{"id":31017,"date":"2017-05-25T10:00:39","date_gmt":"2017-05-25T08:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31017"},"modified":"2017-05-25T11:51:55","modified_gmt":"2017-05-25T09:51:55","slug":"perche-ci-serve-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31017","title":{"rendered":"Perch\u00e9 ci serve l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">di <strong>LUCIO CARACCIOLO\u00a0(direttore di LIMES, rivista italiana di geopolitica)<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s2\"><em>1.\u00a0<b>L<\/b><\/em><b>\u2019<\/b><\/span><i><strong>Italia \u00e8 un paese strategico che rifiuta di esserlo.<\/strong>\u00a0<\/i><i>Dopo pi\u00f9 di un secolo e mezzo, il nostro Stato unitario resta un adolescente geopolitico. <\/i>Puer<i> <\/i>aeternus<i>, fragile e perennemente incompiuto, consegnato alle altrui scelte. Peter Pan della scena internazionale, in fuga da se stesso \u00abperch\u00e9 ho sentito pap\u00e0 e mamma parlare di quello che sarei dovuto diventare quando fossi diventato uomo\u00bb<sup>\u00a01<\/sup>. Anelante le irripetibili liturgie del tempo ordinato, quando gli assi cartesiani della guerra fredda ci assegnavano il posto a tavola, risparmiandoci di sceglierlo. O fantasticante armoniche Europe, in cui serenamente sciogliersi in fraternit\u00e0 con i vicini.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Fra l\u2019essere e il non essere questo paese preferisce essere stato.<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/il-limes-germanico-ferita-e-destino-ditalia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Disposto a spezzarsi pur di non piegarsi<\/a> alla necessit\u00e0 di partecipare allo strategico mercato della potenza sulla base dei propri interessi. Tutto, pur di non decidere.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Per paradosso, l\u2019inconsistenza soggettiva moltiplica l\u2019oggettiva importanza dell\u2019Italia.<\/strong> Ci sono infatti tre modi di contare in geopolitica: perch\u00e9 sei una potenza; perch\u00e9 servi a una o pi\u00f9 potenze; perch\u00e9 puoi danneggiare potenze rilevanti. Noi italiani abbiamo disastrosamente sperimentato, tra fine Ottocento e met\u00e0 Novecento, l\u2019impossibilit\u00e0 di aderire al primo archetipo. Nei successivi decenni bipolari abbiamo trasformato <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/usa-italia-comunicazione-di-servizio\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">il nostro valore d\u2019uso per gli Stati Uniti d\u2019America in rendita geopolitica<\/a>, in omaggio al paradigma secondo. Oggi siamo prezzati per la somma di ci\u00f2 che residua di quella rendita e dei guasti che la nostra labilit\u00e0 statuale pu\u00f2 provocare alle architetture euroatlantiche. <\/i>Tertium datur<i>: la potenza dell\u2019impotenza.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Siamo mina vagante. In caso d\u2019esplosione, l\u2019onda d\u2019urto non investirebbe solo il nostro intorno<\/strong> ma toccherebbe assetti ed equilibri globali. Ci\u00f2 per la massa critica della Penisola, determinata dalla collocazione geografica, dalle dimensioni economiche e demografiche e, non ultimo, dall\u2019ospitare il centro di una religione a vocazione universale. Tutto al netto di scelte strategiche che istintivamente schiviamo. Tanto che evitiamo di ammettere a noi stessi le responsabilit\u00e0 che ci derivano dalla nostra peculiarissima condizione.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Cinque fattori misurano il rilievo dell\u2019Italia e l\u2019impatto delle sue (s)fortune<\/strong> sui protagonisti del teatro mondiale. In ordine di importanza.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i>A) <strong>Qui si decide il<a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/euro-o-neuro-2\/97424\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> futuro dell\u2019euro<\/a>.<\/strong> Siamo la quantit\u00e0 marginale che in caso di fallimento pu\u00f2 determinare il collasso della \u00abmoneta unica\u00bb. Fattore determinante <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/lo-pseudoimpero-della-germania\/97255\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">dell\u2019interesse tedesco<\/a>, francese e degli altri eurosoci ai destini italiani. Ma anche della vigilanza americana, dati gli effetti che il crollo dell\u2019Eurozona determinerebbe sulla geopolitica e sull\u2019economia planetaria.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i>B)<strong> Attraverso lo Stivale filtrano <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/estate-vicina-sbarchi-emergenza-migranti-riprendono-italia-libia-coste\/98519\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">i principali flussi migratori dalla giovane Africa<\/a> alla vecchia Europa<\/strong>, che incidono sulla sicurezza, sulla stabilit\u00e0, sull\u2019identit\u00e0 stessa del nostro continente (<\/i>carte a colori 1 e 2<i>). Anche per questo a Berlino e dintorni siamo sorvegliati speciali.<\/i><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_98428\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/giovane_africa_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-98428 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/giovane_africa_0417.jpg\" alt=\"Carta di Laura Canali\" width=\"1000\" height=\"678\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_98429\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/vecchia_europa_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-98429 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/vecchia_europa_0417.jpg\" alt=\"vecchia_europa_0417\" width=\"1000\" height=\"680\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p><i>C) <strong>In quanto piattaforma logistica nel Mediterraneo restiamo rilevanti per Washington<\/strong>, come testimonia la crescente <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/lo-sguardo-del-padrone-come-gli-anglo-americani-vedono-i-soldati-italiani\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">presenza di truppe e di basi a stelle e strisce<\/a>\u00a0\u2013 depositi di bombe atomiche e centri di intelligence inclusi \u2013\u00a0pur dopo lo scadere della minaccia sovietica che inizialmente le legittimava (<\/i>carta 1<i>).