{"id":30687,"date":"2017-05-12T09:48:27","date_gmt":"2017-05-12T07:48:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30687"},"modified":"2017-05-11T22:16:35","modified_gmt":"2017-05-11T20:16:35","slug":"call-center-e-le-strane-contraddizioni-del-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30687","title":{"rendered":"Call Center e le strane contraddizioni del mercato"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Sani)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il protocollo d\u2019intesa firmato dalle grandi imprese committenti del settore \u00e8 un buon primo passo, quello successivo dovrebbe essere un incremento delle tutele contrattuali dei lavoratori.<\/em><\/p>\n<p>Buon colpo messo a segno dal duo Gentiloni-Calenda. Il premier approfitta del tempo concessogli dalle magagne interne del Pd per intervenire nel settore dei call center, ottenendo le firme delle tredici aziende committenti pi\u00f9 importanti per un <strong>protocollo d\u2019intesa anti-delocalizzazioni.<\/strong>Si tratta di Eni, Enel, Sky, Mediaset, Tim, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Intesa SanPaolo, Unicredit, Poste Italiane, Ntv e Trenitalia, che rappresentano il 65% del settore sulla base del fatturato. In questi anni ci siamo abituati ad immaginare gli operatori di questi centri chiamate come lo stereotipo del nuovo precariato, merito anche del pur stanco cinema italiano. Chi non ricorda \u201cTutta la vita davanti\u201d, film del 2008 di Paolo Virz\u00ec? Giovani, lavoratori nei servizi, obbligati dalla necessit\u00e0 economica ad accettare <strong>contratti miseri e le vessazioni produttivistiche<\/strong> dei superiori, nell\u2019attesa di un futuro che probabilmente non arriver\u00e0 mai, questo il ritratto che il regista ha disegnato con la macchina da presa di una generazione falcidiata dalle poche opportunit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/kHJpI05qIVE?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">\u00a0Il trailer del film <em>Tutta la vita davanti<\/em>, che racconta il mondo dei call center.<\/span><\/p>\n<p>Non \u00e8 andato molto lontano dalla realt\u00e0, Virz\u00ec, visto che adesso, dieci anni dopo, molti di quei giovani si ritrovano con qualche capello grigio in pi\u00f9, ma con lo stesso posto di lavoro. Come evidenzia una recente relazione di settore, infatti, la maggior parte degli operatoti dei call center ha ormai superato i trent\u2019anni e ha scarsissime prospettive di reimpiego in altri settori. Cos\u00ec Gentiloni pu\u00f2 giustamente rivendicare il protocollo da lui voluto come <strong>\u201cun\u2019ancora di protezione sociale\u201d<\/strong>, gettata da chi comunque sostiene la societ\u00e0 aperta. Se dunque il Governo ne fa una giusta, \u00e8 davvero una mossa sufficiente? <strong>\u00c8 un modello replicabile anche in altri settori colpiti dalla delocalizzazione selvaggia?<\/strong> Questo ci porta a porci alcune domande sulle specificit\u00e0 del settore di mercato coinvolto.<\/p>\n<p>In base agli strumenti d\u2019analisi offerti dall\u2019economia ortodossa, in sostanza una sintesi tra pensiero marginalista e pensiero neoclassico, il settore dei call center \u00e8 un settore che rasenta la perfezione. Il principio cardine del libero mercato \u00e8 infatti la <strong>concorrenza<\/strong>, postulata dai marginalisti prima di ogni enunciazione teorica, che per\u00f2, fanno notare i neoclassici, nella realt\u00e0 praticamente non esiste, esistono invece i <strong>mercati oligopolistici<\/strong>. Quello che si deve valutare allora sono le barriere all\u2019entrata, cio\u00e8 quanto \u00e8 difficile per un imprenditore inserirsi nel business. Nel caso dei call-center le barriere sono praticamente inesistenti, dunque abbiamo un settore ad alta concorrenza, che si avvicina ai modelli teorici. Anche il livello di concentrazione del mercato non \u00e8 eccessivamente elevato visto che, a fianco di quattro grandi operatori che detengono circa il 40% del settore (tra di essi <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/almaviva-una-tragedia-nel-silenzio-della-politica\/\">Almaviva<\/a>), si pongono alcuni gruppi di medie dimensioni e numerosi di piccole dimensioni, che spesso <strong>operano borderline, sfruttando agevolazioni locali e tutte le pieghe offerte dalla deregolamentazione del mercato del lavoro<\/strong>. L\u2019unico collo di bottiglia \u00e8 dal lato della committenza. Le tredici grandi aziende citate prima, infatti, hanno un certo potere nel fare il prezzo. Chiaramente lo spingono verso il basso e questo, sommato all\u2019alto livello di concorrenza, esercita una forte pressione sui margini degli operatori del settore, che non a caso sono in costante contrazione da dieci anni a questa parte. Ultimamente si rischia la marginalit\u00e0 negativa.