{"id":31293,"date":"2017-05-29T11:51:09","date_gmt":"2017-05-29T09:51:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31293"},"modified":"2017-05-28T23:55:20","modified_gmt":"2017-05-28T21:55:20","slug":"il-papa-e-lantipapa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31293","title":{"rendered":"Il Papa e l&#8217;Antipapa"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL \u00a0MONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Dopo otto anni di fatiche presidenziali, Barack Obama ha deciso di concedersi un lungo meritato periodo di riposo. Un paio di settimane di soggiorno in Polinesia, presumibilmente di vero ozio, seguite da una lunga permanenza in Italia, assieme ai familiari, dai primi di maggio ed ancora in corso, sia pure inframezzato, stando almeno ai comunicati ufficiali, da un frettoloso rientro di pochi giorni negli Stati Uniti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">A un reduce di cinquantasei anni, ancora nel pieno delle energie, non si pu\u00f2 certo chiedere un istantaneo rientro nell\u2019anonimato della vita quotidiana, magari in pantofole davanti al televisore e con i nipotini che ancora mancano all\u2019appello. Eccolo, quindi, presenziare nel frattempo a incontri e convegni per altro lautamente remunerati sull\u2019alimentazione, sulla crisi climatica, sulla ecologia, sulla fame nel mondo; sulle tragedie che affliggono, come maledizioni divine o \u201cumane\u201d, il significato \u00e8 pressoch\u00e9 simile, il genere umano.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Bisogner\u00e0 concedergli anche il necessario periodo di adattamento da una vita di sfarzi e protezioni regali a quella di inerme cittadino e concedergli l\u2019indulgente e benevolente comprensione ai suoi pernottamenti da diecimila dollari a notte e alle sue scorte blindate, ben pi\u00f9 ingombranti della decina di automezzi destinati solitamente ad un convoglio presidenziale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La fragilit\u00e0 dell\u2019uomo affiora, per\u00f2, guardando agli itinerari europei dei suoi spostamenti e alle persone dai quali pi\u00f9 o meno riservatamente cerca conforto e riconoscimento. Solitamente la nostalgia comincia ad insinuarsi nel vuoto di aspettative, ma solo dopo un certo tempo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In Obama, questo tratto \u00e8 apparso praticamente il giorno stesso del suo abbandono della Casa Bianca. Quanto il personaggio sia abbarbicato ed affezionato agli incarichi di prestigio lo abbiamo visto nella fase di transizione, di passaggio delle consegne al nuovo presidente; non ha fatto altro che disseminare di trappole e di fatti compiuti una fase di passaggio che dovrebbe invece agevolare il pi\u00f9 possibile l\u2019ingresso del neoeletto. Quasi una ripicca per la sconfessione di otto anni di \u201cchange\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">A maggio ha fatto qualcosa di pi\u00f9. Si \u00e8 guardato bene dal metter piede in casa saudita e in Israele, ancor meno in Egitto e in Turchia, paesi dalle spiagge altrettanto rinomate; segno che qualche traccia di realismo e di istinto di sopravvivenza deve essergli rimasto. In Europa, invece, ha ripercorso e soprattutto anticipato l\u2019itinerario politico, gi\u00e0 tracciato da un anno, di Trump al G7 e al Quartier Generale della Nato. Potrebbe apparire una preoccupante dissociazione della personalit\u00e0, di chi si vede ancora investito delle trascorse funzioni, senza averne diritto, incapace di metabolizzare il trapasso.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Sta di fatto che il suo soggiorno in Italia \u00e8 stato punteggiato da incontri pubblici e soprattutto riservati, ancorch\u00e9 protetti da una cortina assoluta di discrezione. Non sono mancate le puntate in Germania ad incontrare Angela Merkel e non sappiamo chi altri sino ad arrivare in Scozia, a meno di un ripensamento ufficialmente legato a problemi di sicurezza.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Si insinua il sospetto che la spiegazione psicologica di questo comportamento sia assolutamente riduttiva.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In effetti Obama aveva dichiarato pi\u00f9 volte che la fine del suo impegno politico non avrebbe coinciso con quello del suo mandato presidenziale; la disfatta della Clinton ha certamente aperto la strada ad una sua presenza meno discreta volta a ricostruire il malconcio Partito Democratico senza grandi concessioni alle derive social-radicali, ormai ben radicate, espresse da Sanders e messe in quiescenza con qualche furbata di troppo nelle primarie democratiche del 2016. La coincidenza <b>al momento<\/b> di questa ambizione con gli interessi e le strategie di gran parte dello stato profondo impegnato a neutralizzare ed orientare le velleit\u00e0 conciliatrici verso la Russia e a impedire lo sconvolgimento del sistema di relazioni geoeconomiche perpetrati dalla parte pi\u00f9 militante delle forze sostenitrici di Trump consente a BO (Barach Obama) di assolvere contemporaneamente ad entrambi gli impegni. A normalizzazione eventualmente compiuta lo Stato Profondo potr\u00e0 finalmente tornare a disporre nuovamente di pi\u00f9 opzioni politiche e BO potr\u00e0 rifugiarsi in lidi pi\u00f9 tranquilli, nella routine dello scontro tra gli scenari classici del palcoscenico politico.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il viaggio di Trump in Medio Oriente e in Europa ha sancito lo stato avanzato di questa sua normalizzazione e il prezzo doloroso che una parte del vecchio establishment rischia di pagare a questo successo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La clamorosa riattribuzione del ruolo egemone dei sauditi nel contesto arabo-sunnita suona come un campanello di allarme sulla persistenza della solidit\u00e0 di legami tra i Saud e la fazione democratica americana, rivelata apertamente dagli archivi di Wikileaks.