{"id":31959,"date":"2017-10-01T00:31:20","date_gmt":"2017-09-30T22:31:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31959"},"modified":"2017-10-01T09:33:07","modified_gmt":"2017-10-01T07:33:07","slug":"nulla-e-piu-anarchico-del-potere-processo-al-68","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31959","title":{"rendered":"\u201cNulla \u00e8 pi\u00f9 anarchico del Potere\u201d (processo al &#8217;68)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di\u00a0<strong>LUCA RUSSI (FSI Arezzo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Senza partiti non si fa nessuna &#8220;rivoluzione&#8221;, e le rivoluzioni non si fanno contro &#8220;lo Stato&#8221;.<\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. I partiti non servono a niente, facciamo piuttosto la Rivoluzione contro lo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo voi, a naso, quale delle due affermazioni sposerebbe la stragrande maggior parte dei cittadini di questo Paese, oggi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Esatto)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come siamo arrivati a introiettare questo tipo di affermazioni, vale a dire attraverso quali passaggi della Politica e della Storia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proverei a fornire una spiegazione a partire da una suggestione. Qualche tempo fa, leggendo su Facebook il post di un amico che parlava di libert\u00e0 e giustizia sociale, sono stato colpito da un commento polemico fatto da un&#8217;altra persona, che suonava pi\u00f9 o meno cos\u00ec: &#8220;Ma che vuol dire &#8216;societ\u00e0&#8217;?!\u00a0La societ\u00e0 non \u00e8 altro che la somma di pi\u00f9 individui&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trovando l\u2019affermazione davvero desolante, la cosa mi indusse a fare qualche riflessione sui concetti di cui sopra, soffermandomi a ragionare su un giro di anni evidentemente cruciali che successivamente vennero definiti, con un bel po&#8217; di retorica, &#8220;formidabili&#8221;: sto parlando, naturalmente, degli anni della contestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 proprio il \u201868, direte voi? Perch\u00e9 sono convinto, non da ora (e non da solo, naturalmente), che sia stato proprio quello il momento in cui diversi nodi sono venuti al pettine, e anche che da allora qualcosa si sia rotto, in un certo senso, determinando (o concorrendo a determinare) una pesante sconfitta per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente non ho la pretesa di fare analisi approfondite, un po&#8217; perch\u00e9 bisognerebbe inquadrare una serie di eventi che produssero una forte impressione su quelle giovani generazioni (dal Vietnam alla Cina, passando per la Rivoluzione cubana), e poi anche perch\u00e9 gli aspetti che confluirono nello &#8220;spirito del tempo&#8221; furono talmente complessi da non poter certo essere affrontati in due righe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Premetto inoltre che non intendo fare disamine approfondite ma solo qualche considerazione personale (anche se, per fare il verso ad uno slogan dell&#8217;epoca, &#8220;il personale \u00e8 politico&#8221;: per cambiare il mondo occorre prima di tutto cambiare s\u00e8 stessi, la propria cultura e la propria mentalit\u00e0, mettendo in discussione un po&#8217; tutto il modo di pensare dell&#8217; epoca in cui siamo immersi). Ma arrivo al punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le posizioni politiche che animarono la stagione del &#8217;68, viste alla luce degli sviluppi successivi, sono, come gi\u00e0 detto, non solamente complesse ma anche in buona parte in stridente contraddizione fra di loro, ed i germi di questa contraddizione, i cui frutti avvelenati si manifestarono nei decenni successivi, vanno ricercati <em>in nuce<\/em> nello stesso Movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, i giovani ribelli dell\u2019epoca, oltre che battersi per la totale collettivizzazione della societ\u00e0 e per il rifiuto pi\u00f9 intransigente dei valori dominanti dell&#8217;epoca, identificati con ottime