{"id":31488,"date":"2017-06-02T12:24:38","date_gmt":"2017-06-02T10:24:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31488"},"modified":"2017-06-02T13:56:33","modified_gmt":"2017-06-02T11:56:33","slug":"dialettica-e-speranza-sulla-poesia-di-franco-fortini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31488","title":{"rendered":"Dialettica e speranza. Sulla poesia di Franco Fortini"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Francesco Diaco)<\/strong><\/p>\n<p><strong>**********<\/strong><\/p>\n<p><strong>Premessa politica introduttiva.<\/strong><\/p>\n<p>Franco Fortini fu avversario dei partiti popolari ma, nonostante tutto, non pochi dei suoi insegnamenti possono esserci oggi ancora molto utili.<\/p>\n<p>Il seguente articolo mette in evidenza soprattutto la categoria di tempo hegeliana cos\u00ec come veniva interpretata da Ernst Bloch, la quale struttura molta della produzione poetica di Fortini. Nella fattispecie, la poesia diviene scrigno di elementi dirompenti contro lo <em>status quo<\/em>, disegno di progetti emancipatori futuri ma gi\u00e0 inscritti nell&#8217;aura del presente.<\/p>\n<p>Questa concezione del conflitto \u00e8 estremamente congeniale anche al sovranismo, il quale infatti diffida della <strong>&#8216;speranza&#8217; come attesa illusoria<\/strong> di un&#8217;epoca ancora da venire, e che vuole sostituire a questa\u00a0<strong>l&#8217;azione concreta costruita nel momento attuale<\/strong>.<\/p>\n<p>Era questo tipo di utopia che nutriva lo stesso Fortini.<\/p>\n<p>Ovvero, che il desiderio di cambiamento, incarnandosi nel <em>hinc et nunc<\/em>\u00a0(il qui e l&#8217;ora) della scrittura letteraria, diveniva immediatamente rivoluzionario in contrapposizione ad un soggetto passivo che tende invece a delegare i suoi progetti ad un tempo ideale proiettato nel futuro.<\/p>\n<p>Se ci pensiamo, la <em>Costituzione<\/em> \u00e8 proprio questo: la realizzazione storica di un&#8217;utopia di emancipazione che tuttavia \u00e8 stata disapplicata ma che fa parte tutt&#8217;ora del nostro presente.<\/p>\n<p><strong>************<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[<em>Dialettica e speranza di Francesco Diaco \u00e8 la prima analisi sistematica della poesia di Fortini, dalla raccolta d\u2019esordio, Foglio di via, all\u2019ultimo libro, Composita solvantur. \u00c8 uscito in queste settimane da Quodlibet. Ne presentiamo alcune pagine<\/em>].<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nQuando ci si avvicina a Fortini per la prima volta, accade spesso di far riferimento a un ritratto che (magari per necessit\u00e0 didattiche) risulta monolitico e semplificato. Fortini, allora, appare come un amante del Super-Ego e della tradizione, come un personaggio \u00aba dominanti narcisistiche, sadoanali, represse e repressive, patriarcali e piccolo-borghesi\u00bb[1].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se si approfondisce la conoscenza del corpus fortiniano, per\u00f2, ci si rende conto che nelle sue pagine \u00e8 sempre possibile riscontrare la presenza di due poli, di due istanze opposte eppure intrecciate. In altre parole, l\u2019immagine stilizzata che si era intravista prima della lettura, pur essendo sostanzialmente corretta, rischia di smorzare la forza che scaturisce dall\u2019incontro\/scontro di elementi antinomici ma reciprocamente necessari [\u2026].