{"id":30636,"date":"2017-05-10T11:26:28","date_gmt":"2017-05-10T09:26:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30636"},"modified":"2017-05-10T00:41:21","modified_gmt":"2017-05-09T22:41:21","slug":"ne-da-destra-ne-da-sinistra-riflessioni-dopo-leliseo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30636","title":{"rendered":"N\u00e9 da destra n\u00e9 da sinistra. Riflessioni dopo l\u2019Eliseo"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">di <strong>MIMMO PORCARO<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">1. <u>Mezzi fascisti e falsi antifascisti<\/u><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In Francia \u00e8 andata come doveva andare, secondo i pronostici e soprattutto secondo la logica. La trappola dell\u2019antifascismo in assenza di fascismo \u00e8 scattata alla perfezione e, anche se non \u00e8 stata questa la causa principale della vittoria di Macron, \u00e8 comunque il caso di parlarne, non foss\u2019altro per le castronerie che si sono udite, al proposito, anche da questa parte delle Alpi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Va ricordato, prima di tutto, che l\u2019europeismo padronale di cui Macron \u00e8 al momento l\u2019eroe riconosciuto, ha da tempo messo in atto con efficacia una precisa strategia di dissoluzione <i>de iure<\/i> e <i>de facto<\/i> delle Costituzioni antifasciste, lavoriste e semi-socialiste che vigevano prima della sublime invenzione della \u201c<i>governance<\/i> multilivello\u201d dell\u2019Ue. Tale europeismo ha consapevolmente dissolto la sostanza e la forma della democrazia parlamentare sia togliendo potere ai parlamenti nazionali sia traslando questo potere ad organismi non-parlamentari posti scientemente \u201cal riparo dal processo elettorale\u201d. Ha usato ed usa volutamente, come efficace sostituto del terrore politico, la sottooccupazione, la spirale del debito, l\u2019assalto speculativo in risposta alle decisioni politiche sgradite, in una parola il <i>terrore economico<\/i>. Che gli autori di questo coacervo di politiche antidemocratiche possano essere visti come antagonisti del fascismo \u00e8 cosa che la dice lunga sulla presunta \u201ccultura\u201d dell\u2019elettore \u201ccolto\u201d che pi\u00f9 di altri ha fatto proprio l\u2019appello all\u2019<i>Union Sacr\u00e9e<\/i>: e non perch\u00e9, come pure con qualche ragione si dice, questo \u201cantifascismo\u201d non potr\u00e0 che aprire le porte al fascismo vero, ma piuttosto perch\u00e9 questo \u201cantifascismo\u201d \u00e8, oggi, il miglior <i>sostituto funzionale<\/i> del fascismo stesso, in quanto dissolve l\u2019autonomia delle classi lavoratrici, pone lo stato sotto il comando del grande capitale, sottomette l\u2019intera societ\u00e0 ad una discipline ferrea, e lo fa ricorrendo non al manganello ma soprattutto a quella che Marx chiamava la \u201csilenziosa coazione dei rapporti economici\u201d. Che poi tanto silenziosa non \u00e8, dato il frastuono mediatico che sempre l\u2019accompagna, ma senz\u2019altro non \u00e8 l\u2019esercizio di una <i>visibile violenza politica<\/i>. Ed oltre ad imporre sotto il manto delle esigenze di mercato quegli interessi di classe che il fascismo impose sotto il manto del nazionalismo, l\u2019\u201dantifascismo\u201d europeista (in particolare quello francese) esercita la stessa violenza imperialista del fascismo storico, gabellandola per missione umanitaria ed universalista. E\u2019 proprio il caso di \u201cfar fronte\u201d con gente del genere? E contro chi, poi?