{"id":31068,"date":"2017-05-25T10:00:57","date_gmt":"2017-05-25T08:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31068"},"modified":"2017-05-24T23:54:47","modified_gmt":"2017-05-24T21:54:47","slug":"riletture-la-crisi-politica-crouch-rosanvallon-urbinati-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31068","title":{"rendered":"Riletture, la crisi politica: Crouch, Rosanvallon, Urbinati (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riprendere in mano qualche vecchio testo pu\u00f2 essere utile, a questo fine rileggeremo alcuni libri usciti tra il 2000 ed il 2014 sulla crisi politica che le democrazie occidentali stanno affrontando sotto la spinta di fattori economici, sociali e tecnologici. Sono coinvolti in questa crisi tutti i fattori di stabilit\u00e0 politica che faticosamente erano stati costruiti nel corso dei due secoli che seguono alla fine dell\u2019ancien r\u00e9gime: le relazioni sociali, il discorso pubblico, i valori centrali, i partiti, le forme della politica, le forme dell\u2019azione pubblica, le istituzioni.<\/p>\n<p>Probabilmente alla radice di questa trasformazione non \u00e8 solo l\u2019economia, con la prevalenza del sogno neoliberale (incubo per la maggioranza delle persone non dotate di robuste dotazioni di capitali), ma anche una profonda disintermediazione nella stessa costruzione del discorso, pubblico e privato, e quindi della capacit\u00e0 e possibilit\u00e0 di accesso alla formazione della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di un tema difficile e cruciale, sul quale bisogner\u00e0 ritornare.<\/p>\n<p>Quel che si pu\u00f2 dire con sufficiente sicurezza \u00e8 che intorno al punto di svolta della rottura del sogno neoliberale che si \u00e8 manifestato nella crisi del 2008, giungono a maturazione e sotto molti profili accelerano tendenze che avevano trovato forma da tempo nell\u2019ambiente imposto dalle \u2018riforme\u2019 avviate negli anni ottanta e dalla piega imperiale che il mondo prende nei novanta.<\/p>\n<p>Tra queste la crisi della politica. Ovvero la crisi politica di una democrazia ormai incapace di svolgere la propria funzione di ottenere giustizia per i pi\u00f9 deboli. Per coloro che lo sono per la propria posizione nel sistema globale dei rapporti produttivi e per l\u2019accesso alle risorse che questi consentono (\u2018risorse\u2019 non solo economiche, ma anche sociali, culturali, e, appunto, politiche).<\/p>\n<p>La svolta che si manifesta negli anni ottanta, e prende velocit\u00e0 nel corso dei trionfali anni novanta, ma manifesta tutto il suo effetto solo nel nuovo millennio, \u00e8 essenzialmente orientata a proteggere i profitti; vede il mondo dal punto di vista di chi questi profitti ottiene. Ovvero di chi dispone del denaro nella forma del capitale (poco o tanto) e \u2018compra\u2019 lavoro. Il lavoro \u00e8 inquadrato essenzialmente come una merce come ogni altra, della quale fare economia, da ridurre al suo minor prezzo. Dimenticando, tra le altre cose, che \u00e8 il lavoro che consente di comprare le altre merci, di dare il loro valore. Lo sguardo miope del capitale scava sotto le proprie fondamenta.<\/p>\n<p>Per fare ci\u00f2 l\u2019obiettivo, tanto primario quanto poco evidente, \u00e8 contenere i salari, cio\u00e8:<\/p>\n<p>&#8211; Garantire costantemente un\u2019alta e crescente disoccupazione,<\/p>\n<p>&#8211; Assicurarsi che il mondo del lavoro sia adeguatamente frammentato,<\/p>\n<p>&#8211; Garantire rapporti di lavoro dominati.<\/p>\n<p>Ma per ottenere questo contenimento, questa deflazione salariale, \u00e8 indispensabile prima neutralizzare gli strumenti di autodifesa, quindi mettere sotto pressione la societ\u00e0 politica: ovvero mettere sotto attacco la democrazia.<\/p>\n<p>A questo fine si affermano, nel contesto dell\u2019egemonia neoliberale, alcune idee potenti:<\/p>\n<p>&#8211; Che la tecnica (e la \u2018societ\u00e0 civile\u2019) debba avere sempre il sopravvento sulla politica,<\/p>\n<p>&#8211; Che il governo sia pi\u00f9 importante della rappresentanza.