{"id":30463,"date":"2017-05-04T08:30:36","date_gmt":"2017-05-04T06:30:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30463"},"modified":"2017-05-03T17:50:11","modified_gmt":"2017-05-03T15:50:11","slug":"il-wahabismo-lislam-piu-pericoloso-si-diffonde-ovunque-grazie-ai-dollari-del-petrolio-e-alla-sudditanza-occidentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30463","title":{"rendered":"Il Wahabismo, l\u2019Islam pi\u00f9 pericoloso, si diffonde ovunque grazie ai dollari del petrolio e alla sudditanza occidentale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fulvio Scaglione<em>, <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2017\/05\/03\/wahabiti-lislam-piu-pericoloso-alla-conquista-delleuropa\/34053\/\">Linkiesta<\/a><\/em>)<\/strong><\/p>\n<p>Gli abitanti di Helsinki avevano visto i cortei anti-migranti dei gruppi neo-nazisti. Ora, invece, fanno conti con una protesta nuova, che anche noi dovremmo seguire con attenzione. \u00c8 quella contro il progetto chiamato \u201cCentro Oasi\u201d, che nella periferia industriale della citt\u00e0 vorrebbe far sorgere una moschea capace di accogliere 1.200 fedeli, un centro culturale e una serie di giardini e locali comunitari. Un gigante, considerato che l\u2019intera comunit\u00e0 islamica della Finlandia conta al pi\u00f9 70 mila persone (tra le quali molti somali, turchi e albanesi).<\/p>\n<p>I musulmani non vedono l\u2019ora di arrivare all\u2019Oasi ma il resto del Paese si preoccupa, perch\u00e9 i lavori dovrebbero essere finanziati dal Bahrein e la moschea affidata a predicatori wahabiti. Sulla diffidenza dei finlandesi agiscono due fattori. Il primo \u00e8 il rimorso: nel 2011, appena prima della Primavera che agit\u00f2 il Bahrein con richieste di democrazia soffocate nel sangue, la Finlandia vendette alla famiglia regnante degli Al Khalifa 3,5 milioni di euro di armi leggere, tra cui anche un lotto di fucili da cecchino con relative munizioni.<\/p>\n<p><strong>Rimorso che, a quanto pare, non tocca l\u2019Italia, che ai sauditi continua a fornire un po\u2019 di tutto<\/strong>, come proprio<a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2017\/05\/01\/vergogna-made-in-italy-vendiamo-sempre-piu-armi-a-regimi-sanguinari-e-\/34031\/\"> Linkiesta ha documentato<\/a> nei giorni scorsi. Ma a spingere la mobilitazione anti-moschea (che ha coinvolto politici, religiosi, giornalisti e tanta gente comune) \u00e8 soprattutto il timore che il wahabismo possa infiltrarsi in Finlandia e agire anche l\u00ec come primo e decisivo supporto al fondamentalismo islamico.<\/p>\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni i sauditi avrebbero speso pi\u00f9 di 100 miliardi di dollari per diffondere il wahabismo, attraverso moschee e centri culturali, in una lunga serie di Paesi. L\u2019Urss, nel periodo 1921-1991, avrebbe speso per diffondere il comunismo \u201csolo\u201d 7 miliardi di dollari<\/p>\n<p>Il wahabismo non \u00e8 particolarmente popolare in Bahrein, dove la grande maggioranza della popolazione (circa il 70%) \u00e8 sciita. Ma \u00e8 la corrente di islam a cui aderiscono gli Al Khalifa, legati a filo doppio all\u2019Arabia Saudita dove il wahabismo \u00e8 religione di Stato. Di pi\u00f9: \u00e8 religione di famiglia, perch\u00e9 quasi tre secoli fa la famiglia di Muhammed ibn Abd al-Wahhab (1703-1792), fondatore appunto della corrente, si imparent\u00f2 con quella dei Saud, che avevano offerto aiuto e protezione al religioso messo al bando dalla citt\u00e0 natale di Uyaynah.