{"id":31140,"date":"2017-05-26T08:15:58","date_gmt":"2017-05-26T06:15:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31140"},"modified":"2017-05-26T08:40:26","modified_gmt":"2017-05-26T06:40:26","slug":"lultima-lezione-di-federico-caffe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31140","title":{"rendered":"L&#8217;ultima lezione di Federico Caff\u00e8"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-31141 size-large\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Caff\u00e8-citazione-3-1024x420.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Caff\u00e8-citazione-3-1024x420.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Caff\u00e8-citazione-3-300x123.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Caff\u00e8-citazione-3-768x315.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Caff\u00e8-citazione-3.jpg 1216w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andando all\u2019universit\u00e0, quel giorno di fine primavera (giugno \u201984), Federico Caff\u00e8 sapeva che difficilmente avrebbe evitato di cadere nella trappola di una qualche cerimonia organizzata, vermouth e pasticcini, dai suoi allievi e dai suoi assistenti per \u00abfesteggiare\u00bb, dopo trent\u2019anni di cattedra, il suo passaggio nel novero dei \u00abfuori ruolo\u00bb. Come scriver\u00e0 qualche anno dopo, era in procinto di essere collocato \u00abin una specie di limbo\u00bb. Che se non era quello del pensionamento tuttavia comportava \u00abl\u2019abbandono dell\u2019insegnamento attivo e quindi del contatto diretto nei confronti degli studenti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro che, quindi. E tuttavia, in qualche modo, bisognava stare al gioco e a quel tanto di solenne ufficialit\u00e0 che il gioco prevedeva. Sapeva benissimo che alla lezione, nonostante la sua capillare opera di dissuasione, sarebbero stati presenti, oltre agli allievi, parecchi colleghi comprese alcune autorit\u00e0 accademiche (che potesse intervenire lo\u00a0stesso rettore Ruberti forse non l\u2019aveva previsto), cos\u00ec come sapeva benissimo che dopo la lezione ci sarebbe stato un dibattito. Su che? Prevalentemente sul tema da lui prescelto, salvo eventuali incursioni nella sua attivit\u00e0 di docente da parte di un qualche incallito encomiatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la prima volta nella sua vita aveva deciso di non parlare a braccio ma di leggere. Quanto al soggetto della lezione, non aveva avuto un solo dubbio: l\u2019avrebbe dedicata a una vecchia conoscenza, vero e proprio punto d\u2019intersezione tra le sue contrastanti passioni di ricercatore e di ideologo, di uomo di laboratorio e di uomo di parte. Insomma a Francesco Ferrara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ferrara, per Caff\u00e8, non \u00e8 soltanto un esimio economista del passato. \u00c8 un simbolo. \u00c8 una \u00abradice\u00bb. Il \u00abretoricume neoliberista\u00bb dei giorni nostri \u00e8, a suo giudizio, un tardo frutto che in qualche modo deriva dalla sua foga di apostolo della libera iniziativa che ha in odio qualunque limite possa essere frapposto al singolo nel dispiegarsi della sua attivit\u00e0 economica. I precetti del laissez-faire per lui sono articoli di un catechismo: non si discutono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Economista, parlamentare (anche ministro), professore d\u2019universit\u00e0, polemista, studioso, Francesco Ferrara \u00e8 sicuramente una delle intelligenze pi\u00f9 spregiudicate della seconda met\u00e0 dell\u2019800 italiano, legato a quella scuola \u00abmanchesteriana\u00bb alla quale Guido De Ruggiero, nella sua celeberrima Storia del liberalismo europeo, riconosce \u00ab\u2026 la percezione della capacit\u00e0 espansiva della societ\u00e0 industriale moderna, la fiducia nell\u2019iniziativa, nell\u2019ardimento individuale, che spezza le invecchiate consuetudini, per lanciarsi in una via nuova, piena di rischi e di speranze\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tutto questo, si chiede Caff\u00e8, allorch\u00e9 viene riproposto oggi, in una societ\u00e0 cos\u00ec diversa da quella ottocentesca non deve essere considerato incongruo e datato? Che senso ha contrabbandare come fresche di giornata ricette impolverate dal tempo senza avere neppure la cura, in molti casi, di citare le fonti alle quali si attinge? Ferrara insomma diventa uno strumento, quasi un pretesto, per parlare ai suoi avversari di oggi, ricordando loro i limiti di una concezione che ha principalmente un obiettivo nel proprio mirino: lo spirito pubblico, lo Stato, quel precetto etico-politico che dovrebbe spingere ciascuno a riconoscersi, oltre che individuo, collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Generalmente il professore di via del Castro Laurenziano, soprattutto quando \u00e8 in cattedra, evita i toni forti, i giudizi taglienti. Il suo metodo di lavoro \u00e8 descritto da Carlo Ruini nei termini di una \u00abfeconda tolleranza intellettuale\u00bb che si esprimeva soprattutto nello scrupolo della documentazione e dell\u2019ambientazione storica di ciascun autore. Un passo dello stesso Caff\u00e8 ci aiuta a capire meglio: \u00abSono stato abituato nell\u2019ambito di una concezione della scienza economica come un\u2019opera costante e successiva, per cui l\u2019edificio della scienza stessa risulta come una serie di piani che si aggiungono a quelli precedenti in modo da costruire un tutto solido ed armonico\u2026 E se con il tempo si \u00e8 in me attenuata la fiducia nella solidit\u00e0 e nell\u2019armonicit\u00e0 dell\u2019insieme, continuo a essere convinto che il carattere costante, continuo e successivo della scienza economica si affermi attraverso il riconoscimento del contributo valido dei diversi apporti\u2026\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei suoi giudizi dunque non c\u2019\u00e8 mai violenza, soprattutto verbale.