{"id":31720,"date":"2017-06-11T11:00:54","date_gmt":"2017-06-11T09:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31720"},"modified":"2017-06-09T03:38:22","modified_gmt":"2017-06-09T01:38:22","slug":"germania-usa-alla-resa-dei-conti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31720","title":{"rendered":"Germania-Usa alla resa dei conti"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Pasquale Cicalese e Filippo Violi)<\/strong><\/p>\n<p>Riceviamo dai compagni Cicalese e Violi e volentieri pubblichiamo. Ci auguriamo che la loro riflessione sia di stimolo all&#8217;apertura, anche in Marx21.it, di un confronto sulle prospettive che si aprono per l&#8217;Europa nella fase attuale caratterizzata dal manifestarsi di stridenti contraddizioni tra le potenze imperialiste dell&#8217;Occidente<\/p>\n<p>Merkel agente USACon l\u2019idea di trasformare l\u2019UE in un blocco di potere indipendente sulla scena politica mondiale, la Cancelliera Angela Markel non ha raccolto solo gli applausi dell\u2019establishment politico interno, rafforzando la sua posizione in vista delle prossime elezioni, ma ha ricompattato le fila interne degli Stati membri: partiti e schieramenti politici aggrovigliati tra loro, chiamati a recitare la parte dei falsi antagonismi politici sul piede di guerra. Anche gli stessi rigurgiti nazional-sciovinisti sembrano essere stati messi tutt\u2019 un tratto a tacere.<\/p>\n<p>Chi pensava che dopo il vertice G7 di Taormina la Germania potesse abdicare in favore di Trump forse si sbagliava di grosso. A nulla sono valse le forti strida e i frequenti richiami del Presidente Americano che, dopo aver sistemato direttamente gli affari in Medioriente, avvicinando gli alleati storici (Sauditi e Israeliani) ad ipotetici accordi con i rivali di sempre (Russia, Cina), ha attaccato con fermezza i tedeschi servendosi del megafono europeo: \u201cAbbiamo un enorme deficit commerciale con la Germania, per di pi\u00f9 loro pagano molto meno di quanto dovrebbero per la Nato e le spese militari. Ci\u00f2 \u00e8 molto negativo per gli Stati Uniti. Tutto questo cambier\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Rientrando dal G7 di Taormina, la Merkel, vedendosi spiazzata e messa all\u2019angolo come un puglie suonato sul ring, non si \u00e8 arresa anzi, nel ruolo che le compete da settanta anni, quale gendarme europeo, ha dovuto mostrare i muscoli al mondo intero, entrando ufficialmente in rotta di collisione con l\u2019America di Donald Trump, affermando, a chiare lettere, che con quest\u2019ultimo non vuole averci niente a che fare. \u201c<\/p>\n<p>I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni\u201d, ha spiegato la cancelliera in un discorso tenuto in occasione di una manifestazione politica organizzata dal partito cristiano (Csu) in un tendone-birreria a Monaco di Baviera. \u201cE questo \u2013 ha aggiunto \u2013 \u00e8 il motivo per cui posso solo dire che noi europei dobbiamo davvero portare il nostro destino nelle nostri mani\u201d. Il riferimento, senza mai nominarlo, \u00e8 al presidente americano che prima a Bruxelles, al vertice Nato, e poi a Taormina ha criticato i principali alleati dell\u2019Alleanza atlantica e ha rifiutato di approvare l\u2019impegno all\u2019accordo globale sul cambiamento climatico e non solo.<\/p>\n<p>Lo scontro in atto, certificato direttamente sulle pagine del Washington post (testata molto vicina e arma puntata dell\u2019opposizione interna contro Trump), non \u00e8 di poco conto, se si pensa che nel gioco-forza dello scontro commerciale tra Stati Uniti e Germania a farne le spese in futuro potrebbero essere soprattutto i paesi Europei, in primis l\u2019Italia, dipendente oramai dalla manifattura tedesca, per la sua forte attivit\u00e0 di export specie nel settore della componentistica auto.<\/p>\n<p>L\u2019ultima cosa di cui ha bisogno la nostra fragile economia \u00e8 proprio una guerra commerciale tra Stati Uniti e Germania. Sta di fatto che la direzione indicata dal ristrutturato \u201casse franco-tedesco\u201d, chiamato Fremania, \u00e8 quella dell\u2019irrobustimento di un polo imperialistico europeo a guida tedesca che dovr\u00e0 andarsi a ritagliare un proprio spazio nelle relazioni internazionali, naturalmente a scapito del proletariato europeo.