{"id":31288,"date":"2017-05-29T10:00:44","date_gmt":"2017-05-29T08:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31288"},"modified":"2017-05-28T15:20:21","modified_gmt":"2017-05-28T13:20:21","slug":"storia-e-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31288","title":{"rendered":"Storia e potere"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Ottone Ovidi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Esiste un legame di mutuo interesse tra la storia e il potere, perch\u00e9 il secondo ha bisogno di appoggiarsi sulla prima per legittimare il proprio ruolo, la prima del concorso decisivo del secondo per imporsi.<\/em><\/p>\n<p>La storia \u00e8 legata ad un sistema di potere o a dei sistemi di potere che la producono e la impongono e pertanto \u00e8 uno strumento di cui il potere stesso ha bisogno. Ma quello che deve far riflettere non \u00e8 tanto l\u2019uso strumentale che il potere fa della storia quanto l\u2019interiorizzazione che le classi subalterne, gli oppressi in genere, subiscono facendo propria la lettura vincente.<\/p>\n<p>In questi giorni se ne ha una verifica puntuale in occasione dell\u2019anniversario del \u201977 che ha portato molti a tentare ricostruzioni, a organizzare dibattiti, a misurarsi con i movimenti e le lotte politiche che lo hanno caratterizzato, fino a comprendere un giudizio globale degli anni settanta. Si ripete come un mantra la frase \u201canni di piombo\u201d, omettendo, dimenticando e rovesciando il fatto che questa frase venne coniata proprio dal movimento, con riferimento alla cappa repressiva messa in atto nel nostro paese, a partire dalla promulgazione della Legge Reale.<\/p>\n<p>E\u2019 un esempio lampante della necessit\u00e0 di non confondere la storia con una qualche credenza o leggenda metropolitana, guarda caso frutto avvelenato degli interessi che il potere ha per convincere i tanti, i molti su cui esercita il proprio dominio, riguardo alla bont\u00e0 del proprio ruolo e naturalizzare cos\u00ec una societ\u00e0 gerarchizzata e divisa in classi. Nella fattispecie viene fatto passare il paradigma che la violenza \u00e8 del movimento e il potere \u00e8 invece il bisturi che \u00e8 intervenuto chirurgicamente per sanare il corpo della nazione dalle metastasi movimentiste.<\/p>\n<p>La rilettura degli anni settanta investe tutti i campi: ci racconta di una distanza tra un \u201968 buono e gioioso e un \u201977 violento, di un movimento femminista folkloristico, pacifico, contro ogni ideologia e per giunta para istituzionale, ci narra di Lotta Continua e dell\u2019 Autonomia Operaia sentine di ogni violenza, delle Brigate Rosse come fenomeno avulso da ogni contesto di lotta, soprattutto di fabbrica, fenomeno esclusivamente italiano, senza riferimenti storici e padri nobili ma portatore dell\u2019esercizio gratuito e\/o schizofrenico di quello che viene definito terrorismo, che avrebbe interrotto la marcia trionfante del proletariato verso il grandioso sol dell\u2019avvenire.<\/p>\n<p>In questo revival di ricordi, ricostruzioni e convegni sugli anni settanta si fa grande uso di documentari, con filmati e foto dell\u2019epoca, dando a questi un connotato di obiettivit\u00e0 e di verit\u00e0 inconfutabile. Ci si dimentica la lezione che viene dalle esperienze sull\u2019uso che si \u00e8 fatto gi\u00e0 in passato dei documenti d\u2019epoca. Gi\u00e0 in \u201cLes \u00e9crans de l\u2019ombre. La Seconde Guerre mondiale dans le cin\u00e9ma francais (1944-1969)\u201d Sylvie Lindeperg raccontava dell\u2019uso politico dei documentari. In particolare di come un documentario, \u201cLa Lib\u00e9ration de Paris\u201d, che mostra la marcia e il discorso di Charles De Gaulle del 26 agosto 1944, si prest\u00f2 a vari montaggi e a varie letture sotto le pressioni contrastanti delle correnti politiche interne ed esterne al Comitato di Liberazione. Lo stesso documentario mostra De Gaulle ora adulato, ora schernito. Lo stesso documentario passa necessariamente attraverso il montaggio e il racconto, vale a dire attraverso un processo soggettivo.