{"id":30903,"date":"2017-05-19T10:00:28","date_gmt":"2017-05-19T08:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30903"},"modified":"2017-05-18T23:32:06","modified_gmt":"2017-05-18T21:32:06","slug":"globalisti-contro-sovranisti-un-conflitto-tutto-interno-alle-classi-dominanti-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30903","title":{"rendered":"Globalisti contro sovranisti. Un conflitto tutto interno alle classi dominanti (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Paolo di Lella intervista Stefano G. Azzar\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><em>Ancora sul fenomeno cosiddetto &#8220;populista&#8221;. Dopo le interviste, pubblicate sui numeri di dicembre e gennaio, a Fulvio Scaglione, Carlo Formenti, Marcello Foa e Giulietto Chiesa, questo mese, in esclusiva per i nostri lettori, affrontiamo lo stesso tema con Stefano Azzar\u00e0, docente di Filosofia moderna presso l\u2019Universit\u00e0 di Urbino e autore del volume &#8220;Democrazia cercasi&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Paolo di Lella: Visto che lei \u00e8 un marxista, inizierei dalla critica. Uno dei paradigmi interpretativi che si sta affermando nettamente, non solo tra i rappresentanti dell&#8217;establishment (lo ha dichiarato qualche settimana fa in un&#8217;intervista sul Corriere della Sera, il direttore del Wall Street Journal, Gerard Baker) ma anche tra molti compagni, riguardo alla reazione che sta montando in occidente contro chi ha governato la globalizzazione negli ultimi 20 anni, \u00e8 quello secondo cui lo scontro fondamentale non \u00e8 pi\u00f9 fra destra e sinistra ma tra populisti e globalisti. Ecco, rispetto a questo, qual \u00e8 la sua analisi?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong><em>Azzar\u00e0<\/em><\/strong>: Ritengo profondamente sbagliata, per non dire foriera di grandi pericoli, questa impostazione, che appare nuova ma che in realt\u00e0 si \u00e8 presentata pi\u00f9 volte sulla scena politica e culturale non solo nel XX ma gi\u00e0 nel XIX secolo. La vera differenza rispetto al passato \u00e8 semmai che mentre prima queste tesi erano smentite nella pratica, oltre che nella teoria, oggi l&#8217;impotenza pressoch\u00e9 totale acquisita dalla sinistra lascia un campo totalmente aperto alle destre per un&#8217;operazione egemonica in grande stile. Un\u2019operazione che sta gi\u00e0 cambiando il modo di pensare delle generazioni pi\u00f9 giovani e ha aperto una breccia anche a sinistra.<\/p>\n<p>Come lei stesso fa notare, oltretutto, il fantomatico potenziale \u201cantagonistico\u2019* di questa impostazione, che individua la contraddizione fondamentale non pi\u00f9 in quella capitale-lavoro ma nella coppia antagonistica universale\/particolare (globale\/nazionale; astratto\/concreto; artificiale\/storico), e per questo invita a superare categorie considerate obsolete, \u00e8 immediatamente smentito dal fatto che la versione pi\u00f9 influente di questa tesi &#8211; che io chiamo Mito Transpolitico e che ha molte sfaccettature e varianti &#8211; \u00e8 appunto e in primo luogo la versione tecnocratica, ovvero quella neoliberale. Su questo terreno, si pu\u00f2 dire, de Benoist e Dugin la pensano esattamente come Matteo Renzi e Mario Draghi, perch\u00e9 in effetti si tratta di due facce diverse di un&#8217;egemonia che \u00e8 per\u00f2 tutta di destra. Siamo purtroppo in una situazione nella quale le idee delle classi dominanti occupano senza trovare resistenza tutto lo spettro ideologico e soddisfano perci\u00f2 tutti i bisogni simbolici sociali. Tutto si riduce insomma a un confronto interno alle destre. La sinistra \u00e8 letteralmente assente, come diceva un recente libro di Domenico Losurdo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, destra e sinistra sono ancora categorie politiche irrinunciabili, senza le quali non \u00e8 possibile comprendere il nostro tempo e il nostro mondo. Esse vengono ridefinite dalla storia, come ogni cosa umana, ma non \u00e8 possibile prescinderne per l\u2019interpretazione della realt\u00e0. L&#8217;equivoco di fondo, che \u00e8 presente in primo luogo in un autore al quale sono stato assai legato sul piano culturale come Costanzo