{"id":32005,"date":"2017-06-16T09:00:03","date_gmt":"2017-06-16T07:00:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32005"},"modified":"2017-06-15T10:41:18","modified_gmt":"2017-06-15T08:41:18","slug":"rivoluzione-e-sviluppo-in-america-latina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32005","title":{"rendered":"\u201cRivoluzione e Sviluppo in America Latina\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Oscar Oddi)<\/strong><\/p>\n<p><em>Recensione a Rivoluzione e Sviluppo in America Latina, a cura di Pier Paolo Poggio, Volume IV di L\u2019altro Novecento. Comunismo Eretico e Pensiero Critico, (Milano: Jaca Book, 2016, pp. 768)<\/em><\/p>\n<p>L\u2019ambiziosa impresa editoriale, curata da Pier Paolo Poggio ed edita dalla Jaca Book in collaborazione con la Fondazione Luigi Micheletti, volta ad analizzare il Novecento attraverso la lente del pensiero critico e del comunismo sorto in opposizione a quello consolidato e canonizzato dall\u2019Unione Sovietica, giunge al IV volume dedicato al continente Sud Americano (Rivoluzione e Sviluppo in America Latina, Jaca Book, 2016, pp. 768, \u20ac 48,00), dopo i precedenti tre volumi dedicati rispettivamente all\u2019et\u00e0 del Comunismo Sovietico, pubblicato nel 2010 (L\u2019Et\u00e0 del Comunismo Sovietico. (Europa 1900-1945), pp. 693), ai Movimenti in Europa, edito nel 2011 (Il Sistema e i Movimenti. (Europa 1945-1989) pp. 828) e al Capitalismo Americano uscito nel 2013 (Il Capitalismo Americano e i suoi Critici, pp. 774).<\/p>\n<p>L\u2019opera prevede la pubblicazione di altri due volumi, uno dedicato al tema dell\u2019anticolonialismo e del comunismo in Africa e Asia, l\u2019altro sul comunismo e pensiero critico nel XXI secolo. Come per le precedenti pubblicazioni, e come previsto per le ultime due, anche quella oggetto di queste note si avvale della collaborazione di numerosi studiosi italiani e stranieri, cos\u00ec da delineare un quadro il pi\u00f9 completo possibile riguardo all\u2019argomento e al dibattito su di esso esistente a livello internazionale. Si \u00e8 in presenza di un volume ricchissimo, trentotto autori per quaranta interventi, il che, con ogni evidenza, rende impossibile una presentazione adeguata della maggior parte di essi. Si tenter\u00e0 quindi di delineare la struttura del volume indicando i temi principali, rimandando il lettore interessato al testo per ogni eventuale approfondimento.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza dei governi di \u201csinistra\u201d e \u201cprogressisti\u201d che negli ultimi venti anni hanno profondamente mutato la realt\u00e0 di paesi (si pensi al Venezuela di Chavez, la Bolivia di Morales, il Brasile di Lula e Rousseff, l\u2019Equador di Correa, ma anche l\u2019esperienza dei governi di N\u00e9stor Kirchner e di sua moglie Cristina Fern\u00e1ndez in Argentina) che storicamente erano stati sotto il controllo politico-sociale degli Stati Uniti (sovente imposto anche attraverso l\u2019organizzazione di golpe militari), ha rappresentato una svolta fondamentale le cui ripercussioni, sia sul piano geopolitico che su quello del dibattito politico-culturale, hanno esercitato un notevole peso anche in quel che rimane (ben poco\u2026) della sinistra, pi\u00f9 o meno radicale e rivoluzionaria, europea e italiana. Proprio ora che quelle esperienze stanno vivendo una crisi, dovuta a pi\u00f9 fattori, che rischia di disperdere i frutti, per quanto contraddittori, di un processo di democratizzazione e di indipendenza, \u00e8 utile riflettere sulle origini storiche, sociali, politiche, culturali di un continente fondamentale.