{"id":31532,"date":"2017-06-05T08:00:35","date_gmt":"2017-06-05T06:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31532"},"modified":"2017-06-04T17:37:55","modified_gmt":"2017-06-04T15:37:55","slug":"il-debito-pubblico-italiano-la-truffa-e-servita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31532","title":{"rendered":"Il debito pubblico italiano: la truffa \u00e8 servita"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Marco Bersani)<\/strong><\/p>\n<p><em>Secondo tecnocrati finanziari, \u00e9lite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico \u2013 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 \u2013 dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilit\u00e0. Ma l\u2019analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realt\u00e0 molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente. Proponiamo un capitolo dal volume &#8220;Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell\u2019impoverimento di massa&#8221; di Marco Bersani (DeriveApprodi), in questi giorni in libreria<\/em><\/p>\n<p><strong>La spirale del debito pubblico tra ideologia e realt\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Al 31 dicembre 2016, il debito pubblico italiano \u00e8 risultato pari a 2.217,7 miliardi, con un rapporto debito\/Pil pari a 132,8%. Si tratta, a dispetto dei proclami di tutti i governi sulla priorit\u00e0 assoluta della riduzione del debito pubblico, di una continua ascesa, che, se collocata nel medio periodo, corrisponde a un innalzamento di 30 punti percentuali del rapporto debito\/Pil negli ultimi 10 anni (102,7% a fine 2006).<\/p>\n<p>Come sempre, poich\u00e9 un elemento essenziale della relazione creditore\/debitore \u00e8 l\u2019interiorizzazione della colpa da parte di quest\u2019ultimo, le spiegazioni che i tecnocrati finanziari, le \u00e9lite politiche e i media mainstream danno di questa ascesa del debito pubblico, vertono sull\u2019idea che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilit\u00e0 e che continuiamo a farlo, sperperando e sprecando risorse, invece di renderci finalmente consapevoli di come la ricreazione sia finita da un pezzo.<\/p>\n<p>Gli stessi argomenti vengono poi replicati su scala europea, arrivando a dissertazioni para-razziste sul carattere volto all\u2019inefficienza e alla scarsa propensione alla produttivit\u00e0 dei popoli latini e mediterranei (sar\u00e0 interessante, a questo proposito, capire come verr\u00e0 ricollocato dal punto di vista etnico-morale il popolo finlandese, che sta affrontando mutatis mutandi la pi\u00f9 grave recessione della propria storia).<\/p>\n<p>Tuttavia, se il debito non fosse una narrazione ideologica, basterebbe un\u2019occhiata ai dati storici e attuali per comprendere come la realt\u00e0 sia sempre molto differente da quella raccontata dai poteri dominanti.<\/p>\n<p>Interroghiamo dunque i dati, partendo da una domanda: il debito pubblico italiano \u00e8 sempre stato alto e in qualche misura \u00abincontenibile\u00bb?<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che oggi, con i nostri 2.217,7 miliardi, siamo al terzo posto nella classifica in valori assoluti del debito pubblico planetario (dopo Usa e Giappone) e molto ben posizionati anche nella classifica del rapporto debito\/Pil, la prima affermazione che possiamo fare riguarda il fatto di come la nostra situazione debitoria non sia sempre stata cos\u00ec e di come, nel corso dei decenni, abbia seguito un andamento oscillatorio interessante.<\/p>\n<p>Per esempio, analizzando i dati a partire dal 1960 [1], si scopre come, da quell\u2019anno fino al 1981, il rapporto debito\/Pil dell\u2019Italia sia stato costantemente sotto il 60% (ovvero, al di sotto della soglia \u2013 dal punto di vista scientifico totalmente arbitraria \u2013 fissata oggi per certificare la salute di un\u2019economia dai tecnocrati del Fiscal Compact).<\/p>\n<p>La prima e pi\u00f9 grande discontinuit\u00e0 che si rileva nella serie storica avviene nel periodo 1981-1994, quando il rapporto debito\/Pil schizza dal 58,46% (1981) al 121,84% (1994).<\/p>\n<p>Quali furono le cause di questa vera e propria impennata, a balzi del +5% annuo?<\/p>\n<p>La spiegazione dei poteri dominanti sull\u2019eccesso di spesa pubblica non regge il confronto della realt\u00e0: infatti, al netto degli interessi sul debito \u2013 la spesa pubblica italiana \u00e8 passata dal 42,1% del Pil nel 1984 al 42,9% nel 1994, mentre nello stesso periodo, la media europea vedeva un aumento dal 45,5 al 46,6% e quella dell\u2019eurozona dal 46,7 al 47,7%.