{"id":30545,"date":"2017-05-07T13:00:12","date_gmt":"2017-05-07T11:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30545"},"modified":"2017-05-07T13:00:12","modified_gmt":"2017-05-07T11:00:12","slug":"come-si-dividono-macron-e-le-pen-sul-futuro-delleuro-e-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30545","title":{"rendered":"Come si dividono Macron e Le Pen sul futuro dell\u2019euro e dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE.NET<\/strong><\/p>\n<p>Il ballottaggio alle Presidenziali francesi, stando ai sondaggi, vedrebbe favorito <strong>Emmanuel Macron<\/strong> fondatore del movimento <em>En Marche!<\/em> rispetto a <strong>Marine Le Pen<\/strong>, Presidente in congedo del Front National ed a sua volta promotrice del movimento <em>En nome du people<\/em>. Si segna cos\u00ec una cesura indelebile nella storia della Quinta Repubblica: per la prima volta, infatti, nessuno dei due grandi partiti francesi, n\u00e9 i gaullisti ora inquadrati come <em>Les Repubblicanes<\/em> con il candidato <strong>Francois Fillon<\/strong>, n\u00e9 i socialisti guidati da <strong>Benoit Hamon<\/strong>, \u00e8 riuscito a piazzare un suo esponente al secondo turno. Ed \u00e8 stato sottovalutato, nella foga di voler ricostruire un parallelo con le elezioni del 2002, quando si confrontarono <strong>Jacques Chirac<\/strong>, candidato del <em>Rassemblement pour la <\/em>R\u00e9publique, e <strong>Jean-Marie Le Pen<\/strong>, fondatore del Front National e padre di Marine, che anche allora il tema cruciale era rappresentato dalla questione europea. Il ballottaggio, svoltosi il 5 maggio 2002, vide prevale Chirac con l\u201982,2% dei voti, nonostante al primo turno si fosse qualificato con il 19,8%. Eppure, si trattava del Presidente in carica sin dal 1995, che si ricandidava: era colui che aveva deciso le sorti europee insieme al Cancelliere tedesco <strong>Helmut Kohl<\/strong>, dando il via libera alla Riunificazione tedesca in cambio della perdita del marco e della introduzione dell\u2019euro, per cercare di sottrarre l\u2019economia europea allo strapotere della Bundesbank. Su Chirac si riversarono i voti del Fronte Repubblicano, il movimento di opinione creato in funzione antifascista: era un consenso artificioso, come dimostr\u00f2 pochi mesi dopo l\u2019esito del referendum sulla ratifica del Trattato di Maastrich, tenutosi il 20 settembre: fu approvato per meno di un soffio, con il 51,05% dei voti. Molto peggio and\u00f2 nel 2005, quando i cittadini francesi furono chiamati a votare sulla ratifica del Trattato istitutivo della Costituzione europea: i voti contrari prevalsero, con il 54,7%.<\/p>\n<p>Tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen si gioca dunque, ancora una volta, la medesima partita referendaria sull\u2019Europa. Non a caso, infatti, mentre il primo sostiene la necessit\u00e0 di una ancora pi\u00f9 forte integrazione europea, nella prospettiva di una sovranit\u00e0 condivisa, la seconda propone una completa rifondazione delle istituzioni comunitarie per riprendere in mano la sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Lo scontro \u00e8 profondo: sul modello economico e sociale interno e sulle prospettive internazionali, anche geopolitiche, cos\u00ec come \u00e8 avvenuto l\u2019anno scorso sia nel corso delle elezioni americane, che vedevano contrapposti <strong>Hillary Clinton<\/strong> e <strong>Donald Trump<\/strong>, sia nell\u2019ambito del referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nella Unione Europea. Sono stati sconfitti, in entrambi questi casi, i sostenitori del modello di societ\u00e0, dei rapporti tra politica ed economia, e della globalizzazione che hanno contrassegnato la storia recente, a partire dalla caduta del Muro di Berlino e del collasso dell\u2019URSS.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 di peggio, in Francia: a differenza dell\u2019Italia, la sua economia non ha mai provato la rota dell\u2019austerit\u00e0. Tra il 2002 ed il 2004 riusc\u00ec a sforare impunemente, in compagnia della Germania il limite del 3% al deficit pubblico, con una procedura di infrazione aperta nel 2002 e chiusa nel 2008 dopo alterne vicende giurisdizionali. Quella nuova, riaperta nel 2009, \u00e8 ancora in piedi: \u00e8 un record assoluto, che dura da ben quindici anni filati. Se, dunque, l\u2019Italia anela senza successo ad un minimo di flessibilit\u00e0 di bilancio rispetto alle regole del Fiscal Compact, ed ha accumulato negli anni attivi da record sia col saldo primario del