<\/p>\n<p>Il volume in questione rappresenta senz\u2019altro uno strumento importante a tal fine. Gi\u00e0 nella presentazione Pier Paolo Poggio indica alcuni temi di fondo della storia latinoamericana, segnata da elementi forti di continuit\u00e0 che permangono nel tempo, si pensi alla forte presenza delle popolazioni originarie (che la differenzia dal Nordamerica), cosiddette indie o indigene, o al predominio (economico, sociale, politico, culturale in qualche misura) della grande propriet\u00e0 terriera, che rappresenta l\u2019altra faccia dell\u2019espropriazione degli indios, ovvero l\u2019incapacit\u00e0-impossibilit\u00e0 di realizzare la riforma agraria. Tali continuit\u00e0 fanno da sfondo, e sostanziano, la storia delle rivoluzioni che hanno attraversato l\u2019America Latina.<\/p>\n<p>Si veda per esempio la Rivoluzione Messicana, che Massimo De Giuseppe descrive attraverso il complesso rapporto che si form\u00f2 nel tempo tra essa e l\u2019Internazionale Comunista, sottolineando, attraverso l\u2019analisi delle sue varie fasi, come il socialismo messicano restava sostanzialmente e tendenzialmente degno erede della tradizione liberale, pragmatico e sincretico, scarsamente ideologico, o l\u2019esperienza di Unidad Popular in Cile descritta da Maria Rosaria Stabili, dove emerge sia l\u2019idea del percorso al socialismo di Allende, con il suo rifiuto convinto della violenza come strumento per realizzarlo, la sua convinzione del rispetto dello stato di diritto come specificit\u00e0 cilena nel contesto latinoamericano, sia le fonti che innervano la struttura del suo pensiero, \u00abfrutto della lunga tradizione radicale e massone, delle suggestioni libertarie dell\u2019anarchismo, del socialismo umanitario e del marxismo\u00bb, o l\u2019esperienza del \u201968 che attraversa anche il continente Latinoamericano e che, rispetto al movimento studentesco, ha una genesi antica, risalente al Manifiesto de C\u00f3rdoba del 1918, in si lanciava un appello ai giovani dell\u2019America Latina per costruire un movimento di ribellione antioligarchica, anticlericale e antinordamericana, per creare, su basi nuove, le premesse di un continente progressista, e che sfocia nel massacro di Tlatelolco a Citt\u00e0 del Messico, e la cui importanza come processo di rottura (in alcuni paesi sar\u00e0 il preludio alle dittature militari, in altri all\u2019inizio di un cambiamento e di una cultura politica sempre pi\u00f9 critica verso il sistema) \u00e8 analizzata da Ana Mar\u00eda Gonz\u00e1lez Luna, cos\u00ec come la ribellione zapatista iniziata il 1\u00b0 gennaio 1994 nella Selva Lacandona criticamente studiata, nei suoi limiti, nei suoi successi e nelle sue ripercussioni, da Claudio Albertani.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio per\u00f2 che la fonte di ispirazione, ammirazione, stimolo e influenza alla lotta per il cambiamento, per il contesto e l\u2019anomalia della sua esperienza tutt\u2019ora in corso (a dispetto di ogni previsione) rimane, nell\u2019area dell\u2019America Latina, la Rivoluzione Cubana. Su di essa Antonio Moscato traccia un bilancio storico, sfuggendo all\u2019apologia cos\u00ec come alla demonizzazione (i due estremi che ne hanno caratterizzato il pi\u00f9 delle volte la riflessione storica), concentrando l\u2019attenzione sugli snodi fondamentali del percorso rivoluzionario attraverso la figura che lo ha guidato e incarnato, Fidel Castro (scomparso di recente). Figura complessa, Moscato ne fa emergere la contradditoriet\u00e0.<\/p>\n<p>Al poco marxismo del suo bagaglio culturale (non a caso \u00e8 considerato, e si \u00e8 sempre considerato, continuatore dell\u2019opera di Jos\u00e9 Mart\u00ed, vero precursore e padre della patria, e, soprattutto, di Antonio Guiteras) faceva da contraltare la capacit\u00e0 di ascoltare e interpretare i sentimenti e le aspirazioni delle masse. Cap\u00ec l\u2019importanza della riforma agraria (che scaten\u00f2 la prima misura di embargo degli Usa), non a caso i contadini gli fornirono la maggior parte dei combattenti, ma mostr\u00f2 problemi nella gestione dell\u2019economia. Nonostante la sua origine borghese dimostr\u00f2 \u00abuna straordinaria capacit\u00e0 di rifiutare mediazioni e lusinghe, impedendo che ancora una volta l\u2019attesa del cambiamento radicale fosse frustrata\u00bb, ma concentr\u00f2 nelle sue mani un potere immenso, gestito in solitudine, sostituendo i giovani collaboratori allevati appena visti troppo autonomi, pur rimanendo coerente con la Rivoluzione che era stato capace di interpretare e guidare, acquisendo in questo modo il prestigio di cui gode tutt\u2019ora.