{"id":31468,"date":"2017-06-01T12:12:18","date_gmt":"2017-06-01T10:12:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31468"},"modified":"2017-06-01T12:12:18","modified_gmt":"2017-06-01T10:12:18","slug":"visco-i-danni-che-ci-ha-fatto-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31468","title":{"rendered":"Visco: i danni che ci ha fatto l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p>Potrebbero essere le sue ultime <a href=\"http:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/interventi-governatore\/integov2017\/cf_2016.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Considerazioni finali<\/a> quelle che il governatore Ignazio Visco ha letto all\u2019assemblea annuale della Banca d\u2019Italia. Il suo mandato scade infatti tra pochi mesi e una riconferma non \u00e8 del tutto certa: dipender\u00e0 dall\u2019evoluzione della situazione politica, che di certo non appare tranquilla. Un appoggio importante gli \u00e8 per\u00f2 gi\u00e0 venuto da Mario Draghi, che quest\u2019anno ha voluto essere presente: un segnale chiaro da parte del presidente della Bce.<\/p>\n<p>Anche stavolta, <a href=\"http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/Considerazioni2016\/tabid\/460\/Default.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">come lo scorso anno<\/a>, la \u201ccifra\u201d pi\u00f9 notevole delle Considerazioni \u00e8 nel nutrito elenco di critiche a vari aspetti della politica europea, che hanno danneggiato non poco il nostro paese. Anche stavolta manca l\u2019indicazione esplicita dei responsabili, che forse non si pu\u00f2 pretendere da un organismo tecnico come la Banca d\u2019Italia, ma che per ognuno dei casi ricordati risulta del tutto chiaro a chi abbia seguito le vicende degli ultimi anni: la Germania e i suoi alleati, e la Commissione che alla linea tedesca \u00e8 del tutto omogenea.<\/p>\n<p>\u201c<i>Dalla fine del 2011<\/i> \u2013 ricorda il governatore &#8211; <i>la politica monetaria assumeva una chiara intonazione espansiva, rafforzava le misure volte a contrastare le gravi carenze di liquidit\u00e0 nel sistema bancario e la conseguente frammentazione dei mercati finanziari. L\u2019esigenza di intervenire per garantire la tenuta della moneta unica si affermava per\u00f2 con fatica in un contesto in cui le tensioni venivano prevalentemente attribuite al deterioramento delle prospettive nazionali di crescita e di finanza pubblica e non anche a un rischio sistemico, quale quello di disgregazione dell\u2019unione monetaria\u201d<\/i>.\u00a0 Ecco perch\u00e9 il \u201cwhatever il takes\u201d di Draghi, che mise fine quasi di colpo alla speculazione sui titoli pubblici, ha tardato tanto: perch\u00e9 \u201cqualcuno\u201d insisteva che bisognava \u201cfare i compiti a casa\u201d, ignorando testardamente e ciecamente che il problema in quel momento era ben altro.<\/p>\n<p>Acquietata la tempesta, a met\u00e0 del 2013 sarebbe stata \u201c<i>auspicabile la costituzione di una societ\u00e0 di gestione degli attivi bancari deteriorati con supporto pubblico, ipotesi che noi abbiamo attivamente sostenuto. La realizzazione dell\u2019intervento \u00e8 stata tuttavia impedita dagli orientamenti in materia di aiuti di Stato assunti dalla Commissione europea<\/i>\u201d. Ovvero: ripetuto che all\u2019inizio della crisi le banche italiane avevano <a href=\"http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/MorireperBruxelles\/tabid\/434\/Default.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un livello di sofferenze non patologico<\/a> e che lo sarebbe diventato a causa del successivo crollo dell\u2019economia, Visco afferma che l\u2019Italia avrebbe voluto affrontare il problema per tempo, ma le fu impedito.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/05\/Pil-sofferenze.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-619\" src=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/05\/Pil-sofferenze-300x210.gif\" alt=\"Pil-sofferenze\" width=\"300\" height=\"210\" \/><\/a><br \/>\nAllora e anche successivamente: \u201c<i>In un contesto di mercato in cui il trasferimento delle attivit\u00e0 bancarie \u00e8 assai difficile, gli interventi preventivi dei fondi di tutela dei depositanti sono stati equiparati dalle autorit\u00e0 europee competenti ad aiuti di Stato, sebbene il loro finanziamento sia interamente di natura privata e il loro utilizzo mosso da scelte imprenditoriali e non da interventi delle autorit\u00e0. L\u2019impiego di fondi pubblici, pur se conveniente sul piano economico e finanziario, \u00e8 ora assoggettato a limiti stringenti anche dopo il coinvolgimento di azionisti e detentori di passivit\u00e0 subordinate<\/i>\u201d. Il riferimento \u00e8 qui al fallimento delle quattro piccole banche (Etruria, Marche, Ferrara, Chieti), alla risoluzione del quale la Commissione ha posto numerosi ostacoli.