{"id":31665,"date":"2017-06-09T10:00:51","date_gmt":"2017-06-09T08:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31665"},"modified":"2017-06-07T21:33:27","modified_gmt":"2017-06-07T19:33:27","slug":"le-regole-europee-che-distruggono-leuropa-a-beneficio-della-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31665","title":{"rendered":"Le \u201cregole europee\u201d che distruggono l\u2019Europa a beneficio della Germania"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Alessandro Avvisato)<\/strong><\/p>\n<p>Scriviamo queste poche righe per i nostri interlocutori nella sinistra variamente anticapitalista (le autodefinizioni sono ormai pi\u00f9 numerose che efficaci). E\u2019 noto infatti che abbiamo messo da tempo al centro della nostra riflessione sul \u201cpotere effettivo\u201d l\u2019Unione Europea, i suoi trattati, i meccanismi della governance sull\u2019intero continente e soprattutto su lavoratori e ceti popolari.<\/p>\n<p>Da cui facciamo discendere una linea di rottura della Ue come condizione minima indispensabile per poter concretamente avanzare verso un cambiamento radicale, in qualche misura socialista.<\/p>\n<p>Sappiamo benissimo che molti (ma sempre meno) continuano a restare aggrappati a vecchi schemi analitici, confondendo \u2013 secondo noi \u2013 la dimensione \u201cinternazionalista\u201d del capitale con quella dei lavoratori. Il movimento operaio \u00e8 stato sempre internazionalista, fin da quando i capitali erano ancora rigidamente nazionalisti; dunque un sistema di valori universalista non dipende dai confini storicamente determinati esistenti in un certo momento storico. Mentre la lotta politica concreta deve naturalmente da fare i conti con le condizioni date.<\/p>\n<p>La domanda cui un qualsiasi soggetto anticapitalista deve rispondere per ragionare seriamente su una prospettiva conflittuale \u00e8 dunque: dov\u2019\u00e8 oggi il luogo della decisione politica? Che \u00e8 poi la domanda: chi decide sulla nostra vita, il nostro salario, il modo in cui avviene la riproduzione sociale?<\/p>\n<p>Una cosa ci sembra evidente: il potere sull\u2019Italia non sta pi\u00f9, e da tempo, a Palazzo Chigi. Basta pensare che la pi\u00f9 importante legge dello Stato \u2013 la legge finanziaria, oggi \u201clegge di stabilit\u00e0\u201d, che determina spese, entrate e uscite dello Stato, nonch\u00e9 le misure fiscali relative \u2013 viene scritta \u201cdi concerto\u201d con la Commissione Europea, l\u2019Eurogruppo e altri organismi sovranazionali. Secondo regole non approvate democraticamente, ma anzi sempre sottratte al vaglio e al voto delle popolazioni. Una \u201csovranit\u00e0 rigidamente limitata\u201d, come si diceva al tempo in cui la sinistra si batteva contro la subordinazione del Paese agli Stati Uniti e alla presenza delle basi Nato.<\/p>\n<p>A chi non ha provato neanche a leggerle, le \u201cregole europee\u201d potrebbero apparire per come vengono narrate dai media del potere: formule razionali, best pratices, \u201csi fa cos\u00ec\u201d. Al contrario, \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaro che nessuna regola \u00e8 neutra, tanto meno quelle che determinano decisioni macroeconomiche, spostamenti colossali di ricchezza, impoverimenti e arricchimenti di intere classi sociali, all\u2019interno di uno o pi\u00f9 paesi.<\/p>\n<p>Chi non vuol sapere e capire potrebbe giudicare questo discorso come \u201cideologico\u201d, troppo \u201cgenerico\u201d.<\/p>\n<p>Vi proponiamo allora questo curioso articolo di Giovanni Pons, pubblicato su Business Insider, autorevole blog specializzato del gruppo Repubblica, certamente non accusabile di populismo o sovranismo nazionalista. Da cui emerge la preoccupazione \u2013 decisamente tardiva \u2013 di una parte notevole dell\u2019establishment economico italiano per \u201cregole europee\u201d che vengono elaborate sotto la guida degli interessi economici tedeschi per facilitare una egemonia finanziaria e produttiva delle imprese basate a Berlino e dintorni.