<\/p>\n<p>Anche nella fase pi\u00f9 condizionata dal legame sempre pi\u00f9 stretto con l\u2019Urss, in cui la stessa originalit\u00e0 della Rivoluzione Cubana fu fortemente offuscata, non vi fu una inversione di tendenza tale da far nascere un\u2019opposizione a una restaurazione \u00abtermidoriana\u00bb, e questo perch\u00e9 una vera Rivoluzione non si riduce alle iniziative di un singolo uomo, per quanto grande esso possa essere, o a quelle di poche centinaia di rivoluzionari (barbudos nel caso specifico) che ne hanno creato le premesse: nel momento della vittoria sono entrate in scena le masse, a dimostrazione del radicamento e della buona semina che quel pugno di uomini aveva saputo creare. Non bisogna mai dimenticare, infatti, la realt\u00e0 di Cuba prima della Rivoluzione, un enorme bordello e casa da gioco per ricchi americani, piena di alberghi di lusso costruiti spesso dalla mafia-italo-americana che aveva ridotto il livello di vita della popolazione a livelli spaventosi. Di certo determinate scelte, scaturite da circostanze esterne e interne, non furono senza conseguenze e non \u00e8 per caso che Ernesto Che Guevara, l\u2019altra figura chiave della Rivoluzione Cubana (di cui ricorre il cinquantesimo anniversario del suo assassinio), se ne and\u00f2 presto da Cuba per cercare un nuovo inizio.<\/p>\n<p>A lui Moscato dedica un profilo che, attraverso gli scritti parzialmente editi e inediti (che furono al centro anni addietro di una polemica politico-editoriale che coinvolse, tra gli altri, lo stesso Moscato e la vedova ufficiale di Guevara), fanno emergere lo spessore teorico del rivoluzionario argentino, pensatore originale che intuisce con venti anni di anticipo il declino e la probabile caduta del sistema sovietico, in un processo di conoscenze e riflessione che lo porta, dopo un\u2019adesione scolastica alla vulgata \u201cmarxista-leninista\u201d, a delineare in modo sempre pi\u00f9 preciso, almeno dal 1962, i problemi e lo storture politiche-teoriche del campo socialista come si evince dalle Note critiche al Manuale di economia dell\u2019Accademia delle Scienze dell\u2019Urss (pubblicato solo nel 2006), e dal Discorso al II Seminario afro-asiatico di Algeri, dove equipara il comportamento di Cina e Urss presentandoli come complici dell\u2019Imperialismo.<\/p>\n<p>Le questioni teoriche, di pratica politica delle masse, dell\u2019organizzazione, che nell\u2019esperienza vittoriosa di Cuba emergono con forza, hanno riguardato, e riguardano, anche il resto delle realt\u00e0 sociali e dei paesi latinoamericani. I flussi migratori costanti e intensi che hanno caratterizzato molti paesi, come Argentina, Brasile, Uruguay, consentirono la penetrazione di molte teorie politiche, a iniziare da quelle di ispirazione anarchica, che hanno avuto un peso importante nella storia di movimenti e di alcuni paesi, a quelle comuniste e marxiste. Alla diffusione dell\u2019anarchismo nell\u2019America del Sud, in particolare in Argentina e Brasile, \u00e8 dedicato il saggio di Edilene Toledo e Luigi Biondi che espongono le tesi usate dagli storici per spiegare la persistenza e il radicamento intenso, pur tra alti e bassi, del movimento anarchico tra la fine dell\u2019Ottocento e gli anni Venti del Novecento.