{"id":31742,"date":"2017-06-10T11:37:43","date_gmt":"2017-06-10T09:37:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31742"},"modified":"2017-06-09T22:47:54","modified_gmt":"2017-06-09T20:47:54","slug":"precari-di-tutto-il-mondo-unitevi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31742","title":{"rendered":"Precari di tutto il mondo unitevi!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Colaci)<\/strong><\/p>\n<p><em>L\u2019attuale composizione del tessuto sociale italiano \u00e8 figlia dei nuovi tempi. Le antiche e marxiane categorizzazioni per \u201cclassi\u201d hanno subito una netta trasformazione, lasciando spazio a una diversificazione molto pi\u00f9 fluida, riassumibile tuttavia in un\u2019unica parola: precariato<\/em><\/p>\n<p><em>Proletari di tutto il mondo unitevi\u201d<\/em> risuonava quale un\u2019eco potente nell\u2019Europa dell\u2019800 e del \u2018900.<strong> Karl Marx<\/strong> aveva finalmente fornito lucide chiavi di lettura per l\u2019analisi e l\u2019eventuale rovesciamento del sistema capitalistico. Esisteva, infatti, <strong>una divisione molto pi\u00f9 rigida nel mondo delle categorie lavorative<\/strong>; nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, la borghesia industriale costituiva il motore politico delle nazioni europee, il ceto dirigente che avrebbe traghettato le societ\u00e0 occidentali verso la dimensione del consumo di massa. Si trattava di una vera e propria oligarchia, consapevole del ruolo egemone, conscia della subalternit\u00e0 delle restanti classi. Vi erano, infatti, un consistente ceto mercantile, la cosiddetta media borghesia arricchita e, infine, gli operai, i nullatenenti, senza la cui funzione lavorativa gli industriali avrebbero assaporato il fallimento. Si deve infatti a Marx il merito di aver elaborato un <strong>\u201cvangelo\u201d per l\u2019acquisizione della coscienza di classe per i pi\u00f9 deboli<\/strong>, nonch\u00e9 una strategia di lotta per l\u2019acquisizione dei diritti sociali attraverso lo strumento politico per eccellenza: il partito. Nel corso del XX secolo, il partitismo in Italia non caratterizz\u00f2 esclusivamente la classe operaia social-comunista, bens\u00ec anche altre componenti sociali quali l\u2019imprenditore e l\u2019impiegato (piccola e media borghesia). Soprattutto queste ultime costituirono il fulcro dei consensi, fino al secondo dopoguerra, per l\u2019avvento di forze politiche di matrice catto-liberale quali Democrazia Cristiana.<\/p>\n<div id=\"attachment_87596\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-87596\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/marzo-43-operai-in-sciopero-Sesto-S-G.jpg\" alt=\"Marzo del 1943 \" width=\"1600\" height=\"1189\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Marzo del 1943 \u2013 operai in sciopero<\/p>\n<\/div>\n<p>Si pu\u00f2 dunque affermare che, fino alla met\u00e0 degli <strong>anni Settanta<\/strong>, vi fosse <strong>una corrispondenza<\/strong> <strong>fra ciascun partito di massa e la classe di riferimento<\/strong>. Per fare un esempio, l\u2019opinione pubblica novecentesca dava per scontato che l\u2019operaio delle grandi citt\u00e0 votasse per il Partito Comunista, il ceto bancario o mercantile per il partito liberale, mentre le comunit\u00e0 rurali e tradizionaliste optassero per la formazione cattolica per eccellenza, la DC. Successivamente, soprattutto negli <strong>anni \u201980<\/strong>, la classe dirigente italiana inizia a delineare i connotati di una<strong> nuova mappa sociale<\/strong>, molto pi\u00f9 simile a quella odierna. Prende piede un aumento esponenziale del settore terziario e dei servizi legati alle imprese, mentre la tradizionale classe operaia, (nella sua natura compatta e integrale), subisce un processo di <strong>frammentazione e delocalizzazione<\/strong> su scala nazionale e internazionale (si pensi alla Fiat), deteriorandone, di fatto, il potere politico e di contrattazione sindacale. Gli anni \u201980, non a caso, <strong>segnano le prime sconfitte dei lavoratori<\/strong>.