{"id":32013,"date":"2017-06-15T11:36:18","date_gmt":"2017-06-15T09:36:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32013"},"modified":"2017-06-15T11:36:18","modified_gmt":"2017-06-15T09:36:18","slug":"dalle-lotte-contadine-alla-lotta-di-mafia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32013","title":{"rendered":"Dalle lotte contadine alla lotta di mafia"},"content":{"rendered":"<div class=\"postcontent\">\n<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Roberto Sajeva)<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei pochi fenomeni nostrani capaci d&#8217;attraversare e lordare trasversalmente l&#8217;inarrestabile fluire dei secoli. La mafia assurge a sottocultura perversa, endemico male capace di sfruttare a proprio uso e consumo ogni stravolgimento storico<\/p>\n<p><strong>Venticinque anni dalla strage di Capaci<\/strong>, venticinque anni di cui i magistrati vorrebbero fare storia e politica e da cui politici e storici vorrebbero trarre condanne per gli avversari. Sono stati i cinque lustri della Seconda Repubblica, cominciati proprio con quell\u2019esplosione che forz\u00f2 la mano al parlamento per eleggere, in fretta e furia, <strong>Oscar Luigi Scalfaro<\/strong> Presidente della Repubblica, tagliando la strada al <strong>CAF<\/strong> (Craxi Andreotti Forlani, con relativo indotto) che stavano provando a fortificarsi mentre le macerie del Muro di Berlino li stavano per travolgere.<\/p>\n<p>I quasi sessanta giorni tra le stragi di Capaci e via D\u2019Amelio furono la definitiva incubazione di un movimento, quello antimafia, che gi\u00e0 negli anni Ottanta sembrava aver destato le \u201ccoscienze sopite\u201d dei siciliani.<\/p>\n<div id=\"attachment_87699\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87699\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/strage20capaci-1024x683.jpg\" alt=\"Strage di Capaci - 23 maggio 1992\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Strage di Capaci \u2013 23 maggio 1992<\/p>\n<\/div>\n<p>La lotta alla mafia \u00e8 per\u00f2 vecchia quanto la mafia stessa, con la differenza che inizialmente <strong>interessava solo due parti del Paese<\/strong>, contraddistinte e addirittura contrapposte: <strong>da un lato le forze dell\u2019ordine<\/strong>, per quanto riguarda la repressione di alcune azioni criminali (tralasciando per\u00f2 le connivenze sistemiche), <strong>dall\u2019altra il movimento contadino e sindacale<\/strong>, considerato che la mafia (come organizzazione) \u00e8 nata in buona parte come risposta al sorgere delle organizzazioni di massa in Sicilia.<\/p>\n<p>La borghesia (sia quella isolana che quella continentale) e le istituzioni hanno cominciato una sistemica lotta contro la mafia solo dopo l\u2019ascesa dei Corleonesi, ovvero quando <strong>Cosa Nostra<\/strong> aveva iniziato una vera e propria campagna militare che mirava al proverbiale cuore dello Stato, ai suoi pi\u00f9 alti funzionari e soprattutto ai borghesi stessi, specialmente i professionisti ed i politici che prima dividevano il pane con la \u201cprecedente gestione\u201d. Sarebbe d\u2019uopo quindi parlare abbondantemente anche della <strong>storia della mafia<\/strong> (e dell\u2019antropologia siciliana, in particolare quella della Sicilia Occidentale), ma chi ospita questo articolo \u00e8 gi\u00e0 troppo gentile a pubblicare questo malloppone. Di mafia si parler\u00e0 solo in qualit\u00e0 di forza della reazione, quindi pi\u00f9 che di contadini antimafia si parler\u00e0 di <strong>mafia anticontadina<\/strong>, di come la sottocultura e l\u2019organizzazione mafiosa abbiano contribuito ad <strong>arrestare la maturazione di una coscienza politica<\/strong> (sociale, civica, ecc) del popolo siciliano, un processo iniziato con l\u2019affermarsi del socialismo postunitario e troncato con la seconda guerra mondiale, ovvero con la nascita di Cosa Nostra come la intendiamo oggi.<\/p>\n<div id=\"attachment_87715\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-87715\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Strage_di_Via_dAmelio.jpg\" alt=\"Strage di via d'Amelio (19 luglio 1992)\" width=\"938\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Strage di via d\u2019Amelio \u2013 19 luglio 1992<\/p>\n<\/div>\n<p>Premettiamo sinteticamente (tre righe!) qualcosa sul socialismo italiano.<\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 dell\u2019800 cominciarono a nascere partiti socialisti in tutta Europa, con esperienze diversissime. In Italia il partito socialista nacque da un\u2019insolita convergenza di <strong>socialisti scientifici<\/strong> (marxisti), <strong>utopisti<\/strong> (legata ai filosofi francesi), parte del <strong>movimento mazziniano<\/strong> e persino di una vastissima <strong>componente anarchica<\/strong>, aspetto che caratterizzer\u00e0 fortemente il carattere libertario del socialismo italiano, pi\u00f9 attento quindi alle istanze di autodeterminazione dell\u2019individuo rispetto ai partiti puramente marxisti. A livello pratico, la componente genetica anarchica garant\u00ec anche <strong>un\u2019attenzione insolita verso le istanze contadine<\/strong>, non proprio consideratissime dalla prammatica marxista, concentratissima invece sulla coscienza della classe operaia (unico motore della rivoluzione proletaria).