<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i>D) <strong>Siamo contemporaneamente <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/quanti-alleati-ha-la-russia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">utili a Mosca<\/a>, nemico d\u2019elezione dell\u2019America<\/strong>, non fosse che per la nostra incomprimibile russofilia, insieme culturale e commerciale, trasversale alle ideologie politiche. Visti dal Cremlino, siamo quanto meno un simpatico granello di sabbia nel meccanismo atlantico (<\/i>carta 2<i>). Per la Casa Bianca, al converso, un socio da tener d\u2019occhio, soprattutto in quanto ci ostentiamo spontaneamente fedeli n\u00e9 pretendiamo qualcosa in cambio di tanto amore. La geopolitica del dono \u00e8 esclusiva specialit\u00e0 italiana. Non possiamo sorprenderci se altri \u2013 sbagliando \u2013 vi intravvedono ascendenze machiavelliche.<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_98421\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/basi_usanato_italia_edito_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-98421 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/basi_usanato_italia_edito_0417.jpg\" alt=\"basi_usa:nato_italia_edito_0417\" width=\"778\" height=\"958\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_98422\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/faglia_nato_russia_edito_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-98422 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/faglia_nato_russia_edito_0417.jpg\" alt=\"faglia_nato_russia_edito_0417\" width=\"1000\" height=\"671\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p><i>E) <strong>L\u2019Italia \u00e8 infine <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/il-senso-dellitalia-per-la-cina-lungo-la-bri\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">all\u2019attenzione della Cina perch\u00e9 al centro del Mediterraneo<\/a><\/strong>, dunque titolare potenziale del primo attracco utile nei traffici marittimi Asia-Europa. Collocazione ideale nella trama delle nuove vie della seta, ovvero della \u00abglobalizzazione alla cinese\u00bb, espressa oggi sotto specie commerciale, domani forse in veste compiutamente geopolitica (<\/i>carta a colori 3<i>). Tale vantaggio posizionale diventerebbe concreto se l\u2019Italia scegliesse finalmente un porto gradito ai cinesi su cui imperniare gli scambi sino-europei, spostandone il baricentro verso sud. Ipotesi remota (vedi sindrome di Peter Pan).<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Germania, Francia, Stati Uniti, Russia, Cina: il catalogo delle potenze cui interessiamo<\/strong> e sulle quali possiamo quindi influire \u00e8 invidiabile. Ma per passare all\u2019incasso nel mercato geopolitico occorre elevare il valore d\u2019uso a valore di scambio. Ci\u00f2 significa saper valutare il proprio patrimonio strategico, materiale e immateriale, in rapporto a come viene percepito dagli attori pi\u00f9 potenti. E spenderne una quota per avanzare i propri interessi nel negoziato permanente che definisce le relazioni internazionali, specie dove la posta in gioco \u00e8 pi\u00f9 alta, i vincoli reciproci pi\u00f9 cogenti \u2013 Eurozona e Nato. Operazioni che suppongono la capacit\u00e0 di definire il proprio punto di vista. Frutto a sua volta di quella maturit\u00e0 statuale da cui disperatamente fuggiamo. Senza quel pur minimo, variabile arco di alleanze, imperniate su interessi convergenti, necessario a reggere il confronto con paesi di dimensioni analoghe o perfino inferiori, ma capaci di associarne altri, a irrobustire la loro taglia.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i><strong>Per varcare la linea d\u2019ombra dobbiamo emanciparci dall\u2019idea che <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/se-litalia-riscopre-linteresse-nazionale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">il nostro interesse nazionale<\/a><\/strong><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/se-litalia-riscopre-linteresse-nazionale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> consista nel non averne<\/a>, salvo aderire a quello, tra gli altrui, che ci pare prevalente. Gli archivi della Farnesina testimoniano della carenza di consegne strategiche ai nostri ambasciatori, talvolta surrogata con l\u2019invito alla \u00abSignoria Vostra\u00bb di orientarsi, in caso dubbio, sulle scelte delle \u00abmaggiori potenze\u00bb (leggi, a seconda dei contesti, Stati Uniti o principali partner europei). Vige da noi il curioso assioma per cui non possiamo permetterci di produrre strategia perch\u00e9 non siamo sufficientemente potenti. Vero il contrario: sono le grandi potenze a potersi concedere qualche distrazione, immergendosi in fasi di apnea progettuale governate con il pilota automatico. Noi, che non disponiamo delle loro risorse, siamo obbligati alla strategia. A pensare e ripensare il nostro posto nel mondo.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Altrimenti pu\u00f2 accadere l\u2019assurdo: l\u2019impiego delle risorse nazionali contro gli interessi nazionali.<\/strong> \u00c8 il caso delle missioni compiute dalle nostre Forze armate dopo la fine della guerra fredda nel nostro estero vicino, che abbiamo contribuito a destabilizzare per confermare gli americani nella certezza della nostra devozione. In cambio di nulla. <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/sommari-rivista\/kosovo-litalia-in-guerra\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Abbiamo bombardato la Jugoslavia<\/a> \u2013 impianti Fiat compresi \u2013 e persino la Libia, <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/perche-abbiamo-perso-i-balcani\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">contribuendo a fragilizzare Balcani<\/a> e Nordafrica, ovvero le regioni che nei nostri stessi documenti ufficiali eleviamo a decisive per la sicurezza della Penisola. E abbiamo sparso migliaia di soldati per il mondo, dall\u2019Oceano Indiano allo Hindukush, senza criterio che non fosse il presunto interesse alleato a saperci affidabili, perch\u00e9 noi stessi non ne eravamo troppo sicuri. Sempre gratis. O meglio a costo del contribuente e al prezzo della vita di alcuni dei nostri militari migliori.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>La storia corre e non aspetta l\u2019Italia.<\/strong> Attendere che mamma America o pap\u00e0 Germania decidano per noi significa rimetterci ai loro interessi, che spesso non coincidono e talvolta collidono con i nostri. Oppure, in alternativa, alla loro mancanza di attenzione, che ci abbandona alle conseguenze della nostra irresponsabilit\u00e0. Nella migliore ipotesi, cederemmo cos\u00ec a potenze sperabilmente benevole la sovranit\u00e0 che l\u2019articolo uno della costituzione repubblicana assegna in teoria al popolo italiano. Abdicheremmo alla nostra residua soggettivit\u00e0 geopolitica proprio quando attorno a noi cadono le foglie di fico europee e atlantiche che mascheravano le strategie altrui. Mentre mamma e pap\u00e0 hanno ripreso a litigare di brutto.