{"id":3138,"date":"2011-04-19T21:05:00","date_gmt":"2011-04-19T21:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3138"},"modified":"2011-04-19T21:05:00","modified_gmt":"2011-04-19T21:05:00","slug":"privatizzazioni-lo-scambio-tra-rendite-politiche-e-rendite-finanziarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=3138","title":{"rendered":"Privatizzazioni: lo scambio tra rendite politiche e rendite finanziarie"},"content":{"rendered":"<p>\n\tdi <strong>Massimo Florio<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\">Sinistra in rete<\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: justify; margin-left: 40px\"><span style=\"font-size: 12px\"><em>Ho iniziato a occuparmi di privatizzazioni venti anni fa, nel paese dove sono state inventate, la Gran Bretagna di Margaret Thatcher e John Mayor. Stavo trascorrendo un triennio di studio alla London School of Economics, per una ricerca sull&rsquo;analisi costi-benefici degli investimenti pubblici, proprio mentre l&rsquo;intervento pubblico veniva visibilmente smantellato dai governi conservatori. Nel giro di pochi anni passavano ai privati, generalmente attraverso collocamento in borsa, elettricit&agrave;, acqua, gas, telecomunicazioni, ferrovie, autobus, porti, aeroporti, linee aeree, miniere, e molto altro<\/em><\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tHo raccolto in un libro (<em>Privatizzazioni e interesse. Il caso britannic<\/em><em>o<\/em>) i risultati della mia analisi critica di quella esperienza. Ho cercato di dimostrare che (a) i cittadini in genere hanno guadagnato poco o nulla dalle privatizzazioni, (b) le fasce di utenti pi&ugrave; povere hanno pagato prezzi pi&ugrave; alti, (c) i contribuenti ci hanno rimesso perch&eacute; lo stato ha venduto a prezzi troppo bassi e in vari casi ha perso entrate, (d) la produttivit&agrave; delle imprese non &egrave; aumentata significativamente, (e) i maggiori beneficiari sono stati gli azionisti, gli intermediari finanziari, i consulenti (in una parola la City).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi sono anche occupato di privatizzazioni in Italia, in dieci edizioni del<em> Rapporto sulla Finanza Pubblica<\/em> e in altri interventi (tra i quali<em> La sinistra e il fascino concreto delle privatizzazioni<\/em>). La mia lettura del caso italiano &egrave; che le cose qui sono andate anche peggio che in Gran Bretagna. Sia i governi di centro-sinistra che quelli di centro-destra hanno cercato di fare cassa vendendo soprattutto banche, telecomunicazioni, autostrade, aziende del settore dell&rsquo;energia, anche altro, ma con effetti del tutto irrilevanti o modesti sul piano dell&rsquo;efficienza e del benessere degli utenti, e invece distribuendo rendite ad ambienti capitalistici pi&ugrave; o meno parassitari. Mi sono convinto, soprattutto studiando il caso Telecom Italia (in <em>I ritorni paralleli di Telecom Italia<\/em>), che la vera origine delle privatizzazioni non sia il liberismo, anche se ovviamente i miti della libera concorrenza hanno avuto un peso nella retorica, ma uno scambio fra rendite politiche e finanziarie. La tesi che ho sostenuto (in<em> Le privatizzazioni come mito riformista<\/em>) &egrave; che in particolare la sinistra, oltre pi&ugrave; ovviamente la destra, abbia cercato di accreditarsi presso i gestori della finanza offrendo loro in pasto delle attivit&agrave; perfette per montarvi operazioni speculative, garantite dalla dinamica nel tempo dei flussi di cassa. Il caso delle autostrade &egrave; in questo senso emblematico. Il rischio imprenditoriale &egrave; nullo, la rendita garantita, gli investimenti attuati minimi e neppure rispettati, le tariffe aumentano con e pi&ugrave; dell&rsquo;inflazione, il contribuente continua a farsi carico della spesa per la rete in aree meno ricche e pi&ugrave; a rischio (vedi autostrada Salerno-Reggio Calabria e grande viabilit&agrave; interregionale), mentre un ambiente imprenditoriale come quello dei Benetton e altri sono diventati dei concessionari, con tutto quello che questo implica di rapporti con la politica. In tutti i settori privatizzati le spese di ricerca e sviluppo sono diminuite, indebolendo il potenziale tecnologico.