<\/p>\n<p><b>Fasci Siciliani<\/b><\/p>\n<p>Con \u201cFascio\u201d si intendeva <strong>una forma associativa<\/strong> di lavoratori dello stesso mestiere. Fu la <strong>Prima Internazionale<\/strong> a spingere verso simili organizzazioni delle rivendicazioni sociali e soprattutto del mutuo soccorso. Formalmente erano delle organizzazioni aderenti al <strong>Partito dei Lavoratori Italiani<\/strong> (primitivo nome del PSI).<\/p>\n<p>In Sicilia il primo Fascio dei lavoratori venne fondato a <strong>Catania<\/strong> (Primo maggio 1891) da<strong> Giuseppe De Felice Giuffrida<\/strong>. Ne sorgeranno presto tanti altri in Sicilia (un centinaio in due anni) e, oltre a De Felice Giuffrida, citiamo anche<strong> Nicola Barbato<\/strong>, <strong>Rosario Garibaldi Bosco<\/strong> e <strong>Bernardino Verro<\/strong>. Non semplici capipopolo ma ideologi anche raffinati. Nel Maggio 1893 si celebr\u00f2 il primo congresso regionale. Immaginate il terrore di baroni e gabelloti davanti a un assembramento di cinquemila uomini, donne e ragazzi tra rappresentanti dei fasci, del partito e dei circoli socialisti.<\/p>\n<div id=\"attachment_87708\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87708\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Bernardino_Verro-810x1024.jpg\" alt=\"Bernardino Verro, sindacalista e politico (1866-1915)\" width=\"810\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Bernardino Verro, sindacalista e politico (1866-1915)<\/p>\n<\/div>\n<p>Feudatari e altri sfruttatori si ricordarono che a Roma avevano rappresentanti e governanti, cominciarono a pressarli per la repressione. <strong>Questo Stato Unitario doveva pur servire a qualcosa! <\/strong>All\u2019inizio il governo prefer\u00ec la persecuzione, da parte di agenti di polizia, dei capi del movimento ma, nonostante arresti, pressioni, pedinamenti e violenze, il numero dei fasci sal\u00ec oltre il centinaio, contando circa 300 mila aderenti formali pi\u00f9 tanti altri coinvolti informalmente (soprattutto giovanissimi), per un totale vicino ai<strong> 500 mila aderenti e simpatizzanti<\/strong> tra contadini, minatori, manovali e borghesi. <strong>Circa un sesto dell\u2019intera popolazione isolana<\/strong> coinvolta attivamente (non semplicemente iscritta) in un movimento di massa come mai pi\u00f9 in Italia e forse in Europa (solo la Rivoluzione d\u2019Ottobre).<\/p>\n<p>I fasci siciliani superarono la mera lotta di classe operaia, giungendo fattivamente alla<strong> solidariet\u00e0 di tutti gli sfruttati<\/strong>: non solo le donne, la cui questione era gi\u00e0 all\u2019ordine del giorno del movimento operaio internazionale, ma anche i ragazzi, intesi per la prima volta come soggetti (e non solo oggetti) economici e politici, anticipando in sensibilit\u00e0 <strong>Marcuse e la scuola di Francoforte<\/strong> e quindi il <em>neomarxismo<\/em> che arriver\u00e0 solo quarantanni pi\u00f9 avanti. Non \u00e8 un caso che fondatore della Federazione dei Giovani Socialisti sar\u00e0 <strong>Arturo Vella di Caltagirone<\/strong> che, sebbene di buona estrazione sociale e presto trasferitosi a Roma, conosceva bene le condizioni del lavoro minorile siciliano. Ricordiamo a tal proposito i <em>carusi<\/em>, bambini che lavoravano nudi nelle infernali zolfare. I fasci siciliani furono anche<strong> avanguardia mondiale nella solidariet\u00e0 interculturale<\/strong>: grande fu infatti il contributo delle enclavi <em>arb\u00ebresh\u00eb<\/em> di Piana degli Albanesi e Contessa Entellina che, con lo stesso animo di Castriota, lottavano ad un tempo per i diritti sociali e per la loro identit\u00e0 culturale.<\/p>\n<div id=\"attachment_87713\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-87713\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Carusi.jpg\" alt=\"Carusi siciliani in una zolfara\" width=\"789\" height=\"471\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carusi siciliani in una zolfara<\/p>\n<\/div>\n<p>Ci\u00f2 non avveniva per fortunata \u201cimprovvisazione\u201d ideologica, non era un sentimento ingenuo. I dirigenti, e ideologi, dei Fasci Siciliani, conoscevano bene il dibattito socialista internazionale e cercarono di dimostrare come anche <strong>la lotta contadina nasceva dallo sviluppo capitalistico<\/strong> (come quella operaia delle citt\u00e0) e infatti il principale obbiettivo era la revisione dei patti agrari, in senso antiborghese e socialista (non dei semplici \u201ctumulti\u201d di manzoniana memoria). Nacquero tante cooperative. <strong>I conservatori del resto d\u2019Italia cominciarono a preoccuparsi<\/strong>. Le prime tensioni tra fasci e forze dell\u2019ordine finirono con la morte di quasi un centinaio di lavoratori e di un agente di polizia.