<\/p>\n<p>E\u2019 una lettura che per qualcuno potrebbe illuminante, facilitando modi e tempi del dibattito tra anticapitalisti.<\/p>\n<p><strong>*****<\/strong><\/p>\n<p><strong>I tedeschi vogliono mettere in ginocchio il Veneto. Per diventare padroni d\u2019Europa<\/strong><\/p>\n<p><strong>(Giovanni Pons)<\/strong><\/p>\n<p>Che cosa succederebbe in concreto se la Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca dovessero entrare in procedura di risoluzione con le regole del bail in approvate in Europa nel 2015? Lo spiega bene Fabrizio Viola, ad della Vicenza, in un\u2019intervista al Corriere della Sera del 2 giugno: \u201cGli effetti di una crisi non risolta delle due banche venete non sarebbero molto inferiori a quelli generati dal default della Grecia. Per essere pi\u00f9 chiari: la procedura di bail-in impone il rientro forzoso degli impieghi a tutela dei depositi. Si pensi che BpVi e Veneto banca hanno concesso prestiti \u2018buoni\u2019, cio\u00e8 al netto da sofferenze e incagli, per circa 30 miliardi. In gran parte concentrati nel Nordest, cio\u00e8 nel territorio pi\u00f9 importante per l\u2019economia nazionale. Doverli richiamare da un momento all\u2019altro creerebbe uno sconquasso tremendo, non senza conseguenze anche sul piano politico. Anche per questo faccio appello al senso di responsabilit\u00e0 delle autorit\u00e0 europee: le dimensioni in gioco non possono essere sottovalutate\u201d.<\/p>\n<p>E chi spinge per fare il bail in delle banche venete? La Germania, come riferiscono diverse fonti interpellate le quali convergono nel dire che influenti esponenti dell\u2019economia tedesca sono intervenuti presso la Dg Comp (la direzione generale della concorrenza della Ue in mano all\u2019olandese Marghrete Vestager) affinch\u00e8 vengano posti paletti molto rigidi all\u2019impiego di soldi pubblici in BpVi e Veneto Banca. Nonostante il primo esame della Bce abbia accertato che le due banche sono solvibili e dunque possono accedere al meccanismo della ricapitalizzazione precauzionale previsto dalla direttiva se si \u00e8 in presenza di un rischio sistemico.<\/p>\n<p>Ma questa spinta germanica non era difficile da prevedere. Il 27 dicembre scorso, in un\u2019intervista alla Bild, il governatore della banca centrale tedesca Jens Weidmann, pronunciava le seguenti parole: \u201cPer le misure previste dal governo italiano la banca deve essere finanziariamente sana nel suo fulcro poich\u00e9 il denaro non pu\u00f2 essere usato per coprire perdite gi\u00e0 prevedibili\u201d. Il riferimento era alla direttiva Brrd (bail in) e al decreto legge varato il 19 dicembre dal neonato governo Gentiloni in cui si sono stanziati 20 miliardi di soldi pubblici per salvare le banche in crisi. Un provvedimento dettato in particolare dalla preoccupazione per il Monte dei Paschi di Siena che proprio in quei giorni aveva fallito nel tentativo di varare un aumento di capitale da 5 miliardi finanziato sul mercato.<\/p>\n<p>In pratica Weidmann richiamava il rispetto delle regole sul bail in, la cui portata le autorit\u00e0 italiane hanno compreso con colpevole ritardo. \u201cAbbiamo stabilito nuove regole di base \u2013 aveva detto ancora Weidmann \u2013 e queste sono mirate essenzialmente alla protezione dei contribuenti e a indurre gli investitori a comportamenti responsabili. Il denaro pubblico deve essere considerato come l\u2019ultima risorsa, per questo l\u2019asticella \u00e8 posta molto in alto\u201d.