{"id":31558,"date":"2017-06-06T08:00:18","date_gmt":"2017-06-06T06:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31558"},"modified":"2017-06-06T13:04:34","modified_gmt":"2017-06-06T11:04:34","slug":"la-globalizzazione-fa-molto-bene-alle-imprese-e-ai-lavoratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31558","title":{"rendered":"La globalizzazione fa molto bene alle imprese. E ai lavoratori?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOPOLY (Maurizio Sgroi)<\/strong><\/p>\n<p>********<\/p>\n<p><strong>Commento all&#8217;articolo.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>La lunga premessa \u00e8 doverosa in quanto, <strong>nell&#8217;ottica sovranista, la<\/strong> &#8216;<strong>globalizzazione&#8217; rappresenta, al contrario, uno dei nostri maggiori problemi<\/strong>.\u00a0Tuttavia, l&#8217;articolo rimane illuminante nella <strong>parte descrittiva<\/strong>\u00a0quando\u00a0ci fornisce i dati che servono a spiegare come la fine delle ideologie, del lavoro, e delle classi sociali, sia tutt&#8217;altro che da venire.<\/em>\u00a0Con grafici alla mano, l&#8217;autore di Econopoly mostra infatti come la <strong>crisi<\/strong>\u00a0coinvolga solo alcuni soggetti economici della societ\u00e0 italiana, diversamente da altri che, in contro-tendenza, sembrano crescere in modo progressivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, lo afferma lo stesso Sgroi \u00a0che sono <strong>i grandi esportatori<\/strong>\u00a0gli unici in grado di cavalcare l&#8217;internazionalizzazione dell&#8217;impresa accumulando i profitti che ne derivano. Ma cerchiamo, prima di tutto, di ricomporre il mosaico che manca totalmente nella visione dell&#8217;autore, e di capire come mai <strong>la globalizzazione vada a braccetto con le<\/strong> \u00a0<strong>politiche di austerit\u00e0 <\/strong>ordinate\u00a0dalla BCE, dalla commissione UE, e siano appoggiate incondizionatamente dai governi italiani degli ultimi 20 anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come sappiamo, le ricette economiche europee impongono di <strong>ridurre la spesa pubblica<\/strong>, attraverso la diminuzione degli investimenti, le assunzioni statali, la ricerca e le infrastrutture, dando luogo ai tagli lineari, ai licenziamenti, ai blocchi degli stipendi. \u00a0Ci\u00f2 comprime i consumi delle famiglie e infine <strong>distrugge la domanda interna<\/strong>. Quest&#8217;ultima\u00a0smette di rivolgersi, tanto alle <strong>imprese locali<\/strong>, quanto all&#8217;<strong>importazione di beni esteri\u00a0<\/strong>offerti da imprese europee che competono negli stessi settori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La riduzione della domanda di beni concorrenti da parte dei nostri consumatori verso l&#8217;Europa avvantaggia, dunque, gli<strong>\u00a0<\/strong>esportatori\u00a0italiani che finiscono per costituire una <strong>classe sociale<\/strong>\u00a0ben codificata, come emerge chiaramente anche dal seguente scritto.\u00a0Quello che Sgroi, viceversa, rimuove dall&#8217;analisi \u00e8 che &#8216;il processo di selezione&#8217; e &#8216;consolidamento&#8217; (cit<i>.<\/i>) di questo tipo di impresa se, da una parte, riesce a realizzare un\u00a0<b>significativo<\/b>\u00a0<strong>aumento del volume\u00a0dei propri introiti<\/strong>, dall&#8217;altra, si pu\u00f2 ottenere solo grazie alla <strong>distruzione<\/strong><strong>\u00a0delle piccole e medie aziende <\/strong>(in quanto sono quest&#8217;ultime ad operare pi\u00f9 spesso sul territorio nazionale), che rappresentano <strong>la seconda classe sociale<\/strong> di questo mosaico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>In altre parole, lo sviluppo dell&#8217;export non riesce (ma pi\u00f9 che altro non ha nessun interesse) a compensare la perdita conseguente e simmetrica, e di gran lunga maggiore, del patrimonio privato, aziendale, che coinvolge <strong>l&#8217;intero<\/strong> <strong>sistema-paese<\/strong>. <\/em>E<em>\u00a0<\/em>ovviamente <strong>Confindustria,<\/strong>\u00a0per prima, \u00a0si trova nella posizione deliberata di <strong>spaccare l&#8217;interesse nazionale,<\/strong> avvantaggiando eccessivamente una sola categoria di imprenditori rispetto a tutte le altre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il <strong>lavoro<\/strong>, d&#8217;altro canto, in contrasto con le narrazioni diffuse, si \u00e8 tutt&#8217;altro che concluso.