<\/p>\n<p>Come dire il mondo cambia rotta, l\u2019America first incontra la Via della Seta, ma questa Europa a trazione germanica guai ad essere messa in discussione. Il super ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Shauble, con pieni poteri da duce, continuer\u00e0 a gestire le finanze Ue con le stesse modalit\u00e0 di sempre: austerit\u00e0 degli investimenti pubblici, privatizzazione dei servizi e delle infrastrutture viarie, deflazione salariale quale unica forma consentita per la competitivit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>Lo sforzo per una relazione alla pari con gli Stati Uniti fa parte dei progetti pi\u00f9 vecchi della politica estera espansionista tedesca. Gi\u00e0 a partire degli anni \u2018 40 del diciannovesimo secolo, molto prima della fondazione dell\u2019impero tedesco, il padre dell\u2019economia nazionale tedesca, Friedrich List, prevedeva per il futuro una dura rivalit\u00e0 fra un\u2019alleanza continentale europea e gli Stati Uniti, attraverso una \u201cunione doganale nella Mitteleuropa\u201d.<\/p>\n<p>Mentre, negli anni \u201930 del ventesimo secolo, gli industriali tedeschi parlavano di \u201cun blocco chiuso da Bordeaux fino a Sofia\u201d che avrebbe potuto dare \u201call\u2019Europa la struttura economica necessaria di cui ha bisogno per imporre la sua importanza nel mondo\u201d. Negli anni \u201940, in piena campagna nazista, gli economisti nazionalsocialisti scrivevano che solo \u201cun grande spazio economico continentale\u201d potrebbe mettere la Germania nelle condizioni di sfidare con successo gli enormi blocchi del Nord e Sud-America, il blocco dello Yen, e quello che resta del blocco della Sterlina.<\/p>\n<p>Se si pensa al quadro politico internazionale di oggi sembra che tutta la partita si stia giocando a favore della Germania, anche i media mainstream occidentali sembrano oramai spingere fortemente verso questa direzione: consegnare nelle mani della cancelliera tedesca il destino dell\u2019Europa. D\u2019altronde, l\u2019influenza della Russia \u00e8 stata marginalizzata ed il paese \u00e8 stato trasformato in una minaccia comune contro la quale soprattutto i paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;est hanno bisogno di un protettore.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa del sud, per via del debito estero ben strutturato, \u00e8 gi\u00e0 nelle mani della Germania. La Gran Bretagna si \u00e8 congedata da sola, mentre la Francia \u2013 sotto una feroce spinta eurocentrista &#8211; ha eletto come nuovo presidente un replicante del governo Hollande, l\u2019ex ministro del lavoro Macron, il padre putativo del \u201cLoi Travail\u201d, che fa affidamento sulla Germania e che senza alcun dubbio ha un&#8217;affinit\u00e0 con la base ideologica neoliberista tedesca.<\/p>\n<p>Si tratta quindi di un&#8217;occasione storica, sotto i nostri occhi sembra prendere forma una Germania first, partendo dalla gestione dei rifugiati, passando ad una piu&#8217; stretta cooperazione degli eserciti dell&#8217;Europa continentale, fino ad un modello di finanziamento che prevede di utilizzare il denaro proveniente dall&#8217;IVA per aiutare quei paesi che faranno le cosiddette &#8220;riforme&#8221;, senza escludere la spoil system in seno alla BCE da parte dell&#8217;uomo pi\u00f9 fidato di Merkel, il freddo presidente della Deutsche Bundesbank, Jens Weidmann. Tutte combinazione che potrebbero suggellare e consolidare le suggestive ambizioni egemoniche tedesche nell&#8217;Europa continentale.<\/p>\n<p>Ma la partita politica, economica e militare che si sta giocando sullo scacchiere mondiale \u00e8 tutt\u2019altra che semplice cosa e, di sicuro, non cos\u00ec delineata come si vuole far credere. La forza d\u2019urto con la quale la Cina sta entrando prepotentemente nello scenario internazionale, quale potenza egemone della manifattura mondiale, mettendo sul tavolo da gioco ingenti risorse e progetti per la costruzione di filiere infrastrutturali, lungo il millenario percorso della via della seta marittima e terrestre, sta ridisegnando il nuovo ordine mondiale.<\/p>\n<p>A niente sono valse i tentativi iniziali di screditare il nuovo \u201cPiano Marshall\u201d mondiale made in China, facendolo passare come un tentativo di penetrazione economica e, quindi, come il proseguimento della guerra per l\u2019egemonia con altri mezzi. La Belt on the Road iniziative, ossia la costruzione di un sistema di infrastrutture che leghi la Cina con il resto del mondo, presentata ufficialmente da Xi Jinping al forum di Pechino, coinvolger\u00e0 nei prossimi 5 anni 112 Paesi e porter\u00e0 un budget di 650 miliardi di dollari in dotazione, a zonzo per il mondo.