{"id":31768,"date":"2017-06-13T09:00:10","date_gmt":"2017-06-13T07:00:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31768"},"modified":"2017-06-10T15:19:44","modified_gmt":"2017-06-10T13:19:44","slug":"le-cronache-del-nostro-scontento-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31768","title":{"rendered":"Le cronache del nostro scontento (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Giorgio Gattei)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II. 2012, arriva Monti con il Fiscal Compact<\/strong><\/p>\n<p><strong>1<\/strong>. <em>Dal libro di Alan Friedman Ammazziamo il gattopardo (Rizzoli, Milano, 2014) s\u2019\u00e8 appreso come nel 2011 il presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano<\/strong> (in combine con \u201cpoteri forti\u201d internazionali) abbia provveduto a sostituire Silvio Berlusconi con l\u2019outsider <strong>Mario Monti<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 stato questo il suo capolavoro, sebbene al prezzo di qualche \u00abforzatura costituzionale\u00bb (p. 59), ma lui l\u2019ha fatto \u00abper il bene del Paese\u00bb, anche a rischio di passare come \u00abil presidente della Repubblica pi\u00f9 interventista che l\u2019Italia abbia conosciuto nella sua storia repubblicana, un presidente ancor pi\u00f9 interventista e hands-on di Francesco Cossiga\u00bb (p. 273).<\/p>\n<p>Come che sia, il 4 dicembre 2011 il nuovo premier Monti pu\u00f2 presentarsi in Parlamento con il <strong>decreto Salva Italia,<\/strong> ossia con \u00abuna <strong>manovra da 30 miliardi<\/strong> che sar\u00e0 ricordata dalla storia come la pi\u00f9 pesante da quando Giuliano Amato nel 1992 aveva imposto il prelievo forzoso dalle tasche degli italiani\u00bb (p. 60). C\u2019\u00e8 l\u2019introduzione dell\u2019<strong>IMU<\/strong> anche sulla prima casa, l\u2019Iva al 23% e poi quella \u00abbomba della riforma delle pensioni\u00bb che far\u00e0 piangere in pubblico la ministra Elsa Fornero.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-31770\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/monti-vampiro-300x247.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"247\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma \u00e8 quanto basta perch\u00e9 coloro, che a met\u00e0 2011 prevedevano l\u2019euro in caduta libera per colpa italiota (Colpire l\u2019Italia per far sparire l\u2019euro: i fondi lanciano l\u2019offensiva finale, \u201cLa Repubblica\u201d, d\u2019ora in poi R., 12.7.2011), si ricredano perch\u00e9 \u00abRoma torna sulla scena\u00bb e con il Commissario europeo Olli Rehn che assicura che \u00able priorit\u00e0 fissate da Monti sono quelle giuste. Siamo partner e lavoreremo insieme\u00bb (R., 26.11.2011). Da parte sua l\u2019economista d\u2019oltre-Atlantico Nouriel Roubini ha gi\u00e0 fissato il \u201ccompito a casa\u201d da fare: \u00abora che siete diventati credibili, tagliate il debito almeno del 25 per cento\u00bb (R., 30.11.2011).<\/p>\n<p>Ma Monti \u00e8 sicuro di farcela perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 ormai liberata dalla \u201cipoteca Berlusconi\u201d e con lui nei prossimi anni (diciamo cinque?) \u00abil PIL pu\u00f2 crescere del 10%\u00bb in forza di una produttivit\u00e0 che aumenter\u00e0 anch\u2019essa del 10% (R., 21.1.2012). E quindi si precipita a New York a piazzare il debito pubblico, ritornandone euforico: \u00abHo convinto Wall Street. Si possono fidare dei nostri Bot\u00bb (R., 11.2.2012).