<\/p>\n<p>Ma queste due idee, nel contesto dell\u2019assetto neoimperiale della mondializzazione finanziaria, hanno conseguenze:<\/p>\n<p>&#8211; Cresce il \u2018vuoto\u2019 tra il politico e la frammentata moltitudine sempre pi\u00f9 debole e sempre meno consapevole di s\u00e9,<\/p>\n<p>&#8211; Si manifestano forme reattive, di assedio delle istituzioni, dalle quali ci si sente abbandonati. \u2018Sorveglianza\u2019, \u2018interdizione\u2019, \u2018giudizio\u2019. Sorge una tendenza irresistibile ad una contropolitica spesso militante,<\/p>\n<p>&#8211; Si sviluppano tensioni individualiste, un \u2018si salvi chi pu\u00f2\u2019. I movimenti pi\u00f9 forti sono di \u2018self-help\u2019, al massimo piccole comunit\u00e0 difensive coordinate faccia-a-faccia, ma senza visione e tanto meno progetto.<\/p>\n<p>L\u2019insieme di tutto ci\u00f2 viene chiamato \u2018post-democratico\u2019 da un tempestivo libro del 2003 di Colin Crouch anticipato da un articolo nel 2000: \u201cPostdemocrazia \u201d.<\/p>\n<p>L\u2019atto di accusa del politologo inglese \u00e8 rivolto alla crescente influenza delle lobby economiche e pi\u00f9 in generale delle \u00e9lite sulla politica, in particolare sul New Labour di Blair. La distinzione centrale \u00e8 tra \u2018democrazia\u2019 e \u2018liberalismo\u2019. Durante la \u201cfase keynesiana\u201d la democrazia \u00e8 attivazione ed impegno di organizzazioni rivolte al progetto di una societ\u00e0 pi\u00f9 coesa e comunitaria. Nella quale la volont\u00e0 e i corsi di azione si formino in comune, nella dialettica tra spinte dal basso e formazione della decisione sulla base di input politici, cio\u00e8 di visione generale, progetto, cultura. Altrimenti non differirebbe dalle forme di organizzazione sociale di prossimit\u00e0 tra consanguinei e paesani tipiche di societ\u00e0 meno strutturate e tradizionali. La democrazia dei moderni \u00e8 universalista.<\/p>\n<p>Allora anche le campagne di pressione, i momenti di \u201cself-help\u201d, le lobby, tipiche di quelle che chiama \u201csociet\u00e0 liberali forti\u201d, non coincidono con la democrazia. Crouch pone l\u2019attenzione su questa distinzione e questo equivoco: Robert Putnam, nel suo fortunato \u201cLa tradizione civica nelle regioni italiane \u201d esprime bene questo slittamento, viene enfatizzata l\u2019attivit\u00e0 \u2018spontanea\u2019 esterna alla sfera istituzionale, scordando le relazioni con questa. E soprattutto la relazione di questo proliferare di movimenti di cooperazione e mutualismo, o dell\u2019associazionismo pi\u00f9 o meno disconnesso e plurale, con il ritiro del welfare state. Ovvero con l\u2019aprirsi di un vuoto al centro del rapporto tra pubblico e privato.<\/p>\n<p>Movimenti che comportano un allontanamento dalla politica, scrive, \u201cnon possono essere citati come indicatori dello stato di salute della democrazia, un concetto politico per definizione\u201d (p.22). Democrazia e societ\u00e0 liberale non sono concetti coincidenti, la prima presuppone una certa eguaglianza, e la reale capacit\u00e0 di influire sui risultati. Mentre il liberalismo richiede la massima libert\u00e0 di azione per gli agenti, indipendentemente dalla loro forza e dal grado di ineguaglianza che vige nella societ\u00e0. La democrazia, con il suo ideale di attivazione del meno avvantaggiato, pu\u00f2 tendere a limitare la libert\u00e0 del pi\u00f9 forte, implica un certo grado di protezione, ovvero di \u201cnorme e limitazioni\u201d.<\/p>\n<p>Un ottimo esempio sono le regole per impedire che il potere economico si traduca in potere politico. Una delle rivendicazioni del \u201cmovimento cartista\u201d, nell\u2019ottocento, era il compenso per gli eletti, proprio per consentire anche ai poveri di candidarsi (era anche uno dei punti dirimenti dello scontro tra Pericle e gli ottimati nell\u2019Atene democratica).<\/p>\n<p>Dunque, messa in sintesi: \u201cil mondo dei gruppi di interesse, dei movimenti e delle lobby appartiene al campo politico liberale piuttosto che a quello democratico, un campo in cui poche regole governano le modalit\u00e0 per esercitare un\u2019azione politica\u201d (p.23).