\u00a0 \u00c8 in questa fase che si perde la corrispondenza fra il voto e la classe sociale. Il figlio dell\u2019operaio comunista o del contadino cattolico \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso un borghese realizzato (impiegato, avvocato, medico), il quale rivendica la provenienza sociale d\u2019origine, votando il partito cui \u00e8 storicamente legato per ragioni familiari. Avviene uno scardinamento, inconsapevole o meno, fra il partito e le istanze relative al proprio ceto, con\u00a0 la conseguente dissoluzione del culto di massa delle ideologie e la nascita sempre pi\u00f9 frequente di <strong>partiti post-ideologici e riformisti, spesso incentrati su singole figure carismatiche<\/strong>. Ricordiamo come, dagli anni \u201990 ai 2000, personalit\u00e0 politiche quali Berlusconi (Forza Italia), D\u2019Alema e Prodi (L\u2019Ulivo) abbiano segnato la storia degli ultimi anni, attuando politiche formalmente rivolte al cittadino e sostanzialmente in accordo con le istanze dei mercati internazionali. \u00c8 in questo contesto che il centro-sinistra italiano non ha pi\u00f9 dovuto dar conto della propria matrice socialista, avviando numerose privatizzazioni (settore energetico e della telefonia) e traghettando l\u2019Italia verso l\u2019infausta zona Euro.<\/p>\n<p>Veniamo, dunque, al risultato cui ha condotto il processo storico-politico in Italia nell\u2019arco degli ultimi dieci anni. <strong>Il mondo del lavoro italiano \u00e8 per buona parte terziarizzato<\/strong>; il contesto della crisi economica vede ancora l\u2019ambiente della classe operaia <em><strong>\u201cdecoscienzializzato\u201d<\/strong><\/em>, frammentato e ridotto ai minimi termini, non dissimile da altre categorie lavorative (call center, insegnante, commesso ecc..) per le condizioni di <strong>flessibilit\u00e0 e povert\u00e0<\/strong> nella quale essa si trova. L\u2019elemento che per eccellenza accomuna queste tipologie professionali, un tempo molto diverse tra loro, \u00e8 il <strong>contratto a tempo determinato<\/strong>, la scadenza a breve termine che mina qualsiasi progetto di vita futura. A queste professioni se ne accosta una serie interminabile, sempre caratterizzata dal medesimo dato di instabilit\u00e0 economica individuale. La classe media \u00e8 stata, di fatto, scompaginata e proletarizzata. Dunque, venendo meno la differenza di classe in termini di ricchezza e potere d\u2019acquisto, potremmo marxianamente racchiudere questa miriade di deboli realt\u00e0 sotto un unico insieme: <strong>il precariato<\/strong>. Per dirla in un linguaggio moderno, quest\u2019ultimo \u00e8, a tutti gli effetti, il <em><strong>proletariato del XXI secolo<\/strong><\/em>, poich\u00e9 esso si caratterizza per una situazione di <strong>nullatenenza, sfruttamento <\/strong>e, in sintesi,<strong> subalternit\u00e0 socio-economica<\/strong>, rispetto a un unico ceto elitario, l\u2019alta borghesia industriale e finanziaria.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/2Ax3cCEuE40?