{"id":31311,"date":"2017-05-30T10:00:29","date_gmt":"2017-05-30T08:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31311"},"modified":"2017-05-29T15:58:40","modified_gmt":"2017-05-29T13:58:40","slug":"mariana-mazzucato-e-michael-jacobs-rompere-con-lortodossia-capitalistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31311","title":{"rendered":"Mariana Mazzucato e Michael Jacobs, \u201cRompere con l\u2019ortodossia capitalistica\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>In attesa di leggere e commentare il libro degli autori \u201c<strong><em>Ripensare il capitalismo<\/em><\/strong>\u201d, da poco uscito per Laterza in italiano, pu\u00f2 essere interessante leggere un articolo uscito su Dissent .<\/p>\n<p>L\u2019autore di \u201c<strong><em>Lo stato innovatore<\/em><\/strong>\u201d ed il suo coautore spendono come d\u2019uso la prima parte per illustrare i fallimenti del capitalismo contemporaneo e la sua elevata disfunzionalit\u00e0. Nella seconda correttamente gli autori dichiarano che le carenze del capitalismo non sono affatto temporanee, ma strutturali.<\/p>\n<p>Sulla base della loro impostazione chiaramente riformista (gli autori sono parte degli organi consultivi del Labour di Corbyn) le linee di ripensamento del capitalismo, per salvarlo in qualche modo, sono tre:<\/p>\n<p>&#8211; Il mercato, e i suoi attori, non possono essere pensati come delle entit\u00e0 astratte. Una sorta di ambiente, uno spazio neutro che preesiste agli attori (imprese, investitori e famiglie) che vi \u201centrano\u201d per condurre scambi e prodursi in comportamenti conformi. Si tratta di un punto molto profondo, tutte le politiche blairiane sono state vendute come \u201cconformi al mercato\u201d, nel tacito presupposto che questo fosse l\u2019ambiente esterno alla cui normativit\u00e0 occorresse solo adeguarsi.<\/p>\n<p>Come dicono gli autori \u201ci mercati sono meglio compresi come risultati delle interazioni tra attori e istituzioni economiche\u201d e queste senza distinguere se private o pubbliche: l\u2019interazione determina lo spazio. In qualche modo questa mossa, la cui profondit\u00e0 sembra sfuggire anche agli autori, retrocede dietro la mossa fondativa della stessa razionalit\u00e0 occidentale, richiamando una circolarit\u00e0 che era stata sacrificata da Newton (compiendo una rivoluzione che Smith cerca di tradurre nell\u2019economia politica) in favore del suo costrutto teorico-matematico dello \u201cspazio assoluto\u201d.<\/p>\n<p>Ne avevamo ricostruito la logica nello studio sulla logica cartografica, come scrive Koyr\u00e8 \u201cnell&#8217;abolizione del mondo dei \u2018pressappoco\u2019, il mondo delle qualit\u00e0 e delle percezioni sensibili, il mondo della sopravvalutazione dell&#8217;esperienza quotidiana, e nella sostituzione ad esso dell&#8217;universo (archimedeo) in cui dominano la precisione, la misurazione esatta, la determinazione rigorosa\u201d. Ci torniamo.<\/p>\n<p>Per gli autori, restando nel campo disciplinare dell\u2019economia, i risultati del mercato, al contrario, \u201cdipendono dalla natura degli attori (ad esempio, dalle diverse strutture di governo societario delle imprese); dalle loro motivazioni; dalle leggi, i regolamenti ed i contesti culturali che li costringono; e dalla specificit\u00e0 delle operazioni che vi si svolgono\u201d. Come affermano: \u201cI mercati sono incorporati in queste strutture istituzionali pi\u00f9 ampie e le relative condizioni sociali, legali e culturali.<\/p>\n<p>Nel mondo moderno, come l&#8217;economista Karl Polanyi una volta ha sottolineato, il concetto di un \u2018libero\u2019 mercato \u00e8 un costrutto della teoria economica, non un&#8217;osservazione empirica. Infatti, ha osservato che il mercato capitalistico nazionale \u00e8 stato effettivamente costretto all\u2019esistenza attraverso politiche pubbliche, non c&#8217;era nulla di \u2018naturale\u2019 o universale in esso\u201d.