{"id":31073,"date":"2017-05-26T10:00:53","date_gmt":"2017-05-26T08:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31073"},"modified":"2017-05-25T00:01:32","modified_gmt":"2017-05-24T22:01:32","slug":"riletture-la-crisi-politica-crouch-rosanvallon-urbinati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31073","title":{"rendered":"Riletture, la crisi politica: Crouch, Rosanvallon, Urbinati"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201cLa societ\u00e0 dell\u2019uguaglianza\u201d<\/strong> \u00e8 un testo del 2011 e corona magnificamente la trilogia sulla democrazia del politologo francese, che ora cerca pi\u00f9 esplicitamente uno \u201cspazio politico social-democratico\u201d che lasci ferma la centralit\u00e0 dell\u2019individualismo, e quindi il superamento della soluzione collettivista, tuttavia senza cadere nella disgregazione liberale. La dimensione \u201cassicurativa\u201d va quindi salvaguardata (o meglio recuperata) ma sotto forma di una capacitazione. Da una societ\u00e0 dell\u2019indennizzo ad una dell\u2019inserimento.<\/p>\n<p>Il tema diventa, in questo libro che si determina entro lo spettacolo della crisi, l\u2019ineguaglianza e la disgregazione della societ\u00e0 che comporta. La democrazia non \u00e8, infatti, solo una forma di governo o una tecnologia di controllo, ma \u00e8 una \u2018forma di societ\u00e0\u2019.<\/p>\n<p>Ma cosa ha significato \u201cuguaglianza\u201d nella storia della democrazia? Ci sono tre fasi per Rosanvallon:<\/p>\n<p>&#8211; il XVIII secolo vedeva come tema la lotta ai \u201cprivilegi\u201d, l\u2019eguaglianza \u00e8 morale e giuridica, non materiale,<\/p>\n<p>&#8211; il XIX secolo la rivoluzione industriale porta al centro della scena la lotta alla povert\u00e0, l\u2019eguaglianza che conta \u00e8 quella delle dotazioni economiche,<\/p>\n<p>&#8211; dal 1980 si ha un rovesciamento, ed emerge una \u201csociet\u00e0 della singolarit\u00e0\u201d che in sostanza disconosce il tema dell\u2019eguaglianza per enfatizzare la competizione.<\/p>\n<p>Negli anni settanta ed ottanta del settecento l\u2019ideale che viene articolato, in contrasto con l\u2019autopercezione della nobilt\u00e0 di essere \u201cdistinta\u201d, \u00e8 una \u201csociet\u00e0 di individui indipendenti\u201d, che non siano \u201cvincolati\u201d a specifici ruoli o poteri. Eguaglianza in qualche modo si confonde con libert\u00e0. Nella percezione dei contemporanei non c\u2019\u00e8 alcuna contraddizione tra \u201ceguaglianza, libert\u00e0, fraternit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Bisogna fare attenzione, in una societ\u00e0 che non ha ancora subito gli effetti destrutturanti e ristrutturanti della rivoluzione industriale, la \u201cuguaglianza di mercato\u201d \u00e8 un\u2019istituzione plausibile di lotta al privilegio. L\u2019economia politica classica, quella di Adam Smith, \u00e8 quindi inseparabile da una sorta di sociologia storica dell\u2019emancipazione e dell\u2019indipendenza, funzionale a tale emancipazione dai privilegi non giustificabili. Si tratta, in altre parole, di un liberalismo emancipatore ed egualitario nel contesto storico settecentesco. Il segno politico \u00e8 esattamente opposto a quello nel quale \u00e8 oggi per lo pi\u00f9 usato.