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">Il professor Bagnai sul tradimento delle classi subalterne da parte della sinistra<\/span><strong><br \/>\nIl piano politico riflette il caos fluidico del mondo lavorativo odierno<\/strong>, nonch\u00e9 il divario sociale sempre pi\u00f9 acuto fra un precariato medio basso (ex borghese) e una classe egemone e liberista. Di fatto, si assiste a un scenario in cui i vecchi schemi del centro-destra e centro-sinistra sono in crisi. Il cittadino italiano medio, ora depoliticizzato e de-ideologizzato, spesso immerso nella nube illusoria del mondo consumistico, \u00e8 riuscita parzialmente a liberarsi dalla cappa mediatica alienante,<strong> optando per movimenti definiti dai media come \u201cpopulisti\u201d<\/strong>, ovvero il Movimento 5 Stelle. Quest\u2019ultimo ha racchiuso in s\u00e9 buona parte degli attivisti delusi d\u2019Italia, reduci da un\u2019esperienza politica progressista o conservatrice. Il centro-destra e il centro-sinistra liberali, come affermato precedentemente, vivono una crisi fortissima, contando esclusivamente sull\u2019appoggio degli affiliati storici, risorse economiche e un elettorato ancora affezionato (per lo pi\u00f9 si conta una fascia consistente di pensionati, ex militanti di partito). Si pensi al PD attualmente al governo, o agli eredi di Forza Italia come Alternativa Popolare e Fratelli d\u2019Italia. <strong>Dalle loro ceneri, al contrario, sembrano farsi strada le cosiddetta <em>\u201calt-right\u201d<\/em> e <em>\u201calt-left\u201d<\/em><\/strong> (termine dispregiativo coniato dai media), euroscettiche, anti-liberali e anti-liberiste, le cui posizioni sembrano affascinare una <strong>destra e una sinistra radicali<\/strong>, tradite dai rappresentanti della vecchia classe politica. Queste ultime si distinguono da altre correnti per la capacit\u00e0 d\u2019analisi dell\u2019attuale situazione politica, nonch\u00e9 per la consapevolezza nel saper individuare la causa della crisi economica nelle politiche di austerity imposte dall\u2019Unione Europea. Al momento, non si intravedono ancora partiti forti che perseguano questa strada, ma solo piccole realt\u00e0 (correnti euroscettiche di Sinistra Italiana, Democrazia Verde, Alternativa per l\u2019Italia, Partito Comunista), dei \u201cthink tank\u201d che, col perdurare della crisi, potrebbero tradursi in azione politica. Oggetto d\u2019interesse di queste forze extraparlamentari \u00e8 proprio quel ceto, oggi abbandonato a s\u00e9 stesso: <strong>il precariato<\/strong>. Un precariato che rimarr\u00e0 tale finch\u00e9 il fronte progressista non diverr\u00e0 radicale sul diritto al lavoro ed euroscettico, ponendo fine alla sua parcellizzazione individualistica.<em> Ipso modo<\/em> il fronte dell\u2019estrema destra, pur individuando il problema alla radice, vive le medesime contraddizioni, <strong>con l\u2019aggiunta di una crisi identitaria<\/strong> in seno a temi di ambito etico quali il razzismo e l\u2019omofobia, che l\u2019accompagnano da sempre e che non attraggono un elettorato oggi pi\u00f9 sensibile e spesso ostile alle discriminazioni.<\/p>\n<p>Da tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 trarre una conclusione evidente, ma non scontata. Le classi sociali nettamente distinte fra loro (e i partiti di riferimento) hanno subito una trasformazione radicale, in seguito alla quale si pu\u00f2 parlare di un\u2019unica \u201cclasse\u201d, che nel corso del tempo acquisisce un\u2019omogeneit\u00e0 sempre maggiore: il precariato. La speranza \u00e8 riposta nella possibilit\u00e0 che le realt\u00e0 politiche subiscano un processo di riforma dal basso, senza il quale sarebbe impossibile venire incontro alle istanze di questo <strong>nuovo e grande ceto disagiato<\/strong>. A tal proposito, per riprendere ironicamente una vecchia formula marxiana, <em><strong>\u201cprecari di tutto il mondo, unitevi\u201d!<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/precariato-di-tutto-il-mondo-unitevi\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/precariato-di-tutto-il-mondo-unitevi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Colaci) L\u2019attuale composizione del tessuto sociale italiano \u00e8 figlia dei nuovi tempi. 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