<\/p>\n<p>Per ritornare sulla suggestione della concettualizzazione dello spazio nella fisica, la cui influenza sull\u2019intera cultura illuminista -in tutte le sue manifestazioni, inclusa la nascita dell\u2019economia come sapere indipendente- \u00e8 stata enorme, bisogna tenere presente che la conce\u00adzione tradizio\u00adnale (formalizzata in Aristotele) vedeva lo spazio come un ente legato alle qualit\u00e0 dei corpi os\u00adservabili (e quindi ai \u201cLuoghi\u201d, che ai corpi sono le\u00adgati) e in certo modo inesistente in-s\u00e9 (\u00e8 una concezione che ege\u00admonizza la fisica medioevale).<\/p>\n<p>Da questa posizione si \u00e8 arrivati nel corso del cinquecento e seicento, attraverso un lungo processo di astrazione e ra\u00adzionalizzazione, alle interpre\u00adtazioni dello Spazio come con\u00adtenitore uguale in ogni dire\u00adzione e dotato di esistenza in-s\u00e9, tale da poter esistere, per as\u00adsurdo, anche se non vi fosse conte\u00adnuto nulla. Un sistema perci\u00f2 geo\u00admetricamente trascri\u00advibile in un si\u00adstema di coordinate carte\u00adsiane che lo rappresen\u00adtino, servendosi del lin\u00adguaggio formaliz\u00adzato della matematica.<\/p>\n<p>La rivoluzione compiuta nel seicento consiste, in effetti, nella possibilit\u00e0 (che aveva visto gi\u00e0 Galilei) di studiare le \u201cleggi\u201d di un fenomeno anche senza darne una spiegazione. \u00c8 sufficiente assumere che le forze che vai a studiare agiscano secondo leggi matematiche, per poi cer\u00adcare queste leggi ed applicarle alle forze reali.<\/p>\n<p>Newton compir\u00e0 proprio questa operazione per un principio cardine della nuova fisica, la gravit\u00e0. Secondo le sue stesse parole: \u201cIn generale assumo qui la parola attrazione per significare una qual\u00adsiasi tendenza dei corpi ad accostarsi l&#8217;uno all&#8217;altro; &#8230;.. in quanto in questo trattato esamino, come ho spiegato nelle defi\u00adnizioni, non le specie delle forze e le qualit\u00e0 fisiche, ma le quan\u00adtit\u00e0 e le proporzioni matematiche. In matematica vanno inve\u00adstigati quelle quantit\u00e0 e quei rapporti delle forze che discendono dalle qual\u00adsiasi condizioni poste\u201d [Jsaac Newton, Philosophiae naturalis principia mathematica, 1729, p.339].<\/p>\n<p>La \u201cfilosofia naturale\u201d di Newton, in altre parole, non esclude affatto enti inspiegati, e nemmeno inspiegabili come il suo \u201cSpazio As\u00adsoluto\u201d, ma rinuncia solo alla discussione sulla loro natura. \u201cLe tratta &#8211; es\u00adsendo una filosofia naturale matematica &#8211; come cause matematiche o forze, cio\u00e8 come concetti o relazioni mate\u00admatiche\u201d [Alexandre Koyr\u00e8, Dal mondo chiuso all&#8217;universo infinito, pag. 163]. Si pu\u00f2, infatti, leggere nei Principi. . . \u201cd\u00f2 qui uno stesso si\u00adgnificato alle attrazioni e alle impulsioni accelleratrici e mo\u00adtrici. E adopero indifferentemente i termini attrazione, impulso o tendenza qualsiasi verso un centro, poich\u00e9 considero tali forze non fisicamente ma matematicamente\u201d.<\/p>\n<p>La cosa principale alla quale pensano gli autori \u00e8 comunque la modifica negli assetti proprietari e nella governance delle imprese che si \u00e8 affermata a partire dagli anni ottanta (in particolare avviandosi negli USA), ovvero la dottrina della massimizzazione del valore per i soli azionisti che \u00e8 strettamente connessa con la finanziarizzazione delle imprese e le modifiche nella remunerazione dei dirigenti apicali. L\u2019idea che questa dottrina (rivolta a segnalare come pertinente solo il valore in borsa dei titoli, cui viene connessa la remunerazione diretta ed indiretta dei Consigli di Amministrazione) portasse un miglioramento delle performance economiche \u00e8 contraddetta dall\u2019esperienza.