<\/p>\n<p>Con la forza della loro evidenza le immagini si affermano con immediatezza ma non producono, come immancabilmente vorrebbe raccontarci qualcuno, la storia. Ovviamente pi\u00f9 \u00e8 importante l\u2019avvenimento o il periodo storico, pi\u00f9 \u00e8 fondante rispetto alla stagione del potere, pi\u00f9 \u00e8 sottoposto a manipolazione, revisione, menzogna.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il senso della lettura, del racconto che viene fatto in Italia sugli anni settanta. I soggetti deputati e privilegiati a cui viene demandato questo incarico sono s\u00ec, nella quotidianit\u00e0, i giornalisti ma, per ottenere la giusta patina di scientificit\u00e0 per questo compito, servono gli storici. Perci\u00f2 si innerva un processo di interazione abbastanza comune poich\u00e9 gli storici di scuola padronale sono investiti dall\u2019autorevolezza di essere citati come depositari dell\u2019obiettivit\u00e0 storica e il potere \u00e8 nobilitato dalla loro autorevolezza. Se si d\u00e0 la storia come conoscenza della verit\u00e0 e si rimuove che anche nel campo della storia la verit\u00e0 si produce attraverso il gioco di una falsificazione originaria sempre rinnovata, tutto questo diventa forma moderna e laica di un nuovo ipse dixit . Si dovrebbe procedere partendo dal presupposto che i mezzi e le modalit\u00e0 per scrivere storia sono storicamente determinati. Ci viene a questo punto in soccorso Gramsci nei Quaderni del carcere:<\/p>\n<p>\u201cLa conoscenza \u00e8 potere, in questo senso. Ma il problema \u00e8 complesso anche per un altro aspetto: che non basta conoscere l\u2019insieme dei rapporti in quanto esistono in un momento dato come un dato sistema, ma importa conoscerli geneticamente, nel loro moto di formazione, poich\u00e9 ogni individuo non solo \u00e8 la sintesi dei rapporti esistenti, ma anche della storia di questi rapporti, cio\u00e8 \u00e8 il riassunto, di tutto il passato\u201d.<\/p>\n<p>Se si dovesse accettare la presunta scientificit\u00e0 acritica della storia, basterebbe scrivere un solo libro per ogni tema, mentre a seconda della collocazione di classe e della posizione culturale e politica dello storico, ci saranno tante storie quante quelle degli storici che tratteranno quel tema. Il posizionamento dello storico che in nome di una presunta neutralit\u00e0 ha la pretesa di esplorare, di verificare tutte le versioni inerenti ad un dato argomento porta ad un\u2019aberrazione tale per cui per raccontare l\u2019incendio del Reichstag metter\u00e0 sullo stesso piano la versione dei nazisti e dei comunisti, o per narrare gli attentati alla metropolitana di Madrid del marzo 2004 metter\u00e0 sullo stesso piano le versioni di Jos\u00e9 Maria Aznar e dell\u2019ETA, o come \u00e8 successo recentemente parlando degli anni \u201970, riguardo l\u2019omicidio di Giorgiana Masi, ci racconter\u00e0 che dovrebbero essere prese in considerazione varie possibilit\u00e0: che il responsabile sia stato un autonomo, qualcuno dei manifestanti, oppure, magari, un poliziotto. Ma gli esempi potrebbero essere infiniti.<\/p>\n<p>L\u2019incendio del Reichstag \u00e8 stato fatto dai nazisti, gli attentati di Madrid sono opera dell\u2019integralismo islamico e l\u2019uccisione di Giorgiana Masi \u00e8 opera delle forze speciali della polizia utilizzate nell\u2019occasione. La storia ci pu\u00f2 raccontare, e la ricerca in quel caso \u00e8 utile, perch\u00e9 i nazisti abbiano bruciato il Reichstag e che cosa si riproponessero, perch\u00e9 Aznar abbia calunniato l\u2019ETA, come abbia reagito il movimento indipendentista basco, come abbia vissuto la scelta del suo leader il Partito Popolare spagnolo, e gli altri partiti e la stampa, o perch\u00e9 sia stata fatta grande manipolazione sulla morte di Giorgiana