<\/p>\n<p>A questo punto dobbiamo concentrarci quindi sui <strong>bilanci dei singoli operatori<\/strong>. Scopriamo cos\u00ec che il costo del lavoro pesa per circa l\u201980% del fatturato. Si tratta di circa 80mila persone, per circa 49mila unit\u00e0 FTE (quindi un buon numero di part-time), delle quali pi\u00f9 o meno il 73% sono gli operatori telefonici, quelli che effettivamente telefonano. Se quindi le aziende, spinte dalla competizione, vogliono aumentare la propria redditivit\u00e0, <strong>cio\u00e8 tagliare i costi,<\/strong> devono necessariamente intervenire sul costo del lavoro. Come fare? Beh, qui si arriva ad una delle contraddizioni del capitalismo globalizzato contemporaneo. Le strade sono infatti principalmente due, almeno a livello teorico, poi esistono mille possibilit\u00e0 tecniche specifiche. <strong>O si sviluppano tecnologie labour saving<\/strong>, cio\u00e8 si aumenta la produttivit\u00e0, ma queste devono costare meno rispetto al costo del lavoro, altrimenti sono antieconomiche, oppure <strong>si va a cercare il lavoro dove costa meno.<\/strong><\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/1OflZ1-iO6U?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">Un servizio di qualche anno fa ma sempre attuale: i giovani precari dei call center.<\/span><\/p>\n<p>In Italia ci troviamo pertanto in una situazione paradossale. Abbiamo un mercato del lavoro interno che ha perso buona parte di quelle che i sindacati chiamano <strong><em>tutele<\/em><\/strong> e gli economisti ortodossi <strong><em>rigidit\u00e0<\/em><\/strong>, e un alto tasso di disoccupazione. Sempre in base all\u2019economia ortodossa si dovrebbe allora insistere nell\u2019aumento di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro, per spingere gli stipendi ancora pi\u00f9 in basso. Raggiunti i limiti minimi imposti per legge di retribuzione e tutele, infatti, le aziende, pressate dalla concorrenza, <strong>cominciano a perdere redditivit\u00e0 e sono pertanto costrette ad aggirare quei vincoli delocalizzando.<\/strong> Il fatto che lo facciano in un settore come quello dei call center, che teoricamente \u00e8 protetto da una barriera non tariffaria molto alta, quella linguistica, \u00e8 segno della forza della globalizzazione. Non esistono ostacoli culturali per l\u2019economia, solo calcoli di efficienza economica.<\/p>\n<p>E le tecnologie labour saving, la <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2016\/12\/30\/call-center-sempre-meno-posti-di-lavoro-colpa-dellautomazione\/32808\/\">robotizzazione che toglier\u00e0 il lavoro a tutti quanti, call center in primis<\/a>? Quella pu\u00f2 aspettare, arriver\u00e0 solo quando coster\u00e0 talmente poco da costare meno di un disperato di un mercato in via di sviluppo o, viceversa, quando il costo del lavoro globale sar\u00e0 aumentato a sufficienza. In un certo senso, quindi, le delocalizzazioni rallentano lo sviluppo tecnologico dei paesi che fanno corsa di testa e li obbligano a livellarsi coi catch-uppers. Non \u00e8 un caso, infatti, che sia uscito <a href=\"http:\/\/www.ecostat.unical.it\/Mannarino\/Didattica\/TRONTI.pdf\">questo studio di Tronti <\/a>sulla mancata crescita della produttivit\u00e0 italiana negli ultimi vent\u2019anni, per lui correlata alla<strong> precarizzazione del lavoro.<\/strong> Il meccanismo \u00e8 quello gi\u00e0 esposto: se il lavoro, in Italia o all\u2019estero, costa meno, la tecnologia non serve per risparmiare, dunque non la si sviluppa.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec alle motivazioni che hanno portato il Governo a spingere per questo protocollo d\u2019intesa. L\u2019obbiettivo pare essere quello di<strong> \u201ccongelare\u201d la corsa al ribasso<\/strong>, colpendo il target corretto, cio\u00e8 le aziende committenti dotate di potere di mercato. Allo stesso tempo per\u00f2 servirebbe un aumento delle tutele contrattuali dei lavoratori, aumentando cos\u00ec i prezzi. Questo spingerebbe l\u2019innovazione, permettendo solo ai lavoratori pi\u00f9 qualificati degli help desk, quelli che svolgono le operazioni pi\u00f9 complesse, di continuare a passare la giornata al telefono. Per gli altri un impiego lo si trover\u00e0, una societ\u00e0 che cresce sviluppa sempre nuovi bisogni, a differenza di una che fa corsa al ribasso.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/call-center-e-le-strane-contraddizioni-del-mercato\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/call-center-e-le-strane-contraddizioni-del-mercato\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Sani) Il protocollo d\u2019intesa firmato dalle grandi imprese committenti del settore \u00e8 un buon primo passo, quello successivo dovrebbe essere un incremento delle tutele contrattuali dei lavoratori. Buon colpo messo a segno dal duo Gentiloni-Calenda. 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