{"id":30618,"date":"2017-05-09T12:09:51","date_gmt":"2017-05-09T10:09:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30618"},"modified":"2017-05-09T12:09:51","modified_gmt":"2017-05-09T10:09:51","slug":"cinque-anni-dopo-macron-e-gli-squilibri-francesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30618","title":{"rendered":"Cinque anni dopo: Macron e gli squilibri francesi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALBERTO BAGNAI<\/strong><\/p>\n<p>A distanza di cinque anni, <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2012\/05\/quod-erat-demonstrandum-10-che.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">potrei riscrivervi lo stesso post<\/a>: stesso sospiro di sollievo, stessa esultanza dei piddini, stessa retorica dell'&#8221;adesso si cambia sul serio&#8221;&#8230; Non lo scrivo perch\u00e9 questa volta lo ha fatto Marcello Foa (<a href=\"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/foa\/2017\/05\/07\/macron-presidente-non-illudetevi-sara-un-nuovo-hollande\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>), e non credo ci sia moltissimo da aggiungere alla sua analisi.<\/p>\n<p>Vi ricordo che dopo la &#8220;svolta&#8221; di Hollande, da noi prontamente inquadrata come fasulla, all&#8217;Economist occorsero sei mesi per capire che aria tirava (<a href=\"http:\/\/www.businessinsider.com\/the-economist-cover-france-baguettes-2012-11?IR=T\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la famosa copertina<\/a>), e due anni dopo erano tutti d&#8217;accordo con noi: il compagno Hollande l&#8217;Europa non l&#8217;aveva cambiata (<a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2014\/01\/qed-n-27-what-france-yes-france.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ci facemmo un altro QED, il 27\u00b0<\/a>). \u00c8 un po&#8217; desolante constatare quanto sia vero che la storia insegna ma non ha allievi. Di lezioni, da quanto \u00e8 successo, se ne potrebbero trarre molte. L&#8217;elemento pi\u00f9 interessante dal punto di vista politico \u00e8 il suicidio della Le Pen in diretta televisiva nel corso del secondo dibattito. Io non so che dibattito abbiano visto molti di voi. Io ho visto quello in francese, nel quale fin dalle prime battute la Le Pen ha percorso una strada chiaramente inefficace. Non ho idea del perch\u00e9 l&#8217;abbia fatto. Temo per\u00f2 che la risposta sia sempre la solita: fare l&#8217;opposizione al proprio governo nazionale \u00e8 un mestiere molto pi\u00f9 comodo che non opporsi allo <i>Zeitgeist<\/i>. Sicuramente ha giocato un ruolo la scarsa preparazione nel campo determinante per orientare il voto (o la scarsa volont\u00e0 di entrarci, magari determinata da una errata percezione delle priorit\u00e0). <a href=\"http:\/\/www.asimmetrie.org\/opinions\/chi-vota-per-marine-le-pen\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">L&#8217;analisi di Ag\u00e9nor sul blog di a\/simmetrie<\/a> mostra che le determinanti socioeconomiche erano state fondamentali al primo turno (e tali si poteva presumere che restassero al secondo). L&#8217;incapacit\u00e0 della Le Pen di spiegare cosa volesse effettivamente fare dell&#8217;euro, la sua incredibile inefficacia di approfittare delle tante palle &#8220;alzate&#8221; da Macron (quando questi ha ammesso l&#8217;esistenza di disoccupazione di massa, ci voleva tanto a chiarire che questa \u00e8 funzionale al progetto europeo?), hanno determinato un risultato peggiore del prevedibile.<\/p>\n<p>Riusciranno i nostri leader, di qualsiasi colore, a capire che quello economico non \u00e8 un tema residuale? Anche in Italia abbiamo <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2016\/12\/i-perche-del-no-in-dissenso-da-illy.