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La concezione fortiniana del tempo[2] risulta estremamente complessa proprio a causa della compresenza di due c\u00f4t\u00e9s, frutto di una formazione poliedrica, nutrita da letture numerose e molto diverse fra loro. La prima componente \u00e8 costituita dal momento morale e (per ricollegarsi al titolo di questo paragrafo) dall\u2019impazienza. Nonostante quest\u2019area sia, a sua volta, molto sfrangiata al proprio interno, \u00e8 possibile ricondurre i vari spunti, eterogenei per origine e natura, a due macro-famiglie: la tragedia e l\u2019utopia. Secondo Lucien Goldmann \u2013 che influenz\u00f2 notevolmente Fortini a questo proposito \u2013 la mens tragica \u00e8 radicalmente antistorica, in quanto contempla solo due dimensioni temporali: il presente e l\u2019eternit\u00e0[3].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Similmente, Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs sostiene che, nella tragedia, l\u2019essenza rifugge la caoticit\u00e0 del mondo, ritirandosi piuttosto in una sfera astratta e immobile, la cui rigida purezza brilla accanto a un abisso incommensurabile[4]. Tale prospettiva \u00e8 costitutivamente individualistica: l\u2019eroe tragico sconta una tremenda solitudine, dato che la sua \u00abanima, autocostituitasi nel segno del destino, pu\u00f2 avere fratelli celesti, ma nessun compagno di viaggio\u00bb[5]. La totalit\u00e0 intensiva della vita, la pienezza fulminea, trovano il proprio luogo in un dovere ferreo e disperato, in una prescrizione che non ammette deroghe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abLa coscienza dell\u2019uomo tragico non conosce n\u00e9 gradi n\u00e9 passaggi progressivi tra il nulla ed il tutto\u00bb[6]: di conseguenza, ogni compromesso \u00e8 bandito in nome \u00abdi una verit\u00e0 e di una giustizia assolute\u00bb, che non hanno nulla a che fare con quelle \u00abrelative dell\u2019esistenza umana\u00bb[7]. Secondo il principio kantiano dell\u2019etica dell\u2019intenzione, l\u2019uomo \u00e8 tenuto a seguire le leggi astraendo dalle categorie spazio\u2011temporali, cio\u00e8 dalla contingenza, giudicata casuale e di secondaria importanza[8].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La logica della tragedia non prevede un\u2019evoluzione, ma solo delle prove in cui confermare o tradire la propria fedelt\u00e0 a valori immutabili[9]; l\u2019imperativo categorico invita ad agire \u00abcome se l\u2019atto che tu stai ora per compiere sia unico, senza alcun legame con il tempo reale [\u2026] in cui ogni istante \u00e8 un trait\u2011d\u2019union tra il passato e l\u2019avvenire\u00bb[10]. Ci troviamo, insomma, nell\u2019ambito del volontarismo: Fortini stesso dichiara di avanzare \u00abuna proposta assolutamente romantica [\u2026] di \u201cdover essere\u201d\u00bb[11], la cui ambizione \u00e8 quella, tipica dei \u00absanti\u00bb, di \u00abvivere coerentemente\u00bb[12], cio\u00e8 di testimoniare la congruenza tra pensiero e azione. \u00c8 evidente la matrice prettamente protestante ed esistenzialista di questa sensibilit\u00e0 fortiniana: il soggetto, scagliato nel mondo, avverte che \u00abla scelta \u00e8 rischio e scommessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando \u00e8 compiuta \u00e8 irrimediabile\u00bb[13]. La libert\u00e0 umana, infatti si fonda su una serie di decisioni, tanto esaltanti quanto angosciose. Determinante, in questo senso, \u00e8 la lettura di Kierkegaard[14]. Il filosofo danese, infatti, elogia lo stadio religioso proprio come superamento dello stallo etico. Se la tragedia si regge sulla contraddizione come scacco, Kierkegaard, al contrario, utilizza la \u00abdisperazione in funzione ironica\u00bb, nel senso che \u00e8 la stessa assenza di una soluzione a \u00abconfermare il salto nella fede\u00bb[15]. Allo stesso modo, il comunismo fortiniano assume talvolta le sembianze di un pari pascaliano[16], di una possibilit\u00e0 non dimostrabile che esige una conversione totale, una metanoia irreversibile.