<br \/>\nDalle sabbie della penisola arabica alle nevi della Finlandia il passo \u00e8 lungo ma non troppo. Dal 1962, cio\u00e8 dall\u2019anno in cui alla Mecca fu fondata la Lega islamica mondiale (dal 1978 accompagnata dalla International Islamic Relief Organization), l\u2019Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo hanno investito somme enormi per diffondere il verbo wahabita, che \u00e8 la base religiosa e ideologica dell\u2019arcipelago radicale che ha generato tutti i grandi gruppi del terrorismo sunnita, da Al Qaeda all\u2019Isis ai talebani.<\/p>\n<p>Secondo Yousaf Butt, direttore del Cultural Intelligence Institute del Michigan (Usa), negli ultimi trent\u2019anni i sauditi avrebbero speso pi\u00f9 di 100 miliardi di dollari per diffondere il wahabismo, attraverso moschee e centri culturali, in una lunga serie di Paesi. Per avere un termine di confronto: secondo le stesse stime, l\u2019Urss, nel periodo 1921-1991, avrebbe speso per diffondere il comunismo \u201csolo\u201d 7 miliardi di dollari. Butt non \u00e8 l\u2019unico a essersi cimentato con certi calcoli. Nel 2006 Patrick Sookdeho, per molti anni direttore dell\u2019Institute for the Study of Islam and Christianity, calcol\u00f2 che il saudita re Fahd, con il proprio patrimonio personale, aveva fatto costruire 2000 scuole islamiche, 202 collegi universitari, 210 centri culturali e 1500 moschee nei cinque continenti. E Fahd, salito al trono nel 1982, gi\u00e0 nel 1995, colpito da un ictus, aveva dovuto cedere i poteri al principe ereditario Abd Allah.<\/p>\n<p><strong>Quello dei sauditi \u00e8 un progetto di dominio globale sull\u2019islam, non di guerra all\u2019Occidente<\/strong>. Per questo sono sempre andati d\u2019accordo prima con il Regno Unito, grande sponsor della nascita dell\u2019odierna Arabia Saudita, e poi con gli Usa, che hanno seguito con grande interesse la strategia di penetrazione del wahabismo in Asia e in Medio Oriente e hanno cercato di sfruttarla.<\/p>\n<div id=\"placement_205696_0\"><\/div>\n<p>Anche il resto d\u2019Europa, Francia e Italia avanti tutti, flirta coi petrodollari.<\/p>\n<p>Ma noi europei dovremmo stare un po\u2019 pi\u00f9 attenti. Intanto perch\u00e9 anche il Regno Unito e gli Usa (dove pi\u00f9 del 10% delle moschee \u00e8 ormai controllato da predicatori wahabiti) hanno infine avuto problemi con la radicalizzazione di una parte dei musulmani locali. Ma anche perch\u00e9 l\u2019interesse degli agenti wahabiti per l\u2019Europa \u00e8 stato s\u00ec altalenante (i maggiori e pi\u00f9 facili progressi, \u00e8 ovvio, il wahabismo li ha fatti nei Paesi poveri o in via di sviluppo) ma profondo.<\/p>\n<p><strong>Gi\u00e0 nel 1967, infatti, il re Baldovino del Belgio concesse all\u2019Arabia Saudita, in cambio di un ricco contratto petrolifero, di far nascere nel cuore di Bruxelles una Grande Moschea <\/strong>che negli anni, grazie ai predicatori wahabiti (nel 2012 Khalid Alabri, reggente della moschea, fu rimosso dopo che il Governo belga aveva contestato i suoi sermoni anti-cristiani e antisemiti), ha contribuito a cambiare la natura dell\u2019islam praticato dagli immigrati, in maggior parte di origine nordafricana, pi\u00f9 tollerante e aperto di quello appunto wahabita.<\/p>\n<p>Poi, come si diceva, il grosso degli sforzi di proselitismo si \u00e8 spostato verso l\u2019Asia e il Medio Oriente. \u00c8 tornato verso Ovest con la seconda guerra di Cecenia (1999-2009, di fatto il primo jihad in un Paese europeo), con gli attentati qaedisti (Parigi, Londra, Madrid) e con la capillare<strong> opera di radicalizzazione delle moschee e di arruolamento dei cosiddetti \u201clupi solitari\u201d a cui assistiamo da anni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Helsinki, con le polemiche sul Centro Oasi, si inserisce in questa filiera.