{"id":31634,"date":"2017-06-07T08:00:08","date_gmt":"2017-06-07T06:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31634"},"modified":"2017-06-06T19:00:45","modified_gmt":"2017-06-06T17:00:45","slug":"alitalia-ilva-arlecchino-e-pantalone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31634","title":{"rendered":"Alitalia, Ilva, Arlecchino e Pantalone"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO FORMENTI<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>Alitalia<\/strong> e <strong>Ilva<\/strong> sono due <strong>imprese strategiche<\/strong> per il <strong>sistema industriale italiano<\/strong>, due imprese che \u2013 in ossequio ai dettami del pensiero unico liberista \u2013 sono finite assieme ad altre non meno strategiche nel tritacarne delle <strong>privatizzazioni<\/strong>, messo in moto da tutte le forze politiche \u2013 di destra e \u201cdi sinistra\u201d \u2013 che si sono succedute alla guida di questo Paese dagli anni Ottanta del secolo scorso a oggi.<\/em><\/p>\n<p>Se mai qualcuno scriver\u00e0 la storia del processo di <strong>de industrializzazione<\/strong> che i Paesi del <strong>Sud Europa<\/strong> hanno dovuto subire negli <strong>ultimi decenni<\/strong>, per adattarsi alla divisione internazionale del lavoro imposta, non dalla impersonale razionalit\u00e0 dei \u201c<strong>mercati<\/strong>\u201d, bens\u00ec dai superiori <strong>interessi della Ue a guida tedesca<\/strong>, non potr\u00e0 non paragonare il ruolo delle nostre \u00e9lite economiche e politiche a quello delle borghesie \u201ccompradore\u201d e dei governi corrotti che in <strong>Africa<\/strong>, e in altre regioni coloniali ed ex o neo coloniali del mondo, hanno venduto i rispettivi popoli agli interessi del <strong>capitale globale<\/strong>.<\/p>\n<p>Penso che in quella storia dovr\u00e0 esserci un capitolo dedicato al ruolo dei <strong>media<\/strong> che hanno taciuto su quei crimini, sfornando narrazioni che falsificano la realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Un ultimo esempio? <\/strong><\/p>\n<p>Sul Corriere del 2 giugno, <strong>Goffredo Buccini<\/strong> si scaglia contro i sindacati i quali, per salvare i posti di lavoro delle migliaia di dipendenti che verranno sacrificati in seguito alla svendita di Alitalia e Ilva a multinazionali straniere, pretenderebbero di nazionalizzare i due marchi, pensano cio\u00e8, scrive il nostro, \u201cche al dunque possa pagare ancora e sempre Pantalone, cio\u00e8 lo Stato, cio\u00e8 noi\u201d.<\/p>\n<p>Prima di decodificare questo estemporaneo riferimento alla commedia dell\u2019arte, vanno ricordate alcune cosette:<\/p>\n<p><strong> 1)<\/strong> \u00e8 quantomeno difficile (come lo stesso Buccini riconosce) scaricare sui lavoratori e sul sindacato la responsabilit\u00e0 del doppio disastro, sorvolando su quelle di manager e governi;<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong> ancor pi\u00f9 difficile attribuire al sindacato una sistematica strategia \u201cstatalista\u201d, visto che la resistenza sindacale alle privatizzazioni selvagge \u00e8 stata dir poco moderata, ad eccezione di casi \u2013 come i due di cui stiamo parlando \u2013 in cui la rabbia dei lavoratori rischia di sommergerli (giova ricordare che in Alitalia e all\u2019Ilva i sindacati di base hanno gi\u00e0 eroso gran parte del consenso di CGIL, CISL e UIL);<\/p>\n<p><strong>3)<\/strong> chi acquister\u00e0 le due imprese non avr\u00e0 alcun interesse a \u201crisanarle\u201d, ma ne prosciugher\u00e0 le risorse per poi buttarle via come limoni spremuti:<\/p>\n<p><strong>4)<\/strong> Buccini ricorda (in questo caso a ragione) che in passato i sindacati hanno chiuso entrambi gli occhi sul disastro ambientale provocato dall\u2019Ilva, dimentica per\u00f2 di aggiungere che gli eventuali acquirenti si guarderanno bene dall\u2019investire nelle costosissime tecnologie che permetterebbero, ad un tempo, di non ridurre la produzione e salvaguardare l\u2019ambiente: meglio tagliare la produzione (anche per non fare concorrenza alle altre imprese del proprio gruppo) e l\u2019organico.