{"id":31127,"date":"2017-05-25T12:22:22","date_gmt":"2017-05-25T10:22:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31127"},"modified":"2017-05-25T12:22:22","modified_gmt":"2017-05-25T10:22:22","slug":"nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31127","title":{"rendered":"Nuova via della seta: il mondo visto da Oriente che conviene all\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><em>Il 14 e 15 maggio si \u00e8 svolto a Pechino il summit internazionale per promuovere la \u201cnuova via della seta\u201d, alias \u201cone belt, one road\u201d: l\u2019ambizioso progetto infrastrutturale con cui la Cina intende avvolgere per terra e per mare il continente euroasiatico. Bench\u00e9 lo scopo ufficiale del piano sia di natura prettamente economica, \u00e8 innegabile che l\u2019iniziativa abbia anche un\u2019evidente valenza geopolitica: \u201cla nuova via della seta\u201d \u00e8 il concorrente cinese degli statunitensi TTP\/TTIP. Ne deriva l\u2019ostilit\u00e0 di tutte quelle istituzioni, in primis la UE, portatrici di una visione \u201catlantica\u201d del mondo. Per l\u2019Italia, terminale immaginario della \u201cnuova via della seta marittima\u201d, il piano cinese \u00e8 un\u2019imperdibile occasione per uscire dalla perifericit\u00e0 della UE\/NATO e ritrovare, nel Mediterraneo, una propria centralit\u00e0 geopolitica.<\/em><\/p>\n<h2><strong>Ritorno al 1492: l\u2019Eurasia \u00e8 il centro del mondo<\/strong><\/h2>\n<p>L\u2019evento ha avuto poca eco in Occidente, eppure il <strong>summit che si \u00e8 svolto a Pechino tra il 14 ed il 15<\/strong> maggio andrebbe ascritto a quella lunga serie di episodi utili a dimostrare come\u00a0<strong>la mappa del potere economico e politico globale<\/strong> sia in rapido cambiamento: la lunga parentesi che, apertasi nel 1492, spost\u00f2 il baricentro del mondo <strong>sull\u2019Atlantico<\/strong>, sta per chiudersi. L\u2019assetto internazionale \u201critorna\u201d al passato: quando<strong> l\u2019Impero Celeste<\/strong>era la prima economia globale, il continente euroasiatico era il cuore dell\u2019umanit\u00e0 ed il Mar Mediterraneo era pi\u00f9 vitale e determinante dell\u2019Atlantico.<strong> Per l\u2019Italia,<\/strong> questa \u201crivoluzione geopolitica\u201d \u00e8 ovviamente un bene, perch\u00e9 consente di riacquistare una centralit\u00e0 persa alla fine del Quattrocento, quando prima la Spagna, poi la Francia ed infine la Gran Bretagna ci sottrassero il primato economico europeo. Non \u00e8 quindi un caso se tra i pochi premier europei presenti a Pechino ci fosse <strong>Paolo Gentiloni<\/strong>: per Roma, i piani cinesi valgono pi\u00f9 che qualche miliardo di investimenti. Sono il potenziale rilancio dell\u2019Italia come <strong>centro del Mediterraneo e ponte tra Europa ed Asia<\/strong>: come ai tempi d\u2019oro della Serenissima.<\/p>\n<p>Il summit del 14 e 15 maggio \u00e8 stato l\u2019occasione della Repubblica Popolare Cinese per riunire tutti i Paesi toccati dalla <strong>\u201cnuova via della seta\u201d<\/strong> (nota anche come <em>\u201cOne Belt, One Road\u201d)<\/em> che Pechino sta progettando e, ovunque incontri favori, costruendo: si tratta di un ambizioso piano di infrastrutture ferroviarie, stradali e marittime con cui integrare<strong> l\u2019enorme massa euroasiatica<\/strong>. Da est ad ovest, dalla Cina alla Europa, dal coste del Mar Cinese a quelle del Mar Mediterraneo<strong>, tagliando fuori<\/strong> (che vendetta, per le repubbliche marinare italiane e l\u2019Italia intera!) <strong>l\u2019Oceano Atlantico<\/strong>. I cinesi sono molto solerti nel sottolineare come il progetto, definito da alcuni come un \u201cpiano Marshall asiatico\u201d (Pechino si \u00e8 impegnata a spendere 150 $mld all\u2019anno nei 68 Paesi che hanno finora firmato il protocollo d\u2019intesa<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>) abbia <strong>finalit\u00e0 solo economiche<\/strong>: nuove infrastrutture per abbattere i tempi ed il costo dei trasporti, cos\u00ec da aprire un numero crescente di mercati all\u2019industria cinese. Eppure, <strong>la finalit\u00e0 geopolitica<\/strong> della \u201cnuova via della seta\u201d \u00e8 evidente: creare un mondo che, dopo la lunga eclissi iniziata nell\u2019Ottocento, <strong>torni a ruotare attorno all\u2019Impero Celeste<\/strong>, scalzando i \u201cparvenu\u201d americani.