durante la Prima repubblica, \u00e8 stata l\u2019esistenza in Italia di una delle classi operaie pi\u00f9 forti e politicizzate dell\u2019Occidente.<br \/>\nTutta la vita politica della Prima repubblica \u00e8 stata caratterizzata dal pericolo del sorpasso a sinistra.<br \/>\nLe componenti pi\u00f9 conservatrici della classe dirigente dovevano autolimitarsi e venire a patti, essendo costrette a misurarsi con la realt\u00e0 sociale e politica del pi\u00f9 forte Partito comunista europeo e, soprattutto, di una classe operaia che aspirava a divenire classe generale e ad assumere la direzione dello Stato, mediante alleanze strategiche con il mondo riformista cattolico e la parte pi\u00f9 evoluta della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Il terzo fattore che ha messo in sicurezza la Costituzione, \u00e8 stata la creazione da parte dei padri costituenti di alcune cellule salvavita e di alcune enclave istituzionali in grado di disinnescare i possibili revisionismi autoritari da parte delle maggioranze contingenti del paese.<br \/>\nIl procedimento di revisione costituzionale di cui all\u2019articolo 138 prevede un doppio passaggio parlamentare con la maggioranza di due terzi del parlamento. Nel caso in cui si raggiunga solo la maggioranza assoluta, occorre un referendum confermativo popolare.<br \/>\nL\u2019articolo 139 sottrae comunque alle maggioranze, anche quelle qualificate di due terzi, la possibilit\u00e0 di revisione della forma repubblicana dello Stato.<\/p>\n<p>Quanto alle enclave istituzionali, la Corte costituzionale viene costituita con modalit\u00e0 tali da consentirle di poter operare come variabile indipendente rispetto agli equilibri politici delle maggioranze.<br \/>\nLe garanzie di indipendenza e di autonomia assegnate poi alla magistratura ordinaria la sottraggono al pericolo di condizionamenti politici di vertice nel sollevare eccezioni di incostituzionalit\u00e0 delle leggi, raccordandola dal basso con la Corte costituzionale. Grazie a tale particolare habitat istituzionale, si rende possibile che le minoranze, le \u00e9lite culturali che hanno assimilato in profondit\u00e0 i valori dello Stato democratico di diritto, possano svolgere una funzione di resistenza contro i possibili tentativi di restaurazione e di svuotamento della Costituzione da parte delle maggioranze.<\/p>\n<p><strong>L\u2019assedio alla Costituzione dopo la fine della guerra fredda<\/strong><\/p>\n<p>Oggi sono venuti meno i fattori che avevano messo in sicurezza la Costituzione.<br \/>\nLa fine del bipolarismo internazionale, ha restituito il paese a se stesso e alle dinamiche spontanee della sua storia lunga che, non a caso, riprende dal punto in cui era stata interrotta prima che si aprisse la parentesi costituzionale, e cio\u00e8 dall\u2019epoca precostituzionale.<br \/>\nInoltre la globalizzazione e il passaggio all\u2019economia postindustriale hanno determinato l\u2019irrilevanza sociale della classe operaia.<\/p>\n<p>La scomparsa di questo soggetto collettivo della storia non \u00e8 stata una perdita solo per la sinistra, ma per tutta la democrazia, perch\u00e9 la classe operaia operava come virtuale catalizzatore politico generale delle masse e baricentro di tutto il sistema politico, costretto a ruotare intorno a questo asse. Lo stesso Partito popolare di don Sturzo, poi trasformatosi nella Democrazia cristiana, nacque dall\u2019esigenza di sottrarre le masse popolari alla sirena dei partiti di sinistra, costruendo un possibile polo politico riformista alternativo.<br \/>\nLa smobilitazione di questo soggetto collettivo \u00e8 equivalsa tout court alla smobilitazione delle masse popolari e alla perdita di un baricentro per le componenti pi\u00f9 evolute della nazione.<\/p>\n<p>La sua sopravvenuta irrilevanza politica ha trascinato nella disfatta anche il ceto medio che, nel nuovo gioco di forze messosi in moto a livello mondiale dopo il 1989, si rivela sempre pi\u00f9 un gigante sociale dai piedi di argilla in quanto il suo peso politico non derivava dalla consistenza numerica, ma dal suo essere l\u2019ago della bilancia nel braccio di ferro tra le forze sociali del capitalismo e della classe operaia che sino ad allora si erano contrapposte in un rapporto di equipotenza.