<\/p>\n<p><em>L\u2019unico soggetto che potrebbe far fronte \u2013 e ne avrebbe l\u2019interesse, qualora ancora ritenesse che il proprio interesse coincide con quello del Paese \u2013 a investimenti di simile portata \u00e8 lo <strong>Stato<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>Ma non si pu\u00f2, perch\u00e9 mamma Europa non vuole che si infrangano le regole della \u201clibera\u201d concorrenza. Buccini per\u00f2 non insiste tanto su questo divieto (non \u00e8 il caso, in tempi di \u201cpopulismo\u201d montante, di fomentare la rabbia contro l\u2019Europa), bens\u00ec sulla sua commedia dell\u2019arte: scaricare i costi dell\u2019operazione sullo Stato sarebbe folle, sia perch\u00e9 sappiamo quanto sia disastrata la nostra spesa pubblica, sia perch\u00e9 sappiamo che a pagare il disastro saremo in ultima istanza noi cittadini.<\/p>\n<p>Ebbene sarebbe ora di smascherare una volta per tutte questa <strong>truffa<\/strong>, secondo cui i<strong>l debito pubblico<\/strong> l\u2019avremmo fatto crescere tutti noi, vivendo al di sopra delle nostre possibilit\u00e0 e scaricando sullo Stato i nostri errori, per cui qualsiasi richiesta di risolvere crisi aziendali o di altro genere attraverso finanziamenti pubblici sarebbe puro masochismo. Se qualcuno volesse finalmente aprire gli occhi e guardare in faccia la realt\u00e0, \u00e8 invitato a leggersi il libro di <strong>Marco<\/strong> <strong>Bersani<\/strong>, \u201c<em>Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell\u2019impoverimento di massa<\/em>\u201d (DeriveApprodi editore) di cui trovate l\u2019anticipazione di un capitolo su Micromega.<\/p>\n<p>Bersani si chiede: siamo sempre stati spendaccioni?<\/p>\n<p>In tal caso resterebbe da spiegare perch\u00e9 dal 1960 all\u2019inizio degli anni 80 il rapporto debito\/Pil sia rimasto costantemente sotto il 60%, per poi schizzare \u2013 dal 1981 al 1994 \u2013 al 121%. Siamo impazziti di colpo? No, pi\u00f9 semplicemente nell\u201981 il Ministro del tesoro <strong>Beniamino Andreatta<\/strong> e il governatore della Banca d\u2019Italia <strong>Carlo Azeglio Ciampi<\/strong> decidono che le istituzioni di cui sono a capo debbano \u201cdivorziare\u201d. Prima di allora, se lo Stato emetteva titoli per finanziarsi, la Banca d\u2019Italia garantiva l\u2019acquisto dei titoli invenduti a un tasso prefissato. Dopo lo Stato, se ha voluto collocare i titoli, ha dovuto riconoscere tassi di interesse pi\u00f9 elevati, mettendosi di fatto nelle mani della finanza privata e della speculazione finanziaria.<\/p>\n<p>Cos\u00ec bench\u00e9 dal 1990 al 2015 l\u2019Italia abbia chiuso ogni anno con <strong>avanzo primario<\/strong>, cio\u00e8 con entrate superiori alle uscite, nel periodo in questione, di oltre 700 miliardi (altro che risanare Alitalia e Ilva!), il debito pubblico ha continuato ad aumentare a causa del circolo vizioso degli interessi sul debito. Non \u00e8 che c\u2019entrano gli interessi di quelle banche per salvare le quali, dopo il 2008, Pantalone ha dovuto sborsare ben pi\u00f9 quattrini di quelli necessari a salvare Alitalia e Ilva? Arlecchino Buccini su questo tace, evidentemente quest\u2019altra commedia non gli piace.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=22490\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=22490<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO FORMENTI Alitalia e Ilva sono due imprese strategiche per il sistema industriale italiano, due imprese che \u2013 in ossequio ai dettami del pensiero unico liberista \u2013 sono finite assieme ad altre non meno strategiche nel tritacarne delle privatizzazioni, messo in moto da tutte le forze politiche \u2013 di destra e \u201cdi sinistra\u201d \u2013 che si sono succedute alla guida di questo Paese dagli anni Ottanta del secolo scorso a oggi. 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