<\/p>\n<p>Gli illuministi scozzesi (Rosanvallon si sofferma su John Millar) sviluppano un\u2019accesa polemica con lo &lt;&lt;stato di dipendenza&gt;&gt; nel quale i contadini del loro tempo restavano vincolati. Alla terra ed ai padroni. In questa condizione l\u2019espansione di attivit\u00e0 &lt;&lt;proprie&gt;&gt;, da parte di negozianti ed artigiani, \u00e8 \u201cfavorevole alla libert\u00e0 e tende a stabilire una forma di governo popolare\u201d. Se uguaglianza e libert\u00e0 sono concetti connessi, \u201cl\u2019idea di reciproca utilit\u00e0 era pronta a rimpiazzare quella di autorit\u00e0 gerarchica, nel pensare la giusta direzione del mondo\u201d (R., p. 43). L\u2019enfasi su una societ\u00e0 in cui \u201cognuno era padrone del suo destino, in quanto responsabile della sua sussistenza\u201d, si comprende se si fa mente al quadro sociale dell\u2019epoca. Altrimenti si leggono parole del tutto fuori del quadro di senso nel quale furono spese.<\/p>\n<p>L\u2019uguaglianza, insomma, non significa essere tutti eguali, ma che nessuno possa dominare totalmente un altro. In una prima fase (quella della rimessa in questione delle gerarchie aristocratiche) il denaro \u00e8 letto come \u201cgrande livellatore\u201d sociale. In ogni caso l\u2019uguaglianza che \u00e8 articolata dal secolo \u00e8 principalmente di natura morale, e riesce a far retrocedere in secondo piano la percezione della disuguaglianza materiale.<\/p>\n<p>\u00c8 solo a partire dal secondo trentennio dell\u2019ottocento che muove la distinzione tra ricchi e poveri come centrale. E alla met\u00e0 che il discorso diventa non trattenibile.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa fase che la contraddizione tra libert\u00e0 ed eguaglianza viene tematizzata, e da parte degli scrittori liberal-conservatrici che ritornano sulle posizioni dei reazionari di una generazione prima: Villerm\u00e9, Buret, Gilardin tornano su Burke e Necker. La miseria \u00e8 il castigo della pigrizia e del vizio e la disuguaglianza \u00e8 legge morale del mondo. Ma ci sono anche altre linee di attacco: la distinzione e il talento.<\/p>\n<p>Su questa linea Guizot tenta una distinzione tra disuguaglianze \u201cartificiali\u201d e \u201cnaturali\u201d e si recupera Darwin.<\/p>\n<p>L\u2019altro fronte mette sotto accusa l\u2019anomia e la concorrenza, Rosanvallon ricorda Owen e Fourier, o Lammennais che dice \u201ccon la concorrenza non c\u2019\u00e8 libert\u00e0, poich\u00e9 blocca i pi\u00f9 deboli nello sviluppo delle loro facolt\u00e0 e li lascia in balia dei pi\u00f9 forti. Con la concorrenza, non c\u2019\u00e8 fratellanza, poich\u00e9 \u00e8 una lotta\u201d. La soluzione \u00e8 l\u2019associazione e quindi il comunismo. Lavorando sulle radici dell\u2019idea formalizzata da Marx, Rosanvallon ricorda le pubblicazioni di Cabet e la ristampa del Codice della Natura di Morelly, nel 1840; quindi l\u2019opera Code de la communaut\u00e9 di Th\u00e9odore D\u00e9zamy. Si tratta sempre di valorizzare i concetti di unit\u00e0 e fratellanza, radicalizzando l\u2019idea giacobina di Unit\u00e0 e indivisibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Scrive D\u00e9zamy: \u201cla fratellanza \u00e8 quel sentimento sublime che porta gli uomini a vivere come membri di una stessa famiglia, a mescolare in un unico interesse tutti i diversi desideri, tutta la loro potenza individuale [\u2026] l\u2019unit\u00e0 consiste nell\u2019identificazione indissolubile di tutti gli interessi e di tutte le volont\u00e0\u201d. Si tratta di una qualit\u00e0 strutturale dell\u2019ordine sociale, una sorta d\u2019inclusione degli individui in un unico mondo. Rosanvallon la chiama \u201cuguaglianza di corpo\u201d. Non c\u2019\u00e8 concorrenza perch\u00e9 \u201cper l\u2019esattezza in questo quadro non c\u2019\u00e8 individuo autonomo \u2026 era dunque a partire da una semplificazione dell\u2019organizzazione del genere umano che, in fin dei conti, ci si aspettava di abolire il regno della concorrenza. \u2018Unit\u00e0\u2019 voleva dire soppressione degli antagonismi, impertinenza della differenziazione, indistinzione.