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E infatti: se questo \u00e8 l\u2019antifascismo, il fascismo dov\u2019\u00e8? Semplicemente <i>non c\u2019\u00e8<\/i>: potrebbe esserci domani o dopo, ma al momento <i>non c\u2019\u00e8<\/i>, e riconoscere questa semplice verit\u00e0 non significa abbassare le armi, ma difendersi con maggior efficacia da un ricatto frontista che, altrimenti, sarebbe sempre vincente, giacch\u00e9 <i>tutto<\/i> \u00e8 <i>sempre<\/i> meglio del fascismo. Il Front National, la Lega e partiti consimili non sono partiti fascisti perch\u00e9 ad essi per ora manca: 1) una <i>milizia<\/i> attiva, espressione di corpose dinamiche sociali (di tipo, per intenderci, \u201ccombattentistico\u201d) strategicamente orientata alla distruzione delle organizzazioni dei lavoratori; 2) un deciso progetto di eversione delle strutture istituzionali e politiche della democrazia; 3) rapporti stretti e preferenziali con gli alti vertici degli apparati di stato in funzione del suddetto progetto e, soprattutto, 4) <i>l\u2019appoggio aperto della frazione dominante del capitale<\/i>, ossia l\u2019elemento che realmente diede il <i>via libera<\/i> a Mussolini e ad Hitler. E se domani un tale appoggio dovesse venire servirebbe probabilmente pi\u00f9 a smussare il protezionismo dei \u201cfascisti\u201d che a limitare il globalismo dei padroni. Quanto sopra non vuole per\u00f2 legittimare l\u2019idea, che pure ogni tanto viene sostenuta o accennata, che in fondo Le Pen e Salvini sono \u201cun po\u2019 di sinistra\u201d, o comunque \u201cpi\u00f9 di sinistra\u201d dei vari Renzi, D\u2019Alema, Bersani e via elencando. Chi in un modo chi nell\u2019altro, tutti sembriamo dimenticare o non aver mai compreso che cosa \u00e8 veramente un partito o movimento di destra protezionista e autoritaria (abbia esso tratti pienamente fascisti o meno). Si tratta dell\u2019organismo politico della frazione pi\u00f9 debole del capitale, una frazione che ha come unica garanzia di sopravvivenza una pi\u00f9 piena condivisione del potere di stato (e, in certi casi, il monopolio di quel potere) e che per raggiungere questo scopo \u00e8 disposta a far proprie, strumentalmente, <i>tutte<\/i> le possibili parole d\u2019ordine, anche perch\u00e9 deve assolutamente tentare di conquistare un numero rilevante di elettori popolari inserendo nel proprio programma provvedimenti di protezione del lavoro e della piccola impresa familiare. Per questo ha poco senso \u201cspulciare\u201d il programma di queste forze e soppesarne gli elementi di sinistra e quelli di destra. Bisogna piuttosto chiedersi quali interessi <i>stanno dietro<\/i> a queste forze (quale ne \u00e8 la <i>base sociale<\/i> prima ancora della base di consenso di massa) e <i>contro chi<\/i> esse si scagliano. Se dietro queste forze c\u2019\u00e8 il capitale protezionista e se esse si scagliano genericamente contro le banche e gli speculatori, ma poi soprattutto <i>contro una parte dei lavoratori<\/i>, si tratta puramente e semplicemente di forze di destra. E qui bisogna sottolineare che la xenofobia che accomuna tutti i partiti di cui stiamo parlando non \u00e8 semplicemente un odioso espediente per raccogliere con poca spesa il massimo consenso possibile. Essa viene piuttosto incontro alla specifica esigenza di una parte del capitale, che non \u00e8 gi\u00e0 quella di avere una nazione priva di immigrati (tutti sanno che questo non \u00e8 possibile), ma piuttosto quella di avere una nazione piena di immigrati <i>clandestini<\/i>, e quindi pi\u00f9 facilmente sfruttabili. Basterebbe solo questo a farci capire che la giusta indignazione contro i Macron non pu\u00f2 annebbiarci la vista al punto di non vedere cosa sia la Le Pen (e Salvini) e di attribuire una qualche valenza latamente costituzionale e di sinistra a chi persegue come scopo primario la dualizzazione rigida del mercato del lavoro. E che in cambio non ci porta nemmeno una coerente posizione anti-euro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">2. <u>Estetica delle alleanze<\/u><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Insomma, i Macron e le Le Pen, e ci\u00f2 che essi rappresentano, per noi pari sono: se proprio vogliamo semplificare, sono destra tecnocratica e destra populista. E se proprio dobbiamo stabilire una gerarchia possiamo tranquillamente dire che i primi, per la loro potenza di fuoco e la loro riconosciuta capacit\u00e0 di corrompere tutta la sinistra, sono al momento gli avversari pi\u00f9 pericolosi. Il che non autorizza, ovviamente, ad appoggiare automaticamente il \u201cmeno peggio\u201d, ma serve a ricordarci che le alleanze tattiche, le convergenze obiettive, le giuste e necessarie manovre che una degna forza politica popolare, se