{"id":31740,"date":"2017-06-10T10:34:31","date_gmt":"2017-06-10T08:34:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31740"},"modified":"2017-06-09T22:36:39","modified_gmt":"2017-06-09T20:36:39","slug":"discutendo-di-alleanze-e-dintorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31740","title":{"rendered":"Discutendo di alleanze e dintorni"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MIMMO PORCARO<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il mio ultimo post su Socialismo2017, dedicato alle <a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/05\/09\/ne-destra-ne-sinistra-riflessioni-leliseo\/\">elezioni presidenziali francesi<\/a>, ha suscitato un interessante commento di Francesco Maimone e di Bazaar, ospitato dal blog <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/05\/la-lezione-francese-tra-steccati.html\">Orizzonte48<\/a>, nel quale, pur convenendo con gran parte del mio scritto, mi si rimprovera un rifiuto pretestuoso e ideologico di ogni alleanza con il sovranismo di destra \u2013 ed in particolare con la Lega. A sua volta Quarantotto, con diverse note inserite nel testo dei due critici, ne rafforza le argomentazioni e mi invita a superare veti a suo dire incomprensibili che indebolirebbero la necessaria unit\u00e0 di tutte le forze contrarie al giogo di Bruxelles. Secondo i miei interlocutori infatti non basta dire, come io faccio, che i Salvini e le Le Pen non sono (ancora?) il fascismo e che dunque l\u2019antifascismo dei Macron non soltanto sbaglia bersaglio, ma rappresenta proprio quei poteri che a suo tempo al fascismo ed al nazismo diedero il via libera. I miei interlocutori pensano piuttosto che per essere nel vero bisogna dire che i poteri che stanno dietro a Macron (e a Renzi, Merkel, ecc.) , sono il <i>vero fascismo<\/i> di oggi. E per giustificare questo giudizio si basano soprattutto sull\u2019idea, esplicitamente derivata dal pensiero di Lelio Basso, secondo la quale per comprendere esattamente e combattere efficacemente il fascismo non bisogna fermarsi alle sue manifestazioni esteriori, mutevoli e caduche (squadracce, manganelli, ecc.) ma bisogna coglierne le caratteristiche permanenti, ossia la totale manomissione dello stato da parte del capitale, la privatizzazione delle funzioni pubbliche, lo stretto intreccio tra economia e politica.<span id=\"more-527\"><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora: la tesi di Basso aveva a mio avviso un senso ed una funzione negli anni \u201950 e \u201960 dello scorso secolo quando, ancora viva l\u2019eco della battaglia resistenziale, il movimento operaio tendeva ad identificare tutto il peggio del capitalismo col fascismo e tutto il fascismo con Mussolini ed Hitler, e restava cos\u00ec disarmato di fronte al <i>neo<\/i>capitalismo, al suo persistente e approfondito carattere di classe, al duro autoritarismo che esso ancora promuoveva in fabbrica e nella societ\u00e0. Fuori da quel contesto, per\u00f2, quella tesi perde ogni vigore ed anzi ci fa scordare le <i>differenze<\/i> tra le diverse fasi storiche (differenze che sono decisive per impostare una politica concreta) perch\u00e9 si basa un concetto troppo largo di fascismo sotto il quale potrebbero ricadere anche i Roosevelt, i Fanfani, i Craxi e cos\u00ec via. Il fascismo non fu infatti soltanto pieno utilizzo dello stato da parte del capitale (utilizzo che \u2013 per dirne una \u2013 nell\u2019Italia prefascista era gi\u00e0 cosa ovvia) ma fu soprattutto una <i>dura<\/i> <i>dittatura politica, <\/i>antiproletaria ed antipluralista,<i> <\/i>esercitata <i>a vantaggio<\/i> della frazione dominante del capitalismo monopolistico da movimenti di tipo <i>bonapartista<\/i>, ossia da movimenti che, pur essendo animati da forze sociali subalterne (contadini, piccola-media borghesia, ecc. ) di fronte alla crisi di egemonia del grande capitalismo seppero offrire a quest\u2019ultimo una soluzione politica in cambio di una parziale (e spesso illusoria) spartizione del potere. La forma di dominio fatta propria dal fascismo \u00e8 dunque<i>apertamente politica<\/i> e <i>liberticida<\/i>. Concentra decisamente il potere politico e favorisce