<br \/>\nGli eventi verificatisi nel terzo millennio nello sconvolgere i rapporti di forza preesistenti hanno creato quindi le condizioni per sciogliere il coatto matrimonio di interessi tra il liberalismo e la democrazia, fondamento dello Stato costituzionale di diritto liberaldemocratico, dando vita a un divorzio non consensuale.<\/p>\n<p>I politologi riassumono questo evento assumendo che la democrazia \u00e8 divenuta superflua, nel senso che sono venute meno le ragioni che imponevano al padronato e al sistema capitalistico di accettare per realismo politico i limiti al proprio libero sviluppo e i costi economici imposti dalla camicia di forza della democrazia.<br \/>\nLe masse sono tornate a essere, cos\u00ec come erano sempre state nel tardo-feudalesimo, soggetto passivo della storia, manipolabile dall\u2019alto.<br \/>\nI nuovi rapporti di forza hanno dato avvio a una complessa opera di reingegnerizzazione del potere che si declina sia a livello sopranazionale sia a livello nazionale mediante una strisciante decostituzionalizzazione e ricostituzionalizzazione.<\/p>\n<p>Tralasciando il piano internazionale, che richiederebbe un\u2019approfondita trattazione a parte per la sua estrema rilevanza 4, e limitandoci solo alla vicenda nazionale, la Costituzione \u00e8 divenuta un vaso di coccio tra i vasi di ferro delle maggioranze che da anni ormai puntano a modificarla, a svuotarla con progetti di riforma, leggi ordinarie ma di sostanza costituzionale, prassi politiche. Ormai la sua salvaguardia sembra rimanere affidata solo ad alcune \u00e9lite culturali e a minoranze popolari, eredi di quelle che la crearono. Basti considerare come quest\u2019ultimo quarto di secolo sia stato caratterizzato da un ininterrotto susseguirsi di leggi e di iniziative politiche volte a scardinare alcuni princ\u00ecpi fondamentali della Costituzione.<br \/>\nSe si esamina con uno sguardo di insieme la giurisprudenza della Corte costituzionale di questo periodo temporale, si avverte il senso di una pericolosa mutazione.<\/p>\n<p>Mentre in passato la Corte si limitava a intervenire per censurare episodiche cadute del legislatore ordinario, negli ultimi anni la Corte \u00e8 stata investita da un vero e proprio volume di fuoco di leggi incostituzionali, espressione nel loro insieme di una profonda mutazione culturale di larghe componenti del ceto politico che non si riconoscono pi\u00f9 nel patto sociale insito nella Costituzione e che pressano dunque per modificarlo.<br \/>\nLa giurisprudenza costituzionale \u00e8 divenuta l\u2019ultima Maginot di difesa dello Stato democratico di diritto a fronte dei mutati rapporti di forza.<br \/>\nNon \u00e8 dunque un caso che, fatto inedito nella storia repubblicana precedente, anche la Corte costituzionale sia stata attinta dallo stesso tentativo di delegittimazione (sino a essere definita \u00abcovo di comunisti\u00bb) che nell\u2019ultimo ventennio ha preso di petto la magistratura ordinaria ritenuta, a causa del suo statuto di indipendenza garantito dalla Costituzione, una pericolosa variabile fuori controllo, insensibile all\u2019esigenza di farsi carico delle nuove compatibilit\u00e0 sistemiche e di quella che autorevoli vertici istituzionali hanno definito la \u00ablegalit\u00e0 sostenibile\u00bb.<\/p>\n<p>Una declinazione emblematica del disallineamento ormai consumato tra maggioranze trasversali del ceto politico e Costituzione si \u00e8 registrato sul terreno strategico della legge elettorale che ha privato gli elettori della possibilit\u00e0 di esprimere un voto di preferenza in occasione delle consultazioni elettorali, trasformando cos\u00ec il parlamento in un\u2019assemblea di nominati da ristrette oligarchie di vertice arroccate nell\u2019esecutivo. Sebbene la Corte costituzionale ne abbia sancito l\u2019incostituzionalit\u00e0 per violazione del principio cardine della sovranit\u00e0 popolare, la legge, come \u00e8 noto, \u00e8 stata sostanzialmente riproposta negli stessi termini da maggioranze parlamentari trasversali elette con una legge incostituzionale e che, invece di limitarsi a una gestione degli affari urgenti e a indire nuove elezioni, stanno mettendo a punto, anche mediante il combinato disposto della legge elettorale e la modifica della composizione e del ruolo del Senato, la transizione dalla democrazia della rappresentanza a quella dell\u2019investitura imperniata sul depotenziamento degli istituti della rappresentanza e sulla verticalizzazione oligarchica del potere istituzionale.