{"id":31367,"date":"2017-05-31T08:00:12","date_gmt":"2017-05-31T06:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31367"},"modified":"2017-05-30T14:54:10","modified_gmt":"2017-05-30T12:54:10","slug":"si-puo-combattere-la-disoccupazione-se-non-si-sa-da-cosa-origina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31367","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 combattere la disoccupazione se non si sa da cosa origina?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di RETE MMT \u00a0(Gianluca Campo)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il lavoro \u00e8 la propulsione attraverso cui le persone concorrono al progresso della societ\u00e0. Il lavoro \u00e8 una dimensione costitutiva dell\u2019essere umano, perch\u00e9 consente all\u2019uomo di esplicitare quelle che altrimenti sarebbero solo potenzialit\u00e0. Tramite il lavoro l\u2019uomo esprime la propria personalit\u00e0 e trova centralit\u00e0 in una comunit\u00e0 espressione di pi\u00f9 individui.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 il lavoro che conferisce senso alla cittadinanza e motivo di partecipazione allo sviluppo della societ\u00e0. Pertanto si pu\u00f2 affermare che la disoccupazione \u00e8 il pi\u00f9 grande ostacolo al benessere e alla prosperit\u00e0 della societ\u00e0 nel suo complesso. I disoccupati non solo vengono privati della possibilit\u00e0 di guadagnare un reddito con cui sostenersi, ma vengono esclusi dal processo di organizzazione della vita sociale. La disoccupazione disintegra la relazione tra il singolo e la comunit\u00e0, aliena la persona dal contesto, la priva di senso di identit\u00e0 e di autostima. Nei casi peggiori, il disagio esistenziale pu\u00f2 culminare in gesti di disperazione estrema.<\/p>\n<p>Dal punto di vista economico, la forza-lavoro inutilizzata incontra un progressivo deterioramento della capacit\u00e0 produttiva e la relativa mancata produzione si riflette in una rinuncia di beni e servizi per tutta la societ\u00e0.<\/p>\n<p>Anche coloro i quali risultano essere occupati riscontreranno amare conseguenze in uno scenario in cui vi \u00e8 alta disoccupazione. Questi ultimi, infatti, soffriranno la presenza dell\u2019\u201desercito industriale di riserva\u201d, garante di una spinta al ribasso dei salari e di un aumento della ricattabilit\u00e0 del lavoro. La disoccupazione, motore primo della povert\u00e0 e delle disuguaglianze, presenta inoltre una serie formidabile di esternalit\u00e0 negative connesse ai reati di violenza, a quelli ambientali, alla promozione di ostilit\u00e0 etniche, oltre che rappresentare un elemento di instabilit\u00e0 sociale e politica.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi indispensabile che la prima voce dell\u2019agenda dei Governi sia dedicata alla lotta alla disoccupazione. Una reale agenda politica orientata alla lotta alla disoccupazione ha come presupposto la comprensione di questi tre aspetti:<\/p>\n<p>-Cos\u2019\u00e8 la disoccupazione,<br \/>\n-Perch\u00e9 esiste la disoccupazione,<br \/>\n-Qual \u00e8 il significato economico della disoccupazione.<br \/>\n<strong>Il disoccupato<\/strong> \u00e8 colui che, volendo e potendo, offre la propria disponibilit\u00e0 a lavorare in cambio di una remunerazione in una valuta specifica, ma che non trova un posto di lavoro. La sua offerta di lavoro non incontra la domanda di lavoro di qualcun altro all\u2019interno dell\u2019economia. Qui \u00e8 bene chiarire l\u2019origine dell\u2019offerta di lavoro o, in altri termini, cosa e chi crea la disponibilit\u00e0 delle persone ad offrire la propria forza-lavoro in cambio di una valuta specifica. Per far questo occorre chiamare in causa il ruolo dello Stato.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo \u00e8 l\u2019unica istituzione dotata del monopolio della forza, tramite cui riesce ad imporre alla collettivit\u00e0 una tassazione denominata nella valuta che lei stessa crea. Una volta imposta la tassazione, gli agenti economici ricercheranno una valuta specifica (precisamente la valuta in cui \u00e8 espressa la tassazione), attraverso la quale potranno adempiere il pagamento delle tasse. I soggetti, per non andare incontro a sanzioni stabilite dallo stesso Stato, dovranno ottemperare all\u2019onere del pagamento delle tasse e, pertanto, venderanno forza-lavoro o merci in cambio di valuta. \u00c8 dunque lo Stato che, attraverso la tassazione imposta sulla base della coercizione, induce la popolazione ad offrire forza-lavoro in cambio di valuta.