{"id":31818,"date":"2017-06-12T08:30:19","date_gmt":"2017-06-12T06:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31818"},"modified":"2017-06-12T02:58:49","modified_gmt":"2017-06-12T00:58:49","slug":"il-tramonto-del-qatar-e-lalba-di-una-nuova-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31818","title":{"rendered":"Il tramonto del Qatar e l\u2019alba di una nuova Libia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><em>Si stringe il cerchio attorno al <strong>Qatar<\/strong> ed \u00e8 solo questione di tempo perch\u00e9 lo strangolamento economico e finanziario sortisca i suoi effetti. Il regolamento di conti tra sauditi \u201creazionari\u201d e qatariori \u201crivoluzionari\u201d supera i confini della Penisola Arabica ed ha un impatto su tutto il Medio Oriente dove, a partire dal 2011, Doha ha investito decine di miliardi di dollari a sostegno della Fratellanza Mussulmana. <\/em><\/p>\n<p><em>Immediati ed importanti ripercussioni si avranno in Libia: l\u2019isolamento del Qatar sottrae risorse agli islamisti in un momento cruciale del conflitto, favorendo l\u2019avanzata del generale Khalifa Haftar, sostenuto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Dopo gli ultimi successi militari, Tripoli \u00e8 ormai in vista: per la Turchia ed il Regno Unito si profila una cocente sconfitta.<\/em><\/p>\n<p><strong>Tagliata la testa del serpente\u2026<\/strong><br \/>\nAlla base della crisi internazionale tra Qatar ed Arabia Saudita c\u2019\u00e8 il diverso orientamento delle due monarchie del Golfo nei confronti della Fratellanza Mussulmana. A partire delle Primavere Arabe del 2011, Doha ha cavalcato con convinzione l\u2019onda islamista, investendo decine di miliardi in tutto il Medio Oriente per sostenere il risveglio dell\u2019islam politico: cos\u00ec facendo, il Qatar, insieme alla Turchia di Recep Erdogan, si \u00e8 pienamente inserita nella manovra di Londra e dell\u2019amministrazione Obama per \u201cridisegnare\u201d politicamente la regione.<\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita, al contrario, ha assistito impotente all\u2019improvvisa svolta impressa dall\u2019establishment liberal alla regione (subendo lei stessa un abbozzo di rivoluzione colorata nel 2011), vedendo vecchi e buoni alleati cadere sotto l\u2019urto islamico-rivoluzionario: il presidente tunisino Ben Ali trova riparo a Riad ed anche l\u2019egiziano Hosni Mubarack sarebbe stato accolto a braccia aperte se non avesse preferito l\u2019arresto all\u2019esilio.<\/p>\n<p>Sebbene le due monarchie si trovino sullo stesso lato della barricata in Siria, altrove la loro politica diverge completamente: se l\u2019avvento della Fratellanza Mussulmana in Egitto \u00e8 vissuto come un grande successo dal minuscolo emirato del Qatar, il successivo golpe nazionalista dell\u2019estate 2013, guidato dal feldmaresciallo Abd Al-Sisi, \u00e8 invece una contromossa dei Saud, felici di iniettare decine di miliardi di dollari nel malconcio Paese arabo, liberato dal demone dell\u2019islam politico. Lo scontro tra Qatar ed Arabia Saudita, scontro che ha il proprio epicentro in Egitto, si riverbera in tutta la regione, ma \u00e8 pi\u00f9 accesso in un Paese in particolare: la Libia.<\/p>\n<p>Anche nell\u2019ex-colonia italiana si ripropone, sin dalla primavera del 2014, lo scontro tra i sauditi \u201creazionari\u201d ed i qatarioti \u201crivoluzionario\u201d: Qatar e Turchia sono le due potenze che sostengono il golpe islamista (appoggiato neppure troppo implicitamente da Londra e Washington) che installa una giunta della Fratellanza Mussulmana sull\u2019asse Tripoli-Misurata. Il parlamento laico-nazionalista \u00e8 costretto a rifugiarsi a Tobruk, dove riceve sostegno militare dall\u2019Egitto di Al-Sisi e dagli Emirati Arabi Uniti (anch\u2019essi, oggi, ai ferri corti col Qatar).<\/p>\n<p>L\u2019insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca comporta un ribaltamento della politica estera adottato dalla precedente amministrazione Obama: il demone dell\u2019islam politico \u00e8 di nuovo imprigionato nella lampada e \u201cla stabilit\u00e0\u201d della regione torna ad essere il faro della Casa Bianca. In questa nuova ottica la caduta in disgrazia del Qatar era solo questione di tempo: le recenti apertura della minuscola monarchia alla Russia ed all\u2019Iran sono da leggere soltanto come il disperato tentativo di trovare nuove sponde diplomatiche in un contesto completamente stravolto dall\u2019uscita di scena di Barack Obama e dalla sconfitta di Hillary Clinton (Segretario di Stato ai tempi delle Primavere Arabe).