\u201d (R. p. 125)<\/p>\n<p>In questa lettura, lo slogan che si ritrova nella Critica al Programma di Gotha, \u201cOgnuno secondo le sue capacit\u00e0, a ognuno secondo i suoi bisogni!\u201d non \u00e8 un principio fondante di diritti individuali. Si trattava di edificare un mondo deindividualizzato, di bisogni oggettivi, socialmente determinati. Proviamo a leggere il testo: \u201cin una fase pi\u00f9 elevata della societ\u00e0 comunista, dopo che \u00e8 scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto tra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non \u00e8 divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l\u2019angusto orizzonte giuridico borghese pu\u00f2 essere superato, e la societ\u00e0 pu\u00f2 scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacit\u00e0; a ognuno secondo i suoi bisogni!\u201d (Karl Marx, Critica al Programma di Gotha, Editori Riuniti, 1978, p. 32). E\u2019 la societ\u00e0, non gli individui che scrive sulle bandiere.<\/p>\n<p>Si tratta per Rosanvallon di un progetto antipolitico, e indubbiamente autoritario, nel quale non c\u2019\u00e8 spazio per voci discordanti o comportamenti devianti: \u201cnella comunit\u00e0 antipolitica, l\u2019uguaglianza \u00e8 il frutto di una dipendenza e di una sottomissione comune. Gli uomini e le donne sono simili in quanto soggetti dell\u2019organizzazione razionale e non in quanto individui autonomi che si fronteggiano\u201d (R., p. 129).<\/p>\n<p>In autori come Babeuf si trattava anche di spegnere la molla dell\u2019invidia tramite l\u2019educazione, una vera riconfigurazione antropologica e la soppressione della propriet\u00e0. Di pi\u00f9: dell\u2019idea stessa di possesso personale. Una idea simile si nutriva dell\u2019idea di una societ\u00e0 dell\u2019abbondanza, dove una ristretta quantit\u00e0 di beni necessari viene prodotta in grande quantit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019idea strutturale, che si ritrova ben formulata in Owen \u00e8 di un nesso tra:<\/p>\n<p>&#8211; abbondanza (di beni di base, per bisogni \u201cnaturali\u201d),<\/p>\n<p>&#8211; frugalit\u00e0 (mancanza di desiderio in beni innaturali o distintivi)<\/p>\n<p>&#8211; produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>In modo che ognuno produca pi\u00f9 di quel che \u00e8 in grado di consumare, e nessuno desideri di pi\u00f9. Si tratta anche dell\u2019estinzione dell\u2019economia (scienza della penuria). In un mondo deindividualizzato viene soppressa radicalmente la concorrenza. Un mondo dell\u2019identico, dove nessuna mediazione \u00e8 pi\u00f9 necessaria perch\u00e9 tutti si identificano in un unico e medesimo corpo (Rosanvallon cita il Marx de Lineamenti fondamentali della critica dell\u2019economia politica e anche le Observations morales di Dom Deschamps del 1770, come antecedente).<\/p>\n<p>La concorrenza viene sradicata in questa vasta ed articolata visione su pi\u00f9 piani: sul piano giuridico (eliminazione della propriet\u00e0), sociologico ed economico (ordine comunitario), morale ed antropologico (sradicamento di egoismo ed invidia), ontologico (eguaglianza assoluta).<\/p>\n<p>Ci sono altre posizioni, tra queste il nazional-protezionismo che si afferma gi\u00e0 nella met\u00e0 dell\u2019ottocento.