ragioni nel consumismo e nell&#8217;individualismo competitivo, volevano anche, per usare ancora un\u2019espressione di quei tempi, \u00absparare sul quartier generale\u00bb: vale a dire che la &#8220;cifra&#8221; pi\u00f9 caratterizzante di quegli anni consistette nella intransigente contestazione di ogni principio di autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato del mix fu un <em>collettivismo libertario<\/em> estremamente irriverente ed agguerrito. Ora, se un filone del pensiero politico (socialista) ha sempre cercato, sin dai tempi di Salvemini, Rosselli e Turati, di coniugare, molto problematicamente ma in qualche caso altrettanto validamente, per la verit\u00e0, la libert\u00e0 con la giustizia sociale (<a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DVzcV-jTP3go&amp;h=ATMxM8BFUB_WPn74WgTFKMQJO64iIcLN9_7U28nvNpA06LvbzxQIeb156L8w5fk-l7penZVwR0wGt6NFyRQp-wzTLRMJ7TATKoowcn7drPDv0yzSftls9GNiyH6jGw4oUBP1RtTv_5kyZXjqCA\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=VzcV-jTP3go<\/a> ), \u00e8 anche vero che la modalit\u00e0 di ribellione di quegli anni si trasfer\u00ec ben presto dal contestare l&#8217;autoritarismo al contestare ogni forma di autorit\u00e0<em> tout court<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infatti gli studenti, che non si ispiravano certo alla Costituzione &#8211; essendo casomai il loro modello pi\u00f9 vicino a quello della Comune di Parigi del 1871 -, pretendevano che tutto potesse essere deciso con il metodo della <em>democrazia diretta<\/em> (tanto che, con gli eccessi che si verificarono durante le loro assemblee, si attirarono da parte di qualcuno le accuse di &#8220;fascismo rosso&#8221;). Nel sostenere questa inderogabile necessit\u00e0, presero quindi a contestare ferocemente non solo i partiti al governo ma anche il Pci, i sindacati e tutte le forze politiche in generale, fossero esse &#8220;di sinistra&#8221; o &#8220;di destra&#8221;, che venivano percepite tutte indistintamente come \u201cborghesi\u201d o comunque &#8220;anti-rivoluzionarie&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, in definitiva, dal momento che oggetto della loro critica divennero tutti i cosiddetti corpi intermedi attraverso i quali poter influire nei processi politici della societ\u00e0, non gli rimase che rifugiarsi nei miti &#8220;esotici&#8221; della Rivoluzione Culturale cinese e del Che Guevara, innegabilmente molto pi\u00f9 &#8220;romantici&#8221;. Ma nella loro foga di opporsi con forza a qualsiasi modello politico o culturale dell&#8217;Occidente, non si accorsero di aver determinato una falla, a ben vedere anch&#8217;essa di natura politica:\u00a0alla fine, a forza di contestare tutto, su cosa si darebbe dovuta (ri)fondare la societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In poche parole: se i partiti non andavano bene, lo Stato &#8220;borghese&#8221; neppure (e la famiglia con le sue convenzioni nemmeno), cosa rimaneva? La &#8220;Rivoluzione&#8221;, forse? Portata avanti da chi? O, in senso pi\u00f9 lato, le cosiddette &#8220;comuni&#8221; attraverso le quali poter intraprendere percorsi di &#8220;crescita personale&#8221;, forse?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 che raramente ci si preoccup\u00f2 di elaborare dal punto di vista teorico, evidentemente: pi\u00f9 che altro si provava a coniugare con la massima &#8220;coerenza&#8221; possibile pratiche concrete di vita e idee di lotta rivoluzionaria (&#8220;il personale \u00e8 politico&#8221;, appunto). Inevitabilmente, per\u00f2, la spinta &#8211; pur straordinaria e non priva di positivi elementi di &#8220;rottura&#8221;- , dopo aver fatto tabula rasa di una serie di punti di riferimento, si esaur\u00ec, lasciando insoluti due ordini di problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo riguarda le modalit\u00e0 di partecipazione alla vita politica, con delle ricadute molto pesanti, anche di natura ideale o ideologica, sul versante del concetto di rappresentanza politica,\u00a0che qualche decennio pi\u00f9 tardi presentarono il conto sotto forma di una pressoch\u00e8 totale perdita di