mai ci fosse, dovrebbe porre in essere (in particolare in una situazione di crisi) non possono essere bloccate fin dall\u2019inizio da una serie di \u201cmai con Tizio\u201d, \u201cmai con Caio\u201d. Fare politica \u2013 \u00e8 imbarazzante doverlo ricordare \u2013 significa anche fare alleanze oggi col diavolo, domani con l\u2019acquasanta e dopodomani con entrambi. E dopodomani l\u2019altro <i>romperle tutte<\/i>. Rifiutarsi di ammetterlo non \u00e8 pi\u00f9, ormai, un atto di primitivismo politico dettato da una nobile posizione etica, giacch\u00e9 il primitivismo sarebbe comunque uno stadio evolutivo, ed una matura posizione eticapotrebbe comunque trovare il modo di risolvere la difficile mediazione con la politica. Qui siamo piuttosto di fronte a ben altro: poich\u00e9 la massima parte della sinistra, <i>sulle questioni essenziali<\/i>, non \u00e8 pi\u00f9 capace di distinguersi veramente dal discorso dominante, alza la voce sulle questioni secondarie. Poich\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di articolare una qualche pur pallida politica, riduce il tutto all\u2019<i>autoaffermazione narcisistica<\/i>, dentro i flussi dei media,<i> di s\u00e9<\/i> e della propria pretesa<i>differenza<\/i>. La politica \u00e8 cos\u00ec sostituita da una specie di <i>selfie <\/i>permanente e l\u2019<i>estetica<\/i> (altro che l\u2019etica!) domina su tutto: una miserevole estetica le cui forme sono, appunto, gi\u00e0 <i>formattate<\/i>dall\u2019industria della comunicazione. Per altro, e su questo chiudo, il rifiuto pseudo-etico delle alleanze con questo o con quello \u00e8 soprattutto un atto ipocrita e imprudente. Ipocrita perch\u00e9 le convergenze spurie sono tutt\u2019altro che rare, e soprattutto in parlamento. Imprudente perch\u00e9 a tutti pu\u00f2 capitare di dover inevitabilmente accettare alleanze sgradite. Qualcuno ricorda cosa fece Tsipras per formare il suo primo governo? Qualcuno degli attuali pseudo-antifascisti ebbe qualcosa da eccepire? Giustamente no. Nessuno che abbia un minimo di buonsenso politico rimprovera a Tsipras di essersi alleato con la destra nazionalista per andare al governo. Piuttosto gli va rimproverato di essersi alleato con la destra globalista per restarci.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">3. <u>Dopo la destra tocca alla sinistra?<\/u><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Passiamo al resto, ossia alle cose pi\u00f9 importanti. Il risultato della lotta per l\u2019Eliseo segna la <i>fine del primo \u201cciclo\u201d dell\u2019antieuropeismo di destra<\/i>. Prima l\u2019Olanda, poi la Francia. In Germania l\u2019Afd \u00e8 messa in difficolt\u00e0 dal finto duello tra Schulz e Merkel. In Italia, pur sfruttando al massimo la questione dei migranti e pur usando intelligentemente i social media, Salvini non sembra essere in grado di preparare sorprese, anche a seguito della sconfitta di <i>Marine<\/i>. A dispetto degli \u201cantifascisti\u201d di cui sopra, la risposta della destra a questa situazione molto probabilmente non sar\u00e0 quella della radicalizzazione, ma quella della <i>moderazione<\/i>: in questo senso gi\u00e0 giungono esplicite dichiarazioni dall\u2019interno del Front National e si pu\u00f2 presumere che la Lega metter\u00e0 in riga le intemperanze antieuropeiste del suo leader (per la verit\u00e0 ultimamente assai meno accentuate) ed opter\u00e0 per un accordo con Berlusconi su basi certamente diverse da quelle che precedentemente ipotizzate. Se tutto questo sia un astuto camuffamento o (cosa che mi pare pi\u00f9 probabile) il segno della mancanza di autonomia strategica del piccolo capitale rispetto al grande, \u00e8 cosa che dir\u00e0 il tempo (che magari ci regaler\u00e0 qualche riedizione <i>in peius<\/i> dell\u2019alleanza Renzi-Berlusconi, glorioso compimento di decenni di battaglia frontista contro il fascismo di Mediaset).