{"id":30932,"date":"2017-05-21T08:30:14","date_gmt":"2017-05-21T06:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30932"},"modified":"2017-05-20T13:53:12","modified_gmt":"2017-05-20T11:53:12","slug":"la-produttivita-ha-il-morbo-di-baumol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30932","title":{"rendered":"La produttivit\u00e0 ha il morbo di Baumol"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p><em>La sua crescita rallenta da decenni in tutti i paesi avanzati, tanto che la si indica come una malattia con il nome dell\u2019economista che per primo ha analizzato il fenomeno. Ma c\u2019entra anche il fatto che le misurazioni lasciano molti dubbi, perch\u00e9 calcolandola per un settore non si considera che parte di essa si genera in altri settori apparentemente meno dinamici<\/em><br \/>\n<em>(pubblicato su Repubblica.it il 19 mag 2017)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nelle lingue ci sono i \u201cfalsi amici\u201d, cio\u00e8 quelle parole che sono quasi uguali a quelle della propria lingua ma che hanno un significato del tutto diverso. Questi \u201cfalsi amici\u201d ci sono anche in economia: in molti casi il senso comune inganna, e quello che sembra corretto alla luce della nostra esperienza personale provoca invece effetti negativi se applicato all\u2019economia di un paese. Un classico esempio sono i tagli alla spesa quando le cose vanno male: qualsiasi famiglia si comporta cos\u00ec, e fa bene; in politica economica, invece, \u00e8 un errore, perch\u00e9 una cosa del genere aggrava la situazione. Ne abbiamo avuto abbondanti prove nel corso di questa crisi, resa infinita proprio dagli errori (sempre che si possano considerare tali) commessi nella sua gestione, seguendo la bizzarra teoria dell\u2019\u201dausterit\u00e0 espansiva\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nEbbene, forse appartiene a questa \u201cfamiglia\u201d anche il principio secondo cui bisogna dare pi\u00f9 importanza alla contrattazione aziendale, perch\u00e9 in questo modo ci sarebbe un collegamento pi\u00f9 diretto tra l\u2019andamento dei salari e la produttivit\u00e0. La questione \u00e8 analizzata nel Rapporto sullo Stato sociale, che \u00e8 stato discusso il 15 maggio alla Sapienza. Da dodici anni il Rapporto, promosso e coordinato da Felice Roberto Pizzuti ma alla cui elaborazione hanno partecipato 27 economisti, \u00e8 un appuntamento importante per fare il punto sulle situazione del welfare in Italia (confrontata con quella degli altri paesi europei), ma non \u00e8 ricco solo di statistiche: propone anche analisi originali. Quest\u2019anno \u00e8 stata dedicata particolare attenzione ai temi della \u201cstagnazione secolare\u201d, della produttivit\u00e0, delle disuguaglianze, del reddito minimo e vari altri (qui l\u2019indice del volume).<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nMa torniamo alla produttivit\u00e0, che da anni \u00e8 in calo in tutte le economie sviluppate (e quindi si intreccia con le tesi sulla \u201cstagnazione secolare\u201d). Gli economisti lo chiamano \u201cmorbo di Baumol\u201d dal nome del primo studioso che avanz\u00f2 una teoria in proposito, addirittura negli anni \u201960.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30933\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Produtt-mondo-300x200.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>William Baumol mise in evidenza che nelle economie moderne i settori che crescono di pi\u00f9 sono quelli in cui la produttivit\u00e0 aumenta di meno, ossia i servizi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30934\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Produtt-settoriale-300x232.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"232\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come si vede dai grafici, da allora la tendenza \u00e8 continuata. Il peso dei servizi \u2013 e l\u2019occupazione ad essi relativa \u2013 \u00e8 sempre maggiore sul valore aggiunto, ma la loro produttivit\u00e0, tranne eccezioni, aumenta pochissimo, molto meno di quella della manifattura. Il motivo \u00e8 una combinazione di un fattore strutturale e un fattore di misurazione. Spiega Pizzuti:<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n\u201cLe metodologie in uso misurano la dinamica della produttivit\u00e0 nei settori dove essa \u00e8 rilevabile; i quali, tuttavia, non necessariamente sono gli stessi in cui viene generata. Tipico \u00e8 il caso dell\u2019istruzione, attivit\u00e0 nella quale non si registrano aumenti di produttivit\u00e0 relativamente elevati (la spiegazione a una classe di studenti del teorema di Pitagora, da circa 2500 anni richiede pressappoco la stessa quantit\u00e0 di tempo); tuttavia, l\u2019offerta e il consumo di quei servizi hanno contribuito agli sviluppi tecnologici da cui sono discesi gli incrementi di produttivit\u00e0 emersi in altri settori (sempre negli ultimi due millenni e mezzo, gli elevatissimi incrementi di produttivit\u00e0 rilevati nella produzione di chiodi sono dipesi anche dall\u2019insegnamento del teorema di Pitagora)\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nCi sono dunque \u201ceffetti esterni\u201d al settore o all\u2019azienda che certamente esercitano influenza, ma non sono misurabili. Questo fatto, dice ancora Pizzuti, \u201cconferma l\u2019incongruit\u00e0 delle proposte di decentramento contrattuale miranti ad agganciare la dinamica dei salari settoriali e aziendali alle rispettive variazioni della produttivit\u00e0. La loro applicazione non realizzerebbe una distribuzione fondata sul contributo dei lavoratori di ciascun settore o impresa alla crescita della produttivit\u00e0 realizzatasi nell\u2019intera economia\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Naturalmente diamo qui solo un accenno al problema che, nel volume, \u00e8 trattato in maniera assai pi\u00f9 estesa ed analitica. Sta di fatto che pensare di risolvere i problemi della produttivit\u00e0 \u2013 che, come si vede, hanno cause strutturali di lungo periodo \u2013 eliminando o comunque riducendo al minimo la portata dei contratti nazionali a vantaggio di quelli azienda per azienda, appare davvero un\u2019illusione. Anche questa fa parte della teoria economica dominante, che guarda i singoli alberi e perde di vista le necessit\u00e0 della foresta (detto in termini pi\u00f9 tecnici, si concentra sulla microeconomia e si rifiuta di considerare i problemi dal punto di vista macroeconomico). Salvo poi stupirsi se le ricette non funzionano, rifugiandosi nell\u2019alibi che servono dosi pi\u00f9 massicce della stessa medicina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/Laproduttivit\u00e0hailmorbodiBaumol\/tabid\/513\/Default.aspx\">http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/Laproduttivit\u00e0hailmorbodiBaumol\/tabid\/513\/Default.aspx<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI La sua crescita rallenta da decenni in tutti i paesi avanzati, tanto che la si indica come una malattia con il nome dell\u2019economista che per primo ha analizzato il fenomeno. 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