la concentrazione del potere economico privato; distrugge le associazioni autonome dei lavoratori e lascia in piedi quelle dei padroni, integrandole nei meccanismi decisionali dello stato; impone un modello militarizzato di societ\u00e0; propugna, come accompagnamento della deflazione salariale, stili di vita austeri; tenta di sostituire alla classe un popolo unito dall\u2019obbedienza al capo e dalla tensione verso guerre imperialiste motivate dalla supremazia razziale. La forma di dominio dell\u2019attuale capitalismo finanziario \u00e8 invece <i>completamente diversa<\/i>: essa infatti si basa in prima istanza sui meccanismi apparentemente <i>impolitici<\/i>, <i>impersonali e neutri<\/i>del mercato, dell\u2019economia, della tecnica; usa il manganello solo come <i>extrema ratio<\/i>; centralizza il potere di decisione sulle questioni principali, ma contemporaneamente disperde quello relativo alle questioni secondarie; in questo modo irretisce tutte le associazioni sociali autonome (<i>in primis<\/i> quelle dei lavoratori) senza avere nessun bisogno di distruggerle, ed anzi le usa delegando ad esse una parte delle funzioni pubbliche. Ancora: all\u2019obbedienza cieca sostituisce addirittura <i>il dovere della trasgressione<\/i> (forma di comportamento del consumatore ideale, che muta continuamento oggetto, modello, marca\u2026); alla compressione salariale accompagna non gi\u00e0 il culto della frugalit\u00e0 ma il <i>credito al consumo<\/i>, e crea anche in coloro che al credito non possono accedere l\u2019idea di una fittizia eguaglianza coi ricchi basata sulla comune possibilit\u00e0 di <i>desiderare <\/i>la stessa merce. Dissolve le appartenenze di classe in un magma informe di soggetti connessi alla megamacchina del desiderio, spettatori di guerre lontane combattute <i>ovviamente<\/i> in nome della libert\u00e0. <i>Ovviamente<\/i>: perch\u00e9 dove il fascismo ti diceva <i>obbedisci<\/i>, il capitalismo attuale ti dice <i>sii libero<\/i>!<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Stando cos\u00ec le cose, l\u2019affermazione secondo cui l\u2019attuale forma del dominio capitalistico \u00e8 il vero fascismo pu\u00f2 essere accettata solo se in realt\u00e0 vuol dire che essa \u00e8 una forma di potere incomparabilmente pi\u00f9 pervasiva, duratura ed efficace del fascismo storico. Ma proprio questo giudizio dovrebbe farci capire che tale potere <i>non pu\u00f2 essere contrastato con le stesse armi che furono usate contro il fascismo, n\u00e9 con lo stesso tipo di alleanze<\/i>. Il fascismo fu combattuto da un\u2019alleanza militare tra forze assolutamente eterogenee, che si trovarono ad agire in un contesto di crollo verticale <i>ed evidente a tutto il popolo<\/i> della strategia imperialista del fascismo stesso (sconfitta militare, invasione) e di dissoluzione dell\u2019 apparato statale. Fu un\u2019alleanza tra avanguardie che avrebbero trovato una vera legittimazione solo <i>dopo <\/i>la sconfitta del nemico. Oggi la sconfitta del nemico richiede invece che gli attori alternativi siano <i>precedentemente<\/i>legittimati dalla diffusione di un punto di vista e di un programma capaci di unire la maggior parte del popolo italiano attorno ad una complessa prospettiva di rinnovamento. La crisi del capitalismo attuale non assume infatti una forma verticale ed immediatamente visibile a tutti. Anche la grave crisi del nostro paese (anzi gravissima e sempre pi\u00f9 vicina alla soglia di irreversibilit\u00e0) ha soprattutto caratteristiche economiche (distruzione\/trasformazione del tessuto produttivo in direzione di una economia integralmente dipendente) e sociali (aumento delle divaricazioni e dell\u2019impoverimento): ma gli effetti delle trasformazione economiche pi\u00f9 profonde si vedono <i>dopo<\/i>, e i poveri non parlano o non vengono ascoltati, o almeno non subito. La frazione dominante del capitalismo riesce ancora ad assoldare e ad illudere gran parte di coloro che comunque hanno perduto <i>status<\/i>, reddito e potere nel corso di questi anni. Insomma: noi non siamo alla resa dei conti con un regime. O meglio la resa dei conti si presenta come un cammino tortuoso, fatto