{"id":30781,"date":"2017-05-15T10:00:09","date_gmt":"2017-05-15T08:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30781"},"modified":"2017-05-14T23:48:46","modified_gmt":"2017-05-14T21:48:46","slug":"la-rivoluzione-contro-il-capitale-di-marx-gramsci-e-il-1917","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30781","title":{"rendered":"La rivoluzione contro il Capitale (di Marx) Gramsci e il 1917"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (di Alvaro Bianchi e Daniela Mussi)<\/strong><\/p>\n<p>Ottanta anni fa \u2013 il 27 aprile 1937 \u2013 Antonio Gramsci muore dopo aver trascorso la sua ultima decade in un carcere fascista. Riconosciuto a livello internazionale molto pi\u00f9 tardi per il lavoro teorico svolto in quelli che saranno pubblicati come Quaderni del Carcere, Gramsci inizi\u00f2 a fornire un contributo di riflessione di taglio politico durante la Grande Guerra, quando era un giovane studente di linguistica presso l\u2019Universit\u00e0 di Torino. Gi\u00e0 allora, i suoi articoli pubblicati sulla stampa socialista costituivano un atto di sfida non soltanto alla guerra in corso, ma anche alla cultura liberale, nazionalista e cattolica imperante in Italia.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del 1917 Gramsci lavora come giornalista in un quotidiano socialista di Torino, Il Grido del Popolo, e collabora con l\u2019edizione piemontese dell\u2019Avanti!. Nei primi mesi che seguono alla Rivoluzione di Febbraio in Russia, le notizie a riguardo erano ancora scarse, in Italia. In massima parte ci si limitava alla riproduzione di articoli provenienti dalle agenzie giornalistiche di Londra e Parigi. Sull\u2019Avanti! si seguivano gli eventi russi attraverso gli articoli firmati da \u201cJunior\u201d, pseudonimo di Vasilij Vasilevich Suchomlin, un Socialista Rivoluzionario in esilio.<\/p>\n<p>Per fornire ai socialisti italiani informazioni affidabili, la direzione del Partito Socialista Italiano (PSI) invi\u00f2 un telegramma al deputato Oddino Morgari, che si trovava a L\u2019Aia, chiedendogli di recarsi a Pietrogrado ed entrare in contatto con i rivoluzionari. Ma la missione fall\u00ec e Morgari fece ritorno in Italia nel mese di luglio. Il 20 aprile, tuttavia, l\u2019Avanti! aveva pubblicato una nota scritta da Gramsci sul tentativo compiuto dal parlamentare, chiamandolo l\u2019\u201cambasciatore rosso\u201d. L\u2019entusiasmo di Gramsci per gli eventi russi era palpabile: a questo punto egli riteneva che la potenziale capacit\u00e0 della classe operaia italiana di porre fine alla guerra fosse direttamente legata alla forza del proletariato russo. Pensava che con la rivoluzione in Russia tutte le relazioni internazionali sarebbero mutate radicalmente.<\/p>\n<p>Il conflitto mondiale stava attraversando la sua fase pi\u00f9 intensa, e la mobilitazione militare sconvolgeva profondamente la vita del popolo italiano. Angelo Tasca, Umberto Terracini, e Palmiro Togliatti furono chiamati alle armi, mentre Gramsci, loro amico e compagno, venne esonerato a motivo della sua cagionevole salute. Pertanto il giornalismo divenne il suo \u201cfronte\u201d. Nell\u2019articolo su Morgari, Gramsci citava con approvazione una dichiarazione dei Socialisti Rivoluzionari russi, pubblicata in Italia dal Corriere della Sera, in cui si chiedeva a tutti i governi europei di rinunciare all\u2019offensiva militare, limitandosi all\u2019azione difensiva contro l\u2019attacco tedesco. Era la posizione detta di \u201cdifensismo rivoluzionario\u201d, adottata da una larga maggioranza del Congresso panrusso dei Soviet in quell\u2019aprile. L\u2019Avanti !, pochi giorni dopo, pubblic\u00f2 la risoluzione conclusiva approvata dal congresso, tradotta da Junior.<\/p>\n<p>Ma, contestualmente all\u2019arrivo di ulteriori notizie, Gramsci cominci\u00f2 a sviluppare una propria interpretazione in merito a quanto stava accadendo in Russia. A fine aprile pubblic\u00f2 su Il Grido del Popolo un articolo intitolato \u2018Note sulla rivoluzione russa\u2019. Contrariamente alla maggior parte dei socialisti dell\u2019epoca \u2013 che analizzavano gli eventi russi come una nuova Rivoluzione Francese \u2013 Gramsci ne parla adesso come di un \u201cfatto proletario\u201d che avrebbe portato al socialismo.