{"id":31766,"date":"2017-06-12T10:00:45","date_gmt":"2017-06-12T08:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31766"},"modified":"2017-06-11T17:44:11","modified_gmt":"2017-06-11T15:44:11","slug":"cronache-del-nostro-scontento-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31766","title":{"rendered":"Cronache del nostro scontento (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Giorgio Gattei)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I: 2011, il complotto di \u201cre Giorgio\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>1.<\/strong> <strong>E dire che ancora a maggio 2011 i conti pubblici dell\u2019Italia apparivano agli occhi degli esperti talmente in ordine che l\u2019agenzia di rating Fitch poteva assicurare che \u00abnon c\u2019\u00e8 nessuna evidenza che la situazione di bilancio dell\u2019Italia si stia deteriorando<\/strong>\u00bb ed il Commissario Europeo Olli Rehn riteneva che \u00abl\u2019Italia fa bene il suo lavoro\u00bb (\u201cLa Repubblica\u201d, d\u2019ora in poi R., 24.5.2011). Di conseguenza lo spread, il differenziale di rendimento dei titoli pubblici decennali rispetto ai Bund tedeschi, veleggiava attorno ai 180 punti. Eppure in meno di un mese succede qualcosa e tutto precipita: la situazione finanziaria si fa insostenibile con lo spread che vola cos\u00ec all\u2019ins\u00f9 che Moody\u2019s, altra agenzia di rating, si dichiara \u00abpronta a declassare l\u2019Italia\u00bb (R., 18.6.2011).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-31772\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/giorgio_napolitano-300x254.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"254\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 successo di cos\u00ec tanto grave nell\u2019arco di quel poco tempo? E\u2019 successo che ha preso il via il complotto della finanza internazionale contro il premier Berlusconi, con l\u2019allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che vi si accoda ubbidiente. Il fatto \u00e8 che nei nuovi tempi del terzo millennio non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di minacciare \u201crumor di sciabole\u201d (come era stato costume nella seconda met\u00e0 del Novecento in Italia) per cacciar via un governo; adesso basta uno scuotimento di spread, soprattutto se la regia \u00e8 all\u2019estero.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 lo si poteva capire da subito (e chi doveva capire, ha capito) quando all\u2019inizio di settembre parte dalla finanziaria Goldman Sachs l\u2019ordine tassativo che \u00e8 giunto \u00abil momento di speculare contro\u00bb (R., 2.9.2011). Il povero Berlusconi \u00e8 ormai \u201cbollito\u201d avendo deluso gli interessi dei creditori internazionali del nostro debito pubblico, ed il suo governo \u00e8 \u00abinadatto\u00bb a fare \u00able urgenti e importanti riforme strutturali e fiscali\u00bb che sono utili al paese, come ha spiegato fin da giugno l\u2019economista USA Nouriel Roubini (R., 18.6.2011). Per questo Berlusconi va rimosso, ma solo dopo che si sia trovato il sostituto adeguato. Il compito della scelta \u00e8 affidato a Giorgio Napolitano, che mette subito gli occhi su Mario Monti, gi\u00e0 Presidente della Universit\u00e0 Bocconi di Milano e Commissario Europeo per la Concorrenza, ma soprattutto ex-consulente Goldman Sachs (R., 18.4.2010). Il retroscena di questo \u201cgolpe economico\u201d \u00e8 stato ricostruito (e mai smentito) dal giornalista Alan Friedman nel libro Ammazziamo il gattopardo (Rizzoli, 2014) che d\u2019ora in poi si seguir\u00e0.