di brusche accelerazioni in un contesto, per\u00f2, di ristagno della politica e dei conflitti, ed \u00e8 in questo cammino che si dovranno accumulare le forze culturali, sociali e politiche capaci di gestire la <i>fase lunga<\/i> di transizione da un ordine economico e geopolitico ad un altro (perch\u00e9 di questo si tratta, e non semplicemente dell\u2019<i>Italexit<\/i>). Anche le alleanze, quindi, vanno calibrate in maniera diversa. Un conto \u00e8 aggregare le forze partitiche necessarie a dare una spallata nel momento critico: in quel momento sarebbe (e sar\u00e0) del tutto controproducente andare troppo per il sottile. Altro \u00e8, ripeto, aggregare le pi\u00f9 vaste forze necessarie a <i>giungere<\/i> a quel momento e a gestire in maniera progressiva la fase successiva. Per fare questo \u00e8 necessaria una convergenza programmatica che riesca ad unire con pazienza tutti i lavoratori e la gran parte degli altri ceti rovinati dalla crisi. Qualcosa che richiede alleanze assai meno episodiche.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Insomma, mi pare che la critica principale avanzata nei miei confronti segua questo semplice sillogismo: a) l\u2019Unione europea \u00e8 il vero fascismo; b) Le Pen e Salvini sono contro l\u2019Unione europea; c) \u00e8 quindi legittimo ed utile allearsi con loro e con chiunque sia contro questo mostro. La premessa maggiore \u00e8 sbagliata, e quindi anche la conclusione. Personalmente ho forti dubbi anche sulla premessa minore e, inoltre, sull\u2019immagine democratico-costituzionale che i miei interlocutori sembrano in pi\u00f9 punti dare della Lega, cercando cos\u00ec di rafforzare il loro invito alle ampie alleanze. Infatti a mio parere non \u00e8 fondato dire, come si fa nel testo che qui discuto, che quando la Lega inneggia alla sovranit\u00e0, questa \u00e8 automaticamente da intendersi come sovranit\u00e0 popolare e democratica (e, aggiungo, <i>nazionale<\/i>); e cos\u00ec non \u00e8 fondato sostenere che, siccome la base di consenso della Lega \u00e8 data anche da quella piccola borghesia ed imprenditoria che comunque si \u00e8 avvantaggiata dalla politica keynesiana, essa ha obiettivo interesse alla ripresa di quella politica e in tal modo a realizzare una unit\u00e0 di fatto con tutti i lavoratori. Si dimentica qui completamente che non abbiamo a che fare genericamente col \u201cceto medio\u201d, ma col ceto medio leghista. E la Lega nasce proprio come rivolta fiscale e come critica dello \u201cstatoladro\u201d, perfetto <i>pendant<\/i> popolare della rivolta delle \u00e9lite contro Keynes. Nasce come partito secessionista\/autonomista, contrario ai trasferimenti di reddito che sono la base di una convivenza nazionale. Propugna o non contrasta la liberalizzazione del mercato del lavoro. E\u2019 cambiata con gli anni? No: non ho assistito a nessun esplicito e credibile ripensamento autocritico di quei presupposti liberisti ed antistatalisti che ne fanno un residuo della seconda repubblica pi\u00f9 che il segno di una nuova politica. E tutto ci\u00f2 rende molto discutibile il ruolo della Lega nella battaglia per l\u2019uscita dell\u2019 \u201ceurismo\u201d <i>in nome della Costituzione<\/i>. Intanto bisogna verificare se essa intenda o possa davvero lottare per l\u2019<i>exit<\/i>. Al riguardo, io penso che se la sua base di massa ( = quelli che votano) \u00e8 in gran parte davvero antieurista, la sua base sociale (= quelli che finanziano) lo sia molto meno: dipende dall\u2019orientamento al mercato interno o al mercato estero delle PMI finanziatrici; e dipende dai momenti: quando l\u2019euro <i>si svaluta<\/i> diventa, chiss\u00e0 perch\u00e9, subito meno antipatico. Ma ammettiamo che voglia davvero uscire: come sarebbe possibile gestire <i>in maniera coerente con la Costituzione<\/i> l\u2019intera fase di passaggio senza dare un nuovo, importante ruolo allo stato e alla spesa pubblica, avendo come <i>leit motiv<\/i>quasi solo la riduzione delle tasse (cosa da farsi, ma solo dopo la crescita della base imponibile <i>via<\/i> rilancio pubblico dell\u2019economia) e il federalismo fiscale, e senza proteggere adeguatamente i lavoratori (con una riforma antiliberista del mercato del lavoro, con la scala mobile, ecc.)