<\/p>\n<p>Una spiegazione di natura economico-sociale \u00e8 quella che vede l\u2019anarchismo come risposta politica ad una societ\u00e0 capitalistica in via di industrializzazione ma non ancora fortemente industrializzata, in cui artigiani e lavoratori specializzati costituivano ancora la parte preponderante dei lavoratori impegnati nella manifattura. La proletarizzazione stava avvenendo pi\u00f9 lentamente e tardivamente rispetto all\u2019Europa, dunque l\u2019anarchismo, che preservava le supposte autonomie particolari e individuali del mondo artigiano, forniva il sogno di un mondo federato egualitario, ma non massificato, in un certo senso anche anti-industriale. Un\u2019altra tesi, detta culturalista, che pu\u00f2 leggersi o meno come derivata dalla prima, si fonda sulla questione migratoria, l\u2019anarchismo cio\u00e8 come portato della circolarit\u00e0 delle idee, dovuta alla circolazione di determinate culture, in questo caso quelle dell\u2019Europa meridionale latina, dove appunto gli anarchici, fino agli inizi del Novecento, contendevano alla nascente socialdemocrazia l\u2019egemonia nel movimento operaio.<\/p>\n<p>Ma la presenza anarchica in Sudamerica fu soprattutto dovuta a dinamiche interne, sostengono gli autori del saggio, come lo statalismo opprimente, governi repubblicani fondamentalmente oligarchici e fortemente repressivi, molto spesso legati all\u2019esercito, portatore di una conosciuta tradizione storica di repressione dei movimenti popolari, delle comunit\u00e0 indigene e degli schiavi, assenza di una reale democrazia liberale, tutti fattori che finirono per rafforzare il radicamento anarchico e il sindacalismo di azione diretta in genere rispetto al socialismo e alla democrazia radicale gi\u00e0 diffusi tra molti lavoratori immigrati.<\/p>\n<p>Particolare rilievo, anche per i risvolti internazionali, ha assunto la diffusione delle idee comuniste in America Latina. Mentre Jo\u00e3o Quartim de Moraes centra il suo contributo sul comunismo e il marxismo in Brasile, sottolineando come il comunismo sia stato introdotto in Brasile prima del marxismo, proprio in ragione del predominio sopra segnalato dell\u2019anarco-sindacalismo, e per l\u2019influenza del positivismo fra gli intellettuali progressisti (si pensi che i fondatori del partito comunista in Brasile erano anarchici passati al comunismo in seguito all\u2019entusiasmo suscitato dalla rivoluzione d\u2019Ottobre), Elvira Concheiro B\u00f3rquez rilegge criticamente la questione dei comunisti e l\u2019America Latina, lamentando come, di fronte alla poderosa costruzione ideologica dominante sia assente non solo \u00abuna rigorosa ricostruzione storica dell\u2019esperienza comunista che attualmente, come mai prima d\u2019ora, \u00e8 possibile attuare grazie ai tantissimi documenti reperibili negli archivi comunisti aperti nell\u2019ultimo decennio del secolo scorso; ma \u00e8 necessaria una seria riconsiderazione metodologica che favorisca, tra le altre cose, la destrutturazione della connessione condivisa dalla destra e dalla sinistra dogmatica, che inizia con Marx, passa per Lenin e arriva a Stalin (e a Mao in Cina), per quanto riguarda l\u2019emblematica personificazione del comunismo\u00bb.<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 un altro concetto e\/o idea politica che dalla realt\u00e0 sudamericana ha assunto nuova centralit\u00e0 nel dibattito \u201coccidentale\u201d cos\u00ec da meritare una particolare attenzione: quella di populismo. Ad esso \u00e8 dedicato lo scritto di Gerardo Aboy Carl\u00e9s e Juli\u00e1n Melo. A ragione gli autori notano come il termine populismo si sia trasformato in una scorciatoia concettuale, che si \u00e8 caricata di una pluralit\u00e0 di significati cos\u00ec ampia da finire nel servire a dire un\u2019enorme quantit\u00e0 di cose implicite per il lettore. Dal loro punto di vista non credono che qualsiasi identit\u00e0 popolare sia populista, n\u00e9 pensano che il populismo latinoamericano possa essere ridotto a un discorso o a un\u2019epoca storica. Si tratta quindi di una forma che, pur avendo concretezze empiriche definite, non si esaurisce in esse.