<br \/>\nQuesto primato accordato a una trascendenza tanto cogente quanto inverificabile (credo ut intelligam) ci spinge inevitabilmente nel dominio dell\u2019utopia[17].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019immagine di un\u2019alterit\u00e0 totale, di un avvenire completamente trasformato, funge da impietoso metro di paragone per giudicare l\u2019oggi. Secondo Bloch, le categorie di futuro e Novum impediscono \u00abche ci si accontenti del cattivo presente\u00bb[18], che si ceda all\u2019accettazione passiva del mondo della ripetizione e della fatalit\u00e0[19]. La riscoperta dell\u2019utopismo ottocentesco (Fourier, Saint\u2011Simon, il Marx dei Manoscritti) ha, quindi, come scopo la valorizzazione dell\u2019insaziabile \u201cprincipio speranza\u201d insito nel socialismo[20]. Il sogno, il desiderium, il \u00abnon-ancora-divenuto\u00bb[21] indicano che nel mondo \u00e8 nascosto un enorme giacimento di potenzialit\u00e0 in attesa di realizzarsi: \u00abci\u00f2 verso cui gli uomini tendono in maniera radicale non \u00e8 stato ancora conseguito da nessuna parte ma nemmeno definitivamente seppellito\u00bb[22]. Mentre la filosofia occidentale finisce spesso per bloccarsi nell\u2019anamnesi, cio\u00e8 nell\u2019apologia dell\u2019esistente, il finalismo escatologico dichiara che la patria non \u00e8 ancora stata raggiunta e che \u00abl\u2019essenza del mondo \u00e8 essa stessa al fronte\u00bb[23].<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAll\u2019altro estremo abbiamo il c\u00f4t\u00e9 propriamente storico-politico di Fortini: \u00abSe vogliamo trovare una critica delle posizioni tragiche che le comprenda veramente [\u2026] e le integri in un insieme superiore, bisogna che ci rivolgiamo ai lavori dei grandi pensatori dialettici, Hegel, Marx e Luk\u00e1cs\u00bb[24]. La compresenza orizzontale dell\u2019et\u2011et spezza l\u2019atemporalit\u00e0 verticale dell\u2019aut\u2011aut: il vero marxista \u00e8 sempre consapevole \u00abche tutto porta in s\u00e9 il suo contrario\u00bb[25]. Come insegna Goethe, \u00e8 del tutto assurdo postulare un\u2019inconciliabilit\u00e0 metafisica, \u00abuna opposizione non ricomponibile\u00bb[26], almeno per chi conosca la \u00abcategoria della mediazione; che non \u00e8 quella del compromesso\u00bb[27]. La dialettica hegeliana, allora, diventa sinonimo della capacit\u00e0 di gestire la contraddizione come vettore di metamorfosi, come spinta che innesca un movimento. Il Reale, infatti, \u00abnon \u00e8 n\u00e9 Identit\u00e0 [\u2026] n\u00e9 Negativit\u00e0\u00bb, bens\u00ec \u00abTotalit\u00e0 (la quale \u00e8 Divenire, Werden)\u00bb[28]. Ci\u00f2 significa che la categoria fondamentale sar\u00e0 quella dell\u2019Aufhebung, cio\u00e8 la \u00absoppressione\u2011dialettica\u00bb dell\u2019\u00abImmediato\u00bb[29].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, la datit\u00e0 della condizione umana \u00e8 frutto di \u00abvolgari potenze, di violenze che potremmo arrestare\u00bb[30]; i veri \u00abnomi del destino\u00bb sono \u00abl\u2019economia e la politica\u00bb[31]. Si spalanca, cos\u00ec, uno spazio enorme, in cui dispiegare l\u2019immane potenza del negativo, cio\u00e8 dell\u2019azione, della lotta e del lavoro[32]. L\u2019uomo esiste solo in quanto trasforma il proprio mondo naturale e sociale, parallelamente mutando se stesso: questa \u00e8 la lezione congiunta della Fenomenologia[33] e del Faust. Contro la \u00abtentazione di posture nobilissime\u00bb, Fortini invita alla \u00abformulazione di giudizi politici ossia di proposte per scelte anche quotidiane; dunque ironia, nessuna fretta, pazienza\u00bb[34].