{"id":30844,"date":"2017-05-16T12:00:46","date_gmt":"2017-05-16T10:00:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30844"},"modified":"2017-05-16T12:00:46","modified_gmt":"2017-05-16T10:00:46","slug":"ha-joon-chang-i-miti-delleconomia-neoliberale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30844","title":{"rendered":"Ha-Joon Chang: i miti dell&#8217;economia neoliberale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (C. J. Polychroniou intervista Ha-Joon Chang)<\/strong><\/p>\n<p><em>In <a href=\"http:\/\/www.truth-out.org\/opinion\/item\/39393-exposing-the-myths-of-neoliberal-capitalism-an-interview-with-ha-joon-chang\">questa lunga intervista<\/a>\u00a0al celebre economista sudcoreano Ha-Joon Chang, professore alla Cambridge University, sono affrontati i miti e le bugie dell\u2019economia neoliberale, un sistema che Chang, citando Gore Vidal, definisce\u00a0\u201clibera impresa per i poveri e socialismo per i ricchi\u201d.\u00a0Il neoliberalismo ha diffuso la convinzione che\u00a0ci sia\u00a0un campo \u201coggettivo\u201d dell\u2019economia, nel quale la logica della politica non deve intromettersi, e cos\u00ec facendo ha sottratto le politiche economiche alla dinamica democratica, permettendo alle \u00e9lite di fare ritirare il perimetro dello Stato e reindirizzarne le scelte a loro favore.<\/em><\/p>\n<p>Per gli ultimi 40 anni circa, il neoliberalismo <em>(scegliamo volutamente questo termine al posto del pi\u00f9 usato \u201cneoliberismo\u201d NdVdE)<\/em>\u00a0ha regnato incontrastato\u00a0su gran parte del mondo capitalista occidentale, producendo livelli di accumulazione di ricchezza senza precedenti per una manciata di individui e di multinazionali, mentre al resto della societ\u00e0 si \u00e8 chiesto\u00a0di ingoiare austerit\u00e0, stagnazione dei redditi e la continua riduzione dello\u00a0stato sociale. Ma proprio quando tutti pensavamo\u00a0che le contraddizioni del capitalismo neoliberale avessero\u00a0raggiunto il loro penultimo stadio, culminando nel malcontento di massa e nell\u2019opposizione al neoliberalismo globale, l\u2019esito delle elezioni presidenziali 2016 negli Stati Uniti ha portato al potere un megalomane che aderisce all\u2019economia capitalista neoliberale, pur opponendosi\u00a0a grande parte della sua dimensione globale.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 dunque, esattamente, il neoliberalismo? Che cosa rappresenta? E che cosa dobbiamo pensare delle\u00a0dichiarazioni di Donald Trump sull\u2019economia? In questa intervista, Ha-Joon Chang, professore di economia di fama mondiale alla Cambridge University, risponde a queste domande pressanti, sottolineando che, nonostante il sostegno\u00a0di Donald Trump alla \u201cspesa per infrastrutture\u201d e la sua opposizione agli accordi di \u201clibero commercio\u201d, dovremmo essere\u00a0profondamente preoccupati per la sua politiche economiche, per la sua adesione al neoliberalismo e la sua fervente devozione nei confronti dei ricchi.<\/p>\n<p><strong>C.J. Polychroniou: Per gli ultimi 40 anni circa, l\u2019ideologia e le politiche del capitalismo del \u201clibero mercato\u201d hanno regnato incontrastate in gran parte del mondo industrializzato avanzato. Tuttavia, gran parte di ci\u00f2 che si fa passare per capitalismo del \u201clibero mercato\u201d sono in realt\u00e0 misure progettate e promosse dallo stato capitalista\u00a0per conto delle fazioni dominanti del capitale. Quali altri miti e bugie sul\u00a0\u201ccapitalismo realmente esistente\u201d vale la pena di sottolineare?