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> <strong>Il complotto, che porta alla defenestrazione di Berlusconi, comincia nel giugno 2011<\/strong> quando Napolitano si decide di \u00abprendere in mano la situazione e agisce nel modo che pensava fosse corretto\u00bb, sebbene ci\u00f2 l\u2019abbia portato \u00aboltre una interpretazione del tutto corretta o restrittiva della Costituzione\u00bb perch\u00e9 \u00abquell\u2019ex-comunista di razza con la testa fine, convinto evidentemente di sapere cosa sarebbe stato meglio per il suo paese, si trasforma in un presidente superinterventista appropriandosi nel suo operato di poteri senza precedenti nella storia della Repubblica. Verso la fine del 2011 il presidente ha di fatto commissariato il governo e cambiato primo ministro. Cos\u00ec. Nel pieno di una crisi dell\u2019euro che toccava l\u2019Italia. Ma l\u2019ha fatto senza consultare il Parlamento. Quando, il 16 novembre 2011, Mario Monti prestava giuramento al Quirinale, gli italiani non lo sapevano, ma l\u2019idea di fare ricorso a Monti era nella testa di Giorgio Napolitano ben prima, gi\u00e0 da mesi\u00bb (pp. 39-40). Il tutto, peraltro, realizzato con una difficile orchestrazione.<\/p>\n<p>Stando alle testimonianze raccolte da Friedman, \u00e8 all\u2019inizio dell\u2019estate che Napolitano si d\u00e0 da fare, personalmente e segretamente, per sostituire l\u2019inquilino di Palazzo Chigi. E\u2019 lo stesso Monti ad ammettere ch\u2019era la fine di giugno quando Napolitano gli chiese se sarebbe stato disponibile a diventare il nuovo Primo Ministro: \u00abS\u00ec, mi ha\u2026 mi ha dato segnali in quel senso\u00bb (p. 45). E anche Romano Prodi conferma che alla fine di giugno, su domanda, a Monti aveva consigliato: \u00abMario, non puoi far nulla per diventare presidente del Consiglio, ma se te lo offrono non puoi dire di no. Quindi non ci pu\u00f2 essere al mondo una persona pi\u00f9 felice di te\u00bb (p. 42). E Monti si prepara coscienziosamente a governare, richiedendo in estate a Corrado Passera un piano di rilancio dell\u2019economia nazionale. Ma perch\u00e9 Passera? Ancora una volta \u00e8 Napolitano a vederlo come \u00abl\u2019uomo perfetto a fianco di Monti, o come Ministro del Tesoro o, come sarebbe poi accaduto, nelle vesti di \u201csuperministro\u201d per lo Sviluppo economico, l\u2019industria, il commercio, le infrastrutture, i trasporti, l\u2019energia, le telecomunicazioni\u00bb (p. 48). E\u2019 ovvio che con queste attribuzioni in pectore il suo Piano di crescita sostenibile per l\u2019Italia veramente veramente imponente e \u00abdopo ben quattro bozze tra luglio e novembre nella versione finale contava 196 pagine\u00bb.<\/p>\n<p>Friedman, che ha potuto leggerne l\u2019ultima bozza, ne riporta la pagina 4: siccome \u00abserve un programma credibile di risanamento dei conti pubblici, ma soprattutto di rilancio dello sviluppo\u2026 dobbiamo proporci di creare le condizioni per poter raggiungere una crescita di almeno il 2% all\u2019anno nel medio periodo e creare nuova occupazione in tempi brevi, portare i conti pubblici in pareggio possibilmente gi\u00e0 entro il 2012, riportare il debito pubblico intorno al 100% del Pil entro tre anni\u00bb.<\/p>\n<p>Tanto ambizioso risultato si poteva guadagnare solo con \u00abuna vera e propria terapia d\u2019urto\u00bb fatta di \u00abnuove regole di disciplina nella gestione dei conti pubblici e molte iniziative non convenzionali, anche di forte discontinuit\u00e0 con il passato\u00bb (pp. 50-51). Da ci\u00f2 che riporta Friedman, nel Piano di Passera sono presenti sia manovre di austerit\u00e0 che di crescita, anche se poi all\u2019atto pratico \u00abla parte sulla crescita non \u00e8 mai venuta fuori\u00bb (p. 52) con i relativi danni del caso se nel 2012 il PIL, invece di aumentare del promesso +2%, \u00e8 finito addirittura in rosso: \u2013 2,8% rispetto al +0,6% del 2011! Ma che importa?<\/p>\n<p>Ai gestori esteri del \u201cgolpe economico\u201d, da creditori dei titoli pubblici nazionali quali sono, basta soltanto che il governo italiano si impegni a rimborsare, con gli interessi, il valore dei loro \u201ccrediti sovrani\u201d, come per l\u2019appunto far\u00e0 il governo Monti con l\u2019approvazione parlamentare dell\u2019accordo di Fiscal Compact del luglio 2012.