{"id":31356,"date":"2017-05-30T12:56:24","date_gmt":"2017-05-30T10:56:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31356"},"modified":"2017-05-30T12:56:24","modified_gmt":"2017-05-30T10:56:24","slug":"tutte-le-vere-tensioni-fra-donald-trump-e-angela-merkel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31356","title":{"rendered":"Tutte le vere tensioni fra Donald Trump e Angela Merkel"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE.NET (Federico Punzi)<\/strong><\/p>\n<p>Terminato il primo viaggio all\u2019estero del presidente <strong>Donald<\/strong>\u00a0<strong>Trump<\/strong>, unendo i puntini disseminati nelle varie tappe possiamo provare a tratteggiare il disegno complessivo della politica estera della sua amministrazione. Innanzitutto, i temi che andranno studiati e approfonditi nei prossimi mesi. C\u2019\u00e8 il tema del ritorno della leadership americana. Una leadership che per\u00f2, diversamente dal passato, \u201cis not for free\u201d, non sar\u00e0 gratis. Per nessuno. Nemmeno per gli europei con i quali gli Stati Uniti condividono i valori di libert\u00e0 e democrazia. L\u2019America non vuole pi\u00f9 pagare per la sicurezza e il benessere altrui. E Trump ha presentato il conto. Non sar\u00e0 gratis n\u00e9 sul piano militare, gli alleati dovranno accollarsi la giusta quota di spese e di oneri. N\u00e9 sul piano commerciale: gli Stati Uniti non sono pi\u00f9 disponibili a perdere tessuto produttivo e posti di lavoro sull\u2019altare del libero commercio mondiale e della globalizzazione. La parola chiave \u00e8 reciprocit\u00e0. Inoltre, \u00e8 una leadership dalla natura molto diversa da quella che i suoi predecessori hanno cercato con alterne fortune di esercitare. Non di natura \u201cimperiale\u201d, ma una leadership esercitata come nazione. Gli Stati Uniti sono una nazione sovrana ancora in grado di, e determinata a, tutelare i propri interessi nazionali e valori ovunque siano minacciati nel mondo, ma non pretendono di dare lezioni alle altre nazioni su come vivere a casa loro. N\u00e9 nella variante \u201cesportazione della democrazia\u201d di <strong>Bush jr.<\/strong>, n\u00e9 in quella liberal e global di <strong>Obama<\/strong>.<\/p>\n<p>Un altro tema, collegato al primo, \u00e8 il ritorno delle nazioni e dei confini: nella dichiarazione finale del G7 di Taormina, accanto ai diritti dei migranti e dei rifugiati, si ribadiscono, su richiesta di Trump sostenuta probabilmente da altri leader, \u201ci diritti sovrani degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i propri confini e stabilire politiche nell\u2019interesse nazionale e per la sicurezza nazionale\u201d.<\/p>\n<p>Terzo tema, anch\u2019esso collegato agli altri due. Si \u00e8 manifestato l\u2019approccio affaristico, da negoziatore di Trump alla politica estera. Le alleanze e i consessi multilaterali sono utili solo se attraverso il negoziato tra i partner si arriva a un compromesso funzionale agli interessi americani, altrimenti sono solo un peso di cui liberarsi: \u201cAmerica First\u201d. Un approccio per\u00f2 mitigato, per esempio per quanto riguarda la Nato, dal team di politica estera e di sicurezza dell\u2019amministrazione Usa, di cui fanno parte il segretario alla difesa <strong>Mattis<\/strong>, il segretario di Stato <strong>Tillerson<\/strong> e il consigliere per la sicurezza nazionale <strong>McMaster<\/strong>, il cui approccio \u00e8 pi\u00f9 tradizionale e vede nell\u2019Alleanza atlantica, per la comunanza di valori tra i paesi membri, un asset strategico in s\u00e9 per gli Stati Uniti, e un moltiplicatore di forza.