<\/p>\n<p>Chiarito ci\u00f2, possiamo analizzare il fenomeno della disoccupazione da una prospettiva prettamente economica.<\/p>\n<p><strong>La disoccupazione \u00e8 sempre una questione di reddito non speso<\/strong>. Qualcuno, all\u2019interno dell\u2019economia, spende in misura minore rispetto al reddito che percepisce; questo risparmio comporta un invenduto di beni e servizi prodotti e, quindi, una riduzione dell\u2019occupazione[1]. Il risparmio pu\u00f2 quindi essere visto come una spesa non effettuata, ed \u00e8 proprio questa spesa mancante che d\u00e0 luogo ad una giacenza di lavoro o produzione. Dal punto di vista contabile, se qualcuno spende meno del suo reddito, allora qualcun altro deve spendere in misura superiore al suo reddito affinch\u00e9 l\u2019intera offerta di lavoro, e del suo prodotto, sia venduta.<\/p>\n<p>La disoccupazione \u00e8 quindi la prova che qualcuno, all\u2019interno dell\u2019economia, ha speso meno del suo reddito, e tale risparmio non \u00e8 stato compensato da una spesa che eccede il reddito da parte di qualche altro soggetto. Alla luce di ci\u00f2, possiamo definire la disoccupazione come la prova che n\u00e9 all\u2019interno del settore privato, n\u00e9 nel complesso delle amministrazioni pubbliche, vi \u00e8 sufficiente spesa in deficit per compensare il risparmio di chi non spende interamente il proprio reddito. \u00c8 quindi necessario che uno dei due settori dell\u2019economia effettui una spesa maggiore rispetto al livello delle proprie entrate.<\/p>\n<p><strong>La strategia narrata dall\u2019Eurozona<\/strong><br \/>\nL\u2019area Euro ha perseguito una linea di politica monetaria espansiva con l\u2019obiettivo di stimolare un indebitamento di qualche soggetto all\u2019interno del settore privato. Fissando i tassi d\u2019interesse ai minimi storici, la Banca Centrale Europea pensava di convincere gli agenti economici privati ad indebitarsi con il sistema bancario affinch\u00e9 essi spendessero in deficit, sostenendo obiettivi di crescita occupazionale. Secondo questa logica, tassi pi\u00f9 bassi avrebbero portato ad una crescita trainata da indebitamento privato. Ma questo non ha funzionato e non pu\u00f2 funzionare.<\/p>\n<p>Lo Stato \u00e8 infatti un grande pagatore netto di interessi al settore privato e, abbassando i tassi, riduce la spesa da interesse che il governo paga all\u2019economia. Restringendo parte delle entrate del settore privato, la riduzione dei tassi \u00e8 cos\u00ec stata una misura in s\u00e9 recessiva. Inoltre, di per s\u00e9, la decisione di portare i tassi di interesse vicino allo zero non pu\u00f2 convincere le imprese ad indebitarsi verso le banche per effettuare investimenti che rilancino l\u2019occupazione, n\u00e9 tantomeno pu\u00f2 indurre gli istituti di credito ad aumentare i prestiti verso le imprese. Anche le banche sono enti soggetti al fallimento.<\/p>\n<p>E non \u00e8 possibile aspettarsi da loro grandi operazioni di elargizione di credito a imprese e famiglie, in un contesto di austerit\u00e0. Gli aumenti di tasse e i tagli alla spesa pubblica derivanti dalle politiche di austerit\u00e0 conducono ad una diminuzione dei redditi dei soggetti, con conseguenti cali di consumi e, per riflesso, del venduto. In tale scenario di diminuzione generalizzata delle vendite, e quindi dei fatturati aziendali, non \u00e8 pensabile una forte esposizione delle banche al rischio di elargizione del credito[2].<\/p>\n<p>Il quadro macroeconomico non suggerisce affidabilit\u00e0 in merito alla capacit\u00e0 di restituzione dei prestiti da parte di imprese e famiglie, il cui rating bancario e il merito creditizio divengono declassati. La politica monetaria, anche se incondizionata grazie ai tassi d\u2019interesse prossimi allo zero, non \u00e8 perci\u00f2 in grado di giocare un ruolo attivo in merito ai processi decisionali delle banche nell\u2019erogazione dei prestiti[3].<br \/>\nLa strategia della BCE di far leva sui tassi di interessi per indurre un\u2019espansione del debito privato ha rivelato la propria impotenza nel raggiungere certi obiettivi.