<\/p>\n<p>Come si vede, la spesa pubblica italiana, sia in percentuale assoluta sia in percentuale di aumento si \u00e8 costantemente posizionata a livelli inferiori rispetto al resto dell\u2019Ue e dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p>E se la spesa pubblica italiana \u00e8 stata ulteriormente depredata dalla corruzione politico-economica e dalla gigantesca evasione fiscale, ci\u00f2 ha solo reso peggiori le condizioni di vita delle fasce deboli della popolazione, che tutto hanno fatto in quegli anni, tranne che sperperare.<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 dunque successo nel decennio dell\u2019impennata del debito pubblico?<\/p>\n<p><strong>Un divorzio all\u2019italiana<\/strong><\/p>\n<p>Il 12 febbraio 1981, l\u2019allora Ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta, scrive al governatore della Banca d\u2019Italia, Carlo Azeglio Ciampi, proponendo l\u2019indipendenza della Banca d\u2019Italia, ovvero il cosiddetto divorzio fra Banca d\u2019Italia e Ministero del Tesoro. La risposta del governatore \u00e8 positiva e \u2013 senza alcun altro passaggio istituzionale \u2013 inizia il nuovo corso.<\/p>\n<p>Per capire il significato dirompente di questo divorzio, occorre comprendere la natura del matrimonio. Fino ad allora, infatti, quando lo Stato emetteva titoli per potersi finanziare, la Banca d\u2019Italia forniva la garanzia di acquistare i titoli invenduti a tasso d\u2019interesse prefissato.<\/p>\n<p>Questo permetteva allo Stato di emettere i titoli a basso tasso d\u2019interesse e di poterli vendere tutti, chiudendo la strada a ogni possibile speculazione finanziaria.<\/p>\n<p>Con il divorzio tutto cambia e, non esistendo pi\u00f9 il paracadute della Banca d\u2019Italia sull\u2019invenduto, lo Stato fu da quel momento costretto a emettere titoli, la cui vendita per essere portata a termine, doveva necessariamente riconoscere alti tassi d\u2019interesse.<\/p>\n<p>\u00c8 stato da quel momento che lo Stato italiano ha iniziato a pagare interessi superiori \u2013 anche nettamente \u2013 al tasso d\u2019inflazione e che il debito pubblico ha iniziato a gonfiarsi a dismisura.<\/p>\n<p>Con il divorzio del 1981, lo Stato italiano, per il finanziamento delle proprie attivit\u00e0, si \u00e8 messo nelle mani della finanza privata e della speculazione finanziaria ed \u00e8 questa la ragione primaria per cui il debito pubblico italiano \u00e8 esploso.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, sono ancora una volta i numeri a fare tabula rasa delle narrazioni ideologiche: infatti, dal 1980 al 2007 lo Stato italiano ha contratto 1.335,54 miliardi di debito, sui quali ha pagato ben 1.740,24 miliardi di interessi.<\/p>\n<p>Volendo fare un paragone tra il periodo 1960-1980 e il periodo 1981-2007, mentre nel primo lo Stato pagava tassi d\u2019interesse al di sotto dell\u2019inflazione, nel secondo ha mediamente pagato tassi d\u2019interesse superiori del 4,2% al tasso d\u2019inflazione.<\/p>\n<p>Questi dati sono confermati anche da un\u2019analisi del bilancio annuale dello Stato: dal 1990 al 2015, con la sola eccezione del 2009, ogni anno l\u2019Italia ha chiuso con un avanzo primario, ovvero con le entrate sempre superiori alle uscite e una differenza complessiva, per il periodo preso in esame, di oltre 700 miliardi.<\/p>\n<p>Detto in altri termini, significa che i cittadini hanno versato allo Stato 700 miliardi in pi\u00f9 di quello che dallo Stato hanno ricevuto sotto forma di fornitura di servizi. E, nonostante questo, il debito pubblico \u00e8 aumentato, grazie al circolo vizioso degli interessi sul debito.<\/p>\n<p><strong>La socializzazione delle perdite<\/strong><\/p>\n<p>Con la crisi del 2008, la truffa del debito pubblico viene trasformata in una vera e propria trappola.<\/p>\n<p>La crisi, scoppiata negli Usa in seguito allo scoppio della bolla dei subprime, ha immediatamente coinvolto il sistema finanziario internazionale e si \u00e8 riverberata con particolare intensit\u00e0 sulle banche europee.<\/p>\n<p>Il salvataggio pubblico delle banche private europee ha visto, nel periodo 2008-2011 caricare sui bilanci degli Stati almeno 2.000 miliardi di euro, aggravando ulteriormente il problema del debito pubblico (e in particolare del rapporto debito\/Pil), per poi poterlo trasformare nella chiave di volta per approfondire le politiche di austerit\u00e0, la precarizzazione del lavoro, la privatizzazione dello stato sociale, la mercificazione dei beni comuni.