?. Un\u2019uscita liberista dall\u2019euro (che certo sarebbe comunque benvenuta) nel medio periodo acuirebbe le divaricazioni sociali e territoriali, riportando l\u2019Italia del Nord in orbita tedesca pi\u00f9 di quando non sia gi\u00e0 oggi, rompendo l\u2019unit\u00e0 nazionale e preparando ironicamente per i \u201cpadani\u201d un ruolo immediatamente non percepibile ma storicamente inevitabile di terroni della Mitteleuropa. Giacch\u00e9 qui sta il punto principale: il Nord \u00e8 magneticamente attratto dall\u2019Europa germanica. Per questo, <i>euro o non euro<\/i>, la <i>kerneuropa<\/i> \u00e8 il futuro prediletto dal sistema produttivo padano, e con essa la scissione di fatto dell\u2019unit\u00e0 nazionale. Un futuro che potrebbe essere scongiurato solo da una forte ed autonoma politica economica pubblica che renda coerenti le diverse caratteristiche delle diverse zone italiane, la connessione centro-nordista coi grandi poli produttivi continentali e la proiezione mediterranea del sud.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Che c\u2019entra questo secessionismo \u201contologico\u201d, presente anche quando viene apparentemente dimenticato, con la Costituzione e con la possibilit\u00e0 di un\u2019uscita progressiva dall\u2019euro? Nulla. Ed ancor meno c\u2019entrano altri importanti aspetti della cultura e della politica leghista. E non mi riferisco tanto al protezionismo (che peraltro \u00e8 compatibile con una certa forma di liberismo) rispetto al quale non ho nessun problema e che non demonizzo affatto. Nessun intervento politico nell\u2019economia \u00e8 possibile senza un uso assennato di una qualche forma di protezionismo (e gli Usa non hanno atteso Trump per ricordarcelo\u2026) e se ai miei critici ho dato l\u2019idea di pensarla diversamente dico subito che si tratta di un equivoco. Mi riferisco piuttosto alla spinosa questione dell\u2019immigrazione, dove maggiormente si misura l\u2019estraneit\u00e0 della Lega all\u2019impianto della Costituzione. Non solo per la distanza dai valori di fratellanza e dignit\u00e0 umana che ispirano per intero la Carta fondamentale. Ma soprattutto per spregio del suo principio lavoristico. Ho sostenuto che n\u00e9 Salvini n\u00e9 Le Pen sono davvero contro l\u2019immigrazione e che piuttosto essi sono <i>per<\/i> l\u2019immigrazione <i>clandestina<\/i>. Mi si obietta che la Lega \u00e8 palesemente contro i clandestini\u2026ma questo riguarda la propaganda, non i fatti. Fermare completamente l\u2019immigrazione non \u00e8 possibile (e peraltro n\u00e9 la Lega n\u00e9 il Front National lo vogliono). Qualcuno entrer\u00e0 sempre. Ma se quel qualcuno diventer\u00e0 <i>automaticamente<\/i> clandestino per il solo fatto che non ha un lavoro, questo, <i>in situazione di endemica sottooccupazione<\/i>, non pu\u00f2 che produrre continuamente forza lavoro fantasma e quindi supersfruttata. Non pu\u00f2 che produrre una dualizzazione<i>strutturale<\/i> del mercato del lavoro che indebolisce anche i lavoratori regolarizzati. E\u2019 contro <i>questi<\/i>lavoratori <i>irregolari <\/i>che la Lega si scaglia: so benissimo che, come mi ricordano i miei interlocutori, essa dice di voler tutelare i lavoratori italiani. Ma proprio qui sta il punto: tutelare gli uni a discapito degli altri si risolve in un peggioramento per tutti, sia in termini di mercato del lavoro sia in termini di sicurezza. E una repubblica fondata sul lavoro non pu\u00f2 sopportare che una parte crescente del suo fondamento sia tarlata in maniera irreparabile da un lavoro forzatamente irregolare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ecco, se qualcuno vuol proporre alleanze con la Lega lo faccia in base ad un ragionamento sull\u2019utile politico e cercando di capire bene con chi si sta alleando. Non c\u2019\u00e8 bisogno di inventarsi una \u201cLega che non c\u2019\u00e8\u201d per immaginare possibili convergenze. Per me (e so di urtare, con ci\u00f2, la sensibilit\u00e0 di molti miei compagni) le obiezioni appena fatte alla Lega <i>non sono un motivo per escludere a priori qualunque tipo