{"id":31371,"date":"2017-05-31T08:00:20","date_gmt":"2017-05-31T06:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31371"},"modified":"2017-05-30T18:36:25","modified_gmt":"2017-05-30T16:36:25","slug":"linganno-della-nato-araba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31371","title":{"rendered":"L\u2019inganno della NATO araba"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Daniele Perra)<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto di creazione di una NATO araba, fortemente voluto dall\u2019amministrazione statunitense, avr\u00e0 come base di partenza la neonata Middle East Strategic Alliance, il cui obiettivo sar\u00e0 \u201ccombattere il terrorismo in tutte le sue forme\u201d ed il cui esatto numero, in termini di membri attivi, verr\u00e0 stabilito nei prossimi mesi. Questo \u00e8 il pi\u00f9 che controverso esito del recente incontro di Ryadh tra il Presidente USA Donald Trump ed i leader di 55 paesi arabi e islamici. Con l\u2019Arabia Saudita che in modo quantomeno paradossale si propone come il cuore delle operazioni anti-terrorismo nell\u2019area (sic!).<\/p>\n<p>Leggendo il testo integrale della <strong><em>Dichiarazione di Ryadh<\/em><\/strong>, attraverso la quale i membri della futura<strong><em> Middle East Strategic Alliance<\/em><\/strong> si sono accordati per assemblare un esercito di 34.000 unit\u00e0 per supportare operazioni militari contro gruppi terroristici in Iraq ed in Siria, appare subito evidente il carattere ambiguo e prettamente anti-iraniano di tale accordo, il cui obiettivo \u00e8 entrare in Siria con la scusa di combattere un ISIS gi\u00e0 prossimo alla fine e rovesciare comunque il legittimo governo di Bashar al-Assad. Tramite questo accordo, alcune delle nazioni che del terrorismo sono le principali finanziatrici si sono unite, come recita la Dichiarazione, per <em>\u201ccombattere il terrorismo in tutte le sue forme, individuando le sue radici culturali, prosciugando le sue risorse economiche e prendendo tutte le misure necessarie per prevenire e combattere i suoi crimini in stretta collaborazione tra i Paesi\u201d<\/em>. Un terzo della risoluzione <strong>punta il dito direttamente contro l\u2019Iran<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cI leader confermano il loro assoluto rifiuto nei confronti delle pratiche attuate dal regime iraniano volte a destabilizzare la sicurezza e la stabilit\u00e0 della regione e del mondo grazie al suo continuo supporto all\u2019estremismo ed al terrorismo\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019Iran \u00e8 stato inoltre accusato per il suo programma missilistico e per le sue continue interferenze negli affari interni di altri Paesi. Nel discorso che ha preceduto il summit, Donald Trump ha nominato l\u2019Iran una dozzina di volte accusando il paese degli ayatollah di aver ulteriormente destabilizzato la Siria con il suo intervento militare e di essere un porto sicuro per il finanziamento ed il reclutamento del terrorismo. E sul finire del suo intervento ha affermato la necessit\u00e0 di lavorare insieme per isolare la minaccia iraniana e ringraziato Re Salman per i suoi massicci investimenti in difesa dell\u2019industria americana, dimostrando come dietro tale accordo vi siano non solo comuni interessi strategici ma anche cospicui interessi economici. \u00c8 infatti chiaro come il progetto di creazione della cosiddetta \u201cNATO araba\u201d sia in primo luogo <strong>congeniale agli interessi economici dell\u2019industria americana delle armi.\u00a0<\/strong>Trump ha firmato con i sauditi un accordo sulla vendita di armi per la cifra record di <strong>110 miliardi di dollari.<\/strong> Un\u2019intesa che mira a raggiungere il nuovo record di 350 miliardi nei prossimi dieci anni e che, in ottica saudita, punta anche ad una futura produzione in loco di armamenti (progetto <em>VISION 2030<\/em>) capace di garantire una sostanziale diversificazione economica e sganciare la monarchia dalla sola esportazione di idrocarburi. Tale accordo era stato trattato gi\u00e0 nel 2016 dall\u2019allora Presidente Obama accordatosi per una fornitura in armi e sistemi di difesa per il valore di 115 miliardi di dollari. L\u2019intesa record non \u00e8 la prima tra USA ed Arabia Saudita la cui alleanza prosegue senza grandi scossoni da pi\u00f9 di settanta anni. Di fatto, anche nell\u2019istante dello shock petrolifero del 1973, contrariamente a quanto affermato dalla storiografia ufficiale, attuato con una certa riluttanza da Re Faysal, <strong>le relazioni tra gli USA e la monarchia saudita non vennero messe in discussione<\/strong>. Anzi, negli anni successivi, tali relazioni vennero rinforzate proprio dal cospicuo acquisto di armamenti e tecnologie militari dagli Stati Uniti reso possibile ai sauditi dagli ancor pi\u00f9 ingenti introiti economici derivanti dalla vendita del greggio a prezzi raddoppiati.