{"id":31322,"date":"2017-05-30T00:05:18","date_gmt":"2017-05-29T22:05:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31322"},"modified":"2017-05-30T08:15:42","modified_gmt":"2017-05-30T06:15:42","slug":"lepistemologia-falsificazionista-come-oscurantismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31322","title":{"rendered":"L\u2019epistemologia falsificazionista come oscurantismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>A Mauro Orlandi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la grande fioritura tra inizio Settecento e inizio Ottocento, la filosofia, anche dove essa professa di legarsi alla scienza e prende il nome di epistemologia, si \u00e8 inabissata in un oscurantismo che trova inopportuna la verit\u00e0 e si sforza di eluderla senza neanche pi\u00f9 comprendere cosa essa indichi. Eppure \u00abverit\u00e0\u00bb ha un significato preciso e universalmente noto, quello di accordo tra concetto e realt\u00e0. Che essa sia un accordo tra il diritto del soggetto e quello dell\u2019oggetto determina a priori le forme in cui la si rifiuta: da una parte il torto contro il soggetto, che consiste nel sacrificarne la libert\u00e0, dall\u2019altra il torto contro l&#8217;oggetto, che consiste nel sacrificarne l&#8217;essere. Questa doppia forma \u00a0di aspirazione al falso illumina i possibili conflitti tra le scuole filosofiche degli ultimi due secoli. Il rifiuto del diritto dell\u2019<em>oggetto<\/em> \u00e8 trasparente in ogni atteggiamento <em>idealistico <\/em>che lo riduce a fenomeno soggettivo; qui la filosofia si condanna a una regressione narcisista per cui il soggetto \u00e8 il senso, l\u2019oggetto \u00e8 l&#8217;insensato, il meccanico, il semplicemente modificabile dall&#8217;arbitrio. Questa strada, in fondo gi\u00e0 predeterminata nella distinzione cartesiana tra <em>res cogitans<\/em> e <em>res extensa<\/em>, \u00e8 abbracciata nel 1800 non solo da vari idealismi, ma anche da Schopenhauer e Kierkegaard e seguita dai loro discepoli: Nietzsche da una parte, l&#8217;esistenzialismo dall&#8217;altra, compresa la sua versione ontologica che squalifica l&#8217;oggetto empirico come \u2018ontico\u2019 di contro al vero oggetto. La seconda strada per l\u2019inferno, quella che disconosce il diritto del <em>soggetto<\/em>, si manifesta nel disprezzo del linguaggio e della teoria, dunque nel crederli mezzi artificiosi ed essenzialmente inadatti per raggiungere l\u2019oggetto: nel positivismo, in particolare nella sua versione novecentesca, l\u2019oggetto \u00e8 come la cosa in s\u00e9 kantiana; il soggetto getta reti nel suo mare, le teorie; esse per\u00f2 non possono abbracciarlo, ma solo sottrargli qualche pesce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il cosiddetto idealismo tedesco persegu\u00ec con accanimento una filosofia della natura in cui le teorie scientifiche particolari, dalla matematica al diritto, fossero valorizzate come momenti della verit\u00e0 complessiva, il positivismo ottocentesco disconobbe l\u2019intimo rapporto tra filosofia e scienze. Nella sua legge dei tre stadi Comte ha stabil\u00ec una differenza tra metafisica orientata alle essenze e scienza orientata alle leggi sulla base dell&#8217;ignoranza dell\u2019identit\u00e0 tra universale e legge. \u00c8 sempre stato ovvio che l\u2019universale <em>non <\/em>significhi soltanto il quantificatore \u2018ogni\u2019 o \u2018tutti\u2019: per Aristotele l\u2019universale \u00e8 innanzitutto ci\u00f2 che si predica di <em>pi\u00f9<\/em> oggetti, non di tutti, dunque un termine definibile. Poich\u00e9 ogni definizione \u00e8 una legge, <em>universale <\/em>\u00e8 innanzitutto un oggetto determinato da una legalit\u00e0; i quantificatori universali, \u2018ogni\u2019 \u2018tutti\u2019, sono invece <em>determinazioni ulteriori<\/em> della prima universalit\u00e0<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Ogni nome comune, prima ancora della sua eventuale <em>forma <\/em>universale o particolare, \u00e8 dunque universale: <em>triangolo<\/em>, a prescindere che se ne consideri uno, qualche o tutti, \u00e8 un oggetto universale: definito cio\u00e8 secondo