di alleanza<\/i> <i>o convergenza. <\/i>Se oggi escludo una simile alleanza o convergenza ci\u00f2 avviene per valutazioni puramente fattuali, che vado a ripetere e precisare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tutta la discussione sulle alleanze precipita in realt\u00e0 sulla questione delle elezioni. E non a caso: nonostante il pastrocchio della legge elettorale e nonostante la tendenza di ogni concorrente a non assumersi la piena responsabilit\u00e0 della manovra autunnale (e forse nemmeno di una seria lotta contro di essa), nonostante ci\u00f2, dicevo, le elezioni sono e restano l\u2019unico momento in cui la rabbia sociale accumulata potrebbe esprimersi e <i>forse<\/i> avere un qualche effetto politico. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga, in mancanza \u2013 per ora \u2013 di un partito (o di una coalizione) che nasca proprio con lo scopo di guidare il paese fuori dall\u2019Unione europea e dal liberismo, bisogna valutare quale degli attori in gioco possa meglio intercettare, direttamente o meno, questa esigenza. Premetto che scrivo mentre ancora non \u00e8 chiaro quando e come si andr\u00e0 a votare, e quindi le mie considerazioni potrebbero dover subire molte revisioni. Mi sembra per\u00f2 di poter comunque dire che \u00e8 chiaro che in Italia come altrove la massa critica necessaria a porre in questione l\u2019Unione non pu\u00f2 essere raggiunta a partire dalla destra o dalla sinistra (a prescindere dal fatto che in Italia non esiste nulla di paragonabile al pur insufficiente \u201cmodello M\u00e9lenchon\u201d), perch\u00e9 nessuna di queste aree, per come si sono storicamente strutturate, \u00e8 in grado di sfondare nell\u2019area avversa e di ricucire l\u2019artificiosa divisione dei lavoratori italiani. N\u00e9 questa massa pu\u00f2 essere raggiunta da una alleanza tra sinistra (se esistesse) e destra, perch\u00e9 questa <i>farebbe perdere voti agli uni e agli altri<\/i>. Solo una forza che si presenti immediatamente come forza democratico-costituzionale e <i>trasversale<\/i> potrebbe riuscirci, e la forza che occupa questo spazio, oggi, in Italia \u00e8 il M5S, che proprio per questo \u00e8 uno dei pi\u00f9 seri candidati alla vittoria (o meglio, alla \u201cvittoria\u201d visti i probabili meccanismi elettorali). Conosco tutti i limiti del M5S, so che esso occupa il posto giusto ma nel modo sbagliato, so che ha una cultura politica insufficiente e subalterna all\u2019ideologia della seconda repubblica, so che \u00e8 in buona misura una forza antilavorista e pure antisindacale, e se dovessi scegliere su base ideologica, come mi si rimprovera di fare, non mi sognerei neanche lontanamente di dare un indicazione di voto a suo favore. Ma so anche che \u00e8 l\u2019unico partito capace di contendere la vittoria all\u2019asse PD-FI e <i>probabilmente <\/i>di riaprire, <i>lo voglia veramente o meno<\/i>, una discussione pubblica sull\u2019appartenenza dell\u2019Italia all\u2019Unione europea. Dico \u201cprobabilmente\u201d perch\u00e9 so bene quali sono le oscillazione del M5S sull\u2019euro e quale sia la posizione dominante al suo interno. Ma d\u2019altra parte un antiunionismo incerto, capace per\u00f2 di ottenere una vittoria \u00e8 oggi meglio di un antiunionismo pi\u00f9 netto (ammesso che la Lega lo sposi fino in fondo), ma incapace di sfondare il muro. Una volta assunte, in un modo o nell\u2019altro, responsabilit\u00e0 di governo, \u00e8 difficile che una forza che ha comunque espresso un forte euroscetticismo non venga chiamata a decidere per il s\u00ec o per il no. In tal modo potr\u00e0 iniziare a risolversi il problema principale della politica italiana, ossia quello dell\u2019<i>evoluzione<\/i> o della <i>spaccatura<\/i> del M5S: giochi fino in fondo le sue carte e si riveli per quello che veramente \u00e8, in ogni caso non avremo che da guadagnarne.