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il problema dello smaltimento delle sofferenze. Le autorit\u00e0 europee ci mettono fretta, forse anche perch\u00e9 in Italia i tempi di recupero tramite la realizzazione delle garanzie sono pi\u00f9 lunghi che negli altri principali paesi: \u201c<i>Alla fine del 2015 la durata effettiva era in media di quasi otto anni per le procedure fallimentari, di oltre quattro per quelle esecutive immobiliari<\/i>\u201d. Per\u00f2, \u201c<i>la Vigilanza \u00e8 consapevole della necessit\u00e0 di non forzare politiche generalizzate di vendita dei crediti deteriorati che conducono, di fatto, a un trasferimento di risorse dalle banche italiane a pochi investitori specializzati<\/i>\u201d. Qui Visco sembra parlare alla nuora (le banche italiane) perch\u00e9 la suocera intenda (le autorit\u00e0 europee: non costringeteci a svendere questi crediti).<\/p>\n<p>Quanto agli stimoli all\u2019attivit\u00e0 economica, chi ha debiti pubblici alti ha spazi limitati, ma dove non sono elevati \u201c<i>\u00e8 possibile sostenere la domanda interna, in particolare con investimenti in infrastrutture, evitando un livello eccessivo della posizione netta sull\u2019estero, tale da fornire argomenti a sostegno di interventi di protezione commerciale<\/i>\u201d. Inutile specificare a chi si riferisca, il destinatario \u00e8 sempre quello.<\/p>\n<p>Non stupisce che il governatore senta il bisogno di ribadire la sue fede europeista. \u201c<i>Anche noi a volte critichiamo regole europee di cui non siamo completamente soddisfatti o scelte di autorit\u00e0 europee che non condividiamo, ma non per mettere in discussione il cammino dell\u2019Europa. Crediamo \u2013 e lo abbiamo detto pi\u00f9 volte \u2013 che uno dei problemi che la crisi ha reso evidente consista proprio nell\u2019incompletezza della costruzione, specie nel campo economico e finanziario. La governance europea del settore si \u00e8 basata finora quasi solo su regole che, nella ricerca esasperata di garanzie reciproche, vincolano le scelte di ciascun paese. Ne \u00e8 risultata un\u2019Unione pi\u00f9 forte nel proibire che nel fare<\/i>\u201d. Chi o che cosa far\u00e0 cambiare la linea seguita finora, Visco non lo dice.<\/p>\n<p>Le ricette per l\u2019Italia non cambiano rispetto a quelle esposte gli scorsi anni. Visco ripete i giudizi positivi sulle riforme del mercato del lavoro, ma sembra ritenere che da quel punto di vista sia stato fatto abbastanza e insiste invece sulla necessit\u00e0 di aumentare gli investimenti, sia pubblici che privati. Quanto alle imprese \u201c<i>in passato si \u00e8 tentato di far fronte ai mutamenti con la sola riduzione dei costi, in particolare del lavoro<\/i>\u201d, mentre invece si dovrebbe puntare sull\u2019innovazione, che \u00e8 il solo modo di far aumentare la produttivit\u00e0 stagnante. E quanto alla spesa per gli investimenti pubblici, \u201c<i>in calo dal 2010, la sua incidenza sul prodotto era appena superiore al 2 per cento nel 2016, circa un punto in meno che negli anni precedenti la crisi e tra i valori pi\u00f9 bassi nell\u2019area dell\u2019euro. Un aumento delle risorse dedicate alla ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente, non solo pubblico, e alla prevenzione dei rischi idrogeologici, oltre che al contenimento delle conseguenze di quelli sismici, avrebbe effetti importanti sull\u2019occupazione e sull\u2019attivit\u00e0 economica, in misura pi\u00f9 accentuata nel Centro Sud<\/i>\u201d. Ma da dove prendere i soldi necessari? \u201c<i>Restano ampi spazi di razionalizzazione nell\u2019allocazione delle risorse pubbliche che vanno indirizzate verso obiettivi di medio-lungo periodo<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Che questi \u201campi spazi\u201d ci siano davvero viene per\u00f2 da dubitare leggendo i suggerimenti di Visco per la riduzione del debito pubblico. \u201c<i>Con un tasso di crescita annuo intorno all\u20191 