<\/p>\n<p>Messo da parte Giolitti alla fine del 1893, sal\u00ec al potere il siciliano <strong>Crispi<\/strong> che proclam\u00f2 lo stato d\u2019assedio in Sicilia. All\u2019inizio del 1894, il Comitato Centrale dei Fasci lanci\u00f2 l\u2019ultimo manifesto:<\/p>\n<p>1) Abolizione dei dazi sulle farine (le tensioni erano sorte proprio per la fiscalit\u00e0 atroce del governo centrale);<\/p>\n<p>2) La sanzione legale dei nuovi patti colonici (una forma di mezzadria neo-feudale);<\/p>\n<p>3) L\u2019assegnazione alle collettivit\u00e0 agricole dei beni incolti (il sistema feudale vigente in Sicilia era cos\u00ec inefficiente che la maggior parte degli immensi latifondi restava incolta);<\/p>\n<p>4) L\u2019espropriazione dei latifondi con indennizzo ai proprietari e inchiesta sulle pubbliche amministrazioni della Sicilia (da segnalare il carattere costruttivo di questo punto, rispetto verso le Istituzioni e verso il resto della societ\u00e0, illuminante su di un movimento maturo e tutt\u2019altro che eversivo per quanto ribelle, impensabile per la dottrina dell\u2019odio di classe);<\/p>\n<p>La repressione pass\u00f2 inizialmente dallo <strong>scioglimento coatto di tutti i fasci<\/strong> (2000 arresti, compresi i dirigenti). Non mancarono le vigliacche azioni delle istituzioni, specialmente della polizia regia, che fecero circolare una falsa documentazione insinuante <strong>relazioni tra i dirigenti dei Fasci e agenti francesi e russi<\/strong>, finalizzate all\u2019indipendenza della Sicilia.<\/p>\n<div id=\"attachment_87700\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87700\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/1200px-Crispi_e_ministri_al_Quirinale_nel_capodanno_1888-1024x725.jpg\" alt=\"Crispi al Quirinale (1888)\" width=\"1024\" height=\"725\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Crispi al Quirinale (1888)<\/p>\n<\/div>\n<p>Gli anarchici della Lunigiana, per solidariet\u00e0 e perch\u00e9 gli anarchici son sempre pronti ad accompagnare qualsiasi disordine dal basso, reagirono formando delle bande armate, azione che conferm\u00f2 nell\u2019opinione pubblica italiana l\u2019idea di una <strong>cospirazione nazionale e internazionale<\/strong> (\u201ccom\u2019\u00e8 che dei minatori e intellettuali di Massa e Carrara si armano per difendere dei contadini siciliani? Infiltrati stranieri che voglion distruggere l\u2019Unit\u00e0!\u201d). Grande indecisione e dibattito in seno al PSI.<\/p>\n<p>Non era solo una questione ideologica, <strong>era anche una questione pratica<\/strong>. Il PSI era appena nato in una giovanissima Italia monarchica tenuta con lo sputo, economicamente fragile, in lotta con la Chiesa, strozzata dalle tasse, in preda al brigantaggio e con una piccola borghesia <strong>divisa tra i campanili e le pi\u00f9 varie esterofilie<\/strong> (situazione non troppo diversa dall\u2019oggi, almeno per quanto riguarda fragilit\u00e0 economica, tassazione e pessima borghesia). <strong>Anna Kuliscioff<\/strong>, radiante madre del socialismo italiano, scrisse una lettera addirittura ad Engels per chiedere consiglio. La lettera espone ad Engels la suddetta condizione nazionale, rilevando come il centro-sud fosse paragonabile alla<strong> Francia pre-rivoluzionaria<\/strong> (la definisce addirittura medievale) ma mancante di una borghesia abbastanza \u201ccolta e ardita\u201d da guidare una rivoluzione modernizzante. Pose due domande al maestro: <em>quale deve e pu\u00f2 essere l\u2019atteggiamento del Partito socialista?<\/em> e <em>Se questa massa incosciente, esasperata e numerosa esce in piazza, il Partito socialista dovr\u00e0 starsene in casa ad aspettare tempi migliori?<\/em>, sottolineo che con \u201cincosciente\u201d si intende mancante della \u201ccoscienza di classe\u201d e quindi<strong> non in grado di concepire e attuare un sistema altro da quello borghese<\/strong>.<\/p>\n<p>La risposta di Engels, in coerente linea con il pensiero suo e di Marx, fu quella di <strong>schierarsi con le aspirazioni della lotta<\/strong> ma di non sacrificare i proletari mandandoli al massacro per delle <em>sterili sommosse locali<\/em>. Il PSI sarebbe dovuto intervenire solo se questo movimento dei Fasci fosse divenuto nazionale. Insomma ignor\u00f2 le note della Kuliscioff che parlavano anche di Calabrie e delle bande armate anarchiche della Lunigiana, per non parlare anche di tumulti, per quanto sporadici, nel Nord Est.<\/p>\n<div id=\"attachment_87701\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-87701\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Nunes_Vais_Mario_1856-1932_-_Anna_Kuliscioff_a_Firenze_1908.jpg\" alt=\"Anna Kuliscioff (1855-1925)\" width=\"418\" height=\"555\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Anna Kuliscioff (1855-1925)<\/p>\n<\/div>\n<p>La principale preoccupazione del maestro sembrava comunque essere quella di <strong>mantenere l\u2019indipendenza dagli altri partiti<\/strong> (repubblicani e radicali) che volevano far montare la rivolta, preoccupazione che diventer\u00e0 la malattia costante del comunismo: il non contaminarsi con le altre forze politiche (posizione esiziale tenuta anche da Gramsci quando spacc\u00f2 la fragile opposizione a Mussolini spalancando la strada alla dittatura). Questa risposta non ferm\u00f2 comunque il sostegno di <strong>Turati <\/strong>e<strong> Labriola<\/strong> a sostegno dei fasci. Per <strong>Turati<\/strong> il movimento siciliano non era una semplice <em>rivolta della fame <\/em>e che aveva<em> se non la forma, l\u2019anima socialista<\/em>, <em>guai, dunque, al partito socialista se, appartandosi in un criticismo sistematico e dottrinario quale si conviene alla cattedra e, stando alla finestra in attesa della evoluzione compiuta, non sapr\u00e0 prendere per tempo il suo posto in mezzo ai ribelli dell\u2019oggi \u2013 rivoluzionari di domani<\/em>.