Preve &#8211; un autore che per\u00f2 non si \u00e8 mantenuto fino in fondo all&#8217;altezza di quanto aveva prodotto negli anni Novanta e ha finito per generare anche una \u201cdestra previana&#8221;, oltre che una \u201csinistra previana&#8221; &#8211; \u00e8 tutto di natura nominalistica. Si tende cio\u00e8 a identificare la sinistra con ci\u00f2 che si autodefinisce tale o che tale viene definito dal sistema dei media. E di conseguenza si denuncia la presenza di un&#8217;egemonia culturale della sinistra che farebbe da accompagnamento universalistico, dirittumanista e libertario all\u2019avanzata di un capitalismo finanziario globale e disgregante.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, proprio per criticare la sinistra ufficiale &#8211; nelle sue varianti idealtipiche della sinistra imperiale e di quella postmoderna &#8211; e per mostrarne le gravi responsabilit\u00e0, noi siamo costretti sistematicamente a fare riferimento a queste categorie presunte obsolete e a dire che essa ha fatto proprio il programma della destra. A denunciare anzi come essa si sia fatta destra pur mantenendo il nome di sinistra e conservando questa collocazione convenzionale nella rappresentazione dei sistemi politici. Bisogna ancora spiegare le profonde e complicate ragioni storiche per cui questo \u00e8 avvenuto, ovviamente. E per\u00f2 non si capisce nulla di quanto \u00e8 accaduto negli ultimi decenni se non si coglie il gigantesco slittamento a destra che ha traslato l\u2019intero quadro politico: questo slittamento \u00e8 infatti l&#8217;esito di una gigantesca sconfitta delle classi subalterne nell&#8217;ambito del conflitto politico-sociale all\u2019interno delle nazioni come su scala globale. Affermare che destra e sinistra non esistono pi\u00f9 significa esattamente rimuovere sia la sconfitta, sia &#8211; ancor prima &#8211; l&#8217;esistenza stessa del conflitto. Giudicare il conflitto di classe insussistente mi sembra un modo veramente super partes per dimostrare l\u2019obsolescenza di destra e sinistra&#8230;<\/p>\n<p>Va allora ribadito che rimangono pienamente operative la destra come la sinistra ma che queste categorie vanno profondamente ridefinite. Come dicevo prima, infatti, la destra occupa oggi nelle sue diverse forme pressoch\u00e9 tutto lo spettro politico mentre la sinistra vera e propria, quella che \u00e8 tale non solo nella nomenclatura ma anche sul piano programmatico e storico, si \u00e8 ridotta ai minimi termini, oltre ad essere assai confusa.<\/p>\n<p>Per come la penso io, dalla fase giacobina della Rivoluzione francese in avanti la sinistra dovrebbe essere il partito dell\u2019emancipazione e del progresso integrali, che guarda a un universalismo pieno e compiuto, capace di riconoscere le differenze. In questo senso, la sinistra \u00e8 anzitutto il partito della mediazione e della totalit\u00e0 (linea Hegel-Marx). La destra nelle sue diverse forme &#8211; e questo ne spiega anche il facile successo popolare &#8211; \u00e8 invece il partito dell&#8217;immediatezza e della parzialit\u00e0, ovvero il partito del particolarismo. La contrapposizione tra populismo e globalismo, se affrontata da questo punto di vista, \u00e8 del tutto formale e incapace di spiegare la realt\u00e0. Bisognerebbe entrare nel merito e qui manca lo spazio E per\u00f2 gi\u00e0 ad un approccio superficiale \u00e8 del tutto evidente che vengono oggi rivendicati sia un \u201cpopulismo&#8221; di sinistra (kirchnerismo, Podemos, Syriza ) che uno di destra (Trump, Le Pen); cos\u00ec come vengono rivendicati sia un \u201cglobalismo\u201d di sinistra (sinistra liberale) che uno di destra (tecnocrazia) Ma in questo modo non abbiamo fatto un solo passo avanti, perch\u00e9 si tratta appunto di andare oltre il formalismo per guardare la sostanza delle cose.