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i><strong>Se Washington e Berlino divergono, il cielo sopra Roma si oscura.<\/strong> Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla di scontato n\u00e9 di automatico. Serve stabilire la nostra rotta. Coscienti dei rischi che corriamo in caso di fallimento. Ma possiamo farlo? O forse ne siamo impediti da qualche presunto destino?<\/i><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><i>2. <strong>Come ogni organismo non solo geopolitico, anche l\u2019Italia \u00e8 soprattutto ci\u00f2 che fu.<\/strong> Nella sua autocoscienza i caratteri storici, strutturali, tendono a imporsi \u2013 al netto di guerre e rivoluzioni \u2013 sulle mutazioni impresse dalle contingenze. L\u2019arte dello stratega consiste nel cogliere le scarse ma decisive opportunit\u00e0 che il peso del passato e l\u2019incertezza del futuro ci lasciano nel tempo presente. La nostra riluttanza a farlo indica che l\u2019Italia resta incompiuta.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>L\u2019essenza di una nazione \u00e8 data dalla sua sensibilit\u00e0 all\u2019indipendenza.<\/strong> Lo sguardo di lungo periodo conferma che il Belpaese non si \u00e8 distinto n\u00e9 si distingue oggi per questo. Non riusciamo nemmeno a convenire sull\u2019origine dell\u2019Italia. L\u2019oleografia nazionalista, attrezzata dal fascismo attorno all\u2019asse della romanit\u00e0, la poneva nella riforma territoriale d\u2019et\u00e0 augustea \u2013 che riorganizz\u00f2 la Penisola in undici regioni \u2013 a sua volta figlia del processo di integrazione romano-italica del II secolo avanti Cristo. Ma gi\u00e0 Rosario Romeo stipulava che \u00abpostulare una continuit\u00e0 della successiva storia d\u2019Italia con quella della romanit\u00e0 non pu\u00f2 non apparire poco pi\u00f9 che un espediente retorico\u00bb<sup>\u00a02<\/sup>. Pi\u00f9 cogente e attuale la bipartizione della Penisola <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/come-riunire-i-franchi-dellest-e-dellovest\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sancita da Carlo Magno<\/a> \u2013 eroe eponimo della corrente Europa comunitaria \u2013 a tracciarvi una faglia tuttora incomposta fra marche settentrionali intrinseche al cuore del continente e terre meridionali segnate da influssi orientali e mediterranei. Seguita in analogia dall\u2019elevazione di Ottone I, fra il 951 e il 962, a re dei franchi e degli italici e, insieme, imperatore. A fissare quel nesso con l\u2019ecumene germanico e con la Chiesa cattolica che esalter\u00e0 la vocazione a un tempo universalistica e particolaristica del nostro paese. Cos\u00ec compromettendone la sostanza nazionale.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>In questo ambiguo patrimonio germinano le radici dell\u2019Italia risorgimentale<\/strong>, da cui discendiamo per linea diretta. Tra fine Settecento e met\u00e0 Ottocento, i primi patrioti moderni non possono richiamarsi a un\u2019entit\u00e0 geopolitica anteriore, n\u00e9 tantomeno invocare la convenienza geoeconomica di unificare Stati e staterelli peninsulari. L\u2019idea d\u2019Italia rinasce su basi squisitamente culturali. Romantiche. Per opera di un\u2019\u00e9lite anzitutto piemontese che mentre innalza a criterio identitario le frontiere \u00abnaturali\u00bb della Penisola e quelle linguistiche dell\u2019italiano \u2013 idioma di una esigua minoranza della popolazione, quasi esclusivamente toscana \u2013 si esprime preferibilmente in francese. Il riferimento dell\u2019Italia risorgimentale \u00e8 il Rinascimento, dalle cui altezze era precipitato il nostro declino nel Sei-Settecento, che ci aveva disconnesso dalle aree del progresso. La rappresentazione delle trascorse glorie artistiche e letterarie legittima il nuovo Stato in quanto contenitore di una grande civilt\u00e0. In reazione all\u2019anatema che lo sguardo nordico \u2013 tedesco, francese, olandese, inglese \u2013 aveva gettato negli ultimi due secoli sull\u2019arretratezza della Penisola e sulla rozzezza dei suoi abitanti, misurata dai ricchi e colti protagonisti stranieri del \u00abviaggio in Italia\u00bb rispetto alle grandezze di un passato tanto ammirevole quanto remoto.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Per i patrioti italiani si tratta di riscattare l\u2019immagine del pittoresco \u00abpaese delle rovine\u00bb<\/strong>, entit\u00e0 liminare fra Europa del progresso, attardato Oriente e Africa selvaggia. Stereotipo negativo accentuato dalla diffusione delle teorie proto-ambientalistiche del barone di Montesquieu, che nel suo <\/i>Spirito delle leggi<i> (1748) fa del clima un criterio di civilt\u00e0, attribuendo ogni virt\u00f9 civile ai popoli del freddo, distinti dai pigri e servili meridionali, italiani inclusi. Ripreso financo dal Leopardi del <\/i>Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl\u2019Italiani<i> (1824), spietata perlustrazione critica dei nostri vizi atavici \u2013 dall\u2019asocialit\u00e0 al cinismo \u2013 che ci abbassano rispetto ai popoli del Nord, giacch\u00e9 \u00absembra che il tempo del Settentrione sia venuto\u00bb<sup>\u00a03<\/sup>. L\u2019eco di questa sentenza non cessa di tormentarci.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i><strong>Di qui il complesso d\u2019inferiorit\u00e0 verso le nazioni transalpine<\/strong> che da subito e per sempre attanaglia le classi dirigenti dell\u2019Italia unita, specie le pi\u00f9 vocalmente nazionalistiche. Sindrome tradotta nella tesi della permanente \u00abanomalia italiana\u00bb rispetto alla superiore \u00abnorma europea\u00bb. Anche questa frustrazione, a ben vedere, \u00e8 di origine risorgimentale. Perch\u00e9 il progetto originario dei patrioti moderati non \u00e8 di unificare l\u2019Italia intera, ma di costituire \u00abun nuovo grasso Belgio della pianura padana\u00bb <sup>4<\/sup> connesso alle nazioni settentrionali. Cavour vuole integrare il Nord Italia per connetterlo al Nord Europa. Per agganciare il suo vagone subalpino al convoglio della civilt\u00e0 e del progresso, guidato dalle potenze nordiche. Questo regno va costruito per aggregazione attorno al Piemonte. Prima che Garibaldi costringesse Vittorio Emanuele ad annettersi il Meridione, l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia \u00e8 concepita a Torino, noter\u00e0 Luciano Cafagna, \u00abcome unificazione politica al di sopra della cosiddetta <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/il-limes-germanico-ferita-e-destino-ditalia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201clinea gotica\u201d<\/a>\u00bb<sup>\u00a05<\/sup>. Alla vista dei funzionari e militari piemontesi che vi si affacciano con piglio coloniale, il Sud \u00e8 alieno. \u00abAltro che Italia! Questa \u00e8 Affrica: i beduini, a riscontro di questi caffoni, sono fior di virt\u00f9 civile\u00bb, scrive il 27 ottobre 1860 a Cavour il luogotenente generale delle province napoletane, Luigi Carlo Farini<sup>\u00a06<\/sup>. Sentimento reso celebre in letteratura dal <\/i>Gattopardo<i>, quando il cavaliere Aimone Chevalley di Monterzuolo, spedito in Sicilia per convincere il principe di Salina ad accettare il laticlavio nel Senato del Regno, si scopre straniero in terra di briganti: \u00abL\u2019iscrizione \u201cCorso Vittorio Emanuele\u201d che con i suoi caratteri azzurri su fondo bianco ornava la casa in sfacelo che gli stava di fronte, non bastava a convincerlo che si trovasse in un posto che dopo tutto era la sua stessa nazione\u00bb.<sup>\u00a07<\/sup><\/i><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_96676\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/corridoi_economici_nuove_vie_della_seta_0117-e1485189658241.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-96676 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/corridoi_economici_nuove_vie_della_seta_0117-e1485189658241.jpg\" alt=\"corridoi_economici_nuove_vie_della_seta_0117\" width=\"1000\" height=\"686\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Questo rapido scavo nella protostoria dell\u2019Italia contemporanea<\/strong> ci permette di osservare la catena logico-geopolitica che limita l\u2019orizzonte strategico nostrano e spinge a renderci provincia altrui. Come il Risorgimento, scartato il progetto settentrionale, unificando l\u2019Italia per raggiungere l\u2019Europa svela ai piemontesi un Mezzogiorno semisconosciuto, accentuando l\u2019alterit\u00e0 fra Nord e Sud, cos\u00ec la Repubblica postfascista, decisa a completare la rincorsa alle virt\u00f9 europee, scopre che partecipare dell\u2019ambito comunitario non significa che le nazioni boreali intendano omologarla al loro canone. Percezione introiettata a tal punto che nel nostro politicamente corretto la famiglia europea che ci fregiamo di aver cofondato <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/10-articoli-per-60-anni-di-europa-unita\/97750\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sessant\u2019anni fa a Roma<\/a> permane esterna (lo testimoniano \u00abce lo chiede l\u2019Europa\u00bb ed espressioni affini). A conferma che la sfera semantica di coppie valoriali come \u00abEuropa\u00bb e \u00abItalia\u00bb, \u00abNord\u00bb e \u00abSud\u00bb, cambia di molto a seconda di chi parla. Pi\u00f9 tentiamo di avvicinare quei poli, pi\u00f9 si respingono.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>La divergenza geopolitica ed economica lungo l\u2019asse Settentrione\/Meridione<\/strong> \u00e8 all\u2019ordine del giorno sulla scala italiana come su quella europea. Vale la pena soffermarci su questo doppio scarto, perch\u00e9 vi troviamo squadernate le ragioni che ad oggi ci impediscono di fissare il nostro interesse nazionale.<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><i>3. <strong>\u00abUna linea gotica, mentale, per me taglia a mezzo l\u2019Italia. Ci vivo a cavallo.<\/strong> I dilemmi spirituali, dell\u2019anima, si proiettano nella geografia. (\u2026) Roma \u00e8 il mio essere, Milano il mio dover essere. Sogno una terza citt\u00e0 che le unisca (\u2026)\u00bb<sup>\u00a08<\/sup>. Nel 1948 annotava cos\u00ec il giovane Ottiero Ottieri, di nascita romano (\u00absole, disordine\u00bb), milanese d\u2019adozione (\u00abnebbia, precisione\u00bb)<sup>\u00a09<\/sup>. Sud e Nord: due universi polarizzati tra i quali l\u2019olivettiano Ottieri si dilania, \u00absperando che non venga un giorno in cui mi spacco in due\u00bb<sup>\u00a010<\/sup>. Quasi settant\u2019anni dopo, la metafora intimista di un intellettuale irregolare conserva la sua pregnanza. La \u00abterza citt\u00e0\u00bb resta sogno. Il dualismo che tormenta l\u2019Italia si acuisce. Fino a mettere in crisi i pi\u00f9 recenti paradigmi che distinguono Nord-Est e Nord-Ovest, o utilmente segnalano le dissonanze fra i diversi Sud, le cangianti peculiarit\u00e0 del Centro e delle trascurate aree interne.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Il solco che accentua la separatezza originaria tra Settentrione e Mezzogiorno<\/strong> \u00e8 scavato in parallelo da percezioni antropologico-culturali e dinamiche socio-economiche, nell\u2019impotenza della politica \u2013 futile, afasica \u2013 e nella fragilit\u00e0 del contesto istituzionale, minato dalla corruzione sistemica, di cui si avvantaggiano mafie e altri poteri informali. Tutti fattori che convergono nel tarmare l\u2019architettura geopolitica italiana.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Quanto all\u2019antropologia. A partire dagli anni Ottanta-Novanta dello scorso secolo<\/strong>, in non fortuita coincidenza con la crisi della Prima Repubblica e la fine della guerra fredda, \u00e8 emersa al Nord la tentazione di codificare su base geoculturale, se non etnica, <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/sommari-rivista\/litalia-tra-europa-e-padania\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la propria alterit\u00e0 a Roma e al Sud.<\/a> Nel senso comune alimentato dal richiamo alla Padania \u2013 evocata dal presidente comunista della Regione Emilia-Romagna, Guido Fanti, prima che dalla Lega di Umberto Bossi \u2013 si coagula la rappresentazione di una diversit\u00e0 che nella sua versione estrema nega la stessa identit\u00e0 italiana. Quel che conta e resta della Padania non \u00e8 la sua inafferrabile configurazione (<\/i>carta 3<i>), ma la delegittimazione dello Stato nazionale, a dispetto della matrice subalpina.