<\/p>\n<p>Il processo (marziale) ai dirigenti dei fasci si svolse tra aprile e maggio \u201994.\u00a0Diciotto anni a De Felice,\u00a0dodici a Bosco, Barbato e Verro (dopo due anni verranno graziati). Fu uno dei primi e pi\u00f9 importanti <strong>processi mediatici della storia d\u2019Italia<\/strong>, trasformatosi in tribuna di propaganda della fede socialista. Le organizzazioni socialiste e operaie di tutta Italia si scatenarono e la reazione di Crispi fu quella di <strong>mettere al bando tutti movimenti sovversivi<\/strong>, compreso il PSI che aveva ormai deciso di passare dalla solidariet\u00e0 ad azioni concrete per sensibilizzare il paese al dramma siciliano.<\/p>\n<p><strong>La mafia non era ancora l\u2019Organizzazione che conosciamo noi<\/strong>, al di l\u00e0 di qualche \u201csetta\u201d di briganti nata nelle carceri, era ancora <strong>una sottocultura e un codice non scritto<\/strong> i cui esecutori erano i campieri con le \u201ccoppole storte\u201d, braccio armato dei feudatari.<\/p>\n<p>Ma se molti campieri sparavano sui fasci, qualche altro, nonostante le elargizioni di baroni e gabellotti, <strong>viveva immerso nella medesima miseria dei contadini<\/strong> (loro classe sociale di provenienza). Noto l\u2019esempio di quello che diventer\u00e0 il prototipo dei padrini: <strong>Don Vito Cascio Ferro<\/strong>, figlio del campiere di una nobile famiglia inglese (a partire dal gran feudo di Nelson e poi dall\u2019interessamento anglosassone all\u2019impresa garibaldina, significativo era l\u2019interesse strategico britannico in Sicilia, con relativi capitali investiti). Il trentenne Don Vito, che aveva avuto accuse di estorsione e incendio doloso, divent\u00f2 dirigente del fascio di Bisacquino, scapp\u00f2 in Tunisia e poi torn\u00f2 facendo grossi affari vendendo in Africa il bestiame che rubava in Sicilia. Pi\u00f9 avanti emigrer\u00e0 in America, contribuendo a rafforzare quei legami tra la <strong>Black Hand<\/strong> nuovayorkese e la <strong>mafia siciliana<\/strong> nei quali si impiglier\u00e0 il poliziotto italo americano <strong>Joe Petrosino<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_87702\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87702\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Petrosino-763x1024.jpg\" alt=\"Joe Petrosino (1860-1909)\" width=\"763\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Joe Petrosino (1860-1909)<\/p>\n<\/div>\n<p>Questa mafia cominci\u00f2 ad organizzarsi e conseguentemente ad organizzare gli altri, a partire dai contadini, cui iniziarono<strong> a rivolgersi come intermediari per le loro necessit\u00e0<\/strong>. Cos\u00ec si stabilirono quei meccanismi insani per i quali i <strong>diritti diventano concessioni<\/strong>, la malattia alla base del progressivo imbarbarimento dei costumi siciliani. In questa maniera la mafia cominci\u00f2 a consolidare un certo consenso sociale, grazie al quale iniziarono anche a mettere in discussione sempre pi\u00f9 l\u2019effettiva disponibilit\u00e0 da parte dei feudatari delle loro propriet\u00e0, in parte gestite autonomamente dai mafiosi e dai loro affiliati. Gli sfruttatori avevano creato un nuovo mostro di cui erano divenuti ostaggi. Parafrasando Mao: <strong>il potere politico nasce dalla canna della lupara<\/strong>.<\/p>\n<p><b>A cavallo dei due secoli<\/b><\/p>\n<p>Venne l\u2019era dell\u2019emigrazione. Depressione economica, disumanit\u00e0, malaria, analfabetismo e via cantando. Gi\u00e0 nel 1882 il governo aveva iniziato ad incentivare l\u2019emigrazione transatlantica. Un milione di siciliani (<strong>circa un terzo della popolazione<\/strong>) lasci\u00f2 l\u2019isola nell\u2019arco di 50 anni. Solo il catanese si salv\u00f2 da questo esodo <strong>grazie alle filande<\/strong> che attivarono addirittura un\u2019emigrazione interna dal resto dell\u2019Isola.<\/p>\n<p>Quando l\u2019emigrazione \u00e8 biblica,<strong> \u00e8 impossibile per un popolo riprendersi<\/strong>, rialzare il capo, organizzarsi senza una visione forte. La rete ferroviaria principale non seguiva una strategia efficiente ma tattiche di piccoli interessi, perch\u00e9 i finanziatori erano soprattutto privati (commercianti stranieri in buona parte) e <strong>facevano passare i binari in mezzo ai loro affari<\/strong> anche a costo di rendere inutile il vantaggio della locomotiva sul carretto. Per andare da Palermo a Trapani <strong>si raddoppiavano addirittura i chilometri necessari<\/strong>. Alla fine del secolo, con tutti i capitali alloctoni e gli investimenti bancari, rinacque un\u2019industria locale (soprattutto legata allo Zolfo) con relativo indotto.<\/p>\n<div id=\"attachment_87703\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-87703 size-large\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Italia_ferrovie_1870_09_20-866x1024.png\" alt=\"Italia_ferrovie_1870_09_20\" width=\"866\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Linee ferroviarie in Italia nel 1870<\/p>\n<\/div>\n<p>Dopo la repressione dei fasci, il PSI svilupp\u00f2 il modello sindacale cui facciamo in parte riferimento ancora oggi (con tutte le patologie note e meno note), un approccio pi\u00f9 efficace per le contrattazioni collettive e per la difesa di singoli casi.