{"id":31973,"date":"2017-06-14T11:00:23","date_gmt":"2017-06-14T09:00:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31973"},"modified":"2017-06-13T18:50:33","modified_gmt":"2017-06-13T16:50:33","slug":"ho-avuto-unemergenza-sanitaria-in-francia-e-vi-dico-che-un-sistema-sanitario-pubblico-e-fantastico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=31973","title":{"rendered":"Ho avuto un\u2019emergenza sanitaria in Francia. E vi dico che un sistema sanitario pubblico \u00e8 fantastico."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO<\/strong><\/p>\n<p><em>Jake Lamar, scrittore afroamericano da tempo residente a Parigi, racconta sul <a href=\"http:\/\/www.latimes.com\/opinion\/op-ed\/la-oe-lamar-french-healthcare-20161118-story.html\">Los Angeles Times<\/a> come il servizio sanitario francese si \u00e8 preso cura del suo cuore, dopo un\u2019improvvisa crisi dovuta a una malformazione congenita non diagnosticata per anni. Insieme a persone di ogni ceto e origine ha potuto fruire di cure mediche di altissima qualit\u00e0, spendendo poco pi\u00f9 di un migliaio di euro per 47 notti in ospedale. Che cosa gli sarebbe successo, si domanda, se fosse rimasto a vivere in Usa? Ai denigratori americani dei sistemi sanitari pubblici europei, lo scrittore oppone la semplice forza del suo racconto. Una lezione per chi sottovaluta o d\u00e0 per scontata l\u2019enorme conquista\u00a0rappresentata dal nostro servizio sanitario pubblico e universale, oggi a rischio a causa della cieca e gretta ideologia dei tagli e delle privatizzazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Di Jake Lamar, 18 novembre 2016<\/em><\/p>\n<p>Domenica 29 marzo 2015, due giorni dopo il mio cinquantaquattresimo compleanno, sono stato molto vicino a morire.\u00a0Ero seduto in poltrona nel mio appartamento di Parigi, immerso nella lettura di un giornale, quando mi sono venute le vertigini.\u00a0La cosa successiva di cui mi sono reso conto \u00e8 che il mio cuore si era messo a battere violentemente.\u00a0Quando \u00e8 arrivata l\u2019ambulanza, faceva 240 battiti al minuto.<\/p>\n<p>Mi hanno portato al Lariboisi\u00e8re, un grande ospedale nel nord di Parigi.\u00a0Nel reparto di terapia intensiva ho scoperto che sono\u00a0nato con una valvola aortica difettosa.\u00a0In pratica, per tutta la vita me ne sono andato in giro con una bomba a orologeria chiusa dentro al petto.\u00a0Come ho fatto a non accorgermene?\u00a0Al liceo ho fatto gare di corsa e ho giocato a calcio;\u00a0ogni estate, mia moglie ed io abbiamo fatto lunghe passeggiate sulle Alpi svizzere.\u00a0Ma un infermiere esperto non si \u00e8 stupito.\u00a0\u201cNelle sue condizioni\u201d, mi ha detto, \u201cil primo sintomo \u00e8 spesso la morte improvvisa.\u201d Ok, ho risposto, e qual \u00e8 il secondo sintomo?<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 iniziato il mio soggiorno all\u2019interno del sistema sanitario francese.\u00a0Negli Stati Uniti, gli oppositori dell\u2019 <em>Affordable Care Act<\/em> <em>(la riforma sanitaria nota come Obamacare, ndVdE)<\/em> spesso agitano come uno spettro agghiacciante i servizi sanitari pubblici europei. Per quello che vale, ecco un breve resoconto della mia esperienza in un sistema pubblico, pagato dallo Stato, nel corso di un\u2019emergenza sanitaria che ha messo a rischio la mia vita.<\/p>\n<p>Il 31 marzo dello scorso anno, la mattina del secondo giorno trascorso in terapia intensiva,\u00a0 stavo chiacchierando con mia moglie, Dorli, quando mi sono tornate le vertigini.\u00a0Questa volta il mio petto era tappezzato di elettrodi e i monitor cardiaci scatenarono un urlante allarme elettronico.\u00a0Dorli fu spinta fuori dalla stanza.\u00a0Qualcuno strapp\u00f2 il mio camice da ospedale.\u00a0Sopra di me comparve un medico, che teneva sollevato nelle mani un defibrillatore.\u00a0Mi sentivo come in una di quelle serie sugli ospedali che non guardo mai.\u00a0Pensai che il medico stesse per urlare \u201cLibera!\u201d, o qualunque cosa si gridi in francese in questi casi, quando, improvvisamente, il mio cuore si calm\u00f2, di propria iniziativa.\u00a0Un\u2019intera stanza di cardiologi mi fiss\u00f2 con un mix di empatia e curiosit\u00e0 professionale.<\/p>\n<p>Ho passato un totale di 15 notti nell\u2019unit\u00e0 di terapia intensiva, mentre il team di cardiologi mi sottoponeva a un\u2019intera batteria di esami e cercava di determinare il modo migliore di curare il mio caso.\u00a0Oltre alla tachicardia (battito cardiaco accelerato) e alla valvola aortica difettosa, l\u2019aorta stessa era diventata ipertrofica.