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci\u00f2 detto, finisco parlando del punto che veramente mi interessa. Qui stiamo discutendo di alleanze, tattiche, strategie, come se fossimo chiss\u00e0 chi. Senza offesa per i miei interlocutori bisogna riconoscere che non siamo nessuno. Siamo soltanto individui che, scelgano l\u2019una o l\u2019altra delle forze in campo, sceglieranno sempre e comunque qualcosa che non li rappresenta e sceglieranno sempre e comunque come singoli, e quindi come portatori di acqua per qualcun altro. Diverso sarebbe se l\u2019una o l\u2019altra scelta fossero il frutto di una decisione di un collettivo capace di dare forma politica ad una opzione elettorale, facendone conseguire una sistematica valutazione pubblica dell\u2019operato del partito su cui \u00e8 caduta la scelta. Per questo invito le piccole ma generose forze che, nell\u2019area della sinistra, si stanno ponendo il problema di un soggetto politico antiunionista e popolare (penso ad Eurostop, alla Confederazione di Liberazione Nazionale, ma in buona misura anche all\u2019 esperienza di Senso Comune), sia a sviluppare una iniziativa politica che le metta al pi\u00f9 presto in grado di presentare una <i>propria<\/i> lista (cosa che ritengo almeno immediatamente assai difficile) sia a dare con chiarezza (in mancanza di meglio) un\u2019indicazione di voto favorevole al M5S e contemporaneamente a predisporre un\u2019iniziativa volta a tallonare il M5S sia nel suo ruolo di governo che in quello di opposizione. Ma soprattutto invito coloro con cui ho discusso in queste righe, e coloro che ne condividono le idee, a ragionare tutti insieme sulla vera questione. Che \u00e8 poi la seguente: un compito come quello che ci siamo prefissi pu\u00f2 essere svolto soltanto da un soggetto politico che nasca <i>oggi<\/i>, proprio al fine di guidare il paese fuori dall\u2019Unione e dal liberismo. E ci\u00f2 perch\u00e9 si tratta di un compito che, come ho gi\u00e0 detto, non si riduce all\u2019exit e che richiede un programma ed una visione di ampio respiro, una convergenza significativa sulla dignit\u00e0 e sul riscatto di <i>tutto<\/i> il lavoro e di <i>tutto<\/i> il paese. Mi si dice che il \u201cterzo partito\u201d che io propongo (che si non aggrega sulla base di una precisa scelta ideologica, ma comunque incarna i valori della sinistra migliore \u2013 si pensi a Podemos) \u00e8 illusorio. Se cos\u00ec fosse, se non potessimo avere un partito <i>ad hoc<\/i>, sarebbe illusoria anche la prospettiva di uscire dall\u2019Unione nella direzione indicata dalla nostra Carta. E\u2019 proprio nei periodi di maggior sconvolgimento economico e geopolitico che nascono i nuovi partiti. Questo \u00e8 il momento. Per quanto emerga in maniera discontinua nella sfera politica, la profondit\u00e0 della crisi del paese e della sua collocazione internazionale \u00e8 un dato materiale ineludibile. Se un piccolo gruppo di forte peso intellettuale e politico e connesso ad un corpo militante pieno di slancio (e possiamo avere sia l\u2019uno che l\u2019altro) decidesse di muoversi da subito, all\u2019interno delle asperit\u00e0 di questa crisi, come \u201cil partito che non c\u2019\u00e8\u201d, potrebbe raccogliere successi inaspettati. Al contrario, affidandoci solo a ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste non andremo da nessuna parte. E pi\u00f9 della<i>forza del destino<\/i>, che secondo alcuni storici impedisce all\u2019Italia di avere una propria politica nazionale (ossia una autonoma politica estera, e <i>quindi<\/i> un\u2019autonoma politica interna), ci ammazzerebbe la <i>forza dell\u2019abitudine<\/i>: non saremmo eroicamente sconfitti dal fato, ma banalmente fregati da Salvini o da Grillo. Vi pare il caso?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/06\/09\/discutendo-alleanze-dintorni\/#more-527\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/06\/09\/discutendo-alleanze-dintorni\/#more-527<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MIMMO PORCARO Il mio ultimo post su Socialismo2017, dedicato alle elezioni presidenziali francesi, ha suscitato un interessante commento di Francesco Maimone e di Bazaar, ospitato dal blog Orizzonte48, nel quale, pur convenendo con gran parte del mio scritto, mi si rimprovera un rifiuto pretestuoso e ideologico di ogni alleanza con il sovranismo di destra \u2013 ed in particolare con la Lega. 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