<\/p>\n<p>Personalmente, allora, distinguo tra un processo di \u201cmondializzazione&#8221; che accompagna tutta l&#8217;et\u00e0 moderna e lo sviluppo del modo di produzione capitalistico e che, attraverso innumerevoli contraddizioni, si \u00e8 intrecciato al processo di costruzione del genere umano, da un processo di \u2018globalizzazione&#8221; che costituisce invece la versione distorta del primo processo, conseguenza dell&#8217;affermazione dell&#8217;imperialismo statunitense. La globalizzazione di marca americana, che rimonta al progetto wilsoniano e poi a Bretton Woods, era in realt\u00e0 non un fenomeno naturale o endogeno allo sviluppo tecnologico ma nient\u2019altro che il progetto di costruzione dell&#8217;egemonia statunitense nel XXI secolo. Questo processo ha inevitabilmente generato spinte e controspinte, perch\u00e9 mai nella storia chi ha scatenato energie immani ha poi potuto controllare tutta la catena di cause e concause. La crisi economica \u00e8 ad esempio un inciampo imprevisto di questo progetto. Ma lo \u00e8 anche il risveglio di alcune aree geopolitiche, penso anzitutto alla Cina, che hanno saputo cavalcare le contraddizioni della globalizzazione americana per installarvi un proprio autonomo piano di modernizzazione.<\/p>\n<p>L&#8217;emergere dell&#8217;ex Terzo Mondo colonizzato inevitabilmente ha ridotto la \u201ctorta&#8221; a disposizione per l&#8217;Occidente Ma questa torta non si \u00e8 ridotta in maniera proporzionale per tutti. Gli USA ne ricevono comunque una porzione maggiore e anche in Europa, come \u00e8 noto, ci sono forti squilibri tra gli Stati. AH&#8217;intemo di ciascuna nazione, poi, \u00e8 chiaro che le classi dominanti scaricano il pi\u00f9 possibile su quelle subalterne la necessit\u00e0 di fare posto a tavola anche ad altri Paesi che prima erano esclusivamente dominati.<\/p>\n<p>Chi respinge tout court la \u201cglobalizzazione&#8221; con una negazione indeterminata, allora, respinge non solo i suoi effetti negativi come la concorrenza crescente e l&#8217;impauperimento di massa ma anche quelli positivi, anche la \u201cmondializzazione&#8221;, anche la costruzione del genere. Rimuovendo tra l\u2019altro il ruolo delle classi dominanti all&#8217;Interno degli Stati nazionali: in nome di una comunit\u00e0 compatta e organica che non esiste da nessuna parte, respinge in realt\u00e0 un grandioso processo rivoluzionario che riguarda il mondo ex coloniale. In maniera reciproca, chi esalta la &#8220;globalizzazione&#8221; in maniera acritica, senza fare distinzioni, fiancheggia di fatto l\u2019imperialismo statunitense e i vari sub-imperialismi regionali.<\/p>\n<p>Si tratta perci\u00f2, come in ogni processo, di sviluppare un&#8217;analisi concreta della situazione concreta. E di capire, come ha spiegato assai bene di recente Xi Jinping a Davos, che il processo di mondializzazione non \u00e8 univoco ma \u00e8 un campo di forze. Un campo nel quale, semmai, dobbiamo aiutare a prevalere le forze favorevoli allo sviluppo di una forma di democrazia internazionale e di un commercio pi\u00f9 equo. L&#8217;arresto della globalizzazione non eliminer\u00e0 lo sfruttamento di classe. Al contrario, l\u2019affermazione di ideologie organicistiche, che nascondono dietro l\u2019idea di popolo quella che \u00e8 una guerra ferocissima interna alle classi dominanti, in parte favorite e in parte svantaggiate dalla globalizzazione &#8211; come negli anni Venti e Trenta del Novecento l\u2019industria leggera era favorevole al libero scambio e quella pesante al protezionismo &#8211; ne render\u00e0 ancora pi\u00f9 difficile la critica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Dunque, la vittoria di Trump negli USA non \u00e8 affatto uno schiaffo alle \u00e9lite dominanti, semmai dimostra &#8211; come direbbe Christian Lavai &#8211; la capacit\u00e0 di queste ultime di recuperare l&#8217;opposizione&#8230; Si tratta, in definitiva di uno scontro interno al fronte neo-liberale, giusto?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Non ho alcun dubbio su questo punto. Il fascino che Trump esercita a sinistra \u00e8 il sintomo della compensazione di un&#8217;insormontabile impotenza, oltre che il sintomo di una confusione a causa della quale abbiamo dimenticato anche l&#8217;ABC della politica. La crisi economica impoverisce i ceti medi, i quali ad un certo punto hanno revocato il mandato che dopo la Seconda guerra mondiale avevano conferito alla grande borghesia a patto che questa tutelasse in parte anche loro. Ecco che le \u00e9lites dominanti sul terreno economico, politico ma anche culturale e ideologico (banche, corporations, \u201ccaste&#8221; politiche, grandi giornali e tv, cordate universitarie), si sono trovate improvvisamente delegittimate dallo scioglimento di un intero blocco sociale.