<strong> La nascita di quei modelli di intermediazione<\/strong> che, insieme a certe camere di compensazione (come le logge di minatori di Carrara), mise le basi per il progresso sociale che oggi la globalizzazione <strong>dell\u2019Immediatezza Totalitaria<\/strong> vuol far passare per inefficiente e addirittura negativa. Lo sciopero organizzato divent\u00f2 un mezzo pi\u00f9 valido delle insurrezioni, anche se spesso a questo i padroni rispondevano con tradotte di crumiri, che altro non erano che poveri disgraziati affamati che venivano prelevati da zone ancora pi\u00f9 misere. Lo sradicamento \u00e8, tra l\u2019altro, <strong>sempre funzionale all\u2019allevamento di generazioni di servi ancora pi\u00f9 remissivi<\/strong>.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di salari, orari e condizioni pi\u00f9 umane, si svilupp\u00f2 una coscienza pi\u00f9 alta (o pi\u00f9 profonda?) nelle classi lavoratrici che iniziarono a <strong>lottare anche contro il lavoro minorile<\/strong> (grande fu la battaglia, iniziata comunque gi\u00e0 dai fasci degli zolfatari, per alzare l\u2019et\u00e0 minima di ingaggio per i carusi). I socialisti riuscirono anche a convincere i piccoli produttori ad aiutarli, visto che far passare certe istanze avrebbe <strong>ridotto il grande e sleale vantaggio<\/strong> dei pi\u00f9 potenti latifondisti. Poco si ottenne, anche certe vittorie nazionali trovarono poco spazio in una Sicilia arretrata, nella quale lo Stato Centrale contava poco e dove ormai i mafiosi non erano pi\u00f9 semplici<em> kap\u00f2<\/em> dei latifondi: <strong>da codice a organizzazione, da guardie salariate ad esercito di iniziati<\/strong>. La lotta alla mafia inizia proprio a cavallo dei due secoli e nasce come vera e propria lotta di classe.<\/p>\n<div id=\"attachment_87707\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87707\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/1200px-SicilianMafia1900Cutrera-1024x670.jpg\" alt=\"Cartogramma della Sicilia secondo la densit\u00e0 mafiosa (1900)\" width=\"1024\" height=\"670\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Cartogramma della Sicilia raffigurante la densit\u00e0 mafiosa (1900)<\/p>\n<\/div>\n<p>Il 14 ottobre del 1905 viene ucciso<strong> Luciano Nicoletti<\/strong>, contadino militante del PSI. Sopravvissuto alla repressione dei Fasci, viveva a Corleone (ma era nativo di Prizzi) dove insieme al Partito mise su la \u201c<strong>cassa di resistenza<\/strong>\u201d che serviva per aiutare gli scioperanti a sopravvivere. Fu poi promotore delle affittanze collettive, un primo modo per ridistribuire la terra incolta ai contadini, e ci\u00f2 gli caus\u00f2 di essere ucciso dalla mafia. Pochi mesi dopo fu il turno di <strong>Andrea Orlando<\/strong>, chirurgo e consigliere comunale del PSI a Corleone che aveva preso il testimone di Nicoletti per le affittanze collettive. Sempre a Corleone, il sindaco socialista<strong> Bernardino Verro<\/strong>, eroe dei Fasci, verr\u00e0 ucciso sempre per le affittanze collettive e poco dopo anche il contadino<strong> Giovanni Zangara<\/strong>. Nel 1911 <strong>il compagno Panepinto<\/strong>, insegnante e fondatore del Fascio di Santo Stefano di Quisquina, fu il promotore di nuovi metodi di lotta e organizzazione contadina (cooperative e casse agrarie) ma queste misure gli costarono l\u2019odio dei gabelloti mafiosi che lo uccisero. La grande tradizione del sindacalismo agrario socialista dei monti Sicani inizi\u00f2 con lui.<\/p>\n<p><b>La Prima Guerra Mondiale ed il Fascismo\u00a0<\/b><\/p>\n<p>La guerra causer\u00e0 un ulteriore impoverimento della Sicilia, troppi contadini moriranno lontani da casa. Alla fine di questa riprenderanno anche le lotte sociali e la guerra contro la mafia. Il \u201cBiennio rosso\u201d fu un fenomeno soprattutto del Nord Italia ma molti reduci di guerra, in Sicilia, erano stati<strong> educati socialismo<\/strong> dai camerat\u2026commilitoni del Nord che pubblicizzavano le <strong>pi\u00f9 fortunate e avanzate esperienze della cooperazione nell\u2019Italia industrializzata<\/strong>; questi socialisti della trincea furono tra i promotori di grandi occupazioni di terre, soprattutto nei vastissimi latifondi incolti della Sicilia occidentale.<\/p>\n<div id=\"attachment_87709\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87709\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/8a573cb37f7ccf3dcaa5f5a725fd1df9-1024x784.jpg\" alt=\"Renato Guttuso - L'occupazione delle terre incolte in Sicilia\" width=\"1024\" height=\"784\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Renato Guttuso \u2013 L\u2019occupazione delle terre incolte in Sicilia<\/p>\n<\/div>\n<p>Da ricordare in questi anni la morte di <strong>Giuseppe Rumore<\/strong>, sindacalista socialista, segretario della Lega dei contadini, organizzatori del grandissimo Sciopero delle campagne prizzesi, insieme a <strong>Nicola Alongi<\/strong>. Alongi fu il primo a denunciare sui giornali (La Riscossa Socialista prima, l\u2019Avanti poi) che <strong>i mafiosi non erano che semplici esecutori<\/strong> e che i veri mandanti erano i capitalisti sotto il silenzio assenso delle autorit\u00e0. Anche Alongi verr\u00e0 ucciso, pochi mesi dopo. Sempre nel 19 verr\u00e0 ucciso <strong>Alfonso Canzio<\/strong>, fondatore della Lega di Miglioramento dei Contadini di Barrafranca, consigliere comunale socialista. Le sue lotte all\u2019inizio riuscirono ad ottenere condizioni migliori per i contadini ma con il suo assassinio, e con quello successivo del grande <strong>Orcel<\/strong> nel \u201920, la mafia ottenne il rallentamento dei sindacati che avevano perso due grandi innovatori.