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 le imprese sono quasi sempre ed ovunque state organizzate come istituzioni responsabili verso una molto pi\u00f9 ampia serie di soggetti interessati, e quindi sono orientate alla produzione a lungo termine e alla stabile e sostenibile redditivit\u00e0. Quando un\u2019impresa \u00e8 informata da questi principi e regole ha un comportamento diverso, investono di pi\u00f9 in innovazione, i dirigenti sono pagati in modo meno ineguale, e le azioni sono detenute pi\u00f9 a lungo. Non \u00e8 difficile vedere il nesso tra questi diversi comportamenti. La cosa che gli autori sottolineano \u00e8 che nel lungo periodo sviluppano una crescita pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>Questa considerazione illustra l\u2019importanza per la politica pubblica di regolazione, di prestare attenzione al diritto societario, alla regolazione della propriet\u00e0 delle aziende, alle strutture di incentivi.<\/p>\n<p>Il secondo campo di attenzione porta a riconoscere che gli investimenti nell\u2019innovazione tecnologica e organizzativa, sia pubblici sia privati, sono in realt\u00e0 la forza trainante della crescita economica e dello sviluppo. Ma per investire bisogna avere pazienza, non aspettarsi ritorni a brevissimo termine; nessun investimento serio ha ritorni nel trimestre successivo.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che questa osservazione porta l\u2019attenzione sul ruolo delle banche pubbliche nel guidare la finanza verso obiettivi di lungo periodo, evitando anche in questo campo decisivo atteggiamenti rivolti solo a prendere i soldi e scappare. Tanta parte della crisi del 2008 \u00e8 stata determinata da questo atteggiamento predatorio. Investimenti pubblici strategici, orientati alle mission, possono fare molto di pi\u00f9 che \u201clivellare il campo di gioco\u201d, possono \u201cinclinarlo\u201d verso obiettivi di interesse pubblico (come la protezione dell\u2019ambiente).<\/p>\n<p>&#8211; In terzo luogo, bisogna \u201criconoscere che la creazione di valore economico \u00e8 un processo collettivo\u201d, nessuno crea ricchezza per conto proprio. In pratica nessuno opera senza i servizi pubblici fondamentali che sono forniti dallo Stato come le scuole, i servizi sociali e sanitari, abitativi, la sicurezza, i sistemi di trasporto, l\u2019energia, l\u2019acqua ed i rifiuti. Si potrebbe aggiungere la fiducia, la cooperazione, la condivisione di culture, valori, significati. Tutti questi servizi, prodotti dallo Stato o creati nella societ\u00e0, grazie alla sua stessa esistenza, sono tutti cruciali per consentire la produttivit\u00e0 delle imprese private.<\/p>\n<p>In altre parole, \u201cil settore privato non \u2018crea la ricchezza\u2019, mentre i servizi pubblici finanziati dai contribuenti semplicemente la \u2018consumano\u201d. E lo Stato non si limita a \u2018regolare\u2019 l\u2019attivit\u00e0 privata, \u201cpiuttosto la produzione economica \u00e8 co-prodotta dall\u2019interazione degli attori pubblici e privati ed entrambi sono coorinariamente modellati dalle pi\u00f9 ampie condizioni sociali ed ambientali.<\/p>\n<p>Per avere un\u2019economia di successo, quindi, ci vuole uno Stato attivamente impegnato nello sviluppo. E anche la tassazione, se orientata da uno Stato rivolto all\u2019innovazione ed alla creazione delle precondizioni della creazione di ricchezza (come una societ\u00e0 ben funzionante e un\u2019istruzione diffusa e di qualit\u00e0), non \u00e8 un peso per lo sviluppo. Pu\u00f2 essere il contrario.<\/p>\n<p>Ora, per gli autori, niente di meno della \u201cnatura collettiva della produzione capitalistica\u201d (un prelievo, in certo senso, da una \u2018cassa comune\u2019 costituita da condizioni materiali sociali, infrastrutture, general intellect) rende \u201cla stessa distribuzione del reddito e della ricchezza\u201d variabile importante e pertinente per la crescita. In altre parole, se le condizioni per ottenere una crescita del valore non ci sono, non possono essere suscitate dalla singola impresa.