{"id":31828,"date":"2017-06-12T09:30:21","date_gmt":"2017-06-12T07:30:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31828"},"modified":"2017-06-12T04:07:37","modified_gmt":"2017-06-12T02:07:37","slug":"e-vota-in-francia-e-vota-in-italia-nessuna-risposta-e-nemmeno-le-domande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31828","title":{"rendered":"E vota in Francia e vota in Italia. Nessuna risposta (e nemmeno le domande)."},"content":{"rendered":"<p><strong>di ORIZZONTE 48<\/strong><br \/>\n<strong>1.<\/strong> <strong>Oggi si vota in in 1004 citt\u00e0<\/strong> per un totale di 9.172.026 elettori (teorici). Un gran bel sondaggione pubblico un po&#8217; meno orientabile di quelli &#8220;privati&#8221;. Ovviamente, nei comuni pi\u00f9 che mai, l&#8217;esito del voto non potr\u00e0 mai cambiare il quadro del patto di stabilit\u00e0 interno e le politiche che i sindaci e le giunte sono obbligati ad attuare (qui, pp. 9-10).<br \/>\nEd oggi si vota anche in Francia per le legislative, dove si prevede un trionfo di Macron e una gi\u00e0 anticipata sonora sconfitta del Front National, indebolito dalle divisioni interne.<br \/>\nMa anche in Francia, poich\u00e9 la vittoria di Macron \u00e8 una vittoria della predeterminazione \u20acuropea dell&#8217;intero indirizzo politico, <strong>l&#8217;esito del voto non far\u00e0 alcuna differenza sulla militaresca attuazione del &#8220;Piano di Macron&#8221;. <\/strong><\/p>\n<p>Le forze sociali che, contro i loro stessi interessi, si affidano a Macron perch\u00e9 gli pare qualcosa di nuovo, sono le pi\u00f9 malleabili da parte dei media perch\u00e9 prive di qualunque coscienza sociale (grazie all&#8217;incessante lavorio dei media, in un giro euristico che, in \u20acuropa, pare impossibile interrompere&#8230;per ora).<\/p>\n<p><strong>2. Abbiamo pi\u00f9 volte detto che gli USA costituiscono il paese che anticipa al suo interno le tendenze politiche<\/strong> che, successivamente, si estenderanno al resto dell&#8217;Occidente (cfr; per una formulazione estesa di questo fenomeno di induzione e retroazione tra USA ed \u20acuropa, e per le sue implicazioni, qui, par.V-VIII).<br \/>\nRipetiamo, per l&#8217;ennesima volta: una globalizzazione istituzionale non \u00e8 altro che una gigantesca Ghost Institution, cio\u00e8 una costituzione materiale transnazionale che svuota quelle formali, sovrane, dei singoli Stati, senza che i rispettivi popoli sovrani se ne accorgano.<br \/>\nDi fatto, le regole del diritto internazionale privatizzato impongono, a nostra insaputa, una democrazia idraulica governata dall&#8217;ordine internazionale dei mercati, e dunque, il voto o va come &#8220;deve&#8221; andare o questo &#8220;ordine dei mercati&#8221; scatena uno &#8220;stato di eccezione&#8221; tale da ripristinare il proprio stretto controllo istituzionale.<\/p>\n<p><strong>3. Per l&#8217;Italia,<\/strong> in particolare, c&#8217;\u00e8 un&#8217;idea ossessiva di base che proviene dagli <strong>ambienti USA<\/strong> &#8220;che contano&#8221;, e che viene accolta acriticamente e fanaticamente dai vari tecnocrati \u20acuropeisti, tedeschi, francesi o, in modo ancor pi\u00f9 rigido, italiani:<br \/>\n&#8220;<strong>l&#8217;Italia continua ad essere vista come un paese socialistoide-anarcoide gravato da un marchio irreversibile di pelandroneria dei suoi lavoratori e di &#8220;levantinismo&#8221;, corrotto e sprecone, della sua classe politica<\/strong>, (al pi\u00f9 macchiavellica, volendo l&#8217;analista USA nobilitare il luogocomune utilizzato); un marchio appena mitigato dal riconoscimento della creativit\u00e0 dei suoi imprenditori, accettabile per\u00f2 se predicata come settoriale e, possibilmente, delocalizzatrice da un lato, e aperta agli IDE, cio\u00e8 all&#8217;acquisizione estera, dall&#8217;altro.