<\/p>\n<p>La piccola borghesia pretenderebbe ora di fare da s\u00e9, di salvarsi da s\u00e9, e genera movimenti populistici. Ma ovviamente non ne \u00e8 capace, perch\u00e9 \u00e8 per definizione priva di autonomia, di forza di direzione e di un ceto intellettuale. Essa diventa perci\u00f2 preda di una contesa furibonda dentro le classi dominanti. Nelle quali le vecchie cordate \u201cstabilite&#8221; che avevano approfittato della globalizzazione americana devono subire l\u2019assalto di nuove cordate \u201coutsider&#8221;, che non sono state capaci di cavalcarla fino in fondo. E che si ergono adesso a improbabili rappresentanti della piccola borghesia offesa e degli strati pi\u00f9 poveri (essi stessi totalmente privi di autonomia e consapevolezza). E ne sfruttano perci\u00f2 le energie di mobilitazione. Si tratta di un normalissimo fenomeno di circolazione delle \u00e9lites interno alle classi dominanti, con gli ovvi corollari della cooptazione di \u00e9lites emergenti provenienti da altri strati sociali.<\/p>\n<p>Il fatto che Trump sia &#8211; a parole &#8211; pi\u00f9 attento ai bisogni sociali e ai ceti disagiati non \u00e8 affatto una novit\u00e0, sotto questo aspetto, ma rientra nella tradizione del liberal-conservatorismo compassionevole. Anche l\u2019atteggiamento della nuova amministrazione statunitense verso lo Stato &#8211; visto che molti a sinistra si eccitano solo a sentire questa parola tanto quanto altri, di tendenza anarcoide, se ne adontano &#8211; non \u00e8 chiss\u00e0 quale grande sconvolgimento. Il liberalismo sa modulare pragmaticamente l\u2019intervento statale secondo le esigenze di fase dei propri stakeholders. Non \u00e8 affatto vero che liberalismo \u00e8 sempre stato sinonimo di laissez-faire e di non intervento statale. Intanto, anche il non intervento \u00e8 un intervento al contrario, se messo in relazione alle forze del mercato. In secondo luogo, infinite volte i liberali hanno sviluppato politiche interveniste. L&#8217;intervento statale \u00e8 certamente importante ma anche questa categoria \u00e8 formalistica: si tratta di vedere che tipo di intervento e in quale direzione si muove.<\/p>\n<p>Anche sul piano della politica estera, mi pare che molti a sinistra stiano prendendo lucciole per lanterne. \u201cAmerica First\u201c, lo slogan principale del discorso di insediamento di Trump, \u00e8 una diversa formula per ribadire il primato e l\u2019eccezionalismo americano, il Manifest Destiny. Il quale pu\u00f2 essere perseguito tramite una strategia egemonica e il soft power, associato a un\u2019ideologia pseudo-universalistica che sfrutta la retorica della democrazia sovranazionale, dei diritti umani, ecc. ecc. Ma che pu\u00f2 essere perseguito anche tramite strategie diverse, nelle quali la rinuncia alla retorica universalistica in nome di un esplicito approccio particolaristico non comporta minori pericoli per la pace nel mondo e per la giustizia internazionale.<\/p>\n<p>Leggo ad esempio che molti sono impressionati dalle \u201cconfessioni&#8221; di Trump e vi leggono l\u2019avvio di un processo di revisione della storia degli Stati Uniti, i quali ammetterebbero finalmente le loro colpe imperialiste per voltare pagina. Mi spiace per chi crede alle favole ma non \u00e8 affatto cos\u00ec. Nell\u2019ideologia dominante, il crimine colonialista viene di solito imbellettato con fiumi di retorica al fine di apparire sempre e comunque buoni (universalismo, Wilson, Fukuyama); ma in determinate fasi storiche lo stesso crimine pu\u00f2 essere rivendicato in maniera cinica e sprezzante (particolarismo, Spengler, Huntington) Noi siamo esattamente in una di queste fasi.