{"id":30662,"date":"2017-05-11T11:29:30","date_gmt":"2017-05-11T09:29:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30662"},"modified":"2017-05-10T22:32:43","modified_gmt":"2017-05-10T20:32:43","slug":"gli-stati-uniti-e-lo-spettro-della-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30662","title":{"rendered":"Gli Stati Uniti e lo spettro della Russia"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> ITALIA E IL MONDO (Luigi Longo)<\/strong><\/p>\n<p><em>Chi governa l\u2019Europa orientale comanda la zona centrale [ la Russia, il cuore della terra, ndr]; chi governa la zona centrale comanda la massa euroasiatica; chi governa la massa euroasiatica comanda il mondo intero.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Halford Mackinder<\/em>*<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Chi controlla il Rimland ( ossia il territorio costiero dell\u2019Eurasia) governa l\u2019Eurasia; chi governa l\u2019Eurasia controlla i destini del mondo<\/em>.<\/p>\n<p><strong><em>Nicholas John Spykman<\/em>**<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019inizio del declino e il bivio storico<\/strong><\/p>\n<p>Il declino di una potenza mondiale egemone inizia a presentarsi quando esplodono le contraddizioni interne (conflitti tra agenti strategici delle diverse sfere sociali, fratture sociali e territoriali, degrado totale, eccetera); tale declino \u00e8 altres\u00ec in relazione alle dinamiche di crescita di altre potenze sia regionali sia mondiali che mettono in discussione quella egemonia dominante(1).<\/p>\n<p>Gli strateghi USA, potenza mondiale egemone, sono consapevoli di questo processo, cos\u00ec Zbigniew Brzezinski: &lt;&lt; Come la sua epoca di dominio globale finisce, gli Stati Uniti hanno bisogno di prendere l\u2019iniziativa di riallineare l\u2019architettura del potere globale [\u2026] La prima di queste verit\u00e0 \u00e8 che gli Stati Uniti sono ancora l\u2019entit\u00e0 politicamente, economicamente e militarmente pi\u00f9 potente del mondo, ma, dati i complessi cambiamenti geopolitici negli equilibri regionali, non sono pi\u00f9 la potenza imperiale globale [\u2026] quell\u2019epoca sta ormai per finire [\u2026] &gt;&gt; (2). Il declino USA \u00e8 relativo perch\u00e9 \u00e8 ancora decisiva la sua egemonia in tutte le istituzioni mondiali. La sua capacit\u00e0 di dominio, attraverso il soft power e l\u2019hard power, \u00e8 ancora grande in rapporto alle potenze mondiali emergenti, come la Russia e la Cina, in questa fase di multicentrismo (3).<\/p>\n<p>Gli statunitensi si trovano ad un bivio storico dove lo spazio-tempo della decisione si fa sempre pi\u00f9 stretto e dovranno scegliere quale strada intraprendere. Questa diramazione prospetta paesaggi mondiali diversi: 1. Una potenza mondiale che rivendica la sua egemonia (G7, FMI, BM, NATO, ONU, WTO) e il suo dominio con la supremazia militare indiscussa (4), ma nel ri-lanciare il suo dominio mondiale monocentrico non si preoccupa delle contraddizioni strutturali interne n\u00e9, ricerca un nuovo modello di sviluppo o una nuova visione di societ\u00e0; 2. Una potenza mondiale che ri-vede il suo modello sociale, fa i conti con le sue contraddizioni strutturali che rischiano di accelerare il declino e ri-lancia la sua egemonia confrontandosi con le altre potenze.<\/p>\n<p>La prima strada accelera la fase multicentrica e prepara la fase policentrica: il conflitto mondiale; la seconda strada ritarda la fase policentrica e rimane in una fase multicentrica che potrebbe portare ad una condivisione e ad un rilancio di nuove relazionali mondiali nel rispetto delle diversit\u00e0 ( storiche, culturali, sociali, politiche, territoriali, eccetera): parafrasando Karl von Clausewitz si pu\u00f2 dire che la guerra <em>cessa<\/em> di essere la continuazione della politica con altri mezzi.<\/p>\n<p>E\u2019 mia opinione che prevarr\u00e0 la prima strada, per le seguenti ragioni.<\/p>\n<p><strong>La prima.<\/strong> Gli USA credono di essere <em>la<\/em> <em>nazione indispensabile<\/em> e hanno la cultura monocentrica del dominio mondiale. Vale per tutti il seguente pensiero di Henry Kissinger. &lt;&lt; La sfida in Iraq non era solo vincere la guerra quanto [mostrare] al resto del mondo che la nostra prima guerra preventiva \u00e8 stata imposta dalla necessit\u00e0 e che <em>noi perseguiamo l\u2019interesse del mondo <\/em>[ corsivo mio], non esclusivamente il nostro [\u2026] La responsabilit\u00e0 speciale dell\u2019America [ <em>USA, mia specificazione<\/em>], in quanto nazione pi\u00f9 potente del mondo, \u00e8 di lavorare per arrivare a un sistema internazionale che si basi su qualcosa di pi\u00f9 della potenza militare, ovvero che si sforzi di tradurre la potenza in cooperazione [\u2026] Un diverso atteggiamento ci porter\u00e0 gradualmente all\u2019isolamento e finir\u00e0 per indebolirci. &gt;&gt; (5).