<\/p>\n<p>Per Gramsci la Rivoluzione Russa era qualcosa di molto diverso dal modello giacobino, visto come mera \u201crivoluzione borghese\u201d. Interpretando gli eventi di Pietrogrado, egli espone un programma politico valido per il futuro. Onde proseguire il movimento in direzione di una rivoluzione dei lavoratori, i socialisti russi avrebbero dovuto rompere definitivamente con il modello giacobino, identificato qui con l\u2019uso sistematico della violenza a fronte di una limitata attivit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p>Durante i mesi seguenti Gramsci si alline\u00f2 rapidamente ai bolscevichi: una posizione che esprimeva altres\u00ec la sua convergenza con le correnti pi\u00f9 radicali e antibelliche all\u2019interno del PSI. In un articolo del 28 luglio, \u2018I massimalisti russi\u2019, Gramsci dichiar\u00f2 il suo pieno sostegno a Lenin e a ci\u00f2 che definiva la politica \u201cmassimalista\u201d. Ci\u00f2 rappresentava, a suo avviso, \u201cla continuit\u00e0 della rivoluzione\u2026 il ritmo della rivoluzione\u2026 [e] perci\u00f2 la rivoluzione stessa\u201d. I massimalisti erano l\u2019incarnazione dell\u2019\u201cidea-limite del socialismo\u201d, scevra di impegni vincolanti nei confronti del passato.<\/p>\n<p>Gramsci insist\u00e9 sul punto per cui la rivoluzione non doveva essere interrotta, per trascendere invece l\u2019universo borghese. Per il giornalista del Grido del Popolo il rischio pi\u00f9 grande di tutte le rivoluzioni, e di quella russa nello specifico, \u00e8 il diffondersi della percezione che il processo di trasformazione abbia raggiunto un punto conclusivo. I massimalisti erano la forza che si opponeva a tale errore, e perci\u00f2 stesso costituivano \u201cl\u2019ultimo anello logico di questo divenire rivoluzionario\u201d. Nel ragionamento di Gramsci tutti i passaggi del processo rivoluzionario sono legati l\u2019un l\u2019altro, con un movimento nella direzione in cui gli elementi pi\u00f9 forti e determinati sono in grado di spingere i pi\u00f9 deboli e confusi.<\/p>\n<p>\u200bIl 5 agosto 1917 arriva a Torino una delegazione dei soviet russi, della quale fanno parte fra gli altri Josif Goldemberg e Aleksandr Smirnov. Il viaggio era stato autorizzato dal governo italiano, che sperava che il nuovo governo russo proseguisse l\u2019impegno bellico contro la Germania. Dopo aver incontrato i delegati russi, i socialisti italiani espressero la propria perplessit\u00e0 rispetto alle idee ancora prevalenti all\u2019interno dei soviet russi. L\u201911 agosto l\u2019editoriale de Il Grido del Popolo si interrogava:<br \/>\n\u201cQuando sentiamo i delegati del Soviet russo parlare di continuare la guerra per la difesa della rivoluzione, ci domandiamo ansiosamente se invece essi non accettino \u2013 senza saperlo e senza volerlo \u2013 di continuare la guerra per la difesa degli interessi della sopravvenuta borghesia capitalistica Russa, contro l\u2019assalto proletario per la ennesima vittoria della coalizione capitalistica, contro il pericolo collettivista che si avanza\u201d.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, la visita dei delegati sovietici costitu\u00ec un\u2019occasione per far propaganda alla rivoluzione, e i socialisti italiani seppero sfruttarla. Dopo esser passata per Roma, Firenze, Bologna e Milano, la delegazione fece ritorno a Torino. Davanti alla Casa del Popolo, quarantamila persone inneggiarono alla rivoluzione in Russia nella prima manifestazione pubblica svoltasi in citt\u00e0 dopo la Grande Guerra. Dal balcone della Casa del Popolo Giacinto Menotti Serrati, allora capo dell\u2019ala massimalista all\u2019interno del partito e fermo oppositore della guerra, s\u2019incaric\u00f2 di tradurre il discorso di Goldemberg. Dopo l\u2019intervento del delegato, Serrati afferm\u00f2 che i russi volevano l&#8217;immediata fine delle ostilit\u00e0, e concluse la sua \u201ctraduzione\u201d al grido di \u201cViva la rivoluzione italiana!