<\/p>\n<p>Eppure, se l\u2019Italia \u00e8 stata \u201cmessa in riga\u201d, non \u00e8 per\u00f2 che per l\u2019euro siano tutte rose e fiori se proprio all\u2019inizio del 2012 gli stessi analisti finanziari ne paventano La morte lenta che la BCE non pu\u00f2 fermare (R., 8.1.2012). Il rischio \u00e8 la possibilit\u00e0 di fuga degli investitori dai titoli pubblici dell\u2019eurozona ed \u00e8 nuovamente una agenzia di rating, la Standard &amp; Poor\u2019s, a dare il via declassando in una giornata \u00abmezza Eurolandia\u00bb (R., 14.1.2012). A mantenere la \u201ctripla A\u201d (ch\u2019\u00e8 la massima valutazione di rating) restano solo Germania, Olanda, Finlandia e Lussemburgo, mentre l\u2019Italia precipita in serie B (sia pure BBB+). Ma gi\u00e0 si minaccia di togliere la \u201ctripla A\u201d anche alla Germania se continuer\u00e0 a finanziare i paesi \u201cmaiali\u201d (PIGS = Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) acquistandone a man bassa i debiti pubblici (R.,15.1.2012).<\/p>\n<p><em>Il fatto \u00e8 che l\u2019Unione Monetaria Europea \u00e8 nata malamente avendo accozzato paesi strutturalmente creditori in quanto <strong>esportatori netti di merci<\/strong>, come la Germania, con paesi debitori<\/em> <em>che sono <strong>importatori netti di merci<\/strong> come, per l\u2019appunto, i \u201cmaiali\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>La differenza di valore delle merci scambiate si pareggia poi coi titoli pubblici dei paesi debitori, che i paesi creditori sottoscrivono allegramente sicuri di riavere indietro alla scadenza il denaro prestato e di guadagnare nel frattempo congrui interessi. Ma se alla lunga il rimborso del debito diventasse impossibile perch\u00e9 troppo ingente e i paesi \u201cmaiali\u201d fossero costretti a proclamare il default, e cio\u00e8 a dire \u201cio non pago\u201d?<\/p>\n<p>Nel 2011 con la Grecia ci si era andati vicino chiudendo in extremis con un prestito europeo di 134 miliardi di euro a fronte dell\u2019impegno di Atene di ridurre del debito pubblico al 120,5% del PIL entro il 2020. Ma se questo succedesse altrove, ad esempio in Italia con un debito pubblico per quasi il 40% in mano ad investitori stranieri? Ad evitare che i creditori si trovassero minacciati nei loro sacrosanti rimborsi non sarebbe stato il caso d\u2019imporre ai governi \u201cmaiali\u201d una procedura di restituzione obbligatoria del debito che li impegnasse formalmente, essendo i debitori sempre colpevoli in lingua tedesca, dove la parola <strong>Schuld<\/strong> significa sia <strong>debito<\/strong> che colpa?<\/p>\n<p>E\u2019 stata questa la ragion finanziaria che ha indotto \u00abl\u2019asse Merkel-Sarkozy\u00bb sul finire del 2011 a programmare l\u2019imposizione di \u00abun trattato europeo pi\u00f9 duro\u00bb (R., 6.12.2011) perch\u00e9 dotato di un meccanismo di \u201cdisciplinamento fiscale\u201d basato sul doppio vincolo che i singoli governi non facessero pi\u00f9 disavanzi (\u00e8 la regola d\u2019oro del \u201cbilancio sempre in pareggio\u201d), mentre il debito pubblico accumulato avrebbe dovuto essere ridotto in un congruo numero di anni fino alla percentuale canonica (perch\u00e9m iscritta fin dal <strong>Trattato di Maastricht del 1992) del 60% del PIL<\/strong>.