<\/p>\n<p><strong>Alan Friedman<\/strong> e <strong>Luttwak<\/strong>, probabilmente i pi\u00f9 ascoltati commentatori ufficiali delle cose italiane, esprimono questa visione, immutata da decenni, avendo spazi mediatico-televisivi praticamente illimitati e, specialmente, incontrastati (pi\u00f9 il primo dei due, in verit\u00e0), allo scopo di radicare il frame dell&#8217;autorazzismo (nei nostri pedissequi commentatori autoctoni): questa etichettatura ossessiva agisce efficacemente come un &#8220;mantra&#8221;, accuratamente svincolato dai dati economici relativi persino alla struttura dell&#8217;offerta italiana ed al suo effettivo mercato del lavoro, ammettendo piccolissime varianti&#8221;.<br \/>\n<strong>4.<\/strong> <strong>Essendo questo quadro immutabile<\/strong>, almeno nel panorama delle &#8220;risorse culturali&#8221; italiane, la cosa beffarda \u00e8 che &#8220;le riforme&#8221; che gli USA e l&#8217;\u20acuropa vogliono ossessivamente imporre all&#8217;Italia, non solo quest&#8217;ultima le ha gi\u00e0 introdotte in grandissima parte, ma lo ha fatto molto pi\u00f9 di quanto non sia accaduto negli stessi Stati Uniti!<br \/>\nMa questi ultimi, in verit\u00e0, sono partiti avvantaggiati; non mi riferisco all&#8217;esorbitante privilegio del dollaro, sorretto da portaerei e sommergibili con testate nucleari multiple.<br \/>\nMi riferisco alla loro Costituzione federalista, che ha da sempre consentito loro di riformare a piacimento il mercato del lavoro e di ridurre il welfare al concetto di beneficenza sedativa delle possibili &#8220;sollevazioni&#8221; delle masse impoverite, tipico della tradizione anglosassone: una sedazione neppure ben riuscita, come evidenziano fin troppi fatti di cronaca.<\/p>\n<p><strong>5.<\/strong> Ed \u00e8 perci\u00f2 con un certo interesse che mi sono imbattuto in un articolo a firma di <strong>Anne-Marie Slaughter<\/strong> (cognome non troppo rassicurante dato l&#8217;argomento&#8230;), sul FT di venerd\u00ec 9 giugno (pag.9).<br \/>\nL&#8217;autrice \u00e8 &#8220;presidenta&#8221; (dovesse mai offendersi) della &#8220;<strong>New America<\/strong>&#8220;, un think tank che inevitabilmente vuol fronteggiare le &#8220;nuove sfide&#8221; (inclusa quella &#8220;global gender&#8221;), e si occupa, molto, di limitare il debito pubblico attraverso la riduzione del deficit pubblico, anche se vuole tanta istruzione per tutti, ma in modo da facilitare l&#8217;inserimento dei gggiovani nel mondo del lavoro.<br \/>\nLa Slaughter, dopo un inizio entusiasta su Macron, come uomo nuovo fuori dall&#8217;establishment partitico (!) e portatore di nuove politiche (!!!), arriva per\u00f2 a un passaggio interessante:<br \/>\n&#8220;Sento tuttavia frequenti lamentele sui partiti Repubblicano e Democratico e sull&#8217;incapacit\u00e0 degli USA di governarsi in un modo che rifletta il sentire dell&#8217;elettorato. Il desiderio di un&#8217;alternativa politica effettiva \u00e8 palpabile, avendosi il 57% degli americani che, in un sondaggio Gallup di settembre, ha risposto che fosse necessario un &#8220;terzo&#8221; partito.<\/p>\n<p>Il 42% degli americani si sono identificati, nelle ultime elezioni di Novembre, come politicamente indipendenti, con una percentuale sostanzialmente maggiore dei circa 30%, rispettivi, che si identificano coi due maggiori partiti.&#8221;<\/p>\n<p><strong>5.1.<\/strong> Viene poi citato un politologo, Lee Drutman, che ritiene inimmaginabile l&#8217;auspicata (dalla Slaughter) coalizione centrista:<br \/>\n&#8220;La ragione&#8230;\u00e8 che l&#8217;elettorato americano \u00e8 suddiviso in sei fazioni con riguardo a specifiche questioni e alla complessiva filosofia politica: labour\/left (Sanders\/Warren democratici); progressisti (democratici clintoniani); Whigs (repubblicani tradizionali); libertari; populisti nazionali (repubblicani di Trump); e conservatori (Paul Ryan\/Ted Cruz, repubblicani).&#8221;<\/p>\n<p>La Slaughter, data anche la natura ideologica del think tank che presiede, &#8211; dato che poche cose sono precisamente connotate dal punto di vista ideologico quanto la tecnocrazia globale e implicitamente mercatista-, non si accorge di un effetto che, a rigor di logica, risulta quasi comico: e cio\u00e8 che, tranne che per la prima &#8220;fazione&#8221; (labour\/left), le restanti elencate da Drutman rappresentano varie forme di neo-liberismo, pi\u00f9 o meno orientate ad attribuire allo Stato americano un ruolo di mero guardiano notturno ovvero, nel caso opposto (clintoniani e repubblicani tradizionali) di attivo propagatore di regole e istituzioni intese a condizionare e sottomettere le altre aree del mondo.