\u201d, al quale la folla rispose gridando: \u201cViva la Rivoluzione Russa! Viva Lenin!\u201d.<\/p>\n<p>Gramsci scrisse entusiasticamente di questa manifestazione su Il Grido del Popolo. La manifestazione aveva promosso, secondo lui, un autentico \u201cspettacolo delle forze proletarie e socialiste solidali con la Russia rivoluzionaria\u201d. Pochi giorni dopo, questo \u201cspettacolo\u201d si sarebbe rivisto per le strade di Torino.<\/p>\n<p>La mattina del 22 agosto a Torino mancava il pane, a causa di una lunga crisi di approvvigionamento provocata dalla guerra. A mezzogiorno gli operai interruppero il lavoro nelle fabbriche della citt\u00e0. Alle 5 del pomeriggio, con quasi tutte le fabbriche ferme, la folla cominci\u00f2 ad attraversare la citt\u00e0 saccheggiando panifici e magazzini. L\u2019insurrezione spontanea, non indetta da nessuno in particolare, si diffuse per la citt\u00e0 e la conquist\u00f2. Il ripristino dell\u2019approvvigionamento del pane non ferm\u00f2 il dilagare del movimento, che aveva rapidamente assunto un carattere politico.<\/p>\n<p>Il pomeriggio seguente a Torino il potere venne trasferito all\u2019esercito, che si assicur\u00f2 il controllo del centro cittadino. Saccheggi e barricate proseguirono per\u00f2 in periferia. A Borgo San Paolo, una roccaforte socialista, i manifestanti misero a soqquadro e incendiarono la chiesa di San Bernardino. La polizia apr\u00ec il fuoco sulla folla. I conflitti si intensificarono nel corso del 24 di agosto. La mattina i manifestanti tentarono senza successo di raggiungere il centro della citt\u00e0. Poche ore dopo si trovarono ad affrontare il fuoco delle mitragliatrici dell\u2019esercito. Il bilancio finale far\u00e0 contare 24 morti e oltre 1.500 persone incarcerate. Lo sciopero continuer\u00e0 la mattina successiva, ma senza le barricate. Poi una ventina di leader socialisti furono arrestati e la ribellione spontanea giunse a conclusione.<\/p>\n<p>Il Grido del Popolo non giunse in edicola durante quelle giornate. Riprender\u00e0 in pieno le sue attivit\u00e0 il 1\u00b0 settembre, adesso sotto la direzione di Gramsci, che sostituiva la leader socialista Maria Giudice, finita agli arresti. La censura statale non consentiva peraltro di pubblicare alcun riferimento all\u2019insurrezione. Gramsci colse invece l\u2019occasione per fare un breve cenno a Lenin: \u201cforse Kerenski rappresenta la fatalit\u00e0 storica, certo Lenin rappresenta il divenire socialistico; e noi siamo con lui, con tutta l&#8217;anima\u201d. Il riferimento \u00e8 alle giornate di luglio in Russia e alla persecuzione dei bolscevichi che vi fece seguito, costringendo tra l\u2019altro Lenin a rifugiarsi in Finlandia.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo, il 15 settembre, quando le truppe guidate dal generale Lavr Kornilov marciarono verso Pietrogrado per ripristinare l\u2019ordine contro la rivoluzione, Gramsci ancora una volta accenna a quella \u201crivoluzione avvenuta nelle coscienze\u201d. E il 29 settembre Lenin viene definito \u201cl\u2019agitatore di coscienze, il risvegliatore delle anime dormienti.\u201d. Sulle informazioni disponibili in Italia non si poteva ancora fare pieno affidamento, filtrate com\u2019erano dalle traduzioni di Junior per l\u2019Avanti !. In questo momento Gramsci individua ancora in Viktor Chernov dei Socialisti Rivoluzionari<\/p>\n<p>\u201cil realizzatore, l\u2019uomo che ha un programma concreto da attuare, un programma interamente socialista, che non ammette collaborazioni, che non pu\u00f2 essere accettato dai borghesi perch\u00e9 rovescia il principio di propriet\u00e0 privata, perch\u00e9 inizia finalmente la rivoluzione sociale\u201d.