<br \/>\nA volte affiora la sua stessa inclinazione a una certa ambiguit\u00e0 intellettuale, verso quell\u2019inestricabile intreccio di contrari (o soltanto di diversi) che \u00e8 la storia (fatta, come dice lui stesso, da tanti padri che sono a loro volta figli e da tanti figli che sono a loro volta padri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultima lezione invece mette con pi\u00f9 impazienza le carte in tavola. Sempre con garbo, per carit\u00e0. Ma con fermezza. cos\u00ec, dopo aver segnalato gli elementi di originalit\u00e0, elenca le influenze negative dell\u2019eredit\u00e0 intellettuale ferrariana, tra le quali emerge quella carenza di spirito pubblico che tanto si lamenta oggi in Italia. Se non si \u00e8 formata una coscienza dello Stato, dice in sostanza Caff\u00e8, ci\u00f2 avr\u00e0 pure i suoi responsabili. Fra i quali, oltre a Francesco Ferrara, non si possono non elencare tutti i grandi liberisti che discendono dalla sua pianta: Pareto, Pantaleoni, Einaudi. Fino ad arrivare agli attuali \u00abnipotini\u00bb di Reagan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza rinunciare al tono misurato, ecco che adesso il professore si fa sferzante, mostrando involontariamente quanto profonde siano le sue ferite di riformista isolato, escluso, vittima di quel \u00abpreoccupante arretramento culturale\u00bb in atto in Italia, e in genere nel mondo, dopo il decennio delle speranze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOgni restaurazione &#8211; scrive Caff\u00e8 nella sua lezione-saggio &#8211; reca in s\u00e9 i germi dell\u2019oltranzismo intollerante\u00bb. Basti dire che nella recente contrapposizione \u00abdel mercato allo Stato, si giunge a negare anche le conseguenze sociali delle disparit\u00e0 dei punti di partenza individuali, attribuendole unicamente a fattori biologici, genetici, e di originaria dotazione intellettuale\u00bb. Il che, commenta, significa una cosa sola, e cio\u00e8 che si \u00e8 scivolati in pieno verso concezioni \u00abintrinsecamente Razziste\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro che traccia dell\u2019Italia che lo circonda \u00e8 di un pessimismo quasi assoluto. \u00c8 un\u2019Italia attraversata da \u00abchiari e insinuanti inviti ad arricchirsi\u00bb, ad anteporre il proprio tornaconto a qualsiasi valore o ideale. \u00c8 un\u2019Italia affascinata, come tanta altra parte del mondo industrializzato, da \u00abistanze deregolamentatrici\u00bb, bench\u00e9 il nostro paese sia sprovvisto di \u00abvalidi argini nei confronti delle forme pi\u00f9 vistose di fallimenti del mercato\u00bb (che \u00e8 soltanto un bell\u2019eufemismo per dire che in Italia non c\u2019\u00e8 lo Stato, per cui se scoppia il mercato nulla potr\u00e0 salvarci dal baratro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi un testamento, vien voglia di dire ricordandosi che tre anni dopo quest\u2019ultima lezione Caff\u00e8 scomparir\u00e0 come vanificato dalla sua stessa disperazione. Il che non vuol dire che la sua scomparsa debba essere letta necessariamente tutta in chiave ideologica. Questo, indubbiamente, sarebbe un romanzo e basta. Ma che essa sia stata anche una \u00abscomparsa ideologica\u00bb pare difficile negarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caff\u00e8 dunque decide di \u00abconfessarsi\u00bb fino in fondo. Alla ricerca delle radici del neo-liberismo attuale isola soprattutto un nome: quello di Francesco Ferrara, nel quale riconosce una sorta di capostipite, particolarmente lucido e\u00a0coerente, di tutti i teorizzatori del libero mercato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tratto da:\u00a0<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/ermanno-rea\/l-ultima-lezione\/978880619330\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ermanno Rea &#8211; L\u2019ultima lezione<\/a><br \/>\nLa solitudine di Federico Caff\u00e8 scomparso e mai pi\u00f9 ritrovato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andando all\u2019universit\u00e0, quel giorno di fine primavera (giugno \u201984), Federico Caff\u00e8 sapeva che difficilmente avrebbe evitato di cadere nella trappola di una qualche cerimonia organizzata, vermouth e pasticcini, dai suoi allievi e dai suoi assistenti per \u00abfesteggiare\u00bb, dopo trent\u2019anni di cattedra, il suo passaggio nel novero dei \u00abfuori ruolo\u00bb. 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