{"id":31476,"date":"2017-06-02T08:00:42","date_gmt":"2017-06-02T06:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31476"},"modified":"2017-06-01T14:30:30","modified_gmt":"2017-06-01T12:30:30","slug":"rilanciare-la-domanda-pubblica-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31476","title":{"rendered":"Rilanciare la domanda pubblica: ora"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GUSTAVO PIGA<\/strong><\/p>\n<p>Opportunamente il Sole 24 Ore, sulla base dei dati ISTAT, riapre il dibattito, chiave ai fini della stabilit\u00e0 della costruzione europea dell\u2019euro, di quanto formica o quanto cicala sia stata l\u2019Italia in questo ultimo quinquennio di difficile navigazione tra le onde della recessione prima e stagnazione poi.<\/p>\n<p>Non possiamo nasconderci: il convitato di pietra nella decisione di quanto espandere la politica fiscale in Europa per rilanciare una crescita anemica che permette ai populismi di prosperare, tema reso ancora pi\u00f9 concreto dall\u2019elezione di Macron e la sconfitta di Le Pen, \u00e8 proprio il nostro Paese. La domanda interna europea di imprese e famiglie langue, pervasa da un pessimismo che impedisce progetti di lunga durata, e la politica monetaria della BCE viene in soccorso solo delle imprese pi\u00f9 proiettate all\u2019estero via tassi di cambio, ma non all\u2019interno del territorio perch\u00e9 i tassi d\u2019interesse bassi non possono convincere chi non vuole prendere a prestito perch\u00e9 non vede i ritorni, ma solo i costi, dell\u2019indebitarsi per acquistare macchinari che non andrebbero a capacit\u00e0 produttiva per la scarsit\u00e0 di clienti l\u00e0 fuori.<\/p>\n<p>E\u2019 ormai opinione comune, anche negli ambienti istituzionali europei e sovranazionali pi\u00f9 conservatori, che solo un rilancio della domanda pubblica, in particolare nella sua componente degli investimenti possa ridare ottimismo, prima direttamente via leva degli appalti pubblici, e poi indirettamente creando il contesto per una ripresa degli investimenti privati.<\/p>\n<p>Riprendiamo allora i dati sulla spesa di questo sessennio 2011-2016. Un periodo in cui l\u2019inflazione si \u00e8 rosicchiato il 5,5% circa del potere di acquisto di 1 euro, in cui la spesa totale \u00e8 salita da 808 a 829 miliardi in euro e che dunque in valore reale \u00e8 scesa, non salita, del 2,3%. E\u2019 importante misurare la spesa in valore reale, perch\u00e9 quel che interessa al cittadino \u00e8 quanto potere d\u2019acquisto gli viene sottratto, con la spesa pubblica, di tassazione, e perch\u00e9 quel che conta per capire quanto d\u00e0 la pubblica amministrazione quanto a servizi alla collettivit\u00e0 \u00e8 la qualit\u00e0 effettiva dei servizi (numero di banchi e ore di professori, ecc) e non il numero di euro (per esempio alla scuola).<\/p>\n<p>Esaminando cos\u00ec la spesa italiana, scopriremmo che la spesa in termini di potere d\u2019acquisto degli stipendi di poliziotti, giudici, professori, operatori sanitari \u00e8 scesa dell\u20198%. La tanto vituperata spesa per acquisto di beni e servizi che pare salire molto (di 7,5% in euro) in termini reali \u00e8 salita del 2%, meno dello 0,3% per anno (sempre troppo potrebbe dire qualcuno!). E gli investimenti pubblici? Qui la faccenda si fa drammatica, tenuto conto della loro rilevanza strategica: in termini reali calano del 27%, ad un ritmo del 4% annuo!<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 stata dunque in questi 6 anni, e i dati lo dimostrano incontrovertibilmente, una austera formichina che ha rinunciato a stimolare la domanda nell\u2019economia ed anzi, l\u2019ha depressa a forza di tagli. Si badi bene: non di sprechi ma di tagli lineari, quasi sempre a casaccio rimuovendo organi vitali della macchina pubblica e non utilizzando il necessario bisturi del bravo chirurgo. E\u2019 evidente che questo spiega sia l\u2019andamento recessivo prima e stagnante poi della nostra economia, il crescente rapporto debito-PIL che si abbatte con la crescita, l\u2019incapacit\u00e0 di poter raggiungere un deficit-PIL vicino all\u2019equilibrio strutturale, rinviando da anni gli impegni apparenti presi con Bruxelles. Una fatica di Sisifo inutile e che toglie energie al successivo tentativo di risalita.<\/p>\n<p>L\u2019Italia deve dunque chiedere al tavolo europeo, forte di questi dati che mostrano dei suoi sforzi in ottica europea e della loro inutilit\u00e0, la possibilit\u00e0 di tornare a sostenere l\u2019economia con il volano degli investimenti pubblici, facendo s\u00ec che debito e deficit ritrovino finalmente una convergenza virtuosa verso valori sostenibili. Se questo quadro \u00e8 esatto, il contributo che deve offrire il nostro paese \u00e8 quello di riorientare al margine la cattiva spesa corrente verso spesa per investimenti buoni. Una sfida che richiede un lavoro analitico costante (da orologiai e non da taglia boschi), organizzato separatamente su ogni settore di spesa, coerente ed interno alla costruzione del nuovo ciclo del bilancio integrato (che unifica bilancio e legge di stabilit\u00e0): per procedere in questa direzione, come in tutti paesi europei che crescono occorre personale specializzato, dedicato, competente, ben remunerato e ben organizzato attorno ad un obiettivo chiaro, sostenuto politicamente, in Italia ed in Europa.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.gustavopiga.it\">http:\/\/www.gustavopiga.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GUSTAVO PIGA Opportunamente il Sole 24 Ore, sulla base dei dati ISTAT, riapre il dibattito, chiave ai fini della stabilit\u00e0 della costruzione europea dell\u2019euro, di quanto formica o quanto cicala sia stata l\u2019Italia in questo ultimo quinquennio di difficile navigazione tra le onde della recessione prima e stagnazione poi. 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