<\/p>\n<p>Nel frattempo prosegue la crisi politica in Italia. Dopo la sconfitta dell\u2019esercito italiano nella battaglia di Caporetto del 12 novembre, il gruppo parlamentare socialista, guidato da Filippo Turati e Claudio Treves, assume una posizione apertamente nazionalista e sostiene la difesa della \u201cnazione\u201d, prendendo le distanze dal \u201cneutralismo\u201d degli anni precedenti. Sulle pagine di Critica Sociale, Turati e Treves pubblicano un articolo in cui si afferma che nell\u2019ora del pericolo al proletariato tocca difendere la patria.<\/p>\n<p>Anche la Frazione Intransigente Rivoluzionaria del partito, dal canto suo, si organizza per affrontare la nuova situazione. A novembre, i leader di questo raggruppamento convocano un incontro segreto a Firenze per discutere dell\u2019orientamento futuro del partito. Gramsci, che ha iniziato ad assumere un ruolo importante nella sezione socialista torinese, partecipa alla riunione come suo rappresentante. In quell\u2019incontro si allinea a quanti, come Amadeo Bordiga, ritengono necessaria l\u2019azione militante, laddove Serrati e altri si pronunciano per il mantenimento della vecchia tattica neutralista. La riunione si conclude riaffermando i principi dell\u2019internazionalismo rivoluzionario e dell\u2019opposizione alla guerra, ma senza alcuna indicazione pratica sul da farsi.<\/p>\n<p>Gramsci, interpretando gli eventi di agosto a Torino alla luce della Rivoluzione Russa, ritorna dall\u2019incontro convinto che il momento storico richieda l\u2019azione. Animato da questo ottimismo e dagli echi della presa del potere in Russia da parte dei bolscevichi, scrive a dicembre l\u2019articolo La rivoluzione contro \u2018Il Capitale\u2019, in cui dichiara: \u201cLa rivoluzione bolscevica si \u00e8 definitivamente innestata nella rivoluzione generale del popolo russo\u201d.<\/p>\n<p>Dopo aver impedito alla rivoluzione di ristagnare, i partigiani di Lenin sono giunti al potere e sono in grado di stabilire \u201cla loro dittatura\u201d e di elaborare \u201cle forme socialiste in cui la rivoluzione dovr\u00e0 finalmente adagiarsi per continuare a svilupparsi armonicamente\u201d. Nel 1917 Gramsci non disponeva di un chiaro rendiconto in merito a tutte le differenze politiche in seno ai rivoluzionari russi. E oltretutto il nucleo delle sue idee sulla rivoluzione socialista era il presupposto di carattere generale per cui si sarebbe trattato un movimento continuo, \u201csenza troppo grandi urti\u201d.<\/p>\n<p>Con la sua forza culturale intima e irresistibile, la rivoluzione dei bolscevichi \u201c\u00e8 materiata di ideologie pi\u00f9 che di fatti\u201d. Per questo motivo la rivoluzione non figurava alla lettera nel testo di Marx. In Russia, continua Gramsci, Il Capitale era \u201cil libro dei borghesi, pi\u00f9 che degli operai\u201d. Gramsci si riferisce alla Prefazione del 1867, in cui Marx afferma che le nazioni di maggiore sviluppo capitalistico mostrano a quelle sottosviluppate la \u2018via\u2019, le tappe naturali del progresso che non possono esser saltate.<\/p>\n<p>Sulla base di questo testo, i menscevichi avevano svolto una lettura dello sviluppo sociale in Russia che affermava la necessit\u00e0 della formazione di una borghesia e della costituzione di una societ\u00e0 industriale pienamente sviluppata, prima che il socialismo diventasse una possibilit\u00e0. Ma i rivoluzionari guidati da Lenin, secondo Gramsci, \u201cnon sono marxisti\u201d in senso stretto: vale a dire che, mentre non rinnegano \u201cil pensiero immanente\u201d di Marx, per\u00f2 \u201crinnegano alcune affermazioni del Capitale\u201d e rifiutano di farne \u201cuna dottrina esteriore, di affermazioni dogmatiche e indiscutibili\u201d.<\/p>\n<p>Secondo Gramsci, le previsioni di Marx sullo sviluppo del capitalismo esposte nel Capitale sarebbero corrette per situazioni di sviluppo normale, in cui la formazione di una \u201cvolont\u00e0 sociale, collettiva\u201d si verifica attraverso una lunga \u201cserie di esperienze di classe\u201d. La guerra, tuttavia, ha accelerato questa temporalit\u00e0 in modo imprevedibile, e nel giro di tre anni i lavoratori russi hanno intensamente provato tutta una serie di esperienze: \u201cLa carestia era imminente, la fame, la morte per fame poteva cogliere tutti, maciullare di un colpo diecine di milioni di uomini\u201d. [Di fronte a ci\u00f2] le volont\u00e0 si sono messe all\u2019unisono, meccanicamente prima, attivamente, spiritualmente dopo la prima rivoluzione\u201d.