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cos\u00ec come il tempo dir\u00e0 il senso dell\u2019altro fenomeno che si rafforza con le elezioni francesi, ossia la ripresa della sinistra \u201calternativa\u201d. La cosa non \u00e8 episodica, e designa ormai una tendenza . Prima di tutto Syriza sulle ceneri del Pasok. Poi Sanders, (l\u2019evento in prospettiva pi\u00f9 importante); poi la radicalizzazione di Corbyn e di Podemos, ed ora M\u00e9lenchon. Si tratta in buona misura di una tendenza che nasce <i>by default<\/i>, ossia a causa delle difficolt\u00e0 dei democratici americani e del volatilizzarsi del partito socialista europeo in tutte o quasi le sue varianti. Se \u00e8 vero che la rivoluzione mangia i propri figli, \u00e8 forse altrettanto vero che la controrivoluzione mangia i propri padri: come Renzi ha mangiato D\u2019Alema e Bersani cos\u00ec Macron ha mangiato Hollande e nessuno pi\u00f9 sente il bisogno di coprire con una blanda retorica socialista la realt\u00e0 di un neoliberismo che si racconta ormai facilmente da solo : individualismo, libert\u00e0, progresso, meritocrazia, competizione\u2026. Ma siccome un generico spazio socialista esiste pur sempre nello scenario politico europeo, ed anzi viene ampliato dal persistere della crisi, ecco che esso viene fisiologicamente riempito da chi in questi anni si \u00e8 presentato come \u201cpi\u00f9 di sinistra\u201d dei vari PS. Al riguardo non \u00e8 lecito farsi soverchie illusioni: nonostante le innovazioni organizzative (Syriza, Podemos) e comunicative (ancora Podemos e poi M\u00e9lenchon), sulle questioni essenziali le idee non sono affatto sufficientemente chiare, a dispetto dei relativi progressi rappresentati, appunto, da M\u00e9lenchon. L\u2019esito delle vicende greche \u00e8 davanti a tutti, ma nessuno sembra averne tratto fino in fondo la pi\u00f9 seria lezione, e ancora ci si illude sulla possibilit\u00e0 di trasformare l\u2019Europa. E\u2019 pur vero, per\u00f2, che la durezza delle contraddizioni in campo non rende cos\u00ec facile ripetere <i>ad infinitum<\/i> i mantra dell\u2019europeismo critico e che \u2013 a differenza del passato \u2013 la possibilit\u00e0 di una rottura dell\u2019Unione e dell\u2019euro non \u00e8 pi\u00f9 vista come una iattura o come un peccato mortale. E soprattutto, se una sinistra radicale entrer\u00e0 davvero in campo come sostituto di quella moderata,<i>se quindi essa sar\u00e0 costretta finalmente a scelte reali e non meramente ipotetiche<\/i>, \u00e8 probabile che si accentuino sia la tendenza Tsipras che la tendenza M\u00e9lenchon e che il loro scontro, in presenza di un\u2019iniziativa politica da parte di quella (pochissima) sinistra che ha maggiormente compreso la posta in gioco, potrebbe produrre spostamenti interessanti. Che comunque non basteranno.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">4. <u>Centristi, centrali, eccentrici<\/u><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A spingermi a dire che non basteranno \u00e8 una riflessione sui motivi che rendono cos\u00ec difficile un\u2019efficace espressione politica del grave malessere sociale europeo. C\u2019entrano, certamente, fattori come la leggera ripresa dell\u2019economia mondiale, la svalutazione dell\u2019euro, la politica della Bce, il basso prezzo del petrolio. C\u2019entra l\u2019ormai leggendario \u201cdiportamento scaricabarilistico\u201d (come l\u2019avrebbe chiamato il Gadda) della <i>governance<\/i> europea, che \u00e8 nata proprio per scaricare le responsabilit\u00e0 ora sui governi nazionali, ora sulla Commissione, poi sui ministri dell\u2019economia, poi sul Consiglio d\u2019Europa o su quello europeo, in modo che alla fine, \u201csignora mia, qui non si sa pi\u00f9 a chi dare la colpa\u201d. Ma tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 comunque nascondere le dure e crescenti contraddizioni dell\u2019Unione: la polarizzazione tra economie nazionali e tra classi procede, e se la continua diminuzione dei redditi che ne consegue non si trasforma in protesta organizzata di massa ci\u00f2 si deve forse non soltanto alla difficolt\u00e0, da parte degli elettori, di articolare con precisione la <i>domanda politica<\/i>, ma anche all\u2019assenza un\u2019<i>offerta politica <\/i>adeguata.