identit\u00e0 &#8220;valoriale&#8221; collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Togliendo forza proprio a quell&#8217;idea di partecipazione tramite la militanza in quelle particolari associazioni politiche definite dalla Costituzione come le sole legittimate ad esercitare la rappresentanza popolare nelle istituzioni democratiche (ex art. 49) e non riconoscendone alla base la stessa funzione democratica, si finiva per promuovere un attivismo &#8220;rivoluzionario&#8221; un po&#8217; di maniera, tutto fondato sul mito della rivoluzione operaia, che port\u00f2 alla nascita di infiniti piccoli gruppi d'&#8221;area&#8221; (che oggi si definirebbe &#8220;antagonista&#8221;), qualcuno nato attorno a giornali, riviste o perfino radio, ed ognuno convinto di possedere &#8211; lui solo &#8211; la giusta visione (i pi\u00f9 importanti e famosi erano Autonomia Operaia, Lotta Comunista, Avanguardia Operaia, Lotta Continua, il gruppo del giornale &#8220;Il manifesto&#8221;, ma ce n&#8217; erano molti altri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; chiaro che sto enfatizzando l&#8217;aspetto politico-culturale: storicamente non si pu\u00f2 certo attribuire al Movimento studentesco l&#8217;intera responsabilit\u00e0 della odierna crisi della rappresentanza politica (non fosse altro perch\u00e8 in pi\u00f9 di una occasione, per un certo tempo ed anche successivamente, esso riusc\u00ec perfino a saldarsi con le lotte operaie, a fronte di linee politiche e sindacali a volte troppo timide e remissive). Anzi, il discorso si potrebbe perfino ribaltare, andando ad analizzare cosa funzion\u00f2 &#8211; e cosa meno &#8211; nell&#8217;ultima parte della stagione del centro-sinistra (quello a guida Moro) che, dopo la battuta d&#8217;arresto impressa dai fantasmi di un colpo di stato orchestrato di concerto con un generale infedele dei Carabinieri, si caratterizz\u00f2 per una eccessiva prudenza sconfinata per certi versi in un sostanziale immobilismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/images-1.jpg\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"192\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel complesso, per\u00f2, i governi di quegli anni, anni in cui una parte della Dc apr\u00ec &#8220;a sinistra&#8221;, seppero prendere diversi provvedimenti nella giusta direzione di una maggior giustizia sociale e di una sana modernizzazione del paese: basterebbe ricordare la costituzione del Ministero delle Partecipazioni Statali, la nazionalizzazione dell&#8217;energia elettrica e la stessa idea di programmare i processi economici a livello di piani di governo per dare un&#8217; idea dell&#8217;importanza dei temi all&#8217; ordine del giorno nel dibattito politico dell&#8217;epoca&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi indirizzi, tuttavia, vennero parzialmente sabotati dai settori pi\u00f9 retrivi della grande industria oltre che da correnti interne agli stessi schieramenti, e non sempre seppero incidere a sufficienza per risolvere i nodi che si erano posti fin dal decennio precedente. Nodi che probabilmente avrebbero richiesto di imprimere uno slancio maggiore ai propositi di chi &#8211; sulla base del dettato costituzionale &#8211; avrebbe voluto caratterizzare in senso maggiormente <em>dirigista <\/em>le politiche economiche ed industriali del governo (si pensi ai precedenti tentativi in questo senso, gi\u00e0 ai tempi di De Gasperi, del Piano Vanoni per la Dc, e ancora prima, di quello Di Vittorio per la sinistra &#8211; anche se a ben vedere alcuni aspetti di quest&#8217;ultimo, quelli relativi per l&#8217;appunto alla nazionalizzazione dell&#8217;energia elettrica o alla realizzazione di piani di edilizia popolare vennero portati a compimento pi\u00f9 tardi, proprio sotto il diciassettesimo governo della Repubblica, a guida Fanfani).