<\/p>\n<p>Che qualcosa di simile a un \u201cgolpe\u201d ci sia stato nel 2011 \u00e8 comunque affermazione impegnativa che lo stesso Friedman, sia pure con tutte le cautele del caso, lascia intendere. Si aspetta che la pressione della speculazione finanziaria internazionale mandi lo spread alle stelle inguiando il governo costretto a pagare pi\u00f9 interessi finch\u00e9, convinto il premier \u201cdecotto\u201d a fare un passo indietro, Napolitano pu\u00f2 \u00abdesignare Monti nuovo primo ministro. Bim bum bam. Anche se per motivi nobili e senso dello Stato, la Costituzione della Repubblica d\u2019Italia \u00e8 appena stata strapazzata\u2026<\/p>\n<p>Napolitano ha compiuto un gioco di prestigio o, come suggerisce il \u201cFinancial Times\u201d, ha fatto un forced intervention e cio\u00e8 una sorta di forzatura\u00bb. Per dirla altrimenti, nominando Monti \u00e8 stato commesso \u00abuno strappo costituzionale\u00bb, e se proprio non si vuole parlare di \u201cgolpe\u201d \u00absi potrebbe sostenere che fu il risultato della moral suasion dell\u2019Europa su Napolitano, e che il presidente della Repubblica si \u00e8 comportato nel modo in cui aveva imparato a comportarsi durante sei decenni di vita politica attiva, come ex comunista\u00bb (p. 56-57), pronto ad ubbidire agli ordini superiori, specialmente se provenienti dall\u2019estero (quand\u2019era comunista dall\u2019URSS, adesso che non lo \u00e8 pi\u00f9 anche da altrove).<\/p>\n<p>Per\u00f2 va capito. Non era stato proprio lui ad essere considerato da Henry Kissinger \u00abil \u201cmio comunista preferito\u201d, un uomo che spesso serv\u00ec come \u201cponte\u201d con la stessa amministrazione USA che stava cercando di destabilizzare il PCI in favore di Andreotti e della DC tra gli anni Settanta e Ottanta, in piena Guerra Fredda\u00bb (p. 58)? Insomma, Napolitano, gi\u00e0 referente degli Stati Uniti in Italia da comunista, poteva mancare di esserlo per il nuovo potere finanziario internazionale quando non lo \u00e8 stato pi\u00f9?<\/p>\n<p>Ma ormai c\u2019\u00e8 da concludere: va riconosciuto che in Italia \u00abc\u2019\u00e8 stato, dal novembre 2011, qualcosa come un deficit di democrazia nelle azioni di Napolitano, e forse la Costituzione \u00e8 stata strapazzata. Ma tanti italiani preferiscono utilizzare per rispetto una parola molto pi\u00f9 dolce, la chiamano \u201cforzatura\u201d e poi passano oltre\u00bb (p. 59).<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> <strong>Per\u00f2 siamo andati troppo avanti perch\u00e9, mentre Napolitano sta ancora predisponendo i suoi uomini in pole position, altri personaggi ben pi\u00f9 \u201cpesanti\u201d<\/strong> entrano in scena per dettagliare pubblicamente al presidente Berlusconi quanto si aspettano che lui faccia e, per sua delega, lo faccia il popolo italiano.<\/p>\n<p>A dar retta ai giornali, l\u2019azione sarebbe partita da Washington all\u2019inizio di agosto quando il Segretario del Tesoro Tim Geithner (di provenienza Fondo Monetario Internazionale), preoccupato per l\u2019eccessiva esposizione delle banche americane nei confronti del debito pubblico italiano, si accorda con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese <strong>Nicolas Sarkozy<\/strong> ed il governatore della BCE <strong>Jean-Claude Trichet<\/strong> per costringere il governo Berlusconi ad adottare \u00abl\u2019anticipo dei tagli al deficit, il pareggio di bilancio nella Costituzione, la liberalizzazione dei mercati\u00bb, perch\u00e9 in caso contrario \u00abl\u2019Italia andr\u00e0 commissariata\u00bb (R., 6.8.2011).<\/p>\n<p>La minaccia \u00e8 messa poi per iscritto in <strong>una lettera a Berlusconi del 5 agosto 2011<\/strong> che porta la firma del governatore della BCE e del suo vice (prossimo a subentrargli) Mario Draghi, anche lui ex-consulente Goldman Sacks. E\u2019 una lettera riservata che tuttavia viene resa pubblica l\u201911 settembre dal \u201cCorriere della Sera\u201d quando Berlusconi prova a non prenderla in considerazione. Ma cosa dice o piuttosto intima la lettera?