{"id":31660,"date":"2017-06-08T00:05:48","date_gmt":"2017-06-07T22:05:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31660"},"modified":"2017-06-08T19:03:40","modified_gmt":"2017-06-08T17:03:40","slug":"storia-conflitto-permanente-di-volonta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31660","title":{"rendered":"Storia: conflitto permanente di volont\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><!-- @page { margin: 2cm } P.sdfootnote { margin-left: 0.5cm; text-indent: -0.5cm; margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt } P { margin-bottom: 0.21cm } A.sdfootnoteanc { font-size: 57% } --><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">di <strong>LUCA MANCINI (FSI ROMA)<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Spesso quando si parla di Storia si utilizzano le parole \u201cgi\u00e0\u201d e \u201cancora\u201d. Apparentemente due innocenti avverbi, ma in realt\u00e0 ben connotati ideologicamente in storiografia, poich\u00e9 danno un preciso indirizzo ai nostri discorsi. Facciamo degli esempi: \u201cIn quel tempo Napoleone aveva gi\u00e0 promulgato il Codice Napoleonico\u201d oppure \u201cin quel momento la testa di Luigi XVI era ancora ben salda sulle sue spalle\u201d. Utilizzando queste due parole si vuole leggere nella Storia un senso di evoluzione temporale, non fine a s\u00e9 stesso, ma collegato con una determinata idea di progresso. Nella nostra cultura occidentale si \u00e8 abituati a considerare la decapitazione di Luigi XVI e la promulgazione del Codice Napoleonico come due eventi progressisti e ineluttabili che hanno abbattuto definitivamente la tirannia del mondo feudale. L&#8217;uomo occidentale ha spesso avuto questa visione della Storia, come di una linea dritta che marci inesorabilmente verso il progresso e di cui la razza umana \u00e8 protagonista. Tale concezione \u00e8 accompagnata dalla ferrea convinzione che, tutto sommato, le condizioni di oggi sono nettamente migliori rispetto a quelle di ieri sotto diversi aspetti (tecnologico, sociale, economico etc.): pertanto si tende a dare un carattere nettamente progressista e, soprattutto, inevitabile alla Storia umana. Questa visione deriva principalmente da una dottrina filosofica che ha plasmato le menti degli uomini occidentali nel corso del XIX secolo: il positivismo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Marx, seppur in contrasto con i positivisti su diverse tematiche, aveva comunque una concezione progressista della Storia, ereditata dal suo maestro Hegel, il quale vi vedeva la graduale manifestazione dell&#8217;Assoluto. Infatti, nel <em>Manifesto del Partito Comunist<\/em>a il passaggio dal sistema socio-economico capitalista a quello comunista viene dato come ineluttabile. Per il filosofo di Treviri le contraddizioni economiche intrinseche al sistema capitalista sono destinate ad esplodere, mentre la classe operaia \u00e8 destinata a crescere costantemente e a prendere gradualmente coscienza di s\u00e9 fino all&#8217;inevitabile momento finale della rivoluzione che sancir\u00e0 il passaggio al sistema comunista. In questo modo Marx compie un rischioso parallelismo tra progresso e comunismo: la Storia corre verso il progresso, che finir\u00e0 inevitabilmente nel comunismo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La Storia negli ultimi anni ha dimostrato come questa visione sia fortemente errata. Essa non \u00e8 n\u00e9 la progressiva manifestazione del comunismo, come ci hanno dimostrato il crollo dell&#8217;URSS e il declino politico dell&#8217;ideologia comunista, n\u00e9 tantomeno si identifica con il progresso tecnologico, il quale potrebbe non coincidere con quello umano: basti pensare alla continua crescita della disoccupazione e al conseguente aumento della povert\u00e0 e alla terribile sensazione di milioni di giovani italiani che si sentono letteralmente privi di un futuro. Come si pu\u00f2 parlare di progresso in presenza di questi fatti? Eppure la nostra classe dirigente lo fa costantemente, perch\u00e8 non opera un&#8217;opportuna distinzione tra il progresso tecnologico e il progresso umano. Quest&#8217;ultimo \u00e8, invece, il miglioramento delle condizioni socio-economiche degli uomini, le quali non \u00e8 detto dipendano esclusivamente dalla tecnologia. La visione progressista della Storia ha pertanto dimostrato di essere nettamente carente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tale visione ha pervaso la nostra societ\u00e0 e le nostre menti al punto tale che noi la pensiamo allo stesso modo, ma neanche ce ne accorgiamo e l&#8217;utilizzo delle parole \u201cgi\u00e0\u201d e \u201cancora\u201d, quando si parla di Storia, ne \u00e8 il sintomo pi\u00f9 lampante.