<\/p>\n<p>\tUn buon esempio di dove si possa arrivare nello scambio di rendite politiche e finanziarie si ha in Russia, di cui pure mi sono occupato in occasione della crisi finanziaria del 1997 (in <em>Economists, Privatization in Russia, and the Warning of the Washington Consensus<\/em>). Pi&ugrave; recentemente mi sono occupato della dimensione europea delle liberalizzazioni e privatizzazioni (ne L&rsquo;esperienza delle privatizzazioni), in particolare di elettricit&agrave;, gas, telefonia, giungendo a queste conclusioni per i quindici stati dell&rsquo;Unione Europea prima dell&rsquo;allargamento nel 2004: (a) soprattutto per l&rsquo;elettricit&agrave; le privatizzazioni hanno comportato aumenti dei prezzi per i consumatori; (b) la separazione delle reti dalla gestione (vedi Terna, Snam Rete Gas, ecc.) &egrave; spesso costosa e senza chiari vantaggi per la concorrenza; (c) l&rsquo;introduzione della concorrenza peraltro ha mitigato ma non rovesciato in benefici mezzi questi effetti avversi; (d) indagini ufficiali dell&rsquo;UE, come quelle di Eurobarometro, mostrano che i consumatori si dichiarano pi&ugrave; soddisfatti nei paesi che hanno adottato meno le privatizzazioni; (e) dove c&rsquo;&egrave; stata pi&ugrave; privatizzazione &egrave; aumentato il numero di famiglie in difficolt&agrave; nel pagare le bollette.<\/p>\n<p>\tVerso dove andiamo? Sono convinto, anche osservando l&rsquo;esperienza degli Stati Uniti, che l&rsquo;appetito illimitato del capitalismo finanziario, quindi il suo immettere nel gioco sempre nuove scommesse, condurr&agrave; alla privatizzazione dello stesso stato sociale, cio&egrave; sanit&agrave;, istruzione, previdenza e persino assistenza; e forse anche di alcune funzioni classiche dello stato come difesa, ordine pubblico e giustizia. In altre parole lo scenario &egrave; quello dello &ldquo;stato minimo&rdquo;.<\/p>\n<p>\tLe ragioni di questa tendenza, di nuovo, non hanno molto a che vedere con efficienza e competizione. Non esiste alcuna evidenza empirica che possa sostenere che in generale la gestione privata di ospedali, consultori, asili nido, scuole, universit&agrave;, pensioni, ecc. consenta abbattimenti di costi. Dove li si osserva sono dovuti, in generale, a riduzioni reali di stipendio dei dipendenti o a condizioni di lavoro peggiori, spesso con abbassamento conseguente della qualit&agrave; delle prestazioni, oppure al ricorso a personale immigrato.<\/p>\n<p>\tOvviamente, nel settore pubblico, ad esempio nelle universit&agrave;, si annidano aree anche ampie di parassitismo sociale: ma sarebbe molto meno costoso, e quindi pi&ugrave; produttivo, motivare i dirigenti e sensibilizzare gli utenti dei servizi pubblici, eliminando cos&igrave; questa patologia attraverso un maggiore controllo democratico e un management di qualit&agrave;. Viceversa, quello che ci attende &egrave; una tendenza a creare una &ldquo;industria&rdquo; della sanit&agrave;, dell&rsquo;educazione, della pensione complementare. Negli USA questi settori sono ben presenti in borsa o in altri circuiti finanziari, spremono alte rendite dagli utenti grazie al fatto che comunque, nonostante le apparenze, operano in mercati non competitivi, e soprattutto costituiscono formidabili lobby in grado di impedire, ad esempio, ad Obama di riformare efficacemente la disastrosa sanit&agrave; statunitense.<\/p>\n<p>\tUna volta che si creano gruppi che controllano i flussi di cassa derivanti dal controllo dell&rsquo;energia, dell&rsquo;acqua, della sanit&agrave;, della previdenza, ecc., la stessa democrazia come la abbiamo conosciuta in Europa nella seconda met&agrave; del 900 &egrave; a rischio. La capacit&agrave; dei gruppi finanziari che controllano gli ex servizi pubblici di influire sui governi e sulle stesse opposizioni parlamentari diviene cos&igrave; formidabile che, di fatto, diventa impossibile tornare alla gestione pubblica. Semplicemente diventa pi&ugrave; facile comprare i governi, i parlamentari, i giornalisti, gli economisti, e il dissenso viene emarginato.