{"id":31717,"date":"2017-06-10T09:00:43","date_gmt":"2017-06-10T07:00:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31717"},"modified":"2017-06-10T13:59:39","modified_gmt":"2017-06-10T11:59:39","slug":"comera-bella-litalia-quando-non-eravamo-liberisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31717","title":{"rendered":"Com&#8217;era bella l&#8217;Italia quando non eravamo liberisti"},"content":{"rendered":"<p><strong>di INTERESSE NAZIONALE (Alessandro Montanari)<\/strong><\/p>\n<p>Qualche giorno fa, illustrando il 25esimo rapporto sui cambiamenti economici e sociali, <strong>l&#8217;Istat<\/strong> ci ha spiegato con la forza fredda dei grandi numeri, che <strong>l&#8217;Italia \u00e8 un Paese in declino<\/strong>, nel quale le diseguaglianze aumentano invece che ridursi. La classe media \u00e8 risucchiata nel proletariato, il proletariato si accapiglia col sotto-proletariato per un po&#8217; di lavoro o un po&#8217; di welfare mentre una piccola schiera di privilegiati scivola dietro la curva e scompare dall&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p>Di fronte a questo scenario, di solito, i sociologi dicono che l&#8217;ascensore sociale si \u00e8 rotto. Ma non \u00e8 cos\u00ec. <strong>L&#8217;ascensore sociale non si \u00e8 rotto; \u00e8 stato manomesso da una selvaggia impostazione economica che regge la globalizzazione e che va sotto il nome di <em>neo-liberismo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per spiegarmi voglio essere del tutto anti-scientifico. Non ricorrer\u00f2 alle medie di Trilussa che soccorrono gli economisti quando vogliono dirci che tutto va bene anche quando sembra che tutto vada male. No. Per convincervi che tutto andava bene quando sembrava che tutto andasse male, io ricorrer\u00f2 ai miei ricordi di giovent\u00f9. Niente di pi\u00f9 soggettivo, niente di pi\u00f9 vero.<\/p>\n<p>Erano gli anni 80, i jeans si portavano ancora sopra il livello delle mutande, nessuno si sarebbe mai arrischiato a mangiare pesce crudo in un ristorante cinese e <strong>Mani Pulite<\/strong> non ci aveva ancora privato di una classe politica paurosamente incline alle tangenti ma anche fieramente <strong>impermeabile al capitalismo liberista<\/strong>. Dai grandi sentivo dire che avevamo un sacco di guai, che oggi scopro essere gli stessi di sempre; anzi, gli stessi di tutti i Paesi. In quell&#8217;Italia per\u00f2 l&#8217;ascensore sociale funzionava. Coi suoi tempi, scalino dopo scalino, ma funzionava.<\/p>\n<p>La prima cosa che ricordo \u00e8 che in classe l&#8217;appello contava una trentina di nomi. Le famiglie erano pi\u00f9 numerose di oggi e a scuola ci mischiavamo tutti: i figli dei ricchi coi figli dei poveri coi figli della classe media. Al di l\u00e0 di qualche accessorio pi\u00f9 scintillante, tuttavia, lo stile di vita non era poi cos\u00ec differente. Con diecimila lire trascorrevamo, tutti insieme, la serata in pizzeria.<\/p>\n<p><strong>Non ricordo problemi di disoccupazione<\/strong>. Chi non aveva voglia di studiare, se ne andava a fare il muratore, l&#8217;operaio o l&#8217;artigiano e a 18 anni riuscivi pure ad invidiarlo perch\u00e9 si era gi\u00e0 potuto comprare una macchina burina che piaceva alle ragazze burine. Ma allora nessuno sembrava burino, forse perch\u00e9 lo eravamo tutti.<\/p>\n<p><strong>Una cosa che proprio non esisteva era Equitalia.<\/strong> Fatta eccezione per l&#8217;acquisto della casa e dell&#8217;automobile, <strong>non ci si indebitava per i beni voluttuari.