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inoltre, il moto dialettico pu\u00f2 essere associato alla nozione luk\u00e1csiana di prospettiva, se lo si intende come tensione tra un donde e un dove, come unit\u00e0 di un cambiamento lento e graduale, dotato di un senso e una direzione. Occorre, per\u00f2, rammentare la dose di dolore e fatica che questo tipo di saggezza riesce ad assorbire: \u00abla storia non adempie mai i desideri\u00bb e \u00ab\u201cnon questo volevo\u201d \u00e8 la parola che accompagna ogni vittoria\u00bb[35]. Le scelte del singolo, poi, vengono giudicate in base a una weberiana etica della responsabilit\u00e0, valutando la posizione occupata nel campo di forze esistente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In altre parole, si ricorre a un criterio antivirtuista e utilitarista; a contare non \u00e8 il proposito individuale, ma gli effetti, positivi o negativi, che vengono a prodursi in un contesto dato: \u00abil significato obiettivo di ogni azione [\u2026] sfugge al suo autore e dipende da fattori che gli sono [\u2026] esterni\u00bb[36]. \u00c8 chiaro che siamo di fronte a \u00abun sostanziale rifiuto dell\u2019eroismo [\u2026] e quindi della tragicit\u00e0\u00bb: nell\u2019universo dell\u2019epica, o semmai del Trauerspiel, \u00abil limite del cedimento non \u00e8 stabilito una volta per tutte\u00bb[37] e sono plausibili palinodie e ritrattazioni. \u00abIl \u201cfai quel che devi, avvenga quel che pu\u00f2\u201d\u00bb funziona, al massimo, come autoregolamentazione personale ma, a livello pubblico, \u00abdev\u2019essere sostituito dal \u201ccomunista\u201d: \u201cfai quel che puoi perch\u00e9 avvenga quel che \u00e8 bene che avvenga\u201d\u00bb[38].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il realismo politico, il calcolo dell\u2019efficacia e delle probabilit\u00e0 di successo, la flessibilit\u00e0 negli accordi e nelle alleanze stemperano \u00abl\u2019incanto della scelta morale\u00bb[39]. Visto che \u00abindignarsi \u00e8 consolarsi\u00bb[40], occorre sempre partire da una precisa valutazione delle circostanze e fondare la speranza su un\u2019analisi razionale della contingenza (intelligo ut credam). Insomma, \u00abil tempo e il luogo sono questi, sono ora [\u2026], e il mondo non ti dar\u00e0 nulla se non gli dai qualcosa (Goethe)\u00bb[41]. Detto diversamente, il marxismo \u00e8 una fede in un futuro \u00abche noi dobbiamo costruire con la nostra attivit\u00e0 [\u2026]; la trascendenza [\u2026] non \u00e8 pi\u00f9 soprannaturale n\u00e9 sopra-storica, ma sopra-individuale, nulla di pi\u00f9 ma anche nulla di meno\u00bb[42]. Il militante comunista, perci\u00f2, non \u00e8 solo di fronte al \u00absilenzio eterno degli spazi infiniti\u00bb[43] ma \u00e8 inserito in un gruppo e in un cerimoniale, ha dei compagni con cui collabora e dialoga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\u2026]<br \/>\nLa forza e l\u2019originalit\u00e0 del pensiero fortiniano stanno proprio nella compresenza di tali spinte antitetiche e nella loro continua correzione reciproca[44]. Ognuno dei due atteggiamenti costituisce un modo fondamentale di opposizione allo stato di cose esistente; ognuno di essi \u00abimplica una specifica concezione dei rapporti interumani e del tempo\u00bb[45] che \u00e8 insieme fonte di errore e origine delle rivendicazioni pi\u00f9 alte[46]. L\u2019utopia, per esempio, pu\u00f2 degenerare in uno stadio patologico, l\u2019\u00abevasionismo\u00bb, che comporta \u00abl\u2019eclissi della prassi\u00bb, la sottomissione della ragione ai sogni, o addirittura \u00abla nostalgia per il paradiso perduto\u00bb e la regressione al \u00abgrembo materno\u00bb[47].