<\/p>\n<p>Quarto tema: si \u00e8 ormai affermata a questo G7, e per impulso non solo della presidenza americana, una visione meno ottimistica della globalizzazione. Siamo entrati nella fase degli aggiustamenti da apportare per correggere le distorsioni provocate da quell\u2019ordine aperto e \u201cliberale\u201d, da \u201cfine della storia\u201d, che era stato edificato a partire dalla fine della Guerra Fredda. Il premier italiano <strong>Gentiloni<\/strong> sembra aver afferrato lo spirito del tempo rappresentato da Trump quando ha detto che \u201cuna certa ebbrezza della globalizzazione \u00e8 alle nostre spalle. Dirsi a favore del libero scambio non significa non rendersi conto delle diseguaglianze pi\u00f9 estreme e combatterle\u201d. La parola chiave \u00e8 \u201criequilibrio\u201d. Nella dichiarazione finale del G7 viene s\u00ec ribadito l\u2019impegno a tenere i mercati aperti e combattere il protezionismo. Ma viene anche introdotto il concetto caro a Trump di \u201cfair trade\u201d e reciprocit\u00e0 dei vantaggi. I leader \u201cspingono per la rimozione di tutte le pratiche commerciali distorsive (dumping, barriere non tariffarie discriminatorie, trasferimenti di tecnologia forzati, sussidi e altri sostegni dai governi e dalle istituzioni) in modo da incoraggiare condizioni realmente uguali per tutti\u201d. Il commercio internazionale deve essere libero, ma corretto e riequilibrato. Sulla globalizzazione i leader del G7 sembrano aver recepito dunque il messaggio portato da Trump: si va verso una correzione di rotta, anche perch\u00e9 la crisi del ceto medio in tutti i paesi avanzati, la sua mancanza di prosperit\u00e0 e soprattutto di prospettive, rischia di far deragliare anche le istituzioni democratiche.<\/p>\n<p>Quinto e ultimo tema: era gi\u00e0 in crisi da tempo, ma da domenica sembra improvvisamente superato l\u2019ordine mondiale post-1945, che ha visto il mondo occidentale prima compatto nel contrapporsi al blocco sovietico e poi, cessata la minaccia comunista, impegnato nel realizzare le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione. La divisione che sta emergendo tra le nazioni occidentali, l\u2019Anglosfera da una parte e l\u2019Europa continentale, Germania in testa, dall\u2019altra, con la Francia in mezzo, sembra ricalcare quella ottocentesca, precedente al primo conflitto mondiale. In questo contesto, la frattura <strong>Trump<\/strong>&#8211;<strong>Merkel<\/strong> segna il ritorno in Occidente della \u201cquestione tedesca\u201d, un nazionalismo ben travestito da europeismo.<\/p>\n<p>Nelle varie tappe del viaggio del presidente Trump (Medio Oriente, Nato a Bruxelles, G7 di Taormina) sono emersi con maggiore chiarezza gli attori internazionali che a Washington sono considerati alleati, vecchi o nuovi, e avversari. Per la precisione, due nemici e tre avversari strategici. I nemici si trovano in Medio Oriente: l\u2019Isis ovviamente, ma in generale l\u2019estremismo islamico, e l\u2019Iran, ritenuto il principale stato sponsor del terrorismo al mondo e fattore di instabilit\u00e0 in Medio Oriente. Nel discorso di Riad, che abbiamo analizzato in <a title=\"un precedente articolo per Formiche.net \" href=\"http:\/\/formiche.net\/2017\/05\/25\/trump-medioriente-politica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un precedente articolo per <em>Formiche.net<\/em><\/a>, il presidente Trump ha assicurato ai tradizionali alleati arabi sunniti l\u2019impegno Usa a contenere e isolare l\u2019Iran. Ma anche questa alleanza non \u00e8 gratis: i leader arabi dovranno in cambio combattere per davvero l\u2019estremismo islamico. Gli avversari, con i quali cooperare quando possibile e confrontarsi per indurli a mutare comportamenti che ledono gli interessi americani, sono innanzitutto Russia e Cina. Il raid americano in Siria in risposta all\u2019attacco chimico ordinato da <strong>Assad<\/strong> sulla popolazione civile \u00e8 servito a mettere pressione su entrambe. Sulla Russia, per indurla a rompere il suo asse con Teheran e a dimostrare di essere un player responsabile, che coopera per la stabilit\u00e0 della regione, se vuol essere reintegrata nel tavolo dei grandi. Trump non intende regalare nulla a <strong>Putin<\/strong> sull\u2019Ucraina: gli Usa