<\/p>\n<p>Quel che appare significativo \u00e8 che la mancata interiorizzazione dei valori costituzionali appare trasversale alle maggioranze interne ai due schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra, anche se si manifesta con modalit\u00e0 diverse.<br \/>\nQuanto al primo schieramento non \u00e8 il caso di dilungarsi, essendo stata per lungo periodo sotto gli occhi di tutti. Si pensi, per ricordare solo le manifestazioni pi\u00f9 appariscenti, al rifiuto di alcuni vertici, prolungato negli anni, di partecipare alle celebrazioni della Resistenza da cui nacque la Costituzione e alla demonizzazione della Costituzione come \u00abcomunista\u00bb o \u00abvecchia\u00bb.<\/p>\n<p>Quanto al secondo schieramento, si consideri la sperimentata disponibilit\u00e0 di tanti autorevoli esponenti di vertice del centro-sinistra a considerare i princ\u00ecpi costituzionali, i princ\u00ecpi attinenti all\u2019essenza dello Stato, non come inderogabili, ma come possibile merce di scambio all\u2019interno di ordinarie negoziazioni politiche contingenti.<br \/>\nSu un piatto della bilancia i princ\u00ecpi fondanti dello Stato e della democrazia, sull\u2019altro contropartite utili al galleggiamento della maggioranza o al conseguimento di obiettivi politici del momento ritenuti prioritari.<br \/>\nEmblematiche di questa svalutazione dei princ\u00ecpi fondanti dello Stato di diritto, sono state, ad esempio, le vicende che riguardano la ponderata decisione di non regolare, durante i governi di centro-sinistra, il conflitto di interessi e l\u2019assetto televisivo pubblico e privato che, per ovvi motivi, incidono sul modo di essere dello Stato e della democrazia. Basti considerare che la risoluzione del conflitto di interessi \u2013 realizzata mediante la separazione del patrimonio personale del sovrano da quello della collettivit\u00e0 \u2013 \u00e8 all\u2019origine della fondazione dello Stato moderno in Europa.<\/p>\n<p>Il breve spazio di questo articolo non consente neppure di accennare agli infiniti segnali di questa indifferenza ai valori costituzionali di significative componenti del centro-sinistra: dal lapsus, subito rilevato dagli organi di stampa, della mancata citazione della Costituzione nel manifesto con il quale alla fine del 2006 il nascente Partito democratico declinava la propria identit\u00e0 politico-culturale, all\u2019elaborazione della famosa bozza Boato nella Commissione bicamerale per le riforme del 1997 (rispetto alla quale le bozze di scarto dei costituenti dell\u2019Italia del 1948 sembrano capolavori inarrivabili di cultura democratico-liberale) alla corresponsabilit\u00e0 nell\u2019emanazione di tante leggi definite dalla stampa ad personas e ad castam, sino ai pi\u00f9 recenti progetti di riforma da realizzarsi con leggi costituzionali oppure con leggi ordinarie ma di sostanza costituzionale.<\/p>\n<p>Quel che appare interessante \u00e8 la straordinaria coerenza culturale che, come un unico filo rosso, inanella la sequenza di iniziative politiche, di prassi istituzionali, di leggi che dalla fine della Prima repubblica stanno occultamente disfacendo la tela della Costituzione del 1948, tessendo la trama di una ristrutturazione in senso neoautoritario dello Stato e della democrazia, pi\u00f9 aderente alla costituzione materiale del paese, o \u2013 se si preferisce \u2013 all\u2019identit\u00e0 culturale delle sue maggioranze.<\/p>\n<p>Quello a cui stiamo assistendo appare, a mio parere, come una straordinaria reviviscenza di radicati codici culturali premoderni tipicamente nazionali: un passaggio dalla modernit\u00e0 di uno Stato di diritto imperniato sul primato del potere impersonale della legge uguale per tutti, alla premodernit\u00e0 di un potere \u2013 quale era quello tardo-feudale \u2013 di tipo oligarchico, signorile, svincolato da controlli e non sottoposto a controbilanciamenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec dalla separazione e dal bilanciamento dei poteri, si sta tentando di tornare alla concentrazione verticale del potere di tipo monarchico nella moderna forma di un sostanziale premierato assoluto.<br \/>\nIl neofeudalesimo italiano affollato di tanti vassalli alla ricerca del loro principe, di tanti sudditi contenti di esserlo, di tanti intellettuali la cui massima aspirazione \u00e8 di divenire il consigliori del principe di turno, sembra essere una riedizione della storia pi\u00f9 vera e autentica del paese.