<\/p>\n<p>E\u2019 una \u201cpostdemocrazia\u201d quella forma politica in cui si inizia ad andare \u201coltre\u201d l\u2019idea del governo del popolo, ed in una certa misura anche oltre lo stesso governo. In questa parabola discendente abbiamo:<\/p>\n<p>&#8211; perdita di prestigio e di deferenza del governo,<\/p>\n<p>&#8211; mutazioni profonde nell\u2019approccio alla politica da parte dei mass media,<\/p>\n<p>&#8211; una posizione \u201csubalterna e scomoda\u201d del mondo politico, che tende ad imitare i metodi del mondo dello spettacolo e della commercializzazione dei beni.<\/p>\n<p>Si affermano, con sempre minore pudore, tecniche di manipolazione dell\u2019opinione, controllo dei media, rarefazione dei programmi e delle culture politiche (che tendono ad assomigliarsi), organizzazioni politiche sempre pi\u00f9 rarefatte, leggere, vaghe, personalizzazione.<\/p>\n<p>Come sottolineer\u00e0 nei suoi contributi successivi Crouch identifica nell\u2019azienda globale l\u2019attore chiave. Questa ha, nelle condizioni della globalizzazione finanziaria, il potere di mettere sotto pressione, e ricattare, la politica locale. L\u2019effetto principale \u00e8 lo spostamento della pressione fiscale dalle aziende ai cittadini, e l\u2019elusione sempre pi\u00f9 pronunciata delle aziende realmente globali.<\/p>\n<p>Questo meccanismo apre lo spazio di una \u2018crisi fiscale dello Stato\u2019 i cui primi segni si vedono negli anni settanta, ma che si aggrava costantemente, costringendo a ridurre le prestazioni assistenziali e il welfare. In quanto forma di reddito indiretto, anche questo contribuisce allo scopo di indebolire il lavoratore nei confronti del capitale.<\/p>\n<p>Ma contribuisce anche all\u2019affermazione di una classe di intellettuali globali, pi\u00f9 o meno imposti, sponsorizzati, incoraggiati, dal circuito delle grandi aziende multinazionali, e portatori della loro mentalit\u00e0 ed interessi. Espressione di una nuova classe dominante che attraversa e si colloca nelle barriere porose tra Stato e imprese globali e per Crouch \u201crappresenta il fattore centrale di crisi della democrazia\u201d (p.60).<\/p>\n<p>Contemporaneamente i partiti tradizionali hanno perso la propria base sociale, il processo di terziarizzazione del lavoro, causato dall\u2019incremento di produttivit\u00e0 ed automazione, e dalla mondializzazione della produzione, insieme all\u2019incremento di istruzione media, ha comportato la perdita di orientamenti stabili e prevedibili. Si registrano posizioni molto disperse, e frammentate.<\/p>\n<p>I partiti hanno reagito cercando di diventare \u201cper tutti\u201d. Ma \u201cun partito senza base \u00e8 nel vuoto\u201d, e il vuoto viene sempre riempito. Hanno provveduto le aziende globali. Il partito post-democratico non ha allora pi\u00f9 la classica forma organizzativa a cerchi concentrici, dalla direzione politica nazionale, alle rappresentanze parlamentari, quelle regionali e locali, la base dei militanti; tende ormai ad avere un cerchio di dirigenti, circondato da una cerchia di consulenti e lobby, una sorta di ellisse. Staccati troviamo, quindi, i militanti di base che servivano per le raccolte fondi e dei voti. In entrambe le funzioni essi sono sostituiti dall\u2019ellisse dei lobbisti e delle aziende di riferimento (ormai la raccolta voti si fa pi\u00f9 tramite i media ed in televisione e per quello servono molti pi\u00f9 soldi). In conseguenza di queste trasformazioni Crouch vede \u201cuna elit\u00e8 interna che si autoriproduce, lontana dalla sua base del movimento di massa, ma ben inserita in mezzo ad un certo numero di grandi aziende che in cambio finanzieranno l\u2019appalto di sondaggi di opinione, consulenze esterne e raccolte voti, a patto di essere ben viste dal partito quando questo sar\u00e0 al governo\u201d (C, .p 84). L\u2019esempio portato \u00e8 Forza Italia.<\/p>\n<p>Dopo questa potente, anche se un poco schematica, lettura ritorna sul tema aperto Pierre Rosanvallon. Lo studioso francese scrive una trilogia che \u00e8 un punto ineludibile di riferimento per le osservazioni fenomenologiche sull\u2019evoluzione della democrazia. Anche se le posizioni politiche dell\u2019autore sono inclini alla svolta governista, lo studio \u00e8 ampio e argomentato.