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi sforzi, insomma, vennero aspramente contrastati o variamente ostacolati dai settori di cui sopra, con l&#8217;intento, da una parte, di puntare tutto su una certa visione di matrice atlantista (gradita per lo pi\u00f9 a Confindustria che, nonostante diverse aperture, rimaneva sempre comunque molto critica riguardo ai compiti dello Stato in economia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale visione consisteva in una sempre maggiore integrazione commerciale a livello di Mercato Comune europeo che forniva la possibilit\u00e0 di orientare la produzione essenzialmente sull\u2019esportazione di beni di consumo di massa, da sostenere mediante l&#8217;impiego di abbondante manodopera fornita dalle campagne che si spopolavano, soprattutto al sud (elemento quest&#8217; ultimo che mal si conciliava con i propositi di perseguire obiettivi di tendenziale <em>piena occupazione<\/em> e riduzione degli squilibri tra le diverse aree del Paese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;altra parte (Pci), questi sforzi vennero molto poco convintamente supportati, per la paura di venire scavalcati nella lotta per conquistare l&#8217;egemonia &#8220;a sinistra&#8221; e per il timore di poter essere accusati oltre-cortina di scendere a patti col &#8220;nemico&#8221;, appoggiando (anche se dall&#8217; esterno) &#8220;derive&#8221; di stampo &#8220;socialdemocratico&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato fu che in una situazione generale del Paese caratterizzata da momenti di forte conflittualit\u00e0, mancando la necessaria coesione in seno alle coalizioni di governo ed anche il necessario maggior sostegno popolare alle buone intenzioni di quegli anni (testimoniate anche dal dibattito a livello congressuale all&#8217; interno delle diverse anime della Dc e del Psi), la stagione del cosiddetto &#8220;boom economico&#8221; perpetu\u00f2 anche squilibri, e non produsse solo benessere e maggior progresso sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi derivanti dall&#8217;esclusione di ampi strati di popolazione da questo rinnovato benessere (&#8220;<em>l&#8217;attesa della povera gente<\/em>&#8220;, con le parole di La Pira) erano ben presenti ai protagonisti della politica di quegli anni, durante i quali (\u00e8 bene ricordarlo) comunque si superarono abbondantemente i tassi di crescita del 5% all&#8217;anno che per Vanoni sarebbero stati necessari per produrre piena occupazione, ridurre lo squilibrio tra il Nord e il Sud dell&#8217;Italia ed eliminare con effetti duraturi il deficit della bilancia dei pagamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questi aspetti, dunque, per cos\u00ec dire di delusione per la (parziale) mancata occasione storica, furono perci\u00f2 determinanti per scatenare il malcontento di coloro che avvertivano il pericolo di essere lasciati ai margini, nonostante gli sforzi per dotarsi di maggiori competenze (anche con la laurea non era certo automatica la possibilit\u00e0 di trovare un posto di lavoro);\u00a0le pessime condizioni dell&#8217; Universit\u00e0, infine, fecero da detonatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Faccio tutte queste precisazioni per evitare di essere accusato di semplificazioni eccessive, naturalmente; non voglio certo sostenere che le responsabilit\u00e0 della stagione successiva possano essere attribuite tutte ad una parte sola. Tanto pi\u00f9 che la crisi vera e propria della rappresentanza politica per i partiti tradizionali si manifest\u00f2 con effetti dirompenti solo alcuni anni dopo, con la decadenza della classe dirigente della Prima Repubblica, la quale abbandon\u00f2 la strada maestra dell&#8217;applicazione dei principi scritti nella carta del &#8217;48 non certo per colpa \u00a0dei sessantottini, e si prepar\u00f2 la fossa con le sue stesse mani determinando il naufragio della propria credibilit\u00e0 nei confronti del popolo italiano e aprendo la strada alla stagione di Tangentopoli che ne decret\u00f2 la drammatica fine<br \/>\n(<a href=\"http:\/\/www.ilsussidiario.net\/News\/Politica\/2017\/9\/9\/L-INTERVISTA-Di-Pietro-con-Mani-pulite-ho-distrutto-la-politica-senza-costruire-nulla\/781647\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.ilsussidiario.net\/News\/Politica\/2017\/9\/9\/L-INTERVISTA-Di-Pietro-con-Mani-pulite-ho-distrutto-la-politica-senza-costruire-nulla\/781647\/<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 parimenti certo per\u00f2, che i germi della delegittimazione di un intero sistema politico, visto come un gigantesco monolite sulla strada della liberazione e dell\u2019 approdo ad una &#8220;vera&#8221; democrazia, vennero posti l\u00ec a far danno prima di tutti dal Movimento, pronti a fare la loro parte nel preparare la sconfitta epocale che segu\u00ec nella stagione successiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sto esagerando?