<\/p>\n<p>Tale visibile opera di decostituzionalizzazione dal basso, cio\u00e8 dall\u2019interno della nazione, interseca, come accennato, il contemporaneo processo di oligarchizzazione del potere in atto a livello sovranazionale che sta dislocando le sedi decisionali strategiche dalle istituzioni rappresentative degli Stati nazionali, sempre pi\u00f9 ridotte a gusci vuoti, in istituzioni prive di rappresentativit\u00e0 popolare come la trojka (Bce, Commissione europea, Fondo monetario internazionale), espressioni del capitalismo sovranazionale e veicoli del pensiero unico liberista, che cooptano nel circolo dei grandi decisori vertici governativi sganciati dal peso e dall\u2019onere della rappresentanza in nome di una governabilit\u00e0 supina ai diktat dei mercati.<\/p>\n<p><strong>Serve una nuova minoranza illuminata per salvare la Costituzione<\/strong><\/p>\n<p>Che fare dinanzi a tutto ci\u00f2? Chi salver\u00e0 questo paese da se stesso?<br \/>\nLa lezione della storia dimostra come in alcuni frangenti cruciali il paese non sia stato salvato dalle sue maggioranze, ma dalle sue minoranze.<br \/>\nSono state le minoranze che hanno fatto il Risorgimento, trasformando un popolo di trib\u00f9 in una nazione. Sono state le minoranze che hanno fatto la Resistenza e hanno concepito la Costituzione.<br \/>\nE sono le minoranze quelle a cui oggi sembra essere affidata la difesa della Costituzione.<\/p>\n<p>La difesa della Costituzione resta l\u2019ultima spiaggia, il terreno elettivo della nuova Resistenza. Sino a quando rester\u00e0 in vita, sapremo sempre da dove ricominciare. Sar\u00e0 sempre possibile fare cancellare dalla Corte costituzionale l\u2019ennesima legge illiberale e antidemocratica che uno schieramento politico approva e l\u2019altro schieramento tiene in vita. La Costituzione italiana va non solo difesa ma anzi rilanciata perch\u00e9, proprio per i valori liberal-democratici di cui \u00e8 intessuta e per il suo impianto complessivo antioligarchico di derivazione resistenziale, indica la direzione di marcia verso la quale occorre muoversi per un progetto politico di pi\u00f9 ampio respiro che valichi i confini nazionali e si proietti nello spazio macropolitico europeo, oggi egemonizzato dal pensiero unico mercatista e neoliberista. \u00c8 urgente una riappropriazione di questo spazio da parte di una rete di movimenti liberal-democratici intereuropei che superando le barriere nazionali dia impulso a un nuovo costituzionalismo che democratizzi l\u2019Unione europea, rivitalizzando la centralit\u00e0 strategica del suo parlamento, realizzando al suo interno una divisione e un bilanciamento dei poteri oggi inesistente, rendendo trasparenti e soggette al controllo popolare procedure decisionali oggi opache ed elitarie. Un nuovo costituzionalismo europeo che, in sostanza, restituisca ai popoli il bastone del comando oggi saldamente in mano a ristrette oligarchie che spacciano come neutre soluzioni tecniche prive di alternativa, decisioni invece ad altissimo coefficiente politico ed espressioni di un\u2019ideologia mercatista a senso unico, snaturando cos\u00ec l\u2019originario progetto di un\u2019Europa dei popoli.<\/p>\n<p>Salvare la Costituzione significa dunque salvare la parte migliore della nostra storia e gettare un ponte verso il futuro.<br \/>\nSe \u00e8 vero che oggi la difesa della Costituzione resta affidata alle minoranze, ci\u00f2 non deve scoraggiare. Gli storici e gli analisti del potere sanno bene che la storia non \u00e8 fatta dalle maggioranze disorganizzate, n\u00e9 dalle oligarchie paralitiche. La storia \u2013 insegnava un maestro di democrazia quale era Gaetano Salvemini \u2013 \u00e8 fatta dalla dialettica e dallo scontro tra minoranze organizzate, consapevoli e attive che, vincendo le inerzie della maggioranza disorganizzata, la trascinano in una direzione o in un\u2019altra, verso un nuovo o un vecchio ordine.