<\/p>\n<p>Quel che si ottiene al pi\u00f9 \u00e8 una \u201cestrazione di affitti\u201d, non creazione di nuovo valore. Questo atteggiamento parassitario della cultura del nuovo capitalismo, i cui effetti tragici sono ben illustrati nella prima parte dell\u2019articolo, si manifesta nell\u2019incapacit\u00e0 di rinnovare i beni pubblici che utilizza. Appunto come un parassita deve trovare un organismo vivo per poterne trarre le risorse, non \u00e8 in grado esso stesso di produrre la vita.<\/p>\n<p>Il mercato funzionante \u00e8 quindi il risultato di questo vivente sistema totale, non uno spazio astratto e vuoto.<\/p>\n<p>Dunque ha ragione anche Piketty nel sottolineare come la distribuzione delle risorse sia una variabile fondamentale anche ai fini della crescita.<\/p>\n<p>Il meccanismo che al termine di un articolo ricco di spunti gli autori evidenziano \u00e8 che l\u2019aumento di salari costringe i datori di lavoro ad investire per migliorare la produttivit\u00e0. C\u2019\u00e8 dunque una circolarit\u00e0 positiva, che porta verso un\u2019economia ad alti salari e con mercati interni forti; tutto il contrario di quella che, alla ricerca di profitti crescenti e presi da una forte miopia, l\u2019attuale economia ha prodotto. Economia che come effetto di composizione produce un sistema mondo altamente squilibrato, inefficiente e fragile. Nel quale troppi paesi, dal debole mercato interno perch\u00e9 prigionieri della forza politica delle industrie di esportazione e della finanza (che \u00e8 una di esse), spingono per la cattura con qualsiasi mezzo della domanda di altri.<\/p>\n<p>Avvieremo presto una serie di letture della letteratura strategica per esplorare la connessione tra questa economia esteroflessa e i complessi scenari di rischio che si aprono nel mondo, a causa delle fragilit\u00e0 interconnesse e dell\u2019equilibrio del terrore finanziario che Keynes intendeva evitare con il suo progetto a Bretton Woods (purtroppo rigettato dall\u2019egemone statunitense che prefer\u00ec uno schema meno efficace e di breve durata, ma che fino a che ha avuto gambe ha comunque protetto il mondo).<\/p>\n<p>La conclusione degli autori \u00e8 pi\u00f9 limitata: la politica pubblica ha un ruolo importante nella regolazione dei mercati del lavoro e nell\u2019affermazione di cruciali sistemi fiscali progressivi. Il fallimento di questi anni, con l\u2019ossessione per indicatori rozzi come la crescita aggregata del PIL, che nascondono pi\u00f9 di quel che mostrano, non \u00e8 inevitabile. Ma \u00e8 l\u2019effetto di una \u201cortodossia economica obsoleta\u201d, superando la quale si potr\u00e0 accedere ad \u201cun sistema economico pi\u00f9 innovativo, sostenibile e inclusivo\u201d.<\/p>\n<p>Ma per averlo sar\u00e0 necessario produrre dei \u201ccambiamenti fondamentali nella comprensione di come funziona il capitalismo, e del modo in cui le politiche pubbliche possono contribuire a creare un futuro economico diverso\u201d.<\/p>\n<p>Un cambiamento nella comprensione molto profondo.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/9896-alessandro-visalli-mariana-mazzucato-e-michael-jacobs-rompere-con-l-ortodossia-capitalistica.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/9896-alessandro-visalli-mariana-mazzucato-e-michael-jacobs-rompere-con-l-ortodossia-capitalistica.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Alessandro Visalli) In attesa di leggere e commentare il libro degli autori \u201cRipensare il capitalismo\u201d, da poco uscito per Laterza in italiano, pu\u00f2 essere interessante leggere un articolo uscito su Dissent . 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