Masi, perch\u00e9 e da chi, e quali ricadute ci siano state nei media e nel dibattito politico. La storia non \u00e8 assoluta, non \u00e8 la verit\u00e0 in s\u00e9. Ma questo non ci deve spingere nelle braccia del relativismo, una versione non vale l\u2019altra. Ma la storia, come tutto del resto, \u00e8 di parte ed \u00e8 al servizio di una parte della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi, ogni giorno di pi\u00f9, a frotte, molti storici incarnano il ruolo di moderni caudatari, coloro che in passato reggevano lo strascico dell\u2019abito degli alti funzionari durante le cerimonie religiose, con la necessaria precisazione che il potere si pu\u00f2 rappresentare in maniera e modalit\u00e0 diversa a seconda della stagione politica e della situazione geografica ma, attualmente, tende a concentrarsi come mai in passato. Sembra perci\u00f2 quasi naturale che questo esercizio si manifesti soprattutto nei confronti del primato anglosassone e questa forma, non vogliamo dire di servilismo, ma sicuramente di adesione, abbia come ritorno il fatto che tutto quello che viene dal mondo anglosassone sia presentato di per s\u00e9 come nuovo, interessante e vincente.<\/p>\n<p>Si determina un corto circuito, si produce un universo di connivenze dove si incontrano sempre gli stessi nomi e gli stessi interessi che perci\u00f2 diventano di parte. Uno scenario che non pu\u00f2 essere mutato da un codice deontologico o da forme di autoregolazione, ma che richiede una trasformazione sociale con connotati di classe. Gli storici disprezzano il ruolo di secondo piano che questo sistema concede loro, ma accettano rispettosamente e ossequiosamente gli inviti ricevuti dai media, che vengono presentati come prova della libert\u00e0 di opinione che caratterizzerebbe questa societ\u00e0, mentre sono la maschera della tirannia silenziosa che il potere fa regnare sulla vita politico-culturale di questo paese, e perci\u00f2 anche nell\u2019ambito della filosofia e della storia.<\/p>\n<p>Morale della favola non a lieto fine, quale \u00e8 la menzogna? Che i paesi che meglio garantirebbero la ricerca, in questo caso storica e filosofica, accompagnata dalla libert\u00e0 della stampa, sarebbero proprio gli Stati Uniti e l\u2019Inghilterra e che quello sarebbe il modello da seguire. Si ritorna, cos\u00ec, al concetto gi\u00e0 espresso, e cio\u00e8 che tutto ci\u00f2 che viene dal mondo anglosassone \u00e8 di per s\u00e9 autorevole.<\/p>\n<p>La storia, altres\u00ec, non \u00e8 fissata in concetti astratti che semplicemente interiorizziamo, ma ha una materialit\u00e0 nell\u2019esperienza quotidiana della nostra vita, nelle battaglie che portiamo avanti, nel segno che queste lotte lasciano nella nostra coscienza. Questa \u00e8 la storia, una battaglia continuamente in corso, questo \u00e8 il dialogo fra gli storici. Per queste ragioni il mantenimento dell\u2019attuale sistema di produzione di storia non risulta auspicabile, ma fortunatamente \u00e8 sempre messo in discussione. L\u2019affermazione, per certi versi il trionfo, del modello storico di scuola anglosassone ha portato all\u2019esasperazione e a compimento l\u2019immiserimento delle passioni, la chiusura della dialettica entro dinamiche di disciplinamento rinnovato producendo un bisogno di rassicurazione e di affidamento al potere, di disciplinamento ed assoggettamento alle regole introiettate vissute come scelta propria.<\/p>\n<p>Questa forma nuova e diffusa si mostra come straordinariamente significativa del tempo storico che attraversiamo. Un tratto caratteristico e insieme assunto ampiamente. Terribili sono i rischi che accompagnano la costituzione di una storia neutra da contrapporre come un mantra alla storia di parte che in questa stagione avremmo finalmente superato, dotando la storia \u201cobiettiva\u201d di un\u2019autolegittimit\u00e0 che viene dalla consorteria intellettuale a cui appartiene e dal referente politico di potere a cui fa riferimento.