{"id":31173,"date":"2017-05-27T11:30:43","date_gmt":"2017-05-27T09:30:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31173"},"modified":"2017-05-27T11:11:32","modified_gmt":"2017-05-27T09:11:32","slug":"alitalia-il-fallimento-del-sistema-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31173","title":{"rendered":"Alitalia: il fallimento del sistema paese"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;intellettuale dissidente (Francesco Colaci)<\/strong><\/p>\n<p><em>Ancora una volta la compagnia italiana per eccellenza rischia di annegare nel mare dei debiti. Forti le proteste degli scali, che diffidano delle garanzie di Alitalia in merito al pagamento delle tasse portuali. Al di l\u00e0 delle eventuali responsabilit\u00e0 dell\u2019azienda, i problemi per il sistema imprenditoriale italiano sono sempre pi\u00f9 evidenti; ne \u00e8 prova la difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 grande nel reggere la spietata concorrenza internazionale.<\/em><\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 risaputo, un ecosistema che funzioni al 100% necessita della massima efficienza di ogni suo elemento. Lo stesso ragionamento vale per il corpo umano, che non funzionerebbe in maniera eccellente anche in presenza dell\u2019inefficienza di un solo organo. E il medesimo discorso vale per il sistema portuale italiano, la cui sopravvivenza \u00e8 legata alle sorti della principale compagnia, Alitalia. I commissari dell\u2019azienda hanno rassicurato gli aeroporti italiani, garantendo il pagamento regolare delle tasse.<\/p>\n<p>Per quale motivo, dunque, i responsabili degli scali avrebbero sollevato un grande polverone? Effettivamente, una risposta esiste. Nel 2008, anno che sanc\u00ec il primo fallimento della nota compagnia di bandiera, si verific\u00f2 una situazione di insolvenza da parte di quest\u2019ultima nei confronti dei maggiori scali nazionali, i quali impiegarono anni per riemergere dai problemi finanziari.<\/p>\n<p>Oggi, di conseguenza, si teme di incorrere nello stesso rischio. Il timore \u00e8 stato scatenato dal mancato pagamento, a partire dal 2 maggio, dei diritti aeroportuali, ovvero le tasse sui movimenti di atterraggio e decollo che ogni aereo versa all\u2019amministratore dello scalo. Preoccupati dalla situazione, i gestori dichiarano di fare eventualmente ricorso all\u2019articolo 802, conosciuto come la norma che prevede le ganasce agli aerei; ogni singolo scalo ha il diritto di trattenere i veivoli di qualsiasi compagnia che sfugga al pagamento delle tasse aeroportuali. Da un lato, gli amministratori degli aeroporti, soprattutto quelli pi\u00f9 piccoli danneggiati dall\u2019insolvenza, insistono affinch\u00e9 Alitalia paghi i diritti in questione, poich\u00e9 secondo gli stessi gestori la compagnia avrebbe ottenuto un prestito di 230 milioni di euro.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, tuttavia, la situazione per l\u2019azienda non \u00e8 facile, poich\u00e9 questa deve far fronte a spese interne, secondo le priorit\u00e0 previste dalla legge. Alitalia, infatti, utilizza i prestiti per pagare i dipendenti, i piloti, gli assistenti di volo, gli impiegati al check-in e, solo successivamente, occorre contrarre il pagamento delle tasse portuali. La compagnia, dal proprio canto, giustifica il ritardo e l\u2019insolvenza con questi meccanismi gestionali; Alitalia non pu\u00f2 permettere che i propri aerei decollino senza che il personale venga prima posto nelle condizioni di lavorare e i voli siano caratterizzati dalle misure di sicurezza previste.