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare un&#8217;idea delle nefaste conseguenze per le masse popolari di cui allora non si avvertivano neppure lontanamente i segni premonitori: quando molti anni dopo la contestazione si ripresenter\u00e0 sotto le mutate (e nate gi\u00e0 esauste) spoglie del cosiddetto Movimento no-global, ci\u00f2 che sar\u00e0 rimasto della cosiddetta &#8220;sinistra&#8221; si far\u00e0 fatica a riconoscerlo sotto le macerie del Muro, ed i segni di quella che oramai incominciava ad assumere i tratti di una vera e propria perdita di coscienza collettiva saranno drammatici ed assumeranno le sembianze della velleit\u00e0 e dell&#8217; impotenza pi\u00f9 assolute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora ridicole pretese di esercitare la &#8220;democrazia diretta&#8221; (per di pi\u00f9 a livello globale!), ancora maggiore incapacit\u00e0 di capire quale sia il vero terreno di scontro (sovranit\u00e0 popolare e costituzionalismo su base nazionale vs liberalismo globalista che impone assenza di vincoli ai movimenti di capitali, merci e servizi e forza-lavoro), persistente mancanza di lucidit\u00e0 nel rifiuto assoluto di esprimere le proprie rivendicazioni attraverso i canali della forma-partito tradizionale (la sola capace di assicurare la possibilit\u00e0 di &#8220;entrare nella stanza dei bottoni&#8221;, secondo una celebre espressione di Nenni); queste sono le caratteristiche pi\u00f9 salienti delle idee espresse alla fine degli Anni Novanta dai \u00a0cosiddetti No-global\u2026 Oggi, le stesse istanze, ancora pi\u00f9 impotenti e atomizzate, esprimono altri &#8220;No&#8221; (No-TAV, No-TTIP, NO-VAX, eccetera eccetera).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un altro salto temporale: quando Alexis Tsipras (lo stesso che venne immortalato proprio nel luglio del 2001 con il fazzoletto rosso al collo e la maglietta del Che mentre cercava di partecipare alle grandi manifestazioni che contestavano il G8 di Genova &#8211; senza peraltro riuscirvi, perch\u00e9 venne respinto assieme ad altri compagni al porto di Ancona) vincer\u00e0 le elezioni nel suo paese, con un programma che pretendeva di porre fine all&#8217;austerit\u00e0 liberista senza contravvenire agli stessi trattati europei che quell&#8217;austerit\u00e0 l&#8217;avevano imposta, la sua strana creatura politica (Syriza) sar\u00e0 oramai percepita fuori e dentro il paese come appartenente alle formazioni politiche di &#8220;sinistra radicale&#8221;, pur assolutamente non possedendo neppure i connotati propri di una forza \u201csocialista democratica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Tsipras-a-20-anni-300x142.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"142\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo problema posto dalla stagione della contestazione afferisce invece all&#8217;aspetto pi\u00f9 propriamente culturale-ideologico, e a ben vedere costituisce l&#8217;elemento pi\u00f9 pericoloso (sul quale probabilmente la mia generazione, quella dei figli degli ex-sessantottini, non ha ancora riflettuto abbastanza), perch\u00e9 costituisce la Madre di tutte le contraddizioni di cui parlavo all\u2019 inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Guai a chi vi tocca l&#8217;Individuo. Il libero sviluppo della Persona Umana \u00e8 il vostro credo supremo. Della societ\u00e0 e dei suoi bisogni non ve ne importa nulla<\/em>\u00bb, si legge nella <em>Lettera ad una professoressa<\/em>, il libro-manifesto di quegli anni pubblicato da Don Milani che diede voce agli studenti