{"id":30411,"date":"2017-05-01T12:00:41","date_gmt":"2017-05-01T10:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30411"},"modified":"2017-05-01T11:35:04","modified_gmt":"2017-05-01T09:35:04","slug":"giu-le-mani-da-antonio-gramsci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30411","title":{"rendered":"Gi\u00f9 le mani da Antonio Gramsci!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Persico)<\/strong><\/p>\n<p><em>In occasione degli ottant&#8217;anni della morte di Antonio Gramsci non ci si pu\u00f2 esimere dal domandarsi cosa, nel corso degli anni, sia divenuta la sinistra italiana, dove stia andando e cosa ne sia rimasto. Un&#8217;ideologia che ha tradito se stessa sfregiando indelebilmente la lapide commemorativa del filosofo sardo.<\/em><\/p>\n<p>Sarebbe troppo comodo limitarsi, come stanno facendo molte delle sinistre europee in queste ore, ad omaggiare l\u2019immensa figura di <strong>Antonio Gramsci<\/strong> nell\u2019anniversario della sua morte, avvenuta esattamente ottant\u2019anni fa. Se da una parte partecipare al corteo dei non-pensanti non \u00e8 nel nostro stile, dall\u2019altra recitare la solita pomposa solfa \u201c<em>Gramsci fu un grande pensatore<\/em>\u201d non basta pi\u00f9, bisogna porsi un quesito ulteriore per onorare fino in fondo la sua memoria:<strong> Gramsci sarebbe fiero della sinistra odierna?<\/strong> La sinistra sta perseguendo i dettami dell\u2019uomo che tanto avidamente oggi omaggia? La domanda \u00e8 legittima e quanto mai attuale, perci\u00f2 deve esser adeguatamente sviscerata. Per farlo adopereremo alcune delle nozioni lasciateci in eredit\u00e0 dallo stesso Gramsci, su tutte quella di \u201c<em>Blocco storico\u201d<\/em>\u00a0e di \u201c<em>Sistema egemonico<\/em>\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_85697\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-85697\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/LOrdine_Nuovo_1920.jpg\" alt=\"L'Ordine Nuovo\" width=\"700\" height=\"533\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Un numero de \u201cL\u2019Ordine Nuovo\u201d, pubblicazione fondata da Antonio Gramsci<\/p>\n<\/div>\n<p>Prima ancora di addentrarci negli aspetti nozionistici di questo nostro personalissimo omaggio polemico dedicato ad Antonio Gramsci, si vede necessario anzitutto partire da qualche considerazione di carattere storico. In parole povere, un rapido riassunto per contestualizzare il pensiero del filosofo sardo. Chiediamoci dunque: <strong>che mondo ha lasciato Gramsci nel 1937?<\/strong> Qual\u2019era l\u2019assetto geopolitico e quale la condizione della sinistra europea al momento della morte di Gramsci? In Spagna si stava combattendo da poco meno di un anno<strong> la guerra civile<\/strong>, anticamera del Secondo conflitto mondiale. In Italia si stava ultimando il processo di avvicinamento del fascismo al nazismo tedesco, che avrebbe raggiunto il suo culmine nel 1939 con il famigerato <em>Patto d\u2019acciaio<\/em>. In Russia l\u2019Urss guidata da <strong>Josip Stalin<\/strong> aveva infine trovato il suo equilibrio, non senza notevoli spargimenti di sangue, dopo i tumultuosi anni post rivoluzione d\u2019ottobre.<\/p>\n<p>Proprio dall\u2019Urss, dove si erano rifugiati, i massimi esponenti del socialismo italiano e tedesco continuavano a tessere le fila in attesa del tanto agognato ritorno in patria. Questa che abbiamo presentato in modo estremamente semplificato \u00e8 una fugace fotografia della situazione europea al momento della dipartita di Gramsci. Quello che accadde dopo \u00e8 per noi <strong>la storia del XX secolo<\/strong>. Tuttavia Gramsci non vide nulla di tutto ci\u00f2, di tutto quello che noi gi\u00e0 chiamiamo \u201c<em>Storia<\/em>\u201d. In tal senso oggi vogliamo \u201craccontare\u201d ad Antonio Gramsci, adoperando il suo stesso lessico e i concetti della sua filosofia, qual\u2019\u00e8 stata la storia della sinistra italiana ed europea dopo la sua morte. Vogliamo raccontargli, nostro malgrado, del <strong>grande tradimento ordito nei suoi confronti dalla sinistra mondialista e globalista<\/strong> dei giorni nostri. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e gli accordi sulla spartizione dei domini territoriali, l\u2019Urss avvi\u00f2 una fase di scontro decennale con gli Stati Uniti, comunemente chiamata guerra fredda. L\u2019obiettivo prestigioso di questa guerra di posizione, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte dichiarato, consisteva nel <strong>distruggere il sistema capitalistico<\/strong> ed estendere a tutto il globo l\u2019egemonia del sistema comunista. In ultima istanza, la realizzazione dell\u2019utopia comunista teorizzata da <strong>Karl Marx<\/strong>. Ciononostante, da questo punto in avanti, la situazione prese una piega ben diversa rispetto alle aspettative delle sinistre marxiste.<\/p>\n<div id=\"attachment_85698\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-85698\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/SS-1024x706.png\" alt=\"Waffen-SS\" width=\"1024\" height=\"706\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Soldati delle Waffen-SS sul fronte orientale (1944)<\/p>\n<\/div>\n<p>Arrivati a questo punto della nostra riflessione risulta ora di vitale importanza spiegare il senso di due concetti gramsciani che ci torneranno utili da qui in avanti: <em>Blocco storico<\/em> ed <em>Egemonia<\/em>. Risulta evidente gi\u00e0 a prima vista come i due termini siano strettamente collegati tra loro, in <strong>una relazione di vicendevole condizionamento<\/strong>, a tratti quasi di sovrapposizione. Per quanto riguarda il Blocco storico, termine che Gramsci riprende da <strong>Georges Sorel<\/strong>, esso rimanda alla annosa questione del rapporto tra <strong>struttura e sovrastruttura<\/strong>. Secondo Gramsci il rapporto tra struttura (<em>forze materiali<\/em>) e sovrastruttura (<em>ideologie<\/em>) \u00e8 di forte reciprocit\u00e0: le ideologie senza le forze materiali sarebbero delle astrazioni fini a s\u00e9 stesse, le forze materiali senza le ideologie non potrebbero essere colte nel loro contesto storico e sociale particolare. La carica innovativa di questa rilettura gramsciana del rapporto struttura\/sovrastruttura fu enorme, basti pensare che prima di lui (e paradossalmente tutt\u2019ora nei nostri licei!) il rapporto tra struttura e sovrastruttura, economia e ideologia era considerato unilaterale: in altre parole, <strong>era la sola economia a dare forma e contenuto alla sovrastruttura<\/strong> (religione, cultura, arti, politica, pedagogia ecc.). Per Gramsci invece la struttura rappresenta il contenuto (materia), mentre la sovrastruttura dona il proprio contributo in quanto forma.<\/p>\n<p>Altrettanto importante nella filosofia gramsciana \u00e8 il concetto di Egemonia, legato strettamente alla nozione di Blocco storico. Per Egemonia si intende<strong> l\u2019imposizione<\/strong>, da parte di un gruppo dominante,<strong> di una certa visione politica<\/strong>, sociale, culturale, filosofica agli altri individui, i quali a loro volta devono allinearsi con la visione dominante. L\u2019Egemonia \u00e8 ottenibile, e qui si rimanda al primo termine esposto, quello di Blocco storico, quando c\u2019\u00e8 <strong>totale accordo tra la struttura e la sovrastruttura<\/strong>, quando le ideologie si sovrappongono perfettamente con le forze materiali. In questo modo si viene a creare un unico blocco inossidabile e incontestabile, il quale verr\u00e0 poi sostituito da un altro modello egemonico a seguito di, come riporta Gramsci, <strong>una lenta ed estenuante guerra di posizione<\/strong>. Il ribaltamento avviene infatti quando le forze materiali entrano in contrasto con i rapporti di produzione, ossia si manifesta un\u2019incrinatura interna al blocco storico.<\/p>\n<div id=\"attachment_85696\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-85696\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Antonio-Gramsci.jpg\" alt=\"Antonio Gramsci\" width=\"800\" height=\"996\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Antonio Gramsci: politico, filosofo e giornalista (1891\/1937)<\/p>\n<\/div>\n<p>Torniamo ora allo scontro tra Urss e Usa. La guerra fredda pu\u00f2 ora essere definita per quello che fu: <strong>la lotta per la prima egemonia globale<\/strong> nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Nessuno Stato, nessuna nazione, nessuna trib\u00f9, nessun impero, nessuna monarchia era mai riuscita ad imporre la propria egemonia su tutto il globo. La posta in gioco era altissima. Dal canto loro le sinistre europee, le quali erano largamente foraggiate dall\u2019Urss, condividevano i principi e i valori del modello sovietico. Tuttavia dal <strong>1968<\/strong> in poi avvenne <strong>il primo dei grandi stravolgimenti della sinistra<\/strong>: con il \u201968 inizi\u00f2 a prendere piede la deriva internazionalistica. Non pi\u00f9 dunque solo attenzione per il lavoro e la condizione del proletariato, ma anche la richiesta a gran voce dei<strong> diritti liberali<\/strong> e di un <strong>pacifismo globale<\/strong>. Questo fu il primo di una lunga serie di passi che indussero le sinistra ad avvicinarsi sempre pi\u00f9 al modello dominante,<strong> il sistema borghese<\/strong>.