{"id":31345,"date":"2017-05-30T10:50:02","date_gmt":"2017-05-30T08:50:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31345"},"modified":"2017-06-01T19:46:00","modified_gmt":"2017-06-01T17:46:00","slug":"lassalto-allunita-propaganda-anti-risorgimentale-e-decostruzione-nazionale-una-replica-a-diego-fusaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31345","title":{"rendered":"L&#8217;assalto all&#8217;Unit\u00e0 &#8211; Propaganda anti-risorgimentale e decostruzione nazionale: una replica a Diego Fusaro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>BRUNO FARINELLI (FSI Torino)<\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il Risorgimento \u00e8 uno svolgimento storico complesso e contraddittorio, che risulta integrale da tutti i suoi elementi antitetici, dai suoi protagonisti e dai suoi antagonisti, dalle loro lotte, dalle modificazioni reciproche che le lotte stesse determinano e anche dalla funzione delle forze passive e latenti come le grandi masse agricole, oltre, naturalmente, la funzione eminente dei rapporti internazionali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><strong>A. Gramsci, <em>Il Risorgimento<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">La definizione di Risorgimento data da Antonio Gramsci si pu\u00f2 considerare come una tra le pi\u00f9 esaustive nella sua semplicit\u00e0 espositiva: nelle parole del filosofo di Ales questo processo politico \u00e8 descritto come la risultanza di molteplici fattori, alcuni in aperta contraddizione l\u2019uno con l\u2019altro, che si influenzarono reciprocamente e che furono influenzati a loro volta da una complessa serie di elementi esterni alle fazioni e alla nazione stessa. Il rapporto tra Gramsci e gli eventi risorgimentali \u00e8 affatto scevro da valutazioni negative ed \u00e8 condensato nella definizione di \u201cRivoluzione senza Rivoluzione\u201d. Il punto fondamentale della critica risiede nelle riflessioni sulla corrente che pi\u00f9 di altre avrebbe voluto e dovuto incarnare la spinta democratica, quella azionista, i cui capi carismatici furono Garibaldi e Mazzini. Per Gramsci il movimento azionista non seppe farsi partito, non riusc\u00ec a contrapporre una \u00abresistenza e una controffensiva organizzata\u00bb ai moderati facenti capo alla dinastia sabauda, fallendo nell\u2019imprimere una fase di violenza democratica che portasse a una svolta radicale<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. I rivoluzionari italiani non riuscirono a fare ci\u00f2 che invece riusc\u00ec ai giacobini francesi negli anni del Terrore. Questa critica, di tipo politico, si affianca a una di tipo economico che legge la relazione Nord-Sud come un rapporto tra una grande citt\u00e0 e una grande campagna e vede il verificarsi di un drenaggio di risorse dalla campagna verso la citt\u00e0<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo approccio critico si inseriva all\u2019interno della corrente di pensiero marxista, di cui Gramsci \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 importante esponente in Italia, e si fece portavoce delle istanze ideologiche che questo pensiero contraddistinsero. Potremmo discutere del fatto che non vi fossero le condizioni sociali o politiche perch\u00e9 si formasse un partito \u201cgiacobino\u201d che esercitasse una pressione democratica e che il partito d\u2019azione abbia speso la maggior parte delle sue energie per raggiungere l\u2019obiettivo primario della rivoluzione risorgimentale, l\u2019Unit\u00e0 nazionale italiana; di come la riduzione del rapporto Nord-Sud alla sola bilancia commerciale non tenesse conto di molti altri fattori politici, economici e culturali. Cos\u00ec come del fatto che Gramsci inser\u00ec la lotta comunista nel solco del Risorgimento quando sostenne che, nello scontro tra forze comuniste e capitaliste, il popolo percepiva \u00abla lotta tra la forza che li tiene soggetti e la forza che pu\u00f2 creare le condizioni della loro autonomia. La nazione italiana, come proletariato, ha dunque ripreso la tradizione mazziniana dandole una sostanza storica e una forma concreta nella lotta di classe\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019oggetto di questo articolo non vuole, per\u00f2, essere una critica agli scritti di Gramsci, poich\u00e9 le tesi del filosofo sardo si inseriscono in un preciso contesto storico e ideologico e perch\u00e9 in fondo il Risorgimento ha ricevuto critiche sin dalla nascita dello Stato italiano. Ci\u00f2 che qui si vuole porre in rilievo \u00e8 l\u2019accoglimento da parte di sedicenti pensatori indipendenti di una propaganda anti-risorgimentale spicciola e meschina, oltre che completamente avulsa da qualsiasi seria ricerca storica. In particolare ci si riferisce al discorso pronunciato da Diego Fusaro durante una comparsata televisiva, nel programma <em>Nemo<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/em> trasmesso su Rai2. Fusaro ci racconta di come \u00abla storia d\u2019Italia, quella con la \u201cs\u201d maiuscola, quella che ci raccontano a scuola\u00bb sia riassumibile nella dicotomia tra un nord produttivo e un sud inefficiente e che l\u2019unificazione italiana non sia stata nient\u2019altro che un abominio i cui \u00abtratti salienti\u00bb furono \u00absoprusi, angherie e uccisioni\u00bb. Il tutto condito dall\u2019affermazione che \u00abil Nord invase e aggred\u00ec il Sud, lo piovrizz\u00f2 (sic!), come dice Gramsci nei <em>Quaderni dal carcere<\/em>\u00bb. Proprio quest\u2019ultima