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">evidenze analoghe a quelle raccolte da Ag\u00e9nor<\/a>. Riusciranno a capire che dall&#8217;estero non arriver\u00e0 la cavalleria a salvarli, ma, <a href=\"http:\/\/icebergfinanza.finanza.com\/2016\/10\/21\/usa-la-bolla-immobiliare-che-verra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">come ci ammonisce regolarmente Andrea Mazzalai<\/a>, una nuova crisi alla quale, in queste condizioni, saremo costretti a rispondere con altri cinque punti di disoccupazione in pi\u00f9? Indipendentemente da questo, riusciranno a capire che le divergenze fra paesi membri e dentro i paesi membri sono destinate comunque a crescere, rendendo al tempo stesso pi\u00f9 costosa (e quindi meno proponibile e sostenibile politicamente) un&#8217;Europa federale, e pi\u00f9 probabile una disgregazione violenta, quando la polarizzazione dei redditi diventer\u00e0 a sua volta politicamente insostenibile?<\/p>\n<p>Quello che qui non si pu\u00f2 dire, Dani Rodrik a Harvard pu\u00f2 permettersi di dirlo: &#8220;<a href=\"https:\/\/scholar.google.it\/scholar?cluster=13132804488369725848&amp;hl=it&amp;as_sdt=0,5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Gli economisti sanno da tempo che un tasso di cambio gestito male pu\u00f2 essere disastroso per la crescita economica<\/a>&#8220;. Il suo contributo, suo di lui, di Rodrik, sarebbe quello di dimostrare che non solo un cambio sopravvalutato deprime la crescita, ma (udite, udite!) un cambio sottovalutato la stimola! Che novit\u00e0! Qual \u00e8 la conseguenza pratica, qui e ora, di questo brillante risultato teorico dimostrato utilizzando dati dell&#8217;universo mondo? Semplice! Siccome la moneta unica ha, per definizione, un valore intermedio fra quello delle economie pi\u00f9 forti e di quelle pi\u00f9 deboli, essa \u00e8 debole per le forti (stimolandone la crescita) e forte per le deboli (ostacolandone la crescita). Questo ci spiegano i migliori ad Harvard: che la tendenza alla disgregazione reale dell&#8217;Eurozona, cio\u00e8 alla divergenza delle sue economie (le migliori staranno meglio e le peggiori peggio), \u00e8 oggettiva, e che non c&#8217;\u00e8 nulla che possa renderla politicamente sostenibile, tranne la volont\u00e0 dei paesi deboli di assoggettarsi in qualit\u00e0 di colonie alla potenza egemone (come \u00e8 successo alla Grecia).<\/p>\n<p>Questo esito \u00e8 politicamente proponibile? In particolare, agli USA far\u00e0 comodo confrontarsi con un IV Reich?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2017\/03\/why-do-us-need-to-get-rid-of-euro.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Io ho posto la domanda<\/a>, e non sta a me dare la risposta. Lasciamone parlare i politologi. &#8220;A me col dolcificante, grazie!&#8221;.<\/p>\n<p>Quanto a noi, vorrei solo riportare qui, brevemente, un cruscotto della situazione macroeconomica francese, per valutare se le tensioni che Macron si trova a dover gestire sono di un ordine di grandezza analogo a quelle che Hollande fronteggiava.<\/p>\n<p>Che Francia eredita Macron da Hollande?<\/p>\n<p>Partiamo dal solito grafico, quello dei saldi settoriali (spiegato mille volte a partire da <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2012\/02\/premiata-armeria-hellas-saldi-di-fine_19.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>), che nel caso francese avevamo considerato <a href=\"https:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2014\/01\/qed-n-27-what-france-yes-france.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a> e <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2015\/09\/qed-58-la-francia-la-lezione-del-giorno.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a> (il secondo link \u00e8 utile perch\u00e9 d\u00e0 una presentazione succinta dello strumento e delle fonti dei dati). All&#8217;epoca dell&#8217;elezione di Hollande (maggio 2012) la situazione era abbastanza maiala (ma non nel senso di <i>majalis<\/i>), come ricorderete. Vi fornisco qui il grafico dei saldi settoriali tratto dalla versione aprile 2012 del WEO, con le previsioni a cinque anni (cio\u00e8 ad oggi):<\/p>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/4.bp.blogspot.com\/-YcggMxewS2k\/WRAfxIgGLAI\/AAAAAAAAGGU\/vC_H_nGHlHQi6zguVWP3BnYzQw3-mUD0ACLcB\/s1600\/Macon_01.JPG\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/4.bp.blogspot.com\/-YcggMxewS2k\/WRAfxIgGLAI\/AAAAAAAAGGU\/vC_H_nGHlHQi6zguVWP3BnYzQw3-mUD0ACLcB\/s400\/Macon_01.JPG\" width=\"400\" height=\"262\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>Che