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i><strong>La questione settentrionale non consiste pi\u00f9 solo nella diffidenza del Nord<\/strong> che si vuole civile e produttivo, vocazionalmente impolitico, verso l\u2019inefficiente classe amministrativa incistata nella capitale e l\u2019ignavo Mezzogiorno. Non \u00e8 pi\u00f9 unicamente figlia di quel carattere lombardo che \u00abnon ha voglia n\u00e9 tempo di dedicarsi alla politica; si occupa di affari e non di chiacchiere\u00bb, colto negli anni Cinquanta da Guido Piovene<sup>\u00a011<\/sup>. \u00c8 affermazione di un\u2019insuperabile diversit\u00e0 antropologica rispetto al Sud, cui corrisponde una latente quanto poco ricambiata affinit\u00e0 con il mondo germanico, o magari con l\u2019impolitico, cantonale federalismo elvetico. Nella sua versione alta, questa teoria memore dei postulati geoclimatici di Montesquieu venne formulata <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/ex-uno-plures\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">nel 1993 per <\/a><\/i><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/ex-uno-plures\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Limes<\/a><i><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/ex-uno-plures\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> da Gianfranco Miglio<\/a>, lariano aspirante svizzero: \u00abIl mondo civile \u00e8 nell\u2019area temperata: se ci spostiamo dove fa molto freddo, ci imbattiamo negli slavi tonti; se puntiamo verso sud, incrociamo popoli straniti dal calore, un po\u2019 come quei messicani che sonnecchiano sotto il sombrero. Se io mi trasferissi in Sicilia con la mia famiglia, in capo a due generazioni saremmo sicilianizzati\u00bb<sup>\u00a012<\/sup>.<\/i><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_98423\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/tre_padanie_edito_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-98423 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/tre_padanie_edito_0417.jpg\" alt=\"tre_padanie_edito_0417\" width=\"1000\" height=\"668\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Tesi alla quale comincia nello stesso giro di anni a contrapporsi<\/strong>, specie a Napoli, in Sicilia e in Sardegna \u2013 i Sud dotati di una tradizione \u00abnazionale\u00bb \u2013 la rivendicazione della propria orgogliosa identit\u00e0, vestita all\u2019estremo di tinte neoborboniche, separatiste o indipendentiste. Nulla di simile a Roma, nemmeno sotto forma neopontificia. Come se la \u00abcitt\u00e0 eterna\u00bb fosse ormai consustanziale all\u2019Italia e ne sposasse il declino in quanto sua \u00abeterna\u00bb capitale. Roma entr\u00f2 per ultima in Italia e sar\u00e0 eventualmente l\u2019ultima a lasciarla.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>L\u2019economia conferma l\u2019inasprirsi del dualismo italiano.<\/strong> Specie a partire dalla crisi dell\u2019ultimo decennio. Tra il 2007 e il 2015 il prodotto interno lordo del Sud \u00e8 crollato di quasi il doppio rispetto a quello del Centro-Nord (-12,3% rispetto al -7,1%)<sup>\u00a013<\/sup>. In termini di pil pro capite, quello meridionale vale poco pi\u00f9 della met\u00e0 del centro-settentrionale, mentre la caduta dei consumi nelle fasi acute della recessione, tra 2008 e 2014, \u00e8 stata al Sud di due volte e mezzo superiore rispetto al resto del paese, quella dell\u2019occupazione addirittura sestupla (-9% contro -1,4%)<sup>\u00a014<\/sup>. Per misurare l\u2019irredimibilit\u00e0 del divario, si consideri che per azzerarlo, postulando una crescita annua del Sud dello 0,4% superiore a quella del Centro-Nord, occorrerebbe attendere l\u2019anno 2243.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i><strong>Inoltre, a nord della linea gotica buona parte del nostro sistema industriale<\/strong> \u00e8 integrato nella catena del valore tedesca. <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/limes-germanico-in-italia-carta-della-settimana\/98497\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">L\u2019interscambio fra Settentrione e Germania<\/a> valeva 87 miliardi di euro nel 2016, contro i 15 del Centro e i 7 del Sud. Allo stesso tempo, senza una solida ripresa del Mezzogiorno il Centro-Nord resta severamente penalizzato: il mercato meridionale vale per la parte pi\u00f9 ricca d\u2019Italia il triplo delle esportazioni nei paesi dell\u2019Unione Europea. Nel contempo, si \u00e8 rovesciato lo storico sbilancio demografico a favore del Sud, dove ormai si fanno meno figli che al Nord. Per tacere dell\u2019enorme dislivello nelle infrastrutture, nei trasporti, nella scuola e nei servizi sociali \u2013 in Campania e in Calabria solo due bambini su cento frequentano l\u2019asilo nido.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Se passiamo alla scala continentale, osserviamo come alla deriva del dualismo nazionale<\/strong> si correli l\u2019allargamento della forbice Italia\/resto d\u2019Europa. Ripartiamo dall\u2019economia. Negli anni di crisi il divario cumulato con l\u2019Eurozona \u00e8 stato di 9 punti, con l\u2019Unione Europea di oltre 11. L\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico grande paese europeo in cui la dinamica della produttivit\u00e0 negli ultimi 14 anni \u00e8 stata negativa. Quanto al tasso di occupazione, il differenziale con l\u2019Ue nel periodo 2000-2015 \u00e8 quadruplicato, passando da 4 a 16 punti (quello del Mezzogiorno da 20 a 30). Dalla fine degli anni Novanta a oggi si \u00e8 consolidato il distacco fra la crescita italiana e quella delle principali economie continentali<sup>\u00a015<\/sup>. Quasi un dualismo intraeuropeo, con le \u00abcicale\u00bb mediterranee a fare corona all\u2019Italia. Effetto non solo delle politiche fiscali intrinseche all\u2019Eurozona o della \u00abglobalizzazione\u00bb che ha automaticamente ridotto le dimensioni dell\u2019Italia nella competizione internazionale, ma anche dei limiti strutturali del nostro sistema industriale, a partire dalla scarsit\u00e0 di capitali e dalla modesta disposizione al rischio dei nostri imprenditori. Con lo smantellamento dell\u2019economia mista, la fine della grande impresa imperniata sul triangolo Milano-Torino-Genova \u2013 talvolta sacrificata sull\u2019altare di scriteriate privatizzazioni che hanno portato settori strategici sotto controllo straniero, specie tedesco o francese \u2013 il nostro sistema economico ha perduto in coesione e in competitivit\u00e0.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i><strong>Ci resta, tra Nord e Centro, un diffuso tessuto di imprese medio-piccole<\/strong>, alcune di classe mondiale. Capitalismo leggero, di qualit\u00e0, grazie al quale ci fregiamo del titolo di seconda potenza manifatturiera europea. Ma in geopolitica l\u2019identico volume fatturato da una grande impresa, da dieci medie o da cento piccole ha un peso specifico diverso. I \u00abcampioni nazionali\u00bb non servono solo l\u2019economia, ma irrobustiscono l\u2019influenza geopolitica, spesso anche culturale, del paese d\u2019origine.