<\/p>\n<p>E\u2019 stato questo l\u2019accordo di Fiscal Compact imposto all\u2019eurozona nel corso dell\u2019anno \u201cdi disgrazia\u201d 2012, giusto l\u2019ammonimento della cancelleria tedesca Angela Merkel (ad approvazione avvenuta) che \u00abdobbiamo trattenere il fiato per almeno cinque anni, tanto tempo al minimo ci servir\u00e0 per uscire dalla crisi economica in cui attualmente si dibatte l\u2019eurozona, un periodo nel corso del quale occorrer\u00e0 portare avanti le dure, spesso dolorose, riforme di strutture e le severe politiche di risanamento dei conti pubblici\u00bb (R., 4.11.2012). Che poi non si dica che non siamo stati avvertiti\u2026<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> Il Fiscal Compact non \u00e8 stato altro che la ricaduta pratica della cosiddetta \u201cteoria\u201d della austerit\u00e0 espansionistica che per\u00f2 teoria non \u00e8 affatto, essendo piuttosto un risultato statistico peraltro discutibile (ma al giorno d\u2019oggi gli economisti, invece di \u201cpensare in astratto\u201d, preferiscono ricavare i loro teoremi direttamente dalla evidenza empirica \u2013 e la chiamano econometria). Secondo questa pretesa teoria, a ridurre l\u2019incidenza del debito pubblico sul PIL la produzione del reddito non ne soffrirebbe affatto e addirittura ne guadagnerebbe, contrariamente a quanto sostenuto dagli economisti di tradizione keynesiana.<\/p>\n<p>La prova stava nei dati statistici meticolosamente raccolti nello studio Crescita in un tempo di debito da Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff e pubblicato dal National Bureau of Economic Research nel 2010. Sulle 2317 osservazioni relative a 20 paesi nel corso di duecento anni (per\u00f2 soltanto per gli Stati Unitisi si partiva dal 1790, con gli altri paesi si iniziava dalla met\u00e0 se non dalla fine dell\u2019Ottocento) era risultato che a un debito pubblico superiore al 90% del PIL si associava un saggio di crescita medio del reddito dell\u20191,7%, che per\u00f2 saliva al 3,4% quando il debito era inferiore al 90%. Per l\u2019Italia i dati erano ancora pi\u00f9 sorprendenti: crescita dello 0,7% per un D\/PIL &gt; 90%, dell\u20191,9% con D\/PIL tra 90-60% e del 4,9% al di sotto del 60%.<\/p>\n<p>Insomma i fatti storici documentavano. come ne concludevano gli autori della ricerca, che \u00able alte percentuali del debito sul PIL (90% e pi\u00f9) sono associate a risultati di crescita notevolmente pi\u00f9 bassi\u00bb, essendo il 90% il discrimine della \u00abintolleranza debitoria\u00bb che non avrebbe mai dovuto essere superato e, se lo fosse stato, urgentemente riguadagnato.<\/p>\n<p>Nello stesso anno 2010 anche Alberto Alesina aveva presentato ai ministri finanziari europei riuniti a Madrid la sintesi di alcune sue precedenti ricerche statistiche sugli Aggiustamenti fiscali: lezioni dalla storia recente. In questo caso erano i dati di 21 paesi dell\u2019OECD dal 1997 al 2007 a far emergere il principio che \u00abriduzioni anche pesanti dei deficit di bilancio sono state accompagnate o immediatamente seguite da una crescita economica sostenuta\u00bb, e questo anche \u00abnel brevissimo periodo\u00bb.<\/p>\n<p>Di conseguenza i creditori dei \u201cdebiti sovrani\u201d potevano a giusta ragione richiedere indietro i soldi prestati spingendo le economie dei paesi debitori verso una maggiore crescita a causa dello scatenamento degli \u201cspiriti animali\u201d dell\u2019imprenditoria privata non pi\u00f9 frenata dal fardello del debito pubblico. Ma i loro governi avrebbero condiviso? Una ulteriore evidenza econometrica offerta da Alesina rassicurava: i governi che riducono i disavanzi, infatti, \u00abnon ci rimettono drasticamente n\u00e9 sistematicamente in termini di popolarit\u00e0 e nemmeno rischiano di perdere le elezioni successive\u00bb. Insomma, siccome la storia precedente dimostrava che gli \u201caggiustamenti fiscali\u201d non erano \u00abnecessariamente costosi n\u00e9 in termini di perdita di output n\u00e9 di voti\u00bb, perch\u00e9 non introdurli al pi\u00f9 presto e dappertutto in Europa?