<\/p>\n<p>L\u2019enorme portata geopolitica della \u201cnuova via della seta\u201d si pu\u00f2 cogliere, infatti, molto facilmente se la si confronta con gli analoghi progetti (anch\u2019essi, ovviamente, solo \u201ccommerciali\u201d) degli Stati Uniti: <strong>il TTP ed il TTIP<\/strong>, momentaneamente sospesi dall\u2019amministrazione Trump, con cui Washington avrebbe voluto\u00a0\u201cinglobare\u201d l\u2019Estremo Oriente, esclusa la Cina, e l\u2019Europa, esclusa la Russia. Se gli accordi commerciali promossi dagli USA andassero in porto, l\u2019attuale assetto mondiale sarebbe perpetuato: <strong>un mondo ruotante agli Stati Uniti<\/strong>, attorno a cui gravitano l\u2019Europa e l\u2019Asia,<strong> separate da un enorme vuoto economico e politico<\/strong>. \u00c8 l\u2019artificiosa architettura geopolitica uscita dalle due guerre mondiali precedenti, per cui il fulcro del mondo \u00e8 passato dal continente euroasiatico, dove ha risieduto per millenni,<strong> \u201call\u2019isola\u201d americana<\/strong>, erede diretta di un\u2019altra isola a sua volta, la Gran Bretagna. La \u201cnuova via della seta\u201d \u00e8 la base dell<em>a \u201cpax sinica\u201d<\/em> sognata a Pechino: l\u2019ordine mondiale edificato da una grande potenza continentale, dopo la plurisecolare predominanza delle potenze marittime (<em>\u201cpax britannica\u201d e \u201cpax americana\u201d<\/em>).<\/p>\n<p>Nonostante, infatti, la \u201cnuova via della seta\u201d contempli una via marittima che, partendo dal Mar Meridionale Cinese arriva sino a quello Mediterraneo, toccando l\u2019India ed il Corno d\u2019Africa, la visione di Pechino \u00e8 quella<strong>di una potenza terrestre. <\/strong>I disegni geopolitici di Pechino si inquadrano nello storico scontro tra terra e mare: per l\u2019establishment atlantico, l\u2019integrazione infrastrutturale, economica e politica del continente euroasiatico <strong>\u00e8 il peggior incubo possibile<\/strong>. La \u201cnuova via della seta\u201d, con le sue ferrovie che si irradiano verso l\u2019Asia Centrale, la Russia, l\u2019Europa ed aggirano lo stretto di Malacca, rende impossibile per le potenze marittime \u201cstrangolare\u201d gli avversari <strong>con la classica strategia dell\u2019anaconda<\/strong>, di cui furono gi\u00e0 vittima la Germania guglielmina, l\u2019Italia fascista ed il Giappone imperiale. Non solo. \u201cLa nuova via della seta\u201d rende inevitabilmente marginali tutti i Paesi situati alla periferia del continente euroasiatico: <strong>per gli Stati Uniti<\/strong>significa essere tagliati fuori <em>de facto<\/em> <strong>dal flusso economico Est-Ovest\/Ovest-Est.<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/terra-contro-mare-una-nuova-guerra-mondiale-potrebbe-essere-inevitabile\/\">I venti di guerra che soffiamo ormai da parecchi anni, sono generati proprio dallo scenario di un\u2019integrazione euroasiatica, considerata come una minaccia esiziale per l\u2019establishment atlantico<\/a><\/strong>: incuneandosi nell\u2019Afghanistan, <strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/dalla-siria-al-kazakistan-la-destabilizzazione-si-sposta-verso-balcani-euroasiatici\/\">alimentando l\u2019estremismo islamico nell\u2019Asia Centrale<\/a><\/strong>, fomentando i separatismi di Tibet e Xinjiang, sognando la destabilizzazione e\/o la balcanizzazione della Russia, l\u2019oligarchia angloamericana tenta in ogni modo <strong>di impedire la saldatura dell\u2019Eurasia<\/strong>, conscia che <strong>un asse tra Mosca e Pechino<\/strong> \u00e8 capace di insidiare l\u2019attuale ordine mondiale ed <strong>un eventuale asse tra Mosca, Pechino e qualche capitale europea<\/strong> lo ribalterebbe.<\/p>\n<p>In questo quadro <strong>l\u2019Unione Europea<\/strong> non \u00e8 nient\u2019altro che un residuato del declinante mondo incentrato sull\u2019Atlantico: la UE, proprio come la NATO, \u00e8 la semplice<strong> \u201ctesta di ponte\u201d angloamericana sul continente euroasiatico.