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La domanda politica \u00e8 inevitabilmente frammentata, proprio come effetto <i>voluto<\/i> delle politiche liberiste ed europeiste di questi decenni: chi \u00e8 disposto a qualunque lavoro e chi vuole solo il lavoro creativo, chi vuole pi\u00f9 sicurezza e chi pi\u00f9 libert\u00e0, chi vuole protezione e chi autonomia, chi si vive come consumatore gratificato dal web e chi come produttore che dal web \u00e8 \u201cuberizzato\u201d. Per ricomporre il mosaico sarebbe necessario un programma capace di rilanciare la piena occupazione e nel contempo la riduzione degli orari di lavoro, di riproporre il welfare e nel contempo di includervi realmente le figure diverse dal lavoratore stabile e garantito, di ricostruire la propriet\u00e0 pubblica e attraverso questa di stabilire rapporti positivi con le PMI, di sanare la frammentazione del lavoro (fonte di debolezza politica e di inefficienza produttiva) promuovendo direttamente o incentivando la <i>reinternalizzazione delle funzioni<\/i> sia nell\u2019apparato di stato che nel settore privato. Un programma e una cultura capaci di promuovere le libert\u00e0 individuali e nel contempo di tutelare le forme comunitarie liberamente scelte, di valorizzare senza paura la funzione unificante dell\u2019appartenenza nazionale (in quanto appartenenza ad una comunit\u00e0 politica fondata sui diritti dei lavoratori) e nel contempo di promuovere rapporti paritari con le altre nazioni. N\u00e9 la destra estrema n\u00e9 la sinistra radicale sono attualmente in grado di proporre un programma del genere. In entrambi i casi la ristrettezza della base sociale (il piccolo imprenditore da un lato, il lavoratore garantito e\/o qualificato dall\u2019altro) ostacola l\u2019espansione verso altre classi. Certo, la sinistra potrebbe avere nel proprio arsenale la memoria politica e le risorse teoriche necessarie per attuare un\u2019operazione del genere, ma anche ammesso che, superando la cultura <i>radical<\/i> e neoanarchica che la contraddistingue, riuscisse a ricordarsene, si troverebbe di fronte al muro che anni di liberismo da un lato e di libertarismo spiccio dall\u2019altro hanno alzato tra la sinistra (in tutte le sue espressioni) e i cittadini pi\u00f9 colpiti dalla crisi. Insomma, n\u00e9 la destra n\u00e9 la sinistra sembrano oggi in grado di riuscire<i>nell\u2019invasione del territorio elettorale altrui<\/i>, ossia nell\u2019unica operazione che consentirebbe di costruire la <i>larga maggioranza popolare <\/i>necessaria a gestire il complesso passaggio sociale e geopolitico che incombe su tutti. Se all\u2019epoca del bipolarismo l\u2019essenziale era mantenere i voti propri e conquistare quelli del centro \u201cmoderato\u201d, oggi, e soprattutto per noi, l\u2019essenziale \u00e8 conquistare i voti popolari che gravitano verso il polo opposto. E superare in tal modo l\u2019artificiosa divisione dei lavoratori tra una destra ed una sinistra entrambe capitaliste. Pu\u00f2 sembrare una posizione centrista: in realt\u00e0 \u00e8 una posizione <i>eccentrica<\/i> rispetto a tutto ci\u00f2 che la sinistra ha lambiccato dalla \u201cpresa di Mosca\u201d da parte del capitale ad oggi. Ed aspira a divenire una posizione <i>centrale<\/i> negli equilibri politici delle nazioni europee.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">5. <u>Figlie del \u201917 (quello vero)<\/u><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Proprio perch\u00e9 il disagio sociale europeo \u00e8 assai vasto ed attraversa ceti popolari molto diversi tra loro, una simile operazione pu\u00f2 essere condotta in porto soltanto da una forza che, in ogni singola nazione, si richiami essenzialmente, prima che alla sinistra o alla destra, <i>allo spirito delle Costituzioni<\/i>, al loro carattere lavorista, alla sicurezza sociale che esse hanno negli anni cercato di tutelare. Non si tratta affatto di rinunciare ai valori della sinistra. Anzi, \u00e8 assolutamente necessario che nascano ovunque una o pi\u00f9 forze radicalmente socialiste: ma tali forze devono poi trasformarsi in qualcosa che le trascenda, oppure dar vita ad una coalizione costituzionale che in ogni caso faccia appello non alle pregresse