<\/p>\n<p>Proprio l\u2019abbattimento dell\u2019egemonia borghese, punto focale del programma fino a quel momento, venne presto soppiantato da un radicale sentimento pacifista. L\u2019Utopismo\u201cdegli apolidi\u201d stava <strong>lentamente infettando il socialismo europeo<\/strong>. Ma ci\u00f2 che indusse definitivamente le sinistre europee a tradire il marxismo, e con lui Antonio Gramsci, fu l\u2019avvento di <strong>Michail Gorbacev<\/strong> alla presidenza dell\u2019Unione Sovietica: con le sue riforme disastrose in campo economico e sociale (<em>Perestrojka<\/em>), con la sua politica anti-imperialista (<em>dottrina Sinatra<\/em>) e con le concessioni fatte agli Stati Uniti, Gorbacev port\u00f2 presto l\u2019Urss alla dissoluzione. Gli esponenti della sinistra, resisi conto che la lotta per l\u2019egemonia con gli Stati Uniti era oramai andata perduta, decisero cos\u00ec di <strong>scendere a patti<\/strong>. L\u2019unico modo per imporre il proprio modello, un po\u2019 comunista e un po\u2019 liberale, era stato fino ad allora il raggiungimento dell\u2019egemonia politica con l\u2019Urss, ma davanti al fallimento di quest\u2019ultima il socialismo inizi\u00f2 a calcolare<strong> rischi e vantaggi del farsi assimilare<\/strong> dal modello americano. Ci\u00f2 avvenne gi\u00e0 prima della caduta del muro nell\u201989, fu un lento ma progressivo fenomeno che si svolse per tutti gli anni \u201980 e in parte \u201970. Il tradimento era cos\u00ec compiuto.<\/p>\n<div id=\"attachment_85700\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-85700\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/1985-1991-Mikhail-Gorbachev-1024x697.jpg\" alt=\"1985-1991-Mikhail-Gorbachev\" width=\"1024\" height=\"697\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Michail Gorbacev e Ronald Reagan<\/p>\n<\/div>\n<p>In ultima istanza il tradimento del socialismo europeo \u00e8 da ricondurre alla naturale tendenza dell\u2019utopismo ad una inattuabile volont\u00e0 di realizzazione pratica. Quella che Gramsci chiama, nella teoria della prassi, <strong>l\u2019unione di teoria e pratica<\/strong>, \u00e8 fondamentalmente il fine ultimo a cui ogni utopismo aspira ma che, per sua stessa definizione, non pu\u00f2 raggiungere. La sinistra europea, dopo il suo totale allontanamento dal marxismo, ha finito per abbracciare un folle <strong>utopismo di carattere iper-liberale<\/strong> e <strong>di forte impronta radical-pacifista<\/strong>, finendo per\u00f2 per incorrere in un definitivo appiattimento ideologico. Scendendo a patti con l\u2019apparato borghese essa pensava dunque di poter unire teoria e prassi (che altrimenti sarebbe rimasta inespressa) all\u2019interno del sistema egemonico capitalista, non intuendo per\u00f2 che d\u00ec l\u00ec a poco sarebbero stati letteralmente raggirati. Ma di questo parleremo tra poco.<\/p>\n<p>Il patto suggellato tra le due parti \u00e8 un accordo di compromesso. La sinistra europea ha negli anni chiuso gli occhi su <strong>abusi riguardanti la politica del lavoro, le politiche salariali e pi\u00f9 in generale, abusi di carattere sociale<\/strong>. Dall\u2019essere paladina dei diritti dei lavoratori, la sinistra \u00e8 finita per essere la prima rappresentate dello sfruttamento capitalistico. Dal canto suo il capitale ha in parte assecondato le istanze della sinistra liberale sotto forma di pacifismo apparente, <strong>buonismo formale, globalismo sfrenato<\/strong> e, a livello linguistico, con la formazione della <a href=\"http:\/\/www.circoloproudhon.it\/shop\/neolingua-la-cultura-dominante-dalla-a-alla-z\/\">neolingua<\/a> che tanto piace ai Radical-chic di mezzo mondo. La sinistra \u00e8 entrata a far parte del blocco