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 dalle lotte, furiose, per l\u2019imposta progressiva (nel 1914 in Francia) che si apre \u201cil secolo della redistribuzione\u201d che riduce in modo spettacolare l\u2019ineguaglianza ottocentesca. \u00c8 l\u2019effetto di tre direzioni di riforma:<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019imposta progressiva,<\/p>\n<p>&#8211; la societ\u00e0 assicurativa,<\/p>\n<p>&#8211; la regolazione collettiva del lavoro.<\/p>\n<p>Esattamente le tre direzioni rimesse in questione nella svolta neoliberale.<\/p>\n<p>Il rovesciamento, si ha infatti con la svolta degli anni ottanta, e la seconda grande mondializzazione (o terza). Le disuguaglianze sono quasi tornate al livello della met\u00e0 dell\u2019ottocento, sono risorte le figure patologiche della fine del secolo (nazionalismo e xenofobia), anche l\u2019idea di nazione \u00e8 in forte ripresa; \u201cma, come al tempo di Barr\u00e8s, non viene rivendicata per dare un corpo socialmente pi\u00f9 consistente al popolo introvabile della democrazia elettorale, al contrario, viene esaltata per esorcizzare le difficolt\u00e0 della costruzione pratica di una societ\u00e0 di simili. Ancora una volta serve per pensare alla comunit\u00e0 in modo semplificato, come unit\u00e0 negativa, come un\u2019omogeneit\u00e0 che si presuppone ovvia. Tutto questo ha un furioso gusto di una d\u00e9ja-vu\u201d (R., p. 211).<\/p>\n<p>Nello stesso anno, con diverso approccio e maggiore verve polemica, Colin Crouch scrive \u201cIl potere dei giganti\u201d, in cui si chiede come mai la crisi non ha affatto sconfitto il neoliberalismo. La risposta \u00e8 che il neoliberalismo \u00e8 l\u2019ideologia di un attore economico e sociale dominante. Non \u00e8 affatto una teoria favorevole al mercato e da qualsiasi fallimento del mercato non pu\u00f2 essere confutata.<\/p>\n<p>Il neoliberismo \u00e8 l\u2019ideologia delle imprese giganti.<\/p>\n<p>Dunque \u00e8 l\u2019ideologia conforme ad uno degli attori predominanti: allo Stato ed al mercato va aggiunto il sistema delle imprese giganti, che Crouch vede distinto e contrapposto ad entrambi.<\/p>\n<p>L\u2019autore sottolinea un punto che in genere si dimentica: c\u2019\u00e8 una tensione tra le posizioni liberali, anche radicali, che restringono il ruolo dello Stato alla protezione della concorrenza (ad esempio quelle \u201cordoliberali\u201d) e il liberalismo della Scuola di Chicago che \u00e8 progressivamente e quasi inavvertitamente slittata verso la tesi che i prezzi devono essere lasciati liberi nelle condizioni di fatto presenti. Questa tesi implica, e non \u00e8 un caso, anche l\u2019abbandono della lotta ai monopoli. Salvo che siano pubblici.<\/p>\n<p>Le multinazionali sono garanzia di un \u201cincremento globale di efficienza\u201d e comunque ripristinano la concorrenza tra di loro, anche se ognuna ha aree di monopolio (o monopsonio) che protegge gelosamente.<\/p>\n<p>In sostanza il neoliberismo ha come vettore centrale la classe dei capitalisti finanziari e centro le principali piazze, dalle quali si \u00e8 espanso in tutto il mondo (C. p. 131); per questo resiste.<\/p>\n<p>Da ultimo nel 2013 Colin Crouch termina la sua trilogia con \u201cQuanto capitalismo pu\u00f2 sopportare la societ\u00e0\u201d. Se nel primo aveva denunciato il degrado della democrazia e nel secondo indicato l\u2019attore centrale per il quale le ideologie di sostegno postdemocratiche lavorano, nel terzo prova ad individuare le linee essenziali di una nuova missione della socialdemocrazia.<\/p>\n<p>Mentre Rosanvallon, certamente pi\u00f9 legato ai temi ed alla pratica della cosiddetta \u201cterza via\u201d di cui invece Crouch \u00e8 aspro critico, enfatizzava la capacitazione e il riscatto individuale, il politologo inglese tenta di definire le linee guida di una \u201csocialdemocrazia assertiva\u201d.