capolavoro di <i>wishful thinking<\/i>! Per il Fmi, Hollande, facendo cambiare verso all&#8217;Europa, nel suo mandato avrebbe riportato tutti i saldi settoriali all&#8217;equilibrio: una correzione di circa 4 punti di Pil avrebbe riportato in equilibrio il deficit pubblico (risparmio netto negativo del settore pubblico, la linea arancione), mentre il risparmio netto del settore privato sarebbe anche lui diminuito (per effetto, si suppone, di una ripresa dei consumi e degli investimenti: \u00e8 la linea blu), con una correzione di circa -2.5 punti di Pil, e cos\u00ec, essendo i settori interni in equilibrio finanziario, la Francia avrebbe smesso di importare capitali (la linea verde sarebbe scesa verso lo zero, con una correzione di -1.5 punti di Pil).<\/p>\n<p>I dati di oggi ci dicono che le cose non sono andate esattamente cos\u00ec. Prima di riproporvi il grafico a oggi (con il disegnino di quello che ci aspetta nel futuro) confronto con voi le correzioni dei saldi che il Fmi si attendeva nel 2012, con quelle che ci riporta nel 2017.<\/p>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-z-X3sab5hgs\/WRAjrT0bIII\/AAAAAAAAGGg\/9BK2WsN6_kYtvi0y6SR4Vkmj9s3oTIsHwCLcB\/s1600\/Macon_02.JPG\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-z-X3sab5hgs\/WRAjrT0bIII\/AAAAAAAAGGg\/9BK2WsN6_kYtvi0y6SR4Vkmj9s3oTIsHwCLcB\/s400\/Macon_02.JPG\" width=\"400\" height=\"256\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>La correzione del saldo pubblico \u00e8 stata meno della met\u00e0 di quella attesa, e la correzione del saldo estero pressoch\u00e9 inesistente, il che significa che la Francia continua a essere una importatrice netta di capitali dall&#8217;estero.<\/p>\n<p>Ma naturalmente cosa si aspetta il Fmi dal quinquennato di Macron? Questo:<\/p>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/4.bp.blogspot.com\/-GKikRd28CBo\/WRAkRSbkS-I\/AAAAAAAAGGo\/HDqaulzNa5Y7GgTaW7cxEm0n0oqprn42wCLcB\/s1600\/Macon_03.JPG\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/4.bp.blogspot.com\/-GKikRd28CBo\/WRAkRSbkS-I\/AAAAAAAAGGo\/HDqaulzNa5Y7GgTaW7cxEm0n0oqprn42wCLcB\/s400\/Macon_03.JPG\" width=\"400\" height=\"263\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>Ne traiamo due conclusioni. La prima \u00e8 che lavorare al Fmi \u00e8 una pacchia (soprattutto considerando che non \u00e8 chiaro dove si paghino le tasse): quando devi fare una previsione, tiri una linea che va da dove sei arrivato allo zero, e fine l\u00ec! Altro che stimare equazioni, modelli, rompersi il capo sugli scenari politici&#8230;<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 quella del grafico precedente: Hollande ha lasciato la Francia (e in particolare il suo saldo estero) pi\u00f9 o meno dove l&#8217;ha trovata. Non poteva fare diversamente, d&#8217;altra parte: le tendenze sono oggettive. Senza riallineamento del cambio, la competitivit\u00e0 non migliora: e in assenza di miglioramento della competitivit\u00e0, la domanda estera manca, e bisogna supplire con l&#8217;altra fonte di domanda autonoma, il deficit pubblico. I due studi pi\u00f9 recenti sul tema, quello di El-Shagi et al. (2016), che abbiamo visto <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2016\/08\/i-disallineamenti-delleuro.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>, e quello di Durand e Villemot (2016), che trovate <a href=\"http:\/\/www.ofce.sciences-po.fr\/pdf\/dtravail\/WP2016-31.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>, stimano che l&#8217;euro per la Francia sia sopravvalutato dal 3.6% all&#8217;11% (a seconda dei metodi di calcolo). In entrambi i casi, pi\u00f9 di quanto non lo sia per l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Naturalmente se accennate questa cosa agli esperti che frequentano certi blog, la risposta sar\u00e0 una scrollata di spalle. &#8220;Ma come!&#8221; vi diranno: &#8220;Non vedete che i REER sono perfettamente allineati?