qualit\u00e0 e quantit\u00e0 da una legge. E l&#8217;universalit\u00e0 della legge, estesa su <em>pi\u00f9 <\/em>singoli, che precede dunque la <em>forma<\/em> <em>universale<\/em> del <em>tutti<\/em>, \u00e8 l\u2019essenza a cui mira la scienza. La separazione tra essenza e legge, posta da Comte e seguita dai positivisti, si riduce dunque a un fraintendimento indotto dalla volont\u00e0 di rompere i ponti con la tradizione<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Le conseguenze della separazione sono importanti. Mentre l\u2019essenza, essendo il nucleo <em>razionale <\/em>dell\u2019oggetto, comunica necessariamente un senso al soggetto, e questa comunicazione \u00e8 la verit\u00e0, la legge positivista, che rifiuta di essere essenza, che dunque non vuole avere nessun senso, deve essere raffigurazione della cosa nella sua estraneit\u00e0 insensata; la legge, la cui formulazione \u00e8 la vittoria sull\u2019estraneit\u00e0 della cosa e l\u2019evidenza della verit\u00e0 come armonia tra il soggetto e l\u2019oggetto, nell\u2019ottica del positivismo \u00e8 degradata a raffigurazione insensata dell\u2019empiria percettiva insensata, del <em>fatto<\/em>, utile ormai solo alla trasformazione della natura ai bisogni contingenti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019evoluzione delle scienze \u00e8 andata per\u00f2 nella direzione opposta a quella del placido ampliamento empirico previsto nel positivismo: non solo la matematica dell\u2019Ottocento si popol\u00f2 di teorie lontane dall&#8217;empiria percettiva, la fisica del tardo Ottocento ruppe con la metafisica elementare sottesa alla fisica newtoniana, si allontan\u00f2 dall&#8217;empirismo comune e torn\u00f2 ad accostarsi virtualmente alla filosofia. La filosofia non fu per\u00f2 in grado di rigenerarsi in questa convergenza: il venir meno del paradigma di Newton (beninteso non della sua fisica) non fu la ricostruzione di una filosofia della natura adeguata alle evoluzioni della scienza, ma la genesi di una polemica antiscientifica nobilitata dalla sigla di <em>neoidealismo<\/em>. Per esempio Bergson considera il tempo della scienza un artificiale irrigidimento del tempo vero, della <em>dur\u00e9e<\/em>; Klages considera lo spirito scientifico come antagonista dell&#8217;immagine psichica. Nulla pu\u00f2 per\u00f2 mostrare la distanza, anzi il contrasto radicale, tra neoidealismo e filosofia hegeliana a cui esso diceva di ispirarsi, quanto il contrasto tra il termine \u2018pseudoconcetto\u2019, con cui Croce ha indicato i termini delle scienze empiriche, e questo passo dell&#8217;\u00abEnciclopedia delle scienze filosofiche\u00bb: \u00abIn riferimento alla prima universalit\u00e0 astratta del pensiero, ha un senso esatto e profondo osservare che lo <em>sviluppo\u00a0<\/em>della filosofia \u00e8 dovuto all&#8217;esperienza. Da un lato le scienze empiriche non si arrestano alla percezione di <em>singolarit\u00e0<\/em> fenomeniche, ma tramite il lavoro del pensiero avvicinano la materia alla filosofia trovando le determinazioni universali, generi e leggi; cos\u00ec preparano quel contenuto del particolare in modo che possa essere assunto nella filosofia. D&#8217;altro lato esse contengono anche l&#8217;impulso per il pensiero a procedere verso queste determinazioni concrete. Nell&#8217;assumere questo contenuto il pensiero sopprime l&#8217;immediatezza ancora presente e l&#8217;essere-dato, e insieme si <em>sviluppa<\/em> da se stesso. In questo modo, mentre \u00e8 debitrice del suo sviluppo alle scienze empiriche, la filosofia conferisce al loro contenuto, al posto della certificazione del constatare e del fatto empirico, la forma essenzialissima della <em>libert\u00e0 <\/em>(dell&#8217;<em>apriori<\/em>) del pensiero e la <em>conferma della necessit\u00e0<\/em>, cos\u00ec che il fatto esponga e riproduca l&#8217;attivit\u00e0 originaria e completamente indipendente del pensiero\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Il neoidealismo, anzich\u00e9 contrastare il positivismo criticando i suoi equivoci, gli ha concesso l\u2019insensatezza della scienza e ha sperato di riguadagnare una visione teorica