<\/p>\n<p>Che \u00abl\u2019Italia deve con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilit\u00e0 di bilancio e alle riforme strutturali\u00bb adottando una serie di misure di politica economica che riducano l\u2019incidenza del debito pubblico sul PIL. Ma come? Mediante \u00abdecreti legge seguiti da ratifica parlamentare entro la fine del settembre 2011\u00bb che rendano \u00abpi\u00f9 stringenti le regole di bilancio\u00bb. Per questo si prevede \u00abil bilancio in pareggio nel 2013 principalmente attraverso tagli di spesa\u00bb, ma pure interventi \u00abnel sistema pensionistico rendendo pi\u00f9 rigorosi i criteri di idoneit\u00e0 per le pensioni di anzianit\u00e0 e riportando l\u2019et\u00e0 del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, cos\u00ec ottenendo risparmi di spesa gi\u00e0 nel 2012.<\/p>\n<p>Inoltre il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi\u00bb. Ma perch\u00e9 non riformare anche \u00abil sistema di contrattazione salariale collettiva permettendo accordi a livello d\u2019impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi pi\u00f9 rilevanti rispetto agli altri livelli di negoziazione\u00bb? Da ultimo c\u2019\u00e8 la richiesta, che poi Mario Draghi ha chiamato del \u00abpilota automatico\u00bb, d\u2019inserire la clausola per cui un eventuale sforamento degli obiettivi concordati con le autorit\u00e0 monetarie europee venga \u00abcompensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali\u00bb, come ad esempio con l\u2019aumento dell\u2019IVA, cos\u00ec da esautorare il Parlamento da prendere qualsiasi decisione in merito (\u00e8 la cosiddetta \u201cclausola di salvaguardia\u201d che sar\u00e0 pure introdotta dal governo Berlusconi e poi confermata dai successivi governi Monti, Letta e Renzi).<\/p>\n<p>A fronte di tanto ultimatum Berlusconi sul momento fa lo gnorri, lasciando trascorrere la scadenza di settembre senza prendere provvedimenti. Ma mal gliene incoglie perch\u00e9 intanto viene resa pubblica la lettera del 5 agosto, cos\u00ec che tutti i cittadini sappiano del suo \u201cdelitto\u201d, e poi tra 20 settembre e 8 ottobre le tre agenzie internazionali di rating (<strong>Standard &amp; Poor\u2019s, Moody\u2019s e Fitch<\/strong>) lanciano una vera e propria <strong>offensiva finanziaria declassando il debito pubblico italiano<\/strong>, cos\u00ec da suggerire agli investitori internazionali di trasferire i propri capitali su altri titoli pubblici pi\u00f9 sicuri, come ad esempio quelli tedeschi.<\/p>\n<p><strong>Per richiamarli su di s\u00e9 al governo italiano non resta che offrire tassi d\u2019interesse pi\u00f9 elevati di quelli tedeschi<\/strong> (\u00e8 il premio per l\u2019assunzione di un maggior rischio), cos\u00ec che il differenziale di rendimento dei BTP decennali rispetto ai Bund equivalenti trapassa dai <strong>180 punti di maggio ai 575 di novembre<\/strong> con un \u00ab<strong>caro-spread costato all\u2019Italia 4 miliardi di interessi in pi\u00f9 sul debito<\/strong>\u00bb, come valutano i giornalisti (R.,14.11.201). L\u2019alternativa, per non subire il ricatto finanziario, sarebbe quella di proclamare il default, ossia di rinunciare ad \u201conorare\u201d i propri debitori, come aveva fatto l\u2019Argentina nel 2002 con gli italiani creditori che stanno ancora leccandosi le ferite, ma poi chi \u00e8 che finanzia pi\u00f9 il debito pubblico nazionale? Comunque che una combine internazionale ci sia stata per manipolare il mercato dei titoli pubblici italiani \u00e8 sospetto molto probabile, tanto che la magistratura di Trani vorr\u00e0 vederci chiaro investigando, almeno, su Standard &amp; Poor\u2019s e Deutsche Bank (R., 7.5.2016).