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ha-Joon Chang:<\/strong>\u00a0Lo scrittore americano Gore Vidal\u00a0una volta ha detto benissimo: il sistema economico americano \u00e8 \u201clibera impresa per i poveri e socialismo per i ricchi\u201d. Credo che questa affermazione riassuma molto bene ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto passare per \u201ccapitalismo del libero mercato\u201d negli ultimi decenni, soprattutto, ma non solo, negli Stati Uniti. Negli ultimi decenni i ricchi sono stati sempre pi\u00f9 protetti dalle forze del mercato, mentre i poveri vi sono stati esposti in misura sempre crescente.<\/p>\n<p>Per i ricchi, gli ultimi decenni sono stati \u201ctesta vinco io, croce\u00a0perdi tu\u201d. I top manager, soprattutto negli Stati Uniti, firmano contratti che prevedono stipendi di centinaia di milioni di dollari per fallire \u2013 e spesso anche di pi\u00f9 per fare un\u00a0lavoro decente. Le aziende\u00a0sono sovvenzionate su larga scala, con poche\u00a0condizioni \u2013 a volte direttamente, ma spesso indirettamente attraverso programmi di appalti pubblici (soprattutto nella difesa), con prezzi\u00a0gonfiati e tecnologie gratuite\u00a0prodotte da programmi di ricerca finanziati dal governo. Dopo ogni crisi finanziaria, dalla crisi bancaria cilena del 1982, passando per\u00a0la crisi finanziaria asiatica del 1997, fino ad arrivare alla\u00a0crisi finanziaria globale del 2008, le banche sono state salvate\u00a0con centinaia di migliaia di miliardi\u00a0di dollari di denaro dei contribuenti, e ben pochi grandi banchieri sono finiti in prigione. Negli ultimi dieci anni nei paesi ricchi le classi sociali proprietarie di patrimoni\u00a0sono state tenute a galla anche dai tassi di interesse storicamente bassi.<\/p>\n<p>Al contrario, i poveri sono stati sempre pi\u00f9 lasciati in balia delle forze del mercato.<\/p>\n<p>In nome\u00a0di una crescente \u201cflessibilit\u00e0 del mercato del lavoro\u201d, i poveri sono stati sempre pi\u00f9 spogliati \u200b\u200bdei loro diritti di lavoratori. Questa tendenza ha raggiunto un nuovo livello con l\u2019emergere della cosiddetta \u201cgig economy\u201d (il cosiddetto \u201ccaporalato digitale\u201d, NdVdE), in cui i lavoratori sono fittiziamente\u00a0assunti come \u201cautonomi\u201d (privi del controllo sul proprio\u00a0lavoro che esercitano i veri lavoratori autonomi) e privati dei diritti anche pi\u00f9 elementari (ad esempio le assenze per malattia, le ferie pagate). Con l\u2019indebolirsi dei loro diritti, i lavoratori devono impegnarsi in una corsa al ribasso, facendo a gara nell\u2019accettare salari sempre pi\u00f9 bassi e condizioni di lavoro sempre peggiori.<\/p>\n<p>Nel settore dei consumi, la crescente privatizzazione e deregolamentazione dei settori industriali che forniscono\u00a0i servizi di base maggiormente usati, in senso relativo, dai poveri \u2013 come acqua, elettricit\u00e0, trasporti pubblici, servizi postali, sanit\u00e0 e istruzione di base \u2013 hanno fatto s\u00ec\u00a0che i poveri abbiano visto una crescita\u00a0sproporzionata dell\u2019esposizione dei loro consumi alla logica del mercato. Negli ultimi anni dalla crisi finanziaria del 2008, l\u2019accesso al\u00a0welfare \u00e8 stato ridotto\u00a0in molti paesi e le condizioni per fruirne\u00a0(ad esempio, \u201cidoneit\u00e0 ai\u00a0test di lavoro\u201d sempre meno generose per i disabili, formazione obbligatoria per crearsi un CV\u00a0per chi\u00a0riceve sussidi di disoccupazione) sono diventate meno generose, spingendo sempre pi\u00f9\u00a0persone povere verso mercati del lavoro dove non sono in grado di competere.