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come ammesso da Bloch, \u00abla speranza che imbroglia \u00e8 uno dei maggiori [\u2026] debilitatori del genere umano, quella [\u2026] autentica il suo pi\u00f9 serio benefattore\u00bb[48]. Il pragmatismo della tattica, allora, ancorer\u00e0 gli \u00abappelli metafisici\u00bb[49] alla concretezza del qui-e-ora; viceversa, l\u2019estremismo della strategia vieter\u00e0 di compromettersi troppo con il potere, dissuader\u00e0 da ogni trasformismo cinico e opportunista[50].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si potrebbe dire che Fortini sia un \u00abquasi unico esempio di artista in cui si uniscano la dialettica del negativo secondo Adorno, quella della profezia secondo Benjamin e quella del concreto presente che porta il nome di Brecht\u00bb[51]. Fortini \u00e8 insieme il poeta della vecchiaia e della giovinezza, della mediazione e dell\u2019immediatezza[52], dell\u2019avanguardia e dell\u2019umanesimo socialista. Con Brecht e Mao, mira a \u00abun modo di essere dove [\u2026] le distinzioni su cui si \u00e8 formato il nostro Occidente vengano davvero soppresse, non nell\u2019indistinto vitale o mistico, [\u2026] ma rese fluide in un movimento ininterrotto, in una pulsazione, in una metrica continua di pazienza e di impazienza\u00bb[53].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 la nostra stessa condizione, infatti, a essere ambivalente, \u00abperch\u00e9 veramente viviamo nel tempo e fuori di esso, nell\u2019ordine della realt\u00e0 e in quello dei valori, nella dialettica a due e in quella a tre momenti\u00bb[54]. Piuttosto che obliterare queste contraddizioni, occorre saperle articolare con intelligenza, a partire dall\u2019\u00abincessante tensione e implicazione reciproca\u00bb tra \u00abil momento politico e quello morale\u00bb[55], dalla loro \u00abmobile colluttazione\u00bb[56] e dal \u00abmai concludibile discorso\u00bb[57] che ne scaturisce. Da una parte, \u00abla conversione dell\u2019aroma morale in fetore insopportabile \u00e8 certa se non rischia la prova [\u2026] dei fatti\u00bb[58]; dall\u2019altra, \u00abcontro il realista hanno ragione la fede, la speranza e l\u2019amore\u00bb[59].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se il rapporto fra la verifica \u00ab\u201ccaso per caso\u201d [\u2026] e la opportunit\u00e0 [\u2026] di ideali regolativi non dovrebbe permettere a nessuno eccessive facilit\u00e0\u00bb, \u00e8 proprio \u00abl\u2019unione di una scelta ideologica-pratica che si voglia [\u2026] storicamente legittima e di una scelta morale, che si voglia intransigente e durevole\u00bb, che \u00abd\u00e0 garanzia, non gi\u00e0 di successo [\u2026] ma di autenticit\u00e0\u00bb[60]. La soluzione prospettata coincide, dunque, col paradosso di un\u2019ascesi che \u00e8, insieme, un impegno nell\u2019oggi, \u00abaccompagnato dalla consapevolezza della sua parzialit\u00e0\u00bb[61]. La salvezza si ottiene fide et operibus; \u00abla formula cristiana \u201cnel mondo ma non del mondo\u201d\u00bb[62] indica proprio l\u2019ideale di uno status intermedio \u00abfra partecipazione e secessione\u00bb[63], l\u2019auspicio di una \u00abcontestazione innervata di proposta\u00bb[64].