<\/p>\n<p>Criticano la posizione di Laclau poich\u00e9 \u00abconfonde la tensione stessa tra la parte e il tutto, tra la plebs e il populus, con il populismo, quando in realt\u00e0 questo costituisce gi\u00e0 un modo specifico di amministrare questa tensione tra altre alternative possibili\u00bb. E la tensione nell\u2019esperienza del populismo Sudamericano \u00e8 quella tra aspirazione all\u2019unit\u00e0 della comunit\u00e0 e la necessit\u00e0 di negoziare per allargare la propria base, dal momento che i risultati elettorali mostrano come dalla met\u00e0 sino a un terzo dell\u2019elettorato ha rifiutato, nel tempo e in diversi paesi, la proposta populista, facendo apparire come smentita categorica la pretesa di rappresentare tutta la nazione.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019alternativa tra rottura e integrazione, il populismo, sottolineano gli autori, non parteggia n\u00e9 per una via n\u00e9 per l\u2019altra, piuttosto si pu\u00f2 dire le persegua contemporaneamente entrambe. Tutto l\u2019insieme del discorso populista \u00e8 marchiato dalla stessa tensione tra rottura e integrazione. Viene notato come il senso comune edificato intorno al populismo si fonda sull\u2019idea del suo essere antidemocratico e anti-istituzionale. In realt\u00e0, ci dicono Carl\u00e9s e Melo, non lo \u00e8, anzi riconfigura e costruisce schemi istituzionali che, lungi da una lettura normativa degli stessi, tende a riscrivere e intensificare la rottura politica che proclama di incarnare. Le idee e i movimenti politici di cui si \u00e8 discorso si sono confrontati, sorgendo in qualche modo grazie ad essa e su di essa agendo, con l\u2019enorme questione sociale che caratterizza l\u2019America del Sud.<\/p>\n<p>E sulla critica del sottosviluppo e sui processi di classe in America Latina si concentra il contributo di Massimiliano Piccolo, il quale, partendo dalla denuncia dell\u2019irrazionalit\u00e0 capitalista, vede l\u2019esperienza dei paesi dell\u2019ALBA non circoscrivibile a quello di una ricerca di una via nazionale (anche perch\u00e9 non si tratta di un singolo paese) ma ne ravvisa un ruolo esteso a livello mondiale come tentativo di mostrare la concreta possibilit\u00e0 di un\u2019alternativa al modo di produzione capitalista e alla societ\u00e0 del capitale praticando il distacco dal capitalismo.<\/p>\n<p>All\u2019interno di questa prospettiva si colloca Luciano Vasapollo nel suo saggio sulla riforma agraria nell\u2019orizzonte rivoluzionario dei paesi dell\u2019Alba, dove ribadisce la centralit\u00e0 della questione della terra, che per i popoli indigeni non \u00e8 solo la base per la sopravvivenza e strumento per la lotta alla fame, ma esprime la loro stessa cultura, per poi dilungarsi approfonditamente sui percorsi di riforma agraria intrapresi a Cuba, in Venezuela, in Bolivia e in Ecuador, mentre Arnaldo De Vidi descrive la nascita e lo sviluppo del Movimento Sem Terra in Brasile, determinante per le vittorie elettorali di Lula e Rousseff, per quanto i rapporti con tali governi non sono mai stati di adesione acritica, tutt\u2019altro.<\/p>\n<p>Le esperienze storiche dei processi di emancipazione del continente Latinoamericano, la loro composizione di classe, i movimenti sociali che hanno tentato di organizzarli e portarli a compimento, le modalit\u00e0 organizzative di attuazione, sono stati \u201cpensati\u201d, ed hanno \u201ccreato\u201d pensiero, forgiando, e nello stesso tempo rimanendo forgiate, da uomini che, a vario titolo e in epoche diverse, hanno lasciato un\u2019impronta determinante, ancora oggi vivida, per tutti coloro che continuano a impegnarsi nel lungo cammino verso il definitivo affrancamento dalla povert\u00e0 e dallo sfruttamento interno ed esterno.