<\/p>\n<p>Il formarsi questa volont\u00e0 collettiva popolare era stato favorito dalla propaganda socialista. Essa aveva consentito ai lavoratori russi, in una situazione eccezionale, di vivere l\u2019intera storia del proletariato in un istante. I lavoratori hanno riconosciuto gli sforzi dei propri antenati per emanciparsi dai \u201cvincoli del servilismo\u2026 per diventare coscienza nuova, testimonio attuale in un mondo a venire\u201d. Inoltre, giungendo a questa coscienza in un momento in cui il capitalismo internazionale era pienamente sviluppato in paesi come l\u2019Inghilterra, il proletariato russo poteva rapidamente raggiungere la sua maturit\u00e0 economica, una delle condizioni necessarie per il collettivismo.<\/p>\n<p>Pur avendo nel 1917 una conoscenza ancora limitata delle idee dei bolscevichi, il giovane redattore del Grido del Popolo gravitava naturalmente vicino alla formula della \u2018rivoluzione permanente\u2019 di Trotsky. Gramsci vide in Lenin e nei bolscevichi l\u2019incarnazione di un programma di rinnovamento della rivoluzione ininterrotta. Una rivoluzione che egli voleva divenisse reale anche in Italia.<\/p>\n<p>\u200bVenti anni dopo, Gramsci muore da prigioniero del fascismo italiano. Uno sguardo retrospettivo potrebbe portarci a credere che questo destino tragico abbia portato Gramsci a mettere in discussione le grandi speranze da lui vedute nell\u2019Ottobre. O che i suoi Quaderni del Carcere costituiscano un tentativo di trovare \u201cnuove strade\u201d, forme pi\u00f9 moderate o \u201cnegoziali\u201d di lotta contro il capitalismo.<\/p>\n<p>Ma una simile resa non ebbe effettivamente luogo. Nei suoi scritti dal carcere, <strong>Gramsci avanza una teoria della politica in cui la forza e il consenso non sono separati, e lo Stato \u00e8 concepito quale risultato storico di forze interagenti all\u2019interno di processi che di rado producono condizioni vantaggiose per i gruppi sociali subalterni<\/strong>. Scrive della necessit\u00e0 di dar battaglia in tutte le sfere dell\u2019esistenza, nonch\u00e9 dei rischi della conciliazione egemonica e del \u2018trasformismo\u2019 politico. Egli si sofferma in particolare sul ruolo \u2013 quasi sempre deleterio \u2013 degli intellettuali nell\u2019ambito della vita del popolo, e dell\u2019importanza di rendere il marxismo una visione del mondo integrale: \u201cla filosofia della praxis\u201d.<\/p>\n<p>Nulla di quanto scritto negli anni di prigionia sta pertanto a indicare che Gramsci avesse abbandonato la Rivoluzione Russa quale punto di riferimento programmatico e storico al fine dell\u2019emancipazione della classe lavoratrice. La Rivoluzione rimase viva nel cuore e nella mente di Gramsci fino al momento della sua morte, in quell\u2019aprile del 1937.<\/p>\n<p>[traduzione di Pavlov Dogg]<\/p>\n<p>Alvaro Bianchi \u00e8 Professore associato al Dipartimento di Scienze politiche presso l\u2019Universit\u00e0 statale di Campinas (Unicamp \u2013 Brasile); Direttore dell\u2019Archivio Edgard Leuenroth \u2013 Centro di ricerca e documentazione sociale.<\/p>\n<p>Daniela Mussi \u00e8 ricercatrice post-Dottorato presso la Facolt\u00e0 di Filosofia, Lettere e Scienze umane (FFLCH) dell\u2019Universit\u00e0 di San Paolo del Brasile<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/9785-alvaro-bianchi-e-daniela-mussi-la-rivoluzione-contro-il-capitale-di-marx.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/9785-alvaro-bianchi-e-daniela-mussi-la-rivoluzione-contro-il-capitale-di-marx.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (di Alvaro Bianchi e Daniela Mussi) Ottanta anni fa \u2013 il 27 aprile 1937 \u2013 Antonio Gramsci muore dopo aver trascorso la sua ultima decade in un carcere fascista. 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