<\/p>\n<p>Dal 2008 si \u00e8 verificato un grande travaso dai debiti privati a quelli pubblici, finendo per far crescere in maniera esponenziale quest\u2019ultimi. Se nel 2007 il debito sovrano nell\u2019eurozona era pari al 25% del Pil, nel 2014 \u00e8 giunto al 94%, (negli Usa nello stesso periodo \u00e8 passato dal 55% a oltre il 100%). Di fatto, dopo decenni di sbornia liberista, incentrata su libero mercato e privatizzazioni, gli Stati hanno salvato l\u2019economia di mercato facendo pagare il conto alle fasce deboli della popolazione, secondo il tradizionale adagio \u00absi privatizzano gli utili e si socializzano le perdite\u00bb.<\/p>\n<p>In Italia, questo processo si \u00e8 affermato con alcune specificit\u00e0, in quanto il nostro debito pubblico era gi\u00e0 alto e, per molti anni, non si \u00e8 potuto aumentarlo facendo operazioni dirette di salvataggio per fronteggiare la crisi. Ma il debito pubblico italiano \u00e8 aumentato comunque in conseguenza del crollo del Pil dovuto alla crisi globale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che in realt\u00e0 non funziona \u00e8 l\u2019impostazione dominante per la quale l\u2019indebitamento dovrebbe fare da leva per la crescita economica e quest\u2019ultima dovrebbe di conseguenza riassorbire il debito.<\/p>\n<p>Come ha ben evidenziato Luca Ricolfi, studiando le economie dei 22 paesi che, sin dall\u2019inizio, hanno fatto parte dell\u2019Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE): \u00ab(\u2026) in tutto il periodo preso in considerazione \u2013 dal 1960 a oggi \u2013 il risultato \u00e8 chiarissimo: a ogni decennio il tasso di crescita diminuisce di quasi 1 punto percentuale (da +4% nel decennio \u201960\u201970, a +3% negli anni \u201970-\u201980, a +2% nel ventennio 19802000, per arrivare a +1% nei primi dieci anni del nuovo millennio)\u00bb [2].<\/p>\n<p>Se questi sono i dati, appare pura fantascienza la fiducia nella crescita economica come soluzione al problema del debito pubblico proposta da Carlo Cottarelli (ex-incaricato del governo per la spending review) che ipotizza una crescita costante del 3% annuo per consentire al rapporto debito\/Pil del nostro paese di scendere nel 2035 dall\u2019attuale 132% al 75% [3].<\/p>\n<p>Nel frattempo, anche per il nostro paese \u00e8 arrivato il momento di mettere a disposizione la ricchezza collettiva per salvare i fallimenti degli istituti bancari privati: a fine dicembre 2016, con un\u2019approvazione fulminea dei due rami del Parlamento, il Ministero del Tesoro ha messo in campo una rete di garanzie pubbliche (da caricare, in caso di utilizzo, sul debito pubblico) pari a 20 miliardi di euro sulle emissioni di liquidit\u00e0 di ben 6 banche, ciascuna sotto plurime inchieste giudiziarie e tutte giunte al fallimento grazie alle speculazioni finanziarie operate per decenni senza alcun controllo. Saranno cos\u00ec salvate dai cittadini Monte dei Paschi di Siena, Cariferrara, Banca Marche, Banca Etruria e, dopo l\u2019approvazione ottenuta dalla improvvisamente generosa Unione Europea, anche Popolare di Vicenza e Veneto Banca.<\/p>\n<p>Il circolo vizioso prosegue e intrappola la societ\u00e0, fino a che quest\u2019ultima non imboccher\u00e0 l\u2019unica via di uscita possibile: rimettere radicalmente in discussione la narrazione dominante sul debito. Senza se e senza ma.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1. Cfr. https:\/\/keynesblog.com\/2012\/08\/31\/le-vere-cause-deldebito-pubblico-italiano\/.<\/p>\n<p>2. Luca Ricolfi, L\u2019enigma della crescita, Mondadori, Milano 2014.<\/p>\n<p>3. Carlo Cottarelli, Il macigno, Feltrinelli, Milano 2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-debito-pubblico-italiano-la-truffa-e-servita\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-debito-pubblico-italiano-la-truffa-e-servita\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Marco Bersani) Secondo tecnocrati finanziari, \u00e9lite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico \u2013 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 \u2013 dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilit\u00e0. Ma l\u2019analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realt\u00e0 molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente. 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