&#8221; E vi mostreranno un grafico di questo tipo:<\/p>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-mYr_mH5-ch4\/WRArydZ3vWI\/AAAAAAAAGG4\/7p4OMdUUeaw8USu-WR7onr_utZm_5LUVgCLcB\/s1600\/Macon_04.JPG\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-mYr_mH5-ch4\/WRArydZ3vWI\/AAAAAAAAGG4\/7p4OMdUUeaw8USu-WR7onr_utZm_5LUVgCLcB\/s400\/Macon_04.JPG\" width=\"400\" height=\"308\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>nel quale gli errori principali sono tre. Il primo \u00e8 che non ha senso includere lo zero nell&#8217;asse delle ordinate, perch\u00e9 in questo modo si &#8220;schiaccia&#8221; la dinamica delle variabili, che \u00e8 esattamente quello che un indice deve mostrare. Il secondo \u00e8 che la scelta della base crea una illusione ottica: se come base di un indice si prende l&#8217;ultimo anno del campione (o un anno vicino alla fine del campione), gli indici per forza di cose appariranno convergenti verso il valore 100 che arbitrariamente si d\u00e0 loro nell&#8217;anno base (e che ovviamente non \u00e8 &#8211; essendo arbitrario &#8211; un valore di &#8220;equilibrio&#8221;).<\/p>\n<p>Basta per\u00f2 cambiare base (prendendola all&#8217;inizio del campione), e le cose si presentano in modo lievemente diverso:<\/p>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/3.bp.blogspot.com\/-Y8pDMJ3V9Xg\/WRAtD89waSI\/AAAAAAAAGHE\/ddSOV-Xjnp8oqmlqec0y-MO4Zo3KiOaXgCLcB\/s1600\/Macon_05.JPG\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/3.bp.blogspot.com\/-Y8pDMJ3V9Xg\/WRAtD89waSI\/AAAAAAAAGHE\/ddSOV-Xjnp8oqmlqec0y-MO4Zo3KiOaXgCLcB\/s400\/Macon_05.JPG\" width=\"400\" height=\"312\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>Qui risulta una persistente divergenza fra tassi di cambio effettivi reali, che vede quello italiano apprezzato rispetto a quello medio dell&#8217;Eurozona (RBXM), e quello tedesco deprezzato rispetto alla media e rispetto alla Francia, che nel quinquennato di Hollande non riesce a raggiungere (verso il basso) il proprio fratello coltello (la Germania). Nota che in entrambi i casi i dati dicono la stessa cosa: che dal 1994 al 2017 il cambio effettivo reale francese si \u00e8 deprezzato del 14% e quello tedesco del 17% (cio\u00e8 di pi\u00f9). Tuttavia la prima presentazione dei dati \u00e8 involontariamente disonesta perch\u00e9 mira a suggerire una convergenza verso l&#8217;equilibrio che nel caso in questione \u00e8 un mero artefatto grafico: non esiste infatti alcun motivo per il quale 100 possa essere considerato un valore di equilibrio (la disonest\u00e0 \u00e8 certamente involontaria perch\u00e9, come i fatti dimostrano, normalmente chi parla di REER non sa di cosa stia parlando, non ha una preparazione specifica in economia, non ha esperienza di ricerca in economia internazionale, non ha idea di come funzionino i numeri indici e ignora in generale i rudimenti della statistica economica: quindi non pu\u00f2 nemmeno essere disonesto, lui, mentre eventualmente si pu\u00f2 pensare che ci sia un po&#8217; di slealt\u00e0 intellettuale in chi gli d\u00e0 un pulpito: ma questo \u00e8 il mercato, che, come sapete, nel lungo periodo sa curare le sue storture!)<\/p>\n<p>Il terzo motivo per il quale il grafico degli esperti da bar in realt\u00e0 dice poco \u00e8 che se si parla di tensioni interne all&#8217;Eurozona non ha molto senso osservare il REER (<i>real effective exchange rate<\/i>), dato che questo esprime la competitivit\u00e0 del paese rispetto a <i>tutti<\/i> i partner commerciali, e quindi risente anche di eventi &#8220;esterni&#8221; all&#8217;Eurozona, come la svalutazione dell&#8217;euro rispetto al dollaro (che non altera il rapporto valutario fra Francia e Germania). Sarebbe pi\u00f9 utile osservare un RER bilaterale fra Francia e Germania (dove, appunto, manca la <i>e<\/i> di <i>effective<\/i>, perch\u00e9 quello che ci interessa non \u00e8 l&#8217;effettivo &#8211; <i>erga omnes<\/i> &#8211; ma il bilaterale).