{"id":30648,"date":"2017-05-11T08:00:41","date_gmt":"2017-05-11T06:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30648"},"modified":"2017-05-10T20:56:30","modified_gmt":"2017-05-10T18:56:30","slug":"le-istituzioni-vogliono-le-riforme-tu-non-dovresti-volerle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30648","title":{"rendered":"Le Istituzioni vogliono le riforme. Tu non dovresti volerle"},"content":{"rendered":"<p><strong>di RETE MMT (Gianluca Campo)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maurice Obstfeld<\/strong>, chief economist del Fondo Monetario Internazionale:<\/p>\n<blockquote><p><em>All\u2019Italia servono riforme strutturali<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Mario Draghi<\/strong>, presidente della Banca Centrale Europea:<\/p>\n<blockquote><p><em>Servono riforme strutturali<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Angela Merkel<\/strong>, cancelliera federale della Germania:<\/p>\n<blockquote><p><em>Impegnarci nelle riforme strutturali per spingere la crescita<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Le istituzioni governative internazionali, europee ed italiane da tempo insistono sulle cosiddette \u201c<strong>politiche di riforma strutturale<\/strong>\u201d come sentiero per far ripartire l\u2019economia.<\/p>\n<p>Per riforme strutturali si intende quel complesso di manovre atto ad agire sul mercato del lavoro per sostenere obiettivi di crescita occupazionale. La direzione intrapresa dalle riforme attuate in questi ultimi anni \u00e8 andata verso un aumento della flessibilit\u00e0 del lavoro intesa in realt\u00e0 come un\u2019estensione della precariet\u00e0 a diverse categorie di lavoratori e verso una compressione dei diritti, dei salari e delle condizioni lavorative.<\/p>\n<p>Il mantra delle riforme che pervade il dibattito economico e politico va rigettato.<\/p>\n<p><strong>1) Cosa sono le riforme strutturali<\/strong><\/p>\n<p>Le riforme del lavoro si fondano su un presupposto teorico da rintracciare nel quadro offerto dalla scuola economica neoclassica, secondo cui bisogna intervenire sulla rigidit\u00e0 dei salari attraverso una loro diminuzione per ripristinare l\u2019equilibrio tra domanda e offerta di lavoro all\u2019interno dell\u2019economia. In questa logica, spetta sempre ai salari l\u2019onere del sacrificio affinch\u00e9 raggiungano un livello tale da permettere a tutta la forza-lavoro di essere assorbita.<\/p>\n<p>In altre parole, se i salari dei lavoratori fossero troppo alti rispetto ad un presunto \u201csalario naturale\u201d fissato dal libero agire delle forze di mercato, allora si pagherebbe un costo in termini di maggiore disoccupazione. Ecco allora levarsi il coro delle \u201criforme strutturali\u201d, aventi l\u2019obiettivo esplicito di abbattere il costo del lavoro e aggredire i salari dei lavoratori. Se ne pu\u00f2 avere prova gi\u00e0 nella lettera a firma di Mario Draghi e Jean-Claude Trichet datata agosto 2011 e indirizzata al Primo Ministro italiano, nella quale si invitavano le autorit\u00e0 nazionali \u201cad un\u2019azione pressante affinch\u00e9 si rafforzi l\u2019impegno del paese alle riforme strutturali\u201d. In particolare si legge:<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 anche l\u2019esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d\u2019impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi pi\u00f9 rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione\u201d<\/p>\n<p>ed anche<\/p>\n<p>\u201cDovrebbe essere adottata un\u2019accurata revisione delle norme che regolano l\u2019assunzione e il licenziamento dei dipendenti\u201d<\/p>\n<p>Queste parole hanno in seguito trovato applicazione nella realt\u00e0 tramite la recente riforma del mercato del lavoro chiamata Jobs Act. Alla luce delle raccomandazioni europee \u00e8 infatti possibile leggere la modifica dell\u2019Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che ha sancito l\u2019abolizione del reintegro nel posto di lavoro per coloro i quali sono stati licenziati senza giusta causa o giustificato motivo, cos\u00ec come, sempre per ordine di Bruxelles, sono state eseguite una serie di manovre atte a minare il livello salariale dei lavoratori italiani che, a febbraio di quest\u2019anno, ha toccato la crescita pi\u00f9 bassa degli ultimi 35 anni. Le riforme strutturali adottate dal Governo hanno portato ad un livello di occupazione e di prodotto interno lordo ben lontano da quello registrato nel periodo precedente la crisi, e il grado di disuguaglianze economiche e sociali continua ancora ad aumentare.<\/p>\n<p>Nonostante la realt\u00e0 dei fatti dimostri con sempre pi\u00f9 evidenza i limiti dell\u2019approccio neoclassico all\u2019economia, le istituzioni, sia europee sia nazionali, risultano tutt\u2019ora ancorate a questo paradigma, senza mostrare alcuna opposizione critica ad esso e finendo per accettarlo come legge inemendabile.