del senso cercandola <em>al di qua<\/em> o <em>al di l\u00e0<\/em> della scienza, in qualche oggetto originario che sarebbe precluso allo scienziato e accessibile solo al filosofo \u2013 ad assicurarlo una intuizione primigenia, come nel caso di Bergson, di Husserl o di Heidegger, oppure l&#8217;empiria storica, come nel caso di Croce e di tanto marxismo. La filosofia si inabissa cos\u00ec nella regressione narcisistica o nell&#8217;adesione alla brutale fattualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro l\u2019onnipotenza del soggetto neoidealista insorge il neopositivismo. Il suo terreno di coltura \u00e8 la disfatta che la Mitteleuropa subisce nella prima guerra mondiale, dunque un pressante bisogno di rottura con il passato, un desiderio di iniziare tutto da capo. Da questo terreno cos\u00ec arido non pu\u00f2 che nascere una riproposizione dell\u2019oggettivismo, dunque della vecchia intolleranza nei confronti della teoria. Nel contesto del neopositivismo originario la teoria scientifica consiste in un immenso giro di parole, in una proliferazione tautologica, il cui senso \u00e8 basato tutto sull\u2019ancoraggio a proposizioni protocollari, ossia immediatamente percettive. \u00c8 questa immediatezza percettiva e il rispetto del principio di identit\u00e0 nelle inferenze logiche ci\u00f2 a cui il primo neopositivismo riduce la scienza e il discorso razionale in genere. La sua irrilevanza per i problemi pi\u00f9 intimi del soggetto, per quello che Hegel chiamava <em>libert\u00e0<\/em>, \u00e8 espressa con brutalit\u00e0 da Wittgenstein, insieme all\u2019imposizione del silenzio su quei problemi.<\/p>\n<p>Il rozzo rifiuto della filosofia comporta un\u2019immagine della scienza cos\u00ec barbarica da far apparire comprensibile persino il suo rifiuto irrazionalistico: il ridurre la scienza a risultato di una ottusa induzione, anzich\u00e9 consolidarla contro il disprezzo neoidealista o esistenzialista, costituisce un argomento a favore di questo disprezzo. Di qui la genesi del falsificazionismo popperiano: esso vuole restituire dignit\u00e0 teorica alla scienza, restituire un qualche senso alla filosofia, distinguerle dall\u2019ideologia per combattere quest\u2019ultima. Questi nobili obiettivi sono per\u00f2 preclusi a Popper dai suoi pregiudizi positivisti, dalla sua profonda estraneit\u00e0 alla filosofia e dalla sua vicinanza all\u2019ideologia neoliberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il falsificazionismo vuole indicare un criterio che consenta di accettare o respingere una teoria scientifica senza impegnarsi a comprenderla e a criticarla con mezzi puramente logici. In questo accetta l\u2019idea tradizionale della logica, fatta propria anche dal neopositivismo, come di una scienza puramente analitica, in cui possono esserci non contraddizioni necessarie ma soltanto errori di calcolo. Ci\u00f2 che per Popper rende scientifica una teoria \u00e8 un legame con l\u2019esperienza, ma non il legame induttivo ancora caldeggiato dal neopositivismo, per il quale i fatti singoli sono dunque in grado di verificare una teoria. Popper respinge la verificabilit\u00e0 induttiva come indice della scientificit\u00e0 di una teoria facendo ricorso al vecchio argomento che una teoria \u00e8 universale, cio\u00e8 vale per infiniti casi, dunque non pu\u00f2 essere verificata come tale da un numero comunque finito di conferme. A dispetto della sua antichit\u00e0 si tratta per\u00f2 di un argomento insostenibile. Esso infatti priva, senza avvedersene, l\u2019esperienza della sua essenza temporale. \u2018L&#8217;esperienza \u00e8 temporale\u2019 significa: ogni suo fenomeno si differenzia, la permanenza gli \u00e8 estranea. Mentre gli oggetti logici, cio\u00e8 i significati delle parole, ci\u00f2 che Platone chiamava \u2018idee\u2019, restano uguali a se stessi, gli oggetti empirici sono il continuo tradimento della propria identit\u00e0. Che dunque dopo il primo cigno bianco ci sia un secondo cigno bianco, in virt\u00f9 della temporalit\u00e0 dell\u2019esperienza, non \u00e8 affatto <em>banale<\/em> e interpretabile come mera coincidenza da sottomettere a un