<\/p>\n<p>Numerosa \u00e8 la galleria di queste figure di cui il volume si occupa, da Paulo Freire, di cui scrive Silvia Maria Manfredi, a Gilberto Freyere descritto da Peter Burke, alla Teologia della Liberazione e a Monsignor \u00d3scar Romeo analizzati da Yves Carrier, solo per citarne alcuni. Per la particolare importanza storica rivestita meritano, a nostro avviso, una particolare segnalazione l\u2019appassionato ritratto da parte di Pedro Pablo Rodr\u00edguez di Jos\u00e9 Mart\u00ed, e i contributi di Maura Brighenti e di Michael L\u00f6wy su Jos\u00e9 Carlos Mari\u00e1tegui.<\/p>\n<p>Di Mart\u00ed Rodr\u00edguez mette in luce i tre capisaldi del pensiero, ravvisati nell\u2019etica del servizio, che nasce dalla tradizione cristiana assorbita nell\u2019ambiente familiare e sociale in cui si form\u00f2 da bambino, che non \u00e8 per\u00f2 l\u2019etica della carit\u00e0 individuale, ma quella del servizio per l\u2019elevazione degli altri, seppure questo imponga sofferenza e dolore per compiere un\u2019azione indirizzata al benessere umano; nel senso dell\u2019autoctonia, che lo porter\u00e0 a concepire la necessit\u00e0 di commisurare ad esso tutti gli aspetti della vita sociale e individuale. Solo la coscienza profonda di tale affiliazione lo collocher\u00e0 sempre nella prospettiva degli oppressi, la terza colonna che sostiene l\u2019architettura del suo pensiero, \u00abtrattando il tema cubano, la lotta al colonialismo in Africa e in Asia, la pianificazione della necessit\u00e0 di soddisfare i bisogni dell\u2019uomo naturale americano, trascurati dall\u2019indipendenza\u00bb.<\/p>\n<p>Del pensatore marxista peruviano la Brighenti evidenzia il suo essere oggetto di una parabola interpretativa, vasta, dissonante e in buona misura fuorviante, sin dalla sua precoce scomparsa, nel 1930. Questo perch\u00e9 il suo essere radicalmente eretico ha portato, sia i suoi partigiani, sia i suoi oppositori, al bisogno di tradurre la sua eresia dentro le rassicuranti correnti ideologiche del loro tempo. Il suo frenetico consumare cultura, dalle ultime teorizzazioni in seno al marxismo europeo alle tradizioni storiche e filosofiche italiane, dai romanzi di guerra al teatro russo, dal cinema di Chaplin alla psicanalisi di Freud, rappresenta, nella descrizione proposta dalla Brighenti, \u00abil suo grande gesto eretico, dissacrante\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo averne illustrato l\u2019azione storica, dalla rottura con la Terza Internazionale della svolta staliniana per la difesa dell\u2019Urss, che riduce la tesi di Lenin sulla Rivoluzione mondiale a una polarizzazione del conflitto tra gli Stati e i diversi blocchi imperialistici, fino ad arrivare a far coincidere gli interessi proletari con quelli nazionali, alle ripercussioni all\u2019interno del movimento socialista peruviano, la Brighenti respinge le accuse di passatismo che sono state rivolte a Mari\u00e1tegui, valorizzando il suo \u00abindigenismo avanguardista\u00bb contro il colonialismo (anche culturale di certo marxismo schematico), per la valorizzazione delle esperienze locali, intrecciando indigenismo e avanguardismo cos\u00ec da rompere quel dualismo spaziale attraverso cui la modernit\u00e0 capitalistica ha concepito il mondo.<\/p>\n<p>Il saggio di L\u00f6wy si focalizza invece sul suo marxismo eretico, di cui ravvisa profonde affinit\u00e0 con alcuni pensatori del marxismo occidentale come Luk\u00e1cs, Benjamin, Gramsci. Nel nucleo della interpretazione singolare del marxismo di Mari\u00e1tegui L\u00f6wy vede un \u00abnocciolo irriducibilmente romantico\u00bb. Questo spiega, nella lettura proposta dal filosofo francese, il fascino esercitato da Sorel sul suo pensiero. Lo scelse perch\u00e9 il sindacalista rivoluzionario francese, fortemente critico con ogni illusione di progresso, gli serviva per combattere \u00abla meschinit\u00e0 positivista e determinista del materialismo storico\u00bb. L\u2019obiettivo di Mari\u00e1tegui \u00e8 quello di far emergere la dimensione spirituale ed etica della lotta rivoluzionaria: \u00abla fede (mistica), la solidariet\u00e0, l\u2019indignazione morale, il coinvolgimento totale (eroico) che porta con s\u00e9 rischio e pericolo per la vita stessa. Il socialismo per Mari\u00e1tegui si iscrive all\u2019interno di un tentativo di re-incantamento del mondo mediante l\u2019azione rivoluzionaria\u00bb.