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s3\"><i><strong>L\u2019Italia ha perso il passo del cuore geoeconomico d\u2019Europa<\/strong>, mentre il nostro Nord, che tenta di restarvi agganciato, ma in postura subordinata, non traina pi\u00f9 il paese. Visti da Berlino e dalle \u00abformiche\u00bb nordiche siamo uno Stato sull\u2019orlo del fallimento. Il residuo cordone ombelicale che ci lega in ambito comunitario, la paura dell\u2019ignoto e il timore che lasciati a noi stessi si sia tentati dalla pirateria (leggi: svalutazione della moneta) hanno finora frenato la tentazione di sganciare il vagone tricolore dal convoglio eurogermanico. Ma l\u2019illusione del vincolo esterno, elaborata a Prima Repubblica spirante da Guido Carli, Carlo Azeglio Ciampi e Beniamino Andreatta, fondata sul pessimismo circa gli istinti animali degli italiani, \u00e8 scaduta. Ci aveva creduto persino il cancelliere Helmut Kohl, il quale, contro gran parte dell\u2019\u00e9lite tedesca, volle includerci tra i soci fondatori dell\u2019euro, fidando forse nelle virt\u00f9 pedagogiche della politica monetaria <\/i>more germanico<i>. Della quale, specie dopo la crisi del 2008, cogliamo gli aspetti per noi depressivi, l\u2019altra faccia di un euro a misura della potenza commerciale tedesca.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Curioso, quanto rivelatore, che ad anticipare il certificato di morte del vincolo esterno<\/strong> sia stato nel 2011 Mario Draghi, l\u2019esponente di massimo successo della scuola europeista inaugurata dai suoi mentori Carli e Ciampi. Poco prima di lasciare la Banca d\u2019Italia per Francoforte, l\u2019attuale presidente della Banca centrale europea mise a verbale: \u00abUna nostra tentazione atavica, ricordata da Alessandro Manzoni, \u00e8 di attendere che un esercito d\u2019Oltralpe risolva i nostri problemi. Come in altri momenti della nostra storia, oggi non \u00e8 cos\u00ec. \u00c8 importante che tutti i cittadini ne siano consapevoli. Sarebbe una tragica illusione pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori. Essi spettano a noi\u00bb<sup>\u00a016<\/sup>.<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><i>4. <strong>Mentre l\u2019Europa germanica si allontana e il solco tracciato dalla linea gotica s\u2019approfondisce<\/strong>, l\u2019Africa s\u2019avvicina. <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/le-principali-rotte-delle-migrazioni\/93464\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Il flusso dei migranti attraverso il Mediterraneo<\/a> si dirige ormai per l\u201980% verso l\u2019Italia, dopo che il patto Merkel-Erdo\u011f<\/i><i>an \u2013 capolavoro del metodo tedesco di spacciare per europee iniziative nazionali \u2013 ha disseccato il canale turco-greco-balcanico. Tra il 1\u00b0 gennaio e il 20 aprile di quest\u2019anno sono sbarcate dall\u2019ex Libia in Italia quasi 37 mila persone in fuga dalla miseria e dalle guerre, provenienti soprattutto dalla Nigeria e da altri paesi dell\u2019Africa occidentale \u2013 un decimo addirittura dal Bangladesh \u2013 oltre un quarto in pi\u00f9 rispetto allo stesso periodo del 2016. Per la fine dell\u2019anno gli sbarchi in Italia potrebbero superare quota 200 mila, linea rossa oltre la quale secondo il nostro governo pu\u00f2 scattare un\u2019emergenza sociale e di ordine pubblico difficilmente gestibile (<\/i>grafici 1-3, carta 4<i>).<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/grafico1_sbarco_migranti_2016_2017_edito_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-98424 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/grafico1_sbarco_migranti_2016_2017_edito_0417.jpg\" alt=\"grafico1_sbarco_migranti_2016_2017_edito_0417\" width=\"781\" height=\"565\" \/><\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/grafico2_comparazione_sbarchi_2016_2017_edito_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-98425 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/grafico2_comparazione_sbarchi_2016_2017_edito_0417.jpg\" alt=\"grafico2_comparazione_sbarchi_2016_2017_edito_0417\" width=\"776\" height=\"563\" \/><\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/grafico3_nazionalita%CC%80_sbarchi_2017_edito_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-98426 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/grafico3_nazionalita%CC%80_sbarchi_2017_edito_0417.jpg\" alt=\"grafico3_nazionalita\u0300_sbarchi_2017_edito_0417\" width=\"784\" height=\"976\" \/><\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Dei tre slittamenti geopolitici che investono lo Stivale questo \u00e8 il pi\u00f9 strutturale e il meno governabile.<\/strong> Giacch\u00e9 la spinta a rischiare la vita negli esodi transmediterranei \u00e8 alimentata in buona misura da fattori climatici e demografici insensibili, nel breve-medio periodo, a qualsiasi politica. In particolare, la transizione demografica ritardata \u2013 ovvero il mancato calo della fecondit\u00e0 femminile atteso seguire la diminuzione della mortalit\u00e0 \u2013 produce in diversi paesi dell\u2019Africa subsahariana, come in Nigeria e in Niger, un surplus di popolazione giovane determinata a emigrare a qualsiasi costo. Tale fattore, incrociando la decomposizione degli Stati africani che apre formidabili vuoti di potere e alimenta le dispute fra chi ambisce a occuparli, segnala un sisma geopolitico di lunga durata.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Fra i paesi europei, impreparati allo shock e nevrotizzati dal terrorismo jihadista<\/strong>, s\u2019\u00e8 perci\u00f2 aperta una feroce competizione per scaricare sui vicini quella che viene percepita come minaccia esistenziale al benessere, alla coesione sociale, alla stessa identit\u00e0 nazionale. Sicch\u00e9 l\u2019Italia si trova compressa fra la corrente migratoria da sud e la scelta dei nostri vicini settentrionali \u2013 Francia, Svizzera, Austria, con alle spalle la Germania \u2013 di inasprire i controlli alle frontiere. Risultato: il 90% di chi sbarca in Italia ci rimane. Quasi sempre allo sbando, vittima di organizzazioni criminali e di sfruttamento selvaggio, specie nelle campagne del Mezzogiorno dominate dal caporalato. L\u2019assenza di un piano nazionale per l\u2019integrazione degli immigrati \u2013campo nel quale il nostro governo non intende arrischiarsi per timore dell\u2019impopolarit\u00e0 \u2013 congiunta alla totale mancanza di solidariet\u00e0 su scala comunitaria, genera xenofobia ed eurofobia. Derive fino a ieri impercettibili nel <\/i>mainstream<i> della nostra opinione pubblica. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>La partita decisiva, ancora una volta, <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/euro-e-migranti-le-ragioni-del-divorzio-italo-tedesco\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la giochiamo con la Germania<\/a>.<\/strong> Sul fronte nord: \u00e8 anzitutto da Berlino che passa la possibilit\u00e0 di allentare il sistema di Dublino, per cui al primo Stato comunitario di ingresso (leggi: Italia e, molto meno, Grecia) tocca gestire le domande di asilo. Sul fronte sud: a differenza di Francia e Gran Bretagna, e nell\u2019indifferenza degli Stati Uniti, la Germania \u00e8 l\u2019unica potenza euroatlantica impegnata nel contenimento del caos libico. Con esiti quasi nulli. <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/ma-in-libia-siamo-protagonisti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Qui Roma impegna il massimo sforzo con il minimo risultato<\/a>. Fino a convocare al Viminale una variopinta delegazione di capi locali del Fezzan \u2013 profondo Sud libico \u2013 per indurli, dietro compenso garantito anche da fondi Ue, a farsi guardiani del deserto, filtrando i corridoi migratori risalenti dal Sahel. Ma individuare nella baraonda libica chi possa fare il lavoro sporco una volta assicurato da Gheddafi \u00e8 impresa disperata.<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_98427\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/percentuale_distribuzione_migranti_edito_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-98427 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/percentuale_distribuzione_migranti_edito_0417.jpg\" alt=\"percentuale_distribuzione_migranti_edito_0417\" width=\"780\" height=\"1166\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Per l\u2019Europa centro-settentrionale, l\u2019Italia dovrebbe ergersi ad ultima<\/strong> <strong>barriera<\/strong> di un sistema di dighe deputato a ostacolare o almeno deviare la pressione migratoria che sale dall\u2019Africa. Quello che noi chiediamo ai fezzanini Berlino l\u2019ha ottenuto dai turchi e ora l\u2019attende dagli italiani. Le probabilit\u00e0 che Roma induca nei tribali del Sahara o in qualche milizia tripolitana comportamenti simili a quelli che Merkel ha strappato a Erdo\u011f<\/i><i>an paiono esigue. Nemmeno la revisione del regolamento di Dublino in senso a noi favorevole, su cui negoziamo con gli eurosoci, si prospetta agevole. Non \u00e8 dunque da escludere che, stretta nella tenaglia nord-sud, l\u2019Italia azzardi una fuga in avanti, passando al respingimento attivo di chi tenta di varcare il Canale di Sicilia. Fino a schierare propri soldati in Tripolitania. L\u2019esito di tale avventura sarebbe scritto: riusciremmo a riunire contro di noi tutte le fazioni libiche, a partire da quelle che vorremmo far lavorare per noi.<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\"><i>5. <strong>L\u2019Italia deve venire a patti con la realt\u00e0.<\/strong> Chiudere la forbice fra oggettivo rilievo e carenza di soggettivit\u00e0. Costituirsi in attore geopolitico, che come ogni altro, non importa se grande o piccolo, protegge i propri interessi nella competizione e nel compromesso con gli altrui. Nulla di straordinario: la norma delle relazioni internazionali. Pretendersi Stato per farsi eterodirigere da altri Stati, i quali correttamente perseguono le loro priorit\u00e0, questa s\u00ec \u00e8 impresa eccezionale.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Nell\u2019Italia della guerra fredda, che volle espungere il lemma \u00abnazione\u00bb dal gergo ufficiale<\/strong>, abbiamo paradossalmente identificato interesse nazionale e nazionalismo. Il primo prevede la sobria definizione dei propri obiettivi in rapporto alle risorse disponibili e alle costellazioni geopolitiche vigenti. Il secondo \u00e8 enfatico volontarismo costruito sulla rimozione dei dati di fatto su cui prima o poi s\u2019infrangono i suoi deliri di potenza. Negli ultimi vent\u2019anni abbiamo legittimato l\u2019interesse nazionale, per\u00f2 in chiave solo retorica. Per il divertimento di amici e avversari, i quali vi hanno riconosciuto la conferma di un\u2019antica pulsione nostrana: la narrazione come surrogato dell\u2019azione.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Si obietter\u00e0 che il nostro deficit di statualit\u00e0 ci impedisce di diventare normali.<\/strong> \u00c8 alibi. Le istituzioni italiane sono deboli e poco legittimate, certo. Ma gli italiani esistono, pur nelle loro identit\u00e0 multiple. E come tali vengono percepiti dagli altri popoli, molto meno attenti di noi alle vere o artefatte variet\u00e0 regionali, alle declinazioni dialettali dell\u2019autocoscienza nazionale. Chi argomenta contro l\u2019interesse nazionale dovrebbe dimostrare che agli italiani conviene sciogliere le residue istituzioni unitarie per integrarsi in domini esterni oppure frammentarsi in staterelli \u00abomogenei\u00bb. Come tali estranei alla regola delle liberaldemocrazie occidentali, fondate almeno formalmente sullo Stato nazionale eterogeneo. Davvero conviene a lombardi e\/o veneti \u2013 chiamati nell\u2019immediato futuro a esprimersi in referendum ambiguamente autonomistici \u2013 emanciparsi dall\u2019Italia per diventare i ticinesi della Piccola Europa che pare aggregarsi attorno alla Germania? L\u2019ambizione dei siciliani \u00e8 di costituirsi in Stato mafia indipendente? I napoletani aspirano alla repubblica del Vesuvio?\u00a0<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><strong><i>Parrebbe pi\u00f9 saggio irrobustire la repubblica <\/i>mentre<\/strong><i><strong> ne ridefiniamo il profilo sulla scena internazionale<\/strong>. Anzitutto nel nostro continente. Indulgiamo a lamentare <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/la-germania-ama-tanto-leuropa-da-volerne-due\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la disgregazione dell\u2019Unione Europea<\/a>, perdendone di vista l\u2019altra faccia: la riaggregazione \u2013 oggi informale, domani forse marcando nuovi confini \u2013 in aree d\u2019influenza disegnate da affinit\u00e0 culturali, geostrategiche ed economiche. Con al centro lo Stato tedesco, semiconduttore dei flussi di potenza che strutturano i precari equilibri europei quanto restio, finora, a dotarsi di una strategia corrispondente ai suoi mezzi e alle sue responsabilit\u00e0. Troppo potente per accomodarsi ancora alla riduzione a satellite americano sancita dalla sconfitta nelle due guerre mondiali e pi\u00f9 o meno felicemente accettata dalla Bundesrepublik originaria, appunto occidentale. Troppo debole e introverso \u2013 dunque non imperiale \u2013 per federare il vasto, disomogeneo e instabile spazio comunitario. Ci\u00f2 presupporrebbe mitigare la vena mercantilista e disporsi alla redistribuzione delle risorse a favore delle province pi\u00f9 arretrate della propria sfera d\u2019influenza. Chi lo propone in Germania fa figura d\u2019eccentrico.