<\/p>\n<p>Se l\u2019Egitto di Abd Al-Sisi \u00e8 tra i pi\u00f9 convinti sostenitori del blocco economico-commerciale che sta strangolando giorno dopo giorno il Qatar, non \u00e8 soltanto per obiettivi di politica interna. Certo, la caduta degli Al-Thani, l\u2019ofuscamento del canale satellitare Aljazeera e la sospensione del flusso di denaro verso le fazioni islamiste, gioverebbe non poco a ristabilire la pace nel Paese che soffre dal 2011 di un\u2019endemica instabilit\u00e0. Tuttavia, l\u2019Egitto spera di conseguire con lo strangolamento del Qatar anche un importate successo di politica estera, decisivo per mettere in sicurezza i propri confini: la riappacificazione della Libia.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che il tempismo della crisi con Qatar sia, sotto quest\u2019aspetto, perfetto: il blocco economico e diplomatico attorno a Doha, preludio di un cambio di regime quasi certo, coincide infatti con la massima spinta verso Tripoli sinora esercita dall\u2019Esercito Nazionale Libico di Khalifa Haftar, sostenuto proprio dall\u2019Egitto e degli Emirati Arabi Uniti. Il ripiegamento del Qatar, costretto a combattere per la propria sopravvivenza, rende impossibile al piccolo emirato sostenere gli islamisti della Tripolitania ora che stanno vivendo un momento critico.<\/p>\n<p>Mentre \u201cil governo d\u2019unit\u00e0 nazionale\u201d di Faiz Al-Serraj mostrava al mondo di essere soltanto un bluff e Tripoli sprofondava progressivamente nel caos (a fine maggio si contante decine di morti in citt\u00e0 negli scontri fra fazioni1), il generale Khalifa Haftar ha allargato il suo raggio d\u2019azione verso la capitale, forte anche del sostegno militare egiziano (e di qualche \u201cconsulente privato\u201d russo): il 31 maggio il Cairo bombarda la roccaforte islamista di Derna come rappresaglia all\u2019assalto al bus di coopti per mano dell\u2019ISIS, il 3 giugno l\u2019esercito di Haftar conquista la base aerea strategica di Giofra2, il 4 giugno le operazioni si spostano verso la citt\u00e0 di Bani Walid, a soli pi\u00f9 140 chilometri da Tripoli. Tra il generale Haftar e la totale riconquista della Libia, si frappongono soltanto pi\u00f9 le milizie islamiste di Tripoli e quella di Misurata (dove, ricordiamo, ci sono 300 militari italiani inviati dal premier Paolo Gentiloni su pressione dell\u2019amministrazione Obama).<\/p>\n<p>Lo strangolamento in atto del Qatar impedisce alle residue forze della Fratellanza Mussulmana libica di ricevere soccorsi esterni. N\u00e9 l\u2019amministrazione Trump ha, ovviamente, interesse nell\u2019arrestare l\u2019avanzata di Haftar sostenuto da Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti. Le uniche potenze cui preme ancora salvare i bastioni islamisti in Tripolitania sono il Regno Unito e la Turchia, ma i loro margini di manovra, senza una Casa Bianca connivente, sono molto ristretti.<\/p>\n<p>Nelle prossime settimane, quindi, man mano che il nodo scorsoio di stringer\u00e0 attorno al collo del Qatar, potremmo assistere al concretizzarsi di una previsione formulata nei nostri articoli sin dal 2015: una Libia riunificata e riappacificata, sotto la guida militare del generale Khalifa Haftar e l\u2019ala protettrice del presidente Al-Sisi.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia le possibilit\u00e0 di rientrare economicamente nella nostra ex-colonia dipendono, dopo il nefasto appoggio del governo Renzi a Faiez Al-Serraj e l\u2019ancora pi\u00f9 scellerata decisione di schierare i nostri militari nella roccaforte anglo-islamista di Misurata, dall\u2019ENI e dalla sua storica collaborazione con le compagnie petrolifere russe: non c\u2019\u00e8 alcun dubbio, infatti, che Mosca sia destinata ad avere nella nuova Libia un peso pari o superiore all\u2019epoca di Muammur Gheddafi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-31820\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bani-walid-300x185.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bani-walid-300x185.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bani-walid-768x473.png 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bani-walid.png 854w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/il-tramonto-del-qatar-e-lalba-di-una-nuova-libia\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/il-tramonto-del-qatar-e-lalba-di-una-nuova-libia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Si stringe il cerchio attorno al Qatar ed \u00e8 solo questione di tempo perch\u00e9 lo strangolamento economico e finanziario sortisca i suoi effetti. 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