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n[1] F. Fortini, Disobbedienze I. Gli anni dei movimenti. Scritti sul manifesto 1972\u20111985, manifestolibri, Roma 1997, p. 91 (infra DIS-I).<br \/>\n[2] Cfr. F. Moliterni, Il vero che \u00e8 passato. Poesia e tempo in Franco Fortini, \u00abPer una Critica futura. Quaderni di critica letteraria\u00bb, a cura di A. Inglese, 4, 2007, pp. 59-69.<br \/>\n[3] Cfr. L. Goldmann, Il dio nascosto. Studio sulla visione tragica nei \u00abPensieri\u00bb di Pascal e nel teatro di Racine, Laterza, Bari 1971, pp. 54 e 421. Cfr. anche F. Fortini, Lettere a Perlini, Archivio Franco Fortini, scatola XXVIII, cart. 32, c. 1, p. 4: \u00abUnsere Heimat ist die Ewigkeit\u00bb.<br \/>\n[4] Cfr. G. Luk\u00e1cs, Teoria del romanzo, SE, Milano 1999, p. 35.<br \/>\n[5] Id., Teoria del romanzo, cit., p. 38.<br \/>\n[6] Goldmann, Il dio nascosto, cit., p. 73.<br \/>\n[7] Ivi, p. 59.<br \/>\n[8] G. Luk\u00e1cs, L\u2019anima e le forme, SE, Milano 2002, p. 258.<br \/>\n[9] In qualit\u00e0 di critico, Fortini sostiene che \u00abin Tasso non c\u2019\u00e8 dialettica, non c\u2019\u00e8 soluzione in avanti. \u00c8 una dinamica bloccata [\u2026]. Qui [\u2026] sta anche tutta la profondissima differenza [\u2026] fra Tasso e Shakespeare, genio dialettico per eccellenza\u00bb (F. Fortini, Dialoghi col Tasso, a cura di P.V. Mengaldo e D. Santarone, Bollati Boringhieri, Torino 1999, p. 149). Similmente, egli nota nei Promessi sposi un \u00abandirivieni incessante, fra due verit\u00e0 simultanee e insuperabili. Perch\u00e9 Manzoni rifiuta la dialettica\u00bb (F. Fortini, Saggi ed epigrammi, a cura di L. Lenzini, Mondadori, Milano 2003, p. 1478; infra SE).<br \/>\n[10] Goldmann, Il dio nascosto, cit., p. 401.<br \/>\n[11] F. Fortini, L\u2019ospite ingrato. Primo e secondo, Marietti, Casale Monferrato 1985, ora in SE 868 (infra OI).<br \/>\n[12] Ivi, p. 952.<br \/>\n[13] F. Fortini, Extrema ratio. Note per un buon uso delle rovine, Garzanti, Milano 1990, p. 95 (infra ER).<br \/>\n[14] Gli altri testi da cui Fortini trae ispirazione sono legati alla teologia e alla fede valdese, a una letteratura latamente esistenzialista e alle avanguardie storiche (in particolare all\u2019esperienza italiana della \u00abVoce\u00bb). I nomi potrebbero essere quelli di Kafka, Dostoevskij, Michelstaedter, Karl Barth, Jahier, Boine, Slataper, Papini, Rebora.<br \/>\n[15] S. Givone, Introduzione, in P. Szondi, Saggio sul tragico, Einaudi, Torino 1996, p. XIII.<br \/>\n[16] F. Fortini, Disobbedienze II. Gli anni della sconfitta. Scritti sul manifesto 1985\u20111994, manifestolibri, Roma 1998, p. 169 (infra DIS\u2011II): \u00abil conflitto \u00e8 un \u201cmale\u201d per un \u201cbene\u201d [\u2026] non garantito\u00bb.<br \/>\n[17] Per quanto riguarda la bibliografia su utopia e socialismo, si rimanda almeno a K. Mannheim, Ideologia e utopia, Il mulino, Bologna 1957, Z. Bauman, Socialism. The Active Utopia, Allen &amp; Unwin, London 1976, G. Crinella, Saggi sull\u2019utopia. Individuo e progetto collettivo, Quattro venti, Urbino 1988, F. Jameson, Il desiderio chiamato Utopia, Feltrinelli, Milano 2007.<br \/>\n[18] E. Bloch, Il principio speranza, Garzanti, Milano 1994, vol. I, p. 5.<br \/>\n[19] Ivi, p. 9.<br \/>\n[20] Per Fortini, \u00abla liberazione totale dell\u2019uomo, la societ\u00e0 senza classe, la morte dello Stato\u00bb sono \u00abveri fini, non miti n\u00e9 leggende\u00bb (F. Fortini, Capoversi su Kafka, \u00abIl Politecnico\u00bb, 37, ottobre 1947, p. 18).