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Uno dei filosofi che prov\u00f2 ad opporsi a questa mentalit\u00e0 fu Friedrich Nietzsche. Nella seconda delle <em>Considerazioni Inattuali<\/em>, dal titolo <em>Sull&#8217;utilit\u00e0 e il danno della storia per la vita<\/em>, Nietzsche critica fortemente la mentalit\u00e0 storicistica e si rifiuta categoricamente di identificare il divenire della Storia con un progresso univoco. Per il filosofo di R\u00f6cken, tale mentalit\u00e0 porta l&#8217;uomo ad assumere un atteggiamento di passivit\u00e0 e ci\u00f2 conduce inevitabilmente ad una decadenza: gli uomini si riducono a spettatori rassegnati del corso degli eventi, senza pi\u00f9 stimoli a creare una nuova storia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Egli mette in guardia l&#8217;uomo da tre tipi di storiografia:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Storia monumentale: alla base di questa, vi sarebbe la convinzione che la storia coincide con il progresso umano. Chi scrive storia monumentale \u00e8 convinto che lo studio del passato possa mostrarci come sar\u00e0 inevitabilmente il futuro. \u00c8 una forte accusa al positivismo e a Marx, perch\u00e8 il primo \u00e8 convinto che il progresso scientifico abbia sempre migliorato le condizioni dell&#8217;uomo e che ci\u00f2 continuer\u00e0 inevitabilmente ad accadere, mentre il secondo \u00e8 convinto che il futuro sar\u00e0 inevitabilmente comunista. L&#8217;uomo che scrive storia monumentale \u00e8 ossessionato dal futuro.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Storia antiquaria: \u00e8 quella tipica del collezionista di reperti archeologici o di libri antichi. Colui che, preso da tale mania, li possederebbe tutti se potesse. Egli si compiace nello stare immerso tra i suoi reperti archeologici, ma il suo interesse per la storia \u00e8 fine a s\u00e9 stesso e si conclude cos\u00ec. L&#8217;uomo che scrive storia antiquaria \u00e8 ossessionato dal passato.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Storia critica: \u00e8 quella scritta da colui che cerca di giustificare un regime presente, strumentalizzando il passato. Ossia egli tende ad eliminare elementi scomodi della storia passata, per giustificare un presente dove si compiace di vivere. Il suo interesse per la storia \u00e8 puramente strumentale. L&#8217;uomo che scrive storia critica \u00e8 ossessionato dal presente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/friedrich-nietzsche-300x164.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"164\" \/> In opposizione a tutti questi atteggiamenti, Nietzsche propugna la capacit\u00e0 di sentire in modo non storico. Egli afferma che per essere veramente storici bisogna essere creatori di Storia nuova, ragionare in modo sovrastorico e accettare che il divenire storico non coincide con il progresso. Pertanto l&#8217;unico motore della Storia \u00e8 la volont\u00e0 umana e le azioni che ne derivano: la Storia non \u00e8 altro che il risultato del conflitto permanente delle varie volont\u00e0 umane che si traducono in azioni.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\">In politica, le volont\u00e0 umane si traducono principalmente in tre azioni: rivoluzione, reazione e conservazione. Queste tre si dividono principalmente in base all&#8217;atteggiamento da tenere nei confronti del progresso, il quale va inteso esclusivamente come miglioramento delle condizioni socio-economiche del popolo e non come un processo ineluttabile intrinseco al divenire storico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I conservatori sono coloro che avversano il cambiamento, indipendentemente dalla sua direzione. Questi ritengono di vivere bene nella societ\u00e0 ad essi contemporanea e il loro progetto politico consiste nell&#8217;impedire o quanto meno nel rallentare qualsiasi tipo di cambiamento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Rivoluzionario \u00e8 colui che, mosso da forti e puri sentimenti nei confronti del popolo, vuole rovesciare il regime costituito, perch\u00e9 lo considera conservatore o reazionario, e mira a costruirne uno nuovo che migliori effettivamente le condizioni socio-economiche della maggioranza. La rivoluzione, per sua natura, deve necessariamente portare ad un ampliamento del benessere del popolo, che \u00e8 il soggetto che la compie, altrimenti sarebbe come affermare che il popolo vuole mangiare meno e vivere in condizioni peggiori.