<\/p>\n<p>Le aziende esportatrici, in una certa misura, lo hanno\u00a0<strong>delocalizzato<\/strong><strong>\u00a0all&#8217;estero<\/strong>\u00a0insieme agli impianti industriali e agli investimenti. A questo si riferisce, in buona sostanza, la conclusione di Sgroi quando sostiene che:<\/p>\n<blockquote><p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Le imprese con forme di internazionalizzazione pi\u00f9 complesse e articolate hanno funzionato meglio&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p>Mentre, dall&#8217;altra, hanno provveduto ad\u00a0<strong>intensificare il suo sfruttamento in patria\u00a0<\/strong>attraverso le varie\u00a0<strong>riforme <\/strong>(l&#8217;ultima \u00e8 quella del Jobs Act)\u00a0 che hanno diminuito i contratti a tempo indeterminato; hanno aumentato l&#8217;orario di lavoro; hanno re-introdotto il cottimo; le ore straordinarie non pagate; l&#8217;aumento del precariato in genere; il licenziamento facile, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E si servono della dilagante <strong>disoccupazione<\/strong> (dovuta ai tagli della spesa pubblica e della riduzione degli investimenti privati, di cui sopra), cos\u00ec come della minaccia potenziale di delocalizzare i capitali all&#8217;estero, proprio per aumentare nei loro confronti il proprio <strong>potere contrattuale:<\/strong> ovvero per comprimere in modo del tutto arbitrario i prezzi dei salari grazie ad un aumento sproporzionato della domanda di lavoro rispetto alla riduzione della sua offerta. Insomma, come la migliore tradizione capitalista ci insegna, la disoccupazione fa gioco ai capitani d&#8217;industria ansiosi di\u00a0<strong>disciplinare la manodopera<\/strong>, la quale costituisce\u00a0almeno un&#8217;<strong>altra delle tre classi<\/strong> illustrate fino a questo momento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque, come abbiamo detto, facciamo tesoro dei dati riscontrati nell&#8217;articolo, che ci aiuta senz&#8217;altro ad individuare i progressi di un preciso gruppo sociale: quello dei <strong>grandi esportatori apolidi e de-territorializzati<\/strong>. Mentre rifiutiamo completamente l&#8217;interpretazione finale, per cui:<\/p>\n<blockquote><p><em>L\u2019esperienza perci\u00f2 mostra che gli imprenditori dovrebbero chiedere pi\u00f9 globalizzazione&#8221;. <\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mio commento tuttavia non \u00e8 rivolto, a priori, contro i grandi produttori in genere, quanto piuttosto nei confronti, appunto, della\u00a0<strong>globalizzazione <\/strong>stessa. Quest&#8217;ultima, al contrario della tesi di Sgroi, <em>\u00e8 stata innescata infatti nella misura in cui ha contribuito a\u00a0<strong>far saltare il sistema-impresa<\/strong>\u00a0<strong>italiano<\/strong> nel suo complesso, \u00a0col fine di\u00a0avvantaggiare dei <strong>soggetti particolari<\/strong> a scapito dell&#8217;<strong>interesse nazionale<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p><strong>***********<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Nel tempo in cui la globalizzazione, intesa come internazionalizzazione delle risorse e dei commerci, finisce all\u2019indice \u00e8 interessante leggere un approfondimento che l\u2019Istat ha dedicato, nel suo ultimo rapporto annuale, alle nostre <strong>imprese esportatrici.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il tema \u00e8 interessante perch\u00e9 <strong>il nostro export,<\/strong> pure se ancora sottotono rispetto ai primi anni 2000 (vedi grafico), \u00e8 stato di fatto <strong>il settore che ha consentito la tenue ripresa degli ultimi anni<\/strong> e la sostanziale <strong>tenuta dei nostri conti esteri<\/strong>. Osservare quindi come la crisi abbia mutato le dinamiche delle nostre imprese esportatrici \u00e8 un ottimo esercizio per capire anche come questo cambiamento sia servito a dare sostanza alla nostra ripresa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-31559\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-esportazioni-italiani-su-mondiale-600x423-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-esportazioni-italiani-su-mondiale-600x423-300x212.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-esportazioni-italiani-su-mondiale-600x423.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Istat premette che <strong>le dinamiche della crisi<\/strong> \u201channo favorito un generale consolidamento delle condizioni economico-finanziarie del sistema, a seguito di un <strong>processo di selezione<\/strong> che ha prodotto una <strong>ricomposizione del tessuto di imprese<\/strong> a favore di quelle finanziariamente pi\u00f9 solide\u201d. Inoltre \u201cla capacit\u00e0 di vendere sui mercati esteri ha rappresentato un fattore fondamentale sia per la sopravvivenza, sia per la competitivit\u00e0 delle imprese italiane. <strong>Con il perdurare della crisi<\/strong>, tuttavia, oltre alla capacit\u00e0 di esportare, per le imprese \u00e8 divenuto cruciale sia <strong>intensificare gli scambi con l\u2019estero<\/strong> (una quota elevata di fatturato esportato \u00e8 indicativa di una minore dipendenza dal mercato interno) sia, soprattutto, stimolare una evoluzione nelle forme di partecipazione ai mercati internazionali.