<\/p>\n<p>Dati disponibili non ce ne sono, ma un&#8217;idea la si pu\u00f2 ricavare rapidamente in due modi. Il primo \u00e8 prendere il rapporto fra i cambi effettivi. Dato che il REER francese \u00e8 Pf\/Pw (prezzi Francia su prezzi mondo) e il tedesco \u00e8 Pg\/Pw (prezzi Germania su prezzi mondo), prendendo il rapporto di queste due grandezze Pw si semplifica e restiamo con Pf\/Pg (i limiti di questo approccio ve li dico dopo). Se operiamo cos\u00ec, otteniamo un grafico di questo tipo:<\/p>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-MaXVZ1CZBUM\/WRAxetUwxoI\/AAAAAAAAGHQ\/i9zna20aC-0qYSF9YpdCIEp-GxyG-HLQwCLcB\/s1600\/Macon_06.JPG\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-MaXVZ1CZBUM\/WRAxetUwxoI\/AAAAAAAAGHQ\/i9zna20aC-0qYSF9YpdCIEp-GxyG-HLQwCLcB\/s400\/Macon_06.JPG\" width=\"400\" height=\"280\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>ed emerge chiara la tendenza &#8220;rivalutazionista&#8221; (per usare il termine introdotto nel dibattito da un brillante <i>civil servant<\/i>) della Francia, cio\u00e8 la sua progressiva perdita di competitivit\u00e0 rispetto alla Germania. Questa tendenza si interrompe nel 2012, in effetti (quindi Hollande qualcosa ha fatto: e in effetti in caso contrario non sarebbe stato tanto detestato!), ma probabilmente non abbastanza. Va anche detto che questo modo di calcolare il RER bilaterale ha qualche difettuccio. Ad esempio, siccome i REER sono calcolati in base ai prezzi al consumo, confondono prezzi di beni <i>tradable<\/i> (le automobili) e <i>non tradable<\/i> (il parrucchiere). In Germania i servizi (<i>non tradable<\/i>)<i> <\/i>hanno una produttivit\u00e0 deplorevole, <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2013\/02\/bdsm-il-meraviglioso-mondo-di.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">come qui sappiamo da tempo<\/a>, quindi questo tipo di analisi rischia di far sembrare la Francia relativamente pi\u00f9 competitiva di quanto non sia (cio\u00e8 di sottostimare la sua perdita di competitivit\u00e0, sottostimando la competitivit\u00e0 tedesca). Inoltre, per la Francia la Germania \u00e8 un importante pezzo del &#8220;mondo&#8221; (e viceversa), per cui la semplificazione che vi ho proposto in realt\u00e0 \u00e8 un po&#8217; grossolana.<\/p>\n<p>Forse si pu\u00f2 fare di meglio rapportando gli indici dei deflatori delle esportazioni di Francia e Germania. In questo modo si rapportano direttamente i prezzi che i due paesi praticano sui mercati esteri. Li possiamo ricavare dai <a href=\"http:\/\/data.worldbank.org\/data-catalog\/world-development-indicators\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>World Development Indicators<\/i><\/a> (nota tecnica: ho rapportato export in dollari correnti a export in dollari 2010 e poi preso il rapporto di questi due deflatori impliciti). In questo caso la storia si presenta cos\u00ec:<\/p>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-ObWTdu0PneA\/WRAzthj1OQI\/AAAAAAAAGHc\/Aw2wL92Nx8oAaYtcs0EeYHTN4FIJXx0owCLcB\/s1600\/Macon_07.JPG\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-ObWTdu0PneA\/WRAzthj1OQI\/AAAAAAAAGHc\/Aw2wL92Nx8oAaYtcs0EeYHTN4FIJXx0owCLcB\/s400\/Macon_07.JPG\" width=\"400\" height=\"268\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>Misurandolo meglio il quadro non cambia molto. Appare molto pi\u00f9 evidente per\u00f2 da quando (e quindi perch\u00e9) la Francia ha perso competitivit\u00e0. L&#8217;indice si impenna (cio\u00e8 la competitivit\u00e0 si deteriora) a partire dal 2003, cio\u00e8 in buona sostanza, dall&#8217;entrata in vigore delle riforme Hartz, delle quali una volta solo noi sottolineavamo il potenziale distruttivo per gli equilibri europei (<a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2012\/03\/cosa-sapete-della-slealta.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>), mentre oggi ci assistono nel compito <a href=\"http:\/\/voxeu.org\/article\/german-wage-moderation-and-ez-crisis\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">perfino gli esperti della Merkel<\/a>! Anche qui si vede una correzione verso la fine, ma \u00e8 difficile dire se si tratti o meno di una vera inversione di tendenza (i dati WDI disponibili arrivano solo fino al 2015).