disperato calcolo delle probabilit\u00e0: in virt\u00f9 della natura differenziante dell&#8217;empiria \u00e8 invece banale la deriva da se stessi dei cigni e del colore del loro piumaggio; che questa deriva non si verifichi, che ci sia un secondo cigno e che sia di nuovo bianco, implica il <em>conatus <\/em>del conservare se stessi <em>contro<\/em> la corrente differenziante del divenire, manifesta una identit\u00e0 nella variazione, dunque una legge, una universalit\u00e0. E la scienza consiste nel formularla in questa proposizione: \u2018Il cigno \u00e8 bianco\u2019, ossia l&#8217;oggetto universale \u2018cigno\u2019, identico a s\u00e9 secondo una legge, implica, secondo una legge da trovare (per esempio le necessit\u00e0 del mimetismo o della concorrenza per l&#8217;accoppiamento), la bianchezza come legge. Questa \u00e8 l\u2019induzione quale l&#8217;hanno intesa Aristotele e la tradizione filosofica. Essa non mira affatto alla proposizione: \u2018Tutti i cigni sono bianchi\u2019, che non \u00e8 una legge, ma una constatazione empirica in <em>forma<\/em> universale. Il rifiuto popperiano dell&#8217;induzione scambia l&#8217;universalit\u00e0 qualitativa della legge, che si manifesta nel semplice \u2018parecchi\u2019, con l&#8217;universalit\u00e0 formale del quantificatore \u2018ogni\u2019, e la sua paura di sbagliare testimonia la paura della verit\u00e0. La verit\u00e0 ha infatti un momento induttivo: essa \u00e8 accordo tra il concetto e la cosa, dunque, nel caso delle teorie scientifiche, tra la teoria e l\u2019esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifiutato il contatto induttivo con l\u2019esperienza sull&#8217;onda della polemica contro il neopositivismo, Popper intende tuttavia restare empirista, vuole quindi che l&#8217;esperienza discrimini tra scienza e non scienza. E argomenta cos\u00ec: se non pu\u00f2 verificare l\u2019universale, il particolare empirico pu\u00f2 almeno falsificarlo; dunque \u00e8 scientifica la teoria che si espone alla falsificazione facendo previsioni empiriche; se l\u2019esperienza le smentisce, allora la teoria scientifica sar\u00e0 falsa; se l\u2019esperienza le conferma, non per questo verifica la teoria, semmai la corrobora; dunque la teoria non sar\u00e0 mai vera, sar\u00e0 semplicemente <em>verosimile<\/em>, ossia avremo un motivo per sceglierla e usarla al posto di un\u2019altra teoria meno corroborata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza dell\u2019idea di corroborazione \u00e8 devastante. Significa: dalla scienza non possiamo aspettarci nessuna verit\u00e0; come le teorie del passato si sono mostrate non vere, cos\u00ec le attuali teorie che le hanno sostituite si mostreranno a loro volta non vere. Di conseguenza, come contro il fanatismo, anche contro l&#8217;esigenza di verit\u00e0 va pronunciato l\u2019appello con cui Voltaire siglava le sue lettere: \u00ab<em>\u00c9crasez l\u2019Inf\u00e2me<\/em>\u00bb. L&#8217;antica distinzione tra <em>\u03b4\u1f79\u03be\u03b1<\/em> ed <em>\u1f10\u03c0\u03b9\u03c3\u03c4\u1f75\u03bc\u03b7<\/em> \u00e8 cancellata; ogni <em>\u1f10\u03c0\u03b9\u03c3\u03c4\u1f75\u03bc\u03b7<\/em> \u00e8 solo <em>\u03b4\u1f79\u03be\u03b1<\/em> e l\u2019epistemologia, anzich\u00e9 teoria della scienza, diventa dossologia e teoria dell\u2019impossibilit\u00e0 della scienza vera, impossibilit\u00e0 del discorso oggettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Popper odia Hegel con tanta intensit\u00e0 da abbandonarsi spesso a insulti penosi. La sua conoscenza degli scritti del filosofo \u00e8 per\u00f2 cos\u00ec vaga che risulterebbe insufficiente perfino in un liceo mediocre: anche quando concede che la dialettica sia una buona descrizione empirica del progresso delle scienze, in realt\u00e0 ne ha un\u2019immagine non solo semplificata ed assimilata alla sua epistemologia, ma essenzialmente estranea all&#8217;autentico metodo hegeliano, che non \u00e8 solo dialettico, ma dialettico-speculativo. Per Popper questo metodo consisterebbe nel constatare che di solito a una certa teoria unilaterale viene opposta un\u2019altra teoria unilaterale e che esse confluiscono in una