{"id":31971,"date":"2017-06-14T10:30:12","date_gmt":"2017-06-14T08:30:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31971"},"modified":"2017-06-13T18:47:27","modified_gmt":"2017-06-13T16:47:27","slug":"elezioni-perche-la-fine-della-politica-distrugge-i-partiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31971","title":{"rendered":"Elezioni perch\u00e9? La \u201cfine della politica\u201d distrugge i partiti"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di <strong>CONTROPIANO (<span class=\"articleauthor\">Dante Barontini &#8211; Guido Salerno Aletta) <\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fine della politica<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> ha una ragione evidente. Cos\u00ec evidente da uscire dal chiuso dei pensatoi in cui si secernono analisi complesse ed arrivare \u2013 semplice, chiara, definitiva \u2013 su alcuni dei migliori editoriali di giornata.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Abbiamo scritto fino alla noia che questa crisi \u00e8 figlia diretta dello spostamento del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>potere di decidere<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> \u2013 che in linguaggio politico si chiama <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>sovranit\u00e0<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> \u2013 dalla sfera degli Stati nazionali ai \u201cmercati\u201d. I quali, naturalmente, non danno \u201cordini\u201d ma delimitano rigidamente i confini entro cui il <em>potere di decidere<\/em> pu\u00f2 essere esercitato con qualche grado di libert\u00e0. Ad ogni buon conto, \u201ci mercati\u201d hanno preteso che buona parte del potere decisionale statuale venisse formalmente trasferito ad organismi sovranazionali, di incerta o nulla legittimazione democratica, in base a trattati sottratti al voto popolare o a convenzioni pattuite tra contraenti senza esplicito mandato.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale, ecc, sono alcune di queste istituzioni che hanno un enorme potere decisionale, decisamente prevalente su quello residuale degli Stati, sia per quanto riguarda l\u2019estensione dei confini fisici su cui quella <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>sovranit\u00e0<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> viene esercitata (un intero continente, nel caso della Ue e della Bce), sia per quanto riguarda i pilastri fondamentali di ogni decisione statuale (gestione del bilancio, della politica economico-finanziaria, legislazione commerciale e produttiva, alleanze internazionali e impegni militari).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Agli Stati nazionali \u00e8 rimasto insomma assai poco su cui esercitare il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>potere di decisione<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. E quel poco, a ben guardare, \u00e8 lo spazio competitivo su cui si esercitano partiti in concorrenza alle elezioni nei vari paesi. Ma se non c\u2019\u00e8 quasi niente da decidere (giusto quel qualcosa che \u201cpremi\u201d le cordate vincenti), non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcuna <em>politica<\/em>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Nasce da questa condizione oggettiva il senso di indifferenza, o aperta ostilit\u00e0 popolare, verso qualsiasi consultazione. Astensione e generica reazione \u201cvaffa\u201d la fanno in genere da padroni. Resistono ancora le consultazioni locali, in parte, perch\u00e9 l\u00ec l\u2019ambito decisionale limitato \u00e8 una consuetudine, parzialmente compensato da un certo potere di controllo sugli eletti (clientelare, magari, ma in qualche misura tangibile).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ma le elezioni politiche o presidenziali \u2013 l\u00e0 dove ci sono, come in Francia \u2013 non sono pi\u00f9 terreno di scontro tra diverse opzioni ideali, interessi sociali strutturati (sindacati, partiti, associazioni), tra programmi alternativi di gestione del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>potere di decidere<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">E in effetti i \u201cprogrammi politici\u201d dei vari concorrenti sono variazioni sul tema, escamotage pubblicitari (scelti dai pubblicitari stessi!), sparate e promesse su questioni anche importanti ma in fondo secondarie (\u201csicurezza\u201d, immigrazione, incentivi o detrazioni fiscali, diritti di minoranze quantitativamente marginali, costumi sessuali, ecc) a fronte dell\u2019impossibilit\u00e0 di decidere dell\u2019essenziale: <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>produzione e redistribuzione del reddito tra le diverse figure sociali, non pi\u00f9 legate da un \u201cpatto costituzionale\u201d ormai stracciato dall\u2019alto<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> (le grandi banche d\u2019affari contro le \u201ccostituzioni socialiste\u201d del Sud Europa, ricordate?).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Di fronte alle dimensioni colossali di questa diversa dislocazione dei centri della decisioni politico-economica fanno dunque sinceramente pena quei piccoli reazionari che si ammantano di <em>sovranismo<\/em>, come se davvero il <em>potere di decidere<\/em> traesse origine da una comunit\u00e0 originale anzich\u00e9, come in questa situazione, dagli strumenti utilizzati, dalla loro consistenza, dal lor strapotere. Insomma da ammontare e caratteristiche del capitale disponibile, gestito, circuitato.