affermazione ha ispirato l\u2019inizio di questo articolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La pretesa citazione di Gramsci non dice nulla della profondit\u00e0 del suo pensiero ed \u00e8 facilmente rapportabile in tutta la sua nullit\u00e0 con la citazione di apertura. Con quello che dice Fusaro, il pensiero del filosofo marxista non c\u2019entra nulla: \u00e8 solo un\u2019arma da brandire, un espediente retorico per ingannare chi ascolta e convincerlo della validit\u00e0 delle proprie parole. Perch\u00e9 ci\u00f2 che si vuole far passare \u00e8 la visione propagandata da esponenti di movimenti anti-nazionali, tanto al Settentrione quanto al Mezzogiorno, che vedono nella demonizzazione del Risorgimento la chiave di volta per scardinare l\u2019unit\u00e0 nazionale. Dietro le fantasie leghiste, i rigurgiti di sanfedismo e le velleit\u00e0 neo-guelfe si \u00e8 nascosta, si nasconde e si nasconder\u00e0 sempre la volont\u00e0 di distruggere l\u2019unit\u00e0 italiana e la costruzione di un\u2019identit\u00e0 nazionale libera da confini regionalistici o da volont\u00e0 ecclesiastiche. Pi\u00f9 che allievo indipendente di Marx ed Hegel, Fusaro sembra essere l\u2019allievo saccente di Pino Aprile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le conclusioni cui arriva lasciano in uno stato di confusione: l\u2019Italia sarebbe il nuovo meridione d\u2019Europa e sembra anche, da come parla il filosofo, che si meriti la profonda crisi in cui si trova (\u00abLo sappiamo la Terra \u00e8 tonda e si \u00e8 sempre il Sud di qualcun\u2019altro e l\u2019Italia scopre di essere la \u201cquestione meridionale\u201d dell\u2019Europa\u00bb). E allora come reagire alla \u201cquestione meridionale <strong>in Italia<\/strong> e <strong>in Europa<\/strong>\u201d? Secondo il filosofo in due modi: ponendo al \u201ccentro la solidariet\u00e0 comunitaria\u201d e \u201cperseguendo l\u2019interesse nazionale\u201d. Quindi dopo aver descritto come un\u2019opera di barbarie l\u2019unificazione italiana che sta alla radice della Nazione, il Popolo italiano dovrebbe porre a fondamento della sua politica la coscienza nazionale affidandosi non a una politica indipendente ma a una non meglio precisata \u201csolidariet\u00e0 comunitaria\u201d (nazionale o europea?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi scrive crede che Fusaro non sia uno sciocco, ma che semplicemente abbia percepito, come altri, quanto questa propaganda anti-risorgimentale stia prendendo piede pur non avendo nessuna validit\u00e0 storiografica. Anche altri momenti della storia italiana hanno vissuto la medesima decostruzione e demonizzazione: basti vedere quanto il periodo della Resistenza, non a torto identificato come un \u201cSecondo Risorgimento\u201d, sia stato messo da parte nella coscienza nazionale nel nome di una supposta demitizzazione o di quanto l\u2019esperienza della Prima Repubblica sia stata criminalizzata e abbandonata. Tutti questi periodi che hanno contraddistinto la storia d\u2019Italia furono percorsi da fratture, da errori e da ferite anche profonde, ma dalla nostra storia noi dobbiamo prendere la nostra forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Noi non facciamo nostri il mito del Risorgimento, il mito della Resistenza o il mito della Prima Repubblica: noi facciamo nostra la storia del Risorgimento, la storia della Resistenza e la storia della Prima Repubblica con tutto il loro carico di errori di cui siamo consapevoli ma che non ci impediscono di rivendicare le battaglie passate. Chi crede di poter gettare al vento la propria storia sar\u00e0 condannato alla sconfitta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> A. Gramsci, <em>Il nodo storico 1848-1849<\/em> in <em>Il Risorgimento<\/em>, p. 69 \u00a0<a href=\"http:\/\/www.classicistranieri.com\/liberliber\/Gramsci,%20Antonio\/il_ris_p.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.classicistranieri.com\/liberliber\/Gramsci,%20Antonio\/il_ris_p.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>Id.<\/em>,<em> Il problema della direzione politica nella formazione e nello sviluppo della nazione e dello Stato mode<\/em>rno in Italia in <em>Il Risorgimento<\/em>, p. 48.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>Id.<\/em>, <em>Il rapporto citt\u00e0-campagna nel Risorgimento e nella struttura nazionale italiana<\/em> in <em>Il Risorgimento<\/em>, p. 61.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a><em> Id.<\/em>, <em>L&#8217;Ordine nuovo (1919-1920<\/em>), p. 264; <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/1228-internazionalismo-e-questione-nazionale-nel-pensiero-di-gramsci.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.marx21.it\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/1228-internazionalismo-e-questione-nazionale-nel-pensiero-di-gramsci.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=QKfiGJERZfQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=QKfiGJERZfQ<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BRUNO FARINELLI (FSI Torino) Il Risorgimento \u00e8 uno svolgimento storico complesso e contraddittorio, che risulta integrale da tutti i suoi elementi antitetici, dai suoi protagonisti e dai suoi antagonisti, dalle loro lotte, dalle modificazioni reciproche che le lotte stesse determinano e anche dalla funzione delle forze passive e latenti come le grandi masse agricole, oltre, naturalmente, la funzione eminente dei rapporti internazionali. 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