<\/p>\n<p>In \u201cLa politica nell\u2019et\u00e0 della sfiducia\u201d, che \u00e8 del 2006, avvia l\u2019ambizioso programma di \u201cpensare la democrazia ripercorrendo il filo della sua storia\u201d, in quanto essa stessa non \u00e8 altro che una storia. Un processo di costante esplorazione, sperimentazione, autoelaborazione. Dunque oggi la democrazia sta evolvendo verso forme di \u201ccontrodemocrazia\u201d. Ovvero di sorveglianza, interdizione e giudizio come forme dell\u2019interazione tra una societ\u00e0 che si sente esterna ed il politico.<\/p>\n<p>Una \u201csociet\u00e0 decentrata\u201d, come mostrava anche Crouch, esprime verso il potere istituzionale una forma di pressione che non vuole affatto operare, non intende sostituire un progetto ad un altro. Si limita a sorvegliare ed interdire. Alla forma moderna della \u201crappresentanza\u201d oppone una \u201ccontrorappresentanza\u201d. Questa nuova forma riabilita la sfiducia come pungolo.<\/p>\n<p>Diversamente da Crouch, per\u00f2, Rosanvallon tende a leggere questa situazione come \u201cindice di vitalit\u00e0 della democrazia\u201d (p.302).<\/p>\n<p>In sintesi :<\/p>\n<p>&#8211; che cosa la democrazia \u00e8 sempre stata? \u00c8 sempre stata \u201cpromessa e problema\u201d, ha sempre avuto tensioni interne tra le prese di parola degli esclusi e degli osservatori e le azioni;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa \u00e8 oggi? Oggi si vede, in stato avanzato, la dissociazione tra \u201clegittimit\u00e0\u201d e \u201cfiducia\u201d; quindi la perdita di speranza, l\u2019erosione del capitale politico di fiducia, la presa della \u201cforma politica e sociale\u201d di internet; dunque la prevalenza della &lt;&lt;democrazia del rifiuto&gt;&gt;, il diffuso senso di impotenza ed atrofia; la facilit\u00e0 alla formazione di \u201ccoalizioni negative\u201d e della &lt;&lt;democrazia dell\u2019imputazione&gt;&gt;;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa era prima? Nel trentennio \u201cfelice\u201d, la dinamica era strutturata dalla lotta di classe e da una divisione della sovranit\u00e0 di fatto secondo un principio di \u201cdoppia legittimit\u00e0\u201d, che riconosceva un luogo sistematico alle organizzazioni ed istanze dei lavoratori, ad una opposizione organizzata e visibile, ad attori con una identit\u00e0 stabile;<\/p>\n<p>&#8211; Quali meccanismi sono all\u2019opera? Essenzialmente ci troviamo davanti una &lt;&lt;democrazia della sorveglianza&gt;&gt;, in cui le figure essenziali diventano \u201cvegliare\u201d, \u201cdenunciare\u201d, \u201cverificare\u201d; gli attori centrali diventano le \u201corganizzazioni reattive\u201d, le \u201cautorit\u00e0\u201d e le \u201cistanze di valutazione e loro tecnostrutture\u201d; le legittimit\u00e0 sono quella \u201csociale procedurale\u201d, \u201csostanziale\u201d, e da \u201cimparzialit\u00e0\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; Cosa potrebbe diventare la democrazia? Il rischio \u00e8 che queste dinamiche scivolino, per via di estremizzazione, nel populismo, cio\u00e8 nella rappresentazione illusoria e consolatoria di un \u201cpopolo\u201d, puro ed unitario, contrapposto ad un \u201cpotere\u201d, interamente corrotto.<\/p>\n<p>&#8211; Cosa deve diventare? Occorre incorporare queste istanze positive, e questa energia dinamica, in un nuovo processo di istituzionalizzazione e di politicizzazione.<\/p>\n<p>La \u201cfiducia\u201d \u00e8 dunque quella istituzione necessaria che sta venendo a mancare. La \u201csfiducia\u201d ha sempre fatto parte necessaria della dinamica istituita dalla democrazia, che costantemente viene meno alle sue promesse e deve essere richiamata. Ma per questo il problema di ogni democrazia \u00e8 sempre stato di istituire, o lasciar crescere, tutto un intreccio di pratiche, verifiche, contropoteri e istituzioni la cui funzione \u00e8 di organizzare la sfiducia. Queste pratiche vanno allora comprese come \u201cfacenti politicamente sistema\u201d.