<\/p>\n<p><strong>2) Le riforme non risolvono la disoccupazione. \u00c8 un\u2019adeguata politica economica a farlo<\/strong><\/p>\n<p>Le istituzioni governative sembrano aver dimenticato la lezione proveniente dalla teoria keynesiana, che, fin dagli anni trenta del XX secolo, ha contestato e respinto le fondamenta proprie della scuola neoclassica. Keynes ha infatti mostrato come la disoccupazione non sia causata da una rigidit\u00e0 verso il basso dei salari, ma \u00e8 determinata da un livello di spesa complessiva nell\u2019economia, chiamata domanda aggregata, che risulta essere insufficiente per assorbire tutti i prodotti e i servizi che l\u2019economia produce.<\/p>\n<p>Se la domanda aggregata risulta inferiore rispetto al livello necessario per acquistare tutta la produzione realizzata, allora si assister\u00e0 ad un invenduto di beni e servizi che porter\u00e0 ad una restrizione dell\u2019attivit\u00e0 economica con una maggior disoccupazione come diretta conseguenza. L\u2019occupazione \u00e8 quindi determinata dal livello di domanda aggregata presente nel sistema economico, e il problema riguarda le politiche che possono essere adottate per sostenere la spesa complessiva finch\u00e9 l\u2019intera produzione venga assorbita ad un livello di piena occupazione. In un contesto in cui la domanda aggregata \u00e8 insufficiente, non esiste alcun magico aggiustamento automatico da parte del mercato in grado di riportare la situazione al livello di piena occupazione.<\/p>\n<p><strong>3) La vera risposta alla disoccupazione? Aumentare il deficit pubblico.<\/strong><br \/>\nLa MMT, procedendo oltre Keynes, illustra come la valuta sia un caso di monopolio pubblico e, pertanto, viene escluso l\u2019assunto degli economisti neoclassici secondo cui il sistema economico tende spontaneamente all\u2019equilibrio di piena occupazione. Il monopolio non presenta infatti meccanismi automatici di aggiustamento, e soltanto una variazione dell\u2019offerta da parte del monopolista della valuta pu\u00f2 garantire il soddisfacimento delle necessit\u00e0 della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Per raggiungere l\u2019obiettivo del pieno impiego \u00e8 quindi necessario agire tramite una politica fiscale espansiva da parte dello Stato, che ampli a sufficienza il deficit pubblico[1] cos\u00ec da far crescere la spesa complessiva nell\u2019economia. A differenza di quanto la vulgata mainstream si ostina a ripetere, la crisi economica che stiamo vivendo non \u00e8 dovuta alla scarsa capacit\u00e0 produttiva delle aziende italiane o a problemi sul lato dell\u2019offerta, ma \u00e8 dovuta ad un basso livello di domanda aggregata che impedisce alle imprese di investire in produzione e di assumere lavoratori per realizzare beni e servizi.<\/p>\n<p>Inoltre, la drammatica riduzione dei salari a cui i lavoratori sono sottoposti per condanna dal Governo sta avvitando l\u2019economia in una spirale ancora pi\u00f9 recessiva. In un quadro di crisi da domanda, a maggior ragione, da una riduzione dei salari \u00e8 lecito aspettarsi un\u2019ulteriore diminuzione delle spese dei soggetti, quindi dei consumi, per riflesso delle vendite e dei fatturati delle aziende. Queste ultime, pertanto, troveranno sempre meno conveniente investire ed assumere per realizzare una produzione che nessuno comprer\u00e0 proprio a causa di una bassa domanda. Solamente un maggior deficit pubblico potr\u00e0 permettere l\u2019adozione di politiche volte al sostegno dei redditi e della domanda aggregata cos\u00ec da poter invertire la rotta ed avviare un aumento di consumi e investimenti che rilancino l\u2019occupazione.<\/p>\n<p>La via d\u2019uscita dalle sofferenze della crisi passa quindi per l\u2019abbandono dell\u2019austerit\u00e0 e per l\u2019attuazione di politiche di bilancio espansive da parte dello Stato. Ecco la vera riforma strutturale di cui l\u2019Italia ha bisogno: l\u2019abbandono del 3% sul rapporto deficit\/Pil fissato dal trattato di Maastricht.<\/p>\n<p><strong>Note dell\u2019Autore<\/strong><\/p>\n<p>1.^ Il deficit dello Stato \u00e8 la differenza negativa tra le tasse e la spesa pubblica. Contabilmente, corrisponde al surplus finanziario del settore privato residente e non residente. La somma dei deficit pregressi dello Stato \u00e8 chiamata debito pubblico, e trova il suo corrispondente nella somma dei risparmi finanziari del settore privato residente e non residente, che \u00e8 chiamata ricchezza finanziaria privata.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/le-istituzioni-vogliono-le-riforme-tu-non-dovresti-volerle\/\">http:\/\/www.retemmt.it\/le-istituzioni-vogliono-le-riforme-tu-non-dovresti-volerle\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RETE MMT (Gianluca Campo) Maurice Obstfeld, chief economist del Fondo Monetario Internazionale: All\u2019Italia servono riforme strutturali Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea: Servono riforme strutturali Angela Merkel, cancelliera federale della Germania: Impegnarci nelle riforme strutturali per spingere la crescita Le istituzioni governative internazionali, europee ed italiane da tempo insistono sulle cosiddette \u201cpolitiche di riforma strutturale\u201d come sentiero per far ripartire l\u2019economia. 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