continuano a considerare illegale l\u2019annessione della Crimea da parte russa e le sanzioni contro Mosca resteranno in vigore fino alla completa applicazione degli accordi di Minsk e al completo rispetto della sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 dell\u2019Ucraina (stessa linea ribadita nella dichiarazione finale del G7 di Taormina). Pressione anche sulla Cina, per indurla a esercitare tutta la sua influenza per disinnescare la minaccia nucleare della Corea del Nord. Non solo nei giorni scorsi la terza portaerei Usa \u00e8 giunta nella zona della penisola coreana, ma il cacciatorpediniere Uss Dewey si \u00e8 addentrato entro le 12 miglia dalla costa di una delle isole artificiali realizzate da Pechino nel Mar cinese meridionale, dimostrando che Washington non riconosce la sovranit\u00e0 cinese su quelle isole e quelle acque.<\/p>\n<p>Ma come \u00e8 emerso dall\u2019ultima tappa del viaggio di Trump, il G7 di Taormina, c\u2019\u00e8 un terzo avversario. Potr\u00e0 destare una certa sorpresa, ma \u00e8 in Europa: la Germania. Investito dal \u201cciclone Trump\u201d, come definito dal direttore del quotidiano <em>La Stampa<\/em> <strong>Maurizio Molinari<\/strong>, \u00e8 stato un G7 di svolta, lontano dall\u2019unanimismo inconcludente che di solito caratterizza questi vertici. Nonostante i media abbiano tentato di rappresentare Trump come un bullo, distratto oltre i limiti della maleducazione, le impressioni riportate dagli stessi leader partecipanti al vertice dicono altro. Il presidente americano \u00e8 apparso s\u00ec determinato nella difesa delle sue posizioni sui vari temi, e anche con un certo grado di successo, ma anche aperto e curioso nell\u2019ascoltare le argomentazioni altrui. Trump viene descritto come \u201cattento e partecipe\u201d (persino nel momento del \u201cdrafting\u201d) dal premier Gentiloni: \u201cMolto dialogante, molto curioso, con una capacit\u00e0 e una volont\u00e0 di interloquire e apprendere da tutti gli interlocutori\u201d. \u201cHo trovato una persona aperta che ha volont\u00e0 di lavorare con noi\u201d, ha ammesso anche il presidente francese <strong>Macron<\/strong>, che domenica in un\u2019intervista al <em>Corriere<\/em> si \u00e8 mostrato ottimista sul presidente americano: \u201cE\u2019 una personalit\u00e0 forte, decisa, ma aperta, pragmatica, realista, capace sia di ascoltare, sia di arrivare dritta al punto\u201d. Ha accettato di confrontarsi, non si \u00e8 chiamato fuori, il G7 non \u00e8 fallito: \u201cAbbiamo dimostrato di essere una comunit\u00e0 di valori e Trump ne fa parte, non si chiama fuori. Far\u00e0 la sua parte\u201d.<\/p>\n<p>Toni molto diversi anche nel riferire la discussione e il mancato accordo con gli Stati Uniti sul clima tra la Merkel, che ha parlato di una \u201cdiscussione difficile, o piuttosto molto insoddisfacente\u201d, e lo stesso Macron, che invece ha riferito di \u201cdiscussioni ricche, progressi, vero scambio\u201d, e di aver visto un Trump \u201cpragmatico\u201d, propenso ad ascoltare. Non tutti i leader insomma hanno preso cos\u00ec male come la cancelliera tedesca le \u201cdivergenze\u201d con Trump al G7 di Taormina. Che si siano resi conto che il presidente americano pu\u00f2 offrire una valida sponda per ridimensionare l\u2019egemonia tedesca in Europa?<\/p>\n<p>L\u2019impressione infatti \u00e8 che durante il vertice il pressing di Trump sia stato particolarmente forte su Berlino, soprattutto riguardo il commercio: ha definito \u201cmolto cattiva\u201d la politica tedesca dei surplus commerciali. E il fastidio per i surplus tedeschi \u00e8 un sentimento condiviso da molti paesi europei. Sul commercio il presidente Usa sembra aver trovato in Macron una sponda: \u201cBasta dumping sociale\u201d da parte di paesi dove gli operai hanno bassi salari e nessun diritto, \u201cbasta lavoratori delocalizzati\u201d. Chiss\u00e0 che fra i due non sia scoccata una scintilla, una sintonia personale\u2026 Il presidente francese, ha osservato anche Molinari, \u201csi \u00e8 rivelato il pi\u00f9 attento alle istanze americane: anche lui \u00e8 arrivato all\u2019Eliseo spinto dalla protesta contro le diseguaglianze ed i partiti tradizionali, rendendosi conto della necessit\u00e0 di un cambio di approccio alla distribuzione della ricchezza globale\u201d.