<\/strong> Bruxelles \u00e8 incapace di esprimere una politica autonoma dagli Stati Uniti, perch\u00e9 \u00e8 contro la sua pi\u00f9 intima natura: l\u2019esempio della \u201cnuova via della seta\u201d \u00e8 calzante. Al vertice del 14-15 maggio,<strong>Bruxelles si \u00e8 rifiutata di siglare il documento finale<\/strong>\u00a0stilato delle autorit\u00e0 cinesi, adducendo come pretesto l\u2019assenza di \u201ctrasparenza, sostenibilit\u00e0 e reciprocit\u00e0<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>\u201d. Un\u2019analoga azione frenante \u00e8 esercita da Bruxelles l\u00e0 dove Pechino sta tentando di costruire la prima tratta europea della \u201cvia della seta\u201d: l\u2019Unione Europea ha, infatti, recentemente bloccato con un cavillo legale<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a> <strong>i lavori delle ferrovia ad alta velocit\u00e0 tra Belgrado e Budapest<\/strong>, parte integrante della tratta con cui i cinesi vorrebbero unire <strong>il porto del Pireo<\/strong> (acquistato dalla China Cosco nella primavera del 2016<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>) <strong>all\u2019Europa Centrale<\/strong>. Come l\u2019Unione Europea \u00e8 stata determinante nell\u2019imporre le sanzioni economiche contro la Russia nel 2014, cos\u00ec oggi tenta in ogni modo di impedire che la \u201cvia della seta\u201d penetri in Europa: nel solo interesse dell\u2019establishment atlantico.<\/p>\n<p><strong>La crisi irreversibile<\/strong> in cui \u00e8 entrata l\u2019Unione Europea in questi ultimi anni ha per\u00f2 riaperto qualche spazio di manovra per i singoli Paesi: capita cos\u00ec che persino un Paese succube dei poteri atlantici, come l\u2019Italia, \u201cosi\u201d dimostrare il proprio interessamento per la \u201cnuova via della seta\u201d.<strong> Paolo Gentiloni<\/strong> \u00e8 stato tra i pochi premier europei (insieme a Mariano Rajoy, Viktor Orban, Alexis Tsipras e Beata Szydlo<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>) ad aver presenziato al summit di Pechino, rompendo l\u2019abituale appiattimento alla linea americana. \u00c8 una mossa, quella di Gentiloni, dettata senza dubbio dalla<strong> disperata penuria di capitali<\/strong> che attanaglia l\u2019Italia. Ma anche dalla consapevolezza che \u201cla nuova via della seta\u201d cinese \u00e8 <strong>un\u2019opportunit\u00e0 troppo allettante<\/strong> per il nostro Paese per essere\u00a0gettata alle ortiche.<\/p>\n<div class=\"banner-wrapper\">\n<div id=\"content_middle_banner\"><\/div>\n<\/div>\n<h2>Dalla periferia al centro: l\u2019imperdibile occasione offerta dalla \u201cvia della seta\u201d<\/h2>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/alle-radici-dellinfamante-seconda-repubblica-il-biennio1992-1993-parte-i\/\">Dal fatidico biennio 1992-1993, spartiacque tra la Prima e la Seconda Repubblica<\/a><\/strong>, l\u2019Italia sta vivendo un lungo ed apparentemente inarrestabile <strong>declino economico, sociale e demografico:<\/strong> l\u2019apice di questa decadenza coincide con gli anni che intercorrono tra il\u00a02011 ed oggi, quando<strong> la combinazione di eurocrisi e destabilizzazione del Medio Oriente<\/strong> ha precipitato l\u2019Italia in uno dei periodi pi\u00f9 bui della sua storia. Depressione economica, disoccupazione record, crollo delle nascite, flussi migratori indiscriminati e perdita di mercati di sbocco sono i tristi fenomeni che\u00a0stanno scandendo la rapida involuzione dell\u2019Italia. Sono argomenti spesso al centro dei nostri articoli. Il quesito che ci preme ora \u00e8 per\u00f2 il seguente: \u00e8 possibile dare una spiegazione <strong>geopolitica\/cartografica del declino italiano?