<\/p>\n<p>Riguardo agli altri miti e alle menzogne \u200b\u200bsul capitalismo, a mio avviso il pi\u00f9 importante \u00e8 il mito che ci sia\u00a0un campo oggettivo dell\u2019economia nel quale la logica della politica non deve intromettersi. Una volta accettata l\u2019esistenza di questo dominio esclusivo dell\u2019economia, accolta ormai dalla\u00a0maggior parte dell\u2019opinione pubblica, si arriva ad accettare l\u2019autorit\u00e0 degli esperti economici come portatori di verit\u00e0 scientifiche sull\u2019economia, e sono questi esperti che poi dettano le regole secondo cui\u00a0gestire l\u2019economia.<\/p>\n<p>E invece, non c\u2019\u00e8 alcun modo oggettivo di determinare i confini dell\u2019economia, poich\u00e9 il mercato stesso \u00e8 una costruzione politica, come dimostra il fatto che oggi\u00a0nei paesi ricchi \u00e8 illegale comprare o vendere una quantit\u00e0 di cose che un tempo venivano\u00a0comprate e vendute liberamente \u2013 pensiamo per esempio agli schiavi e al lavoro minorile.<\/p>\n<p>Di conseguenza, se non esiste un sistema\u00a0oggettivo per disegnare un confine dell\u2019economia, quando ci\u00a0si scaglia\u00a0contro l\u2019intrusione della logica della politica nell\u2019economia, si sta solo affermando che la propria visione \u201cpolitica\u201d di ci\u00f2 che deve essere lasciato al mercato \u00e8 quella giusta, per cos\u00ec dire.<\/p>\n<p>\u00c8 molto importante rifiutare il mito di un limite inviolabile del campo dell\u2019economia, perch\u00e9 questo \u00e8 il punto di partenza per sfidare lo status quo. Se si accetta che si debba ridurre lo stato sociale, che si\u00a0debbano indebolire i\u00a0diritti dei lavoratori, se si accetta che le fabbriche debbano essere chiuse\u00a0e cos\u00ec via a causa della logica economica oggettiva (o delle \u201cforze del mercato\u201d, come spesso vengono chiamate) diventa praticamente impossibile modificare lo status quo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019austerit\u00e0 \u00e8 diventata il dogma prevalente in tutta Europa, ed \u00e8 al centro dell\u2019agenda dei Repubblicani. Se anche l\u2019austerit\u00e0 si basa su menzogne, qual \u00e8 il suo obiettivo reale?<\/strong><\/p>\n<p>Molti studiosi \u2013 Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Mark Blyth e Yanis Varoufakis, per citare alcuni nomi noti\u00a0\u2013 hanno scritto che l\u2019austerit\u00e0 non funziona, soprattutto nel bel mezzo di una crisi economica (come\u00a0invece \u00e8 stata applicata in molti paesi in via di sviluppo nell\u2019ambito dei Programmi di aggiustamento strutturale della Banca Mondiale-FMI negli anni \u201980 e \u201990 e, pi\u00f9 recentemente, in Grecia, Spagna e altri paesi dell\u2019eurozona).<\/p>\n<p>Molti di coloro che spingono per l\u2019austerit\u00e0 lo fanno perch\u00e9 credono realmente (anche se erroneamente) che funzioni, ma quelli che sono abbastanza intelligenti da capire che non \u00e8 cos\u00ec, la vogliono perch\u00e9 \u00e8 un ottimo modo per far ritirare\u00a0lo Stato (dando cos\u00ec pi\u00f9 potere alle imprese, comprese quelle straniere) e cambiare la natura delle attivit\u00e0 dello Stato in senso favorevole alle imprese\u00a0(ad esempio, \u00e8 quasi sempre la spesa sociale che viene tagliata per prima).