<\/p>\n<p><strong>Di cosa l\u2019economia ha bisogno per arrivare alla piena occupazione<\/strong><br \/>\nIn un contesto macroeconomico che soffre a causa delle politiche di austerit\u00e0, non si pu\u00f2 chiedere alle banche di sostenere il rischio di dare credito quando le aziende non registrano fatturato, n\u00e9 alle imprese di investire in produzione che rimarr\u00e0 invenduta a causa della bassa domanda per i loro prodotti, n\u00e9 tanto meno auspicare che siano le famiglie a spendere di pi\u00f9 quando gi\u00e0 hanno difficolt\u00e0 ad adempiere i propri obblighi di pagamento. Nessuno degli agenti economici presenti all\u2019interno del settore privato pu\u00f2 quindi sostenere l\u2019onere di effettuare spesa in deficit per compensare la spesa mancante di chi risparmia. All\u2019interno dell\u2019economia rimane perci\u00f2 uno ed un solo soggetto che pu\u00f2 effettuare una spesa in deficit.<\/p>\n<p><strong>Questo soggetto \u00e8 lo Stato.<\/strong><\/p>\n<p><em>Lo Stato \u00e8 l\u2019istituzione pubblica che non ha vincoli di natura finanziaria alla propria capacit\u00e0 di spesa, ma solo limiti reali.<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 vuol dire che possiede la capacit\u00e0 finanziaria di spendere in deficit per assorbire l\u2019intera produzione di beni e servizi ed abbattere la disoccupazione. Lo Stato potr\u00e0 sempre vendere la valuta che crea per comprare i beni e i servizi reali di cui desidera approvvigionarsi. La valuta \u00e8 infatti un monopolio dello Stato[4].<\/p>\n<p>Possiamo affermare che, all\u2019interno del settore privato, se la volont\u00e0 di chi vuole risparmiare non \u00e8 compensata dalla volont\u00e0 di qualcun altro di indebitarsi, allora si avr\u00e0 una domanda di risparmio netto che rimarr\u00e0 insoddisfatta[5]. A questo punto, soltanto la spesa in deficit[6] del monopolista della valuta potr\u00e0 soddisfare il desiderio di risparmio netto espresso dal settore privato. Solo lo Stato, tramite una spesa pubblica in disavanzo, potr\u00e0 creare attivit\u00e0 finanziarie nette[7] in grado di soddisfare la volont\u00e0 del settore privato di risparmiare in modo netto e raggiungere quindi l\u2019obiettivo della piena occupazione. Da qui possiamo concepire la disoccupazione come prova del fatto che il monopolista della valuta sta fissando il proprio deficit (ovvero l\u2019offerta di attivit\u00e0 finanziarie nette denominate nella sua valuta) ad un livello troppo basso per poter soddisfare il desiderio di risparmio netto del settore privato.<\/p>\n<p>Lo Stato dovr\u00e0 quindi avvalersi di operazioni interne al quadro della <strong>politica fiscale<\/strong>, e non di quella monetaria. \u00c8 s\u00ec vero che la BCE, tramite la politica monetaria, decide unilateralmente il costo del denaro (il tasso d\u2019interesse), ma \u00e8 anche vero che non ha la facolt\u00e0 di stabilire il volume di denaro presente all\u2019interno dell\u2019economia. \u00c8 la politica fiscale, tramite le operazioni di spesa pubblica e tassazione, che incide direttamente sulla situazione finanziaria netta del settore privato[8].<\/p>\n<p>Il problema dell\u2019area Euro \u00e8 proprio questo: mentre la BCE effettua operazioni di politica monetaria espansiva, la politica fiscale degli Stati membri \u00e8 fortemente restrittiva a causa delle presenza del vincolo del 3% sul deficit\/Pil contenuto nel Trattato di Maastricht[9]. Tale parametro impedisce agli Stati di aumentare la spesa e diminuire il livello di tassazione in misura funzionale al raggiungimento della piena occupazione.<\/p>\n<p>La disoccupazione \u00e8 una scelta politica<br \/>\nCome chiarito in precedenza, \u00e8 la tassazione imposta dallo Stato a creare l\u2019offerta di lavoro degli individui. Ed \u00e8 quindi compito e dovere dello Stato comprare tutta l\u2019offerta di lavoro che rimane invenduta sul mercato del lavoro.<\/p>\n<p>I paesi dell\u2019Eurozona, ponendosi vincoli finanziari alla capacit\u00e0 di spesa, non solo legittimano la presenza di un\u2019alta disoccupazione, ma circoscrivono entro un esiguo raggio la loro stessa capacit\u00e0 di affrontare sfide di portata storica.