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 possibile. L\u2019Italia sta pagando a carissimo prezzo<strong> la sua duplice perifericit\u00e0<\/strong>: il nostro Paese si colloca oggi sia <strong>ai margini del sistema\u00a0\u00a0\u201cNATO\u201d che del sotto-sistema atlantico \u201cUE-euro\u201d<\/strong>. La prima perifericit\u00e0 espone direttamente il nostro Paese alle aree destabilizzate dagli angloamericani e francesi: Magreb, Levante, Corno d\u2019Africa ed Africa Sub-Sahariana. Il nostro Paese \u00e8 investito direttamente dai flussi migratori generati dai cambi di regime, dal terrorismo e dall\u2019austerit\u00e0 del FMI: Francia, Germania e Regno Unito (per non parlare degli Stati Uniti) hanno subito danni nettamente inferiori dall\u2019incendio che ha devastato il lato sud del Mediterraneo in questi ultimi sei anni. La seconda perifericit\u00e0, quella relativa alla UE\/euro, ha invece prodotto (in virt\u00f9 del\u00a0cambio fisso della moneta unica) <strong>la desertificazione economia del Paese a beneficio dell\u2019area marco<\/strong>: come se non bastasse, l\u2019Italia\u00a0\u00e8 stato poi sottoposto ad un pesantissima cura di austerit\u00e0\/svalutazione interna dal 2011 in avanti, cos\u00ec da raddrizzare la nostra bilancia commerciale e tenerci ancorati all\u2019eurozona. Il risultato finale \u00e8 stato <strong>un\u2019ulteriore marginalizzazione rispetto al nocciolo tedesco,<\/strong> a causa dell\u2019esplosione delle sofferenze bancarie, del debito pubblico e della disoccupazione.<\/p>\n<p>\u00c8 facile intuire\u00a0come <strong>la prosperit\u00e0 ed il benessere<\/strong> di un Paese siano\u00a0dati <strong>dalla sua centralit\u00e0 rispetto ad un sistema geopolitico-economico<\/strong>: chi vive ai margini, \u00e8 inesorabilmente destinato a vivere tra stenti e precariet\u00e0, a meno che (ma non \u00e8 il caso n\u00e9 della NATO n\u00e9 della UE) il centro non ridistribuisca ricchezza e\/o sicurezza alla periferia. Per l\u2019Italia si pone quindi<strong> la necessit\u00e0 di riacquistare una propria\u00a0centralit\u00e0 geopolitica<\/strong>, cos\u00ec da arrestare il pluridecennale processo di decadenza. Se l\u2019Italia non pu\u00f2 prosperare come periferia del decadente impero angloamericano, n\u00e9 come appendice meridionale dell\u2019Europa a trazione tedesca, il nostro Paese ha un avvenire soltanto riscoprendo<strong> la sua centralit\u00e0 nel Mediterraneo<\/strong>, creando attorno a s\u00e9 <strong>un proprio sistema geopolitico che abbracci il Nord Africa, il Mar Rosso, il Levante ed i Balcani.<\/strong> Rientra quindi in campo la sullodata \u201cnuova via della seta\u201d cinese.<\/p>\n<p><strong>La \u201cvia della seta marittima\u201d,<\/strong> la tratta che parte dal Mar Meridionale cinese per arrivare al Mediterraneo, dopo aver toccato India e Corno d\u2019Africa, \u00e8 un\u2019occasione imperdibile per l\u2019Italia che, <strong>dopo la Russia<\/strong>, trova\u00a0nella <strong>Cina un potenziale alleato di primo piano<\/strong> per la stabilizzazione\/sviluppo di tutto il quadrante mediterraneo. Il Mar Mediterraneo, tornando ad essere il luogo di transito dei flussi economici tra Europa ed Asia, ritroverebbe una sua unit\u00e0 dopo anni di guerre e destabilizzazioni e, soprattutto, riacquisterebbe quella centralit\u00e0 persa 600 anni fa, quando il baricentro del mondo si spost\u00f2 sull\u2019Oceano Atlantico. L\u2019Italia, sciolti i legacci della UE\/NATO che le relegano ai margini del sistema euro-atlantico, potrebbe cos\u00ec ad essere<strong> il fulcro di un sistema geopolitico<\/strong> che abbraccia tutto il Mediterraneo, collocandosi <strong>al centro del flussi economici che transitano dall\u2019Europa del Nord all\u2019Asia, passando per Suez.<\/strong><\/p>\n<p>Si discute su quali possano essere i porti italiani idonei a fungere da terminale per la \u201cvia della seta marittima\u201d: spesso si cita<strong> il sistema portuale di Trieste<\/strong>, sia per la sua relativa modernit\u00e0 che per la vicinanza con la Venezia \u201cdi Marco Polo\u201d. Come dimostra il caso del porto Pireo in Grecia, \u00e8 per\u00f2 interesse dei cinesi <strong>\u201csbarcare\u201d a terra il primo possibile,<\/strong> cos\u00ec da ridurre di un giorno la navigazione ed abbattere i costi assicurativi. Servono poi <strong>porti con acque profonde<\/strong>, cosi da permettere alle super-navi portacontainers di attraccare senza difficolt\u00e0. L\u2019Italia, sviluppandosi in senso longitudinale da Nord a Sud, offre ottimi porti per intercettare, come nel caso del Pireo greco, le navi in uscita dal canale di Suez: sono <strong>il porto siciliano di Augusta e quello pugliese di Taranto. La Sicilia<\/strong>, se unita al continente col famoso \u201cponte\u201d e relativa ferrovia ad alta velocit\u00e0\/capacit\u00e0, sarebbe in particolare un <strong>ottimo nodo logistico<\/strong> per \u201cla nuova via della seta\u201d, collocandosi esattamente nel cuore del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Nel caso della Sicilia, come per altro nel resto dell\u2019Italia, resta per\u00f2 il dubbio sulla possibilit\u00e0 di sfruttare l\u2019imperdibile occasione offerta da Pechino, ferma restando<strong> la massiccia presenza militare angloamericana e l\u2019indiscussa predominanza tedesca dentro l\u2019Unione Europea<\/strong>. Washington non lascer\u00e0 mai che gli investitori cinesi sbarchino vicino alle sue basi siciliane, n\u00e9 Berlino consentir\u00e0 mai che l\u2019Italia sottragga traffico commericiale ai porti del Nord Europa. Se le prospettive per l\u2019Italia sono pi\u00f9 rosee di quanto si possa credere, la loro realizzazione sar\u00e0 tutt\u2019altro che semplice:<strong> i nostri potenziali alleati, ormai \u00e8 chiaro, sono solo ad Oriente.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia-periferia.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2347\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia-periferia.png\" sizes=\"(max-width: 2000px) 100vw, 2000px\" srcset=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia-periferia.png 2000w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia-periferia-320x172.png 320w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia-periferia-768x413.png 768w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/italia-periferia-720x387.png 720w\" alt=\"\" width=\"2000\" height=\"1075\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/belt-and-road-900.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2348\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/belt-and-road-900.jpg\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" srcset=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/belt-and-road-900.jpg 900w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/belt-and-road-900-320x213.jpg 320w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/belt-and-road-900-768x512.jpg 768w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/belt-and-road-900-720x480.jpg 720w\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"600\" \/><\/a><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>http:\/\/www.economist.com\/blogs\/economist-explains\/2017\/05\/economist-explains-11<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2017\/may\/15\/eu-china-summit-bejing-xi-jinping-belt-and-road<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>https:\/\/www.ft.com\/content\/003bad14-f52f-11e6-95ee-f14e55513608<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a>http:\/\/it.reuters.com\/article\/topNews\/idITKCN0X511Q<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a>http:\/\/www.news4europe.eu\/6375_european-union\/4534881_rajoy-arrives-in-beijing-to-attend-one-belt-one-road-forum.html<\/p>\n<\/div>\n<p class=\"sdfootnote\"><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Il 14 e 15 maggio si \u00e8 svolto a Pechino il summit internazionale per promuovere la \u201cnuova via della seta\u201d, alias \u201cone belt, one road\u201d: l\u2019ambizioso progetto infrastrutturale con cui la Cina intende avvolgere per terra e per mare il continente euroasiatico. Bench\u00e9 lo scopo ufficiale del piano sia di natura prettamente economica, \u00e8 innegabile che l\u2019iniziativa abbia anche un\u2019evidente valenza geopolitica: \u201cla nuova via della seta\u201d \u00e8 il concorrente cinese degli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17732,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/federico-dezzani.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-863","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31127"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31127"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31127\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31128,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31127\/revisions\/31128"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31127"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31127"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31127"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}