appartenenze ma ai migliori e pi\u00f9 diffusi valori civili e sociali. So che molti rivoluzionari storceranno il naso: eppure se c\u2019\u00e8 un lascito duraturo dell\u2019Ottobre, se l\u2019onda lunga del movimento proletario del novecento ha lasciato un segno reale nella storia europea, questo \u00e8 proprio l\u2019insieme del pensiero sociale costituzionale e della prassi conseguente. E se \u00e8 vero che sia le Costituzioni che il welfare che ne \u00e8 scaturito sono stati usati per cooptare il movimento operaio e le sue organizzazioni nello stato capitalistico, \u00e8 altrettanto vero che alla prima occasione quello stato ha dismesso il welfare ed ha stracciato le Costituzioni, cosicch\u00e9 oggi un <i>ritorno al passato<\/i> \u00e8 possibile soltanto costruendo <i>rapporti sociali nuovi<\/i>, nuovi anche rispetto a quelli che hanno sostenuto il precedente compromesso \u201cfordista\u201d: ossia rapporti tendenzialmente socialisti. La Costituzione, in quanto formalizzazione dei diritti dei cittadini come lavoratori, \u00e8 il punto in cui si raggiunge il mix ottimale tra il massimo di radicalismo ed il massimo di consenso possibile, ed una forza costituzionale \u00e8 l\u2019unica in grado di raccogliere consensi <i>ovunque<\/i>. In fondo, nonostante la sua polemica contro il presidenzialismo della Costituzione francese, \u00e8 stato proprio lo spirito nazional-costituzionale a costituire la base del successo di M\u00e9lenchon. I comizi di M\u00e9lenchon ve li potete vedere sul web: un tripudio di tricolori. Ve la vedete la sinistra radicale italiana a sventolare il tricolore? Io no.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">6. <u>La questione concreta<\/u><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019ora della sinistra alternativa (forse l\u2019ora dell\u2019inizio di un ciclo che potrebbe concludersi con la sua definitiva scomparsa o con la sua rilegittimazione storica) \u00e8 scoccata in gran parte d\u2019Europa, ma non in Italia. E non solo per i paurosi limiti della nostra <i>gauche<\/i>. Il fatto \u00e8 che qui da noi lo spazio della forza costituzionale che potrebbe convogliare al meglio le residue energie della gauche \u00e8 momentaneamente (ma saldamente) presidiato da una forza politica che, per\u00f2, non sa o non pu\u00f2 svolgere veramente questo ruolo: il M5S. Il M5S sta al posto giusto, ma non nel modo giusto. Questa collocazione ne fa il punto archimedico della situazione politica italiana, molto pi\u00f9 di quanto non lo siano il PD, il centrodestra la Lega: il futuro di questo paese \u00e8 in mano al M5S oppure a chi lo sconfigge, a chi lo fa evolvere, a chi ne raccoglie, eventualmente, gli aspetti e le forze migliori. Chiunque, partendo da una posizione di sinistra classista, cerchi di costruire un credibile progetto di rottura dell\u2019Ue e di nuova cooperazione internazionale in funzione di un diverso modello economico-sociale, non pu\u00f2 assolutamente evitare di chiarire la propria posizione rispetto al M5S ed alla prossima (quanto prossima?) scadenza elettorale. Scadenza che, mentre si addensano conflitti sociali che per fortuna qualcuno organizza e tenta di indirizzare nel verso giusto (Alitalia, ma non solo), rappresenter\u00e0 in ogni caso l\u2019epicentro dello scontro politico italiano. Ci sar\u00e0 modo di riparlarne.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/05\/09\/ne-destra-ne-sinistra-riflessioni-leliseo\/#more-522\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/05\/09\/ne-destra-ne-sinistra-riflessioni-leliseo\/#more-522<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MIMMO PORCARO 1. Mezzi fascisti e falsi antifascisti In Francia \u00e8 andata come doveva andare, secondo i pronostici e soprattutto secondo la logica. La trappola dell\u2019antifascismo in assenza di fascismo \u00e8 scattata alla perfezione e, anche se non \u00e8 stata questa la causa principale della vittoria di Macron, \u00e8 comunque il caso di parlarne, non foss\u2019altro per le castronerie che si sono udite, al proposito, anche da questa parte delle Alpi. 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