<\/p>\n<p>L\u2019interesse dell\u2019imprenditore Donald Trump, proprietario di una trentina di compagnie che operano in Medio Oriente e soprattutto nei paesi del Golfo, si \u00e8 incontrato con quelli strategici degli USA, presenti con diverse basi militari nell\u2019area (sette nella sola Arabia Saudita), e proprio con quelli dei sauditi in evidente difficolt\u00e0 di fronte al rinnovato protagonismo dell\u2019Iran e dei movimenti di resistenza ad esso collegati. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019ingresso a pieno titolo della NATO (quella originale) nella coalizione anti-ISIS. Tuttavia, ci\u00f2 non significa che la NATO si impegner\u00e0 direttamente in combattimenti, come ha affermato il suo Segretario Generale Jens Stoltenberg. Al momento, la NATO parteciper\u00e0 alla coalizione essenzialmente attraverso la <strong>condivisione di informazioni e l\u2019aumento di rifornimenti aerei in volo.<\/strong> Una partecipazione resa inevitabile ancora una volta dalla pressione dell\u2019amministrazione USA (a quanto pare Trump non sembra pi\u00f9 considerare la NATO uno strumento obsoleto come afferm\u00f2 durante la campagna elettorale) che ha ricordato ai Paesi membri il fatto che nel 2014 si fossero impegnati a destinare ciascuno il 2% del PIL alla difesa. Impegno che al momento solo cinque paesi su ventotto (USA, Gran Bretagna, Estonia, Polonia e Grecia) hanno rispettato.<\/p>\n<p>Il summit di Ryadh se da un lato ne ha messo in evidenza le oggettive difficolt\u00e0, dall\u2019altro deve essere letto proprio come il tentativo saudita di rilanciare la propria leadership nel mondo arabo appannata dalle <strong>pesanti sconfitte subite in Yemen<\/strong>, dai reiterati massacri di civili perpetrati nel <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-sangue-yemenita-non-fa-share\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">silenzio della Comunit\u00e0 Internazionale<\/a> e dalla progressiva scomparsa nel teatro siriano e iracheno delle milizie jihadiste sponsorizzate proprio dalla Casa dei Sa\u2019ud e dai suoi epigoni del Golfo. Appare chiaro che la priorit\u00e0 della nuova <em>Middle East Strategic Alliance<\/em> non sar\u00e0 la lotta al terrorismo, ed alle sue cause pi\u00f9 che ai suoi effetti come in teoria dovrebbe essere, ma contrastare l\u2019egemonia iraniana nell\u2019area in tacito accordo con Israele. Recenti inchieste del New York Times hanno messo in evidenza il <strong>finanziamento e sostegno saudita ad alcuni centri di reclutamento dell\u2019ISIS in Europa<\/strong> (in Kosovo in primo luogo) ed il progressivo processo di sostituzione nei centri di cultura islamici d\u2019Europa, attraverso il continuo flusso di denaro, della scuola giuridica hanafita, maggioritaria nell\u2019Islam sunnita, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/alle-radici-dellodio-saudita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">con l\u2019eterodossia anti-tradizionale ed a-culturale wahabita che occupa i Luoghi Sacri dell\u2019Islam<\/a>. Un processo il cui obiettivo \u00e8 quello di garantire al wahabismo un riconoscimento come unico e vero Islam che suona totalmente estraneo rispetto alla storia stessa ed alla tradizione dell\u2019Islam sunnita. La totale negazione dell\u2019Occidente di fronte al vero ruolo della monarchia saudita ed alle similitudini tra l\u2019ideologia wahabita, il salafismo-jihadista ed il takfirismo, oltre a mostrare la comune volont\u00e0 di smembrare il Medio Oriente su base confessionale, ha portato <strong>l\u2019analista Kamel Daoud a parlare dell\u2019Arabia Saudita<\/strong> (che pot\u00e9 godere della protezione dell\u2019imperialismo britannico nel suo processo di formazione statuale)<strong> come di una sorta di ISIS che ce l\u2019ha fatta.