<\/p>\n<p>Con riferimento a quest\u2019ultima circostanza, in particolare, l\u2019adozione di f<strong>orme di internazionalizzazione pi\u00f9 complesse<\/strong> \u2013 che ad esempio contemplino un\u2019ampia diversificazione geografica dei propri mercati o affianchino all\u2019attivit\u00e0 di export anche quella di import \u2013 si \u00e8 accompagnata a performance generalmente migliori in termini di creazione di occupazione e valore aggiunto\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cosa significa? <\/strong><\/p>\n<p>Qualche premessa metodologica \u00e8 necessaria per comprendere l\u2019analisi. Istat ha classificato le imprese esportatrici misurando il grado di sostenibilit\u00e0 delle condizioni di redditivit\u00e0, solidit\u00e0 e liquidit\u00e0, e poi ha monitorato l\u2019andamento di questi indicatori al variare delle forme di internazionalizzazione che le imprese si sono date, \u201cesaminando in particolare se a determinati cambiamenti nelle modalit\u00e0 con cui le imprese partecipano ai mercati esteri abbiano corrisposto mutamenti nell\u2019articolazione geografica e merceologica della loro attivit\u00e0 internazionale, alla ricerca di una domanda (interna ed eventualmente estera) perduta\u201d. Per dirla con semplicit\u00e0, lo scopo dell\u2019analisi era quello di osservare le performance aziendali in correlazione col grado di globalizzazione raggiunto.<\/p>\n<p>La <strong>classificazione<\/strong> ha consentito di identificare <strong>tre tipologie di imprese<\/strong>:<\/p>\n<p>Quelle <strong>in<\/strong> <strong>salute<\/strong>, quelle <strong>fragili<\/strong> e quelle a <strong>rischio<\/strong>, la cui quota relativa \u00e8 ovviamente mutata nel tempo. Quando si \u00e8 verificato il collasso del commercio degli anni 2008-9 le imprese in salute, che erano in maggioranza, hanno perso il loro vantaggio iniziale sono diventate imprese esportatrici a rischio. Nella seconda fase della recessione (2009-13), quando la domanda estera ha ripreso a trainare e quella interna si \u00e8 indebolita, sono aumentate le imprese esportatrici in salute e sono state riassorbite quelle a rischio.<\/p>\n<p>Alla fine del periodo osservato, <strong>le aziende pi\u00f9 internazionalizzate in salute superano in quota quelle a rischio<\/strong> \u201cfornendo un\u2019ulteriore conferma dell\u2019importanza della partecipazione ai mercati esteri per la solidit\u00e0 e la competitivit\u00e0 delle imprese italiane nei difficili anni della seconda recessione\u201d.<\/p>\n<p>Nel biennio successivo, quindi fra il 2014 e il 2016 la domanda estera rallenta e tuttavia le imprese pi\u00f9 robuste si dimostrano capaci di sovraperformare le loro esportazioni. Tale risultato \u00e8 legato \u201canche alle strategie delle imprese in termini di diversificazione dei mercati di destinazione e dei prodotti esportati\u201d. In particolare, \u201call\u2019aumentare del numero di aree di sbocco delle esportazioni si associa un netto miglioramento dello stato di salute economico-finanziaria\u201d. In pratica, \u201ctra le imprese esportatrici che presentano il massimo grado di diversificazione geografica, un\u2019impresa su due gode di un buono stato di salute economico-finanziaria\u201d. Pi\u00f9 l\u2019impresa diventa global, come la definisce Istat, meno si trova esposta alla fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>Diventa perci\u00f2 interessante mettere a fuoco questa popolazione di imprese. Istat osserva che \u201cle unit\u00e0 internazionalizzate alla fine della seconda recessione sono poco pi\u00f9 di 240 mila, impiegano quasi 5 milioni di addetti e producono oltre 360 miliardi di valore aggiunto\u201d. E\u2019 anche utile sapere che \u201ctra queste, la forma di partecipazione pi\u00f9 frequente agli scambi internazionali \u00e8 di tipo \u201cpassivo\u201d: la classe pi\u00f9 numerosa (poco pi\u00f9 di 100 mila unit\u00e0, il 42,2 per cento del totale) \u00e8 infatti quella delle imprese che svolgono esclusivamente attivit\u00e0 di importazione, ma queste spiegano complessivamente un quinto degli addetti e del valore aggiunto\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-31560\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-caratteristica-imprese-internazionalizzate-600x305-300x153.