<\/p>\n<p>La strada per una socialdemocrazia forte \u00e8 in sostanza di \u201cmettersi al centro di una famiglia di campagne e movimenti\u201d (p.198), ponendo le giuste questioni (disuguaglianza e potere), e cercando di avere un approccio dinamico e offensivo. La socialdemocrazia, per Crouch, ha infatti senso solo se cambia le cose e fa la differenza, se \u00e8 amica dell\u2019innovazione e dell\u2019originalit\u00e0, se sostiene diritti e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna lasciare alla spalle la mossa della socialdemocrazia dell\u2019avvio del millennio, la cosiddetta \u201cterza via\u201d, che invece di contribuire a riconfigurare il capitalismo per renderlo idoneo alla societ\u00e0 ha lasciato che sia questa ad essere piegata e resa compatibile con l\u2019accumulazione capitalista, cio\u00e8 essere determinata dal \u201cpotere politico della ricchezza accumulata\u201d. Il \u201cpotere politico della ricchezza\u201d \u00e8 per\u00f2 storicamente il nemico di tutto il pensiero e la prassi democratica che si definisce progressista (da Jefferson in America a Voltaire e Rousseau, o ai rivoluzionari in Francia, fino ai giorni nostri). Dunque la socialdemocrazia che si piega a questo potere, ritenendolo invincibile, tradisce la propria stessa ragione di esistenza.<\/p>\n<p>Ma neppure \u00e8 sufficiente limitarsi alle battaglie di conservazione, o per stabilizzare il lavoro che c\u2019\u00e8. La soluzione dovrebbe essere forme energiche di flessicurezza (p 90).<\/p>\n<p>Tra il compromesso sociale del nord Europa e quello del sud Europa, dove il primo vede sindacati forti e trasferimenti dallo Stato, con un welfare mediamente forte, ma pi\u00f9 flessibilit\u00e0 ed il secondo forti protezioni per i lavoratori e basse per chi non \u00e8 incluso, Crouch propende per il primo. Si tratterebbe di fare leva sulla politica sociale per rafforzare la competitivit\u00e0, calibrando aiuti e stimoli.<\/p>\n<p>A questo quadro Giuseppe Berta, nel 2014, aggiunge un breve libretto \u201cOligarchie\u201d che mette a confronto in modo sistematico diversi assetti oligarchici: il parlamento inglese in due epoche (1761 e 1860), le democrazie autoritarie orientali e la Cina con una oligarchia non democratica, ed infine l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>Il confronto tra la globalizzazione \u201cinglese\u201d tra il 1870 ed il 1914 e quella \u201camericana\u201d, tra il 1990 ed oggi, mostra come in tutti i casi si sia trattato di un progetto di \u00e9lite per restringere il campo delle decisioni a favore di limitati circuiti finanziari. Questa volta, in particolare, si tratta di riportare le lancette della storia a prima del Compromesso di Bretton Woods, e produrre una \u201cdemocrazia oligarchica\u201d rivolta a rimuovere, insieme alla democrazia popolare, la storia e il carattere dei popoli. \u00c8 questa rimozione che non manca di provocare reazioni sempre pi\u00f9 forti e giustificate per Berta.<\/p>\n<p>Nel libro viene ricordata la posizione di Guido Carli, che rappresent\u00f2 l\u2019Italia al negoziato di Maastricht. Carli conduce la trattativa nella convinzione, maturata da lungo tempo, che l\u2019Italia non potr\u00e0 \u201criformarsi\u201d da se stessa, secondo le auspicate linee liberali, senza essere costretta a ci\u00f2 da vincoli istituzionali indisponibili alle pressioni sociali. Per questa ragione \u00e8 per lui assolutamente necessario creare \u201cun vincolo giuridico internazionale\u201d per ripristinare una \u201csana finanza pubblica\u201d. Secondo la sua visione, ancora oggi fortemente condivisa, lo stato dei conti e la stessa nazione ha bisogno di assoggettarsi ad un\u2019autorit\u00e0 sovranazionale, \u201cper sottoporre a disciplina i comportamenti di partiti e societ\u00e0\u201d (come scrive Berti). La societ\u00e0 italiana gli appare, infatti, in quegli anni \u201cframmentata, lacerata, disorganica\u201d, con una vita politica bloccata e indifferente.