terza teoria \u2013 la tesi, l\u2019antitesi e la sintesi <em>inventate <\/em>chi sa quando dai manuali di filosofia e insinuate in Hegel. Il metodo hegeliano consiste invece nel compenetrarsi dei momenti a) intellettuale-dogmatico, b) razionale negativo o dialettico, c) razionale positivo o speculativo<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Le differenze sostanziali tra la vulgata popperiana e il metodo filosofico autentico sono due. In primo luogo, ogni teoria scientifica \u00e8 criticabile con mezzi puramente logici, ossia non occorre affatto attendere il fallimento delle sue previsioni per individuarne i limiti (e viceversa il fallimento di una sua previsione non ne decide affatto il destino), essi sono insiti nelle sue determinazioni positive, per il principio spinoziano che \u2018<em>omnis determinatio est negatio<\/em>\u2019 (certo, per farlo occorre rinunciare alla comodit\u00e0 dell&#8217;attendere e impegnarsi a studiare la teoria): la dialettica \u00e8 la confutazione di ogni verit\u00e0 e neanche le determinazioni pi\u00f9 semplici e sicure possono resisterle. Ma, in secondo luogo, la confutazione di una teoria <strong>non <\/strong>autorizza affatto a buttarla via come un&#8217;immondizia: mostrando che la teoria <em>T <\/em>\u00e8 confutata, la dialettica ha nel contempo dimostrato la verit\u00e0 della teoria <em>non-T<\/em>; dunque T non \u00e8 svanita nel nulla e sostituita da un&#8217;altra teoria immigrata da un&#8217;altra regione; \u00e8 sostituita da <em>non-T<\/em>, ossia, mentre \u00e8 negata, nel contempo \u00e8 anche conservata nella sua negazione, \u00e8 cio\u00e8 ridotta a momento della nuova teoria <em>non-T<\/em>. La speculazione, che ormai, anche in filosofi importanti, muove al massimo un sorriso supponente, che particolarmente tra i marxisti \u00e8 sinonimo di \u2018mistificazione\u2019, \u00e8 invece la capacit\u00e0 di invertire il principio spinoziano e di comprendere che \u2018<em>omnis negatio est determinatio<\/em>\u2019, che la <em>stessa <\/em>negazione di una teoria \u00e8 la nuova teoria, che la ragione non si distoglie da ci\u00f2 che come dialettica ha confutato per cercare idee altrove, ma indugia nel negato e, come speculazione, vi trova la nuova teoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;entrata in campo del momento speculativo cambia tutto nella considerazione del progresso della ragione. Esso non consiste affatto in un progresso della verosimiglianza indeterminata di teorie comunque non vere, ossia in un progresso da una congettura a un\u2019altra congettura, consiste invece nella particolarizzazione della verit\u00e0 elementare, cio\u00e8 dell\u2019idea assoluta, che altro non \u00e8 che lo stesso metodo dialettico-speculativo<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Se il falsificazionismo passa da una falsit\u00e0 a una nuova falsit\u00e0, il metodo filosofico, che \u00e8 al tempo stesso l&#8217;anima della realt\u00e0, nel falsificare ogni verit\u00e0 la conserva in quella successiva, in modo che nulla di ci\u00f2 che la ragione ha determinato va perduto, ma resta come base semplice degli sviluppi successivi. E cos\u00ec \u00e8 anche empiricamente. Solo un accecamento ideologico o l\u2019ignoranza della tradizione potrebbe opinare che le geometrie non euclidee rendano la geometria euclidea un&#8217;immondizia, che nell&#8217;astronomia copernicana non sia conservata l&#8217;astronomia tolemaica, che Einstein abbia sostituito Newton senza nel contempo conservarlo. No. Le nuove teorie confutano l&#8217;estensione universale di quelle precedenti, e proprio per questo ne conservano la verit\u00e0 come proprio elemento <em>particolare<\/em>. Questo conservarsi del negato nella sua negazione \u00e8 l&#8217;anima logica della verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riduzione della scienza a una sequenza di congetture provvisorie \u00e8 un\u2019ideologia nel senso marxiano del termine: una concezione logicamente insufficiente che si afferma in soccorso di interessi particolari. Il falsificazionismo sa scorgere il momento dialettico della ragione negativa, ma non sa scorgere il