<br \/>\n[21] Bloch, Il principio speranza, cit., p. 8.<br \/>\n[22] Ivi, p. 10.<br \/>\n[23] Ivi, p. 23.<br \/>\n[24] Goldmann, Il dio nascosto, cit., p. 44.<br \/>\n[25] OI 1065.<br \/>\n[26] E. Grumach, Unterhaltungen mit Goethe, in Szondi, Saggio sul tragico, cit., p. 33.<br \/>\n[27] DIS-I 181. \u00c8 degno di nota che Giacomo Noventa, altro maestro di mediazione per Fortini, scrivesse: \u00abTasso mato, e Goethe grando | Coi pi\u00f9 grandi de \u2019sto mondo, | Secondo i giorni a mi me par | Pi\u00f9 bravo Goethe. || Secondo i giorni solamente\u00bb (G. Noventa, Versi e poesie, Mondadori, Milano 1975, p. 112).<br \/>\n[28] A. Koj\u00e8ve, La dialettica e l\u2019idea della morte in Hegel, Einaudi, Torino 1948, p. 74. \u00c8 interessante notare che, per Jameson, \u00absar\u00e0 proprio il marchio della totalit\u00e0 a mancare per definizione nelle forme molteplici investite dalla pulsione utopica di Bloch\u00bb (Jameson, Il desiderio chiamato Utopia, cit., p. 23).<br \/>\n[29] Koj\u00e8ve, La dialettica, cit., p. 82.<br \/>\n[30] F. Fortini, I cani del Sinai, Einaudi, Torino 1979, ora in SE 452.<br \/>\n[31] Id., Profezie e realt\u00e0 del nostro secolo. Testi e documenti per la storia di domani, Laterza, Bari 1965, p. VII.<br \/>\n[32] Koj\u00e8ve, La dialettica, cit., p. 109.<br \/>\n[33] Ivi, p. 98.<br \/>\n[34] DIS-I 186.<br \/>\n[35] OI 983.<br \/>\n[36] Goldmann, Il dio nascosto, cit., p. 450.<br \/>\n[37] F. Fortini, Questioni di frontiera. Scritti di politica e di letteratura 1965\u20111977, Einaudi, Torino 1977, p. 32.<br \/>\n[38] DIS-I 216.<br \/>\n[39] Ibid.<br \/>\n[40] F. Fortini, Non solo oggi. Cinquantanove voci, a cura di P. Jachia, Editori Riuniti, Roma 1991, p. 105.<br \/>\n[41] Id., Un giorno o l\u2019altro, a cura di M. Marrucci e V. Tinacci, Quodlibet, Macerata 2006, p. 405.<br \/>\n[42] Goldmann, Il dio nascosto, cit., p. 132.<br \/>\n[43] Ivi, p. 100.<br \/>\n[44] \u00c8 illuminante, in tal senso, la presenza di due epigrafi all\u2019inizio di Dieci inverni: \u00abQui ne la ressent pas profond\u00e9ment, cette haine du pr\u00e9sent, n\u2019a pas vraiment l\u2019amour de l\u2019avenir (Evariste Galois). || La pens\u00e9e de l\u2019avenir est une tentation fine et dangereuse de l\u2019ennemy, contraire \u00e0 l\u2019Evangile, et capable de tout perdre\u2026 (Martin De Barcos)\u00bb (F. Fortini, Dieci inverni 1947\u20111957. Contributi ad un discorso socialista, Feltrinelli, Milano 1957, p. 8). Va per\u00f2 precisato, con Adorno, che \u00abla mediazione nelle coppie di concetti fra loro opposti non si attua nella forma della famosa aurea mediocritas [\u2026]. Se questa mediazione \u00e8 possibile, lo \u00e8 solo passando attraverso gli estremi\u00bb (Th.W. Adorno, Terminologia filosofica, Einaudi, Torino 2007, p. 240).<br \/>\n[45] Fortini, Questioni di frontiera, cit., p. 31.<br \/>\n[46] Cfr. ER 60.<br \/>\n[47] P. Ric\u0153ur, Tradizione o alternativa. Tre saggi su ideologia e utopia, Morcelliana, Brescia 1980, p. 56. Analoghe sono le seguenti considerazioni che Fortini svolge su \u00c9luard: \u00abil rivoluzionario della Resistenza vuole in verit\u00e0 solo la restaurazione, in un perpetuo avvenire, della propria e altrui giovinezza, della freschezza [\u2026] che crede di aver avuto e di poter riottenere per tutti [\u2026]. Il conflitto s\u2019inflette: diventa conflitto fra il tempo amoroso-poetico della [\u2026] coppia e quello degli \u201caltri\u201d. Quindi eterno. Diventa circolare, si fa ritorno perpetuo\u00bb (F. Fortini, Nota per la ristampa del 1966, in P. \u00c9luard, Poesie. Con l\u2019aggiunta di alcuni scritti di poetica, Mondadori, Milano 1970, p. 36).