per cento, l\u2019inflazione al 2 e con l\u2019onere medio del debito in graduale risalita verso i valori osservati prima della crisi, un saldo primario (ossia al netto degli interessi) in avanzo del 4 per cento del PIL, sostanzialmente in linea con il quadro programmatico del governo, consentirebbe di ricondurre il rapporto tra debito e prodotto al di sotto del 100 per cento in circa dieci anni. Con una crescita pi\u00f9 elevata, conseguibile in un quadro di riforme incisive, di ripresa degli investimenti e con una diversa composizione del bilancio pubblico, i tempi sarebbero pi\u00f9 brevi. Gi\u00e0 in passato l\u2019Italia ha saputo conseguire e mantenere un alto avanzo primario: tra il 1995 e il 2000 questo \u00e8 stato in media pari a quasi il 5 per cento del PIL. Altri paesi hanno ottenuto risultati anche migliori e per periodi pi\u00f9 lunghi; tra il 1995 e il 2007 l\u2019avanzo primario \u00e8 stato pari in media a oltre il 6,5 per cento del PIL in Canada, a circa il 5 in Belgio, in Danimarca e in Finlandia. Non \u00e8 un impegno da poco, ma non \u00e8 fuori dalla nostra portata<\/i>\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/05\/Pil-confr-IT-UE.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-620\" src=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/05\/Pil-confr-IT-UE-300x199.gif\" alt=\"Pil-confr-IT-UE\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><br \/>\nOra, mantenere un saldo primario positivo del 4% significa attuare una politica di bilancio molto restrittiva. Cio\u00e8 ammazzare la crescita, a meno di condizioni esterne tanto favorevoli da poterle definire \u201cmiracolosamente\u201d favorevoli. Serve una buona crescita del commercio mondiale, prezzi delle materie prime senza impennate, nessuna necessit\u00e0 di attuare sanzioni a paesi importanti per il nostro export (per esempio la Russia: quelle sanzioni care ci sono costate, e ancora ci costano), un cambio che non salga troppo, nessuna \u201cguerra\u201d protezionistica, che la fine del QE non faccia salire troppo i nostri tassi, nessun imprevisto. Forse dimentichiamo qualcosa, ma gi\u00e0 questo rende l\u2019idea. Se la politica di bilancio riduce la crescita, che il rapporto con il debito scenda ce lo possiamo scordare: lo stesso Visco, d\u2019altronde, nota che l\u2019aumento di questo rapporto nel corso della crisi \u00e8 dipesa proprio dall\u2019andamento negativo del Pil.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/05\/Pil-debito.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-621\" src=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/files\/2017\/05\/Pil-debito-300x200.gif\" alt=\"Pil-debito\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><br \/>\nSe questa crisi \u00e8 stata (ed \u00e8) per l\u2019Italia peggiore di quella del \u201929, come Visco ha confermato <a href=\"http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/LinkClick.aspx?link=487&amp;tabid=36\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">e come si era gi\u00e0 detto su queste pagine<\/a>, bisognerebbe ricordare che allora fu proprio una politica di bilancio troppo restrittiva ad aggravarla, e che se il debito \u00e8 un problema \u00e8 solo la crescita che pu\u00f2 risolverlo. Visco questo lo sa bene.\u00a0 Il saldo primario di quella dimensione serve solo a restare nei binari delle \u201cstupide\u201d regole europee. Probabilmente rester\u00e0 solo sulla carta, ma se cos\u00ec non fosse avremmo sacrificato altre migliaia di disoccupati e di persone in difficolt\u00e0 economica per un periodo ancora pi\u00f9 lungo all\u2019idolo dei \u201cconti a posto\u201d, senza nemmeno ottenere, con ogni probabilit\u00e0, il risultato inseguito.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/interventi-governatore\/integov2017\/cf_2016.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em><strong>La Relazione e gli altri documenti<\/strong><\/em><\/a><\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/05\/31\/visco-i-danni-che-ci-ha-fatto-leuropa\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/05\/31\/visco-i-danni-che-ci-ha-fatto-leuropa\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI Potrebbero essere le sue ultime Considerazioni finali quelle che il governatore Ignazio Visco ha letto all\u2019assemblea annuale della Banca d\u2019Italia. 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