<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che l\u2019allora presidente della BCE Jean Claude Trichet annunci\u00f2 \u00e0 tout le monde, in una intervista a \u201cLib\u00e9ration\u201d dell\u20198 luglio 2010, ch\u2019era \u00abun errore pensare che l\u2019austerit\u00e0 fiscale sia di danno alla crescita e ai posti di lavoro\u00bb, mentre il potente ministro delle finanze tedesco Wolfgang Sch\u00e4uble se ne usc\u00ec sinteticamente confermando che \u00abi piani di austerit\u00e0 NON creano recessione\u00bb (R., 11.3.2012). Era fatta, e ad istruire il nostro governo aveva peraltro provveduto Nouriel Roubini quando gli aveva assegnato il compito di \u00abportare il debito pubblico al 90% del PIL dall\u2019attuale 120% e per raggiungere l\u2019obiettivo serve una riduzione da quei 2000 miliardi in essere a 1500\u00bb (R., 30.12.2011). Mancava soltanto l\u2019approvazione della procedura di rientro, cos\u00ec che da allota in poi potesse risuonare l\u2019inesorabile ritornello: \u201cma ce lo chiede l\u2019Europa!\u201d.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> Elaborato la \u201cteoria\u201d da parte degli econometrici, gli si \u00e8 dato corpo con quell\u2019accordo di \u201cconsolidamento fiscale europeo\u201d che ha preso il nome di Fiscal compact. Per\u00f2 fin da subito la Gran Bretagna si sfila perch\u00e9 lo considera \u00abun Trattato contro i nostri interessi\u00bb (R., 10.12.2011), poi ci sono 12 primi ministri, a guida Monti, che provano ad implorare che gli si affianchino anche misure per la crescita (Growth compact), \u00abaltrimenti rigori e sacrifici chiesti fin qui varranno poco\u00bb (R., 21.2.2012).<\/p>\n<p>Ma gli va male perch\u00e9 Francia e Germania fanno muro e a marzo 2012 si va alla firma di un trattato assolutamente d\u2019importanza storica con il quale i parlamenti europei rinunciano \u00abin larga misura alla sovranit\u00e0 che hanno esercitato per secoli sui bilanci nazionali: avranno ancora un certo margine per decidere come raccogliere le entrate e come distribuire le spese, ma non avranno pi\u00f9 veramente voce in capitolo sui saldi di bilancio\u00bb (R., 3.3.2012). All\u2019ultimo minuto anche la Repubblica Ceca defeziona non accettando di farsi mettere sotto tanta tutela, ma tutti gli altri, come ubbidienti soldatini, dicono di s\u00ec.<\/p>\n<p>Certamente nell\u2019accordo \u00e8 previsto un certo grado di flessibilit\u00e0 perch\u00e9 le decisioni della Commissione europea (che \u00e8 un organo nominato e non eletto) devono essere approvate dal Consiglio europeo, ma siccome per le eventuali correzioni ci vuole la maggioranza qualificata, le decisioni della Commissione risultano, di fatto, blindate. E se ne vanta il suo presidente, Jos\u00e9 Manuel Barroso, convinto di aver cos\u00ec \u00abreso l\u2019euro irreversibile\u00bb (R., 3.3.2012).<\/p>\n<p>In Italia l\u2019approvazione del <strong>Fiscal Compact<\/strong> avviene in una successione di momenti, ma sempre di corsa (quando poi si dice che ci vuole del tempo tempo per fare le leggi\u2026). <strong>Gi\u00e0 il 20 aprile 2012<\/strong> il Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano<\/strong> pu\u00f2 firmare la legge costituzionale che <strong>modifica l\u2019art. 91 della Carta del 1948 imponendo la regola del pareggio di bilancio e limitando il ricorso al disavanzo solo \u00abal verificarsi di eventi eccezionali\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Va per\u00f2 detto che il disegno di legge era stato presentato a settembre 2011 dal Ministro delle Finanze