<\/p>\n<p><strong>La seconda.<\/strong> La piramide sociale statunitense non regger\u00e0 pi\u00f9, la base sta scricchiolando e si arriver\u00e0 alla implosione della nazione e con essa alla fine dell\u2019idea della <em>grande nazione imperiale<\/em>. Si stanno indebolendo la struttura e il legame sociale della societ\u00e0, che sono il fondamento della potenza imperiale. Gli agenti strategici dominanti sono incapaci di una nuova visione, di un nuovo modello di sviluppo sociale, di nuovi rapporti sociali che potrebbero emergere dalla cosiddetta societ\u00e0 capitalistica. Gli strateghi delle sfere egemoniche ( politica, militare, istituzionale, economica-finanziaria,), portatori della visione classica della logica di funzionamento imperiale, agiscono con la convinzione che il dominio, con la coercizione ( la forza militare imperiale) e il denaro ( il dollaro imperiale), sia l\u2019unica strategia per continuare a mantenersi, come <em>grande nazione imperiale<\/em>, sulle spalle del resto del mondo (le economie dei diversi capitalismi).<\/p>\n<p>Alcuni strateghi, soprattutto delle sfere militare e politica, con i loro gruppi di pensiero (think tank) e i loro centri e istituti di ricerca strategica, si sono resi conto della strada di non ritorno del declino USA, una strada, per dirla con David Calleo, di egemonia sfruttatrice (6), e hanno cercato di deviare, invano (si vedano le elezioni che hanno portato Trump alla <em>Casa Bianca<\/em>), verso una visione del Paese incentrata sull\u2019economia reale, sul legame sociale da rafforzare, sulla ri-definizione dei rapporti sociali sistemici, sull\u2019apertura di una fase multicentrica; ma realizzare tutto questo significava derogare alle<em> regole<\/em> della potenza mondiale, cio\u00e8 ri-collocare gli USA quale potenza mondiale di confronto e condivisione con altre potenze mondiali emergenti: non pi\u00f9 come la <em>grande nazione imperiale<\/em>.<\/p>\n<p><strong>La terza.<\/strong> La lezione della storia, <em>a prescindere<\/em> dal modo di produzione e riproduzione del legame sociale della societ\u00e0 storicamente data, \u00e8 questa: schiacciando esseri umani sessuati e natura, oltre il limite strutturale sociale e naturale, si rischiano grossi guasti. La forbice tra ricchezza illimitata e povert\u00e0 assoluta non pu\u00f2 divaricarsi all\u2019infinito. Non \u00e8 un discorso pauperistico del limite superato, ma un ragionamento di modello di sviluppo, di una idea nuova del legame sociale e del rapporto sociale ( sia dentro sia fuori il Capitale, ovviamente inteso come relazione sociale) e di rottura dell\u2019equilibrio dinamico del blocco egemone degli agenti strategici dell\u2019insieme delle sfere sociali del Paese (7).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le citazioni scelte come epigrafi sono tratte da:<\/p>\n<p>*Zbigniew Brzezinski, La grande scacchiera, Longanesi, Milano, 1998, pag.55.<\/p>\n<p>**Davide Ragnolini, Geopolitica ed euroasiatismo nel XXI secolo. Intervista a Claudio Mutti, <a href=\"http:\/\/www.eurasia-rivista.com\/\">www.eurasia-rivista.com<\/a>, 7\/3\/2017.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Su questi temi rinvio a Giovanni Arrighi, Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo, il Saggiatore, Milano, 1996; Giovanni Arrighi, Beverly J. Silver, Caos e governo del mondo, Bruno Mandadori, Milano, 2003; Gianfranco La Grassa, Gli strateghi del capitale, Manifestolibri, Roma, 2005; Gianfranco La Grassa, Finanza e poteri, Manifestolibri, Roma, 2008.<\/li>\n<li>Zbigniew Brzezinski, Toward a global realignmente in \u201c The American Interest\u201d ( <a href=\"http:\/\/www.the-american-interst.com\/\">www.the-american-interst.com<\/a>) , n.6\/2016. Stralci dell\u2019intervista sono compresi anche nell\u2019articolo di Mike Whitney, La scacchiera spezzata. Brzezinski rinuncia all\u2019impero americano, <a href=\"http:\/\/www.megachip-globalist.it\/\">www.megachip-globalist.it<\/a>, 28\/8\/2016.