<\/strong> Nessuno faceva un finanziamento per andare in vacanza, comprare un motorino e tantomeno un televisore da 42 pollici. Nemmeno te lo proponevano. Le cose, molto semplicemente, si compravano quando si avevano i soldi per comprarle. Altrimenti, si aspettava.<\/p>\n<p>In famiglia, ma pi\u00f9 in generale nella societ\u00e0, <strong>c&#8217;era una cultura condivisa del risparmio<\/strong>. Il denaro non era il presente, il denaro era il futuro. Lo insegnavano i nonni, dotandoci di salvadanai nei quali accumulare gli spiccioli delle mance e regalandoci buoni postali che avremmo riscosso una volta maggiorenni, toccando con mano, e con anni di ritardo, tutta la concreta lungimiranza del loro affetto.<\/p>\n<p>Insieme al risparmio, l&#8217;altro grande valore era lo studio. Ricordo padri e madri fieri di poter mandare i propri figli, miei compagni, al liceo anzich\u00e9 alla scuola professionale e poi commossi fino alle lacrime per il primo laureato della casa. Nessuno allora parlava in modo sprezzante del \u201cpezzo di carta\u201d. <strong>La laurea era la garanzia di una promozione sociale<\/strong> che nessuno avrebbe pi\u00f9 retrocesso e che diventava una conquista collettiva dell&#8217;intera famiglia. Non solo dello studente; anche di chi, con sacrificio, gli aveva consentito di studiare.<\/p>\n<p>L&#8217;istruzione, tuttavia, non era l&#8217;unico trampolino sociale. Tanti <strong>operai<\/strong>, dopo qualche anno di apprendistato e specializzazione, riuscivano a coronare il sogno di <strong>\u201cmettersi in proprio\u201d.<\/strong> Si diceva cos\u00ec e lo si diceva con orgoglio perch\u00e9 aprire una partita iva, allora, era ancora una libera scelta. Andavi in banca, spiegavi il tuo progetto, ti davano un prestito e cominciava l&#8217;avventura che segnava la vita: da operaio a padrone. Quelli per\u00f2 erano padroni diversi dai grandi industriali di ieri e dai piccoli manager di oggi. Quelli erano padroni che, dentro, continuavano a sentirsi operai. Padroni che usavano le mani, che parlavano in dialetto e che conservavano un&#8217;intima diffidenza per i saputelli anglofili che poi avrebbero rovinato tutto.<\/p>\n<p><strong>Com&#8217;era bella quell&#8217;Italia. Provinciale, ombelicale, modesta, furbacchiona, eppure cos\u00ec solida, generosa e vitale.<\/strong><\/p>\n<p>Scrivere \u00e8 terapeutico. Cos\u00ec mi accorgo solo ora del motivo profondo per cui ho scritto questo articolo senza capo n\u00e9 coda. L&#8217;ho scritto perch\u00e9 non riesco a perdonare chi mi ha portato via quel Paese. Non perdono chi ci ha abituato a fare debiti per tv ultrapiatte, chi ci ha venduto come modernit\u00e0 i co.co.co, i co.co.pro e i voucher e chi ha inchiodato i giovani ad un telefonino per distrarli da un oggi senza domani.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di tutto, per\u00f2, io non riesco a perdonare chi non ha soccorso quei piccoli eroi dalle mani callose che, piuttosto di abbassare la saracinesca di una fabbrica, hanno scelto di abbassare la saracinesca di una vita. Padroni perch\u00e9 padroni di loro stessi. Operai perch\u00e9 operosi.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.interessenazionale.net\/blog\/comera-bella-litalia-quando-non-eravamo-liberisti\">http:\/\/www.interessenazionale.net\/blog\/comera-bella-litalia-quando-non-eravamo-liberisti<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di INTERESSE NAZIONALE (Alessandro Montanari) Qualche giorno fa, illustrando il 25esimo rapporto sui cambiamenti economici e sociali, l&#8217;Istat ci ha spiegato con la forza fredda dei grandi numeri, che l&#8217;Italia \u00e8 un Paese in declino, nel quale le diseguaglianze aumentano invece che ridursi. 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