<\/p>\n<p>Certamente molti a sinistra sono rimasti impressionati dalla simpatia di Trump verso la Russia di Putin, come se la Russia di Putin fosse l\u2019URSS. Abbiamo qui una dimostrazione di quanta confusione e frustrazione ci siano in giro: la politica \u00e8 ridotta a tifo e, privi di un progetto autonomo e sensato, non siamo pi\u00f9 in grado di guardare dialetticamente la realt\u00e0 senza identificarci con questo o con quel campione, senza distinguere ci\u00f2 che \u00e8 positivo da ci\u00f2 che \u00e8 negativo. Personalmente ritengo che la Russia svolga un positivo ruolo geopolitico e che sia un pilastro imprescindibile di un futuribile ordine multipolare e della pace nel mondo. Tuttavia, pur essendomi trovato il pi\u00f9 delle volte dalla parte di Putin, non ci penso minimamente a identificarmi con lui e lo sostengo solo nella misura in cui le sue scelte vanno nella direzione di un programma oggettivamente progressista.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 per\u00f2 questa. Trump non mette in discussione la globalizzazione nella misura in cui coincide con il progetto imperialista americano per il XXI secolo. Prende semplicemente atto delle sue defaillances, dei contraccolpi indesiderati, e la ridefinisce su basi bilaterali al fine di rafforzarla in chiave americana. In particolare, intende porre rimedio ad alcune spiacevoli conseguenze della diffusione degli accordi commerciali e cio\u00e8, come si diceva prima, all&#8217;ascesa della Cina e di alcuni altri paesi. Consapevole del rischio di overstretching del proprio Impero (Paul Kennedy), Trump vuole fare la pace a Est per fare la guerra a Ovest, o viceversa a seconda del punto di vista geografico. Vuole cio\u00e8 congelare i conflitti con la Russia per aprire il vero fronte, quello contro la Cina, il vero avversario strategico del XXI secolo.<\/p>\n<p>Voglio vederli, i populisti italiani \u201coltre destra e sinistra&#8221; che sono convinti di controllare ora il Cremlino come la Casa Bianca, cosa faranno quando le frizioni con la Cina diventeranno pi\u00f9 calde. \u00c8 facile auspicare un asse eurasiatico o pan-populista con i russi, che sono bianchi. Voglio proprio vederli mantenere lo stesso equilibrio e la stessa voglia di multipolarismo quando i nemici dell&#8217;Occidente diventeranno i musi gialli, ovvero i sottouomini asiatici gi\u00e0 massacrati al tempo del colonialismo europeo in Cina, i quali oltretutto si schierano oggi per il libero commercio. Per fortuna, come attesta la telefonata a Xi a proposito del principio &#8220;Una sola Cina&#8221;, Trump sembra aver trovato consiglieri pi\u00f9 saggi e realisti di quanto lui stesso non sia.<\/p>\n<p>In sintesi, non ci vuole molto a capire che Trump si sta semplicemente sbarazzando di ogni artificio morale e che critica la Nato perch\u00e8 vuole mano ancor pi\u00f9 libera e pretende che gli alleati ci mettano pi\u00f9 soldi. Cosi come non ci vuole molto per capire che Marine Le Pen attacca la UE per ragioni molto diverse da quelle che sono sempre state e dovrebbero ancora essere le preoccupazioni della sinistra. Il problema non \u00e8 allora, come si sente dire, che una cosa rimane valida anche se a dirla \u00e8 uno di destra: il problema \u00e8 che si possono volere cose apparentemente simili per ragioni molto diverse e che le ragioni per cui si vuole una cosa non sono secondarie. Non \u00e8 che per andare contro \u201csinistra&#8221; neoliberale o postmoderna uno \u00e8 costretto a diventare di destra: \u00e8 sufficiente ragionare in maniera dialettica e non binaria e rimanere coerentemente di sinistra.<\/p>\n<p>Do per scontato che in queste condizioni ogni ipotesi di &#8220;Fronte Ampio&#8221;, praticabile in teoria durante le fasi di ascesa e quando il movimento cresce, significhi consegnarsi mani e piedi a queste destre, che sono largamente egemoni. E vada respinta perch\u00e9 \u00e8 un suicidio deliberato. Lo dico pensando a chi lancia campagne per l&#8217;uscita dall&#8217;UE o dalla Nato pensando di fare propaganda all&#8217;assemblea nazionale della Lega Nord, o pescando nel bacino dei sovranisti.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/sinistra-radicale\/9818-stefano-g-azzara-globalisti-contro-sovranisti.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/sinistra-radicale\/9818-stefano-g-azzara-globalisti-contro-sovranisti.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE Paolo di Lella intervista Stefano G. Azzar\u00e0. Ancora sul fenomeno cosiddetto &#8220;populista&#8221;. 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