<\/p>\n<p>A questo punto Rosanvallon introduce la stessa distinzione che incardina il discorso di Crouch di pochi anni prima: ci sono due strade diverse della sfiducia. Quella \u201cdemocratica\u201d e quella \u201cliberale\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 la direzione verso la quale \u00e8 orientata la sorveglianza, il giudizio e la critica a differenziarle:<\/p>\n<p>&#8211; per la sfiducia liberale bisogna prevenire l\u2019eccessiva concentrazione dei poteri, e proteggere l\u2019individuo.<\/p>\n<p>&#8211; Per la sfiducia democratica sorvegliare il potere perch\u00e9 resti fedele al bene comune.<\/p>\n<p>Le due sfiducie sono armate le une verso le altre.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 del discorso di Rosanvallon deriva da questa diversit\u00e0 che tiene insieme nel suo concetto di pi\u00f9 alta astrazione. La \u201ccontro democrazia\u201d, in entrambe le forme, non \u00e8 \u201cil contrario della democrazia, \u00e8 piuttosto una forma di democrazia che controlla l\u2019altra, la democrazia dei poteri indiretti disseminati nel corpo sociale, la democrazia della sfiducia organizzata di fronte alla democrazia della legittimit\u00e0 elettorale\u201d (R, p. 17). \u00c8, insomma, una sorta di &lt;&lt;contrafforte&gt;&gt;, una vera \u201cforma politica\u201d.<\/p>\n<p>La tassonomia che propone al termine \u00e8 quindi di tre forme politiche di contropotere, e tre \u201cpopoli\u201d:<\/p>\n<p>&#8211; La vigilanza, dunque il \u2018popolo controllore\u2019.<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019interdizione, dunque il \u2018popolo veto\u2019.<\/p>\n<p>&#8211; Il giudizio, dunque il \u2018popolo giudice\u2019.<\/p>\n<p>La forma democratica contemporanea \u00e8 dunque attiva, espressiva, coinvolgente. Ma rischia di essere reattiva, rivolta solo al controllo, all\u2019umiliazione, una \u2018contropolitica\u2019 disinteressata all\u2019azione trasformativa. Che non cerca di comprendere, leggere le cose e le relazioni, di fare progetti.<\/p>\n<p>Non si tratta, per\u00f2, di una passivit\u00e0; \u00e8 pi\u00f9 che altro una \u2018democrazia diretta regressiva\u2019, una sorta di \u201cconsenso per difetto\u201d, un \u201cdoloroso e impotente restringimento\u201d (R. p. 174). Sicuramente anche una teatralizzazione, una centralit\u00e0 del momento dell\u2019accusa, dell\u2019invettiva, dell\u2019imputazione.<\/p>\n<p>Cambia anche l\u2019atteggiamento individuale, \u201c\u00e8 la percezione stessa della radicalit\u00e0 ad avere cambiato natura. Essa ormai ha abbandonato la prospettiva di un grande avvenire, immaginandosi invece con le modalit\u00e0 di una voce morale inflessibilmente preposta a stigmatizzare i potenti o a risvegliare i dormienti\u201d (R., p. 239). Non si pu\u00f2 dire ci manchino gli esempi di questo abbandono di obiettivi politici in favore di scopi morali o pratici.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 provoca indirettamente una certa atrofia, paralisi del campo politico, un sentimento di impotenza e di paura; che non \u00e8 naturalmente l\u2019ambiente ottimale per agire e decidere in modo rapido ed efficiente. Del resto l\u2019obiettivo di questi \u2018contro movimenti\u2019 non \u00e8 conquistare il potere, ma precisamente \u201ccontenerlo ed inibirlo\u201d. In qualche modo paralizzarlo.<\/p>\n<p>Due anni dopo Rosanvallon torna, ed ora siamo nel 2008, sul tema con il volume sulla \u201cLegittimit\u00e0 democratica\u201d. Si tratta di un testo orientato, come dal programma generale dell\u2019autore, ed anche pi\u00f9 del primo, a mostrate la successione storica dei concetti di legittimit\u00e0 che si intrecciano nel corso delle dinamiche politiche occidentali. Il punto di partenza \u00e8 la sovranit\u00e0 e legittimit\u00e0 illuminista, il \u201cpopolo\u201d come unit\u00e0 della nazione fonda un momento maggioritario che istituisce il potere ed \u00e8 fonte della legittimit\u00e0. Ma la frattura che la pratica politica concreta introduce in questo concetto, con la crescita del pluralismo introdotto dalla societ\u00e0 di massa (ed in particolare con l\u2019irrompere delle masse popolari e lavoratrici), e quindi la \u201cpolitica di parte\u201d, induce una prima trasformazione e l\u2019introduzione di un diverso concetto di legittimit\u00e0 a fianco dell\u2019originario. Il terzo momento di svolta si ha negli anni ottanta.