<br \/>\n[48] Bloch, Il principio speranza, cit., p. 8. Sull\u2019utopia come compensazione, cfr. R. Levitas, The Concept of Utopia, Peter Lang, Bern 2010, p. 208 (\u00abCompensation is a feature of abstract, \u2018bad\u2019 utopia for Bloch, of all utopia for Marx and Engels and of ideology for Mannheim\u00bb); sull\u2019utopia come invito al cambiamento, cfr. Bauman, The Active Utopia, cit., pp. 10-16.<br \/>\n[49] P.V. Mengaldo, Dialettica e allegoria nella poesia di Fortini, \u00abL\u2019Indice dei libri del mese\u00bb, 2, marzo 1985, p. 6.<br \/>\n[50] Cfr. OI 875: \u00abChi [\u2026] abbia [\u2026] sentito [\u2026] l\u2019inaccettabilit\u00e0 del \u201cmondo\u201d ossia di quella parte di se stesso che insegue apparenze e desideri, [\u2026] costui dovr\u00e0 essere sempre diviso fra la volont\u00e0 di modificarlo, quel mondo, con l\u2019azione [\u2026] e il rifiuto superbo e deluso, eroico o compensatorio [\u2026]. Il proletariato sarebbe cos\u00ec il No a questo \u201cmondo\u201d [\u2026]; e, nello stesso tempo, l\u2019unica volont\u00e0 capace di trasformarlo. Mentre l\u2019arma pi\u00f9 potente [\u2026] degli avversari di classe consiste nel concedergli trasformazioni parziali che ne attenuano il rifiuto totale. Ecco perch\u00e9 l\u2019utopia, l\u2019oltranza [\u2026] sono ineliminabili: perch\u00e9, come dice Brecht, \u201ci piccoli mutamenti\u201d sono nemici dei \u201cgrandi mutamenti\u201d\u00bb. Solo per certi versi paragonabile alla dialettica tattica-strategia \u00e8 la distinzione\/collaborazione tra Fancy e Imagination utopiche teorizzata da Jameson (cfr. Jameson, Il desiderio chiamato Utopia, cit., pp. 17-26 e 285).<br \/>\n[51] DIS-I 215.<br \/>\n[52] Cfr. F. Fortini, Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie, Einaudi, Torino 1989, ora in SE 128: \u00abl\u2019immediatezza, si sa, \u00e8 non solo ci\u00f2 che deve essere oltrepassato, ma ci\u00f2 senza di cui non ci sarebbe nulla da oltrepassare\u00bb.<br \/>\n[53] DIS-I 112.<br \/>\n[54] Ivi, p. 194.<br \/>\n[55] ER 79.<br \/>\n[56] DIS-II 131. Ancora una volta si tiene presente il modello brechtiano: \u00abBrecht visse l\u2019una e l\u2019altra funzione: l\u2019estensore di verit\u00e0 da far passare [\u2026], cio\u00e8 lo scrivano cui i Ciompi in tumulto impongono di mettere in carta una loro verit\u00e0; e la missione di chi dice a se stesso: \u201cSappi, lo fai per te, e fallo in modo esemplare\u201d\u00bb (Fortini, Verifica dei poteri, cit., p. 144).<br \/>\n[57] DIS-I 90.<br \/>\n[58] DIS-II 55.<br \/>\n[59] Ivi, p. 131.<br \/>\n[60] Ivi, p. 953.<br \/>\n[61] ER 97.<br \/>\n[62] OI 946.<br \/>\n[63] DIS-II 21.<br \/>\n[64] D. Dalmas, La protesta di Fortini, Stylos, Aosta 2006, p. 127.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=27807\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=27807<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Francesco Diaco) ********** Premessa politica introduttiva. Franco Fortini fu avversario dei partiti popolari ma, nonostante tutto, non pochi dei suoi insegnamenti possono esserci oggi ancora molto utili. Il seguente articolo mette in evidenza soprattutto la categoria di tempo hegeliana cos\u00ec come veniva interpretata da Ernst Bloch, la quale struttura molta della produzione poetica di Fortini. 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