<\/p>\n<p>A stringere comunque Berlusconi alle corde provvede la cancelliera tedesca, secondo il retroscena ricostruito dal \u201c<strong>Wall Street Journal<\/strong>\u201d, telefonando il 20 ottobre a Napolitano perch\u00e9 si decida a sostituirlo con quel Mario Monti ormai in panchina (naturalmente Napolitano ha smentito, ma la Merkel no) (R., 31.12.2011). Seguono i due vertici internazionali che fanno precipitare la situazione: a Bruxelles, il 23 ottobre, Sarkozy e Merkel concedono a Berlusconi solo \u00abtre giorni di tempo\u00bb per adottare i provvedimenti che gli sono stati imposti \u2013 e tutti ricordano la risatina ironica tra i due alla domanda di un giornalista se si fidino ancora del premier italiano (R., 24.10.2011); e poi a Cannes, il 3 novembre, con la Merkel che a un Berlusconi ormai \u00abdisarmato e nudo\u00bb \u00abgrida in faccia: la crisi [dell&#8217;euro] \u00e8 colpa tua\u00bb (R., 31.12.2011).<\/p>\n<p>E arriviamo cos\u00ec ai \u00ab<strong>dieci giorni che sconvolsero l\u2019Italia<\/strong>\u00bb, secondo il titolo del retroscena di R., 20.11.2012 (in seguito si sono aggiunti solo dettagli insignificanti): \u00abquesta crisi \u2013 ammette il leghista Roberto Maroni \u2013 \u00e8 come quel meteorite che ha provocato l\u2019estinzione dei dinosauri. Da questo momento in poi ogni cosa sar\u00e0 diversa\u00bb. Si comincia l\u20198 novembre con Napolitano che minaccia di spedire l\u2019esecutivo davanti alle Camere per un voto di fiducia se non arriveranno le dimissioni di Berlusconi dopo l\u2019approvazione della legge di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, per far vedere che non si scherza pi\u00f9, sulla Borsa si scatena una tempesta speculativa che le fa perdere il 4,6%, mentre lo spread arriva ai 575 punti e il tasso d\u2019interesse dei BTP supera il 7%, \u2013 e solo quando Napolitano con due comunicati ufficiali garantisce che Berlusconi se ne andr\u00e0, il mercato si calma e la Borsa pu\u00f2 chiudere a -3.8%, ma con i titoli Mediaset che perdono il 12% (R., 10.11.2011).<\/p>\n<p><strong>Nello stesso giorno il capo dello Stato gioca la carta che aveva finora tenuta nascosta e \u00abnomina senatore a vita Mario Monti<\/strong> nella sorpresa generale, una mossa che si riveler\u00e0 decisiva e che far\u00e0 precipitare la crisi verso l\u2019incarico al professore\u00bb. Nella compagine governativa c\u2019\u00e8 per\u00f2 ancora Umberto Bossi che vorrebbe fare resistenza, ma una telefonata allarmata di Ennio Doris lo gela: sono tutti in riunione e Berlusconi \u00abprova a scherzare e aziona il vivavoce. Doris non lo capisce ed esplode il dramma: \u201cSilvio, ti supplico. Devi andartene, lascia. Se continua cos\u00ec perdiamo tutte le aziende\u201d. L\u2019interlocutore non sorride pi\u00f9. Balbetta e poi tenta una difesa: \u201cMa la Lega non vuole, se lascio si rompe l\u2019alleanza con Bossi\u201d. \u201cMa che t\u2019importa della Lega \u2013 gli risponde Doris \u2013 Pensa alle aziende\u201d. Il senatur si alza e se va\u00bb. Per Berlusconi \u00e8 la fine. Il 12 novembre \u00e8 votata la legge di stabilit\u00e0 e sul tavolo di Napolitano arrivano le sue dimissioni \u201cvolontarie\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 domenica 13 novembre quando il Capo dello Stato pu\u00f2 finalmente dare l\u2019incarico di formare il governo al <strong>neo-senatore Mario Monti<\/strong>, <em>cos\u00ec che quella investitura non risulta per niente extra-parlamentare<\/em>. Restano ancora piccole scaramucce sulla scelta dei ministri, ma il pi\u00f9 \u00e8 fatto e il 16 novembre il nuovo governo giura nelle mani del \u201cregista\u201d Napolitano. Come si racconta nel retroscena giornalistico, \u00aba quel punto il \u201cmondo era davvero sconvolto\u201d e il \u201cmeteorite\u201d aveva colpito il \u201cpianeta della Seconda Repubblica\u201d\u00bb (R., 20.11.2012). Pi\u00f9 prosaicamente, il complotto di \u201cre Giorgio\u201d, preparato con tanta fatica, si era consumato.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-economica\/9971-giorgio-gattei-le-cronache-del-nostro-scontento.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-economica\/9971-giorgio-gattei-le-cronache-del-nostro-scontento.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Giorgio Gattei) &nbsp; I: 2011, il complotto di \u201cre Giorgio\u201d 1. 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