<\/p>\n<p>Il problema di competitivit\u00e0 quindi esiste: lo mette in evidenza la letteratura scientifica, che pu\u00f2 stimare il cambio di equilibrio analizzando i fondamentali, ma lo si intuisce anche da un&#8217;analisi informale dei dati, secondo la quale lo scarto fra cambio reale francese e tedesco si \u00e8 allargato dalle riforme tedesche in poi. Se questa \u00e8 la causa, quale potr\u00e0 essere la cura? In teoria, sarebbe quella che propone Macron: riformare di pi\u00f9 anche il mercato del lavoro francese.<\/p>\n<p>Esorterei per\u00f2 tutti quelli che si stanno <a href=\"http:\/\/www.06blog.it\/post\/11043\/romanorum-il-romano-spiegato-ai-romani-ariconzolasse-co-lajetto\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">riconzolando co l&#8217;ajetto<\/a> della <i>Schadenfreude<\/i> a non farsi troppe illusioni. Macron difficilmente far\u00e0 un bagno di sangue. Credo che abbia ragione il mio coautore francese preferito. Siamo in una pentola a pressione, e ora qualcuno ha aperto la valvola. Il vapore esce perch\u00e9 il cuoco tedesco non vuole saltare per aria. Prima della Brexit una Le Pen al secondo turno sarebbe stata salutata dal panico sui mercati. Dopo la Brexit il potere \u00e8 diventato pi\u00f9 furbo di cos\u00ec: evita di provocare un elettorato che ha imparato a ribellarsi (e che quindi viene vilipeso come ignorante e populista da Mariucce Antoniette di varia estrazione e professione).<\/p>\n<p>La mia valutazione, a oggi, non pu\u00f2 che essere quella della scienza economica: le tendenze alla disgregazione sono l\u00ec, oggettive, e continuano a agire. Ma contare sul fatto che Macron dia una mano ad accelerarle potrebbe rivelarsi un errore. In altre parole, penso che, esattamente come nel precedente giro di valzer, occorreranno sei mesi all&#8217;Economist per capire che c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va, e due anni al resto del mondo per prenderne atto.<\/p>\n<p>L&#8217;unico elemento che potrebbe cambiare le carte in tavola (in un modo che personalmente non so valutare) sono le elezioni parlamentari (come ammonisce da tempo Mazzalai). Hollande poteva contare su una maggioranza parlamentare. Macron deve in qualche modo inventarsela, e fronteggia un&#8217;opposizione che almeno sulla carta dovrebbe essere agguerrita (nonostante il risultato molto meno brillante del previsto). Ma avere la mano meno libera nel redigere i compiti a casa \u00e8, almeno in prima battuta, una cosa che ostacola, anzich\u00e9 accelerare, l&#8217;acquisizione da parte dell&#8217;elettorato francese di una consapevolezza profonda su quale sia la condizione oggettiva della Francia e su cosa sarebbe necessario per ovviare a questa deprimente situazione.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 che dire: l&#8217;anno \u00e8 nato interessante, e interessante resta&#8230; purtroppo!<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2017\/05\/cinque-anni-dopo-macron-e-gli-squilibri.html\">http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2017\/05\/cinque-anni-dopo-macron-e-gli-squilibri.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALBERTO BAGNAI A distanza di cinque anni, potrei riscrivervi lo stesso post: stesso sospiro di sollievo, stessa esultanza dei piddini, stessa retorica dell&#8217;&#8221;adesso si cambia sul serio&#8221;&#8230; Non lo scrivo perch\u00e9 questa volta lo ha fatto Marcello Foa (qui), e non credo ci sia moltissimo da aggiungere alla sua analisi. Vi ricordo che dopo la &#8220;svolta&#8221; di Hollande, da noi prontamente inquadrata come fasulla, all&#8217;Economist occorsero sei mesi per capire che aria tirava (la&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17244,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/o-ALBERTO-BAGNAI-facebook.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7XQ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30618"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30618"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30618\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30619,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30618\/revisions\/30619"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30618"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30618"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}