momento speculativo della ragione positiva. La dialettica senza speculazione \u00e8 per\u00f2 <em>scetticismo<\/em>. Lo scetticismo ha conosciuto la sua nobilt\u00e0 soltanto nell&#8217;epoca antica, quando seppe essere universale, non limitandosi a confutare la teoria ma applicando la propria corrosivit\u00e0 anche alla certezza sensibile. Con le sue smanie di persecuzione contro la teoria, con la sua fiducia nella certezza sensibile degli asserti base, il falsificazionismo rientra a pieno titolo nello scetticismo moderno. Per quanto si spacci come lotta al tradizionalismo autoritario (ma nessun riferimento alla tradizione \u00e8 per s\u00e9 autoritario), la sua benevolenza verso la fattualit\u00e0 prende una precisa piega conservatrice, fino a farne il sostrato ideologico del liberalismo di von Hayek, che, proprio a partire dal presupposto popperiano della minimalit\u00e0 e dell&#8217;incertezza della scienza in nostro possesso, condanna ogni intervento dello Stato che non sia in difesa dell&#8217;ordine economico <em>fattual<\/em>e. Che si debbano criticare le teorie sulla base dei fatti ha dunque la sgradevole conseguenza che la critica pu\u00f2 fermarsi all\u2019interno della scienza e lasciare intatto il mondo extra scientifico, il mondo della vita. Il mondo della vita, l\u2019insieme dei fatti particolari a cui la scienza deve sottostare come criterio ultimo, \u00e8 per\u00f2 il mondo\u00a0 anglosassone con la sua ritualit\u00e0 democratica, il suo mercato onnipotente e il suo imperialismo spietato, nel quale gi\u00e0 a partire da Bacone la scienza, anzich\u00e9 il fine dell\u2019uomo, \u00e8 lo strumento di valorizzazione del capitale. Di questo triste mondo il falsificazionismo \u00e8 l\u2019ideologia.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cfr. Aristotele, <em>De interpretatione<\/em>, cap. 7, 17 a-b.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Una volont\u00e0 che diventa irresistibile quando lo Stato di cui si fa parte subisce una sconfitta in un confronto bellico: oscurare il passato significa dimenticare la catastrofe. Il positivismo intollerante della metafisica e della tradizione \u00e8 legato al crollo dell&#8217;impero napoleonico e al crollo dell&#8217;impero austriaco.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Nota al \u00a7 12 dell&#8217;<em>Enciclopedia delle scienze filosofiche<\/em>. Traduzione nostra.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cfr. il \u00a7 79 dell&#8217;<em>Enciclopedia<\/em> e i tre seguenti.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ci\u00f2 che nel brano sopra citato Hegel chiama \u00abforma essenzialissima della libert\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo) A Mauro Orlandi Dopo la grande fioritura tra inizio Settecento e inizio Ottocento, la filosofia, anche dove essa professa di legarsi alla scienza e prende il nome di epistemologia, si \u00e8 inabissata in un oscurantismo che trova inopportuna la verit\u00e0 e si sforza di eluderla senza neanche pi\u00f9 comprendere cosa essa indichi. Eppure \u00abverit\u00e0\u00bb ha un significato preciso e universalmente noto, quello di accordo tra concetto e realt\u00e0. Che&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":65,"featured_media":31333,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[18,6],"tags":[5720,5719,5718,4610,389,1571],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/karlpopper.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-89c","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31322"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/65"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31322"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31322\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31344,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31322\/revisions\/31344"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/31333"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31322"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31322"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31322"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}