del precedente governo Berlusconi, Giulio Tremonti, ma con Monti le approvazioni parlamentari vanno via spedite se si pensa che una legge costituzionale richiede quattro votazioni e una \u201cpausa di riflessione\u201d di tre mesi tra la seconda e la terza. Ma c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di rifletterci sopra? <strong>Il pareggio di bilancio, che dovrebbe entrare in vigore dal 2014, \u00e8 votato a larghissima maggioranza (si astengono solo Lega Nord e Italia dei Valori)<\/strong>, superando anche i due terzi dei parlamentari in entrambe le Camere cos\u00ec da impedire l\u2019eventuale ricorso ad un referendum confermativo da parte dei cittadini.<\/p>\n<p><strong>Con quella legge viene modificato pure l\u2019art. 119 della Costituzione con l\u2019aggiunta dell\u2019obbligo della \u00abosservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall\u2019ordinamento della Unione Europea\u00bb.<\/strong> E\u2019 cos\u00ec che si \u201ccostituzionalizza\u201d la successiva approvazione del Fiscal Compact che avviene il <strong>23 luglio,<\/strong> a parlamento prossimo ad andare in ferie. Con esso s\u2019impone a tutte le parti contraenti (art. 3) che il loro bilancio pubblico si chiuda \u00abin pareggio o in avanzo\u00bb, a meno delle solite \u00abcircostanze eccezionali\u00bb. Fa spicco, rispetto al nostro nuovo dettato costituzionale, che si consideri pure il caso di un avanzo di bilancio che, qualora si presentasse, non richiederebbe alcun provvedimento di aggiustamento fiscale (ad esempio di fare pi\u00f9 spese o elevare meno tasse).<\/p>\n<p><strong>Ma si pu\u00f2 supporre che l\u2019aggiunta sia d\u2019iniziativa tedesca,<\/strong> il cui bilancio pubblico, dopo essere precipitato in un disavanzo di 108.904 miliardi di euro nel 2010, era ormai prossimo ad andare in avanzo (ci arriver\u00e0 nel 2014), con la Germania che non avrebbe avuto nessuna intenzione di farselo \u201cscippare\u201d per uno stupido obbligo al pareggio dei conti. Saranno invece gli Stati in disavanzo a provvedere con urgenza a \u00abcorreggere le deviazioni in un periodo di tempo definito\u00bb con meno spese e pi\u00f9 tasse, e anche mediante \u00abmanovre automatiche di correzione\u00bb come le c.d. \u201cclausole di salvaguardia\u201d, secondo le indicazioni di rientro \u201csuggerite\u201d dalla Commissione europea.<\/p>\n<p>Naturalmente, non essendoci pi\u00f9 possibilit\u00e0 di disavanzo, il debito pubblico non crescer\u00e0. Ma per quello gi\u00e0 in essere? Dovr\u00e0 essere ridotto, come imposto dall\u2019art. 4, perch\u00e9 \u00abquando il rapporto del debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore di riferimento del 60%,.. tale parte contraente operer\u00e0 una riduzione a un ritmo medio di 1\/20 all\u2019anno\u00bb.<\/p>\n<p>Generosamente si d\u00e0 il tempo di <strong>un ventennio per rientrare nel parametro del 60%<\/strong>, ma per l\u2019Italia, in cifre, cosa vuol dire? Siccome nel 2012 il debito pubblico nazionale sfiorava il 120% del PIL (in termini assoluti all\u2019incirca 2000 miliardi di euro), l<strong>o si dovrebbe dimezzare nell\u2019arco di 20 anni a colpi di 50 miliardi di \u201cdebito restituito\u201d all\u2019anno<\/strong> (R., 3.7.2012). Secondo per\u00f2 una simulazione pi\u00f9 attenta per tener conto dell\u2019andamento del tasso d\u2019interesse sul debito che comunque residua, della crescita reale del PIL e dell\u2019inflazione a venire, dai 50 miliardi di euro iniziali si salirebbe ad un avanzo primario (la differenza delle entrate sulle uscite statali al netto degli interessi da pagare) di 134 miliardi nel 2035, quando il rapporto D\/PIl calerebbe finalmente al 60% di Maastricht (G. Gattei e T. Iero, L\u2019insostenibile rimborso del debito, www.economiaepolitica.it, 10.3.2014).