<\/p>\n<p>\tIl vero rischio delle privatizzazioni perci&ograve; non &egrave; la relativamente piccola perdita di benessere sociale (ma non trascurabile per i gruppi in fondo alla scala sociale), caso per caso, industria per industria, ma il rischio politico-economico per il sistema nel suo insieme. Questo aspetto &egrave; stato colto nell&#39;ultimo scritto di Tony Judt, uno storico della New York University, recentemente scomparso. &ldquo;Come nel diciottesimo secolo&rdquo;, egli scrive, &ldquo;cos&igrave; oggi: svuotando lo stato delle sue responsabilit&agrave; e risorse, ne abbiamo ridimensionato la centralit&agrave; nella vita pubblica. Ne risultano &lsquo;comunit&agrave; fortezza&rsquo;, intese nelle varie accezioni dei termini: settori della societ&agrave; che considerano se stessi fondamentalmente indipendenti dai funzionari pubblici e dal resto della societ&agrave;. Se ci si abitua a trattare unicamente o principalmente con agenzie private, nel tempo la relazione con il settore pubblico perde di cogenza e significato. Non importa che il privato faccia le stesse cose, meglio o peggio, a un costo maggiore o minore. In ogni caso, si finisce per perdere il senso di fedelt&agrave; alle istituzioni e di comunanza con gli altri cittadini&rdquo;.<\/p>\n<p>\tE&rsquo; un processo ben descritto da Margaret Thatcher in persona. &ldquo;La societ&agrave; non esiste affatto&rdquo;, ella scrive: &ldquo;esistono solo individui, uomini e donne, e famiglie&rdquo;. Se non esiste la societ&agrave;, ma solo gli individui e uno stato che agisce da &ldquo;guardiano notturno&rdquo; (supervisionando da lontano attivit&agrave; alle quali non prende parte) che cosa ci tiene, e ci terr&agrave;, insieme? Abbiamo gi&agrave; accettato la formazione di polizie private, di servizi di posta privati, di agenzie private fornitrici dello stato in tempo di guerra e molto altro ancora. Abbiamo &ldquo;privatizzato&rdquo; esattamente quelle responsabilit&agrave; che lo stato moderno aveva laboriosamente riunito sotto la propria cura nel corso del diciannovesimo e del ventesimo secolo, afferma sempre Judt.<\/p>\n<p>\tLa mia lettura di ci&ograve; che sta accadendo &egrave; quella di un rischio per la coesione sociale e per la qualit&agrave; della democrazia. E&rsquo; questo l&rsquo;effetto generale della distruzione del faticoso compromesso raggiunto in Europa dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale fra la tendenza instabile e potenzialmente sempre autodistruttiva del capitalismo e un modo di produzione statale, che, con tutti i suoi limiti, sottrae una parte della societ&agrave; alle febbri speculative. In questo senso, il compromesso &ldquo;socialdemocratico&rdquo; europeo, il &ldquo;modello sociale europeo&rdquo; e la stessa costruzione dell&rsquo;UE, nonostante ovviamente non siano un&rsquo;alternativa al capitalismo, sono l&rsquo;unica eccezione rimasta in campo al dilagare della finanza globale. Ed &egrave; un&rsquo;eccezione oramai vicina ad essere travolta, anche per la fondamentale incomprensione di buona parte della sinistra europea dei processi in atto (quando non si tratta piuttosto di corruzione pi&ugrave; o meno mascherata dei partiti e dei sindacati &ldquo;riformisti&rdquo;).<\/p>\n<p>\tDunque la mia lettura della recente crisi globale (in <em>Antologia della crisi globale<\/em>) pone la questione della modifica strutturale dei rapporti di forza fra lavoro e capitale al centro della spiegazione di ci&ograve; che sta accadendo, e che trova nelle liberalizzazioni e privatizzazioni un elemento costitutivo. Solo una soggettivit&agrave; politica molto determinata potrebbe a questo punto invertire il processo.<br type=\"_moz\" \/><br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimo Florio Sinistra in rete Ho iniziato a occuparmi di privatizzazioni venti anni fa, nel paese dove sono state inventate, la Gran Bretagna di Margaret Thatcher e John Mayor. Stavo trascorrendo un triennio di studio alla London School of Economics, per una ricerca sull&rsquo;analisi costi-benefici degli investimenti pubblici, proprio mentre l&rsquo;intervento pubblico veniva visibilmente smantellato dai governi conservatori. Nel giro di pochi anni passavano ai privati, generalmente attraverso collocamento in borsa, elettricit&agrave;, acqua, gas,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,2,3,100,6],"tags":[174,65,822,196,82],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-OC","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3138"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3138"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3138\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3138"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3138"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3138"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}