bilancio pubblico, sia con l\u2019attivo delle partite correnti, la Francia soffre per la bassa crescita, la disoccupazione e la desertificazione industriale, nonostante il forte sostegno del deficit ed il passivo della bilancia con l\u2019estero. Il problema sta, quindi, nel modello di competizione economica, compreso quello interno della Unione Europea, che secondo la Le Pen sarebbe basato sul dumping salariale, fiscale, sociale ed ambientale. Mentre Macron sostiene che la Francia debba riconquistare spazio all\u2019interno di questo sistema, Le Pen lo contesta radicalmente. La questione dell\u2019euro si pone, quindi, solo come un \u201cdi cui\u201d rispetto ad una profonda revisione dei Trattati europei ed alla collocazione della Francia nel contesto delle alleanze internazionali. Macron, al contrario, sostiene che la Francia soffre perch\u00e9 non si \u00e8 mai adattata al nuovo contesto storico, che impone flessibilit\u00e0 del lavoro, maggiore competitivit\u00e0 e minori diritti sociali.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un ulteriore elemento di instabilit\u00e0, in prospettiva: a giugno, sempre in Francia, si voter\u00e0 per le legislative, e con un meccanismo elettorale a doppio turno che \u00e8 funzionale a far convergere le posizioni al centro, dopo aver tagliato le ali. Se Emmanuel Macron dovesse essere eletto, visto che non ha un partito strutturato alle spalle e considerata la crisi dei gaullisti e dei socialisti, rischia di trovarsi senza maggioranza. La destra di Marine Le Pen e la sinistra di <strong>Jean-Luc M\u00e9lenchon<\/strong>, anche lui alla guida di un nuovo movimento politico, <a href=\"https:\/\/www.google.it\/search?hl=en&amp;rlz=1I7ADRA_it&amp;q=Unsubmissive+France&amp;stick=H4sIAAAAAAAAAOPgE-LSz9U3MKmqyrW0VOLVT9c3NEw2LcrNyKjK1tLKKLfST87PyUlNLsnMz9MvyM_JLMlMzkzMK7aCshNzFAoSi0oqAYuG4oFJAAAA&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwivguLLydjTAhWGuRQKHUSTA4kQmxMIqwEoATAS\"><em>La France insoumise<\/em><\/a>, si presenterebbero invece con il vento in poppa. La variet\u00e0 dei collegi, caratterizzati da situazioni economiche e sociali completamente diverse, porterebbe ad una rappresentanza politica estremamente eterogenea e disarticolata. Molto difficilmente, quindi, una Presidenza Macron potrebbe contare su quella maggioranza coesa che gli servirebbe per far accettare alla Francia le profonda riforme strutturali che lui stesso, da Ministro dell\u2019economia di <strong>Francois Hollande<\/strong>, non era riuscito neppure a proporre. Eppure, il governo di cui era membro poteva contare su una forte maggioranza parlamentare, con ben 311 deputati contro i 229 delle opposizioni.<\/p>\n<p>La crisi economica e finanziaria globale, che stiamo attraversando da ormai un decennio, \u00e8 stata gestita come se si trattasse di un evento congiunturale da correggere, e non della fine di un lungo ciclo storico, che potr\u00e0 trascinarsi per qualche anno ancora. In Grecia, in Spagna, in Italia, al Parlamento europeo, le famiglie politiche nate dal Dopoguerra hanno perso consistenti quote di rappresentanza: il solidarismo politico, cattolico e socialista, sono spazzati via, mentre lo Stato sociale \u00e8 considerato un reperto giurassico. Syriza ed Alba dorata in Grecia, Podemos e Ciudadanos in Spagna, i partiti indipendentisti come l\u2019Ukip e l\u2019SNP in Gran Bretagna e Scozia, la fine del bipolarismo in Italia, la sconfitta cocente dei candidati dei partiti francesi storici, sono tutte forme del medesimo processo di dissoluzione.<\/p>\n<p>La Francia \u00e8 divisa radicalmente, a met\u00e0, come gi\u00e0 avvenne con i referendum sull\u2019integrazione europea del 2002 e del 2005: tra chi \u00e8 convinto, o spera, che si possa ancora recuperare spazio di benessere nel contesto di competizione globale, rafforzando l\u2019UE, e chi ritiene che si debba voltare pagina. C\u2019\u00e8 solo da vedere, ancora una volta, dove si fermer\u00e0 la pallina della Storia: <em>les jeux sont faits<\/em>.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/formiche.net\/2017\/05\/07\/macron-le-pen-europa\/\">http:\/\/formiche.net\/2017\/05\/07\/macron-le-pen-europa\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE.NET Il ballottaggio alle Presidenziali francesi, stando ai sondaggi, vedrebbe favorito Emmanuel Macron fondatore del movimento En Marche! rispetto a Marine Le Pen, Presidente in congedo del Front National ed a sua volta promotrice del movimento En nome du people. 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