<\/p>\n<p><strong>Ma che importano i sacrifici di domani?<\/strong><\/p>\n<p>Al momento ci\u00f2 che conta \u00e8 soltanto vincolare l\u2019Italia al rispetto dei disavanzi che saranno fissati dalla Unione Europea, a cui si provvede con la legge 24 dicembre 2012 (buon Natale!) che fa divieto a governo e parlamento di \u00abstabilire saldi di bilancio pi\u00f9 gravosi di quelli definiti in sede europea\u00bb!<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong> Chiuso nella gabbia del disciplinamento fiscale europeo, che secondo la \u201clezione\u201d degli econometrici assicurerebbe sia crescita che consenso, il governo Monti pu\u00f2 cos\u00ec andare a governare. E\u2019 additato dal ministro delle finanze tedesco Sch\u00e4uble come \u00abun faro di speranza non solo per l\u2019Italia, ma per l\u2019Europa intera\u00bb (R., 11.3.2012). Eppure, alla fine dell\u2019anno quel governo \u00e8 pi\u00f9 che \u201cbollito\u201d, tanto che si arriva a definirlo come \u00abun governo maledetto\u00bb di cui liberarsi al pi\u00f9 presto (www.economiaepolitica.it, 6.11.2012).<\/p>\n<p>Citando Monti, che nel presentare la legge di Stabilit\u00e0 per il 2013 aveva dichiarato che \u00aboggi possiamo cominciare a vedere e toccare con mano che la disciplina di bilancio paga, la disciplina di bilancio conviene\u00bb, si sospetta che qualcosa abbia fatto cilecca nella <strong>\u201causterit\u00e0 espansionistica\u201d<\/strong> se, introdotta l\u2019austerit\u00e0 (sei manovre di bilancio dal luglio 2011 all\u2019ottobre 2012, perch\u00e9 a dare il via era stato Berlusconi nell\u2019illusione, a fare cos\u00ec, di salvare la poltrona), l\u2019espansione non era affatto seguita.<\/p>\n<p>Lo dimostravano impietosamente i dati statistici. A ottobre la Banca d\u2019Italia era costretta a rinviare la ripresa \u00abnel 2013\u00bb (R., 17.10.2012), poi la Confindustria la spostava \u00absolo nel 2014\u00bb (R., 12.12.2012) dando il PIL in contrazione del 2,1% per un calo dei consumi del 3,2%, degli investimenti fissi dell\u20198,2% e, nonostante le esportazioni a crescere (+ 0,6), delle importazioni del 7,4%. Certamente il disavanzo statale era stato ridotto al 2,3% del PIL, ma come mai il rapporto Debito pubblico\/PIL era aumentato dal 120,7% del 2011 al 125,9%, sfondando il tetto dei 2000 miliardi (R., 14.11.2012)? Ma \u00e8 chiaro, spiegher\u00e0 Romano Prodi ad Alan Friedman: \u00abil governo Monti ha tagliato un po\u2019, abbastanza, il numeratore, cio\u00e8 la spesa, ma calando il denominatore, cio\u00e8 il Prodotto nazionale lordo\u2026 L\u2019austerit\u00e0 da sola uccide il paese\u00bb (p. 72).<\/p>\n<p>A dicembre 2012 era giunta l\u2019ora di sacrificare il fallimentare Monti (di cui si dir\u00e0, ma pare leggenda metropolitana, che avesse detto: \u00abEravamo sull\u2019orlo del baratro. Abbiamo fatto un passo avanti!\u00bb). Silvio Berlusconi, che medita la vendetta per la cacciata dell\u2019anno prima, gli comunica che toglier\u00e0 la fiducia al Governo una volta approvata la legge di stabilit\u00e0. E fatta la legge, Monti non pu\u00f2 che dimettersi il 21.12.2012, ma \u00abnon per colpa della profezia dei Maya, prova a scherzare il premier dimissionario\u00bb (p. 74). Per\u00f2 adesso che fare di lui?<\/p>\n<p><strong>Gli si presenta una uscita alla grande: sostituire al Quirinale il suo sponsor Giorgio Napolitano, il cui settennato scade nel 2013. E invece no!