<\/p>\n<p>Invece che uscire ridimensionato Trump, da questo G7 potrebbe essere uscita ridimensionata (e persino un po\u2019 isolata) la Merkel. E questo spiegherebbe perch\u00e9 domenica la cancelliera ha rincarato la dose: \u201cI tempi in cui potevamo fidarci completamente degli altri sono passati da un bel pezzo, questo l\u2019ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani\u201d. Nella frase successiva, sulla necessit\u00e0 di mantenere naturalmente \u201crelazioni amichevoli con Stati Uniti e Regno Unito\u201d, sullo stesso piano tra \u201cgli altri vicini\u201d dell\u2019Europa ha citato la Russia di Putin. Con le sue parole la Merkel suggerisce di considerare concluso l\u2019ordine mondiale post-bellico, noi europei dovremmo smettere di considerare i nostri liberatori, Stati Uniti e Regno Unito, \u201calleati affidabili\u201d, per entrare in una nuova epoca di equidistanza dai nostri vicini a Occidente e ad Oriente. Ma la solidariet\u00e0 transatlantica pu\u00f2 andare in frantumi per una divergenza sull\u2019accordo di Parigi sul clima? O \u00e8 solo un pretesto?<\/p>\n<p>Sempre domenica la <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/em> ha riferito di un \u201cpiano segreto\u201d della cancelliera per costruire una Unione europea politicamente ed economicamente pi\u00f9 forte e indipendente. Un piano basato su tre pilastri: prioritaria la gestione della crisi dei migranti, quindi la stabilizzazione della Libia; una politica di difesa comune, con il via libera a un comando centrale di contingenti degli eserciti europei; e infine l\u2019unione economica e monetaria, con il governatore della Bundesbank<strong> Jens Weidmann<\/strong> pronto a sostituire<strong> Mario Draghi<\/strong> al timone. Il piano di un\u2019Europa equidistante tra Stati Uniti e Russia non \u00e8 nuovo, \u00e8 coltivato da anni a Parigi e a Berlino e le dichiarazioni di Angela Merkel non fanno altro che evocarlo. Un piano che per\u00f2 pu\u00f2 rivelarsi un\u2019illusione, se non addirittura un incubo. Un\u2019Europa distante da Washington e Londra, esposta all\u2019aggressivit\u00e0 della Russia, assediata dall\u2019estremismo islamico e dalla pressione demografica di Medio Oriente e Nord Africa\u2026 Auguri.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che di strappo in strappo il processo di allontanamento della Germania dagli Stati Uniti non nasce con Trump e va avanti dalla riunificazione tedesca, che non sarebbe avvenuta cos\u00ec speditamente e morbidamente senza il sostegno degli Stati Uniti, contro i pareri dei russi, dei britannici e dei francesi. Ricordiamo la contrariet\u00e0 dell\u2019allora premier britannica <strong>Margaret Thatcher<\/strong> (la riunificazione \u201cnon porter\u00e0 a una Germania europea ma a un\u2019Europa tedesca\u201d), le preoccupazioni dell\u2019allora presidente francese <strong>Mitterand<\/strong> (far\u00e0 riemergere i tedeschi \u201ccattivi\u201d) e l\u2019emblematica battuta dell\u2019ex presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti: \u201cAmo talmente tanto la Germania che ne preferivo due\u201d. Ma da allora (altro che Trump\u2026) la Germania non ha fatto altro che distanziarsi dall\u2019alleato americano. Fin dalla crisi jugoslava. Berlino decideva di procedere al riconoscimento di Slovenia e Croazia, senza attendere l\u2019Europa e contro il parere di Washington, salvo poi rifiutare di assumersi la responsabilit\u00e0 di gestire la crisi come chiedevano gli americani. Nel 2003 la rottura tra <strong>Bush<\/strong> e <strong>Schroeder<\/strong> sulla guerra in Iraq. Pur nella cordialit\u00e0 e nella stima reciproca, le relazioni non sono migliorate tra il presidente Obama e la cancelliera Merkel, che ha ignorato le richieste americane di abbandonare l\u2019austerit\u00e0 per una politica economica espansiva dopo la crisi finanziaria del 2008 e la crisi dell\u2019Eurozona nel 2010.