<\/p>\n<p>L\u2019esito \u00e8 una sorta di sovranit\u00e0 del \u201cposto vuoto\u201d, e la prevalenza della \u201cdemocrazia indiretta\u201d (ovvero della democrazia schermata da \u201cagenzie indipendenti\u201d). Quella che Crouch chiama \u201cpostdemocrazia\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ampia ed affascinante ricostruzione di Rosanvallon muove dalla idealizzazione della sovranit\u00e0 come blocco unico, contrapposta al potere del sovrano tradizionale. La volont\u00e0 deve essere \u201cgenerale\u201d, in opposizione a quella particolare dei privilegi. Ma questa opposizione \u201cgenerale-particolare\u201d contiene le sue linee di frattura. Da una parte, con Seyes, la rottura con l\u2019antico ideale dell\u2019unanimit\u00e0 (dato che la volont\u00e0 generale si forma intorno al principio di maggioranza), dato che l\u2019uomo illuminista vede tutti \u201cliberi ed eguali\u201d, dall\u2019altra la creazione di fazioni e di \u201cpartiti\u201d \u00e8 vista come una patologia.<\/p>\n<p>Questa contraddizione esplode quando la piena affermazione del suffragio universale determina l\u2019irrompere sull\u2019agone politico di forze eterogenee e di conflitti pi\u00f9 irriducibili. Allora, siamo negli anni venti del novecento, si parla di \u201ccrisi della democrazia\u201d. A questa \u2018crisi\u2019 (di controllo da parte delle \u00e9lite) si risponde con la reazione amministrativa. Tra il 1880 ed il 1920 si afferma la centralit\u00e0 di sempre pi\u00f9 potenti macchine amministrative e dei relativi ceti. Sotto il profilo della ricerca condotta nel testo si afferma una nuova forma di legittimit\u00e0: l\u2019interesse generale \u00e8 un servizio tecnico che deve essere protetto (dal \u201cconcorso\u201d) e deve essere esercitato con \u201cdisinteresse\u201d. Il funzionario tecnico risale ad una forma di legittimit\u00e0 democratica che nasce dalla duplice fonte del disinteresse e della razionalit\u00e0.<\/p>\n<p>A questo stadio ci sono due tecniche di legittimazione che si contendono lo spazio politico: il concorso e l\u2019elezione. E quindi una dialettica tra due generi di servizio pubblico: il funzionario ed il politico.<\/p>\n<p>Quel che succede al momento in cui viene meno il progetto politico trasformativo (con il riflusso della tensione socialista) e si registra la piena affermazione dell\u2019individuo (con il consumismo), \u00e8 che il \u201cmondo economico\u201d guadagna la centralit\u00e0. \u00c8 per Rosanvallon lo spirito del capitalismo che \u201castrattizza\u201d il mondo e isola ogni individuo.<\/p>\n<p>A partire dagli anni ottanta tre nuove forme di legittimit\u00e0 prendono il centro della scena:<\/p>\n<p>&#8211; La legittimit\u00e0 di imparzialit\u00e0, articolata intorno alle \u201cautorit\u00e0 indipendenti\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; La legittimit\u00e0 di riflessivit\u00e0, articolata dalle \u201ccorti costituzionali\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; La legittimit\u00e0 di prossimit\u00e0, che esprime la direttezza.<\/p>\n<p>Le prime nascono gi\u00e0 nel 1887 in USA per sottrarre alle influenze politiche la regolazione di alcuni settori delicati e ad alto contenuto tecnico. L\u2019imparzialit\u00e0, che le organizza \u00e8 il frutto di quattro elementi:<\/p>\n<p>&#8211; la sottrazione alle pressioni politiche e l\u2019indipendenza rispetto all\u2019esecutivo;<\/p>\n<p>&#8211; la qualit\u00e0 derivante dall\u2019imparzialit\u00e0;<\/p>\n<p>&#8211; la possibilit\u00e0 di attivare politiche di lunga durata, sottratte al calendario elettorale e al mutevole consenso;<\/p>\n<p>&#8211; la razionalit\u00e0 e coerenza presunte.<\/p>\n<p>L\u2019idea \u00e8 di essere schermate dalle pressioni (cosa che rappresenta sempre il punto debole e delicato) ed avere meno democrazia per godere di pi\u00f9 \u201cdiritto\u201d.