della scuola di Barbiana di Vicchio nel Mugello, in cui venivano criticati i dogmi del sistema educativo e i valori su cui si riteneva fosse fondata la stagione del boom economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, se si era partiti con il sacrosanto dissenso per gli aspetti pi\u00f9 distruttivi del capitalismo pi\u00f9 deteriore, tutto basato sui bisogni indotti dal consumismo in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 individualistica, si fin\u00ec, dopo averlo messo fuori dalla porta, per far rientrare questo stesso individualismo dalla finestra, seppure declinato diversamente come soggettivit\u00e0 che ci si proponeva di liberare da ogni condizionamento indotto dalla volont\u00e0 massificante del Potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I &#8220;cuccioli del maggio francese&#8221;, come affettuosamente qualche anno dopo li defin\u00ec Fabrizio De Andr\u00e8, arrivarono a criticare violentemente anche la famiglia tradizionale, che venne vista come la cellula fondamentale della societ\u00e0 &#8220;borghese&#8221; e come l&#8217; elemento per l&#8217;appunto condizionante per eccellenza, quello che meglio e pi\u00f9 di tutti \u201cirradiava\u201d i valori che si volevano contestare, e lo faceva condizionando sin dalla nascita ogni individuo, in tal modo irrimediabilmente impossibilitato a &#8220;partire da s\u00e9&#8221; per poter liberamente scegliere qualsiasi modello sociale &#8220;altro&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso, un\u2019altro degli slogan pi\u00f9 famosi di quel periodo fu: &#8220;Voglio essere orfano&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Per far cosa, per poter vivere in branco, forse..?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, dopo aver fatto <em>tabula rasa<\/em> una seconda volta, e dopo che la <em>pars destruens<\/em> si avvi\u00f2 inevitabilmente verso la sua conclusione, fu proprio l&#8217;enfasi di natura libertaria con cui si pretendeva di porre al centro i bisogni dell&#8217; &#8220;Individuo&#8221; contrapposto al Potere accentratore dello Stato borghese autoritario ed anti-democratico ad essere abilmente sfruttata proprio sul piano culturale per confluire, assieme ad altri elementi di natura ideologica e politico-economica,\u00a0 nella stagione del riflusso che vide protagonisti proprio quegli stessi &#8220;animal spirits&#8221; del capitalismo pi\u00f9 retrivo e massificante che il Movimento voleva ricacciare il pi\u00f9 lontano possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosicch\u00e8, la societ\u00e0 divenne davvero una \u201csomma di individui&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 pur vero che, per dirla con uno dei padri fondatori della sociologia, il &#8220;fatto sociale&#8221; &#8211; cio\u00e8 la maniera pi\u00f9 diffusa e socialmente accettata di pensare, agire eccetera &#8211; possiede una sua intrinseca forza coercitiva, \u00e8 parimenti chiaro che chi fa affermazioni di quel tipo finge di ignorare un elemento fondamentale per ogni gruppo umano, piccolo o grande che sia, e cio\u00e8 che una societ\u00e0 che sa andare oltre &#8220;il s\u00e9&#8221;, cio\u00e8 oltre la soggettivit\u00e0 di ciascuno, normalmente lo fa sempre a vantaggio del &#8220;bene sociale&#8221; (altrimenti le stesse leggi non avrebbero giustificazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivarono quindi coloro che molto spregiudicatamente seppero volgere a proprio vantaggio anche quell&#8217;aspetto politico-culturale dalla valenza molto ambigua (&#8220;di sinistra progressista&#8221;), facendone il perno di una controffensiva liberale lungamente preparata, la cui avanzata \u00e8 tuttora in corso e che ancora oggi continua ad agitare gli specchietti per le allodole dei (finti) diritti individuali a totale disc\u00e0pito di quelli sociali e collettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capite la portata della sconfitta? Questo equivale a dire che nonostante da allora gli Achei si siano presentati &#8220;dona ferentes&#8221; al di l\u00e0 delle mura pi\u00f9 e pi\u00f9 volte infliggendo perdite