<\/p>\n<p>Il vincolo di bilancio del 3% deficit\/Pil, lungi dall\u2019essere il frutto della razionalit\u00e0 del calcolo, rivela l\u2019esistenza di una costruzione ideologica atta a mascherare scelte di natura politica e sociale. L\u2019elevata disoccupazione dei giorni odierni non \u00e8 infatti una calamit\u00e0 naturale, ma il prodotto di una scelta politica volta ad istituzionalizzare l\u2019egemonia di qualcuno sugli altri. La disoccupazione \u00e8 uno strumento di aggressione sociale finalizzato a rinsaldare il potere di una minoranza oligarchica organizzata a scapito delle condizioni di vita reali di una maggioranza disorganizzata. Occorre quindi prendere coscienza critica rispetto alle logiche attuali che, nel presentare gli interessi particolari come universali, glorificano le posizioni di dominio ed esasperano i gi\u00e0 drammatici squilibri presenti all\u2019interno dei rapporti di forza nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>La politica europea dell\u2019austerit\u00e0 sottrae risorse finanziarie al settore privato, condannando la societ\u00e0 all\u2019asfissia e deprimendo gli standard di vita reali delle persone. L\u2019austerit\u00e0 sta portando alla disgregazione della coesione sociale e politica dell\u2019Europa. Soltanto un\u2019appropriata politica economica potr\u00e0 aiutare l\u2019Europa ad intraprendere un percorso condiviso di prosperit\u00e0 e progresso in grado di valorizzare le proprie potenzialit\u00e0 economiche, il proprio patrimonio intellettuale e culturale, la propria capacit\u00e0 di \u201ccontare\u201d all\u2019interno dello scacchiere internazionale.<\/p>\n<p><strong>Note dell\u2019Autore<\/strong><\/p>\n<p>1.^ Se gli imprenditori notano che quanto producono non viene comprato, allora livelleranno la loro offerta al livello della domanda per i loro prodotti e servizi. In questo caso, gli imprenditori sarebbero quindi costretti a licenziare parte del proprio personale cos\u00ec da produrre una quantit\u00e0 di beni e servizi che possa essere interamente assorbita dalle richieste dei consumatori, in modo tale da non dare luogo a perdite in conto economico.<\/p>\n<p>2.^ Il sistema bancario, all\u2019interno dell\u2019economia, assume un ruolo pro-ciclico: quando il ciclo \u00e8 positivo rende la crescita pi\u00f9 sostenuta, quando \u00e8 negativo lo inasprisce.<\/p>\n<p>3.^ Oltre al merito di credito del cliente, la decisione di concedere un nuovo prestito da parte di una banca dipende dal margine di utile che ne pu\u00f2 ricavare e dalla necessit\u00e0 di rispettare gli obblighi inerenti ai requisiti patrimoniali stabiliti dalla normativa. Aspetti rispetto ai quali la BCE ha un margine d\u2019azione ristretto o del tutto assente.<\/p>\n<p>4.^ Qui \u00e8 possibile approfondire il concetto di Stato come monopolista della valuta.<\/p>\n<p>5.^ La domanda di risparmio netto del settore privato \u00e8 la ricerca di attivit\u00e0 finanziarie nette, in un dato periodo, che eccedono quelle necessarie per il pagamento delle tasse.<\/p>\n<p>6.^ Il deficit dello Stato \u00e8 la differenza negativa tra le tasse e la spesa pubblica. Contabilmente, corrisponde al surplus finanziario del settore privato residente e non residente. La somma dei deficit pregressi dello Stato \u00e8 chiamata debito pubblico, e trova il suo corrispondente nella somma dei risparmi finanziari del settore privato residente e non residente, che \u00e8 chiamata ricchezza finanziaria privata.<\/p>\n<p>7.^ Le attivit\u00e0 finanziarie nette (Net Financial Assets) del settore privato sono quelle attivit\u00e0 finanziarie che non hanno una corrispondente passivit\u00e0 all\u2019interno del settore privato.<\/p>\n<p>8.^ Possiamo qui apprezzare la principale differenza tra la politica monetaria e quella fiscale. La prima fissa il costo, per le banche, di ottenere liquidit\u00e0 bancaria dalla Banca Centrale, ovvero stabilisce i tassi di interesse a cui le banche possono accedere al credito offerto dalla Banca Centrale; non si ha per\u00f2 creazione di ricchezza finanziaria netta all\u2019interno del settore privato. La politica fiscale, invece, tramite l\u2019operazione di spesa pubblica crea ricchezza finanziaria e tramite la tassazione la distrugge; incide quindi direttamente sulla situazione patrimoniale netta del settore privato. La domanda aggregata di beni e servizi \u00e8 perci\u00f2 influenzata dalla quantit\u00e0 di moneta determinata dalla politica fiscale, non da quella monetaria.<\/p>\n<p>9.^ Lo stesso inventore del paramento ha rivelato di averlo stabilito senza alcuna riflessione teorica o fondamento scientifico.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/disoccupazione\/\">http:\/\/www.retemmt.it\/disoccupazione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RETE MMT \u00a0(Gianluca Campo) Il lavoro \u00e8 la propulsione attraverso cui le persone concorrono al progresso della societ\u00e0. 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