<\/p>\n<p>La seconda figura della legittimazione \u00e8 ancora pi\u00f9 antica, \u00e8 la \u201csovranit\u00e0 complessa\u201d di Condorcet, in cui i \u201cprincipi\u201d fondamentali sono tenuti fermi dalla \u201ccostituzionalizzazione\u201d per sottrarli appunto alla forma democratica ed ai suoi ondeggiamenti di parte.<\/p>\n<p>Negli anni ottanta interviene il \u201ccostituzionalismo economico\u201d, proposto da Prescott nel 2004 espressamente rivolto a neutralizzare il governo democratico ed impedire che i governi, influenzati dal potere sociale e non da quello economico, prendano \u201cdecisioni circostanziali\u201d (legati alle scadenze ed al consenso) in contrasto con l\u2019interesse generale a medio termine. Questo interesse generale \u00e8 incarnato dal discorso scientifico della scienza economica. Dunque il \u201cgoverno a mezzo di regole\u201d (di cui Maastricht \u00e8 un esempio perfetto) deve prevalere sul governo \u201cdiscrezionale\u201d. Questo genere di \u201ccostituzionalismo\u201d \u00e8 proposto da McKenzie e Buchanan gi\u00e0 negli anni ottanta e promosso energicamente da think thank neoliberali come la Heritage Foundation.<\/p>\n<p>La terza forma di legittimit\u00e0 che prende il centro in questo periodo \u00e8 la \u201clegittimit\u00e0 di prossimit\u00e0\u201d, e per Rosanvallon essa trova forma in una accresciuta attenzione alle particolarit\u00e0 ed alle individualit\u00e0, e radicamento teorico nel vasto dibattito degli anni novanta sul \u201criconoscimento\u201d (Rosanvallon cita Charles Taylor, Axel Honneth, p. 235) che articola una nuova forma di generalit\u00e0: la discesa nella generalit\u00e0 a partire dalle particolarit\u00e0 concrete (e dalle loro forme narrative). Il \u201criconoscimento\u201d \u00e8 riletto come \u201cnuovo fenomeno sociale totale\u201d (Caill\u00e8, p. 236) nell\u2019epoca dell\u2019individualit\u00e0 (ed in quella del rischio).<\/p>\n<p>Si tenta (qui anche Habermas e Durkheim) una particolare desostanzializzazione della democrazia senza per\u00f2 arrivare alla desocializzazione perseguita dal modello liberista. Sono le teorie deliberative della democrazia (p. 281) che tentano una mutazione del rapporto con la politica ponendo enfasi sull\u2019interazione come attivatore di prossimit\u00e0 e fonte di legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>Gioverebbe a questo punto dare un occhio ad un libro di Giuseppe Berta che esce quasi contemporaneamente, nel 2009, \u201cEclisse della socialdemocrazia\u201d in cui lo storico torinese osserva la svolta condotta a partire dalla recezione della lezione Thatcheriana e pone alcune cruciali domande alla cultura della socialdemocrazia ormai persa: \u2018chi si deve adattare a chi?\u2019 E\u2019 la societ\u00e0, per come \u00e8 fatta, e per gli interessi e valori che esprime, a doversi adattare al capitalismo (piegandosi alle sue priorit\u00e0) o non \u00e8 quest\u2019ultimo a dover essere adattato alle esigenze ed agli imperativi sociali prioritari?<\/p>\n<p>In altri termini: esiste un punto di vista, una presa di distanza, dalla quale si possa giudicare l\u2019esistente e valutarne la legittimit\u00e0? Esiste una \u201ctavola dei valori\u201d che sia caratteristica della socialdemocrazia, dei \u201cprincipi\u201d che siano definiti ante gli interessi ed i valori della forma sociale e di potere storica che chiamiamo capitalismo? O meglio, della forma che esso ha preso nella contemporaneit\u00e0? Qualcosa che \u201csia prima\u201d, e dunque consenta un giudizio?<\/p>\n<p>Nel 1949 Schumpeter credeva che l\u2019ordine capitalista stesse per tramontare in quanto il suo ethos era in contrasto con \u201cla ricerca della sicurezza e dell\u2019uguaglianza\u201d e la regolazione che ne conseguiva.