sempre pi\u00f9 gravi, oggi non vengono nemmeno pi\u00f9 non dico temuti, ma neanche riconosciuti come nemici, perch\u00e9 &#8220;a sinistra&#8221; ormai la disfatta culturale\u00a0 &#8211; prima ancora che politica &#8211; \u00e8 completa, e il disorientamento che ne scaturisce \u00e8 paralizzante e profondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente male come risultato finale; non proprio del tutto &#8220;formidabili&#8221;, forse, &#8220;quegli anni&#8221;, vero? Alla fine, e col senno di poi: chi aveva torto e chi ragione? Quelli che lo rimproveravano di mettere alla gogna il Movimento agli occhi dei benpensanti, o colui che scrisse quella (da lui stesso definita) &#8220;brutta poesia&#8221; provocatoriamente rompeva gli schemi precostituiti e si metteva dalla parte dei &#8220;figli dei poveri&#8221;, vale a dire dei poliziotti che si scontrarono a Valle Giulia con i &#8220;figli della borghesia&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ultimi, loro malgrado, prepararono la sconfitta ideologica e culturale (prima ancora che politica), oltre che della loro stessa generazione, anche di quelle seguenti, attraverso la messa in discussione di ogni principio di autorit\u00e0, e quindi anche di quella dello Stato nazionale, l&#8217;unico argine possibile al capitalismo cosmopolita distruttore di interi popoli, in quanto unico soggetto democraticamente legittimato a fare le leggi per il bene comune e a farle rispettare tramite l&#8217; uso della forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; proprio quello stato nazionale che, nato in Francia circa duecento anni prima dalla Rivoluzione della borghesia, che nel corso dell&#8217;Ottocento e del Novecento a prezzo di indicibili sacrifici era riuscito a dotarsi di Costituzioni come la nostra, fondate sul lavoro, sulla sovranit\u00e0 popolare e sulla rappresentanza politica, e perci\u00f2 capaci di estendere i diritti sociali e politici anche a coloro che prima non contavano assolutamente nulla). Insomma, l&#8217;avete capito o no che &#8220;Nulla \u00e8 pi\u00f9 anarchico del Potere&#8221;?<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Prevedo la spoliticizzazione completa dell&#8217;Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza pi\u00f9 riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso&#8230; Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, \u00e8 gi\u00e0 tracciata. Rester\u00e0 forse, come sempre \u00e8 accaduto in passato, qualche sentiero: non so per\u00f2 chi lo percorrer\u00e0, e come<\/em>.<br \/>\n(Pier Paolo Pasolini)<\/p>\n<\/blockquote>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0LUCA RUSSI (FSI Arezzo) 1. Senza partiti non si fa nessuna &#8220;rivoluzione&#8221;, e le rivoluzioni non si fanno contro &#8220;lo Stato&#8221;. 2. I partiti non servono a niente, facciamo piuttosto la Rivoluzione contro lo Stato. Secondo voi, a naso, quale delle due affermazioni sposerebbe la stragrande maggior parte dei cittadini di questo Paese, oggi? (Esatto) E come siamo arrivati a introiettare questo tipo di affermazioni, vale a dire attraverso quali passaggi della Politica e della&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":81,"featured_media":32380,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14],"tags":[3870,3444,5862,5700,1465,5861,5860,4592],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/interdit.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8jt","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31959"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/81"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31959"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31959\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34961,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31959\/revisions\/34961"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/32380"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31959"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31959"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31959"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}