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Un investimento che poggia sul sodalizio, tutto da rinsaldare ma con costi e incognite fondamentali, di due paesi \u201cminori\u201d di quell\u2019area le cui ambizioni possono essere soddisfatte solo con l\u2019esplicito appoggio esterno. I due paesi sono ovviamente Israele, \u201cminore\u201d per la sua collocazione geografica ed il peso demografico, e l\u2019Arabia Saudita, ancora pi\u00f9 esposta nella sua influenza ideologica ed economica, grazie alla crisi irreversibile e progressiva del petrolio. I costi a carico di Israele sono l\u2019eventuale accordo per un definitivo riconoscimento di status dei palestinesi; a carico dei sauditi il rischio connesso a un tradimento dell\u2019ISIS e all\u2019ulteriore sacrificio della componente sunnita irachena gi\u00e0 decimata dagli americani e dall\u2019attuale governo dell\u2019Iraq e sopravvissuta grazie al patto militare con l\u2019ISIS. Le incognite sono le ambizioni da potenza regionale dell\u2019Egitto da una parte, in procinto di fondersi con il Sudan e in grado di contrastare efficacemente il predominio ideologico dei sauditi; della Turchia, dall\u2019altra, attualmente sospesa, ma tentata e spinta a realizzare un sodalizio con l\u2019Iran, con pretese le quali, se non ben soppesate, rischiano di destabilizzarla ulteriormente. Il bersaglio immediato ridiventa l\u2019Iran. La migliore condizione di realizzazione del piano sarebbe una accondiscendenza pi\u00f9 o meno tacita delle due superpotenze emergenti, eventualmente timorose di veder sorgere al proprio fianco un competitore geopolitico del calibro della coppia Turchia-Iran. Una preoccupazione minore per la Russia, piuttosto che per la Cina. Una trama azzardata, ma che consentirebbe a Trump di ottenere sul piano economico e sociale, grazie ai contratti e alle collaborazioni in via di sottoscrizione, qualche risultato sacrificando i suoi propositi di svolta in politica internazionale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Cosa c\u2019entrerebbe l\u2019Italia, o meglio la nostra scalcagnata classe dirigente, in tutto questo? C\u2019entra, eccome!<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Sin dai tempi dello \u201csmacchiatore\u201d Bersani si preconizzava un nuovo ruolo dell\u2019Italia in Nord-Africa e Medio-Oriente. Lontana dai fasti di Mattei, in realt\u00e0 il paese si sta riducendo ad una mera funzione di marchio per conto terzi, con tutti gli sballottolamenti legati alla competizione tra i paesi possessori. Piuttosto, come sollecitato da Trump, si chiede di svolgere una funzione di mediazione con Francia, Gran Bretagna e Germania che li spinga all\u2019azione comune contro l\u2019ISIS. Una azione particolarmente rischiosa soprattutto per i primi due paesi, proprio perch\u00e9 l\u2019uso massiccio di queste frange integraliste sono state il veicolo di ritorno della loro influenza nell\u2019area Nordafricana e Mediorientale e potrebbero intensificare le ritorsioni terroristiche in caso di ulteriori voltafaccia.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u00c8 certamente uno degli oggetti di disputa tra il Papa Trump e l\u2019Antipapa Obama, l\u2019argomento forte e decisivo di quest\u2019ultimo essendo la precariet\u00e0 della condizione dell\u2019attuale Presidente e la ventilata sua prematura defenestrazione. Una panacea per una intera classe dirigente europea cresciuta malamente sulla russofobia e sull\u2019espansionismo americano ad est a scapito della propria indipendenza politica, ma evidentemente pronta o quanto meno tentata a cogliere il repentino trasformismo dell\u2019attuale Presidente. In Italia una parte della compagine governativa e della sedicente opposizione pare tentata ad assecondare la richiesta in cambio di un ruolo americano attivo di mediazione in Libia, in funzione antifrancese e antirussa. Ne rimane un\u2019altra, legata al buon Matteo, legata nei suoi abbracci mortali fuori tempo massimo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019esito della disputa ci dir\u00e0 se l\u2019Antipapa si qualificher\u00e0 come il messaggero diabolico del genio del male o si ridurr\u00e0 alla figura di un impostore al servizio di una fazione politica ormai compromessa e miserabile. Quanto al Papa, pur con qualche sussulto, il solco pare sempre pi\u00f9 quello classico conservatore con una qualche attenzione in pi\u00f9 alla coesione sociale interna. L\u2019imprevedibilit\u00e0 e il rivolgimento in un primo tempo sembrano spiazzare i due principali contendenti nello scacchiere internazionale. L\u2019apertura di pi\u00f9 fronti ostili, in realt\u00e0, rischia di rafforzare i loro propositi di momentanea collaborazione, pur tra le tante debolezze di quelle formazioni sociali e delle loro classi dirigenti ed accentuare il processo di formazione multipolare con tutti i rischi e le opportunit\u00e0 che classi dirigenti adeguate potrebbero affrontare e cogliere nello scenario mondiale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/05\/25\/il-papa-e-lantipapa\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/05\/25\/il-papa-e-lantipapa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL \u00a0MONDO (Giuseppe Germinario) Dopo otto anni di fatiche presidenziali, Barack Obama ha deciso di concedersi un lungo meritato periodo di riposo. 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