storico imposto dall\u2019egemonia capitalista, vedendo cos\u00ec raggiunti alcuni dei suoi obiettivi. Ciononostante la verit\u00e0 dei fatti non \u00e8 cos\u00ec semplice: non solo <strong>la sinistra ha venduto l\u2019anima al diavolo<\/strong> in nome del suo utopismo alienato, ma \u00e8 stata per giunta raggirata. L\u2019accordo \u00e8 stato una grande truffa e la sinistra non sembra essersene ancora resa conto. Riempiendola infatti di false promesse, l\u2019apparato egemonico borghese ha fatto credere alla sinistra di perseguire prioritariamente pace, libert\u00e0, diritti, quando la realt\u00e0 era per\u00f2 ben diversa. I valori del capitalismo<strong> non sono mai cambiati<\/strong>, sono sempre stati e saranno sempre incentrati sull\u2019interesse economico ed il guadagno, ossia su quell\u2019insieme di valori che <strong>Max Weber<\/strong> aveva identificato ne \u201c<em>L\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo<\/em>\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_85702\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-85702\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/af085b13d3e24a6fb16fffd289897f33.jpg\" alt=\"L'etica protestante e lo spirito del capitalismo\" width=\"564\" height=\"841\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">\u201cL\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo\u201d: saggio del sociologo ed economista tedesco Max Weber<\/p>\n<\/div>\n<p>La sfrenata passione per i diritti umani, le libert\u00e0 individuali e la cessazione delle ostilit\u00e0 <strong>sono solo apparenti<\/strong>. Riassumendo potremmo affermare che nell\u2019accordo che avevano stabilito, sia la sinistra che l\u2019apparato egemonico si erano ripromessi reciprocamente un cambiamento dei propri valori. <strong>La sinistra \u00e8 cambiata, il capitalismo nemmeno di una virgola<\/strong>. Dunque non possiamo fare altro che ammettere l\u2019evidenza dei fatti: gli Stati Uniti hanno vinto la guerra fredda, <strong>il sistema capitalistico ha trionfato nella lotta egemonica<\/strong> contro il modello proposto dal comunismo sovietico e ha finito per assorbire gli ultimi residui di una sinistra ormai appiattita e alienata. Il capitalismo ha sconfitto Gramsci ubriacando i suoi nipoti con belle ma false speranze, trasformandoli in nient\u2019altro che l\u2019ultimo stato-satellite del capitalismo.<\/p>\n<p>In conclusione, non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 giusto che omaggiare Antonio Gramsci. <strong>\u00c8 sacrosanto<\/strong>. Ma per evitare facili ipocrisie va anche ammesso che non tutti possono permetterselo. Capita ad esempio di ascoltare discorsi e leggere stati su Facebook e Twitter di partiti come <em>Sinistra Italiana<\/em> che ricordano Gramsci ed auspicano una sua riscoperta. Quegli stessi partiti i cui massimi esponenti furono <strong>diretti responsabili, o discendenti politici dei responsabili, del grande tradimento<\/strong> perpetrato nei confronto dello stesso Gramsci e del suo pensiero. La dura verit\u00e0, cari esponenti di Sinistra Italiana e partiti similari, \u00e8 che se davvero Gramsci venisse riscoperto e venisse studiato come si deve, <strong>Voialtri sparireste in un baleno<\/strong>. Sparireste come sparisce la tempesta quando arriva il vento di maestrale, come i topi quando torna il gatto o come Bersani quando si tratta di vincere le elezioni. Lasciate che Gramsci venga celebrato da chi pu\u00f2 farlo con cognizione di causa, da chi pu\u00f2 farlo coerentemente con la sua filosofia. Ma soprattutto, non lo celebrate solo per accaparrarvi pochi voti in pi\u00f9 di qualche anziano elettore della vecchia guardia.<br \/>\nInsomma, gi\u00f9 le mani da Antonio Gramsci!<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/giu-le-mani-da-antonio-gramsci\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/giu-le-mani-da-antonio-gramsci\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Persico) In occasione degli ottant&#8217;anni della morte di Antonio Gramsci non ci si pu\u00f2 esimere dal domandarsi cosa, nel corso degli anni, sia divenuta la sinistra italiana, dove stia andando e cosa ne sia rimasto. Un&#8217;ideologia che ha tradito se stessa sfregiando indelebilmente la lapide commemorativa del filosofo sardo. 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