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, come viene a crearsi una frizione di interessi fra gli scali nazionali e la compagnia. Fra i primi, Lampedusa e Pantelleria (quasi totalmente dipendenti da Alitalia) reclamano il mancato pagamento, mentre Alitalia deve prioritariamente utilizzare i prestiti elargiti dallo stato per far fronte alle difficolt\u00e0 interne all\u2019azienda. \u00c8 evidente che, in questa situazione, non esistano personaggi buoni o cattivi, non vi sono attori nella ragione o nel torto. Aeroporti e compagnie di bandiera (e i relativi interessi) sono in conflitto, ma a causa di fattori esterni e condizioni di crisi economica strutturale. Sicuramente, l\u2019avvento, nell\u2019ultimo quindicennio, delle compagnie straniere low cost non ha giovato al mercato del trasporto aereo italiano. Dall\u2019altro lato, tuttavia, \u00e8 avvenuta una democratizzazione dei costi aerei cui Alitalia non \u00e8 stata capace di far fronte, probabilmente a causa delle enormi spese annuali cui quest\u2019ultima \u00e8 tenuta ad affrontare.<\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che la situazione della compagnia di bandiera sia analoga a tanti, innumerevoli settori dell\u2019economia nazionale, che vivono quotidianamente sotto la morsa del default e nella speranza di un prestito salvifico. Tuttavia, come la storia insegna, i singoli prestiti non hanno mai salvato le sorti di un\u2019azienda, quanto un piano d\u2019intervento economico generale. Compagnie, aeroporti, dipendenti, piloti costituiscono alcune delle colonne portanti del sistema Italia, non sono parti in conflitto. Il problema \u00e8 a monte. Il paese non \u00e8 pi\u00f9 in grado di imporre la propria egemonia o, quanto meno, un equilibrio economico in determinati settori. A causa delle leggi sull\u2019importazione e l\u2019esportazione previsti dall\u2019Unione Europea, essa \u00e8 costretta a sottostare a meccanismi che non ne consentono il decollo; meccanismi che vanno ad aggiungersi al mito oramai decantato del debito pubblico, il quale tiene sotto scacco la democrazia italiana.<\/p>\n<p>Ricordiamo la medesima situazione di tracollo finanziario in cui \u00e8 caduta la pi\u00f9 antica banca d\u2019Italia, Monte dei Paschi di Siena, le cui filiali sono in chiusura in numerosi luoghi d\u2019Italia. Allo stesso modo si potrebbe riprendere l\u2019esempio di migliaia di piccole e medie imprese che versano in uno stato di crisi profonda, la cui sopravvivenza tuttavia non \u00e8 garantita dallo stato. Nessun prestito, nessun intervento \u00e8 previsto per il recupero dell\u2019imprenditoria danneggiata dalla speculazione finanziaria. Gli stati nazionali d\u2019Europa non sembrano aver recepito la lezione del \u201929; le crisi cicliche dell\u2019economia di mercato liberista insegnano che gli interventi isolati non servono ad appianare le difficolt\u00e0, n\u00e9 tantomeno affidare la gestione della cosa pubblica ai dettami del privato e del mondo azionario.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di una sovranit\u00e0 monetaria e, conseguentemente, delle politiche economiche, alimenter\u00e0 lo status critico del paese Italia. Per questa ragione, scali aeroportuali e compagnie di bandiera possono anche muoversi causa reciprocamente, vincere o perdere una battaglia legale, ma senza riuscire a cogliere il disegno d\u2019insieme. Un popolo di datori di lavoro e dipendenti, di aziende ostili ed enti pubblici che si additano a vicenda, senza lo sforzo comprensivo di individuazione di una causa politica ed economica superiore alla situazione conflittuale presente, \u00e8 un popolo che ha gi\u00e0 perso.<\/p>\n<p>Piuttosto i cittadini italiani abbandonino il tradizionale individualismo sociale che li caratterizza, al fine di coalizzarsi con chi si ritiene sia il \u201cnemico\u201d, poich\u00e9 le cause della difficolt\u00e0 di ogni settore economico risiedono non soltanto nella cattiva gestione italiana, ma soprattutto nei meccanismi economici e speculativi internazionali.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/alitalia-lennesimo-segnale-di-crisi-del-sistema-paese\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/alitalia-lennesimo-segnale-di-crisi-del-sistema-paese\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;intellettuale dissidente (Francesco Colaci) Ancora una volta la compagnia italiana per eccellenza rischia di annegare nel mare dei debiti. 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