<\/li>\n<li>Joseph S. jr Nye, Fine del secolo americano?, il Mulino, Bologna, 2016; con una lettura critica si veda anche Etienne Balibar, Populismo e contro-populismo nello specchio americano, <a href=\"http:\/\/www.ariannaeditrice.com\/\">www.ariannaeditrice.com<\/a>, 27\/4\/2017.<\/li>\n<li>Per un\u2019analisi storica, geopolitica, militare, finanziaria si rimanda alla rivista \u201cLimes\u201d, n.2\/2017, \u201cChi comanda il mondo\u201d, in particolare gli articoli di Dario Fabbri (La sensibilit\u00e0 imperiale degli Stati Uniti \u00e8 il destino del mondo), di Alberto De Sanctis (Gli Stati Uniti tengono in pugno il tridente di Nettuno), Giorgio Arfaras (Il dollaro resta imperiale). Per un\u2019analisi del consolidamento delle potenze mondiali emergenti e delle transizioni egemoniche si veda Giovanni Arrighi, Capitalismo e (dis)ordine mondiale, a cura di, Giorgio Cesarale e Mario Pianta, Manifestolibri, Roma, 2010. Per un\u2019analisi sulla supremazia militare si rimanda ai lavori puntuali di Manlio Dinucci pubblicati sul sito <a href=\"http:\/\/www.voltaire.org\/\">www.voltaire.org<\/a> e sul quotidiano \u201cil Manifesto\u201d e ai Rapporti SIPRI ( e non solo) ( <a href=\"http:\/\/www.sipri.org\/\">www.sipri.org<\/a>) . E\u2019 interessante sottolineare quanto detto da Noam Chomsky in una recente intervista concessa a \u201cil Manifesto\u201d del 20\/4\/2017:&lt;&lt; L\u2019Atomic Bulletin of Scienctists nel marzo scorso ha pubblicato uno studio sul programma di ammodernamento dell\u2019arsenale nucleare messo in atto con l\u2019amministrazione Obama ed in mano ora di Trump, dal quale risulta che il sistema dell\u2019arsenale atomico statunitense ha raggiunto un livello di strategia atomica avanzata e radicale, tale da poter annientare la deterrenza dell\u2019arsenale atomico russo. Questo non \u00e8 all\u2019oscuro di Mosca. Ma con l\u2019intensificarsi della tensione diretta, specialmente nei paesi Baltici ai confini della Russia, determina il rischio di un confronto nucleare diretto con la Russia &gt;&gt;.<\/li>\n<li>La citazione del pensiero di Henry Kissinger \u00e8 tratta da Robert Kagan, Il diritto di fare la guerra, il potere americano e la crisi di legittimit\u00e0, Mondadori, Milano, 2004, pp. 59-60.<\/li>\n<\/ol>\n<p>6.Cos\u00ec David Calleo:&lt;&lt; [il] sistema internazionale crolla non solo perch\u00e9 nuove potenze non controbilanciate e aggressive cercano di dominare i loro vicini, ma anche perch\u00e9 le potenze in declino, invece di adattarsi e cercare una conciliazione, tentano di cementare la loro vacillante predominanza trasformandola in una egemonia sfruttatrice &gt;&gt;. La citazione \u00e8 tratta da Giovanni Arrighi, Beverly J. Silver, op. cit., pp.335-336.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li>Utilizzo il termine dominio per delineare una egemonia sociale ( nell\u2019accezione gramsciana, cio\u00e8 consenso e coercizione) da parte degli agenti strategici dominanti o sub-dominanti costituitosi in blocco sociale come supremazia sugli agenti strategici delle diverse sfere sociali. La filiera del potere \u00e8 diversa nelle singole sfere sociali e il dominio dell\u2019insieme sociale di una nazione \u00e8 diverso, \u00e8 altro dal potere delle sfere sociali. Le sfere sociali sono astrazioni che ci costruiamo per interpretare la realt\u00e0 che sta sempre avanti. Le sfere sociali possono essere diverse a seconda delle ipotesi di ragionamento per costruire il campo di stabilit\u00e0. Per esempio Gianfranco La Grassa ne utilizza tre ( politica, economica e culturale), David Harvey ne utilizza sette, eccetera. Nelle sfere sociali \u00e8 ipotizzabile parlare di potere non di dominio. Cfr il mio, La nazione e lo stato: una grande illusione dei popoli. La rottura teorica del conflitto strategico. Tempo e spazio della ricerca, <a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/\">www.conflittiestrategie.it<\/a>, 5\/7\/2016 e <a href=\"http:\/\/www.italiaeilmondo.com\/\">www.italiaeilmondo.com<\/a>, 26\/12\/2016.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/05\/09\/gli-stati-uniti-e-lo-spettro-della-russia-di-luigi-longo\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/05\/09\/gli-stati-uniti-e-lo-spettro-della-russia-di-luigi-longo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Luigi Longo) Chi governa l\u2019Europa orientale comanda la zona centrale [ la Russia, il cuore della terra, ndr]; chi governa la zona centrale comanda la massa euroasiatica; chi governa la massa euroasiatica comanda il mondo intero. 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