<\/p>\n<p>La riunificazione tedesca fu accettata sulla base della duplice garanzia dell\u2019appartenenza della nuova Germania alla Nato e del quadro politico-istituzionale dell\u2019Ue, all\u2019interno di un ordine post-1945 che la vedeva in stretta partnership con i due vincitori occidentali della guerra: Stati Uniti e Regno Unito. Ma ora, assunta la guida politica ed economica dell\u2019Ue (senza Londra nessun paese membro, nemmeno la Francia, pu\u00f2 rappresentare un efficace contrappeso), la Germania ci spiega che sarebbe arrivato il momento di non ritenere pi\u00f9 affidabili americani e inglesi come alleati e guarda caso di progettare una difesa comune europea, in prospettiva alternativa alla Nato.<\/p>\n<p>\u201cCon la Brexit svanisce la speranza pi\u00f9 realistica per una soluzione europea alla nuova questione tedesca\u201d e \u201cla prospettiva di un cambiamento viene dall\u2019esterno dell\u2019Europa\u201d, avverte il politologo <strong>Walter Russell Mead<\/strong>, spiegando come l\u2019europeismo di cui i tedeschi vanno cos\u00ec fieri nasconda in realt\u00e0 politiche nazionaliste. Un\u2019analisi che abbiamo gi\u00e0 riportato per <em><a title=\"Formiche.net\" href=\"http:\/\/formiche.net\/2017\/03\/23\/germania-europa-walter-russell-mead\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Formiche.net<\/a><\/em>. Cosa succede, si chiede, \u201cse la Germania non \u00e8 pi\u00f9 vista come un pilastro leale dell\u2019Occidente, ma come una potenza sconsiderata e mercantilista che mina l\u2019Europa e danneggia l\u2019economia americana\u201d? La leadership tedesca infatti \u201cpoggia su basi insostenibili, al prezzo di un\u2019Unione europea sempre pi\u00f9 instabile e divisa\u201d. \u201cSe Russia, Turchia e Stati Uniti sono uniti nell\u2019opporsi al progetto tedesco (sebbene non per gli stessi motivi e non con gli stessi obiettivi), e se \u00e8 crescente il malessere di buona parte dei Paesi Ue, prima o poi il sistema si scontrer\u00e0 con sfide che non pu\u00f2 superare. Lo status quo \u2013 conclude WRM \u2013 non pu\u00f2 durare, e pi\u00f9 a lungo Berlino ritarda un cambio di rotta, pi\u00f9 sar\u00e0 doloroso, pi\u00f9 alto sar\u00e0 il prezzo che dovr\u00e0 essere pagato\u201d.<\/p>\n<p>A questo punto bisogna rispondere ad alcune domande: vuole liquidare la Nato chi pretende che ogni membro contribuisca il giusto, il pattuito, e propone un riorientamento strategico dell\u2019alleanza sulla lotta al terrorismo, oppure chi pur tra i membri pi\u00f9 ricchi non spende quanto dovuto, n\u00e9 partecipa alle missioni quanto potrebbe? Chi vuole liquidare la Nato non \u00e8 Washington, non \u00e8 alla Casa Bianca, ma \u00e8 a Berlino. \u00c8 la Germania, con una spesa militare ridicola rispetto alla sua ricchezza e una partecipazione quasi nulla alle missioni, che ora che il Regno Unito \u00e8 fuori dall\u2019Ue intende lanciare la difesa comune europea, in prospettiva alternativa alla Nato e come ombrello del suo riarmo.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/formiche.net\/2017\/05\/30\/trump-merkel\/\">http:\/\/formiche.net\/2017\/05\/30\/trump-merkel\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE.NET (Federico Punzi) Terminato il primo viaggio all\u2019estero del presidente Donald\u00a0Trump, unendo i puntini disseminati nelle varie tappe possiamo provare a tratteggiare il disegno complessivo della politica estera della sua amministrazione. Innanzitutto, i temi che andranno studiati e approfonditi nei prossimi mesi. 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