\u00a0Dovevo sottopormi a un intervento chirurgico a cuore aperto.<\/p>\n<p>L\u201911 maggio 2015 il dottor Emmanuel Lansac, dell\u2019Istituto Montsouris, mi ha sottoposto a un\u2019operazione della durata di sei ore, rimodellando la mia valvola e sostituendo un tratto della mia aorta con un tubo di materiale sintetico.\u00a0Il giorno dopo ho chiesto al dottor Lansac quanto il mio problema fosse complicato, su una scala da uno a dieci.\u00a0La risposta: \u201cDiciamo nove.\u201d<\/p>\n<p>Dopo undici giorni, sono stato trasferito in una clinica per i pazienti in convalescenza dopo \u00a0un\u2019operazione chirurgica a cuore aperto.\u00a0I dintorni dell\u2019ospedale sembravano un dipinto di Monet.\u00a0In qualsiasi momento, c\u2019erano circa 65 pazienti della clinica che venivano sottoposti a esami, monitoraggio e ginnastica dolce.\u00a0Tra i miei compagni operati al cuore ho incontrato un gallerista, due tassisti, l\u2019ex amministratore delegato inglese di una compagnia aerea e pazienti provenienti da ex colonie francesi in Africa, nei Caraibi e in Asia, tra cui un insegnante di storia vietnamita che \u00e8 diventato il mio compagno fisso di scacchi.\u00a0E poi c\u2019ero io, uno scrittore afro-americano, che non \u00e8 nemmeno un cittadino francese, ma solo un residente ufficiale\u00a0a lungo termine.\u00a0Tutti noi, a prescindere dalla classe, dalla religione, dall\u2019origine nazionale o etnica, abbiamo ricevuto lo stesso trattamento di prima qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Arriviamo al punto.\u00a0Oltre al mio intervento, ho fatto una risonanza magnetica, una sonda \u00e8 stata inserita nella mia coscia e guidata fino al cuore, per due volte mi \u00e8 stata introdotta in gola una macchina fotografica per riprendere la mia valvola, e ho fatto pi\u00f9 esami del sangue, elettrocardiogrammi ed ecografie di quante sono in grado di contare.\u00a0Per tutto questo, non mi \u00e8 stato fatto pagare nulla.<\/p>\n<p>Ho dovuto pagare per il mio letto in ospedale, per la TV, il telefono, il Wi-Fi e i pasti.\u00a0Ho passato un totale di 47 notti tra ospedale e riabilitazione.\u00a0Durante la seconda met\u00e0 del mio soggiorno presso il Grands Pr\u00e9s <em>(nome del centro di riabilitazione cardiaca, ndVdE),<\/em> sono passato da una camera doppia a una singola, per poter avere pi\u00f9 privacy per scrivere.\u00a0Naturalmente, era un po\u2019 pi\u00f9 caro.\u00a0Alla fine, l\u2019intero calvario mi \u00e8 costato circa 1.300 euro, o\u00a0 1.455 dollari.<\/p>\n<p>Certo, sono le tasse che rendono possibile una spesa cos\u00ec bassa.\u00a0La mia tassazione individuale, tuttavia, \u00e8 molto pi\u00f9 ragionevole di quello che un americano potrebbe immaginare.\u00a0Pago una tassa sul reddito annuo intorno al 23%.\u00a0Tutto considerato, mi sta bene.<\/p>\n<p>A volte mi chiedo come sarebbe finita con questa emergenza sanitaria se fossi tornato a vivere in America, invece di decidere di rimanere a Parigi, pi\u00f9 di 20 anni fa.\u00a0Io, uno scrittore free-lance, senza copertura assicurativa universitaria n\u00e9 aziendale.\u00a0Sarei stato tenuto sotto osservazione in terapia intensiva per due settimane?\u00a0Prima dell\u2019 Obamacare, il mio difetto della valvola avrebbe potuto essere considerato una \u201ccondizione pre-esistente,\u201d che avrebbe permesso all\u2019assicurazione di negarmi il rimborso dell\u2019intervento chirurgico.<\/p>\n<p>Naturalmente, non sapr\u00f2 mai cosa sarebbe successo se avessi scelto di stabilirmi nel mio paese invece che in Francia.\u00a0Ma la scelta che ho fatto potrebbe avermi salvato la vita.<\/p>\n<p><em>Jake Lamar\u00a0\u00e8 autore, tra le sue opere recenti, dello spettacolo teatrale \u201cBrothers in Exile\u201d e del romanzo \u201cPostrit.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/06\/12\/ho-avuto-unemergenza-sanitaria-in-francia-e-vi-dico-che-un-sistema-sanitario-pubblico-e-fantastico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/06\/12\/ho-avuto-unemergenza-sanitaria-in-francia-e-vi-dico-che-un-sistema-sanitario-pubblico-e-fantastico\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO Jake Lamar, scrittore afroamericano da tempo residente a Parigi, racconta sul Los Angeles Times come il servizio sanitario francese si \u00e8 preso cura del suo cuore, dopo un\u2019improvvisa crisi dovuta a una malformazione congenita non diagnosticata per anni. 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