<\/p>\n<p>A Petralia Soprana verranno uccisi <strong>Paolo Li Puma<\/strong> e<strong> Croce di Gangi<\/strong>, consiglieri comunali socialisti, legati ai minatori. A Trapani<strong> Giuseppe Monticciolo<\/strong> presidente socialista della Lega per il miglioramento agricolo. A Paceco <strong>Antonino Scuderi<\/strong> consigliere comunale e segretario cooperativa agricola. Con una delle prime bombe di mafia, nell\u2019affollata sezione di Casteltermini, oltre a numerosi feriti persero la vita il professor <strong>Giuseppe Zaffuto<\/strong>, segretario della sezione socialista, e quattro contadini.<\/p>\n<p>Nel \u201921 moriranno <strong>Pietro Ponzo<\/strong>, contadino e presidente della cooperativa agricola di Salemi, e <strong>Vito Stassi<\/strong>, detto Karushi, dirigente del movimento contadino di Piana degli Albanesi, una grande storia da studiare. A Vittoria<strong> Giuseppe Compagna<\/strong>, contadino e consigliere comunale socialista, ancora a Paceco<strong> i quattro fratelli Spatola<\/strong>, della societ\u00e0 agricola locale e infine <strong>Sebastiano Bonfiglio<\/strong> sindaco socialista di Erice che, sebbene massimalista, non ader\u00ec al PCI scegliendo di restare dirigente del PSI.<\/p>\n<div id=\"attachment_87714\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87714\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/1200px-Ordine_nuovo_1921_pcdi-1024x544.jpg\" alt=\"L'Ordine Nuovo (22 gennaio 1921)\" width=\"1024\" height=\"544\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">L\u2019Ordine Nuovo (22 gennaio 1921)<\/p>\n<\/div>\n<p>La nascita del PCI <strong>caus\u00f2 la spaccatura del fronte popolare<\/strong>, condizione determinante per la vittoria del fascismo. Certamente<strong> l\u2019esemplare intransigenza del metodo Mori<\/strong>, indirizzato a scardinare il prestigio della mafia nella popolazione, ci \u00e8 ancora utile per capire le perverse dinamiche di consenso sociale dietro la forza di Cosanostra. Il fascismo, rispetto alla mafia, con buona pace dei comunisti, non fu semplicemente un alleato migliore del Capitale (come gi\u00e0 detto i mafiosi volgevano la loro prepotenza anche contro i vecchi padroni), ma cerc\u00f2 anche di dare visione di <strong>Dignit\u00e0 Nazionale<\/strong> ad un popolo che, dopo il grande ruggito dei Fasci Siciliani, piegato da piombo, fame ed emigrazione, era tornato a sperare nell\u2019elemosina paternalista invece che nella lotta per i diritti.<\/p>\n<p>Per\u00f2. Per\u00f2. Per\u00f2. Sebbene sia inoltre vero che il fascismo <strong>modernizz\u00f2 la Sicilia e introdusse certe forme di assistenza<\/strong>, il regime non riusc\u00ec mai a risolvere le ingiustizie sociali siciliane, proprio per il patto con l\u2019arretrata classe dirigente isolana. Durante la guerra, bast\u00f2 un po\u2019 di distrazione per riattivare il virus mafioso, vista anche la fragilit\u00e0 dell\u2019ideologia mussoliniana in Sicilia, periferia scettica del fascismo. Gli Americani ne approfittarono ed \u00e8 per molti storici ormai certo come, <strong>al fianco di Patton, bisogna anche inserire Lucky Luciano<\/strong> tra gli autori del successo militare alleato in Sicilia. Per altri \u00e8 solo un mito, ma \u00e8 comunque da rilevare come il suo uomo<strong> Vito Genovese<\/strong> fece da \u201cmediatore culturale\u201d a <strong>Charles Poletti<\/strong> (capo degli affari civili della VII armata) in Italia. Inoltre fu proprio l\u2019esilio di Luciano in Italia (una grazia concessa per i suoi meriti verso la nazione?) a dare cominciamento al pi\u00f9 perfido marchingegno mafioso: <strong>Cosa Nostra<\/strong>.<\/p>\n<p><b>Socialismo e contadini nell\u2019Italia Repubblicana<\/b><\/p>\n<p>Con la democrazia si aprirono praterie per la lotta dei lavoratori ma anche per la mafia. La Sicilia fu <strong>l\u2019unica regione italiana a non doversi interfacciare coi traumi del 25 luglio<\/strong>, dell\u20198 settembre e della successiva occupazione nazista con annessa guerra civile e resistenza. I siciliani sono stati \u201cliberati\u201d e governati, come sar\u00e0 per alcune regioni tedesche pi\u00f9 avanti, da una vera e propria occupazione militare straniera. N\u00e9 i socialisti n\u00e9 i comunisti, a causa dei vent\u2019anni di repressione, furono in grado di comprendere <strong>cosa si stesse muovendo nella societ\u00e0 siciliana<\/strong>: una stranissima intesa tra contadini e piccoli e medi proprietari terrieri, questi non avevano intenzione di sottostare ancora alle angherie di un nuovo stato centrale che se la intenda solo con i grandi latifondisti, come fu con l\u2019illusione fascista. Ecco che in un primo momento la lotta di classe fu superata da <strong>una sorta di sentimento separatista<\/strong> che affratellava i diversi nell\u2019autodeterminazione e autogestione.