<\/p>\n<p>In altre parole, l\u2019austerit\u00e0 \u00e8 un ottimo modo per portare avanti un\u2019agenda politica reazionaria, senza\u00a0che si capisca. Si dice che si sta tagliando la spesa perch\u00e9 bisogna\u00a0far tornare i conti\u00a0e rimettere in ordine i bilanci, quando in realt\u00e0 si sta lanciando un attacco alla classe operaia e ai poveri. Questo \u00e8, ad esempio, il metodo\u00a0che nel Regno Unito ha usato\u00a0il governo di coalizione tra Conservatori e Liberal-Democratici, quando ha lanciato un programma di austerit\u00e0 molto duro, dopo aver preso il potere nel 2010 \u2013 la finanza pubblica del paese in quel\u00a0momento non era in condizioni tali da avere\u00a0bisogno di un programma di austerit\u00e0 cos\u00ec rigido, neanche per gli\u00a0standard dell\u2019economia ortodossa.<\/p>\n<p><strong>Che cosa pensa di tutti i discorsi sui pericoli del debito pubblico? Quanto debito pubblico \u00e8 troppo?<\/strong><\/p>\n<p>Se il debito pubblico sia buono o cattivo dipende dal momento in cui il denaro \u00e8 stato preso in prestito (sarebbe meglio indebitarsi\u00a0durante\u00a0una crisi economica), da come \u00e8 stato utilizzato il denaro (meglio se\u00a0utilizzato per investimenti in infrastrutture, ricerca, istruzione o salute piuttosto che in spese militari o nella costruzione di monumenti inutili) e da chi detiene il debito (meglio se \u00e8 in mano ai cittadini del paese, in quanto si riduce il pericolo di una \u201cspeculazione\u201d\u00a0\u2013 per esempio, una delle ragioni per cui il Giappone pu\u00f2 sostenere livelli molto elevati di debito pubblico\u00a0\u00e8 che la stragrande maggioranza \u00e8 detenuta dai cittadini giapponesi).<\/p>\n<p>Naturalmente, un debito pubblico eccessivo pu\u00f2 essere un problema, ma quanto\u00a0sia l&#8217;\u201deccessivamente elevato\u201d dipende\u00a0dal paese e dalle circostanze. Per\u00a0esempio, secondo i dati FMI del 2015 il Giappone ha un\u00a0debito pubblico equivalente al 248 per cento del PIL, ma nessuno ne parla come di un pericolo. Qualcuno\u00a0potrebbe rispondere\u00a0che il Giappone \u00e8 un caso speciale e far notare che nello stesso anno gli Stati Uniti avevano un debito pubblico equivalente al 105 per cento del PIL, molto pi\u00f9 alto, per esempio, di quello della Corea del Sud (38 per cento), Svezia (43 per cento) o persino della Germania (71 per cento), ma allora resterebbe sorpreso nell\u2019apprendere che anche il debito pubblico di Singapore \u00e8 pari al 105 per cento del PIL, eppure ben\u00a0difficilmente sentiamo parlare di preoccupazioni sul debito pubblico di Singapore.<\/p>\n<p><strong>Molti economisti rispettati sostengono che l\u2019epoca della crescita economica \u00e8 finita. Concorda con\u00a0questa opinione?<\/strong><\/p>\n<p>Molte persone ora parlano di una \u201cnuova normalit\u00e0\u201d e di una \u201cstagnazione secolare\u201d in cui l\u2019elevata disuguaglianza, l\u2019invecchiamento della popolazione e il deleveraging\u00a0(riduzione del debito) da parte del settore privato conducono a una crescita economica cronicamente bassa, che pu\u00f2 essere rilanciata\u00a0solo temporaneamente da bolle finanziarie insostenibili nel lungo termine.