<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_98431\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia_nell_occhio_del_ciclone_0417.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-98431 size-full\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia_nell_occhio_del_ciclone_0417.jpg\" alt=\"italia_nell'_occhio_del_ciclone_0417\" width=\"1000\" height=\"668\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Se non corretta, l\u2019inerzia di tali dinamiche porta Berlino a confliggere con Washington<\/strong>, a riavvicinarsi per conseguenza a Mosca (antico riflesso geopolitico) e a fissare quanto pi\u00f9 a sud possibile la frontiera con il Mediterraneo, percepito come fonte di minaccia \u2013 instabilit\u00e0, migranti difficilmente integrabili, terrorismo jihadista, guerre. Di qui il recupero dell\u2019Euronucleo (<\/i>Kerneuropa<i>) \u2013 vecchio cavallo di battaglia di Wolfgang Sch\u00e4uble quando (1994) si trattava di scongiurare l\u2019annacquamento mediterraneo dell\u2019euro centrandolo sul triangolo Germania\/Francia\/Benelux. Stavolta come compiuta entit\u00e0 geoeconomica, estesa ai paesi afferenti alla sua catena del valore industriale e alla sua cultura fiscale, in futuro forse pienamente geopolitica: <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/europa-a-la-carte\/97415\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">vera e propria Geuropa<\/a>. Tale orizzonte \u00e8 incompatibile con la storica priorit\u00e0 americana \u2013 e per quel che ancora vale, britannica \u2013 di scongiurare la nascita di una potenza tedesca filorussa (e filocinese?) capace di dominare l\u2019Europa o anche solo di parlare in suo nome.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i><strong>Noi italiani non siamo sufficientemente consapevoli<\/strong> di quanto la tendenza a strutturare una sfera d\u2019influenza germanica \u2013 pur ancora magmatica, non discendente da un geometrico <\/i>Generalplan<i> \u2013 e le reazioni americane a tale scenario possano incidere sul nostro paese (<\/i>carta a colori 4<i>). Fino a spaccarlo, in caso di adesione della macroregione padana al nuovo\/vecchio insieme eurogermanico. O a farne terreno di scontro fra americani e tedeschi, ciascuno con i rispettivi affiliati, mentre nel Mediterraneo infuria la tempesta.<\/i><\/p>\n<p class=\"p3\"><i>Ecco perch\u00e9 ci serve l\u2019Italia.<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p3\">Note<\/p>\n<p class=\"p6\">1.<i> <\/i>J.M. Barrie, <i>Peter Pan, <\/i>New York New York 2014, Puffin Books, p. 32: \u00ab<i>It was because I heard father and mother<\/i>\u00bb, <i>he explained in a low voice<\/i>, \u00ab<i>talking about what I was to be when I became a man<\/i>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p6\">2. Cfr. R. Romeo, <i>Italia mille anni. Dall\u2019et\u00e0 feudale all\u2019Italia moderna ed europea<\/i>, Firenze 1981, Le Monnier, p. 7.<\/p>\n<p class=\"p6\">3. G. Leopardi, <i>Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl\u2019Italiani<\/i>, Milano 2017, Feltrinelli, p. 74.<\/p>\n<p class=\"p6\">4. L\u2019espressione \u00e8 dello storico Adolfo Omodeo, citata in L. Cafagna, <i>Nord e Sud. Non fare a pezzi l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia<\/i>, Venezia 1994, Marsilio, p. 19.<\/p>\n<p class=\"p6\">5. <i>Ibidem<\/i>.<\/p>\n<p class=\"p6\">6. <i>Carteggi di Camillo di Cavour: La Liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d\u2019Italia<\/i>, vol. III (ottobre-novembre 1860) Bologna 1952, Zanichelli, p. 208.<\/p>\n<p class=\"p6\">7. G.Tomasi Di Lampedusa, <i>Il Gattopardo<\/i>, Milano 1969, Feltrinelli, p. 155.<\/p>\n<p class=\"p6\">8. O. Ottieri, <i>La linea gotica. Taccuino 1948-1958<\/i>, Parma 2001, Guanda, p. 23.<\/p>\n<p class=\"p6\">9. <i>Ivi<\/i>, p. 93.<\/p>\n<p class=\"p6\">10. <i>Ivi, <\/i>p. 82.<\/p>\n<p class=\"p6\">11. G. Piovene, <i>Viaggio in Italia<\/i>, Milano 2003, Baldini e Castoldi, p. 94.<\/p>\n<p class=\"p6\">12. G. Miglio, \u00abEx uno plures\u00bb, <i>Limes<\/i>, \u00abL\u2019Europa senza l\u2019Europa\u00bb, n. 4\/1993, p. 178.<\/p>\n<p class=\"p6\">13. Cfr. <i>Rapporto sull\u2019economia del Mezzogiorno, <\/i>Svimez, 2016.<\/p>\n<p class=\"p6\">14. Cfr. <i>Rapporto sull\u2019economia del Mezzogiorno, <\/i>Svimez, 2015<i>.<\/i><\/p>\n<p class=\"p6\">15. Vedi nota 13.<\/p>\n<p class=\"p6\">16. Cfr. P. Pica, \u00abDraghi: \u201cl\u2019Italia deve salvarsi da sola\u201d\u00bb, <i>Corriere della Sera<\/i>, 12\/10\/2011.<\/p>\n<p class=\"p6\"><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/perche-ci-serve-litalia\">http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/perche-ci-serve-litalia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIO CARACCIOLO\u00a0(direttore di LIMES, rivista italiana di geopolitica) 1.\u00a0L\u2019Italia \u00e8 un paese strategico che rifiuta di esserlo.\u00a0Dopo pi\u00f9 di un secolo e mezzo, il nostro Stato unitario resta un adolescente geopolitico. Puer aeternus, fragile e perennemente incompiuto, consegnato alle altrui scelte. Peter Pan della scena internazionale, in fuga da se stesso \u00abperch\u00e9 ho sentito pap\u00e0 e mamma parlare di quello che sarei dovuto diventare quando fossi diventato uomo\u00bb\u00a01. Anelante le irripetibili liturgie del tempo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":31018,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[551,5596,2179,5279],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/417_titologo_820.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-84h","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31017"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31017"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31017\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31122,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31017\/revisions\/31122"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/31018"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}