<\/p>\n<p>Partendo da questa analisi, tutt\u2019altro che priva di fondamento, Carli vede nel Trattato di Maastricht lo strumento per dare il necessario \u201cscossone violento\u201d che altrimenti solo un regime autoritario, come quello fascista, potrebbe dare (risposta dello stesso a chi lo invitava a maggiore azione nel suo ruolo di Ministro, p.100). Lucidamente Carli vede quindi che la &lt;posta in gioco&gt; del Trattato \u00e8 &lt;la riforma del potere&gt;; cio\u00e8 \u201cla drastica riduzione del potere dei governi nazionali\u201d alla quale, in una delle pi\u00f9 incredibili e illuminanti affermazioni riportate nell\u2019utile libro di Berta, Carli fa corrispondere nella sua valutazione \u201cun accrescimento del potere decisionale dei singoli cittadini\u201d.<\/p>\n<p>Qui c\u2019\u00e8 il nodo ideologico, ed operativo, della costruzione della nuova Europa. Carli intende esattamente che l\u2019indebolimento del potere dei Governi Nazionali (e dunque dei Partiti e dei Parlamenti democratici, ma anche delle organizzazioni sociali che influenzano la sfera pubblica nazionale) sia bilanciato da un maggiore &lt;potere&gt; dei &lt;singoli&gt; cittadini abilitati a &lt;decidere&gt;. Cosa? Cosa possono &lt;decidere&gt; i \u201csingoli\u201d che restano tali, cio\u00e8 che non si organizzano o associano, che non partecipano a processi politici?<\/p>\n<p>Lo dice lui stesso, con impareggiabile chiarezza di pensiero e franchezza, il potere residuale \u00e8 nel diritto di investire i propri soldi nel debito pubblico o altrove. In altre parole la democrazia che resta \u00e8 quella \u201cdei mercati\u201d e l&#8217;azionabilit\u00e0 \u00e8 per censo. Con le sue parole: la \u201csintesi politica\u201d \u00e8 data dal \u201cpermanere del debito pubblico nei portafogli delle famiglie italiane, per una libera scelta, senza costrizioni, [cosa che] rappresenta la garanzia per la continuazione della democrazia\u201d (p. 100, da G.Carli, Cinquant\u2019anni di vita italiana, Laterza 1993, p. 386-7).<\/p>\n<p>Questo i-n-c-r-e-d-i-b-i-l-e rovesciamento di due secoli di pensiero politico democratico, di ogni prassi democratica, di ogni lotta condotta in Europa dalla rivoluzione francese ad oggi, questo vero e proprio pensiero eversivo, \u00e8 la ragione che il Ministro della Repubblica (che ha giurato sulla Costituzione Italiana), perfettamente cosciente di attuare una \u201crivoluzione del potere\u201d, promuove nel negoziato. Cerca, insomma, l\u2019implementazione di una \u201cfederazione europea basata sul principio dello &lt;Stato minimo&gt;, tenuta unita da una politica monetaria, da una politica estera e da una Difesa unitaria\u201d. Questa Federazione \u00e8 l\u2019unica, a suo parere, che pu\u00f2 resistere agli \u201curti che provengono da un mondo esterno che cade in frantumi\u201d. Il mondo che cade in frantumi \u00e8, nel 1991, quello di Yalta.