<\/p>\n<p>Questo sentimento si perder\u00e0 molto presto, quando dopo l\u2019entusiasmo della \u201cliberazione\u201d ricomincer\u00e0 la vita quotidiana (mentre il resto d\u2019Italia era ancora in guerra). Le forze antifasciste nazionali elaboreranno intorno al \u201944 una loro risposta al separatismo, legata a <strong>modelli autonomisti e quindi moderati<\/strong>. Alla fine sorger\u00e0 l\u2019intesa pattizia dello Statuto, a natura \u201criparazionista\u201d e quindi con una visione del rapporto Sicilia-Stato nel quale il secondo si impegna a dare delle garanzie agli interessi isolani. Di base <strong>lo Stato rester\u00e0 dunque centralizzato<\/strong> e lo Statuto avr\u00e0 un\u2019efficacia limitata, presto castrata da ascarismi, miopie e divisioni interne, nel dare un autogoverno (e quindi vero regime di responsabilit\u00e0) all\u2019Isola, cos\u00ec come funger\u00e0 da filtro istituzionale nel recepimento di molte opere di modernizzazione nazionali. <strong>Autonomia amputata<\/strong>, <strong>popolazione ignorante<\/strong> e <strong>un nuovo sistema democratico<\/strong> che permetteva, a chi sapeva organizzare consenso, di scegliersi i propri uomini nelle istituzioni. Nella \u201cSala del Mondo\u201d del Grand Hotel Et Des Palmes di Palermo, dove nacque Cosa Nostra, Lucky Luciano probabilmente spieg\u00f2 questo ai \u201ccugini\u201d siciliani:<strong> la democrazia era una cuccagna<\/strong>, in America i sindacati della Black Hand lo sapevano bene.<\/p>\n<div id=\"attachment_87704\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-87704\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Charles_Lucky_Luciano_Excelsior_Hotel_Rome.jpg\" alt=\"Lucky Luciano (1897-1962)\" width=\"990\" height=\"612\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Lucky Luciano (1897-1962)<\/p>\n<\/div>\n<p>Nel 1947, Socialisti e Comunisti, dopo la guerra, timorosi di un ritorno del fascismo o di nuove forme oppressive di Capitalismo, avevano formato <strong>il Blocco del Popolo<\/strong> (inizialmente anche insieme al Partito d\u2019Azione) che in Sicilia, alle regionali di quell\u2019anno, conquist\u00f2 il 30% dei voti contro il 20% della DC ed un poderoso 14% dei Qualunquisti che (insieme ad altre forze moderate o reazionarie) contribu\u00ec a compensare il grande risultato socialcomunista. Era il 20 aprile ed i leader del Blocco decisero di convocare una grande manifestazione per il Primo Maggio a Portella della Ginestra. Il Primo Maggio, gi\u00e0 in condizioni normali, era <strong>atteso dai conservatori con lo stesso animo con cui i cristiani attendono la preghiera del Venerd\u00ec nello Stato Islamico<\/strong>, figuriamoci all\u2019indomani di una simile affermazione.<\/p>\n<p>La banda di quel personaggione di <strong>Salvatore Giuliano<\/strong> assalt\u00f2 la manifestazione assassinando undici persone di cui trenta feriti (dei quali tre non sopravvissero). Molti erano<em> arb\u00ebresh\u00eb<\/em>, vale la pena ricordarlo. Ci sarebbe molto da dire su quel giorno, ma \u00e8 uno di quei capitoli speculativi che non vale la pena aprire in questa sede. Basti sintetizzare cos\u00ec: la \u201cromantica\u201d banda del<strong> bandito Giuliano<\/strong> era una <strong>feroce organizzazione paramilitare<\/strong> al servizio dell\u2019ormai risorta, e fino ad allora mai cos\u00ec forte e ambiziosa, organizzazione Mafiosa. Fungeva da collante tra criminalit\u00e0 organizzata, ingenui indipendentisti, irriducibili fascisti ed interessi politici anche stranieri.<\/p>\n<p>La guerra non aveva interrotto gli omicidi di mafia (n\u00e9 tra le forze dell\u2019ordine, soprattutto carabinieri, n\u00e9 tra socialisti e comunisti) e <strong>Portella della Ginestra<\/strong> non fu n\u00e9 la prima strage n\u00e9 la prima azione criminale politicamente mirata (ricordiamo l\u2019uccisione del sindaco socialista di <strong>Naro Pino Camilleri<\/strong> nel \u201946 e del segretario della Camera confederale circondariale di <strong>Sciacca Accursio<\/strong> <strong>Miraglia<\/strong>, quello del celebre e zapatista \u201cmeglio morire in piedi, che vivere in ginocchio\u201d, nel gennaio \u201947) ma segn\u00f2 l\u2019inizio di una vera e propria campagna contro il progresso del popolo, in un contesto di colpevole ambiguit\u00e0 da parte delle istituzioni. Poco dopo seguirono<strong> la strage di Partinico<\/strong> (22 giugno) e <strong>quella di Canicatt\u00ec<\/strong> (21 dicembre) e poi nel 1948 dei sindacalisti socialisti <strong>Epifanio Li Puma<\/strong>, capolega della Federterra, <strong>Placido Rizzotto<\/strong>, ex partigiano e segretario della Camera del Lavoro di Corleone e <strong>Calogero Cangelosi<\/strong>, segretario della Camera del Lavoro di Camporeale.