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Una notevole presa d\u2019atto della <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fine della politica<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> si \u00e8 potuta leggere oggi anche sul quotidiano economico <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Milano Finanza<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, non nuovo a certe interessanti sortite fuori dagli schemi tranquillizzanti in stile <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Repubblica<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014<\/p>\n<p><b>Macron, avanti un altro!<\/b><\/p>\n<p><i>di Guido Salerno Aletta<\/i><\/p>\n<p>L\u2019algoritmo vince ancora, anche in Francia. In politica, come sui mercati, si sfrutta la volatilit\u00e0: pi\u00f9 \u00e8 alta, pi\u00f9 aumentano le probabilit\u00e0 di fare soldi e di raccogliere voti.<\/p>\n<p>Il successo dei candidati de <i>La Republique en Marche<\/i> che hanno raccolto il 32% dei voti, non \u00e8 affatto diverso da quello dei grillini in Italia, o di Syriza e Podemos in Grecia e Spagna. Su versanti diversi, la elezione di Donald Trump ed il voto favorevole alla Brexit si iscrivono nel medesimo perimetro: la palese incapacit\u00e0 delle forze politiche tradizionali di fornire, a dieci anni dall\u2019inizio della crisi, una risposta agli squilibri esistenti.<\/p>\n<p>Viene premiato ancora una volta chi riesce ad imporsi come la novit\u00e0 risolutiva con il giusto timing. Chi arriva tardi, come Matteo Renzi rispetto al successo elettorale del M5S, non pu\u00f2 che limitarsi al take-over di un partito esistente. L\u2019esperienza vincente di Silvio Berlusconi, con Forza Italia nel 1994, non fu che la prima: offriva agli elettori una sponda nuova nel collasso della prima Repubblica.<\/p>\n<p>Per vincere le elezioni non servono contenuti nuovi, ma solo un contenitore in cui aggregare il consenso dei dissenzienti attivi. A ridurre il numero dei voti che serve per arrivare al potere basta l\u2019astensionismo crescente. Ci si mettono, poi, i meccanismi elettorali che premiano la governabilit\u00e0: con il 32% dei consensi ed il 51% di astensionismo, le proiezioni al ballottaggio portano ad attribuire al partito di Macron l\u201980% dei seggi. Una esigua minoranza otterrebbe una rappresentanza schiacciante. Premiare la governabilit\u00e0 a detrimento della rappresentativit\u00e0 \u00e8 una scorciatoia su cui pure da noi ci si era incamminati, con l\u2019Italicum: prima della censura della Corte costituzionale si prevedeva la attribuzione di un premio di maggioranza al ballottaggio senza che ci fosse una soglia minima di voti.<\/p>\n<p>In Francia, un ipotetico sistema proporzionale avrebbe portato alla esigenza di trovare alleanze in Parlamento, disinnescando la portata dirompente della <i>Rivolution<\/i> descritta nel libro in cui Macron ha condensato il suo progetto politico. Aveva fiutato gi\u00e0 un anno fa l\u2019aria di scontento e di disaffezione dei francesi, sia verso la Presidenza Hollande sia verso gli epigoni di un gaullismo dilaniato dai troppi pretendenti: occorre entrare finalmente nel nuovo secolo, cambiando tutto. Il 2017 \u00e8 una data simbolica, come lo fu il 1917: allora fu la guerra mondiale a far detonare le tensioni accumulatesi in decenni, per via del collasso dei prezzi e dei redditi agricoli derivanti dalla globalizzazione dei mercati delle materie prime e dei cereali con l\u2019ingresso di nuovi produttori. Stavolta sono i sistemi statuali ad implodere, perch\u00e9 gli apparati pubblici sono autoreferenziali, mentre le regole che disciplinano il lavoro sono troppo rigide rispetto alle esigenze delle imprese. La crisi dipende dalle mancate risposte agli sconvolgimenti tecnologici, demografici e competitivi: serve la <i>Rivolution. <\/i>Purtroppo, non c\u2019\u00e8 nulla di nuovo nell\u2019analisi della globalizzazione e della situazione francese, che sembra descrivere quella italiana. Anche il suo liberismo \u00e8 stantio, identico a quello predicato dalla Signora Tathcher trent\u2019anni fa, ma almeno la Lady di ferro aveva chiaro in testa il progetto di rimettere la City al centro dei mercati finanziari.<\/p>\n<p>Non \u00e8 affatto vero che destra e sinistra sono categorie desuete, come liberismo e giustizia sociale: la crisi ha delegittimato tutti i partiti tradizionali, in Europa come negli Usa, per via della impotenza dimostrata al governo. La progressiva sottrazione agli Stati delle leve di politica economica, in campo commerciale, industriale, monetario, creditizio, bancario e di bilancio, con la libert\u00e0 assoluta dei capitali di spostarsi da una parte all\u2019altra del globo, li ha reso impotenti. Mentre le forze politiche tradizionali sono delegittimate dal loro insuccesso, si crea sempre nuovo spazio per nuovi protagonisti. Per alimentare il rogo della Storia, c\u2019\u00e8 sempre posto: \u201cAvanti, un altro!\u201d<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/contropiano.org\/news\/politica-news\/2017\/06\/13\/elezioni-perche-la-fine-della-politica-distrugge-partiti-092851\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/contropiano.org\/news\/politica-news\/2017\/06\/13\/elezioni-perche-la-fine-della-politica-distrugge-partiti-092851<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONTROPIANO (Dante Barontini &#8211; Guido Salerno Aletta) La fine della politica ha una ragione evidente. Cos\u00ec evidente da uscire dal chiuso dei pensatoi in cui si secernono analisi complesse ed arrivare \u2013 semplice, chiara, definitiva \u2013 su alcuni dei migliori editoriali di giornata. 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