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La reazione, essendo la risposta ad una rivoluzione, \u00e8 conseguentemente e necessariamente portata a ridurre il benessere della collettivit\u00e0 per favorire l&#8217;avidit\u00e0 di una minoranza. Perci\u00f2 reazionario \u00e8 colui che favorisce il miglioramento delle condizioni socio-economiche di un ristretto numero di cittadini privilegiati, peggiorando cos\u00ec quelle della maggior parte del popolo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sin da quando ha iniziato ad essere usata in ambito politico, la parola \u201crivoluzione\u201d \u00e8 stata sempre associata all&#8217;idea di novit\u00e0, mentre la parola \u201creazione\u201d al concetto di tradizione. Anche dietro questa semplice associazione c&#8217;\u00e8 la suddetta idea sbagliata di progresso, poich\u00e9 in questo modo si sta implicitamente affermando che la storia progredisce inevitabilmente, che il nuovo sia necessariamente meglio del vecchio e che la tradizione sia da buttare in nome del presunto progresso rivoluzionario. Eppure questa retorica, oggigiorno, \u00e8 usata dagli stessi liberali per mettere in atto quella che essi chiamano \u201crivoluzione liberale\u201d, ma che in realt\u00e0 \u00e8 una reazione: \u00e8 sufficiente notare il netto peggioramento delle condizioni socio-economiche della maggioranza in favore di una ristretta minoranza, per rendersene conto. Essendo il liberalismo, intrinsecamente, un&#8217;ideologia che sfavorisce le masse per favorire pochi singoli individui ne consegue che, seguendo il ragionamento fatto finora, la definizione di \u201crivoluzione liberale\u201d altro non \u00e8 che un ossimoro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tutta questa confusione avviene perch\u00e8 l&#8217;equazione: <em>rivoluzione : novit\u00e0 = reazione : tradizione<\/em> \u00e8 decisamente sbagliata, figlia di una visione errata della Storia. L&#8217;equazione giusta \u00e8: <em>rivoluzione : progresso = reazione : regresso<\/em>, dove per progresso e regresso s&#8217;intende chiaramente il miglioramento o il peggioramento delle condizioni sociali ed economiche della maggior parte del popolo. Assumendo questa prospettiva ci si rende immediatamente conto di chi sono i reazionari e chi i rivoluzionari.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Inoltre, bisogna considerare che entrambi i termini, reazione e rivoluzione, nella seconda met\u00e0 del secolo scorso sono stati fortemente connotati dall&#8217;ideologia marxista, oltre che dall&#8217;idea di progresso ad essa connaturata. Cosicch\u00e9 con il termine \u201crivoluzione\u201d si \u00e8 finito per indicare esclusivamente la rivoluzione comunista e con \u201creazione\u201d qualsiasi opposizione a questa o ai regimi ad essa collegati. Come afferma il sociologo francese Jules Monnerot \u201cle mot revolution prends une bonne part. Quand il ne sera plus, nous aurons chang\u00e9 d&#8217;epoque\u201d.<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a> Purtroppo questo cambiamento d&#8217;epoca ancora non \u00e8 del tutto avvenuto, poich\u00e9 in certi ambienti \u00e8 ampiamente diffusa l&#8217;idea che per essere rivoluzionari \u00e8 necessario voler attuare il comunismo. Eppure non \u00e8 cos\u00ec: il sovranismo \u00e8 rivoluzionario perch\u00e8 mira al miglioramento delle condizioni socio-economiche del popolo e all&#8217;ampliamento del suo benessere. Inoltre, esso si oppone alla palese reazione che \u00e8 stata messa in atto dai liberali sin dagli anni &#8217;80, la quale non ha portato altro che disoccupazione, povert\u00e0 e disperazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La Storia, in definitiva, non marcia verso nessuna direzione, essa \u00e8 azione: un conflitto permanente tra le volont\u00e0 umane. Solo se saremo pi\u00f9 volenterosi, pi\u00f9 generosi, pi\u00f9 audaci e pi\u00f9 passionali dei nostri avversari giungeremo alla vittoria.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Viva l&#8217;Italia sovrana!<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>\u201cLa parola rivoluzione \u00e8 connotata in un determinato senso. Quando non lo sar\u00e0 pi\u00f9 noi avremo cambiato d&#8217;epoca\u201d. J. Monnerot, <em>Sociologie de la r\u00e9volution<\/em>, Fayard, Parigi, 1969, p.7.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCA MANCINI (FSI ROMA) Spesso quando si parla di Storia si utilizzano le parole \u201cgi\u00e0\u201d e \u201cancora\u201d. Apparentemente due innocenti avverbi, ma in realt\u00e0 ben connotati ideologicamente in storiografia, poich\u00e9 danno un preciso indirizzo ai nostri discorsi. 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