<\/p>\n<p>Il volume si chiude con alcuni saggi sulla realt\u00e0 attuale e sui futuri scenari che si prospettano per le realt\u00e0 Latinoamericane. Yvon Le Bot vede l\u2019America Latina come un osservatorio privilegiato per il passaggio dagli attori politico-sociali \u201cclassici\u201d (sindacati, partiti, movimenti nazional-popolari e Stati, guerriglie rivoluzionarie, tutti organizzati e diretti da uomini) alle reti orizzontali, contemporaneamente radicate e mobili, ancorate su un territorio e interconnesse sul piano transnazionale e globale, nelle quali le donne occupano uno spazio crescente, e questo a dispetto di un\u2019immagine, ormai antiquata, che identifica la regione con le guerriglie e le dittature militari, ormai scomparse da un quarto di secolo.<\/p>\n<p>Daniele Benzi ragiona invece sulla collocazione dell\u2019America Latina all\u2019interno del sistema mondiale in questo inizio di XXI secolo, analizzando le contraddizioni interne dell\u2019area, con l\u2019emergere del Brasile come potenza regionale, in relazione ai rapporti con gli Stati Uniti, alla penetrazione della Cina e alle sue conseguenze.<\/p>\n<p>Da ultimo segnaliamo, tra gli altri, l\u2019analisi di Carlo Formenti sull\u2019Ecuador, dove negli ultimi quindici anni \u00e8 apparsa un\u2019indiscutibile egemonia dei movimenti indigenisti, facendone un caso di particolare interesse, quella di Francesco Vigliarolo sull\u2019esperienza delle fabbriche recuperate in autogestione in Argentina, e quello di Ra\u00fal Zibecchi sui movimenti sociali urbani in Brasile. Un volume, quindi, che riesce a spaziare su pi\u00f9 piani (da quello storico a quello delle idee, da quello dei movimenti a quello dei rivoluzionari e dei pensatori pi\u00f9 influenti, dalle dinamiche sociali a quelle geo-politiche, fino alle considerazioni su alcune esperienze di singole realt\u00e0), consentendo cos\u00ec uno sguardo complessivo sulle dinamiche della \u201cnazione\u201d Latinoamericana.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/9987-oscar-oddi-rivoluzione-e-sviluppo-in-america-latina.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/9987-oscar-oddi-rivoluzione-e-sviluppo-in-america-latina.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Oscar Oddi) Recensione a Rivoluzione e Sviluppo in America Latina, a cura di Pier Paolo Poggio, Volume IV di L\u2019altro Novecento. Comunismo Eretico e Pensiero Critico, (Milano: Jaca Book, 2016, pp. 768) L\u2019ambiziosa impresa editoriale, curata da Pier Paolo Poggio ed edita dalla Jaca Book in collaborazione con la Fondazione Luigi Micheletti, volta ad analizzare il Novecento attraverso la lente del pensiero critico e del comunismo sorto in opposizione a quello consolidato&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":26460,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/sinistra-in-rete-e1474130037723-160x160.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8kd","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32005"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32005"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32005\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32006,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32005\/revisions\/32006"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26460"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32005"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32005"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32005"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}