<\/p>\n<p>Dato che queste cause possono essere contrastate da politiche adeguate, la stagnazione secolare non \u00e8 inevitabile. L\u2019invecchiamento della popolazione pu\u00f2 essere controbilanciato da strategie politiche diverse,\u00a0che rendano pi\u00f9 facile conciliare il lavoro e l\u2019avere bambini (per esempio un\u2019assistenza per l\u2019infanzia migliore e pi\u00f9 economica, orari di lavoro flessibili, compensazioni professionali per i periodi di cura dei figli) e da una maggiore immigrazione. La disuguaglianza pu\u00f2 essere contrastata da una politica di tassazione e redistribuzione pi\u00f9 aggressiva e da una protezione migliore dei deboli (per esempio, una pianificazione urbana che protegge i piccoli negozi, sostegno alle PMI). La\u00a0riduzione del debito da parte del settore privato pu\u00f2 essere contrastata da una maggiore spesa pubblica, come dimostra l\u2019esperienza giapponese degli ultimi venticinque anni.<\/p>\n<p>Naturalmente, dire che la stagnazione secolare <em>pu\u00f2<\/em> essere contrastata \u00e8 diverso dal dire che <em>sar\u00e0<\/em> contrastata. Per esempio, la politica pi\u00f9 rapida che pu\u00f2\u00a0contrastare l\u2019invecchiamento \u2013 vale a dire\u00a0l\u2019aumento dell\u2019immigrazione \u2013 \u00e8 politicamente impopolare. In molti paesi ricchi l\u2019alleanza tra le forze politiche ed economiche \u00e8 tale che sar\u00e0 difficile ridurre in modo significativo la disuguaglianza nel breve e medio periodo. L\u2019attuale dogma dell\u2019austerity \u00e8 tale che nel prossimo futuro un\u2019espansione fiscale sembra improbabile nella maggior parte dei paesi.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, a breve e medio termine, una crescita bassa sembra molto probabile. Tuttavia questo non significa che sar\u00e0 cos\u00ec per sempre. A lungo termine, i cambiamenti nella politica e quindi nelle politiche economiche possono modificare\u00a0le politiche in modo tale che le cause della \u201cstagnazione secolare\u201d siano significativamente contrastate. Questo\u00a0mette in luce come sia importante la lotta politica per cambiare le politiche economiche.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il suo parere professionale sulle\u00a0politiche economiche proposte da Donald Trump, che chiaramente abbracciano il neoliberalismo e tutti i maneggi\u00a0a favore\u00a0dei ricchi, ma si oppongono\u00a0agli accordi di \u201clibero scambio\u201d globali, e che cosa pensa che accadr\u00e0 quando si scontreranno con l\u2019austerit\u00e0 di bilancio di Paul Ryan?<\/strong><\/p>\n<p>Il piano di Donald Trump per il rilancio economico americano \u00e8 ancora vago, ma, per quanto posso dire, ha due colonne portanti: far\u00a0creare pi\u00f9 posti di lavoro in patria alle imprese americane e aumentare gli investimenti infrastrutturali.<\/p>\n<p>Il primo punto\u00a0sembra piuttosto fantasioso. Trump dice che lo far\u00e0 principalmente impegnandosi per un maggior protezionismo, ma non funzioner\u00e0 per due motivi.<\/p>\n<p>In primo luogo, gli Stati Uniti sono vincolati da accordi commerciali internazionale di ogni tipo \u2013 WTO, NAFTA e diversi\u00a0accordi bilaterali di libero scambio (con la Corea, l\u2019Australia, Singapore ecc.). Bench\u00e9 anche in questo contesto sia\u00a0possibile orientare\u00a0le cose in senso protezionistico giocando sui margini di guadagno, sar\u00e0 difficile per gli Stati Uniti affibbiare\u00a0tariffe extra abbastanza alte da far rimpatriare i posti di lavoro\u00a0americani, nel quadro delle norme previste da questi accordi. Il team di Trump afferma che rinegozier\u00e0 gli accordi, ma questo richieder\u00e0 non mesi, ma anni, e non produrr\u00e0 alcun risultato visibile almeno durante il primo mandato della presidenza Trump.