<\/p>\n<p>La storia modulata con la costruzione anglosassone fa parte della controrivoluzione preventiva di cui aveva parlato Herbert Marcuse. La storia non si presenta da s\u00e9, essa riguarda i modi dell\u2019esistenza dei singoli, della loro sofferenza, della loro collocazione di classe e nel mondo, in pratica si intreccia con le metamorfosi della forma delle attivit\u00e0 e del lavoro. Una storia che si autoproclama obiettiva e neutrale, poich\u00e9 mette a confronto versioni diverse e dimentica che la scelta \u00e8 sempre sia personale che di classe, si risolve in una legittimazione, anticipata e magari concessa una volta per tutte, di un potere. L\u2019idea stessa di questo tipo di storia si riduce ad una controfigura della forma del politico e ad una protesi del potere.<\/p>\n<p>La storia si deve porre delle domande, deve essere ricondotta ad articolarsi con la temporalit\u00e0 dei soggetti e a ridefinire tutte le negazioni e le controversie, non si esaurisce e si risolve nel sentire tutte le campane, ma \u00e8 la storicit\u00e0 dello spirito dell\u2019epoca. La presunta natura obiettiva e neutra della storia \u00e8 un\u2019illusione basso-storicista, \u00e8 una strada tutt\u2019altro che nuova, \u00e8 solo riverniciata, ma \u00e8 una strada vecchia e lungamente collaudata. In sostanza \u00e8 una configurazione un po\u2019 caricaturale di un idealismo d\u2019accatto che non comprende quel che si produce lungo le vie del tempo presente e nella strada percorsa, ma si risolve nell\u2019assolvere e nell\u2019aiutare il sovrano a imbellettare il potere mistificandone le rappresentazioni.<\/p>\n<p>Se facciamo storia e volgiamo i nostri studi agli anni del recente passato, non possiamo non fare i conti con lo spreco della memoria e con le falsificazioni che da ogni parte ci travolgono. Mentre ripercorriamo il passato troviamo anche le anticipazioni del nuovo se solo ci volgiamo in avanti. Le vicende del passato che pure ci appartengono sono contemporaneamente l\u2019occasione per vedere e leggere il presente.<\/p>\n<p>Sempre valida rimane la formula gramsciana scritta in \u201cPassato e presente\u201d:<\/p>\n<p>\u201cQuel che veramente li unisce \u00e8 una concezione pienamente storica dell\u2019uomo, una costante preoccupazione per la storicit\u00e0 della conoscenza, la convinzione che non sia possibile una conoscenza dell\u2019uomo che non sia storica\u201d.<\/p>\n<p>fShare<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/storia\/9874-ottone-ovidi-storia-e-potere.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/storia\/9874-ottone-ovidi-storia-e-potere.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Ottone Ovidi) &nbsp; Esiste un legame di mutuo interesse tra la storia e il potere, perch\u00e9 il secondo ha bisogno di appoggiarsi sulla prima per legittimare il proprio ruolo, la prima del concorso decisivo del secondo per imporsi. La storia \u00e8 legata ad un sistema di potere o a dei sistemi di potere che la producono e la impongono e pertanto \u00e8 uno strumento di cui il potere stesso ha bisogno. Ma&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":26460,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/sinistra-in-rete-e1474130037723-160x160.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-88E","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31288"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31288"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31288\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31289,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31288\/revisions\/31289"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26460"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31288"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31288"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31288"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}