<\/p>\n<p>La celebrazione dell\u2019anniversario della Resistenza \u00e8 l\u2019occasione per ricordare a noi stessi che la parte migliore della nostra storia \u2013 quella iniziata con la Costituzione del 1948 e alla quale si vorrebbe porre oggi fine \u2013 \u00e8 stata appunto il lascito delle minoranze eroiche che sacrificarono la propria vita perch\u00e9 un popolo sino ad allora di servi e di padroni si trasformasse in una comunit\u00e0 di cittadini che \u2013 come recita l\u2019articolo 3 \u2013 \u00abhanno pari dignit\u00e0 sociale e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni, di condizioni personali e sociali\u00bb. Mi sembra che il modo migliore per concludere questo mio breve intervento, sia di ricordare le parole pronunciate in loro memoria da Piero Calamandrei nella seduta dei lavori della Costituente del 7 marzo 1947:<\/p>\n<p>Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente Romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. Io credo di s\u00ec: credo che i nostri posteri sentiranno pi\u00f9 di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente \u00e8 nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene che con l\u2019andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo a uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l\u2019eroismo \u00e8 giunto alla soglia della santit\u00e0.<\/p>\n<p>Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicit\u00e0, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all\u2019Italia libert\u00e0 e dignit\u00e0. Di questo lavoro si sono riservata la parte pi\u00f9 dura e pi\u00f9 difficile: quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi \u00e8 rimasto un compito cento volte pi\u00f9 agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 umana, di una solidariet\u00e0 di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verit\u00e0, chiedono i nostri morti. Non dobbiamo tradirli.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1) P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano 1990, p. 94.<\/p>\n<p>2) L. Sciascia, intervistato da Marcelle Padovani, La Sicilia come metafora, Mondadori, Milano 1979, pp. 7 e 85.<\/p>\n<p>3) Si consideri, ad esempio, la parte dedicata alla magistratura della quale viene garantita l\u2019indipendenza e l\u2019autonomia dal potere politico, segnando una frattura storica rispetto al passato. La nuova disciplina costituzionale, pietra angolare della costruzione dello Stato democratico di diritto, opera una rivoluzione culturale copernicana, mai assimilata dal ceto politico nei decenni successivi, del rapporto tra politica e legge. La legge ordinaria espressione della volont\u00e0 politica delle maggioranze contingenti non \u00e8 pi\u00f9 sovrana. Stante il carattere rigido della Costituzione \u00e8 sottoposta al vaglio della magistratura per verificarne la sua conformit\u00e0 alla legalit\u00e0 costituzionale.<\/p>\n<p>4) Per un approfondimento di tale profilo, rinvio al mio \u00abLa legalit\u00e0 materiale ovvero il tramonto di una nazione\u00bb, MicroMega, n. 7\/2014.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/resistenza-costituzione-e-identita-nazionale-una-storia-di-minoranze\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/resistenza-costituzione-e-identita-nazionale-una-storia-di-minoranze\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ROBERTO SCARPINATO \u201cLa lezione della storia dimostra come le minoranze progressiste in Italia abbiano sempre avuto vita difficile. Condannate nel corso dei secoli al rogo, al carcere, all\u2019abiura, all\u2019esilio e, nel migliore dei casi, al silenzio e all\u2019irrilevanza sociale, hanno svolto un ruolo spesso determinante per l\u2019evoluzione del paese, ma solo grazie a temporanee crisi\u00a0 di potere delle maggioranze e a contingenti circostanze favorevoli\u201d. Cos\u00ec \u00e8 stato anche per la Resistenza, che ci ha&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":30359,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/scarpinato.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7TE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30358"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30358"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30358\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30360,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30358\/revisions\/30360"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/30359"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30358"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30358"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30358"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}