<\/strong> Abbacinato dalle dimostrazioni econometriche che i governi che praticano l\u2019austerit\u00e0 poi vincono le elezioni, si fa prendere dalla \u00abfebbre politica\u2026 di partecipare alle prossime elezioni con l\u2019obiettivo di succedere a se stesso come primo ministro\u00bb. Carlo De Benedetti lo sconsiglia caldamente: \u00ab\u201cGuarda, sbagli. Perch\u00e9 tu hai il tappeto rosso per andare al Quirinale, il tappeto rosso, tutto pronto\u201d. E lui mi ha detto: \u201cIo penso di essere pi\u00f9 utile al paese come presidente del Consiglio\u201d. Dico: \u201cGuarda., tu non sarai primo ministro\u201d E lui: \u201cMa io mi sono fatto misurare e ho un\u2019area di consenso del 30%\u201d. Dico io: \u201cMa guarda che l\u2019area di consenso non c\u2019entra niente con i voti, sia chiaro che l\u2019area di consenso \u00e8 una cosa molto\u2026\u201d. E lui: \u201cS\u00ec, ma non sar\u00e0 il 30, sar\u00e0 il 20\u201d. \u201cGuarda, va bene se arrivi al 10\u201d, ho detto io\u00bb (pp. 73-74).<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec Monti \u201csale\u201d (non \u201cscende\u201d, come aveva fatto Berlusconi) in politica il 25 dicembre 2012 con la lista \u201cScelta civica con Monti per l\u2019Italia\u201d i<\/strong>n alleanza \u00abcon Casini, un ex democristiano non tanto ex\u00bb, e Fini, \u00abun ex Msi e poi ex An e poi ex Pdl e ora capo dei quattro gatti di Fli\u00bb. Sarebbe questo il nuovo che avanza? Come che sia, \u00absaltare a letto con Fini e Casini \u00e8 forse l\u2019errore fatale della sua carriera politica appena nata\u00bb (p. 77) perch\u00e9 quando poi si va a votare il 24-25 febbraio 2013 il popolo italiano, \u00abtroppo frastornato, confuso, spaventato e arrabbiato con la classe politica, con la casta e pure con Monti\u00bb, realizza \u00abil pi\u00f9 grande pasticcio che si potesse immaginare\u00bb: alla Camera la coalizione PD (Bersani) prende il 29.55%, quella PdL (Berlusconi) tocca il 29.18%, mentre il neonato Movimento5Stelle (Grillo) conquista il 25.55%. E \u201cScelta civica\u201d? Arriva al 10,56% dei voti ed \u00e8 subito per lei sciolta civica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-economica\/9971-giorgio-gattei-le-cronache-del-nostro-scontento.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-economica\/9971-giorgio-gattei-le-cronache-del-nostro-scontento.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Giorgio Gattei) &nbsp; II. 2012, arriva Monti con il Fiscal Compact 1. Dal libro di Alan Friedman Ammazziamo il gattopardo (Rizzoli, Milano, 2014) s\u2019\u00e8 appreso come nel 2011 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (in combine con \u201cpoteri forti\u201d internazionali) abbia provveduto a sostituire Silvio Berlusconi con l\u2019outsider Mario Monti. &nbsp; E\u2019 stato questo il suo capolavoro, sebbene al prezzo di qualche \u00abforzatura costituzionale\u00bb (p. 59), ma lui l\u2019ha fatto \u00abper il&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":26460,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/sinistra-in-rete-e1474130037723-160x160.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8go","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31768"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31768"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31768\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31771,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31768\/revisions\/31771"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26460"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}