<\/p>\n<p>Ridurre la partecipazione al fine di consolidare il potere di \u00e9lite ed oligarchie convinte di poter guidare la navicella europea nei mari tempestosi del futuro in modo pi\u00f9 consapevole e saggio rispetto ai cittadini stessi. L\u2019unico punto in cui, secondo la visione dell\u2019ex banchiere Carli, la voce degli uomini e le donne, che subiscono le conseguenze delle scelte fatte dagli esperti, pu\u00f2 esprimersi \u00e8 nelle individuali scelte di investimento. L\u2019unica democrazia che pu\u00f2 restare attiva \u00e8 quella \u201cdei mercati\u201d. Detto in modo diverso, l\u2019attuale condizione in cui il \u201cpotere\u201d cui rispondono le azioni della BCE e della Commissione \u00e8 determinato dai \u201cmercati\u201d, e dal sistema finanziario attraverso il quale si esprime, \u00e8 assolutamente compresa, prevista, intenzionale. Si tratta di un rovesciamento della base stessa del potere democratico che si stenta a comprendere nella sua portata ancora oggi.<\/p>\n<p>Da ultimo Nadia Urbinati, nel 2013, pubblica \u201cDemocrazia in diretta\u201d nel quale vede agire fondamentalmente un meccanismo di disintermediazione agito da individui reciprocamente connessi attraverso l\u2019ambiente tecnologico contemporaneo. Sono in corso processi poderosi di deprofessionalizzazione rivolti al mondo dell\u2019informazione, ma anche alla stessa cultura \u2018alta\u2019. Tutti i vecchi ordini che proteggevano i discorsi stanno venendo meno.<\/p>\n<p>Ma si deprofessionalizza anche la politica, anche internet e i social, o la blogosfera, afferma il politologo italiano trapiantato in USA, fanno ormai accedere la parola \u201cnuda\u201d, alla quale occorre rispondere, e ne fanno \u201cstrumento politico vero e proprio\u201d (p. 186). In questa dinamica della parola tutti hanno la possibilit\u00e0 di essere indagatore e controllore. Una moltitudine di controllori intransigenti, difficili da mandare sulla ghigliottina (come accade a Desmoulins). Quel che accade \u00e8 quindi che si accorciano le distanze e si crea direttezza.<\/p>\n<p>Ci sono rischi, ma la democrazia, in effetti (e qui viene ampiamente citato Rosanvallon) non \u00e8 sempre stata risiedente nella sfiducia e nella insoddisfazione? Cio\u00e8 nella costante, opportuna e necessaria, insoddisfazione per promesse non mantenute (ed a ben vedere non mantenibili) e nella costante incompletezza.<\/p>\n<p>Questa insoddisfazione, insieme ad un certo grado di fiducia, sono entrambe (nella loro reciproca opposizione non escludente) componente costitutiva della legittimit\u00e0, perch\u00e9 \u201ccontribuisce a tenere sveglia la nostra capacit\u00e0 di sorveglianza, che costringe le istituzioni a sottostare all\u2019ispezione ed al controllo, e infine innesca mutamenti istituzionali e funzionali\u201d (p.31).<\/p>\n<p>Ma il problema urgente \u00e8 come difendere l\u2019uguaglianza dei cittadini dalla espansione del potere. Sia esso di natura economica, o sia l\u2019affermazione di una voce che si fa mandato attraverso la \u201cdirettezza\u201d. Forzando il passo.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/9864-alessandro-visalli-riletture-la-crisi-politica-crouch-rosanvallon-urbinati.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/9864-alessandro-visalli-riletture-la-crisi-politica-crouch-rosanvallon-urbinati.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Alessandro Visalli) &nbsp; \u201cLa societ\u00e0 dell\u2019uguaglianza\u201d \u00e8 un testo del 2011 e corona magnificamente la trilogia sulla democrazia del politologo francese, che ora cerca pi\u00f9 esplicitamente uno \u201cspazio politico social-democratico\u201d che lasci ferma la centralit\u00e0 dell\u2019individualismo, e quindi il superamento della soluzione collettivista, tuttavia senza cadere nella disgregazione liberale. La dimensione \u201cassicurativa\u201d va quindi salvaguardata (o meglio recuperata) ma sotto forma di una capacitazione. 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