<\/p>\n<p>A distanza di quasi sei mesi da quelle dichiarazioni il braccio di ferro tra italiani e tedeschi sembra segnare un punto in favore dei primi. Il Monte dei Paschi, attraverso una trattativa assai laboriosa con la Bce prima e la Dg Comp poi, sta per ottenere il via libero definitivo alla \u2018ricapitalizzazione preventiva\u2019, cio\u00e9 quella che permette di utilizzare soldi pubblici per un aumento di capitale ma solo dopo una conversione delle obbligazioni subordinate in azioni. In pratica si fa pagare una parte del conto agli investitori privati ma poi si permette allo Stato di subentrare per evitare guai peggiori. In pratica si tratta di una via di mezzo tra risoluzione e salvataggio pubblico che \u00e8 stata abilmente chiesta e sfruttata dagli uomini del Tesoro e che per la prima volta viene applicata a una realt\u00e0 bancaria della Ue. Siamo quindi nel campo dell\u2019innovazione pura soprattutto a livello giuridico anche perch\u00e9 la stessa direttiva si presta a diverse interpretazioni da parte dei legali. Quali siano le perdite \u2018prevedibili\u2019 che non possono essere coperte da denaro dei contribuenti \u00e8 infatti esercizio complesso da definire ma comunque nel caso di Mps pare che la strada sia ormai spianata.<\/p>\n<p>Tuttavia ai tedeschi si \u00e8 presentata una seconda occasione per manifestare agli italiani la loro indole rigorista. A febbraio infatti \u00e8 arrivata agli organismi europei una seconda richiesta di ricapitalizzazione preventiva, questa volta da parte di due banche venete (Popolare di Vicenza e Veneto banca) che avevano rischiato di fallire gi\u00e0 a inizio 2016 ma erano state salvate dall\u2019intervento provvidenziale del fondo Atlante (uno strumento ad hoc finanziato dalle principali banche, fondazioni e assicurazioni italiane). L\u2019attivo delle due banche si \u00e8 deteriorato al punto che si \u00e8 resa necessaria una nuova immissione di capitali a cui Atlante ha potuto contribuire solo in parte. All\u2019appello mancano altri 6,4 miliardi e anche in questo caso \u00e8 stato chiesto l\u2019intervento dello Stato attraverso il pacchetto da 20 miliardi stanziato a dicembre. Per la Bce l\u2019operazione \u00e8 fattibile poich\u00e8 le due banche sono state ritenute \u2018solvibili\u2019 mentre per la Dg Comp occorre che dei 6,4 miliardi almeno 1,2 sia a carico di soci privati.<\/p>\n<p>Nel caso delle venete l\u2019asticella si \u00e8 dunque spostata in alto, come preannunciava Weidmann gi\u00e0 a dicembre, e a questo punto non \u00e8 facile trovare soci privati che versino un miliardo in due istituti la cui operativit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec seriamente compromessa e che avranno comunque bisogno di un sostegno pubblico per poter continuare la loro attivit\u00e0. Se non si trova una soluzione in fretta Popolare Vicenza e Veneto banca rischiano di essere messe in risoluzione, cio\u00e9 di veder realizzato ci\u00f2 che dice Viola nella sua intervista, la richiesta di rientro di 30 miliardi di prestiti che senza dubbio pu\u00f2 mettere in ginocchio migliaia di piccole e medie aziende sane che contavano su quei prestiti. E non \u00e8 escluso che a beneficiarne siano le stesse aziende tedesche che con il tessuto industriale veneto hanno un forte interscambio e che potrebbero sostituirsi a esse o comprarle per un tozzo di pane.<\/p>\n<p>Insomma c\u2019\u00e8 il fondato sospetto che la Germania stia utilizzando con l\u2019Italia la stessa strategia gi\u00e0 sperimentata con la Grecia: da una parte sollecita attraverso le autorit\u00e0 europee piani di risanamento lacrime e sangue e poi si presenta con le sue aziende, assegno in mano, quando vengono messe in vendita. L\u2019ultimo caso \u00e8 quello dell\u2019aeroporto di Atene, acquistato per 600 milioni dalla societ\u00e0 tedesca AviAlliance che gi\u00e0 gestisce gli scali di Amburgo e di Dusseldorf. Ma in precedenza la societ\u00e0 aeroportuale pubblica tedesca Fraport (quella che gestisce l\u2019aeroporto di Francoforte) aveva firmato un accordo del valore di 1,2 miliardi di euro per la locazione e gestione di 14 aeroporti greci regionali greci, fra cui molti collocati strategicamente nelle maggiori isole turistiche per un periodo di 40 anni. Fra gli scali compresi nell\u2019accordo ci sono quelli di Salonicco, seconda citt\u00e0 del paese, e delle isole di Creta, Corf\u00f9 e Rodi. In pratica tutto il sistema aeroportuale greco \u00e8 ormai in mano ad aziende tedesche, private e pubbliche.