<\/p>\n<div id=\"attachment_87712\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87712\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/38130042012200102-1024x796.jpg\" alt=\"Pio La Torre a Portella della Ginestra - 1 maggio 1964 \" width=\"1024\" height=\"796\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Pio La Torre a Portella della Ginestra \u2013 1 maggio 1964<\/p>\n<\/div>\n<p>Purtroppo questi omicidi venivano tiepidamente liquidati come fatti marginali dalle istituzioni e dalla grande stampa borghese, <strong>episodi di incivilt\u00e0 o di brigantaggio<\/strong>, quando invece c\u2019era un preciso disegno di arrestare il sindacalismo riformista che era nettamente il pi\u00f9 efficace per la sua capacit\u00e0 di mediazione tra proletari, classi medie e piccoli proprietari, l\u2019alleanza pi\u00f9 nociva per gli interessi del grande capitalismo reazionario e soprattutto di chi, come la Mafia, voleva conservare per s\u00e9 tutto il consenso ed il controllo sociale, <strong>senza concorrenza<\/strong> n\u00e9 delle organizzazioni di massa n\u00e9 delle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n<p>Lo sterminio dei socialisti democratici continu\u00f2 negli anni \u201950, ricordiamo il caso esemplare del mitico <strong>Salvatore Carnevale<\/strong> della cui storia consiglio a tutti lo studio. In quegli anni la mafia era una <strong>parola dell\u2019antropologia culturale<\/strong>, della letteratura di serie b e della cronachetta, <strong>il cardinale Ruffini<\/strong> (studiatevi anche lui\u2026) era uno dei pi\u00f9 influenti negazionisti e feroci oppositori del socialcomunismo.<\/p>\n<div id=\"attachment_87711\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-87711\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/SalvatoreCarnevale.jpg\" alt=\"Salvatore Carnevale: sindacalista e politico\" width=\"600\" height=\"858\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Salvatore Carnevale: sindacalista e politico<\/p>\n<\/div>\n<p>Nel \u201956 i fatti di Ungheria portano finalmente Nenni a rompere del tutto con il tremendo PCI, inizia la prima stagione <strong>dell\u2019autonomismo socialista<\/strong> che in pochi anni, grazie all\u2019ingresso al Governo del PSI, aprir\u00e0 le porte al boom economico, <strong>allo statuto dei lavoratori<\/strong> e a<strong> tutte le conquiste laiche e civili dell\u2019Italia Repubblicana<\/strong>. La classe operaia comincia il suo processo di \u201cincanalamento\u201d e le campagne si spopolano o si urbanizzano, Pasolini si dispera e sorge la minaccia terrorista mentre la Guerra Fredda, tra distensioni e provocazioni, ingombra le menti ed i cuori della classe media che, nascendo e crescendo, porter\u00e0 l\u2019Italia prima al riflusso (anni \u201970 nati dal fracasso) e infine alla stagione rampante degli anni \u201980.<\/p>\n<p>La mafia intanto aveva imparato bene a prosperare come <strong>patologia endemica della democrazia<\/strong>, droga e prostituzione (insieme alla mediazione per molti affari ai confini della diplomazia internazionale periferica) ne avevano fatto una potenza economica e geopolitica che da Singapore agli Stati Uniti prosperava pazzamente. La nuova classe media siciliana non aveva per\u00f2 n\u00e9 la rassegnazione dei genitori contadini<strong> n\u00e9 l\u2019ipocrisia dell\u2019alta borghesia collusa<\/strong>, non poteva sopportare dunque il bestiale giogo mafioso che rallentava l\u2019avanzamento economico e sociale della Sicilia, oltre a limitarne anche le espressioni vitali artistiche e intellettuali.<\/p>\n<div id=\"attachment_87710\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-87710\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/TOMMASO-BUSCETTA-AL-SUO-ARRIVO-IN-ITALIA-2-886x1024.jpg\" alt=\"Tommaso Buscetta: criminale, membro di Cosa Nostra e, successivamente, collaboratore di giustizia\" width=\"886\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Tommaso Buscetta: criminale, membro di Cosa Nostra e, successivamente, collaboratore di giustizia<\/p>\n<\/div>\n<p>Giornalisti, ufficiali, uomini delle istituzioni e magistrati \u201cmaleducati\u201d entrarono dunque nel mirino di Cosa Nostra, che era<strong> ormai passata in mano ai Corleonesi<\/strong>. L\u2019opinione pubblica, pian piano, cominci\u00f2 a rivoltarsi. <strong>Tot\u00f2 Riina<\/strong> e<strong> Bernardo Provenzano<\/strong>, che avevano voluto mettere l\u2019arretrata campagna siciliana al centro del Mondo, riuscendo a soggiogare non solo Palermo ma anche New York, erano un Assurdo Assoluto. Il movimento contadino si era esaurito nell\u2019illusione dell\u2019Ideologia nota come <strong>Modernit\u00e0<\/strong>, la Mafia era sopravvissuta e fu dunque compito delle nuove classi sociali vendicare i propri antenati e l\u2019onore della Sicilia. Anche in base a questo bisogna leggere il <strong>movimento di indignazione e ribellione<\/strong> sorto dopo le morti di <strong>Mattarella<\/strong>, <strong>Giuliano<\/strong>, <strong>Dalla Chiesa<\/strong>, <strong>Cassar\u00e0<\/strong> e della nobilissima trimurti <strong>Chinnici-Falcone-Borsellino<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/lotte-contadine-socialismo-mafia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/lotte-contadine-socialismo-mafia\/<\/a><\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Roberto Sajeva) Uno dei pochi fenomeni nostrani capaci d&#8217;attraversare e lordare trasversalmente l&#8217;inarrestabile fluire dei secoli. La mafia assurge a sottocultura perversa, endemico male capace di sfruttare a proprio uso e consumo ogni stravolgimento storico Venticinque anni dalla strage di Capaci, venticinque anni di cui i magistrati vorrebbero fare storia e politica e da cui politici e storici vorrebbero trarre condanne per gli avversari. 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