<\/strong> Di fatto, si finge di non vedere che l\u2019Arabia Saudita \u00e8 la vera culla del jihadismo. Una nazione in cui il continuo incitamento all\u2019odio nei confronti dell\u2019Occidente e soprattutto degli stessi musulmani contrari alla visione oscurantista wahabita, propagato dai mezzi di informazione, fa da contraltare all\u2019ipocrita cordoglio nel momento in cui gli affiliati ai gruppi jihadisti compiono stragi nelle principali citt\u00e0 europee.<\/p>\n<p>A margine dell\u2019incontro di Zavidovo, vicino Mosca, i Segretari alla Sicurezza di Iran, Russia, Siria ed Iraq hanno sottolineato come la Dichiarazione di Ryadh fosse irritante e decisamente poco costruttiva, mentre il portavoce e Vice Segretario Generale di Hezbollah Naim Qassem, in risposta all\u2019affermazione di Donald Trump che ha messo sullo stesso piano ISIS, al-Qaeda, Hezbollah e Hamas, ha affermato:<strong><em> \u201cGli USA e l\u2019Europa dovrebbero capire chi sono i veri terroristi\u201d<\/em><\/strong>. Un\u2019affermazione, quella di Trump, quantomeno paradossale se si considera che Hezbollah, grazie al suo intervento in Siria affianco alle forze lealiste, ha protetto i confini libanesi dalla minaccia delle infiltrazioni jihadiste e che Hamas giornalmente lotta all\u2019interno dei campi profughi palestinesi per cacciare le fazioni pro al-Qaeda e pro ISIS. L\u2019affermazione del Presidente USA, tuttavia, rende ancor pi\u00f9 evidente che la presunta guerra al terrorismo concentrer\u00e0 i propri sforzi non nei confronti dell\u2019ISIS, la cui fine come entit\u00e0 politico-territoriale in Siria ed Iraq \u00e8 prossima, <strong>ma contro Hezbollah, i ribelli Houthi dello Yemen ed infine l\u2019Iran<\/strong>, il cui processo di violenta criminalizzazione \u00e8 solo agli inizi. Una campagna politico-militare che ovviamente andrebbe a vantaggio di Israele, alleato occulto della nuova coalizione, che da tempo considera il Movimento di Resistenza Libanese alla stregua di vera e propria minaccia esistenziale, tanto che il Generale delle Forze armate israeliane Binyamin Gantz, in modo decisamente esagerato ma conscio dell\u2019esperienza acquisita sul campo di battaglia e del potenziato arsenale militare, ha definito il Partito di Dio come la settima potenza militare del mondo. Una considerazione che in parte spiega i continui bombardamenti israeliani sui depositi di armi di Hezbollah in Siria e le ripetute violazioni da parte sionista (pi\u00f9 di 11.000) degli accordi presi dopo il cessate il fuoco del 2006.<\/p>\n<p>Non \u00e8 dunque da escludere che si miri anche a destabilizzare il Libano ed a rovesciare la presidenza di Michel Aoun, cristiano maronita ma molto vicino al Partito di Dio.<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/aoun-hezbollah-e-le-monarchie-del-golfo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Hezbollah, in fin dei conti, ha rovinato i piani sionisti di creazione della \u201cGrande Israele\u201d<\/a>, secondo i quali l\u2019annessione del sud del Libano, con le sue ingenti risorse idriche, sarebbe legittimata da alcuni passi del <em>Vecchio Testamento<\/em> per cui quell\u2019area era propriet\u00e0 dei discendenti della trib\u00f9 di Aser, figlio di Giacobbe. Uno smembramento del Medio Oriente su base confessionale andrebbe a tutto vantaggio di Israele, mai stato cos\u00ec sicuro come in questo periodo di scontri militari e cospirazioni geopolitiche nella regione, e del rinnovato progetto egemonico statunitense. Il progetto di costituzione della cosiddetta NATO araba farebbe da semplice corollario a tale volont\u00e0 egemonica garantendo, allo stesso tempo, la permanenza al potere di regimi ambigui la cui legittimit\u00e0 deriva dal <strong>mero allineamento al consesso economico-finanziario globale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/linganno-della-nato-araba-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/linganno-della-nato-araba-usa\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Daniele Perra) Il progetto di creazione di una NATO araba, fortemente voluto dall\u2019amministrazione statunitense, avr\u00e0 come base di partenza la neonata Middle East Strategic Alliance, il cui obiettivo sar\u00e0 \u201ccombattere il terrorismo in tutte le sue forme\u201d ed il cui esatto numero, in termini di membri attivi, verr\u00e0 stabilito nei prossimi mesi. 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