<\/p>\n<p>E la Germania farebbe bene a non sottovalutare la portata di questo enorme evento storico, soprattutto alla luce degli accordi raggiunti a Mar -a \u2013Lago in Florida tra Donald Trump e Xi Jinping. Dalle bio-tecnologie, all\u2019alimentare, ai servizi finanziari, fino all\u2019accordo storico sulle forniture di gas (pari a 46 miliardi di dollari all\u2019anno per 35 anni); le concessioni fatte dal leader cinese al presidente americano sembrano in un certo senso aver voluto riconoscere la posizione di vantaggio, assunta nel corso dell\u2019ultimo decennio, che ha portato gli Usa ad avere un enorme deficit commerciale nei confronti di Pechino.<\/p>\n<p>Di una cosa sembrano entrambi essersi convinti : nessuno dei due raggiunger\u00e0 i suoi scopi se sono in conflitto. D\u2019altronde Trump sa perfettamente che le esportazioni cinesi, tra il 2006 e il 2016, sono calate dal 35 al 19% del prodotto interno lordo, quindi l\u2019invincibile macchina da export \u00e8 storia del passato. La Cina pu\u00f2 contribuire a dare a Trump quel che vuole: investimenti industriali in nuove attivit\u00e0 in quelle aree che hanno subito gli effetti della deindustrializzazione, con imprese cinesi che sarebbero pronti a investire negli Usa.<\/p>\n<p>La Germania dovrebbe rendersi conto del rischio di isolamento che andrebbe incontro, girando le spalle a questo nuovo corso della storia. Continuando spedita la sua incontrastata marcia mercantilistica, rastrellando risorse, deflazionando la domanda interna e sottraendola ad altri parti del mondo, arriver\u00e0 in un vicolo cieco senza via di ritorno, col risultato che, l\u2019aver alzato il livello di scontro, l\u2019aver distrutto lo stato sociale europeo e generato ancor di pi\u00f9 miseria e risentimento nazionalistico, prima o poi sar\u00e0 chiamata a pagare un conto salatissimo.<\/p>\n<p>In questo scontro pare che la classe dirigente italiana si avvii verso un suicidio annunciato. L\u2019appoggio di stampa, politica e mondo industriale italiano alla Germania occulta i veri interessi nazionali dei prossimi decenni, vale a dire giocare di sponda con i tre attori globali, Usa, Cina, Russia. Oltretutto dalla Fremania l\u2019Italia prende solo sberle: dal probabile bail in delle popolari venete, al rastrellamento di imprese italiane, ultima la Telecom in mano ai francesi di Vivendi.<\/p>\n<p>Senza che vi sia reciprocit\u00e0, tant\u2019\u00e8 che Macron ha contestato l\u2019acquisizione da parte di Fincantieri della francese Stx. Lasceranno un po\u2019 di respiro quest\u2019estate per far vincere l\u2019obamiano Renzi, ma nel 2018 con Weidmann e il piano europeo da parte della Germania l\u2019Italia si avvia, se non cambia prospettiva, al collasso economico, senza questa volta avere l\u2019aiuto degli Usa.<\/p>\n<p>Il fine della Germania \u00e8 impedire la saldatura tra la Via della Seta marittima e i porti italiani per favorire i porti della Lega Anseatica, vale a dire Rotterdam, Bremenhaven e Amburgo. I tedeschi sanno che se gli italiani entrano nel circuito cinese, e con buone relazioni con Usa e Russia, possono far saltare il banco europeo. Al momento siamo in mano dei collaborazionisti. La partita si gioca a Washington.<\/p>\n<p>L\u00ec c\u2019\u00e8 una feroce guerra civile. Se la spunta Trump, controllando tutti gli apparati, a quel punto il gioco passa a lui, in Italia e in Europa. Nel frattempo sistema, con il programma dei cento giorni, i negoziati commerciali con la Cina ed in seguito la nuova Yalta con la Russia. Se ci riuscir\u00e0, perderanno i collaborazionisti italiani, che dovranno dar spazio ad altri gruppi pi\u00f9 consoni della partita in corso. Tempi interessanti, se non fosse per la miseria dettata dall\u2019austerit\u00e0 europea che ci circonda.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/9972-pasquale-cicalese-e-filippo-violi-germania-usa-alla-resa-dei-conti.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/9972-pasquale-cicalese-e-filippo-violi-germania-usa-alla-resa-dei-conti.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Pasquale Cicalese e Filippo Violi) Riceviamo dai compagni Cicalese e Violi e volentieri pubblichiamo. 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