<\/p>\n<p><strong>5.2.<\/strong> Tuttavia, &#8211; ed \u00e8 questo il punto interessante (forse motivato dal diretto interesse a promuovere un &#8220;terzo partito&#8221;&#8230;) -, la Slaughter ne fa poi discendere una serie di quesiti quasi stupefacenti:<br \/>\n&#8220;Nessun partito ha le risposte alle grandi domande che pone l&#8217;elettorato.<br \/>\nCosa accadr\u00e0 dell&#8217;occupazione?<br \/>\nCome potranno sopravvivere gli invecchiati baby boomers al collasso del tradizionale sistema pensionistico?<br \/>\nCome potr\u00e0 sopravvivere il sistema di benefici USA, fondato sulla contribuzione a carico dei dipendenti, alle schiere velocemente in aumento dei lavoratori part-time e &#8220;autonomi&#8221; (free-lance)?<br \/>\n<strong>Come potranno sopravvivere le famiglie al collasso delle retribuzioni della middle class?&#8221;<\/strong><\/p>\n<p><strong>6.<\/strong> La risposta della Slaughter si aggira sull&#8217;esigenza del superamento del bipartitismo attraverso svariate possibili <strong>riforme &#8220;costituzionali&#8221;, di tipo elettorale<\/strong>, nei singoli Stati, che consentirebbero di superare la scelta limitata dei rappresentanti eleggibili nelle varie circoscrizioni, oggi monopolizzata dai due principali partiti. Conscia della estrema complicatezza di tali sistemi e dei quesiti referendari che ne deriverebbero, finisce per auspicare che sia<\/p>\n<p>&#8220;prima creato <strong>un terzo partito<\/strong> e poi siano convinti gli elettori che sia possibile mettere da parte gli altri partiti&#8221; (divenuti incapaci di dare risposte).<\/p>\n<p><strong>7.<\/strong> Ma rimane di fondo che quei quesiti, riportati sul <strong>Financial Times<\/strong>, indicano che anche nei think tank &#8220;che accettano la sfida delle nuove tecnologie e del global gender&#8221; (per capirsi), si comprende che l&#8217;epoca in cui si possa solo parlare di &#8220;riforme&#8221; e di misure supply side \u00e8 al tramonto.<br \/>\nLa cosa curiosa \u00e8 che questo &#8220;sentiment&#8221; da oltreoceano \u00e8 praticamente ignorato in \u20acuropa, dove le riforme continuano ad essere propugnate con l&#8217;urgenza e la convinzione fanatica del mantra di una setta votata al suicidio collettivo.<br \/>\nLa distruzione del welfare, cio\u00e8 salario indiretto (assistenza e istruzione pubbliche, sanit\u00e0 pubblica universale) e salario differito (sistema previdenziale pubblico, non privatizzato e, quindi, &#8220;collassabile&#8221; con le crisi finanziarie periodiche e non riversabile a carico dei soli decrescenti salari dei lavoratori precarizzati), in \u20acuropa non \u00e8 ancora del tutto compiuta.<\/p>\n<p><strong>8.<\/strong> Ma mentre negli USA ci si rende sempre di pi\u00f9 conto che l&#8217;aver portato a compimento questa opera pone l&#8217;intero sistema politico-sociale sull&#8217;orlo del precipizio, in \u20acuropa si va convintamente nella direzione opposta, cercando anzi di accelerare.<br \/>\nCerto non sar\u00e0 Trump a dare agli americani &#8220;quelle&#8221; risposte; ma almeno le domande se le pongono. E, in vista delle presidenziali del 2020, Reich pare sempre pi\u00f9 aver azzeccato la sua previsione: v. qui, p.6.\u00a0Nelle elezioni francesi e, nella inutilit\u00e0 pratica delle elezioni comunali in Italia, invece neppure questo.<\/p>\n<p>Ma, prima o poi, neanche tanto tardi, ci saranno delle sorprese&#8230;inevitabili.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\">http:\/\/orizzonte48.blogspot.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ORIZZONTE 48 1. Oggi si vota in in 1004 citt\u00e0 per un totale di 9.172.026 elettori (teorici). Un gran bel sondaggione pubblico un po&#8217; meno orientabile di quelli &#8220;privati&#8221;. Ovviamente, nei comuni pi\u00f9 che mai, l&#8217;esito del voto non potr\u00e0 mai cambiare il quadro del patto di stabilit\u00e0 interno e le politiche che i sindaci e le giunte sono obbligati ad attuare (qui, pp. 9-10). 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