<\/strong> Ci colpisce perch\u00e9 \u00e8 a Nord (ma impressionano anche le dimensioni: la moschea progettata coi soldi del Bahrein sarebbe di poco pi\u00f9 piccola di quella di Sarajevo, che \u00e8 a sua volta la pi\u00f9 grande dei Balcani), e anche perch\u00e9 quanto accade a Est ci lascia indifferenti. A dispetto dei ripetuti allarmi (nel 2015 fu arrestato in Italia un gruppo di kosovari che arruolava combattenti da mandare in Siria; altri tre kosovari, che volevano mettere bombe a Venezia, sono stati arrestati nel marzo 2017), l\u2019opinione pubblica europea pare non rendersi conto di quanto avviene in Kosovo, Albania e Bosnia-Erzegovina, cio\u00e8 sulla soglia di casa.<\/p>\n<p><strong>Nella sola Sarajevo, capitale appunto della Bosnia-Erzegovina, nei primi anni Duemila sono state costruite pi\u00f9 di 100 nuove moschee e oltre 70 centri culturali islamici, <\/strong>sempre con fondi provenienti dalle petromonarchie del Golfo Persico. La predicazione wahabita sta cambiando non solo la natura dell\u2019islam bosniaco ma addirittura la composizione etnico-religiosa dell\u2019intero Paese: il crescente settarismo spinge alla fuga i cattolici, che erano 800 mila prima della guerra, sono 400 mila oggi e, visto il lento ma costante calo, saranno ancor meno domani.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019analoga espansione del wahabismo si registra anche in Albania,<\/strong> dove gi\u00e0 nel 2005 Xhavit Shala, studioso dell\u2019islam balcanico, invitava le autorit\u00e0 a \u201csoffocare il fuoco wahabita\u201d fomentato \u201cdal supporto di certi Paesi del Golfo Persico\u201d. Per non parlare del Kosovo che, sponsorizzato fin dalla nascita dall\u2019Occidente e sede della pi\u00f9 grande base militare americana fuori dai confini Usa (Camp Bondsteel), \u00e8 anche il Paese europeo che ha fornito all\u2019Isis la maggior percentuale di foreign fighters per abitante.<\/p>\n<p><strong>L\u2019indifferenza occidentale all\u2019insidia wahabita \u00e8 stata ben codificata dalle teorie dello \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d e dai loro cascami fallaciani<\/strong>. \u00c8 assai pi\u00f9 comodo, per i circoli al potere, accettare una visione di confronto aggressivo con l\u2019intero islam (anche se \u00e8 una sciocchezza venata di razzismo credere che l\u2019islam sia un mondo indifferenziato e compatto e che i musulmani siano tutti uguali) piuttosto che praticare una distinzione tra chi promuove il terrorismo e chi no. Prendersela con tutti \u00e8 come prendersela con nessuno. E infatti sono un grottesco fallimento tutte le nostre campagne di \u201cesportazione della democrazia\u201d e \u201cguerra al terrorismo\u201d. Prendersela con chi concretamente sponsorizza il radicalismo e il terrorismo implica invece un concreto riassetto delle alleanze e delle pratiche politiche, e magari anche qualche costo, se questi Paesi sponsor sono anche ricchi e disposti a spendere. Intanto il wahabismo avanza. E sentitamente ringrazia.<\/p>\n<p><strong>note: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-il_wahabismo_lislam_pi_pericoloso_si_diffonde_ovunque_grazie_ai_dollari_del_petrolio_e_alla_sudditanza_occidentale\/82_19956\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-il_wahabismo_lislam_pi_pericoloso_si_diffonde_ovunque_grazie_ai_dollari_del_petrolio_e_alla_sudditanza_occidentale\/82_19956\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fulvio Scaglione, Linkiesta) Gli abitanti di Helsinki avevano visto i cortei anti-migranti dei gruppi neo-nazisti. Ora, invece, fanno conti con una protesta nuova, che anche noi dovremmo seguire con attenzione. \u00c8 quella contro il progetto chiamato \u201cCentro Oasi\u201d, che nella periferia industriale della citt\u00e0 vorrebbe far sorgere una moschea capace di accogliere 1.200 fedeli, un centro culturale e una serie di giardini e locali comunitari. 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