<\/p>\n<p>In secondo luogo, anche se alte tariffe extra possono essere imposte in qualche modo anche in contrasto con gli accordi internazionali, la struttura dell\u2019economia statunitense oggi \u00e8 tale che negli Stati Uniti ci sar\u00e0 una grande resistenza contro queste misure protezionistiche. Molte importazioni provenienti da paesi come la Cina e il Messico sono beni\u00a0prodotti da \u2013 o almeno per \u2013 societ\u00e0 americane. Quando il prezzo degli iPhone e delle scarpe Nike realizzate in Cina, o delle auto General Motors prodotte\u00a0in Messico aumenter\u00e0 del 20 o del 35 per cento, non saranno solo i consumatori americani a essere molto\u00a0infelici, ma anche aziende come Apple, Nike e GM . Questo avrebbe il risultato di riportare\u00a0la produzione di Apple o GM negli Stati Uniti? No, probabilmente la sposteranno in Vietnam o in Thailandia, paesi che non sono\u00a0colpiti da queste tariffe.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che lo svuotamento dell\u2019industria manifatturiera americana \u00e8 cresciuto nel contesto della globalizzazione della produzione e della ristrutturazione del sistema commerciale internazionale (a trazione americana) e non pu\u00f2 essere invertito con semplici misure protezionistiche. Richiede\u00a0una riscrittura generale delle norme commerciali globali e della cosiddetta catena del valore globale.<\/p>\n<p>Anche a livello nazionale, la ripresa economica americana richiede misure molto pi\u00f9 radicali di quelle contemplate\u00a0dall\u2019amministrazione Trump. Serve una politica industriale di sistema, che ricostruisca le capacit\u00e0 produttive esaurite dell\u2019economia statunitense, andando\u00a0dalle competenze dei lavoratori\u00a0a quelle manageriali, dalla ricerca industriale alla modernizzazione delle infrastrutture. Per avere successo, una politica industriale di questo tipo dovr\u00e0 essere sostenuta da una riprogettazione radicale del sistema finanziario, in modo che sia disponibile pi\u00f9\u00a0\u201ccapitale paziente\u201d per investimenti orientati al lungo termine e perch\u00e9 pi\u00f9 persone di talento\u00a0siano impiegate nel settore industriale, \u00a0invece di finire nel settore degli investimenti bancari o nel trading valutario.<\/p>\n<p>Il secondo pilastro della strategia di \u00a0Trump per il rilancio dell\u2019economia degli Stati Uniti \u00e8 l\u2019investimento in infrastrutture.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 accennato, il miglioramento delle infrastrutture \u00e8 un ingrediente, per\u00a0una vera strategia di rinnovamento economico americano. Tuttavia, come suggeriva nella sua domanda, pu\u00f2 incontrare la resistenza dei conservatori in un\u00a0Congresso dominato dai Repubblicani. Sar\u00e0 interessante osservare che cosa ne verr\u00e0 fuori, ma la mia preoccupazione pi\u00f9 grande \u00e8 che Trump possa incoraggiare investimenti infrastrutturali di tipo \u201csbagliato\u201d, cio\u00e8 legati al settore immobiliare (il suo ambiente\u00a0naturale) invece di quelli legati allo sviluppo industriale. Questo non solo non riuscir\u00e0 a contribuire al rinnovamento dell\u2019economia statunitense, ma pu\u00f2 anche portare alla creazione di bolle immobiliari, una causa importante della crisi finanziaria globale del 2008.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/05\/15\/ha-joon-chang-i-miti-delleconomia-neoliberale\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/05\/15\/ha-joon-chang-i-miti-delleconomia-neoliberale\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (C. J. 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