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-caratteristica-imprese-internazionalizzate-600x305-300x153.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-caratteristica-imprese-internazionalizzate-600x305.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019istituto ricorda che \u201call\u2019aumentare del grado di complessit\u00e0 delle forme di internazionalizzazione si associa, in media, un aumento della dimensione, della produttivit\u00e0 del lavoro, del grado di apertura e di diversificazione produttiva e geografica\u201d. Nel 2014 le imprese pi\u00f9 \u201cglobal\u201d rappresentavano il 77,4% dei 369,5 miliardi di esportazioni generati da tutte le imprese esportatrici considerate. Mediamente esportavano pi\u00f9 di 27 prodotti in quasi 32 paesi appartenenti a pi\u00f9 di sette aree del mondo. Nello stesso anno queste imprese ricavavano in media dalle vendite oltre confine quasi il 40% del proprio fatturato totale.<\/p>\n<p>Alla fine del periodo 2014-16 \u201cpi\u00f9 di 190 mila unit\u00e0 (il 78,2%) hanno mantenuto invariata nei due anni la propria modalit\u00e0 di internazionalizzazione. Poco meno di 30 mila (il 12,2%) si sono spostate verso forme pi\u00f9 articolate, a fronte di circa 23 mila unit\u00e0 (il 9,6 per cento) passate a modalit\u00e0 meno complesse. Nel periodo considerato si \u00e8 verificato quindi un generale spostamento netto verso forme pi\u00f9 complesse di partecipazione ai mercati esteri\u201d. Le imprese italiane esportatrici pi\u00f9 dinamiche, insomma, sembrano aver imparato la lezione impartita dalla crisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-31561\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-variazione-export-per-mutamenti-internazionalizzazione-300x235.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-variazione-export-per-mutamenti-internazionalizzazione-300x235.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-variazione-export-per-mutamenti-internazionalizzazione-768x602.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-variazione-export-per-mutamenti-internazionalizzazione-1024x803.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Istat-RapportoAnnuale2017-variazione-export-per-mutamenti-internazionalizzazione.jpg 1610w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sintesi \u00e8 visibile nel grafico qui sopra. <strong>Le imprese con forme di internazionalizzazione pi\u00f9 complesse e articolate hanno funzionato meglio<\/strong>. L\u2019esperienza perci\u00f2 mostra che gli imprenditori dovrebbero chiedere pi\u00f9 globalizzazione, non meno. Rimane da capire se lo stesso vale per i lavoratori. Ma questo \u00e8 tutto un altro discorso.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2017\/06\/02\/la-globalizzazione-fa-molto-bene-alle-imprese-e-ai-lavoratori\/?uuid=96_KVL73O65\">http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2017\/06\/02\/la-globalizzazione-fa-molto-bene-alle-imprese-e-ai-lavoratori\/?uuid=96_KVL73O65<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOPOLY (Maurizio Sgroi) ******** Commento all&#8217;articolo.\u00a0 La lunga premessa \u00e8 doverosa in quanto, nell&#8217;ottica sovranista, la &#8216;globalizzazione&#8217; rappresenta, al contrario, uno dei nostri maggiori problemi.\u00a0Tuttavia, l&#8217;articolo rimane illuminante nella parte descrittiva\u00a0quando\u00a0ci fornisce i dati che servono a spiegare come la fine delle ideologie, del lavoro, e delle classi sociali, sia tutt&#8217;altro che da venire.\u00a0Con grafici alla mano, l&#8217;autore di Econopoly mostra infatti come la crisi\u00a0coinvolga solo alcuni soggetti economici della societ\u00e0 italiana, diversamente da&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":17317,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/econopoly.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8d0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31558"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31558"}],"version-history":[{"count":57,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31558\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31629,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31558\/revisions\/31629"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17317"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31558"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31558"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31558"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}