<\/p>\n<p>Imporre il bail in delle banche venete italiane rappresenterebbe un atto molto ostile da parte della Germania, di cui preoccuparsi in futuro. I tedeschi intendono l\u2019Europa non come un processo di progressiva integrazione tra economie anche molto diverse tra di loro, in un\u2019ottica di socializzazione. Il loro pensiero \u00e8 egemonico e fa leva sullo stereotipo degli italiani spendaccioni e con un tenore di vita troppo alto rispetto alle loro possibilit\u00e0. La paura di dover, un giorno o l\u2019altro, accollarsi una parte dell\u2019ingente debito pubblico italiano spinge Angela Merkel e il ministro delle Finanze Wolfgang Shaeuble a mettere nell\u2019angolo il governo italiano per poter imporre misure di austerity fiscale che finora non hanno fornito esempi di successo in giro per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Negli ambienti finanziari italiani e internazionali sono in molti a pensare che con l\u2019applicazione di bail in \u2018pieno\u2019 alle malmesse banche venete possa essere inflitta una lezione all\u2019Italia in grado di portare maggior rigore in futuro anche sul fronte dei conti pubblici e del debito pubblico. Un commissariamento vero e proprio potrebbe poi avvenire con l\u2019utilizzo del fondo Esm che dovrebbe essere trasformato in una sorta di Fondo monetario europeo in grado di risolvere choc sul fronte delle finanze pubbliche in cambio della messa sotto tutela delle politiche economiche. La candidatura di Weidmann alla successione di Mario Draghi al vertice della Bce nell\u2019autunno 2018 fa parte di questo disegno.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di elezioni anticipate a settembre in Italia, ventilata nei giorni scorsi, con la possibilit\u00e0 che il governo del paese possa finire sotto l\u2019ala di un partito populista come i 5Stelle potrebbe aver fatto scattare l\u2019allarme rosso a Berlino e fatto spingere sull\u2019acceleratore dell\u2019intransigenza riguardo il bail delle banche venete. E l\u2019ormai disperato tentativo del ministro Pier Carlo Padoan di abbassare il livello dell\u2019intervento e di trovare qualche investitore privato (fondi di private equity, Poste, finanziarie regionali) in grado di sacrificarsi in nome della stabilit\u00e0 di sistema sta diventando ogni giorno pi\u00f9 difficile. Le prossime settimane saranno dunque cruciali per definire il futuro dell\u2019Unione Europea e dell\u2019euro.<\/p>\n<p>La Germania aveva impiegato pi\u00f9 di 200 miliardi per salvare le banche in crisi sul proprio territorio ma l\u2019ha fatto prima che entrasse in vigore la direttiva sul bail in. Tra il 2011 e il 2012 invece l\u2019Italia doveva combattere contro lo spread sui titoli pubblici che era schizzato alle stelle e non ha previsto il pesante deterioramento degli impieghi bancari in sofferenze.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/9964-alessandro-avvisato-le-regole-europee-che-distruggono-l-europa-a-beneficio-della-germania.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/9964-alessandro-avvisato-le-regole-europee-che-distruggono-l-europa-a-beneficio-della-germania.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Alessandro Avvisato) Scriviamo queste poche righe per i nostri interlocutori nella sinistra variamente anticapitalista (le autodefinizioni sono ormai pi\u00f9 numerose che efficaci). 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