<\/p>\n<p>Quaranta anni dopo il New Labour rovescia i termini, bisogna sostenere il business ed adattarsi allo spirito del capitalismo. In particolare, come ebbe a dire Gordon Brown nel 2007: cogliere le opportunit\u00e0 della globalizzazione, che \u00e8 un processo essenzialmente benefico del quale bisogna prendere la guida. Per Brown, secondo Berta, la globalizzazione \u00e8 una sorta di cornice naturale, una leva che va utilizzata fino in fondo perch\u00e9 \u00e8 la condizione della produzione della ricchezza. In sostanza l\u2019economia \u00e8 una sorta di macchina che necessita per sua natura di una continua accelerazione. Ne segue che lo scopo del governo \u00e8 favorirla. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che non si possono avere dubbi, indulgere a pensieri sulla natura della globalizzazione o la sua direzione di marcia. In qualche modo se non si sta al passo con le condizioni in cui si svolge il processo economico, se non si interpretano i bisogni di cambiamento, prima e meglio delle altre nazioni, si soggiace.<\/p>\n<p>Nel discorso non si trova parola sulle ineguaglianze, ma solo sul pacchetto di opportunit\u00e0 che vanno offerte, come una merce in vetrina, al singolo cittadino-elettore.<\/p>\n<p>Il testo analizza le proposte politiche di quel contesto, quella della SpD nel 2008, quella di Obama. Ci sono toni in parte diversi, pi\u00f9 sensibili ai costi sociali pagati dalla parte pi\u00f9 debole, ma Si tratta, alla fine, anche qui, di una vetrina; manca ormai la base cui riferire un\u2019istanza di cambiamento politico, a causa della fortissima terziarizzazione e delle caratteristiche di riproduzione dell\u2019individualit\u00e0 e dell\u2019azione nelle condizioni delle aziende di servizio e commerciali che prevalgono in modo schiacciante nella contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 a cui ci si candida \u00e8 una gestione modernizzatrice dell\u2019economia. Ma facendo cos\u00ec le socialdemocrazie si trovano senza parole e senza occhi di fronte all\u2019ineguaglianza che esplode. Sia a quella tra gruppi sia a quella tra territori.<\/p>\n<p>Sostenere il business, lo vedeva molto chiaramente Schumpeter, significa lasciar andare lo spirito animale, selvaggio, rivolto al pi\u00f9 forte. Ovvero rendere sempre pi\u00f9 forte e sempre pi\u00f9 debole, allargare la divaricazione. Nelle condizioni dello \u201cspazio dei flussi\u201d della globalizzazione ci\u00f2 significa disancorarsi.<\/p>\n<p>Quando la crisi, mordendo, allarga queste riflessioni critiche e porta allo scoperto la vanit\u00e0 dello spot pubblicitario (termine ricordato da Raghuram Rajan nel 2010 nel suo bel \u201cTerremoti finanziari\u201d) escono alcuni testi tra i quali si possono ricordare l\u2019ultimo della trilogia di Rosanvallon, due libri di Crouch e l\u2019atto di accusa di Berta alle oligarchie, ma anche la ricca riflessione di Nadia Urbinati.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/9864-alessandro-visalli-riletture-la-crisi-politica-crouch-rosanvallon-urbinati.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/9864-alessandro-visalli-riletture-la-crisi-politica-crouch-rosanvallon-urbinati.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Alessandro Visalli) &nbsp; Riprendere in mano qualche vecchio testo pu\u00f2 essere utile, a questo fine rileggeremo alcuni libri usciti tra il 2000 ed il 2014 sulla crisi politica che le democrazie occidentali stanno affrontando sotto la spinta di fattori economici, sociali e tecnologici. Sono coinvolti in questa crisi tutti i fattori di stabilit\u00e0 politica che faticosamente erano stati costruiti nel corso dei due secoli che seguono alla fine dell\u2019ancien r\u00e9gime: le relazioni&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":26460,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/sinistra-in-rete-e1474130037723-160x160.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-856","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31068"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31068"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31068\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31072,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31068\/revisions\/31072"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26460"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}